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lunedì 23 marzo 2026

Black Sabbath - Sabotage

 

Artista: Black Sabbath
Anno: 1975
Tracce: 8
Formato: CD 
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Con i Black Sabbath ho sempre avuto un rapporto di rispetto più che di amore. Li ho seguiti, ho preso diversi album, li ascolto, ma non con quella compulsività che riservo ad altri gruppi. Sono parte della storia del metal, e già solo per questo meritano spazio in una collezione. Sabotage di metà anni settanta non fa eccezione a questa regola, ma è forse il disco che più mi ha sorpreso tra quelli che ho ascoltato.

Il contesto in cui nasce non è dei più sereni. La band era alle prese con una battaglia legale estenuante contro il loro ex manager Patrick Meehan, e tutta quella tensione stando a quanto raccontano i membri e le fonti della mia certosina ricerca da blogger, è finita dentro il disco. Non è un dettaglio da poco: si sente. C'è qualcosa di più urgente e nervoso rispetto ai lavori precedenti, una ruvidità diversa da quella del doom claustrofobico delle origini. I Sabbath di Paranoid sembravano usciti dalle miniere di Birmingham; quelli di Sabotage sembrano usciti da uno studio legale, e non è necessariamente peggio.

L'apertura con Hole in the Sky è diretta e ritmata, meno plumbea del solito. Poi arriva Symptom of the Universe, e lì la storia cambia: quel riff è una martellata che anticipa di anni l'heavy metal estremo, con Ozzy lanciato a mille e una parte finale acustica quasi onirica che spiazza nel modo migliore. Megalomania è il pezzo più lungo e claustrofobico del disco con nove minuti che non stancano mai, con Butler che dimostra di essere un bassista di rango. E poi c'è Thrill of It All, il brano più difficile da spiegare: duro, tecnico, con una vena acida che lo rende unico nel contesto dell'album.

Non è un disco perfetto, Am I Going Insane suona un po' fuori posto, quasi da altro contesto, ma nel complesso Sabotage è una delle cose più interessanti che i Sabbath abbiano fatto. Non il loro lavoro più celebrato, non quello che metti su per prima cosa quando vuoi presentarli a qualcuno. Ma per chi li segue con curiosità, senza necessariamente adorarli, è il disco che dimostra che sapevano anche sorprendere.

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