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sabato 21 marzo 2026

Dream Theater - Six Degrees Of Inner Turbulence

 
Artista: Dream Theater
Anno: 2002
Tracce: 6
Formato CD doppio
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Con i Dream Theater ho un rapporto che conosco bene: li adoro, li seguo da anni, e so esattamente dove il mio entusiasmo ha iniziato a smorzarsi. Six Degrees of Inner Turbulence  è quel disco lì, il punto di svolta, il momento in cui la band ha preso una direzione che rispetto intellettualmente ma che non riesco sempre a godermi fino in fondo.

Il disco è un doppio album, e già questo dice molto. Il primo CD raccoglie cinque brani relativamente compatti, per gli standard Dream Theater, almeno, tra cui The Glass Prison, che apre con una potenza brutale e un groove che ricorda il miglior Awake, e Blind Faith e Misunderstood, che bilanciano complessità e melodia in modo ancora efficace. C'è ancora il filo che mi lega a loro, ancora quella sensazione di essere trascinato dentro qualcosa di più grande. Il secondo CD è invece interamente occupato dalla suite omonima di quarantadue minuti divisa in otto movimenti, dedicata ai disturbi mentali: schizofrenia, disturbo bipolare, anoressia, autismo. Un concept ambizioso, serio, costruito con una cura maniacale.

Ed è proprio qui che il mio rapporto con il disco si complica. La tecnica c'è tutta, Petrucci alla chitarra e Rudess alle tastiere sono in forma straordinaria, e Portnoy alla batteria costruisce strutture ritmiche di una complessità quasi assurda. Ma tanta costruzione, tanta architettura, a tratti mi schiaccia invece di sollevarmi. È musica che richiede un ascolto attivo, concentrato, e certi giorni quella concentrazione non ce l'ho. O meglio: ce l'ho, ma non sempre mi dà in cambio quello che mi aspetto. Con Metropolis Pt. 2 quella complessità aveva un centro emotivo potentissimo che la giustificava tutta. Qui la sensazione, a tratti, è di virtuosismo fine a se stesso.

Non è una critica definitiva, è più una constatazione onesta. Six Degrees è un grande disco per chi vuole i Dream Theater più ambiziosi e costruiti. Per me è il disco che ha segnato l'inizio di un rapporto più discontinuo con la band: li ascolto ancora, li apprezzo ancora, ma con meno incondizionatezza di prima. E se devo scegliere un album da ascoltare, quello non mi viene certo in mente. 

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