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lunedì 19 gennaio 2026

Savatage - Handful Of Rain

 
Autore: Savatage
Anno: 1994
Tracce: 10
Formato: CD
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Handful of Rain esce nel 1994 ed è uno di quei dischi che, se ami davvero i Savatage, prima o poi ti si incastrano sotto pelle. Non ti prende a schiaffi come Sirens, non ti travolge con l’ambizione di Streets, ma lavora più in profondità. È un album crepuscolare, introspettivo, segnato da un’assenza che pesa come un macigno: quella di Criss Oliva.

La sua morte aleggia ovunque, anche quando non viene mai nominata apertamente. Eppure Handful of Rain non è un disco funerario. È piuttosto un album di resistenza emotiva, il tentativo di andare avanti senza tradire ciò che i Savatage sono stati. Jon Oliva prende il timone in modo totale, artistico e spirituale, e lo fa senza cercare scorciatoie o facili mitizzazioni.

La copertina è già una dichiarazione d’intenti: pioggia, colori spenti, un’atmosfera malinconica ma mai disperata. Non c’è teatralità eccessiva, non c’è l’epica barocca che arriverà dopo. Qui domina una sensazione di stanchezza lucida, di consapevolezza adulta. È una cover che non vuole sedurre, ma prepararti.

Musicalmente il disco segna una svolta netta. Handful of Rain è più diretto, più compatto, meno stratificato rispetto ai lavori precedenti. Le orchestrazioni e gli elementi progressivi restano sullo sfondo, mentre emerge un heavy metal solido, oscuro, a tratti quasi rabbioso. È come se la band avesse deciso di spogliarsi degli orpelli per concentrarsi sull’essenziale: riff, atmosfera, peso emotivo.

Stevens, alla voce, è il vero fulcro del disco. Non cerca la perfezione tecnica, ma l’espressività. Canta spesso al limite, con una tensione palpabile, e proprio per questo risulta autentico. Qui non c’è alcun tentativo di “sostituire” Criss: la sua chitarra non viene imitata, viene onorata andando altrove. Una scelta coraggiosa, che all’epoca spiazzò molti fan ma che oggi appare inevitabile.

Riascoltato oggi, Handful of Rain è un album che cresce col tempo. Non è immediato, non è accomodante, e forse per questo è stato a lungo sottovalutato. Ma è uno dei dischi più sinceri dei Savatage, uno di quelli in cui senti davvero la band fare i conti con se stessa. È il suono di una ferita ancora aperta, ma anche della volontà di non fermarsi.

Non è il Savatage più spettacolare, né il più celebrato. Ma è uno dei più veri. Un disco che non cerca consenso, che non ammicca, che non semplifica il dolore. Handful of Rain è questo: una manciata di pioggia, sì, ma anche la prova che i Savatage, nel loro momento più buio, hanno scelto di restare fedeli a se stessi. E non è poco.

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