Artista: Black Sabbath
Anno: 1975
Tracce: 8
Formato: CD
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Il contesto in cui nasce non è dei più sereni. La band era alle prese con una battaglia legale estenuante contro il loro ex manager Patrick Meehan, e tutta quella tensione stando a quanto raccontano i membri e le fonti della mia certosina ricerca da blogger, è finita dentro il disco. Non è un dettaglio da poco: si sente. C'è qualcosa di più urgente e nervoso rispetto ai lavori precedenti, una ruvidità diversa da quella del doom claustrofobico delle origini. I Sabbath di Paranoid sembravano usciti dalle miniere di Birmingham; quelli di Sabotage sembrano usciti da uno studio legale, e non è necessariamente peggio.
L'apertura con Hole in the Sky è diretta e ritmata, meno plumbea del solito. Poi arriva Symptom of the Universe, e lì la storia cambia: quel riff è una martellata che anticipa di anni l'heavy metal estremo, con Ozzy lanciato a mille e una parte finale acustica quasi onirica che spiazza nel modo migliore. Megalomania è il pezzo più lungo e claustrofobico del disco con nove minuti che non stancano mai, con Butler che dimostra di essere un bassista di rango. E poi c'è Thrill of It All, il brano più difficile da spiegare: duro, tecnico, con una vena acida che lo rende unico nel contesto dell'album.
Non è un disco perfetto, Am I Going Insane suona un po' fuori posto, quasi da altro contesto, ma nel complesso Sabotage è una delle cose più interessanti che i Sabbath abbiano fatto. Non il loro lavoro più celebrato, non quello che metti su per prima cosa quando vuoi presentarli a qualcuno. Ma per chi li segue con curiosità, senza necessariamente adorarli, è il disco che dimostra che sapevano anche sorprendere.

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