lunedì 1 aprile 2013

Hugo Cabret (2011)


Regia: Martin Scorsese
Anno: 2011
Titolo originale: Hugo
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.7)
Pagina di I Check Movies
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Hugo Cabret non è tanto la storia di un ragazzino orfano che vive tra le mura della stazione ferroviaria di Parigi, quanto un omaggio a Georges Milies, uno dei padri del cinema. Martin Scorsese in modo del tutto differente da Michel Hazanavicius con The Artist ci riporta agli albori della storia cinematografica utilizzando qualcosa di non troppo diretto: prepara infatti una commedia per ragazzi in pieno stile Oliver Twist e la disegna aiutandosi con una fotografia sensazionale e molti effetti speciali (cosa per altro non comune a questo regista) in modo da ricreare un'atmosfera ai limiti del fantastico. Gli ingranaggi che si muovono all'interno della trama faranno percorrere al ragazzo la strada per raggiungere il segreto di Georges Milies, figura all'interno del film ambigua che secondo me cambia modo di essere in maniera troppo repentina e troppo arrangiata per il genere. Osservando la pellicola con occhi un po' più critici si evidenzia che il nocciolo sta tutto nell'inventore di numerosi effetti speciali, mentre tutto il contesto è una buccia: interessante per il genere "guarda un film in famiglia" o per chi (tutti diciamo) resta ammaliato dalla scenografia creata e dalla fotografia ed i filtri utilizzati. Ma il punto focale è proprio Milies, in secondo piano per buona metà del film, riportato in auge nel finale. E' senza dubbio un bel film, lontano però da certi capolavori proprio per il suo essere, alla fine soltanto un omaggio alla nascita del cinema, sfruttando un budget stratosferico per mostrarci alcuni ingranaggi, lo stereotipo di una guardia ferroviaria cattiva, lo zio ubriacone e spezzoni di pellicole di cento anni fa. La colpa maggiore che do a Scorsese è quella di aver utilizzato una commedia per raggiungere uno scopo sublime ed aver svelato anche a tutti noi la grandiosità di un maestro del passato. Credo però non ci fosse bisogno nè dell'automa, nè del doppio sogno di Hugo nè del siparietto tra la guardia e la fioraia. Molte scene infatti strizzano apertamente l'occhio ad una commercialità inaudita e quasi deprimente, come se senza di questi il film non sarebbe stato altrettanto apprezzato (ai botteghini). Resta un film magico che racconta la magia del cinema.

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