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mercoledì 26 agosto 2026

The Handmaid's Tale [Stagione 5]

 

Titolo originale: The Handmaid's Tale
Anno: 2022
Episodi: 10
Stagione: 5
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Finita anche la quinta stagione di The Handmaid's Tale, la penultima, composta anche questa da dieci episodi. L'ho trovata molto lenta e, per larghi tratti, di passaggio, come se servisse più a spostare pedine sulla scacchiera in vista del gran finale della sesta stagione che a raccontare qualcosa di davvero necessario in sé.

June, nelle prime puntate, è francamente odiosa. Si vede fin troppo bene che sta vivendo un tracollo psicologico interiore, conseguenza diretta e per certi versi inevitabile di quello che ha fatto a Fred nel finale della stagione precedente, ma questo non rende più semplice starle dietro come spettatore. È una June corrosa dal senso di colpa e dalla rabbia insieme, due sentimenti che si mangiano a vicenda, e che la rendono per diversi episodi un personaggio respingente più che empatico.

Luke, di contro, mi è sembrato molto più realistico, e proprio per questo irritante. È l'unico che sembra reagire alla situazione con il buon senso spaventato di una persona normale, quello che vorrebbe solo che sua moglie smettesse di mettersi in pericolo, e ovviamente questo lo mette costantemente in conflitto con June e con quello che lo spettatore, ormai abituato alla logica della vendetta e della resistenza a ogni costo, si aspetta da lei. È irritante perché ha ragione lui, ed è scomodo ammetterlo mentre si tifa per la protagonista.

Serena e Zia Lydia sembrano invece soffrire entrambe una riscrittura piuttosto evidente dei rispettivi personaggi da parte degli sceneggiatori, con l'obiettivo neanche troppo nascosto di renderle più gradite al pubblico. Serena, incinta per gran parte della stagione, viene mostrata sempre più in bilico tra la fedeltà a Gilead e i primi, timidi dubbi personali. Zia Lydia perde ulteriormente il controllo ferreo del proprio ruolo, mostrandosi quasi materna nei confronti delle ancelle, un lato del personaggio che in realtà era già stato anticipato nella terza stagione ma che qui viene spinto ancora più in là. Capisco l'esigenza narrativa di dare più sfumature a personaggi che rischierebbero altrimenti di diventare macchiette del male, ma il rischio opposto, quello di renderli simpatici solo per calcolo di sceneggiatura, mi pare altrettanto concreto.

Per ora, con tutta la serie ormai quasi conclusa alle spalle, resta secondo me la stagione peggiore. Non manca comunque qualche episodio di peso, il filo conduttore del senso di colpa che attraversa un po' tutti i personaggi principali resta interessante, e il finale, con quel treno che si allontana verso l'ignoto e richiama volutamente l'incertezza del finale della prima stagione, lascia intuire che la sesta e ultima stagione avrà parecchio su cui lavorare.

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