martedì 8 aprile 2014

L'importanza di chiamarsi Diaccioni

Foto presa da Diaccioni.it
Anche se non ci abito più da quattro anni sono un diaccionese. Non solo un simpatizzante. I miei genitori abitano ancora lì, e sono solito scroccare qualche pasto da loro. Anche mio nonno è ancora un diaccionese. E mio fratello pure. Insomma siamo diaccionesi di famiglia. Per questo, riporto alcuni estratti ripresi dalla pagina Diaccioni.it , sito ufficiale dell' Associazione "Quelli che... Ai Diaccioni". Qui potete trovare numerosi articoli sul quartiere: non solo ricordi di ciò che erano, ma anche iniziative come la cena del 14 Aprile , Tra le tante cose belle della rete c'è anche la possibilità di legare e mostrare al mondo tale legame. Riporto inoltre alcuni passi dell'articolo L'importanza di chiamarsi Diaccioni (scritto da Piero Cavicchi) poichè ritengo fondamentale la memoria del nome originario, nonostante le storpiature imposte dall'amministrazione comunale, cieca ed ottusa in alcuni casi. Purtroppo non è servito a niente contestare la trasformazione in Ghiaccioni, odierno nome ufficiale della zona. Sordo alle nostre proteste, ancora nessuno ha dato ascolto.
[..]il nome di località “Diaccioni” (come “Diacci Vecchi” nel comune di Campiglia) è invece formato con un altro termine toscano, foneticamente identico all’altro, ma diverso per origine e significato: diaccio, col valore di “addiaccio”, cioè il campo recintato nel quale erano tenuti la notte il gregge o la mandria, dal latino volgare *adiaciu(m), a sua volta derivato da adiacere (ad+iacere), che ha dato in italiano “giacere” e, nel nostro dialetto, “diacé” (=giacere) e poi “ghiacé”. Il “ghiaccio”, quindi, non c’entra per niente (com’è evidente anche dal punto di vista della logica), ed è errata ed assurda la “traduzione” del nome di luogo in italiano. [..]
tradurre in italiano un nome di luogo che ha conservato per secoli la forma dialettale originaria è comunque un errore, anche quando la traduzione è fatta correttamente, perché ciò rappresenta la distruzione (oltretutto totalmente inutile) di un pezzetto della nostra storia e della nostra identità culturale.  [...]

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