domenica 31 agosto 2014

MotoGP 2014: Silverstone (Gran Bretagna)

Marquez torna a vincere, dopo qualche sportellata con Lorenzo, che va a palla per tutta la gara. Una gara che resta entusiasmante, ma non delle migliori: i sorpassi ci sono, non mancano, ma neanche sono l'ingrediente principale. Quello è la voglia che ognuno ha di dare del suo meglio. E lo si capisce altrettanto bene sia con lo scontro tra Marquez e Lorenzo per il primo posto, sia in quelli ripetuti tra Rossi, Pedrosa e Dovizioso per l'ultimo gradino del podio.  Una Yamaha, una Honda ed una Ducati che si inseguono. Chi la spunta è il nostro Dottore, che ha ancora molto da raccontare sebbene non regga il passo dei primi due.Per la classifica cambia poco: Lorenzo, Pedrosa e Rossi si rosicchiano punti a vicenda, ma a mio avviso resta ancora tutto aperto. Le gare da disputare sono ancora molte e tutto può succedere. Su Marquez no: ha già vinto, ma lo sapevamo già.

Sotto Assedio - White House Down (2013)


Regia: Roland Emmerich
Anno: 2013
Titolo originale: White House Down
Voto: 4/10
Pagina di IMDB (6.4)
Pagina di I Check Movies
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Solita storia già vista, tra l'altro recentemente con Attacco Al Potere. Qui un po' meglio, solo perchè il Presidente degli Stati Uniti è Jamie Foxx, abbastanza cazzuto ed intraprendente. Inoltre la figlia dell'eroe ha un video blog, anzi no, un canale Youtube. Ma questa pomposa pellicola che strizza l'occhio a centinaia o migliaia di altre tutte uguali. Ed abbiamo il ragazzo (Channing Tatum) che vuole entrare nella scorta presidenziale, che ha un difficile rapporto con la figlia ultra patriottica e poi il classico colpo di Stato con milizie di estrema destra che mettono a soqquadro la Casa Bianca, alcuni colpi di scena di cui nessuno sentiva il bisogno. poi nel mezzo tanta azione, sparatorie, lotte e combattimenti. Insomma se cerchi questo hai trovato il film giusto. E se guardi un film con un titolo del genere sai già cosa puoi aspettarti. Dopo la noiosa introduzione che presenta grossomodo i personaggi, ce li ritroviamo tutti all'interno della Casa, proprio mentre i terroristi (aiutati dall'interno) fanno il bello e cattivo tempo in poche semplici mosse. Già qui ci sarebbe da spengere ed andare di corsa a guardarsi tutto Die Hard già che ci siamo. Ma non l ho fatto, così mi sono visto il poliziotto Cale che salva il Presidente, la figlia, gli altri ostaggi e perchè no, il mondo intero. D'altra parte lanciare missili nucleari durante una crisi del genere è un gioco da ragazzi. Almeno in Attacco Al Potere avevano organizzato un assedio quasi di tipo fantascientifico, mentre qui bastano alcuni paramilitari a far fuori ogni riserva e soldato presenti dentro la Casa. Globalmente però ci si diverte: non mancano mai le azioni, gli effetti speciali sono buoni e pompati in alcune scene, come quelle della fuga in auto, ma la durata della pellicola è troppo lunga per non accorgersi che i valori di fondo sono solo la lotta e l'essere macho. Il bluray è ben confezionato con un comparto audio italiano in HD Master e questo è davvero un bene- Gli extra sono molti, ma di breve durata :
  • gag (6)
  • Un duo dinamico (4)
  • La bestia (5)
  • Uomini d'azione (4)
  • Full arsenal (5)
  • VFX (3)
  • Ricreare la Casa Bianca (9)
  • Trattamento presidenziale (5)
  • Dietro le quinte (3)
  • Luci, motore, azione, mozzafiato (3)
  • Commento di Emmerich (5)
  • Gli Insiders (5)
  • Invasione della stanza ovale (4)
  • L'annegamento della bestia (3)

sabato 30 agosto 2014

Chievo 0 - Juventus 1

Chi ben comincia è a un trentottesimo dell'opera. La Juventus di #noallegri gioca alla vecchia maniera di conte nonostante le pesanti assenze di Pirlo, Chiellini e Barzagli. In attacco vediamo il giovane Coman che affianca Tevez ed è sicuramente una notizia positiva. Il talentuoso diciottenne ha dimostrato caratteri e numeri: si capisce subito che non è un primavera qualsiasi. Anche la squadra gira nel migliore dei modi ed andiamo subito a segno. Sono numerose anche le occasioni di attacco e nel primo tempo collezioniamo un palo e due traverse. La seconda parte di gara è leggermente più sotto tono, ma il Chievo è pericoloso una sola volta, spenta da Buffon. Peccato non aver concretizzato ed allargato il vantaggio: i numeri erano tutti dalla nostra parte. Il mio pessimismo si è leggermente affievolito, davvero non avrei creduto, fino a questo pomeriggio, di poter guadagnare fin dalla prima giornata i tre punti. Sapientemente #noallegri ha però utilizzato i giocatori a disposizione nei ruoli e nel gioco che meglio conoscono, reduci quasi tutti da un campionato stratosferico conclusosi con 102 punti. Record difficile da battere, ma se l'organico non cambia (e ormai siamo agli sgoccioli del calciomercato) per le altre non è poi così semplice toglierci lo scudetto dal petto. Altra nota: ad Home 2.0 hanno assistito alla loro prima partita da juventini anche Diego ed Anna. Salutate la capolista.

David Gerrold - La Guerra Contro Gli Chtorr


Autore: David Gerrold
Anno: 1983
Titolo originale: A Matter For Men
Voto: 5/5
Pagine: 288
Pagina di Anobii
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Trama del libro e quarta di copertina:

Ferocissimi vermi alieni, gli Chtorr arrivano sulla Terra decisi a fare piazza pulita del genere umano. Il loro catastrofico sbarco è preceduto da una misteriosa serie di epidemie che mettono in ginocchio le già provate risorse dell'umanità. Solo il fuoco può fermare gli Chtorr, ma neanche questa sembra la soluzione definitiva del problema. La guerra divampa: una delle più crudeli, sanguinose e spettacolari guerre fra umani ed extraterrestri di cui la fantascienza abbia scritto la cronaca. E l'ultima speranza della nostra razza sta nelle Forze Speciali, un corpo addestrato a combattere l'insidia degli Chtorr. Jim McCarthy appartiene a questo gruppo scelto, e i suoi ordini sono di cercare e distruggere gli alieni. Poi, a un certo punto, McCarthy comincia a trovare interessanti gli Chtorr e quello che rappresentano... Un romanzo che ha conosciuto un ottimo successo nella collana Altri mondi.

Commento personale e recensione:

 Eccoci finalmente. E' la prima volta quest'anno che riesco a dare cinque stele ad un romanzo. E lo faccio con uno che lessi già, vediamo... Credo circa venti anni fa. E' quindi, forse solo una questione nostalgica. Ma adoro la fantascienza, ed adoro questa fantascienza. E' il primo di una quadrilogia, quella dedicata agli Chtorr, che non portai mai a termine quando scoprii che avevo a disposizione solo i primi tre tomi (prestati dall'amico Stauce). I timori prima di una rilettura sono molti: a quattordici o quindici anni pensi e leggi in un modo totalmente differente che da trentenne. Hai un'ignoranza tale che ogni pagina risulta una nuova scoperta, un nuovo modo di confrontarti con la realtà e la finzione. Non che adesso sia colto, ma sicuramente più esperto in termini di lettura. Eppure le aspettative non sono cambiate. Tra i vari autori ho passato in rassegna anche nove titoli di Heinlein , che in alcune sue opere, è proprio il più simile a Gerrold, e mi son ritrovato a fantasticare sul militarismo, sulle guerre totali, sulle finte lezioni di educazione civica. La Guerra Contro Gli Chtorr, con i suoi numerosi flashback è anche un libro che ti insegna: anche a guardare con occhio critico, ad essere talvolta in disaccordo con il punto di vista dell'autore, altre volte ad abbracciare pienamente quanto descritto. L'espediente del racconto in prima persona poi è grandioso, ti arrivano spiegazioni con il contagocce, mentre brami di conoscere sempre qualcosa di più su questo tipo di invasione aliena che è fuori dagli schemi. Non abbiamo esseri senzienti che ci combattono con astronavi o poteri sovrannaturali, non abbiamo guerre in stile Terminator con armi di distruzione di massa. Ci troviamo di fronte alla più potente e pericolosa delle invasioni, che parte dal basso della scala biologica, con virus, epidemie, una flora ed una fauna deliberatamente infestate da esseri aggressivi che preparano un terraforming Chtorranforming da paura. L'ambientazione post apocalittica è sensazionale, la popolazione mondiale decimata, una riorganizzazione difficile da attuare perchè anni prima gli Stati Uniti hanno sono stati disarmati dal resto del mondo... Una cornice politica in cui vediamo gli americani però prendersi lo scettro del comando, forse mai realmente abbandonato, e questi vermi giganti (ma non solo loro) che rischiano di porre la parola "fine" all'umanità. L'aggressione dell'intero ecosistema è schematica, apparentemente non esiste alcun rimedio, alcuna cura al cancro che sta divorando il nostro pianeta. E l'eroe, è eroe suo malgrado: un biologo divenuto militare, ma con le caratteristiche del ragazzo comune. Non spavaldo, non estremamente dotato, non senza paura. Tutto questo porta con sè numerosi limiti narrativi (è lui stesso che racconta la storia, ciò che vede, ciò che sente, ciò che prova e ciò che ricorda), ma conscio del fatto che gli altri libri amplieranno sia le mie curiosità sia i miei dubbi, resto ancora con il fiato sospeso. Anche perchè a conti fatti qui siamo solo ad una lunga introduzione e la sostanza non è poi molta. Non si arriva ad un dunque e spogliato dei vari flashback o dei tanti discorsi filosofico politici , l'ossatura del romanzo è abbastanza povera. Ad un libro del genere però non posso dare meno di cinque stelle su Anobii.

Ken Il Guerriero - Il Film (1986)


Regia: Toyoo Ashida
Anno: 1986
Titolo originale: Seikimatsu Kyūseishu Densetsu Hokuto No Ken (世紀末救世主伝説 北斗の拳)
 Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.2)
Pagina di I Check Movies
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Questo è il primo film su Kenshiro, Ken Il Guerriero, Hokuto No Ken, insomma lui. Del 1986 e basato sulla prima serie di anime. Dico basato perchè riprende a grandi linee la trama originale, lascia alcuni punti intatti, ma ne modifica altri aggiungendo o togliendo qua e là. Per avere una percezione precisa, fate finta di andare a teatro a vedere una trasposizione di un qualche film meglio conosciuto. E su questo palcoscenico ci sono perlopiù attori in erba che si limitano a prendere le sembianze dei personaggi che ormai conoscete a memoria. Già, infatti non tutti si muovono o gestiscono la parte come siete abituati a vedere. Kenshiro, nonostante la violenza (anche se camuffata con effetti grafici che mi facevano credere ad esplosioni di energia piuttosto che schizzi splatter), me lo sono goduto fin dalle elementari ed almeno della prima serie mi sono visto ogni puntata (anche più di una volta nel corso degli anni) in ordine cronologico. Ho anche imparato a scrocchiarmi le dita in quel periodo (ed ancora non soffro di artrite). Era logico immaginare che in un film di 110 minuti non si possa raccontare tutto quanto e sei costretto a fare dei tagli importanti ed anche ad aggiungere collegamenti di un certo spessore ai fini narrativi. Poi dai, chi guarda il film ha già visto la serie, quindi lo prende un po' come un omaggio per gli anime, un lavoro distinto, ma non totalmente Tooyo Ashida diciamo che fa un riassunto della storia base inserendo una sua personale visione. Il lungometraggio poi è uscito due anni dopo la serie tv e da noi è arrivato ancora più in ritardo, e di positivo c'è che ci siamo assuefatti agli episodi piuttosto che alla storia qui narrata, che io comunque ho visto ieri per la prima volta. Iniziamo con una presentazione veloce del mondo pre e post olocausto (grazie Mad Max di esistere) con voce narrante e poi la storia di Ken inizia là dove nel cartone animato era qualcosa tipo flashback: quando Shin rapisce Julia e lascia le sette ferite sul corpo nel nostro guerriero. Già dalla presenza di Raul e Jagi si capisce che vengono inseriti e modificati a piacimento alcuni elementi  per dare un corso abbastanza differente alla trama. E prosegue così per tutta l'animazione: alterniamo personaggi esistenti con situazioni nuove e mai viste. Purtroppo ritengo molti combattimenti abbastanza frettolosi e sbrigativi, così come i pensieri ed i modi di essere dei soggetti devono far affidamento su ciò che il pubblico conosce già. L'impronta è ad ogni modo molto positiva, speranzosa, lascia spazio a ciò che può esserci di buono in un mondo così brutale. La piantina che sboccia, Raul (il mio personaggio preferito) che ascolta Lin e non uccide Ken, il miraggio finale... I dialoghi della versione DVD non sono costituiti dalle voci originali e questo spiazza leggermente, inoltre ritengo siano molto approssimativi e non diano la giusta carica emotiva. Questioni di abitudine. Nonostante poi manchi la sigla originale è fantastica e bellissima Heart of Madness nello scontro tra Raul e Rei. Decisamente da brividi e molto anni ottanta. Lo stesso dvd presenta una traccia audio in italiano in 2.0 e la stessa in giapponese. Presenti anche i sottotitoli ed una galleria fotografica come extra.

giovedì 28 agosto 2014

Pitch Black (2000)


Regia: David Twohy
Anno: 2000
Titolo originale: Pitch Black
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.1)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon (ltd Reel Heroes Edition)

Esistono produzioni che lasciano in quanto capolavori, ed altre, meno appariscenti dal punto di vista tecnico e della trama che riescono lasciarlo soprattutto per un discorso di impatto. E la storia, questa storia, di Riddick fa parte del secondo genere. Infatti non è niente di eccelso, forse abbondantemente sotto le righe, ma riesce a prenderti il giusto ed essere un'apripista per i capitoli successivi. Non è una space opera, ma inizia come tale, andando a poi a toccare quelle cordicine ormai tese con lavori tipo Alien  e soprattutto una volta avvenuto l'atterraggio nel misterioso pianeta, inizia la vera e propria avventura per il nostro anti eroe. E' un fuggitivo ed un assassino senza pietà, però il personaggio è già mutato, prendendo le sembianze di colui che può mettere tutti in salvo. Un leader con un passato (ed un presente) non proprio cristallino, ma su cui possiamo chiudere un occhio facendo in modo che catalizzi le nostre simpatie. L'ambientazione desertica con un pianeta che in teoria non conosce il buio (finchè non arriva una tutt'altro che provvidenziale eclissi) è assai ben fotografata con alcune tinte monocromatiche che alimentano indiscutibilmente la pellicola. Anche i momenti di buio intenso e quelli in cui la luce rappresenta la salvezza si inseriscono bene nell'economia della trama e creano qualcosa di suggestivo pur giocando con effetti che non hanno niente di straordinario. Anche i mostri alieni che rappresentano il nemico più temibile non sono ben delineati se non in alcuni momenti: volatili dalla testa approssimativamente triangolare, di una ferocia insaziabile che pasteggiano con gli umani, ma che vampirescamente fuggono la luce. Alcune singolari scelte che compiono i personaggi sono discutibili, come il lasciare libero Vin Diesel, giusto per dare un senso alla trama, possono passare in secondo piano. Abbiamo un prodotto dal budget non esagerato, che fa il suo porco lavoro. Azione, cattiveria non proprio pura, e quel senso di quasi horror fantascientifico che può piacere e piacerà. La versione bluray è la ltd Reel Heroes Edition con il solito brutto menù della Universal Picture, un audio italiano godibile ma solo in DTS 5.1 e molti contenuti extra, ma di breve durata. Unica vera chicca, presente già in alcuni bluray è l'U-Control che permette una visione interattiva e gestibile dal telecomando ed anche i contenuti BD-Live. I contenuti speciali sono i seguenti con tra parentesi la durata in minuti:
  • 2 tipi di commenti
  • Introduzione di David Twohy (2)
  • Il gioco è iniziato (2)
  • Il diario del cacciatore di taglie (7)
  • Making of (5)
  • Dark Fury: la storia continua (1)
  • Enciclopedia visiva (2)
  • Uno sguardo nel buio (4)
  • Pitch Black ravenworld event (21)

MTC IV

Voglio fare un esposto contro l'organizzazione di questo MTC: mai più ad un orario in cui il sole cocente oltre che ad abbagliare una squadra, brucia ogni liquido residuo di tutti i giocatori. Non a caso, dopo la partita sono sceso ad un totale di -11.3 che è un traguardo record, ma a rischio di infarto. A causa del numero sempre più esiguo di fondisti abbiamo dovuto provvedere ad imbastire un "sedicenti pescatori" contro "notoriamente stanchi" che un assurdo e deleterio giro di comparse in mezzo al campo. Ad un certo punto non ho capito quali fossero le vere ed effettive squadre, per questo motivo, onde evitare il torto a qualcuno, ho deciso di non fare alcuna rete nonostante la vittoria finale per 8 a 5. L'importante è divertirsi, senza soffrire troppo e senza troppe chiacchiere. Se si corre bene, altrimenti pace, si fa panca e ci si riposa un po'. In attesa di temperature più miti e soprattutto polmoni nuovi, i piedi potrebbero restare se ben comandati dalla testa.

mercoledì 27 agosto 2014

L'Evocazione - The Conjuring (2013)


Regia: James Wan
Anno: 2013
Titolo originale: The Conjuring
Voto: 5/10
Pagina di IMDB (7.5)
Pagina di I Check Movies
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Non basta un film tecnicamente fatto bene per avere un buon horror. Di James Wan ho visto quasi tutto e lo considero un regista capace, sebbene lo trovi ripetitivo ed il più delle volte gli manca quella vena di originalità e freschezza che lo ha reso famoso con Saw dieci anni fa. The Conjuring si posiziona tra i suoi migliori lavori, eppure manca qualcosa: o meglio, al suo interno di cose ce ne sono anche fin troppe. I clichè presenti in molte produzioni horror sono qui stipati e si presentano piano piano: l'esorcismo, la possessione dell'anima, gli specchi, la paura del buio, il mostro sotto al letto, la casa infestata. Insomma tutte cose già viste e che soprattutto hanno già intimorito e creato terrore. A mio avviso stenta a decollare, troppo lento nella fase iniziale, troppo poco traumatico in quella finale. Questa volta però il compito è più arduo per Wan, in quanto non si limita a narrare vicende che si basano su fatti reali (Ed e Lorraine Warren sono esistiti veramente e già altre produzioni si sono ispirate a loro), ma riprende temi che lui stesso ha già portato sul grande schermo con Dead Silence e Insidous. Ok gli piace il genere, e piace anche al pubblico (è al 282° nella classifica dei box office) però alla lunga stanca. Specie per chi vede con una certa diffidenza gli esorcismi. Preferisco di gran lunga gli assassini in carne ed ossa o qualcosa di profondamente più pesante come Martyrs. Non che il paranormale in genere non metta a disagio, ma se riuscivo a mandare messaggi su Whatsapp senza mettere in pausa ci sarà pur stato un perchè. Nulla da dire per quanto riguarda la tecnica, le musiche e le scene che dovrebbero colpire i nostri sensi legati alla paura, ma mi ero tenuto questo film per ultimo con aspettative maggiori. Ecco, è un bel film per chi ama il genere, ma in quanto ad originalità ed impatto siamo su livelli non eccelsi.

The Game - Nessuna Regola (1997)


Regia: David Fincher
Anno: 1997
Titolo originale: The Game
Voto: 8/10
Pagina di IMDB (7.8)
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The Game è forse da considerarsi uno dei lavori minori di David Fincher , inserito tra quelli ben più altisonanti come Seven e Fight Club. E nonostante gran parte dell'effetto si esaurisca alla prima visione, resta per me un prodotto ben fatto, con sì alcune pecche narrative, ma con una spinta emotiva abbastanza forte. Paragonarlo agli altri lavori già citati è un'impresa ardua, abbiamo sempre un thriller con una sceneggiatura forte, ma forse troppo arrangiata visti i numerosi e forzati colpi di scena. Il bello, però, è che questo non lo considero affatto un male. Durante la visione siamo sempre all'erta per cogliere e carpire un significato, che in fin dei conti ci è dato a partire dal titolo: è un gioco. Niente di più, il migliore in assoluto, ma pur sempre un gioco. Fincher scherza con questo fattore creando un thriller che poi rivela essere soltanto un presupposto, una scusa. E' grandioso nel farci credere a più riprese di aver capito: il cinema ci ha già regalato molti sprazzi di  pellicole che iniziano in un modo per poi andare a finire in un altro. La grande truffa organizzata verso cui è diretta la nostra attenzione, riesce a distoglierci prepotentemente da tutto il resto. Il protagonista Van Orton (Michael Douglas) è personaggio suo malgrado all'interno della grande recita protratta a suo danno (o suo favore) e portata avanti da suo fratello (ai limiti della comparsa per Sean Penn). Stilisticamente non fa nessuna piega, con inquadrature di ogni genere e flashback ritoccati per sembrare vecchi ricordi. La componente morale è presente, ma forse non troppo studiata: il ricco uomo d'affari che messo alle strette cambia prospettiva e riconosce i propri errori, è solo uno spunto per poterne discutere in seguito. La parte forte quindi sta tutta nell'intreccio della storia e nel soggetto che si trova a fare i conti con un'avventura inaspettata. Nonostante le due ore, sono scarsi i momenti lenti, perchè l'azione è sempre dietro l'angolo, anticipata in ogni scena da quel senso di mistero e complotto che tanto mi piacciono. Visto ieri sera per la terza volta devo inoltre dire che il fascino che perde (conoscendo già il finale) non è completo, anzi, resti attento fino alla fine cercando di smascherare i punti deboli della trama. Da consigliare per chi ancora non lo ha visto.

lunedì 25 agosto 2014

Dead In Tombstone (2012)


Regia: Roel Reiné
Anno: 2012
Titolo originale: Dead In Tombstone
Voto: 3/10
Pagina di IMDB (4.8)
Pagina di I Check Movies
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Un conto è se capita con Machete un altro se invece avviene con una scopiazzatura de Il Corvo in salsa western. Quindi palloso, non troppo violento, insulso, in una parola sola brutto. Ok il protagonista è Trejo quindi non ti aspetti troppo, neanche quando vedi il deforme (era senza trucco) Mickey Rourke in un'improbabile versione di Satana, così ti accontenti di arrivare fino alla fine. La trama è semplice: un pistolero delinquente viene fatto fuori dalla sua stessa banda, va all'inferno e qui sigla un classico patto col diavolo. Deve tornare in vita per uccidere i suoi aguzzini entro ventiquattro ore. Tutto il resto è una caccia all'uomo dispersiva e monotematica in cui il piombo la fa da padrone ed i dialoghi sono per fortuna ridotti all'osso. Scenografia e fotografia sono superiori a tutto il resto, discostandolo in parte dal B movie che agli effetti risulta essere, però non bastano le inquadrature degli speroni o le accattivanti scene di sparatorie. Non sono per niente sufficienti, tanto la trama è povera. Anzi, non proprio povera, quanto insulsa. Non è poi così lungo da essere guardato, poichè le scene lente sono pochissime, mentre l'azione ha la meglio. Peccato che la ripetitività non lasci scampo a nessuna idea brillante, ed abbiamo troppi ripensamenti (Trejo muore addirittura una seconda volta e nel finale il buon vecchio Lucifero condona un'anima vinta imbrogliando) per farlo apprezzare. Ci sta che tra un po' esca un (speriamo non di più) seguito.

L'Alba Del Pianeta Delle Scimmie (2011)


Regia: Rupert Wyatt
Anno: 2011
Titolo originale: Rise Of The Planet Of The Apes
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (7.6)
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Ecco che ci riprovano, dieci anni dopo l'insuccesso di di Tim Burton. Questa volta però con molta più grinta, sia dal punto di vista dalla trama (che si pone come prequel di alcuni lavori della saga originale e come remake di 1999 -  Conquista Della Terra) che da quello degli effetti speciali. Grazie agli straordinari risvolti della computer grafica si riesce a dare un volto umano, con caratteristiche distintive, per ogni scimmia. In maniera di gran lunga migliore rispetto all'utilizzo di attori in carne ed ossa, pesantemente truccati. Qui gli uomini ci sono, ma invece che il make up in volto, hanno una buona dose di byte: in moltissime scene non servono neanche. Inoltre la storia è accattivante, va di pari passo con l'odierna scienza ed inserisce alcuni elementi interessanti sebbene prevedibili. Anche il cast, con James Franco e John Lithgow sono ben inseriti. Il top comunque resta la straordinaria prestazione del comparto scimmiesco, il quale nelle movenze, nelle espressioni, negli atteggiamenti rappresenta veramente una cosa mai vista. Il tutto condito da estremo realismo. Se vogliamo trovare scene più deboli, che hanno un certo sapore di finto, queste risultano essere quelle ambientate in città, a San Francisco, con una fotografia che ricorda troppo lo stile documentario (in effetti di scimmie si tratta), mentre tutto il resto fa venire l'acquolina in bocca. Questo primo film di una probabile trilogia è però molto diverso da tutti gli altri mai fatti. La sceneggiatura pone l'accento sulla rivoluzione animale nei confronti dell'uomo. Vengono in effetti utilizzati come cavie per la ricerca (anche se non è un qualcosa di crudele, ed ha fini abbastanza alti, non sono remunerativi) oppure non trattati esattamente bene all'interno di una comunità per animali. Quindi ci si focalizza soprattutto sulla loro condizione, e sono loro le stele che brillano. Si è portati a parteggiare per la riuscita della loro fuga e spesso, ad eccezione dei protagonisti umani, il resto degli uomini è insensibile e crudele. Ecco cosa porterà allora le scimmie a conquistare il mondo. Questo non lo vediamo nel film, ma c'è già un sequel. E' comunque molto più profondo rispetto al resto, e non si tratta solo di un action movie con tanti effetti speciali.

sabato 23 agosto 2014

Memorial Turimbo Ciclonico III

Ormai il nome scelto per queste sfide all'ultimo sangue respiro affannoso, prende il nome di Memorial Turibmo Ciclonico (con il tag MTC) nonostante il buon vecchio Turo sia vivo e vegeto ed anche un tipo che corre.Terminati i complimenti è ora di guardare al risultato sul campo. Causa numerose defezioni gli ex fondisti sono ridotti all'osso, soltanto cinque e senza un portiere. Ci ritroviamo ad affrontare una formazione definita "resto del mondo" che appare agguerrita e ben organizzata. Visto che il mio riscaldamento pre partita consisteva nel grattarmi le punture di zanzara mi sono sacrificato facendo il primo turno in porta. Avevo ricordi differenti sulle mie doti alla Walter Zenga, i tiri da lontano (o da vicino) non sono più il mio forte. Ma lo svantaggio iniziale è presto rimediato, la squadra gira bene e gli altri corrono abbastanza. Tutto sommato non giochiamo male e quanto mi dedico ad essere un incursore nella difesa avversaria scateno il panico (anche per i miei compagni). Terminiamo con una vittoria 9 a 6 e siglo tre reti. Una di queste (fortemente voluta e volontaria) ricorda il gol di Pippo Maniero su cross del Fata. Il pubblico esulta, io di più.


giovedì 21 agosto 2014

Capitan Harlock (2013)


Regia: Shinji Aramaki
Anno: 2013
Titolo originale: Uchū Kaizoku Kyaputen Hārokku (宇宙海賊キャプテンハーロック)
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (6.5)
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Come capita spesso per questa serie di eventi le aspettative ed i timori erano molti. Oltre al gran vociare che si è creato attorno a questa trasposizione, gli altri elementi che mi hanno tenuto con il fiato sospeso sono tutti di carattere nostalgico e legati alla mia infanzia. I cartoni animati giapponesi (che poi in seguito ho scoperto chiamarsi in altro modo) mi hanno accompagnato per lunghi pomeriggi su Junior TV o altre reti non troppo importanti. Inutile stare ad elencarli tutti, inoltre li guardavo e me li godevo, senza peraltro essere un feticista innamorato di troppi dettagli. Ricordo abbastanza bene però i lavori di Matsumoto: Starzinger, Galaxy Express 999 ed ovviamente Capitan Harlock. Peccato però non avere un bagaglio culturale più vasto e più attento, ora come ora, mi sarebbe davvero piaciuto. Gli episodi (visti perlopiù in maniera sparsa) del pirata spaziale in questione non erano comunque pochi, ma il ricordo che ne esce fuori è abbastanza differente da quanto visto in questo film. Non che abbia poi tutta questa importanza, ma consideravo Harlock uno dei miei eroi d'infanzia (un po' come Fantaman e Conan), mentre stasera mi è un po' sceso di grazia: qui sembra soprattutto una comparsa, utile per l'economia di una trama a mio avviso non troppo esaltante. L'Harlock di questa storia, tutta in computer grafica, è veramente più un pazzoide terrorista (almeno in alcuni intenti) che un pirata che lotta contro le ingiustizie e gli alieni (almeno così mi pareva) in favore della libertà. La sua figura è comprimaria a quelle di Yama ed Ezra, fratelli che si trovano su fronti moralmente opposti, ma con la speranza di seguire ciò che è giusto. Ma la trama, non conta. Non deve fuorviare troppo, soprattutto per chi come me arriva quasi vergine alla visione del film e non conosce a menadito tutti i possibili risvolti di una produzione come questa. Le molteplici e sensazionali scene di azione, lasciano spazio a lunghi dialoghi che hanno il compito di introdurre e spiegare avvenimenti passati o futuri. Tutto questo inserito in una veste grafica esaltante, anche se non la migliore mai vista. In certe situazioni (forse tutte) sembra di essere all'interno di un video gioco di ultima generazione, in quelle scene filmate e non giocate. Se il top lo si raggiunge nell'espressività di molti volti (non tutti a dire il vero), il peggio lo si ha con il classico effetto "pattinamento" quando le figure corrono o si muovono su più sfondi. Per questi ultimi difetti la colpa è sostanzialmente la moda in voga oggi di spingere sul 3D. La mia versione è quella nelle canoniche due dimensioni, ma immagino quali siano le scene più forzate. In conclusione, Capitan Harlock non è ciò che speravo, proprio perchè Lui non è così presente come avrei voluto e perchè, nonostante mi sia sforzato di non prenderla in considerazione, la trama non mi ha fatto rizzare i peli dai brividi. Capita. La versione bluray è ben definita e dedicata interamente al mercato italiano: le soli lingue presenti sono infatti (entrambe in DTS HD) la nostra e quella giapponese. Gli extra poveri e pochi:
  • La canzone originale (della sigla italiana)
  • Making of (9 minuti)
  •  Il cast e gli effetti speciali (11 minuti)
  • Trailer
  • Crediti

mercoledì 20 agosto 2014

L'Uomo D'Acciaio (2013)


Regia: Zack Snyder
Anno: 2013
Titolo originale: Man Of Steel
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (7.3)
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Premesso che la mie soli fonti riguardanti Superman si basano  sui cinque film precedenti e sulla serie tv Smallville, e che non ho mai aperto neanche per sbaglio un fumetto, ritengo questo film diretto da Zack Snyder il migliore di tutto il franchise. Il soggetto scritto da Goyer e Nolan è un qualcosa di fuori dall'ordinario, per certi versi simile al reboot già visto con la trilogia del Cavaliere Oscuro e l'aggiunta di effetti speciali e computer grafica sensazionali. Non abbiamo il solito (ed a me non troppo simpatico) bamboccione dall'animo gentile, piuttosto la trama presenta numerosi flashback che ci narrano di un giovane Clark Kent alle prese con i suoi poteri e con il pericolo di essere rigettato dagli umani in quanto "diverso". Inoltre, per la prima volta, abbiamo una lunghissima introduzione che ci mostra le meraviglie di Krypton, suo pianeta natale, e l'estinzione della sua razza. E' evidente come si intenda dare una sorta di linearità e realismo alla trama esaltando molto di più l'aspetto fantascientifico rispetto a quello meramente fantastico dei superpoteri. Un capitolo iniziale così ampio quindi, poi l'aspetto "umano" e controverso del nostro eroe ed infine un tripudio di combattimenti e devastazioni che sono luce per i nostri occhi. Eppure è lontano dall'essere un capolavoro. Non che io abbia mai preteso tanto, ma nella trama pur ammirando la voglia di avere un soggetto fuori dagli standard e curato come non mai in determinati aspetti, abbiamo una serie di buchi e forzature che ti fanno un po' scendere l'adrenalina. Scusate se mi soffermo soprattutto sui difetti, ma un po' di delusione è rimasta (ed il film ha un voto molto alto secondo i miei canoni): le sorti di Jor-El e Kal-El (e di tutti gli altri) risultano estremamente semplicistiche. Troppo dettate da un plot scritto secoli fa: sono avanti tecnologicamente migliaia di anni e vengono sorpresi dall'implosione del proprio pianeta senza che nessuno abbia una via di scampo. Nessuna astronave pronta a salpare e nessuno dei pianeti colonizzati che si salva, condannando tutti ad una morte abbastanza veloce e se vogliamo stupida. Già perchè comunque c'è il tempo di punire i ribelli relegandoli nello spazio (e donando loro la salvezza). Inoltre tanto puzzo sui buoni sentimenti del giovane Kent che da giovinastro non deve mostrare le proprie capacità sovrumane ed il babbo che lo sgrida perchè salva la vita ai compagni di classe. Un po' forzata come cosa, non è che lancia un pallone da football nella ionosfera o che fa il record mondiale in atletica. Si limita a salvare i compagni di classe insomma. E proprio quando potrebbe salvare suo padre da una morte certa ed altrettanto idiota (torna indietro per mettere al sicuro un cane), non fa nulla e lo guarda morire. Sarebbe bastato veramente poco, e se ti sgamano che te ne frega? Sei Superman no? Tutta sta voglia di riservatezza è esagerata. Il resto, Lois Lane a parte che è onnipresente anche quando non dovrebbe, è al di sopra di ogni altro prodotto precedente. Come già detto, pollice alzato per gli effetti grafici e quelli speciali ed una nota di merito anche per il cast: Henry Cavill, Kevin Kostner, Russell Crowe, Christopher Meloni, Michael Shannon e Lawrence Fishburne. Insomma non sono andati per il sottile. Cito anche Amy Adams, ma potevano mettere una po' più fica nella parte di Lois Lane che comunque appare anche un po' vecchiotta rispetto al nostro eroe d'acciaio. Non mi sono soffermato troppo sui pregi della pellicola, ma è sicuramente qualcosa da vedere, non di rivoluzionario certo, ma un bel connubio tra azione, effetti speciali ed una storia che almeno negli intenti è profonda.

Prima Ti Sposo Poi Ti Rovino (2003)


Regia: Joel Coen
Anno: 2003
Titolo originale: Intolerable Cruelty
Voto: 4/10
Pagina di IMDB (6.3)
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Una cosa che ritengo positiva nei titoli italiani è che certe volte hanno il compito, facile, di farti desistere dal vedere un certo film. Una negativa invece di certi registi (in questo caso i fratelli Coen) è che magari basta il nome a farti guardare un qualcosa. Così alla fine, per completare una filmografia sei costretto ad ingoiare merda. Pardòn, intendevo merda. Non basta una commedia nera (sic.) firmata da "loro" con quel pizzico di cattiveria e di cinismo a farti stare sul divano tranquillo a pensare che, siccome appunto lo hanno diretto "loro" qualcosa di buono c'è. E mi vergogno anche nel dire che beh, un cinque glielo do, per rispetto proprio a "loro". Ma chi se ne frega? La trama sentimentale ha la meglio sul resto: non è un genere che si presta troppo bene a ciò che forse li contraddistingue. O magari sì, è possibile tirarci fuori delle note positive, ma che fatica: ne vale la pena? Senza dubbio no. Divertente? Ok, può essere in alcuni casi, d'altra parte la mano è quella (e non sono comici eh). Irriverente? Manco per sogno. Citazionista? Sì, per chi ha un bagaglio culturale cinematografico più ampio del mio. Il divorzio e tutto il fantastico mondo che ci sta dietro non ha poi quel che di troppo interessante, specie se si basa su di un qualcosa di irreale ed impossibile. Per annullare un contratto prematrimoniale (di quelli poi con i contro attributi) non è che sia sufficiente che uno dei due (specie la parte forte) strappi la carta... Poi tra avvocati... Ma al di là di questo è la poca spontaneità della trama, il fatto di essere scontata e pilotata, la scelta di un finale corretto in cui l'amore o la passione hanno la meglio su ciò che invece aleggia persistente in tutta la storia. E' tutto questo, dicevo, che tramortisce la pellicola. No, non ci siamo, mi aspettavo una rivisitazione del cinema romantico e smielato, ma il risultato non raggiunge minimamente le aspettative. Baci e abbracci.

lunedì 18 agosto 2014

MotoGP 2014: Brno (Repubblica Ceca)

Pedrosa, Lorenzo, Rossi, Marquez. Sì, avete letto bene, l'ordine è quello corretto. Il re non è neanche sul podio. Dispiace, perchè è il top del top al momento, ma è anche giusto così. Prima o poi tutti capitolano e farlo non posizionandosi neanche sul podio potrebbe pesare. Ovviamente non per lui, non per chi ha infilato dieci vittorie consecutive. Se ci si chiedeva chi potesse spodestarlo non avremo certo pensato a ben tre nomi, ma solo ad uno di questi tre. Eppure il momento è arrivato. Non per fare il solito tifoso con il paraocchi, ma tra questi tre l'unico che ha imbastito una vera e propria gara con Golia è stato Rossi. Gli altri due ormai erano lontani, in fuga tra di loro, per una gara che già nella seconda metà aveva poco da raccontare. Valentino e Marquez invece ci hanno dato dentro (inizialmente anche Iannone) e si sono sfidati per l'ultimo posto del podio. Peccato, ma niente di irrecuperabile, per il mio Rossi che in vista mondiale proprio gli altri due abbiano preso più punti di lui. Ma finire terzi davanti ad un mostro del genere è sempre un successo.

domenica 17 agosto 2014

Mad Max - Oltre La Sfera Del Tuono (1985)


Regia: George Miller, George Ogilvie
Anno: 1985
Titolo originale: Mad Max Beyond Thunderdome
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (6.2)
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Ecco che George Miller conclude (vabbeh, almeno fino al prossimo anno) la trilogia di Mad Max e lo fa in maniera sensazionale. Se spesso siamo abituati a leggere i sequel in chiave puramente commerciale o in discesa nei confronti degli altri capitoli, in questo caso abbiamo invece il corollario di una saga sensazionale. Ed il capitolo finale si inserisce alla perfezione nella storia raccontata, anzi a mio avviso resta superiore al primo Interceptor che mi piace immaginare di più come un prequel. E' un successo sotto ogni punto di vista: continua la narrazione fantascientifica in un futuro desolato e devastato, in cui il post apocalittico è il sale principale, ma l'azione è talmente tanta e ben strutturata che restiamo con gli occhi incollati alla tv. L'ambientazione è quella vincente, già sperimentata ne Il Guerriero Della Strada con il nostro eroe solitario in balia degli eventi e dei predoni motorizzati del deserto. Un capitolo a sè, ma anche legato agli altri lavori soprattutto per quanto riguarda la definizione del mondo barbaro in cui Mad Max vive. A Barbetown incontra aunty Entity (Tina Turner) e Master Blaster: non sempre ciò che sembra in un primo momento è ciò che si rivelerà un istante dopo. Ancora tirannie, ancora bisogno di energia. Fin qui direi tutto nella norma, con scontri, astuzie e lotte per la sopravvivenza. Poi improvvisamente cala la tensione e Mel Gibson si ritrova, con stacco improvviso, quasi brutale, nella comunità dei bambini. Amo questo film essenzialmente per queste scene e per la cura geniale di alcuni dettagli (le storie con la voce narrante racchiusa in un "quadrato televisivo", il Bugs Bunny tenuto da un ragazzetto, le pupille di Max non sono simmetriche, una è danneggiata) in cui capiamo che il futuro è perso, così come il passato. In queste scene viene fuori l'epicità della storia, l'uomo che sfiora la leggenda ed il nostro Gibson, ormai molto più esperto è un'icona inossidabile del guerriero con qualche macchia indelebile. Il personaggio è fortissimo, ma si alimenta anche delle riuscite precedenti, però anche tutti gli altri hanno una loro anima ed una struttura invidiabile, difficile da trovare in altre pellicole. Peccato per l'utilizzo (sprecato) di Spence che recita un altro ruolo, oltretutto marginale, rispetto a prima. Manca forse, se vogliamo una maggiore crudezza, tipica degli altri capitoli: non che qui vadano tanto per il sottile, ma la violenza è soltanto accennata. Non manca inoltre l'inseguimento finale, questa volte sulle rotaie, che è ancora una volta sensazionale sebbene ricalchi in alcuni aspetti quello di Mad Max 2, non eguagliandone per poco l'ottima fattura. E' comunque un terzo capitolo che mi ha stregato e che deve essere visto sopra ogni cosa.

sabato 16 agosto 2014

Alien Vs. Predator 2 (2007)


Regia: Colin Strause, Greg Strause
Anno: 2007
Titolo originale: Alien Vs. Predator: Requiem
Voto: 4/10
Pagina di IMDB (4.7)
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"Mamma i mostri sono scomparsi?" si lagna una bimba e subito una tipa che non è Sigurney Weaver le dice di sì. In maniera fiera inoltre. Come se fosse stata lei l'eroina della pellicola decisamente dei fratelli Strause. Ecco a voi il sequel di Alien Vs. Predator, ma come mai ho proprio inserito quella frase all'inizio dell'articolo? Perchè non dice assolutamente nulla, proprio come tutto il film, un'accozzaglia di scontri tra i predatori e gli xenomorfi, ripetitive e noiose. Son sempre le solite e magari essendo in città ci si poteva aspettare, visti gli effetti speciali che esistono nel 2007, qualcosa di più. Invece il tutto avviene al buio, dentro le fogne, dentro una scuola senza corrente, ed anche le scene migliori, quelle che dovrebbero impressionare di più, all'interno di un reparto di maternità sono molto scure, troppo. E' vero che ricreare un po' di "gotico" del primo Alien è un obbligo, ma è anche difficile ricreare certe situazioni. E qui manca tutto ciò che può essere un minimo interessante. Si parte subito male con un numero impressionante di personaggi che a prima vista possono essere principali, ma poi cadono come mosche durante la mattanza tra le due razze aliene. I dialoghi, sono puerili e ridotti all'osso, addirittura spacconi in alcuni casi e proprio non va bene. Manca l'azione visto che gli scontri in penombra avvengono solo tra i "mostri", manca la carica di adrenalina che dovrebbe contraddistinguere qualcosa che in passato era anche horror e non solo fantascienza, manca il senso esotico vista l'ambientazione nella umile Gunnison, in Colorado. Neanche New York o Los Angeles, per dire. Insomma, fa schifo.

Ed il Palio lo vince Anna

Questa sera si correrà il Palio dell'Assunta, ma c'è già chi l'ha vinto. La piccola Anna, figlia di Valeh e Bastiancino, ha stupito tutti quanti. Neanche il tempo di stare tra le canapi ed alle 8:07 ha già in mano il drappellone. Una bellissima notizia, il simbolo della vita che continua, non può che riempirmi di gioia. Già questa mattina presto ero in fibrillazione, appena avvisato: il tracciato andava fatto il 22, ma la bruchina aveva fretta. Sono inoltre riuscito a vederla tra l'emozione del babbo e la tranquilla freschezza della mamma, che era bella e riposata. Tutto bene, tutto liscio per la nostra cittina. Ho pure scordato di chiedere i dettagli come il peso, e sono arrivato in ospedale con la maglietta al rovescio, spero che la piccolina non se ne sia accorta e che non mi prenda in giro quando potrà parlare o usare il nerbo. Certi avvenimenti sono importanti, e lasciando stare le frasi fatte o di circostanza, è una cosa che ti prende davvero il cuore, per il bene che voglio ad entrambi i genitori e per quello che vorrò a Lei. Ed ora banchetti e festa per sempre!!!

giovedì 14 agosto 2014

La Casa (2013)


Regia: Fede Alvarez
Anno: 2013
Titolo originale: Evil Dead
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (6.5)
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Una delle prime domande che mi faccio in questi casi è "ce n'era davvero bisogno?". La risposta è quasi sempre la stessa, ovvero un classico ed inamovibile NO. Alcune volte, però, dopo aver visto il film la situazione cambia. Cosa fu La Casa lo sappiamo tutti, così come sappiamo quale sia stato il suo impatto su di un certo genere. E se ad affiancare l'esordiente Alvarez c'è il trittico delle meraviglie Raimi, Tapert e Campbell si ha l'idea che non sia solo e soltanto una mossa commerciale. Oggi va molto di moda creare remake, sequel, reboot di cult passati, ma non per forza deve essere un male. Qui, come però avviene per tutta la saga originale , siamo ad una svolta ben congegnata che è difficile definire una semplice rivisitazione in chiave moderna. Gli elementi narrativi prendono come base il lavoro del 1981, ma non mancano richiami a tutta la trilogia ed il fatto che la trasposizione sia ambientata ai giorni d'oggi ha la doppia valenza del remake e del sequel. Non sfigurerebbe in nessuno dei due casi. Quindi sì, La Casa 2013 mi è piaciuto abbastanza, per non dire molto. Conscio del fatto che si va a modificare un aspetto fondamentale della fortuna di Raimi: viene a mancare totalmente l'aspetto ironico e ci si concentra non tanto sull'horror (la trama è sempre troppo debole), ma sullo splatter. E da questo punto di vista, supera alla grande ogni altro capitolo precedente. Qui ci si prende sul serio, è cupo, macabro, violento e brutale. Si evidenziano solo questi aspetti, ma Alvarez, coadiuvato dalla produzione, riesce a farlo inserendo un sacco di omaggi (graditissimi) che non si limitano ad alcune scene, ma proseguono anche nella tecnica e nel montaggio. Insomma, il risultato finale è molto buono, ed approvo l'idea di non creare un prodotto simile nella sostanza agli altri. Il banchetto a cui andremo ad essere ospiti è a base di sangue e mutilazioni. Tante. Tantissime, troppe potrebbe dire qualcuno. I dialoghi ed intere scene sono una strizzata d'occhio a tutto il resto, per questo motivo sarebbe un prodotto incompleto se non si fossero visti i lavori precedenti, eppure ha una sua struttura molto più solida, con una storia ricercata in alcuni aspetti. Lo vediamo sopratutto nella lunga introduzione, lenta in confronto al resto della pellicola, che non smette un attimo di impressionarti. Oggi va bene così, nessun ammiccamento, nessuna faccia imbarazzata di fronte alla telecamera, nessuna spacconeria. Ed i fiumi di sangue sono ciò che più resta indelebile se andiamo a stringere e tagliuzzare qua e là.  Il film vuole turbare e ci riesce (non come Martyrs però) perchè non hanno tirato via ed i soldi spesi per ogni tipo di menomazione fisica è di alto livello. Non c'è un personaggio che non venga smembrato e torturato dal male, senza che questo vada di pari passo con scene che sdrammatizzano o che ammiccano. Anche perchè diciamolo, La Casa 1981 con un budget ridotto aveva nelle vene quella parte di fatto poco bene che poi ne La Casa 2 è stata il fiore all'occhiello. Un limite, non aver sfruttato il limite che lo ha reso cult. Ma si può farlo oggi? No secondo me e no secondo Raimi o Alverez. Mi trovano in sintonia con la scelta.

mercoledì 13 agosto 2014

MotoGP 2014: Indianapolis (Stati Uniti)

Con un po' di ritardo, ma ecco Indianapolis. Non poteva mancare però, perchè in fin dei conti l'eroe di turno secondo me è sempre lui: Valentino Rossi, il nostro preferito, E non poteva non piacerci chi lotta fino alla fine, chi dà il massimo, anche quando sa di non poter vincere. In certi casi, provarci è la vittoria migliore, ed arrivare sempre sul podio, divertirci regalarci emozioni. No, non è finito, perchè lui continua ad essere lì. I ricordi di ogni campionato passato sono indelebili, li portiamo con noi. E' stato un 10 agosto difficile, ma colmo di speranze anche a fine gara. Il traguardo è stato raggiunto e lo ha passato nel migliore dei modi. Anche non vincendo. E qualche volta non si può niente contro le forze maggiori. Che il nemico sia Marquez o qualcosa di più crudele, quel che conta è una storia di successi. Grazie Vale, sempre fino in fondo.

domenica 10 agosto 2014

Sento

In un piccolo campo,
racchiuso nel grande respiro
di una nuvola azzurrina

Sento.
Sento il fischiare del vento,
che mi avvolge e scompone
i miei pensieri.

Mi fermo stanco
al sole del tramonto.
Cerchio di luce rosa, fiore senza petali.

sabato 9 agosto 2014

Iron Sky (2012)


Regia: Timo Vuorensola
Anno: 2012
Titolo originale: Iron Sky
Voto: 4/10
Pagina di IMDB (6.0)
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Questo film per me è palesemente una boiata. Ma non lo dico superficialmente: nonostante il trailer, mi aspettavo qualcosa di comico o ironico e poco credibile piuttosto che un blockbuster di fantascienza, quindi il mio giudizio non si limita alla trama, che tutto sommato è uno dei punti migliori. In pratica nel 1945 alcuni nazisti fuggono dalla Germania e si rifugiano sul lato oscuro della Luna. E oggi decidono di tornare sulla Terra per invaderci grazie alla potente macchina da guerra tedesca. Idea interessante devo dire e non proprio da buttare, anche se non attualissima. Però i tempi sono anche abbastanza maturi per poter parlare di nazismo. Invece l'idea di dargli una veste comica ed ironica, con una satira che lascia molto amaro in bocca, la boccio completamente. Non è una satira rivolta verso il mondo nazista, ma soprattutto verso gli Stati Uniti e l'ONU, che a mio avviso non sono neanche lontanamente paragonabili a ciò che fecero i grandi teutonici una settantina di anni fa. Il lato ironico e comico è ben studiato con un neGro come protagonista che viene proprio catturato sulla luna dagli ariani ed "albinizzato" per renderlo più simile a loro. Gli spunti interessanti e quasi divertenti non mancano (un manipolo di soldati torna sulla Terra per impossessarsi di tablet e smartphone , dotati di processori molto performanti) ed il dissacrare parte della politica moderna risulterebbe simpatico in altri contesti e in un altro genere di pellicola. I clichè che dovrebbero rappresentare la struttura nazista sono messi in ombra, rispetto in confronto alle scene che riguardano i politicanti terrestri. Addirittura fa più scalpore l'atomica lanciata contro i "cattivi", piuttosto che gli asteroidi contro New York. Insomma, magari non è il caso che i tedeschi (o i finlandesi - che tanto sarebbero stati tedeschi pure loro) ci facciano troppa morale, soprattutto là dove ci sono tanti soldatini biondi che scattano sull'attenti al saluto di Hail Hitler. Visivamente però è un bel vedere, altra ragione per cui mi dispiaccio ancora di più: molta fatica e soldi (forse non troppi) che sarebbero stati meglio sprecati con una trama più lineare e più seria. Anche perchè può essere fantastico quanto ti pare, ma il tutto è colmo di errori e arrangiamenti, a partire dalla brevissima distanza che ci separa dal nostro satellite, alle numerose esplosioni nello spazio. Ganzetto solo per chi vuole definirsi contrario al politically correct, ma si fa fregare da chi in un certo modo mette in secondo piano le brutture del nazismo.

Android Device Manager

In altri articoli ho parlato in passato di applicazioni o servizi (ad esempio AirDroid o meglio ancora Cerberus) per poter gestire o rintracciare il nostro smartphone Android. Esiste anche una contropartita di Google (Android Device Manager), molto più scarna e semplice che permette, come si evince dal nome, di gestire i propri dispositivi Android, anche quando non sono nelle nostre mani. Anzi, l'utilità è proprio quella: se perdete, vi rubano o non sapete dove sia il vostro device, potete usare sia l'applicazione su citata che il servizio web dedicato. L'interfaccia è davvero molto semplice e minimalista: attraverso Google Mpas verrà segnata l'ultima posizione del vostro dispositivo, farlo squillare al massimo volume per cinque minuti, cancellare tutti i dati presenti con un velocissimo click e reimpostare il PIN per sbloccare lo schermo. Da lì sono gestibili tutti i dispositivi associati all'account di Google. Funziona solo se lo smartphone è acceso ed ha una connessione internet attiva. Di interessante c'è la possibilità di poter inserire un numero di telefono alternativo da chiamare nella schermata di sblocco così chi lo ritrova può chiamarvi per consegnarvelo o per prendervi per il culo.

venerdì 8 agosto 2014

Secondo Memorial Turimbo Ciclonico

Fair Play (fuori dal campo)
Dopo soli tre anni e due mesi si ripropone una poponata calcistica con i giocatori del fondo. Un tempo fu il Primo Memorial Turimbo Ciclonico a schiantare i nostri fisici nella calura estiva, ed è per questo che ne ripropongo il nome. Forte dei miei oltre nove chili persi (e ne vado fiero) accetto l'invito di Roikin, ormai imbullositosi in quanto giocatore dei Warriors e mi dedico anima e corpo per l'esibizione più attesa di tutta l'estate. A farmi compagnia ci sono anche Ikkio, New Mirko ed Elvin in squadra con me, mentre affrontiamo ArroTony, Amulio, Marasma, Criccrì, Turimbo ed il Tasso. Come da copione primi cinque minuti ok, passabili, eleganti direi. In seguito un po' di dramma psicofisico dovuto dal sudore che scendeva copioso e mi annebbiava la vista. Il tabellone segna un 5 a 5 finale, ma come ottimi kamicazzi votiamo per il golden gol (segnato dagli avversari) per il poco intelligente "chi perde paga". Termino la gara con due reti ed un palo, ma a parte questo, gioco per la squadra e sono orgoglioso di dirlo ai microfoni di Sky, Il passo generale però c'è e quella che poteva essere la solita scapoli ammogliati, potrebbe essere rivista come un Clasico tra Real e Barca. Non mancano gli spunti e soprattutto le idee. In alcune occasioni ho avuto la sensazione di essere in un libro di Dick (o di Stephen King): nella mia mente le giocate si creavano perfette e funzionali, salvo poi non concretizzarsi nella realtà dei fatti. Ma sono solo dettagli. L'importante è divertirsi ed essere coscienti del fatto che non esistono limiti e che ci sono buoni margini di miglioramento. Non temo, anzi spero, una prossima partita, giusto per prendere il via e farsi il fiato. Tony come Merola. Vomito Ergo Stancum.

domenica 3 agosto 2014

The Fast And The Furious: Tokyo Drift (2006)


Regia: Justin Lin
Anno: 2006
Titolo originale: The Fast And The Furious: Tokyo Drift
Voto: 4/10
Pagina di IMDB (5.9)
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Tokyo Drft, conosciuto per gli amici come TriFast and TriFurious, è il terzo capitolo della saga di Fast And Furious, ma... ad esclusione di un piccolo cameo finale con Vin Diesel non c'entra nulla con i film precedenti. Cast rinnovato, ed ambientazione totalmente differente: come si evince dal titolo, siamo in Giappone. Con quasi tutte le auto messe a disposizione, di case nipponiche e con addirittura lo stupro della Ford Mustang che monta un motore Nissan. Sembra soprattutto uno spin off di un videogioco con gare automobilistiche che si incentrano solo e soltanto sui drift. Belle le immagini, gli effetti speciali ed i rombi accompagnati dalle sgommate, ma la storia è poca roba. L'americano che arriva in oriente e sfida addirittura la Yakuza, un accenno ad alcune frasi di filosofia spicciola sul mondo delle corse paragonato ad uno stile di vita con pochi limiti... Insomma chi guarda questa pellicola lo fa pensando (o anche no) ad una continuità inesistente con malavita ed infiltrati, invece si ritrova a vedere scorribande cittadine e nient'altro. La cosa migliore di tutte, sta nella colonna sonora e nei pompati rumori di sottofondo, che hanno il compito di distrarci dalla trama banale e scontata. Non sono da buttare neanche le gare clandestine a dire il vero, soprattutto la prima nel parcheggio a più piani, ma queste sono l'ossatura del film e quindi devono esserci per forza. Mi ero fermato qui anni fa, quando decisi di interrompere le mie visioni dei Fast And Furious, ora però voglio provare a continuare, giusto per curiosità e vedere i capitoli successivi.

sabato 2 agosto 2014

Superman Returns (2006)


Regia: Bryan Singer
Anno: 2006
Titolo originale: Superman Returns
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (6.2)
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Eccoci, ci siamo arrivati. Tutto questo (intendo al visione dei vari Superman) è iniziato per potermi godere appieno il lavoro recentemente prodotto da Nolan e che oggi (o meglio ieri) è sulla bocca di tutti: pareri favorevoli e pareri contrari, ma si sa, capita quando si (ri)tocca un personaggio dei fumetti. E sinceramente penso sia accaduto un po' anche a questo "uomo d'acciaio" venuto fuori da Bryan Singer. Se avete letto le recensioni precedenti, non è che sia mai stato troppo attirato dal personaggio o dai film in questione. L'unico che possiamo dire che mi sia piaciuto è il secondo episodio , ma più per un fatto nostalgico che per altro. E questo riprende la trama da lì. Più o meno. Visto l'insuccesso degli altri due, da questo non mi aspettavo poi molto, ed infatti ho faticato un po', soprattutto all'inizio, per digerirlo. Era più una storia romantica che altro. Con questo bellimbusto (Brandon Routh) che torna e fa il filo all'amore della sua vita Lois Lane (Kate Bosworth) ormai sposata con il maritino perfetto (James Marsden / Ciclope), ma non per questo antipatico. Anzi, stucca un po' il fatto che voglia rompere un'unione idilliaca. Andando avanti poi invece ho capito che questo Superman è il mio preferito fino ad ora, perchè è il più profondo ed il più umano. Nel film si racchiude il meglio che è visibile negli altri, soprattutto nelle scene in cui è vulnerabile e gli scagnozzi di Lex Luthor (Kevin Spacey che a mio avviso supera Hackman) si accaniscono su di lui. Il tutto corredato da effetti speciali degni di nota che si fanno ben vedere. Non si lascia indietro nulla, abbiamo voli, esplosioni, Metropolis con qualche devastazione e così via. E' giusto non basarsi troppo sulla trama, che pur essendo lineare è semplice, presenta alcuni spunti di non poco conto, primo tra tutti il colpo di scena riguardante un eventuale e probabilissimo figlio dell'uomo con tutina e mantello. Eh già, penso che questo azzardo non sia per niente da sottovalutare: Superman si è pipato Lois. Forse molti fan degli episodi originali non avranno apprezzato Routh al posto (ma deh, era veramente inevitabile) di Reeve, eppure io non la vedo come una cosa così importante. Tanto a fare la parte dell'impacciato Clark Kent non è che ci vuole molto: basta avere la faccia stupida, essere alti e ben piazzati. Tanto nessuno ti riconosce, se indossi un paio di occhiali da nerd. Figura molto inutile in questo film, un po' meno negli altri. Anche questo quindi lo considero un passo in avanti. La storia infatti si concentra totalmente sul nostro uomo d'acciaio ed ha risvolti meno da commedia e molto più drammatici. "Perchè il mondo non ha bisogno di Superman" non è solo il titolo di un articolo, ma è la pura realtà che il nostro eroe si trova emotivamente a dover affrontare: sono passati cinque anni, ma le cose sono andate avanti anche senza di lui. Ecco quindi spiegato il motivo di incentrare buona parte del plot sui suoi sentimenti per Lois. Se andiamo oltre, però tutto finisce: il susseguirsi di azioni e scene che vedono impegnati sia Luthor che Superman risultano molto poveri e senza un grande filo conduttore. Da questo lato potevano fare veramente qualcosa di più. Effetti speciali a parte. Il bluray presente nel cofanetto inoltre tradisce un po' le aspettative legate alla qualità: siamo nel 2006, poteva essere di sicuro migliore, anche per l'audio. Sugli extra invece niente da dire, anzi. Sono corposi e mastodontici:
  • Requiem for Krypton: making Superman Returns (2 ore 54 minuti)
  • Resurrecting Jor-El (4 minuti)
  • Bryan Singer's video journal (1 ora 22 minuti)
  • Scene eliminate (21 minuti)
  • 2 trailer

Scrubs - Medici Ai Primi Ferri [Stagione 6]

Anno: 2006 - 2007
Titolo originale: Scrubs
Stagione: 6
Numero episodi: 22
 
Come già visto nelle stagioni precedenti (quarta e quinta) gli episodi risultano un po' ripetitivi. e lo sanno gli spettatori quanto gli autori che giocano con alcuni episodi che risultano essere copie spudorate di altri già visti. Poi cercano anche di dare alla seria un sfondo di realismo: calano (anche se non si azzerano) le scappatelle dei due protagonisti principali ed il tutto sembra seguire un certa normalità. Non mancano però colpi di scena atti esclusivamente a rimescolare le carte e dare maggiore longevità ad un format che altrimenti rischia di cadere precipitosamente verso la monotonia. Di fatto abbiamo matrimoni e nascite che sebbene possano dare una certa continuità ad altri tipi di storie, qui frenano un po'. Non si capisce come mai, visto che una serie comica nata in un ospedale, dove per ovvie ragioni il più fortunato è malato, non dovrebbe esserci niente che scombina l'ironia e le battute divertenti. Purtroppo ormai conosciamo abbastanza bene tutti i personaggi e niente ci stupisce più. Da una parte è un bene perchè ci siamo affezionati ai loro punti di forza ed alle loro debolezze, ma da una parte segna anche il limite massimo per cui vogliamo stare incollati a sforzarci di ridere. D'altra parte siamo alla sesta, non sono noccioline.

Jack Ryan - L'Iniziazione (2014)


Regia: Kenneth Branagh
Anno: 2014
Titolo originale: Jack Ryan: Shadow Recruit
Voto: 5/10
Pagina di IMDB (6.2)
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Jack Ryan fino a qualche anno fa, facciamo una quindicina, era tra i miei personaggi preferiti. Del resto Tom Clancy fino a che non ho trovato ripetitivo, mi piaceva abbastanza. Dal punto di vista cinematografico inoltre sono stati tirati fuori alcuni film abbastanza importanti, primo tra tutti Caccia A Ottobre Rosso, e guardare questo reboot mi ha fatto venire voglia di rispolverare i vecchi titoli. A prestare il volto al famoso analista della CIA, dopo Alec Baldwin, Harrison Ford e Ben Affleck, è Chris Pine che ringiovanisce il personaggio e lo colloca esattamente ai giorni d'oggi (durante l'11 settembre andava a scuola). Al suo fianco abbiamo un più navigato Kevin Costner ed una sempre appetibile e desiderabile bella Keira Knightley. Il plot narrativo è un po' più fresco rispetto al solito e forse, ma non sono stato attento il Jack di cui si parla qui è junior, il figlio dell'originale, visto che hanno il solito identico nome ovvero Jon Patrick Ryan. Sarebbe un tantino più sensato, anche se prende un po' troppo le impronte del padre e cioè diviene analista. Insomma, non si capisce bene che tipo di pesce sia, tanto più che la sceneggiatura non è ripresa da un romanzo di Tom Clancy, ma è originale. Originale si fa per dire, poichè la spy story non è diversa da centinaia di tante altre. devo dire comunque non dispiace, è diretta, non annoia, c'è un giusto mix di azione e spionaggio con combattimenti ed inseguimenti. La bomba finale è una chiara espressione della mancanza di idee, ma almeno non la disattivano tagliando il filo giusto a un secondo dall'esplosione. E sebbene non ci sia niente di entusiasmante e si segua un copione di cui conosciamo già l'andamento, fa piacere (ri)vedere la Russia come nuovo pericolo globale ed un attentato di matrice economica (e non solo). La parte legata allo spionaggio si fa apprezzare e da un analista non ti aspetti poi troppo dal punto di vista fisico, sebbene il personaggio di Pine non stia semplicemente ad usare la calcolatrice. Da guardare senza rimorsi.