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giovedì 26 febbraio 2015

Villaggio Dei Dannati (1995)


Regia: John Carpenter
Anno: 1995
Titolo originale: John Carpenter’s Village Of The Damned
Voto: 4/10
Pagina di IMDB (5.6)
Pagina di I Check Movies
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Uno dei più rappresentativi registi horror si cimenta in un remake de Il Villaggio Dei Dannati, pellicola del 1960 diretta da Wolf Rilla che è divenuta una sorta di cult per un genere che in quegli anni ha trovato molta fortuna. Purtroppo il risultato non è affatto dei migliori: rendere attuale (gli anni novanta li considero ancora contemporanei) una storia che narra di una particolare e silenziosa invasione aliena poteva essere gestito in maniera più consona. Già il film originale non è che mi abbia fatto alzare dal divano per applaudirlo, ed in tutta onestà mi aspettavo da Carpenter una rivisitazione oltre che più consistente, anche più d’impatto. L’inizio del film sembra poter in un qualche modo sopperire alle mancanze del suo predecessore grazie ad una fotografia maggiormente vivida ed un montaggio che sì, richiamava le pellicole a basso costo di alcuni anni prima, ma poteva risultare un omaggio appunto, voluto. Però poi con il passare dei minuti si nota che quel qualcosa in più che ci si aspettava viene a mancare. Gli attori (ultimo film di Christopher Reeve prima dell’incidente) non sono convincenti e non risultano psicologicamente partecipi specie nella seconda parte, i bambini non fanno paura sebbene dovrebbero, alcune scene secondo me fondamentali sono state sostituite da altre, che in potenza avrebbero potuto essere un’ottima scelta, ma che come risultato finale aggiungono davvero poca roba. Anche gli effetti speciali si limitano ad illuminare gli occhi dei dannati e la parte relativa ai costumi si ferma a tingere i capelli di platino ai ragazzini.  A chi dovrebbero far paura? Ad una manciata di paesani inglesi di inizio anni sessanta potrebbe anche darsi. Ma pure ai campagnoli californiani armati di fucile di metà anni novanta? Questi teppistelli, che siano alieni o no, si meritano qualche sculacciata. Poi c’è un salto temporale di circa sei anni che lascia a bocca aperta. Dal lato horror_violenza abbiamo solo la scena della mano nella pentola con l’acqua a bollore, su cui però non ci si sofferma troppo. Il resto è una grossolana copia dell’originale, ma che non può essere ambientato ai giorni d’oggi. I bambini dannati sono inquietanti, ma non abbastanza. Insomma ci sono troppi condizionali, troppi se e troppi ma, per poterlo gradire.

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