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mercoledì 20 giugno 2012

Trainspotting (1996)


Regia: Danny Boyle
Anno: 1996
Titolo originale: Trainspotting
Voto: 7/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies

Cavolo quanto tempo! Quanto tempo dalla prima volta che lo vedi, un po' timoroso ed un po' galvanizzato dal tema e dall'idea. E quante volte mi sono ripromesso di riguardarlo, titubante. Ed eccoci qui. L'incontro tra Danny Boyle ed Irvine Welsh partorisce uno dei migliori film sulle droghe pesanti con un'ottica completamente anticonformista. Il disagio visto da dentro, ma non totalmente criticato o demonizzato. Non è però neanche un'esaltazione delle situazioni difficili o un'apologia del bucarsi, quanto piuttosto una visione alternativa in cui le vittime sono i personaggi stessi di un cocktail vincente. Il modo di raccontare con svisionate oniriche ci introduce il mondo della dipendenza e l'impossibile rapporto con una vita normale. Ewan McGragor, ma non solo. Un cast che non sfigura, interpretando amabilmente ogni soggetto dall'inizio alla fine. Scene forti, cruente, cattive. Memorabile la crisi di astinenza ed il cinico rapporto che i tossici disperati hanno con la vita e con la morte. Le inquadrature decisamente particolari ed continui switch tra reale ed immaginario, per poi tornare prepotentemente alla cruda normalità. Ecco ciò che ha reso Boyle un grande del cinema. Non troviamo niente di superficiale tranne i superficiali che lo apprezzano per ciò che non è. Partiamo allora da ciò che le immagini ci raccontano: una condanna alla normalità, alla pseudo vita perbenista che ci viene indottrinata e che apprezziamo senza coglierne appieno il significato. Se questa vita è il culmine, la massima aspirazione per molti, è vista anche come un punto di arrivo per Mark renton che alternativamente e con scarso successo, cerca di ripulirsi. Non solo dall'eroina, ma anche da uno stile di vita macabramente sbagliato ed al tempo stesso nichilista dei problemi. Amici, genitori, società, fidanzate. Tutto perso e tutto conquistato.
 Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete la famiglia; scegliete un maxi televisore del cazzo; scegliete lavatrici, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete un mutuo a interessi fissi; scegliete una prima casa; scegliete gli amici; scegliete una moda casual e le valigie in tinta; scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo; scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina; scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi; scegliete un futuro; scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita: ho scelto qualcos'altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l'eroina?

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