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mercoledì 15 aprile 2026

Motorhead - Overkill

 

Artista: Motorhead
Anno: 1979
Tracce: 10+5
Formato: CD 
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Con i Motörhead ho un rapporto simile a quello che ho con i Black Sabbath: li stimo, li rispetto, riconosco il loro peso nella storia, ma non li ascolto con la stessa compulsività che riservo ad altri. Detto questo, Overkill  è uno di quei dischi che mi prendono in modo diverso, forse perché appartiene a quel periodo anni Settanta in cui il rock aveva ancora una fisicità diretta e senza mediazioni che trovo difficile non apprezzare.

Lemmy Kilmister, Fast Eddie Clarke e Phil Taylor formavano un trio che non aveva nessun interesse a sembrare raffinato. Overkill è grezzo, veloce, rumoroso, registrato con quell'urgenza che i dischi di fine anni Settanta avevano quasi per definizione. Il basso di Lemmy non sta mai sotto la chitarra: è in primo piano, borbottante e aggressivo, quasi un secondo strumento solista. Clarke sforna riff diretti e senza fronzoli. Taylor picchia sulla batteria come se stesse cercando di sfondare qualcosa.

La title track apre il disco con una doppia cassa che all'epoca doveva sembrare una dichiarazione di guerra, e per certi versi lo era. Stay Clean e Damage Case sono forse i brani più accessibili, quelli che restano più in testa. Ma l'intero disco (ho la versione con le cinque tracce aggiuntive, non quello originale) ha una coerenza di fondo che non stanca: non ci sono momenti di pausa, non ci sono concessioni, non c'è niente che non debba esserci.

È esattamente il tipo di musica che sento più vicina rispetto a molta roba nata dopo il 2000, non per nostalgia, ma perché ha qualcosa di concreto e fisico che fatico a trovare altrove. I Motörhead non suonavano per piacere a qualcuno. Si sente.

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