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giovedì 3 settembre 2026

Black Flag - Damaged



Artista: Black Flag
Anno: 1981
Tracce: 15
Formato: CD
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Jack: VIKI, spiega perchè questo album che tengo in mano è finito nella mia collezione privata casalinga:

VIKI: Se dovessi consigliare un solo disco per spiegare cosa significhi davvero la parola punk, senza tutta la patina da salotto buono che ormai si porta dietro, punterei dritto su Damaged dei Black Flag. Uscito sulla SST nel 1981, è il loro primo album vero e proprio, e arriva dopo un paio di tentativi falliti e un giro di cantanti che definire turbolento è poco. Alla fine il posto lo prende un ventenne di Washington DC che fino a poco prima faceva il fan sfegatato della band, tale Henry Rollins, che si ritrova catapultato in studio con appena qualche settimana di rodaggio alle spalle.

La cosa curiosa è che la maggior parte delle basi strumentali era già stata registrata prima del suo arrivo, quindi Rollins si è trovato a dover sovraincidere la voce su tracce pensate per un altro cantante, e nonostante questo il risultato suona come se fosse tutto nato insieme, di getto, con quella rabbia che non concede pause. Chitarra di Greg Ginn, basso di Chuck Dukowski, seconda chitarra di Dez Cadena passato dal microfono alla sei corde, batteria del misterioso Robo. Un quintetto che in poco più di trentaquattro minuti butta giù il manifesto dell'hardcore americano.

Dietro l'uscita del disco c'è anche una storia da manuale di quanto la musica desse fastidio a chi contava i soldi. La Unicorn Records, che doveva distribuirlo tramite la major MCA, si tira indietro all'ultimo perché il presidente della MCA lo giudica un disco anti genitori. I Black Flag, con la faccia tosta che li ha sempre contraddistinti, vanno di persona allo stabilimento di stampa e appiccicano sopra le copie già pronte degli sticker con su scritto, testuale, che da genitore lo trovavano un disco anti genitori. Alla fine il disco esce per conto proprio sulla SST di Ginn, e quella storia lì dice già tutto sullo spirito del gruppo.

Musicalmente Damaged non lascia respiro. Brani come Rise Above, Six Pack, Thirsty and Miserable o Depression parlano di paranoia, alcolismo, isolamento, disagio mentale, con un'urgenza che non ha nulla di calcolato. Rollins non canta, sbraita, e lo fa con una credibilità totale perché quelle cose evidentemente le sente sulla pelle. Poi arriva TV Party, che è quasi comica nella sua cattiveria contro il conformismo da divano, e chiude tutto Damaged I, il primo pezzo scritto proprio da Rollins, rallentato e quasi da spoken word, che suona come una confessione buttata lì senza filtri.

Perché avere questo cd in casa sia una buona cosa, secondo me, è presto detto. Non è un disco che si ascolta per piacere nel senso tradizionale del termine, è un disco che serve a ricordarsi che la musica può ancora essere pericolosa, scomoda, urgente, prima che diventasse un prodotto da playlist. Io vengo dal metal, quindi la mia formazione è fatta di epica, tecnica, atmosfere, e l'hardcore per natura va nella direzione opposta, essenziale e sporco. Eppure Damaged mi ha sempre insegnato qualcosa che il metal più ricercato a volte perde per strada, cioè che a volte bastano tre accordi urlati con sincerità per dire più cose di un assolo di otto minuti. Tenerlo in casa è un modo per non dimenticarselo.

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