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giovedì 17 settembre 2026

Reacher [Stagione 4]

 

Anno: 2026
Titolo originale: Reacher 
Episodi: 8
Stagione: 4
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Quarta stagione di Reacher, e siamo ormai al punto in cui uno queste serie le guarda più per abitudine affettiva che per reale sorpresa. L'ho detto anche per le prime tre, lo ripeto qui: è un prodotto sempliciotto, costruito su uno schema che si ripete quasi identico a ogni giro, eppure funziona, e funziona proprio perché non pretende di essere altro da quello che è.

Questa volta la storia parte da Gone Tomorrow, tredicesimo romanzo della saga di Lee Child, uscito nel 2009 e in italiano intitolato I dodici segni. Non è tra i libri che ho letto io, e infatti non posso fare il solito gioco del confronto pedante tra pagina e schermo. Tutto comincia in metropolitana a New York, con Reacher che si imbatte in una donna che gli sembra sul punto di farsi esplodere, e da lì, come sempre, quello che pareva un episodio isolato si allarga a macchia d'olio fino a coinvolgere gente molto più in alto nella catena del potere di quanto ci si aspetterebbe.

Alan Ritchson è sempre lui, la montagna di muscoli che ragiona più di quanto menica, e questo continua a essere l'ingrediente segreto della serie: non è solo botte, anche se le botte ci sono e stavolta mi è parso che il sangue scorra un po' più abbondante rispetto alle stagioni precedenti, quasi che gli sceneggiatori avessero deciso di alzare il tiro sulla violenza per tenere sveglio chi si fosse assuefatto alla formula. Accanto a lui arriva Sydelle Noel nei panni di una detective, ma c'è soprattutto Anggun. Sì, proprio lei. 

Per il resto la macchina è quella collaudata: un mistero che parte piccolo, una cospirazione che si allarga, un protagonista che osserva tutto prima di agire e che intanto si porta dietro quel misto di ironia spiccia e fatalismo da uomo senza fissa dimora. Chi ha amato le stagioni precedenti troverà pane per i suoi denti, chi si aspettava un cambio di passo resterà con lo stesso sospetto che ho io da tre stagioni a questa parte: che Reacher sia una macchina da intrattenimento onesta, senza troppe ambizioni, che sa esattamente cosa vuole essere e lo fa con un mestiere sempre più rodato.

martedì 15 settembre 2026

Isaac Asimov: alcuni consigli

 
Se c'è uno scrittore che per me coincide quasi con l'idea stessa di fantascienza, quello è Isaac Asimov. È stato uno dei primi autori di fantascienza che ho letto e, soprattutto, uno di quelli che mi hanno fatto capire quanto questo genere potesse essere molto più di astronavi, alieni e pistole laser. Asimov parlava di robot, imperi galattici, intelligenza artificiale e civiltà lontanissime nel tempo, certo, ma alla fine continuava a parlare soprattutto dell'uomo: delle sue paure, della politica, della scienza, del potere, della conoscenza e del modo in cui cerchiamo di controllare ciò che abbiamo creato. E forse non è un caso che proprio oggi, nell'epoca dell'intelligenza artificiale, il suo nome sia tornato così spesso fuori. Asimov è morto nel 1992, ma molte delle domande che poneva quando computer e robot erano ancora fantascienza sono diventate improvvisamente parecchio concrete. Anche Repubblica gli ha recentemente dedicato una nuova collana di libri, partita a maggio 2026 e arrivata a comprendere diciotto titoli, dai racconti dei robot alla Fondazione, passando per alcuni dei suoi romanzi più importanti. E da una pubblicità di Repubblica mi è venuto in mente di buttare giù due righe. Come feci anche per gli esami di terza media, in cui lo portai come autore letterario. 

Naturalmente Asimov non si esaurisce nei libri che si trovano in questa collana e, soprattutto, non è soltanto l'autore della Fondazione. La sua produzione è enorme e comprende fantascienza, divulgazione scientifica, saggi e narrativa di ogni genere. Ma se vogliamo restringere il campo alla fantascienza che vale la pena avere in biblioteca, io partirei proprio dai due grandi mondi che hanno costruito la sua fama: i robot e la Fondazione.

Il primo titolo da avere, secondo me, è quasi obbligatorio: Io, Robot. E qui c'è anche una piccola precisazione che spesso si perde quando si parla di questo libro: non è propriamente un romanzo nel senso tradizionale, ma una raccolta di racconti collegati fra loro, costruita intorno ai robot e alle famose Tre Leggi della Robotica. La cosa straordinaria è che Asimov non usa queste leggi come una semplice trovata narrativa. Le prende sul serio e comincia a chiedersi cosa succede quando una regola apparentemente perfetta entra in conflitto con un'altra. Cosa significa davvero "non fare del male a un essere umano"? E se per salvare una persona fosse necessario disobbedire a un ordine? E se un robot interpretasse una frase in maniera perfettamente logica ma completamente assurda per noi? È da queste contraddizioni che nascono molte delle storie più belle di Asimov. E rileggerle oggi, con tutto quello che discutiamo sull'intelligenza artificiale, fa un certo effetto. 

Dopo Io, Robot c'è però un'altra parte del mondo dei robot che secondo me merita assolutamente di essere recuperata: i romanzi con Elijah Baley e R. Daneel Olivaw. Il primo è Abissi d'acciaio, uno dei libri più riusciti di Asimov perché prende la fantascienza e ci mette dentro addirittura il giallo, come comunque accade spesso. La Terra del futuro è diventata un enorme mondo urbano coperto da città chiuse e sovraffollate, mentre gli Spaziali hanno sviluppato una civiltà completamente diversa. Quando un omicidio viene commesso e uno dei sospettati è un robot, Baley deve collaborare proprio con un robot per risolverlo. È fantascienza, poliziesco e riflessione sul rapporto fra esseri umani e macchine nello stesso libro. Non male per un romanzo scritto negli anni Cinquanta.

E poi ci sono Il sole nudo, I robot dell'alba e I robot e l'Impero. Qui vale la pena fare una cosa che con Asimov capita spesso: non considerarli semplicemente come quattro romanzi isolati. Con il tempo Asimov ha collegato sempre più strettamente il ciclo dei Robot con quello dell'Impero e infine con la Fondazione, costruendo retroattivamente un gigantesco universo narrativo. La cosa divertente è che non era stato progettato tutto così fin dall'inizio: le varie serie erano nate separatamente e soltanto molto più tardi Asimov cercò di unirle in un'unica grande storia futura dell'umanità.

E poi arriviamo alla Fondazione. Qui, per me, non c'è neanche da discutere: Fondazione, Fondazione e Impero ( che per me Il Crollo Della Galassia Centrale) e Seconda Fondazione sono il cuore della biblioteca asimoviana. La trilogia originale nasce negli anni Quaranta sotto forma di racconti pubblicati su rivista e viene poi raccolta nei tre volumi che conosciamo. Al centro c'è Hari Seldon, matematico capace di sviluppare la psicostoria, una disciplina immaginaria che permette di prevedere statisticamente il comportamento delle grandi masse umane. Seldon scopre che l'Impero Galattico è destinato a crollare e che seguiranno migliaia di anni di caos. Il suo progetto consiste allora nel cercare di ridurre quel periodo e conservare la conoscenza necessaria per costruire una nuova civiltà. È un'idea semplicissima e gigantesca allo stesso tempo: non prevedere il futuro di una persona, ma quello di una civiltà intera.

La cosa che trovo più affascinante della Fondazione, però, è che Asimov non costruisce una space opera tradizionale. Non siamo davanti a una storia nella quale l'eroe deve salvare il mondo sparando al cattivo di turno. Le vere protagoniste sono le idee, la politica, l'economia, la conoscenza e il modo in cui le società cambiano. È una fantascienza molto razionale, quasi matematica, e proprio per questo può risultare ancora sorprendentemente moderna.

Se dovessi consigliare una sola saga di Asimov a qualcuno che non ha mai letto nulla di suo, probabilmente sceglierei proprio la trilogia originale della Fondazione. E la leggerei nell'ordine in cui è stata pubblicata: Fondazione,Fondazione e Impero, Seconda Fondazione. Non comincerei invece dai prequel (che ho adorato davvero tanto proprio perché prequel) , anche se cronologicamente vengono prima. La cronologia interna dell'universo asimoviano è infatti molto più complicata dell'ordine nel quale sono usciti i libri, anche perché Asimov ha costruito e collegato queste storie nell'arco di decenni.

Dopo la trilogia arrivano L'orlo della Fondazione e Fondazione e Terra, scritti negli anni Ottanta quando Asimov tornò sul ciclo dopo una lunghissima pausa. Qui la scala della storia si allarga ancora e soprattutto cominciano a diventare evidenti i collegamenti con il ciclo dei Robot. Non sono indispensabili per scoprire Asimov, perché la trilogia originale funziona benissimo da sola, ma se la Fondazione vi ha conquistato è difficile fermarsi lì. E sì, vale la pena continuare.

Lo stesso discorso vale per i due prequel, Preludio alla Fondazione e Fondazione anno zero. Il primo segue Hari Seldon e racconta le origini della psicostoria; il secondo arriva fino agli ultimi anni della vita di Seldon ed è stato pubblicato postumo nel 1993. Sono libri interessanti soprattutto per chi ormai è entrato completamente nell'universo della Fondazione. Non li consiglierei invece come porta d'ingresso: conoscere già Seldon e la sua storia rende molto più interessante quello che raccontano.

Poi c'è il cosiddetto ciclo dell'Impero, composto da Paria dei cieli (tra i primi che ho letto) , Le correnti dello spazio e Il tiranno dei mondi. È probabilmente la parte meno imprescindibile dell'intero grande universo asimoviano, almeno se l'obiettivo è scegliere pochi libri da avere assolutamente. Ma contiene un Asimov molto interessante, soprattutto perché racconta una fase precedente rispetto alla grande civiltà galattica della Fondazione. Sono libri che personalmente metterei nella categoria "se vi piace Asimov, prima o poi li dovete leggere", più che in quella "correte subito in libreria".
E qui mi fermerei, almeno per questa prima biblioteca: Asimov ha scritto talmente tanto che cercare di trasformare una lista di consigli in un catalogo completo rischia di farci perdere il punto.

Peraltro, la nuova collana di Repubblica è abbastanza intelligente proprio perché mescola i nuclei fondamentali con qualche titolo che permette di allargare il discorso. Dopo i dieci volumi inizialmente annunciati, la serie è stata infatti estesa a diciotto: oltre ai libri della Fondazione e ai quattro romanzi dei Robot, comprende anche anche altri titoli come Viaggio allucinante (eh eh eh, mai letto) e Neanche gli dèi. Quest'ultimi, tra l'altro, sono completamente al di fuori del grande universo Robot-Fondazione e quindi un buon promemoria del fatto che ridurre Asimov a Seldon e ai robot significa perdersi parecchia roba.

Ed è forse proprio questo il motivo per cui Asimov continua a essere uno dei miei autori di fantascienza preferiti. Non aveva bisogno di inventare continuamente mondi incomprensibili o tecnologie impossibili. Gli bastava prendere un'idea apparentemente semplice e tirarla fino alle sue estreme conseguenze. Un robot deve obbedire. Un matematico può prevedere il comportamento delle masse. Un impero galattico può crollare. Una civiltà può cercare di progettare il proprio futuro. E improvvisamente dietro una storia di fantascienza ci troviamo a parlare di libertà, responsabilità, potere, scienza e natura umana.

Forse è questo il vero motivo per cui vale ancora la pena avere Asimov in biblioteca. Non perché avesse previsto esattamente il futuro (cosa che viene spesso esagerata o richiesta quando si parla di autori di Fantascienza), ma perché aveva capito quali sarebbero state alcune delle domande che il futuro ci avrebbe costretto a porci. E oggi, mentre discutiamo ogni giorno di intelligenza artificiale, automazione e macchine capaci di prendere decisioni al posto nostro, tornare a leggere un autore che queste domande se le faceva settant'anni fa è tutt'altro che un esercizio nostalgico. È quasi una buona forma di aggiornamento.

sabato 12 settembre 2026

David Drake - Una Questione Di Scelta

 

Autore: David Drake 
Anno: 2002
Titolo originale: Choosing Sides
Voto e recensione: 3/5
Pagine: 122
 Trama del libro e quarta di copertina:
Nello scendere dall'astronave, il tenente Huber si trovò nel bel mezzo di un'imboscata... Solo che non era previsto che gli Slammers venissero fatti oggetto di imboscate. Huber sarebbe riuscito a salvare la propria carriera, sempre che fosse uscito vivo da quella missione suicida?
 
Commento personale e recensione:
Chiudo la lettura di "I signori della guerra" (Il Cadetto Harrington e Isole) con "Una questione di scelta" di David Drake, terzo e ultimo romanzo breve della raccolta. Anche qui, come già per Weber e Flint, si tratta di un tassello a sé stante inserito in un universo narrativo molto più ampio, quello degli Hammer's Slammers, la serie di fantascienza militare che Drake porta avanti fin dal 1979 e che negli Stati Uniti conta ormai una decina tra romanzi e raccolte di racconti, ispirata peraltro alla sua esperienza diretta nella guerra del Vietnam.

La storia segue il tenente Arne Huber, mercenario al servizio degli Slammers, alle prese con uno sbarco sul pianeta Plattner finito male: qualcuno ha avvertito il nemico dell'arrivo delle truppe, il plotone cade in un'imboscata e, nonostante la vittoria sul campo, ci scappano vittime civili che costano a Huber la rimozione dal comando e la retrocessione in un ufficio logistico. Da lì parte il tentativo del protagonista di riscattarsi e di riguadagnare il proprio posto tra le truppe scelte del reggimento.

Come sospettavo, anche questo si configura come un episodio a parte, pensato più che altro per far conoscere al lettore italiano un autore e un universo che da noi restano quasi del tutto inediti: a quanto ho trovato, oltre a questo romanzo breve solo tre suoi romanzi sono stati tradotti nel nostro paese nel corso degli anni, ben poca cosa rispetto alla mole di materiale disponibile in lingua originale, compresa la lunga collaborazione con Eric Flint sulla saga di Belisario di cui ho già parlato.

sabato 29 agosto 2026

Eric Flint - Isole

 

Autore: Eric Flint
Anno: 2002
Titolo originale: Islands
Pagine: 88
Voto e recensione: 3/5

Trama del libro e quarta di copertina:
Pensavate che il generale Belisarius fosse un duro? Fate ora conoscenza con la moglie di uno dei suoi ufficiali, decisa a raggiungere il marito ferito... Anche a costo di passare suo corpi sembrati dei nemici, se dovesse essere necessario. 

Commento personale e recensione:
Il secondo romanzo contenuto ne "I signori della guerra" è "Isole" di Eric Flint, e devo dire che mi ha incuriosito molto , al punto da spingermi a cercare qualche informazione in più sull'universo in cui è ambientato. Si tratta infatti di un tassello della più ampia Belisarius Saga, scritta da Flint insieme a David Drake, che in Italia sembra essere arrivata giusto con questo assaggio.

La premessa dell'intera saga è di quelle che fanno venire voglia di saperne di più: nel futuro remoto, due fazioni post umane in lotta tra loro decidono di intervenire sul passato per plasmare la storia a proprio favore. Da una parte i cosiddetti Nuovi Dei, che puntano tutto sull'Impero Malwa, in India, dotandolo di armi da fuoco e di una guida praticamente onnisciente, un'intelligenza cyborg chiamata Link, con l'obiettivo di soggiogare il resto del mondo, a partire dall'Impero Bizantino e dall'Impero Sasanide di Persia, per poi puntare dritti alla Cina. Dall'altra parte, entità cristalline provenienti da un futuro ancora più lontano scelgono come proprio strumento il generale bizantino Flavio Belisario, guidato da un gioiello senziente di nome Aide, capace di mostrargli in anticipo gli sviluppi di questo futuro nefasto.

"Isole" si inserisce in questo scenario da un'angolazione diversa e più intima rispetto al grande scontro tra imperi: segue la moglie di uno degli ufficiali di Belisario, decisa a raggiungere il marito rimasto cieco, mostrandosi disposta a tutto pur di riuscirci, è divenendo una sorta di leggenda vivente durante il suo viaggio. Rispetto al filone principale della saga, qui il taglio è più personale, quasi un racconto laterale che permette di respirare l'atmosfera di questo mondo alternativo senza il peso della grande strategia militare che invece dovrebbe essere alla base dei romanzi. 

Si tratta quindi di un prequel e anche spinoff, ambientato prima degli eventi narrati nei romanzi principali della saga, che comprende titoli come "An Oblique Approach", "In the Heart of Darkness" e altri, fino alla conclusione con "The Tide of Victory" e "The Dance of Time". Un'ucronia storico militare che mescola Roma, Persia e India con tecnologie fuori tempo massimo, mitragliatrici , telegrafo e chissà cos'altro, e che dopo questo assaggio mi ha lasciato la curiosità di scoprire se, prima o poi, arriverà qualcos'altro anche da noi.


mercoledì 5 agosto 2026

David Weber - Il Cadetto Harrington

 

Autore: David Weber
Anno: 2001
Titolo originale: Ms. Midshipwoman Harrington
Voto e recensione: 3/5
Pagine: 180

Trama del libro e quarta di copertina:
Prima di salvare la Galassia, lei era soltanto il guardiamarina Harrington, poi l'incontro con "pirati" che erano molto più di quanto sembrassero diede inizio alla brillante carriera di "Honor" Harrington.

Commento personale e recensione:

Il cadetto Harrington di David Weber è arrivato nella mia rassegna di letture Delos attraverso l'antologia "I signori della guerra", una raccolta che mette insieme tre romanzi brevi inediti di autori specializzati in fantascienza militare, curata da Bill Fawcett e uscita originariamente nel 2002 con il titolo "The Warmasters". Si tratta del primo capitolo, in ordine cronologico, della lunghissima saga di Honor Harrington, la protagonista che negli Stati Uniti conta ormai oltre una decina di romanzi e milioni di copie vendute, ma che da noi, purtroppo, resta ancora poco tradotta.

La storia segue il primo imbarco della giovane guardiamarina Honor Harrington sull'incrociatore pesante manticoriano War Maiden, tra un carico di lavoro durissimo e l'ostilità di un ufficiale superiore che sembra averla presa di mira fin da subito, fino allo scontro con dei sedicenti pirati che si rivelano essere qualcosa di ben più grande e pericoloso. Più di una volta, leggendo, ho avuto la sensazione che l'impianto fantascientifico fosse più che altro una cornice, uno sfondo su cui Weber innesta una storia che avrebbe potuto funzionare quasi identica in qualunque epoca o ambientazione, storica compresa.

Quello su cui l'autore punta davvero è l'aspetto umano: le dinamiche psicologiche, i rapporti di potere, il senso del comando e i meccanismi politici e gerarchici all'interno di una marina spaziale che, nello spirito, richiama molto da vicino le marine militari del passato. Sono queste riflessioni, più che l'ambientazione futuristica in sé, a reggere il romanzo, e lo fanno con una scrittura solida e ben calibrata. Detto questo, Weber non si limita a usare la fantascienza come semplice tappezzeria: le descrizioni della vita di bordo e soprattutto della battaglia finale sono scritte con mano sicura, e si vede la competenza di un autore che della fantascienza militare ha fatto il suo terreno di elezione.

Nel complesso un buon inizio di saga, capace di far intuire perché il personaggio di Honor Harrington abbia poi avuto una carriera editoriale così lunga e fortunata, anche se qui in Italia, almeno per ora, resta un assaggio isolato di un universo molto più ampio.

sabato 1 agosto 2026

Daniel Keyes - Fiori Per Algernon

 

Autore: Daniel Keyes
Anno: 1966
Titolo originale: Flowers For Algernon
Voto e recensione: 4/5
Pagine: 296
Acquista su Amazon 

 Trama del libro e quarta di copertina:
 Algernon è un topo, ma non un topo qualunque. Con un'audace operazione, uno scienziato ha triplicato il suo QI, rendendolo forse più intelligente di alcuni esseri umani. Di certo più di Charlie Gordon, che fino all'età di trentadue anni, ha vissuto nella dolorosa consapevolezza di non essere molto... sveglio. Ma cosa succederà quando la stessa operazione verrà effettuata su Charlie? Quale sorte accomunerà la sua esistenza e quella del fedele amico Algernon?
Fiori per Algernon è ormai considerato uno dei grandi romanzi del XX secolo, un capolavoro della narrativa di anticipazione: il diario di un uomo che «voleva soltanto essere come gli altri», un romanzo definito dal New York Times «magistrale e profondamente toccante», un'opera che ha ispirato film, serie televisive, musical, che ha vinto il Premio Hugo e il Premio Nebula e ha venduto oltre cinque milioni di copie nel mondo.
 
Commento personale e recensione:
"Fiori per Algernon" l'ho preso quasi per caso in libreria pochi giorni fa, l'ho notato sullo scaffale e l'ho comprato lì per lì, senza troppi pensieri perchè sapevo già che si trattava di un cult. Il racconto breve di Daniel Keyes lo avevo letto tantissimi anni fa, ma l'avevo praticamente dimenticato del tutto, e in generale sono sempre stato uno che apprezza di più i romanzi lunghi e ben strutturati rispetto ai racconti brevi. Il romanzo che ho appena finito nasce infatti come ampliamento di quella storia originale del 1959, che valse a Keyes il premio Hugo, mentre la versione estesa del 1966 vinse poi il Nebula.
È un romanzo fragile e insieme straziante, di quelli che lasciano il segno. La cornice fantascientifica non è mai il vero fulcro della storia, ma solo lo strumento attraverso cui Keyes scava a fondo nella psiche del protagonista e nel modo in cui la società tratta chi considera diverso. Non si limita a suscitare empatia verso Charlie: costringe chi legge a riconoscere in lui una parte di sé, quel bambino fragile e silenzioso che continua a osservarci da un angolo della nostra memoria, ancora impegnato, senza saperlo, a inseguire l'approvazione di un passato che non lo ha mai davvero accolto.

Nella parabola che il protagonista attraversa, tra crescita e caduta, il libro mostra con lucidità come la conoscenza, l'arte e la cultura possano dare senso e ricchezza alla vita, ma restino strutture vuote se non sono attraversate dal calore e dall'affetto di un'altra persona. La gentilezza e la fiducia di Charlie vengono continuamente calpestate da un mondo che lo deride o lo tratta come un semplice caso da studiare, con solo qualche rara eccezione capace di commuovere davvero.

Fa male pensare a quanto il diventare adulti, il maturare, somigli spesso a uno scambio ingiusto, dove si cede la purezza di un tempo in cambio di una lucidità che ci lascia esposti e indifesi. Ed è proprio in quella vulnerabilità che ogni traguardo raggiunto con la mente, ogni fatica dell'animo, mostra la sua vera natura: il segno di un bisogno d'amore che appartiene a chiunque, senza eccezioni.

Charlie Gordon, insieme al suo Algernon, non è rimasto nella mia memoria come un semplice personaggio di un libro, ma quasi come una persona reale. Credo che ciascuno di noi, a modo suo, sia un po' Charlie Gordon: sempre impegnato a far pace con quello che è stato e quello che vorrebbe diventare, sempre alle prese con un mondo non sempre accogliente, con la sola speranza di arrivare alla fine del percorso conservando ancora abbastanza tenerezza da fermarsi a lasciare un fiore.

Ho chiuso l'ultima pagina e mi sono accorto di avere gli occhi lucidi.

lunedì 27 luglio 2026

Marcello Simoni - L'Isola Dei Monaci Senza Nome

 

Autore: Marcello Simoni
Anno: 2013
Titolo originale: L'Isola Dei Monaci Senza Nome
Voto e recensione: 3/5
Pagine: 390
Acquista su Amazon

Trama del libro e quarta di copertina:
Il 2 luglio 1544 l’armata del corsaro ottomano Khayr al-Din Barbarossa mette sotto assedio le coste dell’isola d’Elba.
Lo scopo è liberare il figlio di Sinan il Giudeo, suo generale delle galee, tenuto in ostaggio dal principe di Piombino. Il vero interesse del corsaro non è però il giovane, bensì il terribile segreto che egli custodisce. Il figlio di Sinan è infatti l’ultimo depositario di un mistero risalente ai tempi di Gesù e in grado di minare le basi della fede cattolica. Ma il Rex Deus è stato occultato per oltre quindici secoli ed entrarne in possesso sarà tutt’altro che semplice. Il giovane dovrà seguire un’antica pista di indizi lasciata da un monaco templare, destreggiandosi tra rivalità di corsari, intrighi di corte e battaglie navali. E dovrà anche sventare il complotto della Loggia dei Nascosti, intenzionata a mettere le mani su quell’antico segreto…

Commento personale e recensione:
Sono arrivato a "L'isola dei monaci senza nome" di Marcello Simoni in un modo un po' curioso: Zizzi mi ha chiesto se conoscessi questo autore, noto per i suoi romanzi di avventura storica, e così mi sono messo a cercare un suo titolo che non facesse parte di una delle tante saghe che ha scritto nel corso degli anni. La scelta è caduta su questo, e la sorpresa più grande è arrivata fin dalle prime pagine, quando ho scoperto che le vicende si svolgono proprio nei nostri mari e sulle nostre coste: Piombino, Portoferraio, Rio Elba, il Volterraio, Castiglione della Pescaia, Talamone, il Giglio e, naturalmente, Montecristo.

La storia parte da un fatto storico reale, l'assedio dell'isola d'Elba del luglio 1544 da parte del corsaro ottomano Khayr al-Din Barbarossa, che aveva come obiettivo la liberazione del figlio di Sinan il Giudeo, suo generale delle galee, tenuto in ostaggio dal principe di Piombino. Da qui Simoni costruisce una trama avventurosa che segue il giovane, in bilico tra le sue origini cristiane e quelle musulmane del padre, alla ricerca di un segreto antichissimo custodito da un misterioso ordine templare, tra rivalità di corsari, intrighi di corte e battaglie navali.

Come romanzo d'avventura funziona bene: si vede la mano di chi sa gestire ritmo e ambientazione storica, e l'uso di personaggi e avvenimenti realmente accaduti aggiunge un buon livello di credibilità a tutto l'impianto narrativo. Il mistero alla base della vicenda, però, il famoso segreto che tutti cercano, non mi ha lasciato quello stupore o quella curiosità che avrei sperato: resta più che altro un pretesto per far muovere i personaggi lungo la trama, senza avere davvero la forza di sorprendere il lettore.

Nel complesso resta comunque un buon romanzo di intrattenimento, capace di intrattenere piacevolmente grazie soprattutto al fascino di ritrovare luoghi che conosco bene trasformati in scenario di un'avventura del sedicesimo secolo.

sabato 25 luglio 2026

Elisabetta Vernier - Clipart

 

Autore: Elisabetta Vernier
Anno: 2003
Titolo originale: Clipart
Voto e recensione: 1/5
Pagine: 164
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Trama del libro e quarta di copertina:
Qual è il terribile segreto celato nella clip video che minaccia di distruggere la reputazione di David Xander, il più ammirato uomo d'affari della City, bello come una rockstar e ricco come pochi al mondo? Deve scoprirlo Alexandra Hill, la sua responsabile della sicurezza, in una caccia senza tregua attraverso la Periferia e le Wastelands sulle tracce di un misterioso ricattatore. Intorno a lei si muovono personaggi curiosi e indimenticabili, come Rue la ragazza hacker, gli squinternati Faxer, i nomadi del deserto radioattivo e Candy la bomba sexy.

Commento personale e recensione:
Sono arrivato a "Clipart" di Elisabetta Vernier, romanzo che ha vinto il Premio Italia nel 2004 e che è stato poi riproposto da Delos nella collana Odissea Fantascienza, e devo dire che il cyberpunk, purtroppo, è un genere che invecchia parecchio male. Quello che negli anni novanta o nei primi duemila poteva sembrare originale, oggi rischia di apparire già visto, un po' come capita a certi effetti speciali che al cinema, con il passare del tempo, perdono tutto il loro fascino.

La storia segue Alexandra Hill, guardia del corpo di un ricco uomo d'affari, alle prese con la ricerca di chi lo sta ricattando con un video compromettente, in una città degradata e in un mondo ambientalmente compromesso, tra Periferia e Wastelands. Il problema è che ho trovato la struttura della trama piuttosto acerba e debole, con uno sviluppo che fatica a reggersi su basi solide e che lascia la sensazione di un'impalcatura non del tutto rifinita.

Anche l'ambientazione, che dovrebbe essere il punto di forza di ogni romanzo cyberpunk che si rispetti, qui non brilla: è piena di luoghi comuni già visti e rivisti in decine di altre opere del genere, città degradate, innesti cibernetici, un'estetica che richiama fumetti e manga senza però aggiungere granché di nuovo al filone. Stessa cosa per i personaggi: si percepisce la volontà dell'autrice di dare centralità al mondo femminile, con una protagonista donna e diverse figure femminili attorno a lei, ma il risultato non riesce a essere del tutto convincente, restando personaggi poco strutturati e privi della profondità che avrebbero meritato.

Nel complesso una lettura veloce, ma che non lascia il segno quanto altri titoli della stessa collana.

sabato 18 luglio 2026

Lucius Shepard - Le Stelle Senzienti


 
Autore: Lucius Shepard
Anno: 2007
Titolo originale: Stars Seen Through Stone
Pagine: 115
Voto e recensione: 3/5
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Trama del libro e quarta di copertina:
Nella cittadina di Black William, tra i monti della Pennsylvania, di tanto in tanto avvengono strani e inspiegabili fenomeni. La città viene improvvisamente avvolta da uno sciame di luci simili a stelle dalle quali provengono strane voci. Quando le luci scompaiono un'insolita creatività fa degli abitanti dei talenti nei campi più disparati. Ma non sempre i cambiamenti sono in senso positivo. Quando le "stelle" tornano si manifestano come una marea viscosa simile a catrame bollente, in mezzo alla quale si muovono delle luminescenze irte di aguzzi pungiglioni, e dalla massa informe, emergono figure che mutano le sembianze, passando dalla forma di uomini giganteschi a specie di lumache. E chi era dotato di talento scoprirà che il dono ricevuto aveva un prezzo.

Commento personale e recensione:
Continuo il mio percorso tra i volumetti della collana Odissea Fantascienza di Delos, che negli ultimi tempi sto centellinando volentieri: oltre ad averne ancora parecchi in casa, sono libri piccoli, leggeri, perfetti da infilare in borsa e leggere in spiaggia senza pesare troppo, né sulle spalle né sull'attenzione. Stavolta è toccato a "Le stelle senzienti" di Lucius Shepard.

Nonostante sia inserito in una collana di fantascienza, questo romanzo breve mi è parso più vicino al genere fantastico che a quello propriamente sci-fi, se proprio bisogna appiccicargli un'etichetta. In realtà, a lettura conclusa, credo che la definizione più onesta sia che si muove al confine tra più cerchi che si intersecano, senza appartenere del tutto a nessuno: c'è dentro qualcosa di fantascientifico, qualcosa di horror, e una buona dose di quello che potremmo chiamare realismo magico applicato alla provincia americana.

Il modo in cui è costruito mi ha ricordato non poco certe atmosfere di Stephen King: si parte da una descrizione quasi ordinaria di vita di paese, per poi lasciar entrare, di soppiatto, qualcosa di curioso e sovrannaturale che va a incrinare quella normalità. È una scrittura scorrevole, capace di tenere insieme il quadro sociale di una comunità e la sua deriva verso l'inspiegabile senza strappi eccessivi, cosa che rende la lettura piacevole anche per chi, come me, non cerca necessariamente il fantastico puro.

Un altro tassello godibile della mia rassegna estiva tra gli Odissea Delos, che continua a confermarsi la misura giusta per le mie letture da spiaggia.

domenica 12 luglio 2026

Bruce Sterling - Il Chiosco

 

Autore: Bruce Sterling 
Anno: 2007
Titolo originale: Kiosk
Pagine: 112
Voto e recensione: 2/5
Acquista su Amazon

Trama del libro e quarta di copertina:
Borislav è il proprietario di un chiosco che vende ai bambini figurine di giocattoli che possono essere trasformati in oggetti reali e tridimensionali mediante il passaggio attraverso un vecchio "fabbricatore". Un giorno, una ricca turista dall'Unione Europea acquista in blocco tutto il contenuto del suo chiosco, così, dopo aver concluso l'affare, Borislav rileva da uno zingaro un nuovo rivoluzionario fabbricatore che sembra capace di produrre oggetti indistruttibili partendo da una strana polvere gialla. Però Borislav, sottoposto a pressioni per motivi legati alla duplicazione e ai diritti di immagine, comincia a temere di perdere il chiosco e il suo macchinario, e finché è in tempo decide di cederlo. Ma scoprirà che dietro a questo prodotto c'è una guerra tecnologica ed economica che va bel al di là del suo piccolo giro d'affari, e coinvolge il futuro stesso dell'Europa e dei suoi mercati.

Commento personale e recensione:
Di Bruce Sterling sapevo quel poco che si sa di uno dei padri fondatori del cyberpunk, il nome che insieme a William Gibson viene sempre citato quando si parla delle origini del genere. "Il chiosco", uscito per Delos nella solita collana Odissea Fantascienza, mi ha dato modo di leggerlo nuovamente , e l'esperienza è stata a due velocità.

La prima parte funziona bene. Si segue Borislav, proprietario di un chiosco in una città dell'est Europa mai nominata esplicitamente ma che sembra ricalcare Belgrado, dove vende ai bambini figurine di giocattoli trasformabili in oggetti reali tramite un vecchio fabbricatore. Quando una turista dell'Unione Europea gli acquista in blocco tutto il contenuto del chiosco, Borislav ne approfitta per procurarsi da un ricettatore un nuovo fabbricatore, capace di generare oggetti indistruttibili partendo da una misteriosa polvere gialla. Fin qui la costruzione del mondo, il personaggio e l'atmosfera cupa tipica di Sterling mi avevano conquistato, con quel retrogusto di guerra civile jugoslava (almeno per ciò che mi immagino io) che si respira sotto la superficie fantascientifica.

Il problema arriva nella seconda metà, molto più breve della prima, dove tutto sembra precipitare senza il respiro necessario. Le pressioni sui diritti di duplicazione e di immagine che spingono Borislav a parlare quasi di politica, a farlo entrare all'interno della guerra tecnologica ed economica che coinvolge il futuro stesso dei mercati europei, tutto questo viene buttato giù con una fretta che ho trovato eccessiva. Ho avuto la sensazione che l'autore avesse in mano più materiale e più idee di quante ne servissero per un racconto di queste dimensioni, e che negli ultimi capitoli abbia deciso di chiudere in fretta piuttosto che sviluppare con calma quello che aveva costruito, risultando così un po' sconclusionato.

Peccato, perché l'idea di base e la prosa, pungente anche nella traduzione italiana curata dalla moglie dello stesso Sterling (Jasmina Tesanovic) insieme a Salvatore Proietti, meritavano una chiusura più solida. Anche se non sono sicuro che i "nanotubi di carbone" sia esatto o un errore rispetto a "carbonio". Resta comunque una lettura che si consuma in fretta e che, nonostante lo squilibrio tra le due metà, lascia intravedere perché Sterling sia ancora oggi una voce di riferimento della fantascienza.

giovedì 9 luglio 2026

Connie Willis - L'Ultimo Dei Winnebago

 

Autore: Connie Willis 
Anno: 1988
Titolo originale: The Last Of The Winnebago 
Pagine: 115
Voto e recensione: 2/5
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Trama del libro e quarta di copertina:
Ambientato in un'America post-disastro regredita a forme di governo decisamente dittatoriali, questo romanzo parla prevalentemente di estinzioni. Nel futuro immaginato dall'autrice a causa di epidemie virali si stanno estinguendo molte razze di animali. Ed è proprio il racconto dell'uccisione dell'ultimo dei cani che dà lo spunto a Connie Willis per narrare una storia di una Terra in cui molte cose che abbiamo si stanno estinguendo, così come i "Winnebago" che oltre a esssere un modello di camper è anche il nome di una tribù pellerossa del Minnesota.

Commento personale e recensione:

Dopo "La voce dell'aldilà" (di cui avevo parlato qui) sono tornato su Connie Willis con "L'ultimo dei Winnebago", sempre nella collana Odissea Fantascienza di Delos, e stavolta devo dire che l'entusiasmo è stato minore.

L'idea di partenza è decisamente stravagante: un futuro prossimo in cui una serie di epidemie virali ha spazzato via i cani dalla faccia della Terra, in un'America regredita a qualcosa di quasi distopico, con l'acqua razionata e le libertà individuali sempre più compresse. Attorno a questa premessa la Willis costruisce tutta una carrellata di estinzioni, non solo quella canina, ma anche quella dei camper Winnebago, ridotti a pochi esemplari sopravvissuti sulle strade sempre più controllate dalle cisterne dell'acqua. Il titolo gioca peraltro su un doppio significato, visto che Winnebago è sia il nome del celebre modello di camper sia quello di una tribù nativa americana, altro elemento che rimanda al tema della scomparsa.

Il romanzo breve segue un fotografo incaricato di documentare uno degli ultimi esemplari di questi mezzi ludici rimasti in circolazione, ma che si ritrova coinvolto, quasi per caso, nella morte di uno sciacallo trovato investito, episodio che riapre in lui sensi di colpa legati proprio all'estinzione dei cani. Attorno a questo nucleo si muove la Protezione Animali con poteri quasi da stato di polizia, che indaga su ogni caso di animale morto come fosse un omicidio vero e proprio, e che finisce per intrecciarsi con il passato del protagonista.

Il problema, per come l'ho vissuto io, è che la storia fatica a decollare: per buona parte della lettura si resta un po' spaesati, senza capire bene dove l'autrice voglia andare a parare, e il collegamento tra il camper del titolo e il resto della vicenda arriva solo verso la fine. So che è una scelta narrativa voluta, tipica dello stile della Willis, che preferisce svelare gradualmente piuttosto che spiegare subito, ma qui l'ho sentita più come un ostacolo alla lettura che come un pregio.

Resta comunque un lavoro scritto con mestiere, capace di costruire un'atmosfera malinconica attorno a un tema che a prima vista sembrerebbe quasi bizzarro, e non stupisce che all'epoca abbia vinto sia il premio Hugo che il Nebula. Ma tra i due incontri con questa autrice, quello con "La voce dell'aldilà" mi aveva convinto decisamente di più.

domenica 5 luglio 2026

Giampietro Stocco - Dalle Mie Ceneri



 Artista: Giampietro Stocco
Anno: 2008
Titolo originale: Dalle Mie Ceneri 
Pagine: 117
Voto e recensione: 2/5
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Trama del libro e quarta di copertina:
Per le strade di Buenos Aires si aggira un reduce molto speciale di una guerra a sua volta molto particolare: l'Argentina non ha mai perso le isole Malvine. Rico è uno dei tanti volontari italiani che hanno aiutato il paese sudamericano a infliggere all'Inghilterra una sconfitta tanto sorprendente quanto umiliante, e a costruire il socialismo sotto la Croce del Sud e in gran parte del mondo. Di speciale, però, Rico ha anche altre doti, che qualcuno vuole mettere a frutto per invertire la tendenza politica. Un qualcuno potente e senza scrupoli, che non esiterà a scavare nelle debolezze di Rico e a mettere in campo una scoperta scientifica che aprirà nuove frontiere al genere umano. Ma di che umanità stiamo parlando?

Commento personale e recensione:

Ho finito "Dalle mie ceneri" di Giampietro Stocco in una sola giornata di spiaggia, cosa che dice già molto sulla scorrevolezza del libro. Di Stocco avevo già parlato qui sul blog quando lessi "La Corona Perduta" (trovate la recensione a questo link), e devo dire che l'ucronia è chiaramente il terreno dove questo autore si muove meglio e più volentieri.

Rispetto a "La Corona Perduta", qui la lettura scorre molto più veloce, e credo che il merito sia soprattutto dell'ambientazione, che definirei al limite del cyberpunk. Il libro è del 2008 ma i fatti si svolgono in un 2015 che, nonostante fosse all'epoca praticamente contemporaneo, viene reso quasi fantascientifico, con nanobot, intelligenze artificiali e proiezioni olografiche a farla da padrone. Stocco insomma non si limita a deviare la linea temporale sul piano sociale, politico e geografico (e qui secondo me esagera parecchio, con un Sudamerica che dopo la vittoria argentina alle Malvine si trasforma in una potenza socialista planetaria), ma ci aggiunge sopra anche una bella spinta tecnologica, come se il solo cambio di storia non fosse abbastanza.

Per un romanzo così breve, di carne al fuoco ce n'è fin troppa, almeno dal mio punto di vista. Tra la guerra delle Malvine vinta dagli argentini, il nuovo ordine mondiale socialista, i poteri speciali di Rico e le cospirazioni scientifiche che lo coinvolgono, ho avuto la sensazione che la trama fosse più che altro un pretesto per mostrare al lettore questo nuovo mondo, piuttosto che una storia che avesse davvero bisogno di tutti questi elementi per reggersi in piedi. Capisco la voglia di stupire e di costruire uno scenario ricco, ma in cento e passa pagine restano più suggestioni buttate lì che sviluppate a dovere.

Detto questo, resta una lettura godibile e via veloce, perfetta per chi come me la porta in spiaggia e vuole qualcosa che non richieda troppo sforzo ma nemmeno annoi. Stocco si conferma un narratore capace di tenere il ritmo, anche quando il mondo che racconta avrebbe meritato più spazio di quanto gliene abbia concesso.

sabato 4 luglio 2026

Robert Charles Wilson - Julian L'Eretico

 
Autore: Robert Charles Wilson 
Anno: 2005
Titolo originale: A Christmas Tale
Voto e recensione: 2/5
Pagine: 111
Acquista su Amazon

Trama del libro e quarta di copertina:
A seguito di un collasso tecnologico globale, nel 2176 gli Stati Uniti sono regrediti a un'epoca pre-industriale di limitate cognizioni scientifiche e di costumi puritani. Ogni ricordo del passato viene considerato una pericolosa eresia. Il tessuto sociale è composto da tre categorie di persone: gli aristoi, la classe intermedia dei mercanti e quella dei lavoratori a contratto. I Sessanta Stati dell'Unione sono governati dalla coalizione delle Chiese del Dominio, guidata dal presidente autocrate Deklan Comstock, che solo formalmente viene rieletto ogni quattro anni. In questo contesto si svolge la storia di Julian, nipote del presidente e figlio di un generale che, in disaccordo con il governo, viene giustiziato come traditore. Il presidente considera il ragazzo un rischio, vedendo in lui colui che potrebbe destituirlo. E le idee di Julian, impaziente di far avanzare verso il domani una società che ha paura del futuro, lo rendono ancora più pericoloso. 

Commento personale e recensione:
Ho chiuso "Julian l'eretico" di Robert Charles Wilson in un paio di sedute, il che la dice lunga sia sulla mole (siamo sulle 110 pagine, formato tascabile Delos, quello che ormai conosco bene da quando ho iniziato a portarmi questi volumetti in spiaggia) sia sulla scorrevolezza della scrittura. È il classico libro che si può affrontare tra un tuffo e l'altro senza perdere il filo, e per me questo è già un pregio non da poco.

L'ambientazione è quella di un futuro post apocalittico, un genere che non è mai stato tra i miei preferiti dentro la fantascienza, anche se a pensarci bene ci sono cresciuto in mezzo senza nemmeno accorgermene. Da ragazzo ho divorato i librogame de "I guerrieri della strada", ho visto e rivisto Ken il guerriero, e naturalmente tutta la saga di Mad Max è parte del mio bagaglio di immaginario condiviso. Quindi diciamo che il terreno mi era familiare, anche se non è quello che cerco per primo quando scelgo un libro.

Qui gli Stati Uniti, dopo un collasso tecnologico, sono regrediti a un'epoca pre industriale, con costumi puritani e un sospetto quasi religioso verso qualunque ricordo del passato scientifico, che viene bollato come eresia (da cui il titolo italiano ). Il potere è nelle mani delle Chiese del Dominio, e la storia segue Julian, nipote del presidente-dittatore in carica e figlio di un generale giustiziato come traditore. Le sue idee, curiose e in anticipo sui tempi rispetto a una società che ha paura del futuro, lo rendono un pericolo agli occhi dello zio.

Non conoscevo nulla di Wilson prima di questo libro, e proprio per questo, arrivato alla fine, mi è rimasto un dubbio: mi è sembrato che la storia fosse più che altro un'introduzione, il preludio a qualcosa di più ampio con lo stesso protagonista, come se il vero racconto dovesse ancora cominciare. Ho fatto una piccola verifica e in effetti è proprio così: questo testo nasce come novella breve (nel 2005 o 2006 e finalista al premio Hugo l'anno dopo), e Wilson l'ha poi ampliata in un romanzo vero e proprio, "Julian Comstock: A Story of 22nd-Century America", pubblicato nel 2009 e anch'esso candidato all'Hugo. Quindi il mio sospetto da lettore era fondato: quello che ho letto è la versione ridotta, quasi un assaggio, di una storia che altrove viene raccontata per intero.

Presa per quello che è, una novella e non un romanzo, "Julian l'eretico" fa il suo mestiere: costruisce con efficacia un mondo plausibile e inquietante nella sua regressione, senza bisogno di spiegoni, e lascia il protagonista sulla soglia della sua storia più grande. Non è il libro che mi ha fatto innamorare del post apocalittico, ma è stata una lettura piacevole, giusta per il ritmo delle vacanze, e mi ha lasciato la curiosità di capire, un giorno, se vale la pena rincorrere anche la versione estesa.

domenica 28 giugno 2026

Connie Willis - La Voce Dell'Aldilà

 

Autore: Connie Willis
Anno: 2005
Titolo originale: Inside Job
Pagine: 114
Voto e recensione: 3/5
Acquista su Amazon

Trama del libro e quarta di copertina:
Rob è uno scettico, ed è l'editore di una rivista dedicata a smascherare i ciarlatani che lavorano nel mondo dell'occultismo. Una sera viene invitato alla performance di una medium, una certa Ariaura, la quale inaspettatamente inizia a insultare il pubblico, manifestando una voce e una personalità completamente diverse dalle proprie. Rob, pur disincantato per cose del genere a cui si è trovato di fronte innumerevoli volte, non riesce a convincersi che non si tratti di un episodio realmente soprannaturale. Tornato in redazione viene però aggredito dalla medium che l'accusa di averla ipnotizzata per rovinarle la reputazione. Tutto questo avrebbe una logica, senonché a un certo punto la medium cambia nuovamente voce tornando a utilizzare un tono maschile e a citare fatti e nomi che permettono al giornalista di capire che si tratta di Henry Luis Mencken, storico e giornalista vissuto nella prima metà del '900. E la buona fede di colui che non aveva mai creduto alle possessioni comincia a vacillare.

Commento personale e recensione:
Se cercate qualcosa che vi prenda fin dalla prima pagina e non vi molli più, La Voce dell'Aldilà di Connie Willis fa proprio al caso vostro. È un thriller sul paranormale, ma del tipo sano, quello che non vi vende l'aldilà come dato di fatto, anzi, vi mette continuamente in dubbio su quello che state leggendo. La storia gira intorno al desiderio (umano, universale, un po' disperato) di cercare risposte oltre la morte, ma lo fa con una lucidità che smonta pezzo per pezzo le illusioni dei medium e di chi ci crede.
La Willis scrive in modo incredibilmente fluido: le pagine girano da sole, senza che ve ne accorgiate. Il romanzo è breve, roba da un pomeriggio in spiaggia , forse due se siete del tipo che fa anche il bagno e passeggiate, ma non si sente mai il vuoto. Ogni scena regge, ogni domanda che si apre ne trascina un'altra, e il ritmo non cala mai davvero.
L'unica cosa che mi ha lasciato un po' così è il finale: non che sia brutto, ma se avete già frequentato il genere, potreste arrivarci già con le mani avanti. Niente di grave, però, non basta a rovinare quello che resta comunque un romanzo solido, intelligente e che fa pensare. Uno di quelli che, finito, vi fanno stare un attimo in silenzio prima di aprire il prossimo.

domenica 21 giugno 2026

James Patrick Kelly - L'Utopia Di Walden



Autore: James Patrick Kelly
Anno: 2005
Titolo originale: Burn
Voto e recensione: 2/5
Pagine: 163
Acquista su Amazon 
 
Trama del libro e quarta di copertina:
 In questo romanzo vincitore del Premio Nebula 2006 J.P. Kelly mescola una provocatoria e raffinata estrapolazione delle problematiche ambientali con azioni di lotta politica e sociale Trascedent State è una colonia di “veri umani” che hanno rifiutato il progresso tecnologico a favore di una esistenza di volontaria semplicità su un mondo ribattezzato Walden. Ma i pacifici abitanti di questa colonia sono minacciati dai pukpuk, superstiti di una precedente insediamento umano, che si oppongono al loro progetto di creare su Walden una nuova utopica società che è contraria alla preesistente Costituzione. La colonizzazione è il tema portante di questo eccitante e complesso romanzo che fornisce al lettore materia di riflessione su problemi di tipo ecologico e politico.
 
Commento personale e recensione:
 Prendi la colonizzazione spaziale, buttaci dentro un po' di ingegneria sociale, fazioni in contrasto e una spruzzata invisibile di ambientalismo. Sulla carta, "L'Utopia di Walden" di James Patrick Kelly avrebbe tutti gli ingredienti per essere un signor romanzo di fantascienza, ma all'atto pratico si rivela un’occasione sfruttata solo a metà. La parte davvero interessante del libro risiede nella sua componente tematica, perché l'autore riesce a tratteggiare in modo stimolante le dinamiche della colonizzazione di mondi lontani e, soprattutto, a delineare la profonda differenza, anche sociale, tra le varie popolazioni che coesistono o si scontrano in questo scenario. Questa costruzione dell'universo stimola le giuste riflessioni su come l'umanità tenda a replicare o esasperare le proprie barriere anche a anni luce da casa. Inoltre, il libro va giù che è un piacere: si legge bene e velocemente, con una scrittura fluida che procede senza intoppi e senza i classici mattoni descrittivi che bloccano il ritmo.
​Il problema vero sorge quando dalla cornice si passa all'azione, perché la trama è purtroppo noiosa e confusionaria. Se l'ambientazione incuriosisce, lo svolgimento dei fatti lascia piatti e costringe a rincorrere un filo logico che spesso si aggroviglia su se stesso senza una reale necessità; si va avanti più per l'inerzia di scoprire il destino di quel mondo che per un effettivo trasporto verso le vicende dei personaggi. E se vi aspettate un manifesto eco-futurista, siete decisamente fuori strada: c'è giusto una spruzzatina di ambientalismo, ma è così blanda e superficiale da sembrare un elemento di facciata messo lì tanto per timbrare il cartellino. In sintesi, è un romanzo che si divora in pochi giorni in spiaggia grazie a uno stile snello e a ottimi spunti socio-politici, ma che si perde in un bicchiere d'acqua con una storia confusa e una noia di fondo che spegne l'entusiasmo. 

venerdì 19 giugno 2026

Arthur C. Clarke - Incontro Con Rama



 Autore: Arthur C. Clarke
Anno: 1972
Titolo originale: Rendezvous With Rama
Pagine: 273
Voto e recensione: 5/5
Acquista su Amazon Ciclo Completo (cofanetto e digitale)

Trama del libro e quarta di copertina:11 settembre 2077: un grosso meteorite si abbatte sulla Pianura Padana, devastandola. Per evitare che disastri del genere possano ripetersi, viene approvato d'urgenza il progetto Guardia Spaziale, con il compito di catalogare e studiare l'orbita degli asteroidi nel sistema solare. Poi, nel 2130, i radar della Guardia Spaziale individuano un oggetto che sulle prime viene scambiato per un grosso asteroide, ma che è in realtà un UFO. Il comandante Norton riceve l'ordine di esaminare da vicino, con la sua astronave Endeavour, il silenzioso colosso, chiamato Rama, e se possibile sbarcarvi. È così che inizia una delle più fantastiche avventure della fantascienza.

Commento personale e recensione:

Ci sono classici della fantascienza che orbitano attorno alla tua lista di letture per anni. Ne senti parlare, ne leggi accenni ovunque, ma aspetti il momento giusto. Per me quel momento è arrivato grazie a una promozione sull'intero ciclo che mi ha fatto portare a casa il tomo completo. E sebbene le voci di corridoio dicano che i seguiti non valgano la candela (vedremo a tempo debito se confermare o smentire), il primo capitolo si è rivelato un'esperienza monumentale.

Incontro con Rama è il manifesto definitivo della fantascienza hard. Dimenticate le space opera fatte di guerre stellari e misticismo; qui la protagonista assoluta è la scienza, unita al brivido dell'ignoto. Quando un immenso cilindro perfetto penetra nel sistema solare, l'umanità invia  una nave con equipaggio umano, la Endeavour, a esplorarlo. Quello che trovano è un mondo artificiale immenso, silenzioso, geometricamente perfetto e apparentemente deserto. Ho provato a dare in pasto la descrizione a VIKI per creare l'immagine, ma non è particolarmente fedele a come dovrebbe essere. 

​Arthur C. Clarke non cerca la spettacolarizzazione fine a se stessa, ma la precisione. Le spiegazioni tecniche sono minuziose, rigorose, strutturate per dare un senso di realismo quasi ingegneristico. Durante la lettura è praticamente impossibile non fermarsi, chiudere gli occhi per un secondo e provare a visualizzare la vastità di Rama: il Mare Cilindrico, le città di strutture metalliche, la forza centrifuga che regola la gravità interna, la luce che si accende all'improvviso squarciando le tenebre di un mondo morto. Visivamente è un'opera che toglie il fiato e stimola l'immaginazione come pochissime altre.

​Ma il vero colpo di genio sta nella gestione del mistero. Rama non dialoga, non spiega, non si cura della presenza umana. È un gigantesco enigma cosmico che l'uomo può solo sfiorare.

​Il finale aperto è, a mio avviso, la chiusura perfetta. Ti lascia addosso una curiosità pazzesca e migliaia di domande senza risposta. Qualcuno potrebbe trovarlo frustrante, ma io trovo che sia esattamente come deve essere: davanti all'immensità dell'universo e a una civiltà infinitamente più avanzata della nostra, l'arroganza umana viene ridimensionata. Non tutto è fatto per essere capito da noi, e il senso di meraviglia sta proprio in questo vuoto.

​Senza dubbio, uno dei migliori romanzi di fantascienza che siano mai stati scritti. Un cult assoluto che non ha subito il peso degli anni.

​"I ramani fanno ogni cosa in tre esemplari." Con questa frase iconica Clarke chiude il libro, lanciando l'esca per i seguiti. Come dicevo, le recensioni generali sui capitoli successivi (scritti poi in collaborazione con Gentry Lee) sono tiepide, ma la curiosità è tanta. Intanto, questo primo capitolo brilla di luce propria.

domenica 14 giugno 2026

Kage Baker - Benvenuto Nell'Olimpo Signor Hearst!

 

Autore: Kage Baker
Anno: 2003
Titolo originale: Welcome To Olympus, Mr. Hearst 
Pagine: 128
Voto e recensione: 3/5
Acquista su Amazon

Trama del libro e quarta di copertina:
William Randolph Hearst è un celebre magnate dei media e produttore di film di successo. Alle grandiose feste che organizza nella sua villa principesca non è raro incontrare grandi attori come Greta Garbo o Clark Gable, ma anche personaggi curiosi come scrittori e sedicenti medium. O magari persone all'apparenza più normali che nascondono il segreto più grande di tutti: come Joseph e Lewis, agenti della multinazionale del futuro nota come Dr. Zeus Inc. la compagnia del tempo. La missione di Joseph e Lewis sembra facile: proporre al padrone di casa uno scambio che nessuno potrebbe rifiutare. Ma Hearst è un osso duro, e anche se la posta in gioco va ben al di là del denaro e la controparte è qualcosa di più di un'azienda quotata a Wall Street, gli affari sono affari. E in quel campo il signor Hearst è sempre in grado di giocarsela e anche di riservare qualche sorpresa.

Commento personale e recensione:

Dopo aver esplorato le sabbie rosse e retro-futuristiche di Kage Baker con L'Imperatrice di Marte, sono tornato a frequentare le pubblicazioni della Delos Books dedicate all'autrice californiana con "Benvenuto nell'Olimpo, signor Hearst!" (Welcome to Olympus, Mr. Hearst, del 2003). Se la precedente lettura mi aveva lasciato piuttosto tiepido, questa novella agile e molto breve ha saputo agganciarmi decisamente di più; intendiamoci, la storia in sé non è niente di trascendentale o particolarmente originale, ma la narrazione ha quel ritmo e quell'atmosfera capaci di tenerti incollato alla pagina e si divora in un paio di pomeriggi al mare. La vicenda si muove tra il 1926 e il 1933, in piena Grande Depressione e nel bel mezzo del passaggio epocale dal cinema muto al sonoro, ruotando attorno a William Randolph Hearst, il leggendario e spietato magnate dei media che ispirò il Quarto Potere di Orson Welles. Hearst vive nel suo sfarzoso e bizzarro castello di San Simeon, ribattezzato "l'Olimpo", ed essendo ormai anziano è ossessionato dal declino fisico, cercando in ogni modo un espediente per ingannare la morte. Ed è qui che entra in gioco la fantascienza: alla sua corte si muovono Joseph e Lewis, due facilitatori della Compagnia del Tempo, un'organizzazione del XXIV secolo che ha scoperto il viaggio temporale e crea cyborg immortali per viaggiare nelle varie epoche, con lo scopo di saccheggiare opere d'arte o reperti prima che vadano perduti nella storia. Joseph deve stringere un patto con Hearst, ma tra finti medium, imprevisti dell'ultimo minuto e cammei di attori dell'epoca d'oro di Hollywood come Greta Garbo e Clark Gable, la missione prenderà una piega inaspettata anche per un immortale. Una delle curiosità più interessanti di questo volume riguarda proprio la sua collocazione editoriale, poiché pur muovendosi nello stesso identico universo narrativo del celebre (ma a me totalmente sconosciuto) Ciclo della Compagnia del Tempo, si tratta a tutti gli effetti di una storia separata e del tutto autonoma, un "dietro le quinte" autoconclusivo che non richiede affatto di aver letto i romanzi principali della saga per essere goduto appieno. La Baker usa la cornice fantascientifica quasi come un pretesto per fare quello che le riesce meglio in questo formato, ovvero ironizzare sulla malleabilità della verità e della stampa e mettere in scena il contrasto tra l'immutabilità dei cyborg e la decadenza dell'essere umano. Analizzando la trama a mente fredda ci si rende conto che è davvero un filo sottile che si dipana senza grandi picchi o colpi di genio fantascientifici, eppure la scrittura scorre che è un piacere; l'ambientazione nella Hollywood anni '30 è resa con una vivacità e un'ironia sottile che mi hanno preso molto più rispetto alle atmosfere marziane dell'altra opera, rendendola una lettura fantascientifica leggera, densa di atmosfera d'altri tempi e con un pizzico di ottima satira storica.


Arrivano le Copertine "VIKI-style": Un Nuovo Tocco per le mie Recensioni!

Ciao a tutti, amanti di libri, musica, film, viaggi e soprattutto di VER!
​Oggi voglio condividere con voi un piccolo esperimento che sto lanciando sul blog. Da sempre, quando recensisco un film o un album, cerco di arricchire il post con l'immagine di copertina, linkandola da Wikipedia per completezza. Tuttavia, un pensiero mi frulla in testa da un po': non sarebbe bello dare un tocco più personale e creativo a queste immagini, evitando anche potenziali problemi di copyright?
​Ed ecco che entra in scena VIKI! Per chi non la conoscesse, VIKI è il nome che ho dato alle mie collezioni di IA che mi aiutano in alcune delle mie attività sul blog. Insieme, abbiamo deciso di intraprendere una nuova sfida: tentare di far creare a VIKI immagini di copertina "alternative".
​L'idea non è quella di copiare fedelmente l'originale, ma di creare immagini che ne catturino l'essenza, lo stile e le atmosfere. Immagini che richiamino l'opera recensita, ma con un'impronta unica e personale. Un modo per dare un senso e un tocco speciale alle mie recensioni, un po' come quando un artista reinterpreta un pezzo musicale.
​So che alcuni di voi potrebbero essere scettici: un'immagine creata da un'IA può davvero sostituire l'originale? La mia risposta è: dipende. Non sempre avrò la voglia o l'ispirazione per creare una copertina VIKI-style, e in alcuni casi l'originale potrebbe essere insostituibile. Ma credo che valga la pena provare! Potrebbe essere un modo divertente per scoprire nuove prospettive sulle opere che recensisco, e chissà, magari anche per creare qualcosa di bello e originale.
​Per darvi un'idea di cosa intendo, ho chiesto a VIKI di creare una copertina "alternativa" per l'album "Zooropa" degli U2. Il risultato è quello che vedete in cima a questo post. Che ne pensate? Vi piace l'idea?
​Un abbraccio, Jack

domenica 24 maggio 2026

Clelia Farris - Nessun Uomo E' Mio Fratello

 
Autore: Clelia Farris
Anno: 2008
Titolo originale:  Nessun Uomo E' Mio Fratello
Pagine: 223
Voto: 3/5
Acquista su Amazon 
 
Trama del libro e quarta di copertina:
 In un'Indonesia futuristica dove il progresso sembra essere rimasto lontano, un piccolo risicoltore di nome Enki Tath Minh deve affrontare gli squilibri che regolano una società composta da Carnefici e Vittime. Tutti, all'età di dodici anni, vengono a sapere se appartengono all'una o all'altra categoria attraverso un segno che si manifesta sul corpo. Segno che, da quel momento, tengono gelosamente nascosto per non svelare il loro segreto. Infatti, ogni Carnefice ha una Vittima a lui predestinata: in caso di omicidio non può essere perseguito dalla legge. Enki è una Vittima. Suo malgrado, pur timoroso dei fantasmi di un passato di sangue e dolore, si troverà a lottare per cambiare una società che altrimenti non può sperare in un futuro migliore.
 
Commento personale e recensione:
Spesso l’approccio con un romanzo di fantascienza speculativa richiede una sorta di periodo di acclimatamento, e Nessun uomo è mio fratello di Clelia Farris incarna perfettamente questa dinamica. L’inizio può risultare faticoso, complice anche la scelta della narrazione in prima persona che restringe inevitabilmente il campo visivo del lettore, costringendolo a guardare un mondo alieno e spiazzante solo attraverso gli occhi del protagonista. Eppure, superato lo scoglio iniziale, le pagine iniziano a scorrere con un ritmo diverso e il romanzo svela gradualmente il suo valore, catturando l'attenzione quasi senza farsi notare.

​Al centro del libro c'è un tema classico e universale, quello del legame distorto tra vittime e carnefici, una base che di per sé potrebbe non sembrare rivoluzionaria. Tuttavia, Farris ha il grande merito di declinare questo spunto attraverso un'ambientazione e un protagonista decisamente inusuali. Non siamo davanti alla solita space opera o ai paesaggi post-apocalittici standard; l'autrice sarda costruisce un contesto sporco, bizzarro e profondamente originale, dove le dinamiche di potere si riflettono nell'architettura stessa e nelle abitudini dei personaggi. In questo scenario si muove una figura centrale lontana da ogni stereotipo, le cui scelte e la cui psicologia deviano costantemente dai binari della fantascienza più commerciale.

​A guardare bene, si ha quasi l'impressione che la trama e gli eventi in sé siano quasi un pretesto, una scusa narrativa che l'autrice utilizza per esplorare e descrivere un contesto sociale e antropologico affascinante. La storia non cerca a tutti i costi l'azione avvincente, la svolta epica o l'evoluzione eroica del protagonista; preferisce invece concentrarsi sulle sfumature, sulle atmosfere e sulla coerenza interna di un mondo claustrofobico e disturbante. È proprio questa scelta a rendere il romanzo un'esperienza di lettura matura. Pur non partendo con il piede giusto, alla fine lascia addosso una sensazione di profonda soddisfazione, confermando la capacità dell'autrice di creare una fantascienza italiana dal respiro internazionale e dall'identità fortissima.

sabato 9 maggio 2026

Libri letti dal 2016 al 2025


 
Sì vabbeh, lo so. Non è gennaio e nessun si ricorda della mia vecchia rubrica in cui ogni anno scrivevo qualche dato stati stico sulle mie letture. Che nel corso degli anni hanno avuto tale calo, da eliminare necessità e curiosità sui romanzi messi in libreria. Non ci sono scuse, spiegazioni, motivi particolare: è semplicemente andata così. L'ultima lista riguarda quelli del 2015, che già erano meno di un al mese. Gli altri anni ( 2010, 2011, 2012, 2013 e 2014), anche se in discesa, il trend era decisamente migliore. Senza stare a fare una suddivisione per anno, inserisco direttamente la lista delle letture quindi che parte dal 2016 e termina nel 2025. Dieci anni tondi. Per chi non lo ricorda tra le parentesi c'è il mio voto personale che va da 1 a 5, mentre a sto giro non inserisco la divisione tra cartacei i digitali.  E ahimè, non posso neanche più mettere la classifica degli autori più letti, perchè mancando Anobii non conosco le posizioni di quelli sotto la decima posizione...
  1. Dan Simmons - L'Estate Della Paura (4)
  2. David Baldacci - Il Controllo Totale (2)
  3. Ernest Hemingway - Fiesta (IL Sole Sorgerà Ancora) (4)
  4. Paulo Coelho - Manuale Del Guerriero Della Luce (1) 
  5. Patrick Suskind - Il Profumo  (3)
  6. AA,VV -  I Predatori degli easter egg di Ready Player One - il film: Guida non ufficiale (3)
  7. Haruki Murakami - L'Incolore Tazaki Tsukuro E I Suoi Anni Di Pellegrinaggio (3) 
  8. AA. VV - Futura Lex 
  9. Giovanni Buzi - Uragano. Storia Di Un Apprendista Schiavo (1) 
  10. Nancy Kress - Nessun Domani (2) 
  11. Stanley G. Weinbaum - Un'Odissea Marziana (3) 
  12. Michel Houellebecq - Le Particelle Elementari (3) 
  13. Charles Stross - Arresto Di Sistema (4) 
  14. Lucia Patrizi - Nightbird (4) 
  15. Cixin Liu - Il Problema Dei Tre Corpi (2) 
  16. Michael Chabon - Il Sindacato Dei Poliziotti Yiddish (4) 
  17. Stephen King - Elevation (2) 
  18. Arto Paasilinna - L'Anno Della Lepre (3) 
  19. Stephen King - Joyland (3) 
  20. Jeffery Deaver - La Stanza Della Morte (3) 
  21. Thomas Wolfe - Angelo, Guarda Il Passato (4) 
  22. Frederick Forsyth - La Lista Nera (2) 
  23. Jeffery Deaver - L'Ombra Del Collezionista (2) 
  24. Jeffery Deaver - Il Bacio D'Acciaio (2) 
  25. Frank Schatzing - Limit (1) 
  26. Patricia Gibney - L'Ospite Inatteso (2) 
  27. Robert Macfarlane - Montagne Della Mente. Storie Di Una Passione (2)
  28. Vernor Vinge - Il Mondo Di Grimm (4) 
  29. Greg Egan - La Scala Di Schild (3) 
  30. Elena Di Fazio - Resurrezione (3) 
  31. Oscar Guidi - Magia E Stregoneria In Garfagnana (3) 
  32. James G. Ballard - L'Isola Di Cemento (4) 
  33. Frank Herbert - L'Imperatore-Dio Di Dune (2) 
  34. James G, Ballard . Il Mondo Sommerso (3) 
  35. Frank Herbert - Gli Eretici Di Dune (4) 
  36. Frank Herbert - La Rifondazione Di Dune (3) 
  37. Mauro Rinaldi - L'Ultima Estate (2) 
  38. Stelio Montomoli - La Strega Di Baratti (3) 
  39. AA.VV. - Giallo Sardo 
  40. Gillian McAllister - Posto Sbagliato, Momento Sbagliato (4) 
  41. Dmitry Glukhovsky - Metro 2033 (3)
  42. Dmitry Glukhovsky - Metro 2034 (2)
  43. Dmitry Glukhovsky - Metro 2035 (3)
  44. Michael Ennis - La Congiura Machiavelli (3) 
  45. Stefano Mecorio - Di passi E Di Acqua 
  46. Giampietro Stocco - La Corona Perduta (3) 
  47. Jack Vance . Naufragio Su Tschai (4) 
  48. Jack Vance - Le Insidie Del Pianeta Tschai (3) 
  49. Giovanni Burgio - Infezione Genomica (3) 
  50. Kage Baker - L'Imperatrice Di Marte (2) 
  51. Joseph Conrad - Cuore Di Tenebra (5) 
  52. Terry Miles - Rabbits (4) 
  53. Robert Reed - Un Miliardo Di Donne Come Eva (3) 
  54.  Lois McMaster Bujold - Miles Vorkosigan L'Uomo Del Tempo (3)
  55. Charles Stross - Universo Distorto (3) 
  56. Jack Vance - I Tesori Di Tschai (2) 
  57. Jack Vance - Fuga Da Tschai (4) 
  58. Tullio Avoledo - L'Elenco Telefonico Di Atlantide (4) 
  59. Tullio Avoledo - Come Si Uccide Un Gentiluomo (3)

Eccoci quindi con neanche sei libri all'anno, ma poteva andare peggio. Totale pagine lette 19413 con una media di circa 329 a libro. E con questo chiudo, ci dovremmo risentire verso gennaio del 2027 con la lista di questo anno.