venerdì 29 aprile 2016

Lui E' Tornato (2015)



Regia: David Wnendt
Anno: 2015
Titolo originale: Er Ist Wieder Da
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (7.1)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon (libro, il film ancora non è disponibile)

Su certi argomenti non si scherza!!! Ed infatti non è uno scherzo. Adolf Hitler è tornato veramente. Non si tratta di un comico, o di un impostore, ma di quello vero. Ed il film di David Wnendt (basato sul romanzo omonimo di Timur Vermes) risulta geniale per come riesce ad affrontare un tema, ancora oggi scomodo. Non tanto in generale forse, ma mettiamoci anche nei panni dei tedeschi. Oggi sono lì tutti beati e tranquilli che governano l’Europa biondamente conquistata a colpi di economia ed austerità e si trovano davanti un film a metà tra il documentario improvvisato, la satira politica (purtroppo non feroce come mi sarei aspettato), la commedia irriverente e la critica alla propria società. Ci domandiamo: come farebbe Hitler a conquistare il popolo oggi? Semplicemente sempre attraverso la demagogia, i media e le emozioni. Se inizialmente si crea un legame empatico tra il nazista e lo spettatore (ricordiamoci che solo noi sappiamo che lui è il reale fuhrer), è solo perchè lo vediamo come una caricatura impotente di se stesso, conosciamo già la storia e sappiamo, o meglio crediamo di sapere, che non potrà mai avere troppo successo. Eppure, tra una trasmissione e l’altra (la tv manda in onda solo spazzatura, fin troppo semplice far leva sugli ideali politici) c’è il tempo di parlare con la gente di strada e di far visita e confrontarsi con le alte sfere dei partiti di estrema destra tedeschi (ridicolizzandoli perlopiù). Comunque Oliver Masucci è bestialotto nella parte, davvero sensazionale anche se io mi aspettavo Hitler un po’ più basso, meno massiccio e più mingherlino. Di fatto però i suoi atteggiamenti ed i suoi discorsi non fanno trapelare la pericolosità che invece comporta: è proprio uno dei motivi che lo hanno portato ad essere eletto democraticamente negli anni trenta. Grossa mazzata per i tedeschi. In quanto a noi italiani siamo molto più aperti sulla questione, possiamo sbagliare, è nel nostro DNA, lo ammettiamo, facciamo finta di niente, ci incazziamo  pure e poi continuiamo a sbagliare. Anche noi del resto abbiamo messo al potere Mussolini. E Berlusconi? Tutti a lamentarsi, ma era stato votato. E Renzi? No vabbeh lui non è stato veramente votato. Comunque tornando al film, è importante sottolineare quel profondo senso di sottovalutazione del pericolo e dell’uomo che è stato e che in fin dei conti è ancora. Ok che i tedeschi non lo considerano quello vero, ma soltanto un comico o meglio un imitatore, però a maggior ragione non dovrebbero farsi esaltare dalle sue parole. Solo l’anziana donna ebrea riconosce in lui il male, ed il popolino si ribella moralmente quando uccide un cane: i suoi discorsi di propaganda non sono quindi sbagliati per tutti, ma soltanto determinate azioni. Il problema maggiore del film, è che nonostante la genialità di fondo, non riesce ad elevarsi su di un genere ben preciso, restando in un limbo che lascia interdetti. Sicuramente consigliato, una prova di metacinema e di mockumentary anche con scene improvvisate.

mercoledì 27 aprile 2016

Sereno variabile su Stoccolma

Cari amici di VER è passato del tempo (il blog sarebbe nato di lì a poco) da quando visitai la svedesissima Stoccolma, così quando ho letto le note di viaggio di un nostro stimato lettore, mi sono lasciato trasportare ed ho deciso di pubblicarle. La sua vacanza è durata quattro giorni, il tempo necessario, per studiare e vivere la città da turista. Ecco quindi le sue impressioni, buttate di getto su di un taccuino virtuale ingiallito, un diario di viaggio che rende il nostro inviato speciale un'interessante fonte di idee e sensazioni. Di cui ovviamente faremo tesoro:

Dopo tre ore scomode di volo, grazie al sig. Ryan, eccoci a Stoccolma Airport. La successiva ora e mezza di comodo bus ci porta a destinazione Stoccolma City. L'arrivo è notturno, il buio e il mare sono disturbati dalle molteplici luci della città. La metro è un ambiente pulito e pittoresco, dove artisti hanno lasciato impresse gratuitamente le loro doti in cambio di una pubblicità unica, rendendo le varie aree colorate ed accoglienti. Qui tutti pagano ticket, ci sono file composte, qui le cose incredibilmente funzionano... Ci sono strade per educate macchine, altre per biciclette e ciclisti di tutti i tipi e livelli. I puliti marciapiedi sono calpestati da turisti , da residenti e da scarpe della Nike atte al quotidiano benessere fisico del residente senza distinzione di età o sesso. Di questi tempi un'attenzione particolare è dedicata alla folla... Ormai le città mondiali son multietniche... Le teste bionde e la carnagione chiara vanno per la maggiore, ma incontrare veli islamici con pelli più o meno colorate è normalità... La bellezza degli autoctoni è palese, quasi imbarazzante, la gioventù è bella sembra felice e appagata... La crisi c'è ma non è diabolica come negli altri angoli di mondo. La città venera il Dio Sole  visto che durante l'anno il brutto tempo è una costante. Qui vento e nubi grige si alternano a sporadiche giornate primaverili. Cose per noi impensabili accadono nell'inverno dove il buio  lascia 4 ore di sola presenza al sole e viceversa in estate... Forse sarà la causa per cui tutte le strutture son prive di persiane, i parcheggi fai da te son stati sostituiti con garage accomodati sotto ogni singolo palazzo... I parcheggi free nn mancano a differenza di quelli a pago che proprio non esistono..  Nelle ordinate file e per le strade è viva la presenza di baby, minimo due, ma la normalità è 3/4 per coppia. Indagando si scopre che gli aiuti statali danno decisamente il loro ricco contributo a tali gioie.. .La birra non ha orari, anzi è a tutti gli effetti un fuori orario, i bicchieri fanno compagnia sia a uomini che a donne.. Il cibo lascia a desiderare tolti alcuni piatti di pesce baltico e carne insipida  di alce o renna.. Il resto sono autentici furti culinari da popolazioni più attrezzate al riguardo... Infatti si trovano ristoranti di ogni nazione dove l'italiano è osannato, spesso con il tutto esaurito. A qualsiasi fine cena the bill ha il suo peso tanto allo stomaco quanto al portafoglio. Le persone sono disponibili, gli italiani piacciono tanto quanto l'Italia... I più son presi da importanti conversazioni o scritture con gli iPhone 6 e mi chiedo se la malattia di Steve Jobs non sia stata una vendetta di madre natura nel veder schiavizzati i propri numerosi figli... Infine potrei paragonare la Svezia all'Italia... Sarebbe un po' come paragonare il bianco al nero ma questi colori li lascio alla mia squadra del cuore... Per una nazione il grigio penso sia il colore più giusto. Qui manca l'arte alle persone,  sono per natura tutti allineati e coperti, ciò è riscontrabile anche nel lato architettonico della città, dove l'ingegno sta nell'aver costruito in un perfetto mosaico abitazioni signorili  miste a verdi parchi sulla bellezza di quattordici isole, unite da svariati ponti ognuno atto al proprio scopo. Strano è, che la foto più scattata sia a tre palazzi insignificanti dipinti con altrettanti tipi differenti di colori... Credo che visitare Stoccolma, anche per quattro giorni ne valga la pena, sicuramente arricchisce la cultura di noi fortunati mediterranei. Venendo via, e concludo, dall'ennesimo viaggio son sempre più convinto che un abitante di Venere messo a scelta scieglierebbe di vivere in Italia, magari desideroso di renderla un po' più grigia...

Daniele Panetti.

Crimen (1960)




Regia: Mario Camerini
Anno: 1960
Titolo originale: Crimen
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (7.1)
Pagina di I Check Movies
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Divertentissimo, acuto, ben fatto. E pensare che mi sono perso un sacco di "questa vecchia roba" in cui viene fuori tutta l'italianità di Sordi, Gassman, Manfredi, Gray, Valeri, Mangano. Un giallo di altri tempi, semplicissimo (chi se non il maggiordomo?), ma con un intreccio di tre differenti storie per tre differenti coppie. Il fascino del gioco d'azzardo, l'ispirata terra straniera monegasca, i fraintendimenti misurati ed i giochi di parole. Tutto in una pellicola mitica ancora oggi, fresca di battute sottili, un velato romanesco da sempliciotti che vivono un'avventura al di sopra delle loro possibilità ed al di sotto dei loro sogni. Se una buona percentuale di successo la dobbiamo allo straordinario cast, non possiamo dimenticarci della sceneggiatura bizzarra e della regia che riesce a fondere commedia e poliziesco. Senza peraltro che uno dei due generi rischi di smorzare l'altro. Un vero esempio di come il cinema italiano abbia potuto dire la sua con genuina eleganza e senza prendersi mai sul serio. Restare impassibili e fuori discussione, il divertimento e l'ironia sono elementi che ottimamente si amalgamano con il pathos e le scene investigative. Un prodotto di cui essere orgogliosi.

lunedì 25 aprile 2016

Willy Wonka E La Fabbrica Di Cioccolato (1971)




Regia: Mel Stuart
Anno: 1971
Titolo originale: Willy Wonka & The Chocolate Factory
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (7.8)
Pagina di I Check Movies
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Buon Natale a tutti. Anzi no, è la Liberazione. Vabbeh sempre il 25 è, e ad ogni modo c'è sempre spazio per storie fantastiche come queste. E pensare che i musical neanche li sopporto, così come la stucchevelezza. E qui di zucchero e moralità ne abbiamo in dosi industriali, da fabbrica. Ma Willy Wonka è un personaggio talmente mitico (un po' come il Mago di  Oz) che porta con sè tanta di quella bella poesia che non si può tralasciarlo e dimenticarlo. Anche se siamo cresciuti ed anche se i tempi cambiano. Ti mette dentro un po' di nostalgia_time e ti ricorda i valori andati perduti. Quel biglietto dorato è più di un sogno: è il continuum che non ti fa crescere che ti fa restare bambino, anche quando il mondo là fuori è crudele, spietato, agonizzante ed individualista. Con semplicità e candore lancia un messaggio indimenticabile, punizioni per gli egocentrici ed i disobbedienti, premi per chi è gentile. Ed il vero protagonista non è tanto il piccolo Charlie, ma proprio lo strambo Willy Wonka (Gene Wilder), un adulto non cresciuto, ma sa cosa è bene e cosa è male. Grande cult del fantastico e del musical, come non ne fanno più. Ah no, un certo Tim Burton si è preso a cuore la cosa.

domenica 24 aprile 2016

Fiorentina 1 - Juventus 2

Nemmeno se per voi è la partita della vita. Nemmeno se per noi è una tra le tante. Nemmeno se abbiamo già vinto il Campionato e forse mancano gli stimoli, nemmeno se, pensate che beffa sarebbe stata, avreste potuto fermare la nostra striscia di imbattibilità. Nemmeno se giocate in casa, nemmeno se fate una coreografia che fa oibò anche al maiale, nemmeno se c'avete da vincerla per dimostrare, a quanto dite, che siete una squadra che si merita di più della quinta, ora a rischio, posizione. Nemmeno se stasera noi ci siamo poco, nemmeno se forse facciamo una delle peggiori prestazioni del girone di ritorno. Nemmeno se ci attaccate e fate pressing alto, nemmeno se nel secondo tempo ci affacciamo tre volte sole alla vostra area. Nemmeno se Pogba sbaglia solo davanti al portiere, nemmeno se Bonucci vi regala il pareggio, nemmeno se vi facciamo partire in contropiede. Nemmeno se Cuadrado entra in campo fumato e nemmeno se, e questa è grossa ragazzi, l'arbitro vi fischia un rigore a favore che non c'è. Nemmeno se ci riprovate venti volte... NON VINCETE MAI!!!!

MotoGP 2016: Jerez (Spagna)

Prima gara in Europa, in casa dei due spagnoli che stanno facendo il bello e cattivo tempo. Ma... Ma c'è un nuovo rivale che scombina i loro piani. Un ragazzetto italiano di primo pelo che si impone nelle qualifiche conquistando la pole position, parte a fionda, mette le sue ruote davanti agli altri e giro dopo giro martella (era un altro che martellava?) il cronometro, esegue con disinvoltura il giro veloce e va a vincere... Gradino più alto del podio per questa giovane promessa che, una volta presa confidenza con moto e pista, sembra non avercene per nessuno. Ed eccoci così alla 113° vittoria, un ennesimo punto esclamativo su una carriera che non ha bisogno di presentazioni. Grazie Vale, grazie perchè rendi bellissima, eclatante, magnifica una gara altrimenti noiosa, con il primo che arriva primo e con nessun sorpasso. Ma quando ci sei te lì davanti, è bello vedere come ci stai, come difendi la posizione, come lotti per migliorare il vantaggio. Rossi c'è.

Orange Is The New Black [Stagione 3]



Anno: 2015
Titolo originale: Orange Is The New Black
Numero episodi: 13
Stagione:3
 
Proseguono, ed a quanto parte terminano con questa terza stagione, le avventure in arancione di Piper Chapman. Il carcere è pericoloso e ingabbiante come una scuola elementare, certo non è piacevole starci, ma la minima sicurezza è davvero minima. Anche in questa stagione i protagonisti assumono una dimensione corale, ed escludendo poche scene, non ce n'è uno maggiormente evidenziato di un altro. Le tinte continuano ad assumere un connotato quasi da commedia e con litigi, spregi, pericoli che fanno parte della vita quotidiana, senza esagerazioni. Forse un po' sottotono rispetto alle precedenti, ma si lascia guardare con interesse, dando spazio anche alla gestione del penitenziario, ai secondini, al mondo esterno. Non so se ci sarà mai una quarta, Chapman ha ancora un po' da scontare, ma credo che possa tranquillamente concludersi qui.

sabato 23 aprile 2016

Furore (1940)




Regia: John Ford
Anno: 1940
Titolo originale: The Grapes Of Wrath
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (8.1)
Pagina di I Check Movies
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Anche fin troppo semplice guardarlo e restarne ammaliati per tutte le due ore del film, con un soggetto del genere che si basa sull'omonimo romanzo di Steinbeck. Eppure non si può pensare che avere tra le mani una pietra miliare della letteratura americana e mondiale possa garantire un successo anche per la sua trasposizione cinematografica. Ebbene, tralasciando la trama (è tema da tesi, figuriamoci se posso contribuire con qualcosa di utile tramite il blog), Furore riesce ad avere una potenza inaudita: pietà, forza d'animo, resa, lotta... La Recessione e la povertà, un mondo di vinti e di prepotenti, ma anche di buoni propositi, di speranza, di ricerca. Tutte queste, e molte altre, vengono fuori come si trattasse di un buon raccolto. Eppure è proprio la terra arida e spazzata dal vento a costringere la famiglia Joad ad abbandonare l'Oklahoma e dirigersi (attraverso la Route 66) verso l'Eden che prende il nome di California. Henry Fonda e soprattutto Jane Darwell sono sensazionali, sia nel ruolo che devono interpretare sia nel porsi in primo piano a discutere e lottare. Filosofia e poesia allo stato puro, trasmesse dalle immagini. Certo, siamo nel 1940, i mezzi e la recitazione hanno un qualcosa di diverso rispetto ad oggi, ma te sei lì con loro e li ammiri: la forza di muoversi da Est ad Ovest è la stessa che abbiamo vissuto da Sud a Nord, che ogni popolo ha intrapreso, che ogni vinto è stato costretto a percorrere. E non si tratta solo di coraggio, perchè quando non hai alternativa devi farlo. E' questa la cosa più triste: il sogno infranto e la mancanza di alternative. Almeno nell'immediato, perchè comunque non tutto è da buttare. La speranza aleggia ancora, nel cuore dei forti, nella commessa che regala il dolciumi, nella mamma che sfama anche i bambini non suoi. Ed è anche una speranza per la sopravvivenza di ciò che è talmente immenso da dover essere un successo anche nonostante le difficoltà: Furore è una pesante critica politica, Furore non sottolinea la bellezza del Sogno Americano, Furore può andare oltre senza essere volgare, pesante, politicizzato. Per questo Furore è immenso e diretto da John Ford che ne esalta appieno il senso, cupo, pessimista, desolato, anche con quel piccolo spazio da donare alla speranza. Travolgente.

venerdì 22 aprile 2016

L'Atalante (1934)




Regia: Jean Vigo
Anno: 1934
Titolo originale: L'Atalante
Voto: 4/10
Pagina di IMDB (7.9)
Pagina di I Check Movies
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La Nouvelle Vague: surrealismo, poesia ruvida, vita vera. Una pietra miliare del genere, un tassello fondamentale che anticipa di poco il cinema moderno. Troppo vecchio però per piacermi, troppo vecchio, anche nella confezione in DVD della Ermitage per essere apprezzato, con un restauro in cui si perdono i dettagli dei volti (soprattutto nella parte iniziale) e dove lo "sporco" della pellicola è fin troppo evidente. Secondo ed ultimo lavoro di Jean Vigo che morì addirittura prima che il film fosse completato, ha avuto una storia travagliata subendo anche numerosi tagli che no hanno certo giovato alla sceneggiatura. Un marito burbero, capitano di una chiatta, l'Atalante appunto, che solca i fiumi francesi, la sua sposa che scopre lentamente e per la prima volta il mondo esterno, un bizzarro e sopra le righe lupo di mare, le incomprensioni amorose, la solitudine e la disperazione in un intreccio caotico, in cui la linearità della trama viene spesso lasciata da parte, per sottolineare gli atteggiamenti dei e tra i protagonisti. Ho provato un po' di distaccata pena per la figura della ragazza, ingenua e curiosa, bramosa di vivere un'avventura esterna, alla scoperta della grande città, portatrice suo malgrado di gelosie e turbamenti da parte del più maturo e navigato marito. Degna di nota, per non dimenticarcene, consapevoli che oggi possa valere quasi zero, la sequenza subacquea surrealista tanto quanto quella finale dei due corpi separati che si sovrappongono nell'amore. Da guardare per cultura personale e vantarsene in baita davanti al camino qualora dovesse saltare la corrente e non esserci una wifi disponibile. Il DVD presenta come extra soltanto capitoli di tipo nozionistico:

  • L'Atalante
  • Il racconto
  • La genesi
  • A propos de L'Atalante
  • Lo sapevate che...
  • Hanno detto del film
  • Chi è Jean Vigo
  • I suoi film
  • La parola

giovedì 21 aprile 2016

Juventus 3 - Lazio 0

Immensi. Ordinati, spettacolari, divertenti: perfetti. Dalla rimonta 70 punti su 72 disponibili, solo due reti subite nel girone di ritorno, e si potrebbe continuare a snocciolare dati che confermino la superiorità dei bianconeri rispetto ad ogni tipo di avversario. Ed il bello è che gli altri poverini, stano facendo anche un bel Campionato, ma purtroppo non possono farci niente con chi le vince tutte. Grazie ancora a tutti, alla Società, ai giocatori e pure ad Allegri che più volte ad inizio stagione ho cercato di far fuori con gufate e riti satanici. Fortunatamente tutti andati a vuoto, perchè alla fine ha avuto ragione lui e ci ha portato, prepotentemente al quinto scudetto consecutivo. Roba non da tutti no? E vincerlo contro tutti quanti deve essere davvero una bella soddisfazione. Messi altri tre punti esclamativi sulla parola fine, e saluta i Campioni d'Italia!!! #finoallafine

martedì 19 aprile 2016

La Signora Scompare (1938)



Regia: Alfred Hitchcock
Anno: 1938
Titolo originale: The Lady Vanishes
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (8.0)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon
 
Il solito Hitchcock, anche se datato, uno degli ultimi del filone inglese: vincente, interessante, curioso. La pellicola si divide in più parti ed ognuna pone l’accento su di un determinato genere, facendo in modo che lo sviluppo sia incessante, senza sosta, anche claustrofobico per via delle ambientazioni: un albergo a corto di camere, un treno. La lunga introduzione ci presenta i personaggi, in maniera divertente, a tratti forse comica o in ogni modo facendoci pregustare quel senso di commedia che aleggia per tutto il film, poi passiamo per il thriller misterioso, il giallo psicologico che ti coinvolge e ti crea numerosi dubbi. Infine ecco la  parte in cui azione e spionaggio prendono il sopravvento e trasformano il tutto in maniera più rocambolesca, in una spy story dei vecchi tempi Sceneggiatura riuscita, sebbene a mio avviso comprenda in contemporanea troppi generi per avere una propria anima. Le scene più divertenti sono a discapito di un realismo che forse non era in voga all’epoca, ma che fa perdere un po’ di mordente in momenti dove il pathos e l’adrenalina avrebbero potuto essere maggiori. Fa sorridere oggi l’attrezzatura utilizzata per alcuni effetti speciali, come modellini o schermi su cui proiettare l’esterno o ancora oggetti ingranditi che catalizzano l’attenzione dello spettatore, ma sicuramente per gli anni trenta erano davvero una bella trovata. Non meno interessante inoltre l’insieme dei dialoghi, all’avanguardia, moderni, acuti che lasciano anche intendere che i tempi stanno cambiando. Un'opera meno conosciuta rispetto ad altri lavori, che merita però di essere vista ed apprezzata.

Q8easy Club e PayPal

Dovete fare benzina e non avete contanti in tasca? Non ricordate il codice del bancomat o non volete tirarlo fuori? Insomma, volete usare qualcosa di differente e più 2.0 che mai? Q8, con i distributori che aderiscono (ad esempio quello a Piombino in Lungomare Marconi), permette di poter pagare grazie allo smartphone ed il proprio conto Paypal. Di conseguenza quindi, anche se ci avete collegato una carta di credito, non pagherete le commissioni sul carburante. E’ bene saperlo. Comunque il sistema, è comodo, differente dal solito, ma non esattamente immediato. Già una decina di giorni fa ad esempio scaricai l’applicazione Q8easy Club per poter usufruire del servizio o quantomeno provarlo. Non mi permetteva di loggarmi, nè con l’account Paypal nè con quello di Facebook. Il che la rendeva totalmente inutilizzabile. Ieri ho ricevuto l’aggiornamento (versione 3.3.1) così questa mattina ho provato ancora. Abbiamo bisogno di alcuni minuti per completare tutte le verifiche (collegamento all’account, spunta delle informazioni su privacy, convalida telefono tramite sms) e poi possiamo iniziare. Il GPS va tenuto attivo (credo per un discorso relativo anche alla sicurezza della transazione) e possiamo richiedere un codice di sei cifre da inserire nel casottino del self service. Abbiamo due limiti di spesa: 100 euro massime per operazione 150 euro massime totali per settimana. Possiamo inoltre scegliere, se lo desideriamo, un limite  per la singola operazione che andremo a fare. Ad esempio io ho scelto 20 euro, che vengono preautorizzati sul conto, mentre poi verranno tolti solo quelli effettivamente spesi (nel mio caso 10,26). I restanti non vengono scalati dalla carta e non vanno sul conto Paypal, ma si stratta solo di una preautorizzazione massima. Il codice è valido per dieci minuti, poi servirà crearne un altro, se non facciamo rifornimento in tempo. Alla fine, nonostante la semplicità di utilizzo non si guadagnano minuti o secondi rispetto ad una canonica spesa con bancomat o contanti, ma è sempre un sistema in più da poter scegliere. Che magari di volta in volta, presa l'abitudine sarà comodo e friendly.

domenica 17 aprile 2016

Juventus 4 - Palermo 0

Manca la matematica, ma possiamo farne anche a meno. Senza sbilanciarci, senza inutili giri di parole scaramantici. Siamo arrivati a vincere il quinto scudetto consecutivo. Un'impresa immane, storica, epica. Abbiamo iniziato male, così male che temevo la conclusione del ciclo in maniera ai limiti del vergognoso. Ma la rimonta è stata più bella, insperata, meticolosa, schiacciante. La squadra italiana che ha fatto meglio in Europa, non solo quest'anno, ma negli ultimi cinque, quella con il più alto coefficiente UEFA, quella che se la gioca alla parti anche con le più forti e blasonate, quella che in Italia non ha rivali. Le scuse poi sono terminate, le inseguitrici si sono fermate creando e cercando alibi, come se potessero condizionarci, ma eccoci qui a dare un poker al Palermo. Partita semplice sulla carta, anche se loro dovevano dimostrare di non voler retrocedere. Partita semplice anche in campo però, perchè i nostri sono più forti, più bravi ed ancora più motivati. Non abbiamo subito la pressione di giocare dopo il Napoli, non abbiamo subito la pressione di giocare prima del Milan. Queste sono solo patetiche scuse, mezzucci utilizzati da chi non è abituato a vincere e crede nelle teorie del gombloddo, della sfortuna, della casualità. Il fatto è però uno solo, la straordinaria capacità della Juventus di fagocitare ogni competizione, di essere sempre protagonista, di provarci con tutte le sue forze. Kedhira, Pogba, Cuadrado, Padoin: quattro reti pesantissime, un punto esclamativo indissolubile. Salutate la capolista, #finoallafine.

Skyfall (2012)




Regia: Sam Mendes
Anno: 2012
Titolo originale: Skyfall
Voto: 5/10
Pagina di IMDB (7.8)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon (Cofanetto 3 BD di 007)


Nella norma, niente di sensazionale. Continua la saga di 007 iniziata da  Daniel Craig con Casino Royale e proseguita con Quantum Of Solace: gli elementi in comune non mancano, come i personaggi ed è questa forse la migliore arma che l'Agente segreto inglese porta con sè. Gli episodi sono in qualche modo legati tra loro, ma al tempo stesso possono anche essere visti singolarmente. In tutto il film però c'è un qualcosa di fastidioso che non mi ha convinto. Il continuo giocare con "il vecchio ed il nuovo". E' simpatico se usato a piccole dose, ma qui la regia ne abusa. E sono passati solo quattro anni dall'ultimo capitolo, non ne capisco davvero il significato. Non è che come storia ne abbiamo una "vecchia maniera" in stile anni settanta o sessanta. Non è che abbiamo un protagonista vecchio (un ritorno di Sean Connery ad esempio) o un ritorno della sega dopo tanti anni di fermo. Non abbiamo neanche una trama che vede vecchi nemici, vecchi personaggi... Tutto nella norma per una tranquilla storia d'azione. In cui si parla poco anche di spie se vogliamo, perchè la vendetta è l'unico sterile movente.
Extra del bluray:

  • Le riprese di Bond (59 minuti)
  • La prima di Skyfall (4 minuti)
  • 2 commenti audio
  • 2 trailer

sabato 16 aprile 2016

Skins [Stagione 7]




Anno: 2013
Titolo originale: Skins
Episodi: 6
Stagione: 7

Stagione conclusiva di Skins,  la più breve con solo sei episodi, nettamente la migliore. La più malinconica, la più matura. Senza le stagioni precedenti però non saremmo arrivati a tale risultato, perchè vedere alcuni dei personaggi cresciuti, dirottati all'esterno dell'adolescenza, ha valore se prima crei un legame con loro. Anche se di antipatia o di disprezzo. E' bello osservare i cambiamenti, o i presunti tali, gli sforzi, gli errori. Divisa in tre micro parti, ognuna di due episodi: Fire con Effy, Pure con Kassy e Rise con Cook. Come fossero tre spinoff. Netto il cambiamento in determinati atteggiamenti, netta anche la vecchia ossatura di cui è difficile liberarsi. C'è chi coglie l'attimo, chi lo aspetta, chi fugge, chi lo spreca, chi non lo riconosce, chi ci prova nonostante tutto. Peccato che non tutte le serie si siano prestate per questo esperimento, peccato che solo alcuni protagonisti siano sotto la lente di ingrandimento. Gran finale dopo sette anni dall'inizio.

venerdì 15 aprile 2016

La Famiglia Addams (1991)



Regia: Barry Sonnenfeld
Anno: 1991
Titolo originale: The Addams Family
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (6.8)
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Onestamente sensazionale. Mi piacque la prima volta, quando ero bimbo, e mi è piaciuto adesso, che sempre bimbo sono, ma cresciuto. Prima del film, La Famiglia Addams andava decisamente più di moda rispetto ad adesso, grazie alla serie TV. Che era, anche questa, divertente e simpatica. Senza dubbio innovativa, frizzante con quell’humor nero e macabro che ha dato successo alla saga. La trasposizione da tv a cinema secondo me è stata non solo indolore, ma anche necessaria e fruttuosa. La mostruosa famiglia di Gomez (Raul Julia) e Morticia (Anjelica Huston) è sorprendente: nei dettagli grandi e piccoli, nelle mosse, nelle mimiche facciali, negli atteggiamenti meno in bella vista. Atipici mostri che nonostante tutto risultano reali e portatori sani di quella lotta contro la falsa moralità, il perbenismo di facciata e l’arrivismo spietato di una società che guarda solo all’apparire. Abbiamo quindi un lavoro dedicato al nucleo famigliare, che diverte, sazia, si fa apprezzare perchè non risulta mai volgare, pesante o addirittura troppo elaborato  Nonostante l’ottima scenografia, i magnifici costumi, i potentissimi effetti speciali, non si tratta di un blockbuster pronto solo a stupire visivamente. Anche la trama può dire la sua, ed a proposito di cose dette, non sono neanche da sminuire i dialoghi (specialmente quelli della coppia). Nel complesso una pellicola riuscita sotto molti aspetti che non strafà, non si auto lusinga, non crea fastidiose iperbole di anti moralità. La Famiglia Addams è sui generis, si adatta al mondo reale quando cade in disgrazia, e ritorna prepotentemente ad imporsi come alternativa, una volta risalita la china. Cult inamovibile.

giovedì 14 aprile 2016

The One (2001)

Regia: James Wong
Anno: 2001
Titolo originale: The One
Voto: 2/10
Pagina di IMDB (5.9)
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2001, ma come se fosse di inizio anni novanta. Delusione completa, o quasi per un film in cui l’azione è sporcata da brutti e poco costosi effetti speciali, ed in cui la trama è resa povera anche dove non dovrebbe. Lo spunto interessante non è che sia il massimo dell’originalità. Così, tanto per far capire che non si scherza su questi argomenti ecco che non ho nessuna pietà. Universi paralleli, multiversum, unicum, se dovete farlo fatelo per bene. Non mi state ad annoiare. Fate pena. Poi deh colpi di arti marziali super potenti quando conviene alla sceneggiatura, ma anche colpi di pistola sbagliati per allungare il brodo. Non mi capacito di essermelo trovato tra le mani ed averlo guardato. Statham coi capelli ed al tempo stesso pelato non si può vedere. Senza contare che "ne resterà soltanto uno" ha fatto storia, ma una storia ben diversa

mercoledì 13 aprile 2016

Hunger Games: Il Canto Della Rivolta - Parte 1 (2014)



Regia: Francis Lawrence
Anno: 2014
Titolo originale: The Hunger Games: Mockingjay - Part 1
Voto: 4/10
Pagina di IMDB (6.7)
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Ho faticato un po’ a fare mente locale e ricordarmi cosa fosse successo nei capitoli precedenti. Inoltre ho subito anche la sindrome da Matrix 3, con tutta sta storia della rivoluzione e della ribellione. Poi nei momenti in cui ero rassegnato a guardarmi un film senza troppe emozioni è arrivata la canzone The Hanging Tree che mi ha risollevato l’animo. Veramente riuscita, ti prende, ti rende parte del progetto. Ma non dura all’infinito, questo è chiaro. Al resto deve pensarci Jennifer Lawrence, che è cresciuta, e nonostante il trucco dimostra più di venti anni. Sarà poi che la storia divisa in due parti distinte, lascia il meglio da ultimo (voglio sperarlo) e mi pare che in questa prima sezione non si dia troppo spazio all’azione, piuttosto che alla politica ed alla strategia. Insomma niente di spettacolare, niente che possa in qualche modo far valere eventuali utilizzi degli effetti speciali. Invece io ci speravo. Non che il risultato sia brutto, anzi in un certo senso è maturo, ma sarebbe stato bello anche avere, nell’arco delle due ore, minuti in più da dedicare ai popcorn. Sicuramente serve per far crescere l’interesse per la seconda parte, su cui si riversano tutte le aspettative. Dialoghi e teorie ne abbiamo già in abbondanza anche qui, con scenette che strappalacrime, amori infranti, gattini che devono essere salvati... Del tipo: la roba brutta si mette qui, tanto dovete tornare al cinema per guardare il prossimo. Boh, speriamo.

lunedì 11 aprile 2016

Hiroshima Mon Amour (1959)




Regia: Alain Resnais
Anno: 1959
Titolo originale: Hiroshima Mon Amour
Voto: 3/10
Pagina di IMDB (8.0)
Pagina di I Check Movies
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Lettore casuale di VER: se sei permaloso ed anche un amante del cinema, fermati qui, non proseguire. Lettore assiduo di VER: se hai i miei stessi gusti, resta ignorante come me, non guardare sta lagna. Inventati una scusa se ti invitano a guardarlo, fingi un malore, metti in atto un sabotaggio. Hiroshima Mon Amour non fa per me. Non fa neanche per VER: dovrei iniziare a fare le video recensioni, in cui sbadiglio e mostro le faccine irritanti. Difendo a spada tratta il diritto di appassionarsi a ciò che piace, fosse un Rocky qualsiasi, e difendo anche il diritto di allargare i propri orizzonti, ma qui si tratta di soffrire. Più dei protagonisti stessi, che metaforizzano il dolore, l'amore, la guerra e la pace. Ok, il film si capisce, ci sta tutto, non serve il Morandini o qualche lezione di cinema per scoprire la poeticità che sta alla sua base. Io tra l'altro mi annoio anche se leggo le poesie. Con un film mezzo francese e mezzo jappo dai dialoghi diabolicamente ripetitivi non ce la faccio. E' davvero una tortura credetemi. Preferivo quasi la parte iniziale con quel finto senso documentaristico. I monologhi teatrali sono per il teatro (che pure quello mi annoia), quelli sentimentali sono per chi si commuove a sentirli. Io c'ho il cuore duro, la testa dura e tutto il resto moscio dopo 90 minuti che paiono dilatarsi all'infinito. Inutile continuare. Punto.

domenica 10 aprile 2016

MotoGP 2016: Austin (Stati Uniti)

Tutto da rifare. Partenza non fortunata per Rossi che già alla terza curva perde posizioni per colpa della frizione ed in fase di recupero perde anche l'anteriore, finendo a terra e di conseguenza uscendo dalla gara. Poco dopo Dovizioso, terzo, viene abbattuto dalla Honda di Pedrosa. Il gradino più basso del podio riesce ad ottenerlo l'altra Ducata, quella di Iannone che si pizza dietro a Lorenzo ed ad un incontenibile Marquez. Là davanti gara noiosa, senza emozioni. Poi con Rossi fuori fin da subito guardare il MotoGP è solo un esercizio fine a se stesso. Belle le moto, belle le gare, ma tolto lui è come andare a cena e guardare gli altri. Peccato perchè anche se era impossibile eguagliare la bellezza dello scorso campionato, la stagione era iniziata non male. Adesso è tutto da rifare, niente perduto, ma comunque più difficile.

Trovata finalmente #8

Non è proprio una di quelle canzoni che ricercavo. Cioè l'avevo già sentita e dimenticata, e come quando senti un odore ti ritorna alla mente il passato con scene specifiche della tua giovinezza. Credo che la prima volta in assoluto che la sentii, ma non ne sono sicuro, fu grazie ad una cover non so se degli L.A. Guns o di qualche altro gruppo. Sicuramente è una traccia che non ha lasciato indifferenti i media: è nel primo Halloween e nel suo remake del 2007, così come nel primo Scream e magari in chissà quanti altri. Così mentre cercavamo una stazione radio che non passasse solo quella cantilena di Adele ecco che arriva. Pronto con SoundHound offline ed ecco tutto pronto: Blue Oyster Cult - (Don't Fear) The Reaper

Prison Break [Stagione 3]




Anno: 2007 - 2008
Titolo originale: Prison Break
Episodi: 13
Stagione: 3

E' sempre un piacere guardare Prison Break, anche se l'effetto novità è svanito dalla prima stagione. Qui si parla di nuovo di fuga, una cosa impossibile, mai tentata prima, da un carcere panamense. Beh, concettualmente è abbastanza intrigante, ma per complicare le cose e non rendere le scene troppo scontate o poco originali, questa volta il piano ingegnoso manca, se non del tutto, quasi. Forse, addirittura più di Michael è il fratello Lincoln a trovarsi nella posizione di organizzatore. Con buoni risultati. Purtroppo nonostante il numero esiguo di episodi (13) rispetto al solito (oltre 20), a tratti sa di brodo allungato. Ci sono ancora numerosi personaggi, che guarda caso si ritrovano tutti invischiati nel solito pantano, e che meritano un'attenzione non indifferente. Resta il fatto, eclatante, che la Compagnia si comporta da padrona del mondo solo in alcune occasioni. Forte, spietata, dai mezzi illimitati per le piccole cose o per le minacce, ma mai concreta quando il gioco si fa veramente duro. Insomma le risorse dei cattivi vengono utilizzate in malo modo, ora tagliano le teste, poi perdonano, poi non riescono a far evadere un uomo dentro una prigione corrotta e si affidano a due, che in realtà non sono professionisti, ma semplici sprovveduti. Poi la storia del complotto però va avanti e lascia molte domande senza risposta, che speriamo di osservare meglio nella prossima stagione.

sabato 9 aprile 2016

Milan 1 - Juventus 2

Liquido basico di colore giallo-verde secreto dal fegato della maggior parte degli animali vertebrati. In molte specie, essa viene prodotta e immagazzinata nella cistifellea tra un pasto e l'altro e, mangiando, è iniettata nel duodeno dove collabora ai processi della digestione. Secchiate di bile per tutti, anche questa sera. Perchè si sa, la Juve vince a culo, vince perchè ruba, vince perchè si dopa, vince perchè gioca a mezzogiorno, vince perchè l'ha detto Paolo Fox, vince perchè ha lo stadio di proprietà, vince perchè il sole sorge ad est, vince perchè sì. E quando si vince, gli altri giocano a testa alta, avrebbero meritato qualcosa in più, hanno messo carattere, poverini, perdere non è proprio giusto. No no, solo 21 vittorie ed un pareggio nelle ultime 22 gare. Niente di stratosferico per carità, fino a Natale era il Campionato più belle di sempre, adesso si guarda il Basket, il Relly, il Golf ed il Pingozzo. Loro. Non noi, noi continuiamo a guardare la nostra squadra che vince, in trasferta come in casa, in rimonta magari, senza essere Tevez-Pirlo-Vidal dipendenti. Senza essere Dybala dipendenti. Senza subire troppo, senza essere schiacciati. C'è equilibrio? Ok, ma noi si vince. Buffon ha fatto il miracolo? Ok, ma noi si vince. Pogba ha preso palo? Ok, ma noi si vince. A voi alla fine che resta a parte una doccia di bile? Resta che salutare la capolista. #finoallafine

Daredevil (2003)




Regia: Mark Steven Johnson
Anno: 2003
Titolo originale: Daredevil
Voto: 4/10
Pagina di IMDB (5.3)
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Essendo che mi sto gustando la serie tv su Netflix e che mi sta piacendo abbastanza, ho deciso di guardarmi il film che fu girato alcuni anni fa. Sospettavo che non fosse un granchè altrimenti lo avrei visto, o mi sarei ricordato (nel caso) di averlo fatto. L'inizio ci può stare, l'introduzione alla storia va bene, ed anche l'impronta fumettistica, con tinte scure e noir. Così come la buona trovata della sua vista radar grazie all'udito. un espediente interessante che riesce a coinvolgerti. Per il resto no. No Ben Affleck, ma soprattutto no Jennifer Garner, troppo bella e troppo finta nel combattimento corpo a corpo. No i troppi personaggi con ben due villains: un quasi ok per Colin Farrell, una bocciatura completa per Fisk, almeno come personaggio. Dura troppo poco, non è approfondito, non fa paura. Le scene di azione ci sono, quelle pirotecniche ed atletiche sono troppo finte per poter essere ammirate. E comunque viste le prime puntate della serie tv, tutto sembra troppo veloce, confusionario, con una sceneggiatura scritta a capitoli. Insomma, non è un gran bel film, ma qualcosa di minore, per un personaggio minore.

Skins [Stagione 6]

Anno: 2012
Titolo originale: Skins
Episodi: 10
Stagione: 6

Termina il terzo ciclo di giovani iniziato con la già pessima quinta stagione di Skins. Ed anche questa delude, con protagonisti non all'altezza, cambi repentini di personalità e situazioni, esagerazioni ormai che non aggiungono nulla di nuovo. Il parto, la morte, il metallaro con i capelli corti, i fratelli nemici ed amici. Manca di spessore e profondità e si sente la mancanza di un vero e proprio leader, almeno scenico, che invece nei due cicli precedenti era presente anche se non accentuato. Storielle di giovani allo sbando che non hanno mai una lira per le cose più semplici o essenziali, ma che sono carichi di alcol, sigarette e droghe. Aumentano i numeri delle docce fatte, questi puzzano all'apparenza meno, ma restano dei sudici. La settima è l'ultima, quindi deduco, e spero vivamente che si tratti di un riassunto globale di tutti i protagonisti cresciuti. O magari un nuovo ciclo non concluso e mai finito. Staremo a vedere, certo è che Effy ci manca, così come l'odioso fratello.

venerdì 8 aprile 2016

Città Di Carta (2015)




Regia: Jake Schreier
Anno: 2015
Titolo originale: Paper Towns
Voto: 4/10
Pagina di IMDB (6.4)
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Noioso. Per niente intrigante. E se lo guardi sul volo Roma - Miami ti stimola il sonno. La classica storiellina di formazione sul fare le cose diverse dal solito, su quanto si è ganzi se si agisce fuori dagli schemi e così via. Ma neanche troppo tra l'altro. La bellina di turno è anche la ragazza più "in" della scuola, ma ogni tanto scappa dalla propria monotona vita e questa volta coinvolge anche lo sfigato suo vicino di casa. Che ovviamente è pure innamorato dei lei. Così inizia l'avventura su strada: da Orlando allo Stato di New York con l'obiettivo di tornare in tempo per il ballo della scuola. Quello che tutti odiano, ma a cui tutti vogliono partecipare in compagnia di una bella persona. L'unico che non ci riesce è proprio il protagonista che riceve un bel due di picche nonostante gli sforzi. Sarà per la prossima.

Operazione U.N.C.L.E. (2015)




Regia: Guy Ritchie
Anno: 2015
Titolo originale: The Man From U.N.C.L.E.
Voto: 5/10
Pagina di IMDB (7.3)
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So che guardarlo sul monitor di un aereo non è proprio il massimo, trattandosi di un film con un discreto numero di scene d'azione, ma sono anche convinto che se lo avessi visto nel mio salotto il giudizio non sarebbe cambiato molto. Del resto non ho mai visto la serie tv degli anni sessanta a cui si ispira, anche se devo dire che sarebbe stato divertente, soprattutto per l'epoca, in cui vedere alleati agenti segreti delle fazioni opposte non era cosa di tutti i giorni. L'ambientazione è buona anche se la sceneggiatura pare per l'appunto una singola puntata di un telefilm, i personaggi non sono male, avrei preferito qualcosa in più per l'americano (Hanry Cavill), mentre il sovietico (Armie Hammer) è quello maggiormente costruito e più simpatico. La storia si lascia ben guardare senza alti nè bassi.

The Walking Dead [Stagione 6]




Anno: 2015 - 2016
Titolo originale: The Walking Dead
Numero episodi: 16
Stagione: 6

Sicuramente questa sesta stagione è migliore rispetto alle ultime due di The Walking Dead, sebbene dovendo attendere la messa in onda di ogni singolo episodio non me la sono goduta come le prime. Una puntata a settimana è già di per sè logorante, se poi ci mettiamo pure la pausa invernale ti cresce rabbia e nervosismo. Ormai però sono troppo affezionato ai personaggi (anche se muoiono) per rinunciare e non guardare più la serie. Già perchè, il moto circolare è comunque una costante: scappa, combatti, rifugiati, difenditi. Vizioso tanto non poterne più uscire e tanto da sapere ormai cosa aspettarsi. Il pathos e le emozioni non derivano più dai morti viventi, anche se questi quando devono appaiono improvvisamente e silenziosamente.Il pericolo maggiore viene sempre dagli essere umani, e pure questa è divenuta una costante, in una serie con gli zombie. nonostante tutto però questa stagione riesce ad avere quella insperata marcia in più, con lotte campali, personaggi che sembrano essere morti (Glen), nuove entrate, vecchi amici che si ripresentano. Di certo Negan ed i Salvatori sono villains molto appetibili, che piaceranno al pubblico ed a me. Spero in una settima stagione con combattimenti epici, superiori a quelli contro il Governatore, di quelli in cui lasci pezzi per terra, che siano braccia o pedine fondamentali della famiglia. L'ultima puntata lascia un hype incredibile: qualcuno di importante è morto. Oltre a voler scoprire chi (il rosso? lo scienziato stupidotto? un protagonista assoluto?) voglio sapere come Rick si comporterà questa volta, faccia a faccia con un nemico spietato e ben organizzato. Adesso ha praticamente perso tutto, tranne che la vita, ma in una serie del genere si è anche pronti a tutto sebbene si abbiano poche possibilità di sopravvivenza. Gli sceneggiatori possono anche contare sul fatto di non mostrarci fin dalla prima puntata chi realmente ci abbia abbandonato. I cuor mio spero non Daryl, sebbene nei sedici episodi non sia stato un vero protagonista al cento per cento.

mercoledì 6 aprile 2016

Dodicesimo giorno: ultimo a New Orleans

E' sempre difficile lasciare gli Stati Uniti, non ti prende bene, anzi passi l'ultimo giorno in down e non riesci quasi a godertelo. Poi se ci metti che New Orleans ti ha affascinato cosi' tanto, il distacco sara' ancora piu' forte. Le emozioni pero' restano, cosi' come i ricordi, sotto varie forme, digitali o mnemoniche. E per fortuna saranno indelebili. Oggi su quella steamboat che attraversava il Mississippi mi sono sentito un vero uomo del sud, temprato dal sole caldo, con lo sguardo rivolto lontano. Mark Twain lo ha navigato e ne ha tratto ispirazione. E' successo anche a me, gli Stati Uniti non si allontanano definitivamente, ma sono sempre piu' presenti.

Foto di New Orleans (05/04/2016)

Playlist (11 video)

martedì 5 aprile 2016

Undicesimo giorno: New Orleans

Resto sempre piu' convinto della mia idea iniziale: New Orleans e' fantastica. Non ci sono cose da aggiungere. E lo e' anche di giorno, sebbene uno possa aver avuto dei dubbi, essendo arrivato a meta' pomeriggio. Le cose che offre sono innumerevoli e non si limitano al quartiere francese, perla di indiscussa autenticita'. Oggi abbiamo visto nell'ordine un cimitero, la cattedrale piu' antica d'America una pasticceria creola, il museo della Seconda Guerra Mondiale, un cable tram, il City Park e cosi' via. Senza contare le innumerevoli gallerie d'arte, i negozi tipici, quelli di antiquariato, i locali jazz e quelli di cui e' difficile definire la musica, abbiamo assistito ad un concerto live , siamo stati per posti. Insomma facciamo cose, vediamo gente. Fantastica. Punto.

Foto di New Orleans (04/04/2016)

Ci sono anche numerosi video, ma devo attendere di caricarli


lunedì 4 aprile 2016

Decimo giorno: altro + New Orleans

Volevo e potevo iniziare l'articolo in tanti modi: la tortura del sonno che ho subito questa notte da gettons, il fatto che seguo anche da qui gli eventi sportivi (grande Vale secondo, grande Juve che vince ancora), oppure su quanto fosse interessante la base militare di Pensacola. Si' ok, tutto ganzo, come ganza e' stata Miami, ganza Key West, ganza Orlando e cosi' via. Ma poi siamo arrivati a New Orleans e tutto e' cambiato. E tra l'altro siamo anche arrivati abbastanza male, visto che ad attenderci per le strade c'era un mega rave party chiamato Super Sunday. Qualcosa di folle, di pazzesco, proprio nei pressi di casa (questa meritera' un apposito articolo recensione con calma, quando torno a Piombino) che ci ha fatto fare 800 metri in quasi un'ora. Immaginate il casino che fanno al Mugello, tutto pompato con la prepotenza ed il colore americano, e riversatelo in una decina di isolati. Moto che sgassano, che sgommano, che fondono il motore, auto da corsa, cavalli, genti pazza per strada, gente pazza sopra le macchine (mentre vanno) gente pazza che impenna, gente pazza con veicoli di cui ignoravo l'esistenza. Nonostante il casino totale riusciamo ad arrivare a casa, sistemarci ed uscire per il quartiere francese. Purtroppo le mie capacita' descrittive sono troppo basse affinche' possa riuscire a farvi capire. Di sicuro ha una marcia in piu' rispetto a tante altre. Hai voglia a dire che e' magica e musicale, si' vabbeh questo lo sanno tutti. New Orleans in questa prima sera e' davvero stupenda, una di quelle citta' che puo' mettere d'accordo tutti: Musampa, One, Ikkio, Squama, Torcia, Turimbo, Rase, Amulio. Addirittura me e gettons. E queste impressioni in neanche mezza giornata. Sto ancora smascellando, qui c'e' di tutto e di tutti i tipi. Credo che mi fermero' qui per finire il mio ultimo libro. Ah, dimenticavo: cena splendida, raffinata, francesissima, elegante come le punizioni di Del Piero, squisita, deliziosa ed anche ad un prezzo abbordabile da Compere Lapin.

Le foto sono solo della giornata praticamente perche' durante la festa se tiravo fuori il telefono ci sta che ne ritrovassi due, mentre la sera con le troppe luci sarebbero venute male.

Pensacola e New Orleans (03/04/2016)

Appartamento di Barrett a New Orleans

domenica 3 aprile 2016

Nono giorno: verso New Orleans

Apparentemente e' stata solo una giornata passata in auto, che ci ha avvicinato alla meta finale della gita, ma anche oggi di cose ne abbiamo viste durante il nostro cammino. Chilometri di asfalto ingabbiato dalle foreste e dalle paludi della Florida, uno Stato grande non solo in direzione Nord - Sud, ma anche Est - Ovest. Ed e' proprio la' che ci stiamo dirigendo. Purtroppo la Florida punta tutto sull'automobile come mezzo di locomozione, cosi' si creano anche lunghe code ed interminabili file che ci rallentano. Fortunatamente comprende due fusi orari, cosi' il tempo perso a smoccolare lo abbiamo riguadagnato grazie alla time zone differente. La nostra prima tappa e' stata Seaside, piccola cittadina fondata nel 1981, prima al mondo a rispettare i principi del neourbanesimo, ma soprattutto set di The Truman Show. Ovviamente ci siamo andati per quello. Devo dire che fin da subito pero' mi ha fatto un'impressione strana, di disagio. Mi ha ricordato molto la sigla di Wayward Pines, il telefilm. Tutta perfettina, tutta per benino, in cui solo i cittadini possono entrare in certe strade, in cui solo i cittadini possono parcheggiare. Noi ci siamo finti cittadini. Io un po' la faccia da Seasidiano ce l'ho, ed anche gettons. Nessuna multa infatti. Nel secondo pomeriggio siamo arrivati a Pensacola, ospiti della gentilissima Gina per il suo compleanno, festeggiato in una tipica trattoria di pesce sul Golfo del Messico. E per la notte siamo finiti in un motel Days Inn che fa davvero cacare, squallido, sulla strada e non e' neanche tipico.

Foto di Seaside

sabato 2 aprile 2016

Ottavo giorno: Daytona e St. Augustine

Giornata storica! Continua l'avventura su strada che ci porta in posti che l'uomo ha gia' toccato anni, ma che dico anni, secoli fa. La prima tappa e' a Daytona, per visitare lo storico circuito automobilistico, con pendenze di trentuno gradi. Immaginarsi i bolidi del NASCAR sfrecciare rombando sotto il sole della Florida e' fantastico e noi siamo li' in mezzo, tra i box ed i garage, sul circuito e sugli spalti. Quattro chilometri di adrenalina pura, per chi come noi vive la velocita' come uno stile di vita, ed il pedale del freno come un segno di debolezza. Noi uomini duri, con i tatuaggi che ti permettono di poter dormire in un tipico motel da film splatter, situato proprio di fronte ad un cimitero di St. Augustine. Questa e' la citta' piu' antica degli USA, e del continente americano (escluse le isole) in quanto gli spagnoli arrivarono nell'agosto del 1565, prima che gli inglesi approdassero in Virginia. Ed e' davvero molto antica, con tanto di mura, fortino, etc etc, ma e' pure una gradita sorpresa con locali, ristoranti, pub, negozi. Ha pure la seconda pizzeria degli USA nella classifica di TripAdvisor, cosi' non mi sono fatto mancare un trancio di pizza col pollo ed un pezzo di calzone pepperoni. Non sara' quella di Maso, ma la migliore mai mangiata dopo quattro visite quaggiu'. Ah oggi ci siamo pure fatti dare un box per portarci via il panino del pranzo, che ora è nel frigo. Se dovesse entrare qualche male intenzionato stendendo la porta (a pian terreno) con uno starnuto (e' di compensato) verra' aggredito dalle cipolle.

Foto della giornata (01/04/2016)

venerdì 1 aprile 2016

Settimo giorno: Orlando

Il settimo giorno e' sempre andato di moda riposarsi, cosi' e' toccato pure a noi. Una notte in albergo ti rimette al mondo, e se inizi con una colazione continentale ed il fantastico succo di mela, non puoi che essere carico di energia. Riposante si', ma non senza attrazioni: anzi, abbiamo passato proprio gran parte della giornata in una delle piu' famose, ovvero Walt Disney World. Il parco tematico scelto e' stato l'EPCOT, in cui fin da bambino sognavo di andare. Erano i tempi in cui leggevo Topolino, e sembrava davvero una cosa inarrivabile. Beh, anche questa va segnata nelle cose fatte dalla lista "prima di morire". Ovviamente alcuni step sono per un pubblico piu' giovane, e non sempre adatto a due grandicelli che hanno superato abbondantemente i trenta, ma restano piacevoli ed indimenticabili. Sono pure volato su Marte in una missione spaziale. Terminato il tour delle cose che piu' ci interessavano abbiamo fatto anche in tempo ad arrivare ad Orlando City, e gustarci uno dei suoi innumerevoli parchi con laghetto: Eola Park. Anche qui nuovo mezzo di locomozione, prendendo un pedalo' (pedalammo) mentre il sole scompariva. Cena diversa dal solito pesce mangiato fino ad adesso: stekahouse in cui e' iniziata una sfida con il cameriere. E' riuscito a riempirci ben cinque bicchieri a testa. Sicuramente noi volevamo vedere quanta limonata fosse compresa nel servizio, mentre lui pensava a quanto fossero stupidi questi italiani che si bevono un bicchiere dietro l'altro. Si e' meritato la mancia, mentre noi un bella pisciata.

Foto del giorno Orlando 31/03/2016