giovedì 14 luglio 2016

Vivere E Morire A Los Angeles (1985)

Regia: William Friedkin
Anno: 1985
Titolo originale: To Live And Die In L.A.
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.2)
Pagina di I Check Movies
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Ci sono alcuni prodotti che vengono definiti di nicchia proprio perchè non tutti sono in grado di apprezzarli: io sono tra i fortunati che provano piacere a guardarli. Il lavoro, puramente anni ottanta, di Friedkin, è un noir pulito, ruvido, in cui la storia è spigolosa come i personaggi. Non c’è spazio per arzigogoli strani o per tecnicismi fini a se stessi, tanto che sono numerose le inquadrature su azioni silenziose, decontaminate da qualsiasi dialogo, ma profondamente graffiate da suoni o musica di sottofondo. Un gioco di guardie e ladri, dove tutti puntano a raggiungere il risultato desiderato, in cui c’è la morale, in cui il realismo umano delle azioni cozza con la finzione trasposta sullo schermo che evidenzia lacune cinematografiche nelle scene di lotta o degli inseguimenti. Un film ambiguo come ambiguo è l’utilizzo della legge che vuole contrastare la criminalità: la bellezza del film è data dal fatto che non esistono eroi, così come non esistono criminali affascinanti (sebbene Dafoe sia un concentrato di carisma). Non c’è linearità se non negli atteggiamenti dei protagonisti che si muovono all’unisono all’interno del caos che la trama ci mostra. Una confusione che però non permette ai “gemelli” di perdersi, di alienarsi dalla missione prefissata: anzi, ognuno di loro, a livello intellettivo, prende il posto del predecessore ormai scomparso. Ne è la prova definitiva Yukovic: nelle scene finali ha completato la sua trasformazione in Chance, prendendone il posto, così come ha fatto Chance stesso nei confronti del compagno ucciso. Pare che introspettivamente i gemelli si tramandino il cinico modo di porsi nei confronti della legge e della vita. Altri elementi di interesse risiedono nella cornice losangelina degli anni ottanta: già mitica anche solo a sentirne parlare, la fotografia riesce a risaltarla ancora di più, con le immagini sporche dell’alba e del tramonto. Insomma, un film forse difficile, forse a tratti di una lentezza esasperante, forse oggi già visto nella forma, ma indubbiamente di valore elevato per la sua composizione cinica.


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