venerdì 10 giugno 2016

The Zero Theorem (2013)




Regia: Terry Gilliam
Anno: 2013
Titolo originale: The Zero Theorem
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (6.1)
Pagina di I Check Movies
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Lo ho atteso per moltissimo tempo, ma poi mi sono dovuto arrendere: in italiano non c'è, quindi via con al versione originale ed i sottotitoli. Con i lati positivi (si apprezza meglio il lavoro del cast) e quelli negativi (più difficile stare dietro ad una trama complicata). Ad ogni modo Gilliam riesce nel suo intento: ti porta in un mondo cyberpunk e distopico che ti fa smarrire e ti abbraccia avvolgendoti, creando pure un senso claustrofobico. Gilliam è un visionario. Ed un artista che sa quello che fa, che sa dove vuole spingersi e che sa esporre al pubblico. Crea una cornice che a mio avviso risulta essere la parte migliore di tutta la pellicola, un'introduzione fantascientifica e realistica in cui risalta i timori, le fobie, gli atteggiamenti malati ed incondizionati dei personaggi. Lo fa in maniera egregia, sublime. Così tanto che si perde un po' il senso filosofico sociale della sceneggiatura. Tutto il film si basa su concetti teorici, sulla ricerca di risposte profonde, ma la parte visiva prende il sopravvento e rischia più volte di non essere capito appieno. Lo si guarda con maggiore leggerezza di quanto lo stesso regista ci propone di osservarlo: gli interrogativi sono alti, altissimi, eppure sono rimasto stregato più dall'ambientazione che dal continuum narrativo, alle volte di difficile comprensione. C'è anche da dire che spesso questa è una costante per quanto riguarda il genere, almeno non tanto per i film (pochi a dire la verità) , ma per la letteratura. Una sorta di satira, per niente scherzosa, del nostro modo di essere, della concezione di vita, del nostro esistere a stretto contatto (ma anche no) con la tecnologia. Il nulla paurosamente dimostrato da un teorema. Il nulla sfruttato ed economizzato come ogni cosa. Il nulla come risultato ultimo del tutto. Come già detto, la prima parte e le ossessioni rivoltate come un calzino, le ambientazioni reali e virtuali mi hanno deliziato all'inverosimile, mentre le parti volutamente più concettuali, che poi risultano quelle meno lineari nonostante la loro semplicità, sono quelle che prendono meno piede. E' comunque qualcosa da non perdere.

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