martedì 15 settembre 2026

Isaac Asimov: alcuni consigli

 
Se c'è uno scrittore che per me coincide quasi con l'idea stessa di fantascienza, quello è Isaac Asimov. È stato uno dei primi autori di fantascienza che ho letto e, soprattutto, uno di quelli che mi hanno fatto capire quanto questo genere potesse essere molto più di astronavi, alieni e pistole laser. Asimov parlava di robot, imperi galattici, intelligenza artificiale e civiltà lontanissime nel tempo, certo, ma alla fine continuava a parlare soprattutto dell'uomo: delle sue paure, della politica, della scienza, del potere, della conoscenza e del modo in cui cerchiamo di controllare ciò che abbiamo creato. E forse non è un caso che proprio oggi, nell'epoca dell'intelligenza artificiale, il suo nome sia tornato così spesso fuori. Asimov è morto nel 1992, ma molte delle domande che poneva quando computer e robot erano ancora fantascienza sono diventate improvvisamente parecchio concrete. Anche Repubblica gli ha recentemente dedicato una nuova collana di libri, partita a maggio 2026 e arrivata a comprendere diciotto titoli, dai racconti dei robot alla Fondazione, passando per alcuni dei suoi romanzi più importanti. E da una pubblicità di Repubblica mi è venuto in mente di buttare giù due righe. Come feci anche per gli esami di terza media, in cui lo portai come autore letterario. 

Naturalmente Asimov non si esaurisce nei libri che si trovano in questa collana e, soprattutto, non è soltanto l'autore della Fondazione. La sua produzione è enorme e comprende fantascienza, divulgazione scientifica, saggi e narrativa di ogni genere. Ma se vogliamo restringere il campo alla fantascienza che vale la pena avere in biblioteca, io partirei proprio dai due grandi mondi che hanno costruito la sua fama: i robot e la Fondazione.

Il primo titolo da avere, secondo me, è quasi obbligatorio: Io, Robot. E qui c'è anche una piccola precisazione che spesso si perde quando si parla di questo libro: non è propriamente un romanzo nel senso tradizionale, ma una raccolta di racconti collegati fra loro, costruita intorno ai robot e alle famose Tre Leggi della Robotica. La cosa straordinaria è che Asimov non usa queste leggi come una semplice trovata narrativa. Le prende sul serio e comincia a chiedersi cosa succede quando una regola apparentemente perfetta entra in conflitto con un'altra. Cosa significa davvero "non fare del male a un essere umano"? E se per salvare una persona fosse necessario disobbedire a un ordine? E se un robot interpretasse una frase in maniera perfettamente logica ma completamente assurda per noi? È da queste contraddizioni che nascono molte delle storie più belle di Asimov. E rileggerle oggi, con tutto quello che discutiamo sull'intelligenza artificiale, fa un certo effetto. 

Dopo Io, Robot c'è però un'altra parte del mondo dei robot che secondo me merita assolutamente di essere recuperata: i romanzi con Elijah Baley e R. Daneel Olivaw. Il primo è Abissi d'acciaio, uno dei libri più riusciti di Asimov perché prende la fantascienza e ci mette dentro addirittura il giallo, come comunque accade spesso. La Terra del futuro è diventata un enorme mondo urbano coperto da città chiuse e sovraffollate, mentre gli Spaziali hanno sviluppato una civiltà completamente diversa. Quando un omicidio viene commesso e uno dei sospettati è un robot, Baley deve collaborare proprio con un robot per risolverlo. È fantascienza, poliziesco e riflessione sul rapporto fra esseri umani e macchine nello stesso libro. Non male per un romanzo scritto negli anni Cinquanta.

E poi ci sono Il sole nudo, I robot dell'alba e I robot e l'Impero. Qui vale la pena fare una cosa che con Asimov capita spesso: non considerarli semplicemente come quattro romanzi isolati. Con il tempo Asimov ha collegato sempre più strettamente il ciclo dei Robot con quello dell'Impero e infine con la Fondazione, costruendo retroattivamente un gigantesco universo narrativo. La cosa divertente è che non era stato progettato tutto così fin dall'inizio: le varie serie erano nate separatamente e soltanto molto più tardi Asimov cercò di unirle in un'unica grande storia futura dell'umanità.

E poi arriviamo alla Fondazione. Qui, per me, non c'è neanche da discutere: Fondazione, Fondazione e Impero ( che per me Il Crollo Della Galassia Centrale) e Seconda Fondazione sono il cuore della biblioteca asimoviana. La trilogia originale nasce negli anni Quaranta sotto forma di racconti pubblicati su rivista e viene poi raccolta nei tre volumi che conosciamo. Al centro c'è Hari Seldon, matematico capace di sviluppare la psicostoria, una disciplina immaginaria che permette di prevedere statisticamente il comportamento delle grandi masse umane. Seldon scopre che l'Impero Galattico è destinato a crollare e che seguiranno migliaia di anni di caos. Il suo progetto consiste allora nel cercare di ridurre quel periodo e conservare la conoscenza necessaria per costruire una nuova civiltà. È un'idea semplicissima e gigantesca allo stesso tempo: non prevedere il futuro di una persona, ma quello di una civiltà intera.

La cosa che trovo più affascinante della Fondazione, però, è che Asimov non costruisce una space opera tradizionale. Non siamo davanti a una storia nella quale l'eroe deve salvare il mondo sparando al cattivo di turno. Le vere protagoniste sono le idee, la politica, l'economia, la conoscenza e il modo in cui le società cambiano. È una fantascienza molto razionale, quasi matematica, e proprio per questo può risultare ancora sorprendentemente moderna.

Se dovessi consigliare una sola saga di Asimov a qualcuno che non ha mai letto nulla di suo, probabilmente sceglierei proprio la trilogia originale della Fondazione. E la leggerei nell'ordine in cui è stata pubblicata: Fondazione,Fondazione e Impero, Seconda Fondazione. Non comincerei invece dai prequel (che ho adorato davvero tanto proprio perché prequel) , anche se cronologicamente vengono prima. La cronologia interna dell'universo asimoviano è infatti molto più complicata dell'ordine nel quale sono usciti i libri, anche perché Asimov ha costruito e collegato queste storie nell'arco di decenni.

Dopo la trilogia arrivano L'orlo della Fondazione e Fondazione e Terra, scritti negli anni Ottanta quando Asimov tornò sul ciclo dopo una lunghissima pausa. Qui la scala della storia si allarga ancora e soprattutto cominciano a diventare evidenti i collegamenti con il ciclo dei Robot. Non sono indispensabili per scoprire Asimov, perché la trilogia originale funziona benissimo da sola, ma se la Fondazione vi ha conquistato è difficile fermarsi lì. E sì, vale la pena continuare.

Lo stesso discorso vale per i due prequel, Preludio alla Fondazione e Fondazione anno zero. Il primo segue Hari Seldon e racconta le origini della psicostoria; il secondo arriva fino agli ultimi anni della vita di Seldon ed è stato pubblicato postumo nel 1993. Sono libri interessanti soprattutto per chi ormai è entrato completamente nell'universo della Fondazione. Non li consiglierei invece come porta d'ingresso: conoscere già Seldon e la sua storia rende molto più interessante quello che raccontano.

Poi c'è il cosiddetto ciclo dell'Impero, composto da Paria dei cieli (tra i primi che ho letto) , Le correnti dello spazio e Il tiranno dei mondi. È probabilmente la parte meno imprescindibile dell'intero grande universo asimoviano, almeno se l'obiettivo è scegliere pochi libri da avere assolutamente. Ma contiene un Asimov molto interessante, soprattutto perché racconta una fase precedente rispetto alla grande civiltà galattica della Fondazione. Sono libri che personalmente metterei nella categoria "se vi piace Asimov, prima o poi li dovete leggere", più che in quella "correte subito in libreria".
E qui mi fermerei, almeno per questa prima biblioteca: Asimov ha scritto talmente tanto che cercare di trasformare una lista di consigli in un catalogo completo rischia di farci perdere il punto.

Peraltro, la nuova collana di Repubblica è abbastanza intelligente proprio perché mescola i nuclei fondamentali con qualche titolo che permette di allargare il discorso. Dopo i dieci volumi inizialmente annunciati, la serie è stata infatti estesa a diciotto: oltre ai libri della Fondazione e ai quattro romanzi dei Robot, comprende anche anche altri titoli come Viaggio allucinante (eh eh eh, mai letto) e Neanche gli dèi. Quest'ultimi, tra l'altro, sono completamente al di fuori del grande universo Robot-Fondazione e quindi un buon promemoria del fatto che ridurre Asimov a Seldon e ai robot significa perdersi parecchia roba.

Ed è forse proprio questo il motivo per cui Asimov continua a essere uno dei miei autori di fantascienza preferiti. Non aveva bisogno di inventare continuamente mondi incomprensibili o tecnologie impossibili. Gli bastava prendere un'idea apparentemente semplice e tirarla fino alle sue estreme conseguenze. Un robot deve obbedire. Un matematico può prevedere il comportamento delle masse. Un impero galattico può crollare. Una civiltà può cercare di progettare il proprio futuro. E improvvisamente dietro una storia di fantascienza ci troviamo a parlare di libertà, responsabilità, potere, scienza e natura umana.

Forse è questo il vero motivo per cui vale ancora la pena avere Asimov in biblioteca. Non perché avesse previsto esattamente il futuro (cosa che viene spesso esagerata o richiesta quando si parla di autori di Fantascienza), ma perché aveva capito quali sarebbero state alcune delle domande che il futuro ci avrebbe costretto a porci. E oggi, mentre discutiamo ogni giorno di intelligenza artificiale, automazione e macchine capaci di prendere decisioni al posto nostro, tornare a leggere un autore che queste domande se le faceva settant'anni fa è tutt'altro che un esercizio nostalgico. È quasi una buona forma di aggiornamento.

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