domenica 21 giugno 2026

James Patrick Kelly - L'Utopia Di Walden



Autore: James Patrick Kelly
Anno: 2005
Titolo originale: Burn
Voto e recensione: 2/5
Pagine: 163
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Trama del libro e quarta di copertina:
 In questo romanzo vincitore del Premio Nebula 2006 J.P. Kelly mescola una provocatoria e raffinata estrapolazione delle problematiche ambientali con azioni di lotta politica e sociale Trascedent State è una colonia di “veri umani” che hanno rifiutato il progresso tecnologico a favore di una esistenza di volontaria semplicità su un mondo ribattezzato Walden. Ma i pacifici abitanti di questa colonia sono minacciati dai pukpuk, superstiti di una precedente insediamento umano, che si oppongono al loro progetto di creare su Walden una nuova utopica società che è contraria alla preesistente Costituzione. La colonizzazione è il tema portante di questo eccitante e complesso romanzo che fornisce al lettore materia di riflessione su problemi di tipo ecologico e politico.
 
Commento personale e recensione:
 Prendi la colonizzazione spaziale, buttaci dentro un po' di ingegneria sociale, fazioni in contrasto e una spruzzata invisibile di ambientalismo. Sulla carta, "L'Utopia di Walden" di James Patrick Kelly avrebbe tutti gli ingredienti per essere un signor romanzo di fantascienza, ma all'atto pratico si rivela un’occasione sfruttata solo a metà. La parte davvero interessante del libro risiede nella sua componente tematica, perché l'autore riesce a tratteggiare in modo stimolante le dinamiche della colonizzazione di mondi lontani e, soprattutto, a delineare la profonda differenza, anche sociale, tra le varie popolazioni che coesistono o si scontrano in questo scenario. Questa costruzione dell'universo stimola le giuste riflessioni su come l'umanità tenda a replicare o esasperare le proprie barriere anche a anni luce da casa. Inoltre, il libro va giù che è un piacere: si legge bene e velocemente, con una scrittura fluida che procede senza intoppi e senza i classici mattoni descrittivi che bloccano il ritmo.
​Il problema vero sorge quando dalla cornice si passa all'azione, perché la trama è purtroppo noiosa e confusionaria. Se l'ambientazione incuriosisce, lo svolgimento dei fatti lascia piatti e costringe a rincorrere un filo logico che spesso si aggroviglia su se stesso senza una reale necessità; si va avanti più per l'inerzia di scoprire il destino di quel mondo che per un effettivo trasporto verso le vicende dei personaggi. E se vi aspettate un manifesto eco-futurista, siete decisamente fuori strada: c'è giusto una spruzzatina di ambientalismo, ma è così blanda e superficiale da sembrare un elemento di facciata messo lì tanto per timbrare il cartellino. In sintesi, è un romanzo che si divora in pochi giorni in spiaggia grazie a uno stile snello e a ottimi spunti socio-politici, ma che si perde in un bicchiere d'acqua con una storia confusa e una noia di fondo che spegne l'entusiasmo. 

Alice Nelle Città (1974)

 

Regia: Wim Wenders
Anno: 1974
Titolo originale: Alice In Den Stadten
Voto e recensione: 7/10
Pagina di IMDB (7.8)
Pagina di I Check Movies
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Film:
Alice nelle città è uno di quei film che sembrano semplici mentre li guardi, ma che continuano a crescere dentro anche molto tempo dopo i titoli di coda. Wim Wenders costruisce un viaggio che è insieme geografico ed esistenziale, un percorso fatto di strade, stazioni, attese e incontri casuali che finiscono per cambiare la vita di chi li attraversa.
Lo splendido bianco e nero utilizzato non ha nulla di nostalgico: al contrario, restituisce una sensazione di realtà quasi documentaria. Le autostrade americane, le stanze di motel, le insegne pubblicitarie, gli aeroporti e poi le città della Germania diventano frammenti di un mondo osservato con uno sguardo insieme curioso e disorientato. È il ritratto di un uomo che ha perso il proprio centro e che cerca disperatamente un modo per tornare a vedere le cose con chiarezza. 
 
La forza del film sta soprattutto nel rapporto tra Philip e la piccola Alice. Wenders racconta il loro incontro con una delicatezza rara: due persone sole che si trovano quasi per caso e che finiscono per diventare indispensabili l'una all'altra. Philip, bloccato in una crisi creativa ed emotiva, ritrova gradualmente uno sguardo sul mondo attraverso gli occhi della bambina; Alice, a sua volta, trova in quell'adulto spaesato un punto di riferimento inatteso. Tutto questo avviene senza mai cercare scorciatoie sentimentali: bastano pochi gesti, qualche silenzio e una serie di polaroid per costruire un legame che appare autentico e profondamente umano.
Ma Alice nelle città è anche un film sul vedere. Philip fotografa continuamente ciò che incontra, come se le immagini potessero sostituire l'esperienza diretta o aiutarlo a comprendere una realtà che gli sfugge. È una riflessione sottile sul rapporto tra immagini, memoria e identità, un tema che attraverserà gran parte del cinema di Wenders. 
 
Più che un classico road movie, è un viaggio dell'anima. Un film che procede con il ritmo lento dei treni e delle strade secondarie, raccontando lo smarrimento della modernità ma anche la possibilità di ritrovare una connessione con gli altri. Magnetico, fluido e profondamente malinconico, resta ancora oggi una delle opere più belle e toccanti di Wenders. 
 
Edizione: bluray
La recente edizione Bluray di CG Entertainment valorizza ulteriormente il film grazie al restauro 4K supervisionato dalla Wim Wenders Foundation. Un lavoro che non punta alla perfezione digitale, ma conserva la grana, le imperfezioni e la consistenza originale della pellicola, restituendo allo spettatore l'esperienza più vicina possibile a quella immaginata da Wenders cinquant'anni fa. La traccia audio è presente sono in lingua originale, ma sono utilizzabili gli utilissimi sottotitoli. Come extra:
  • Commento audio del regista
  • Scene tagliate (16 minuti)
  • Conversazione con Wim Wenders (1 ora e 24 minuti)
  • Sulla colonna sonora del film (4 minuti)
  • Intervista a Wim Wenders (45 minuti) 

sabato 20 giugno 2026

Ozzy Osbourne - Blizzard of Ozz



 Artista: Ozzy Osbourne
Anno: 1980
Tracce: 9
Formato: CD 
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Ozzy Osbourne lo associo da sempre ai Black Sabbath, e in fondo è inevitabile: è lì che è nato il mito. Ma sappiamo bene che Ozzy è stato anche altro, e Blizzard of Ozz  è il disco che lo dimostra fin dal titolo: il suo esordio da solista, arrivato subito dopo il licenziamento dai Sabbath nel 1979, in un momento in cui in pochi avrebbero scommesso su un suo rilancio.

E invece Ozzy, come gli capiterà di fare più volte nella carriera, cade sempre in piedi. La mossa decisiva fu circondarsi del chitarrista giusto: Randy Rhoads,  che con il suo stile tecnico e classicheggiante porta nel disco un livello di virtuosismo che lo rende per molti uno dei migliori chitarristi della storia dell'heavy metal, (tipo Eddie Van Halen per influenza sugli anni Ottanta) . Il suo assolo in Mr. Crowley, malinconico e quasi orchestrale, resta tra i più citati di sempre.

Il disco si apre con I Don't Know, un manifesto quasi programmatico, ma è Crazy Train il brano che lo ha reso immortale: riff immediato, ritornello che resta in testa al primo ascolto, e quel "All aboard!" urlato da Ozzy diventato un marchio di fabbrica. Suicide Solution porta dentro un testo controverso, ispirato secondo lo stesso Ozzy alla morte di Bon Scott degli AC/DC (anche se il paroliere Bob Daisley ammise poi che pensava proprio a Ozzy mentre lo scriveva). Goodbye to Romance è il momento più morbido, quasi soft rock, e mostra un lato del cantante meno scontato di quanto l'immagine pubblica suggerisca.

Blizzard of Ozz  resta un disco fondamentale per capire l'heavy metal degli anni Ottanta. Rhoads sarebbe morto tragicamente in un incidente aereo nel 1982, lasciando solo due album in studio con Ozzy: pochi, ma sufficienti per consacrarlo come leggenda. E lo stesso Ozzy, scomparso nel 2025, ha lasciato con questo disco una delle pagine più importanti e personali della sua carriera, ben oltre l'ombra dei Black Sabbath.

Type O Negative - Bloody Kisses

 

Artista: Type O Negative
Anno: 1993
Tracce: 14
Formato: CD 
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I Type O Negative sono uno di quei gruppi di cui vado fiero di parlare, perché li considero ancora abbastanza sconosciuti e di nicchia, nonostante il loro peso nella storia del gothic metal. Bloody Kisses  è il disco che li ha portati alla ribalta, ed è anche quello che meglio racchiude tutto quello che li rende unici.

Il centro di tutto è Peter Steele: un gigante di quasi due metri, voce profondissima, capace di passare dal sussurro malinconico al growl cupo nel giro di una frase. È quella voce che sembra arrivare da un'altra epoca, avvolgente in modo quasi ipnotico, e che da sola basta a creare l'atmosfera gotica e vampiresca che pervade tutto il disco. Prima dei Type O Negative, Steele suonava nei Carnivore, una band ben più rumorosa e provocatoria; qui invece trova una dimensione più sofisticata, ricordando un po' anche il peso dei Black Sabbath

Il disco è un continuo gioco di opposti: musica concepita per creare un'atmosfera morbosa e psichedelica da una parte, testi pieni di umorismo nero e sarcasmo dall'altra. Christian Woman, ispirata a una vera storia d'amore di Steele, è il brano più noto e quello che ha aperto le porte del mainstream alla band. Black No. 1 (Little Miss Scare-All), scritta da Steele mentre guidava un camion della nettezza urbana in attesa di scaricare rifiuti, prende in giro con affetto l'estetica gothic dell'epoca (tinte nere ai capelli comprese). La title track, Bloody Kisses (A Death in the Family), nasconde dietro un'apparenza macabra un testo che Steele ammise riguardare la morte del suo gatto. Can't Lose You chiude il disco nel modo più vulnerabile, con una malinconia che resta addosso.

Settantatré minuti di durata, in un anno (il 1993) dominato da grunge e alternative rock, eppure il disco riuscì a vendere oltre un milione di copie, portando il gothic metal a un pubblico che fino ad allora lo ignorava del tutto. Un disco che suona come nient'altro prima e nient'altro dopo, e che merita molta più attenzione di quanta ne riceva ancora oggi.

venerdì 19 giugno 2026

Sul Tuo Cadavere (2026)

 

Regia: Jorma Taccone
Anno: 2026
Titolo originale: Over Your Dead Body
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.3)
Pagina di I Check Movies
  Iscriviti a Prime Video

Ci sono sere in cui non hai voglia di metterti davanti a un capolavoro del cinema d’autore o a un thriller psicologico che ti spreme le meningi. Sere in cui cerchi solo un sano, scanzonato e un po' becero intrattenimento. Sul tuo cadavere (regia di Jorma Taccone, disponibile su Prime Video) si colloca esattamente in questa categoria: una commedia grottesca, intrisa di black humor e con una spruzzata generosa di sangue.

​La trama, ammettiamolo, è piuttosto scontata e non brilla certo per originalità (oltretutto questo è un remake americano di un film scandinavo). Seguiamo una coppia in crisi  che decide di passare un weekend in una baita isolata. Il piano segreto di entrambi? Assassinare il coniuge. Ovviamente le cose non vanno come previsto e la situazione sfugge rapidamente di mano, arricchendosi di imprevisti, violenza iperbolica e personaggi assurdi.

​Il film non fa nulla per nascondere i suoi cliché, ma gioca le sue carte migliori sul ritmo e sulla spettacolarizzazione delle botte. È un piacere ammirare Samara Weaving, che in questo genere di ruoli a metà tra la scream queen e la dura a morire si muove ormai con una disinvoltura magnetica e riesce sempre a dare una marcia in più alla pellicola con l'aiuto di Jason Segel.

​Le scene simpaticamente violente non mancano, il sangue scorre a fiumi a piccoli torrenti, ma lo fa con quel tono talmente esagerato e fumettistico che strappa più di un sorriso invece di disgustare. Non siamo di fronte a un film memorabile o a un cult istantaneo, sia chiaro. Resta un'opera senza troppe pretese.

​Se vi approcciate alla visione aspettandovi poco, se cercate solo un'ora e mezza di intrattenimento leggero, scorrevole e violentemente divertente, fa assolutamente il suo dovere. Promosso con riserva, ideale per una serata di puro relax senza perdersi nei meandri del catalogo di Prime Video.


Arthur C. Clarke - Incontro Con Rama



 Autore: Arthur C. Clarke
Anno: 1972
Titolo originale: Rendezvous With Rama
Pagine: 273
Voto e recensione: 5/5
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Trama del libro e quarta di copertina:11 settembre 2077: un grosso meteorite si abbatte sulla Pianura Padana, devastandola. Per evitare che disastri del genere possano ripetersi, viene approvato d'urgenza il progetto Guardia Spaziale, con il compito di catalogare e studiare l'orbita degli asteroidi nel sistema solare. Poi, nel 2130, i radar della Guardia Spaziale individuano un oggetto che sulle prime viene scambiato per un grosso asteroide, ma che è in realtà un UFO. Il comandante Norton riceve l'ordine di esaminare da vicino, con la sua astronave Endeavour, il silenzioso colosso, chiamato Rama, e se possibile sbarcarvi. È così che inizia una delle più fantastiche avventure della fantascienza.

Commento personale e recensione:

Ci sono classici della fantascienza che orbitano attorno alla tua lista di letture per anni. Ne senti parlare, ne leggi accenni ovunque, ma aspetti il momento giusto. Per me quel momento è arrivato grazie a una promozione sull'intero ciclo che mi ha fatto portare a casa il tomo completo. E sebbene le voci di corridoio dicano che i seguiti non valgano la candela (vedremo a tempo debito se confermare o smentire), il primo capitolo si è rivelato un'esperienza monumentale.

Incontro con Rama è il manifesto definitivo della fantascienza hard. Dimenticate le space opera fatte di guerre stellari e misticismo; qui la protagonista assoluta è la scienza, unita al brivido dell'ignoto. Quando un immenso cilindro perfetto penetra nel sistema solare, l'umanità invia  una nave con equipaggio umano, la Endeavour, a esplorarlo. Quello che trovano è un mondo artificiale immenso, silenzioso, geometricamente perfetto e apparentemente deserto. Ho provato a dare in pasto la descrizione a VIKI per creare l'immagine, ma non è particolarmente fedele a come dovrebbe essere. 

​Arthur C. Clarke non cerca la spettacolarizzazione fine a se stessa, ma la precisione. Le spiegazioni tecniche sono minuziose, rigorose, strutturate per dare un senso di realismo quasi ingegneristico. Durante la lettura è praticamente impossibile non fermarsi, chiudere gli occhi per un secondo e provare a visualizzare la vastità di Rama: il Mare Cilindrico, le città di strutture metalliche, la forza centrifuga che regola la gravità interna, la luce che si accende all'improvviso squarciando le tenebre di un mondo morto. Visivamente è un'opera che toglie il fiato e stimola l'immaginazione come pochissime altre.

​Ma il vero colpo di genio sta nella gestione del mistero. Rama non dialoga, non spiega, non si cura della presenza umana. È un gigantesco enigma cosmico che l'uomo può solo sfiorare.

​Il finale aperto è, a mio avviso, la chiusura perfetta. Ti lascia addosso una curiosità pazzesca e migliaia di domande senza risposta. Qualcuno potrebbe trovarlo frustrante, ma io trovo che sia esattamente come deve essere: davanti all'immensità dell'universo e a una civiltà infinitamente più avanzata della nostra, l'arroganza umana viene ridimensionata. Non tutto è fatto per essere capito da noi, e il senso di meraviglia sta proprio in questo vuoto.

​Senza dubbio, uno dei migliori romanzi di fantascienza che siano mai stati scritti. Un cult assoluto che non ha subito il peso degli anni.

​"I ramani fanno ogni cosa in tre esemplari." Con questa frase iconica Clarke chiude il libro, lanciando l'esca per i seguiti. Come dicevo, le recensioni generali sui capitoli successivi (scritti poi in collaborazione con Gentry Lee) sono tiepide, ma la curiosità è tanta. Intanto, questo primo capitolo brilla di luce propria.