lunedì 21 settembre 2026

The Protégé (2021)



 Regia: Martin Campbell
Anno: 2021
Titolo originale: The Protégé 
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.1)
Pagina di I Check Movies
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The Protégé (miracolo indovinare gli accenti) è un action thriller del 2021 diretto da Martin Campbell, quello di Casino Royale, con Maggie Q nei panni di Anna, la killer più abile al mondo, cresciuta fin da bambina da Moody, un leggendario sicario interpretato da Samuel L. Jackson dopo averla salvata da un massacro a Saigon in cui perse i genitori. Quando Moody viene ucciso, Anna parte per vendicarlo e finisce invischiata con un altro killer enigmatico interpretato da Michael Keaton, con cui il rapporto tra caccia e attrazione diventa via via più ambiguo.

La prima parte, quella con la bambina salvata da un massacro e cresciuta da un assassino solitario che le insegna il mestiere, sembra quasi un incipit alternativo di Léon, con Moody nel ruolo che fu di Jean Reno, anche se qui il rapporto tra i due resta più professionale e meno malinconico di quello tra Léon e Mathilda. Una volta chiuso questo preambolo però il film si trasforma rapidamente in un classico action di vendetta, con Anna che deve fare fuori il cattivo di turno per motivi che, a pensarci con un minimo di logica, non reggerebbero neanche troppo.

Il tandem tra Maggie Q, decisamente convincente nelle coreografie d'azione, e un Michael Keaton che si diverte parecchio nei panni del villain elegante e ambiguo, tiene comunque in piedi il film anche nei momenti in cui la trama scricchiola, e Martin Campbell sa come girare uno scontro corpo a corpo senza perdere ritmo. Non è un film che lascia il segno, ma per una serata action senza troppe pretese fa il suo lavoro egregiamente.

domenica 20 settembre 2026

Juventus - Atalanta

 
Quinta giornata e dopo la sconfitta di Sassuolo ci dobbiamo aspettare qualche cosa di più. Non bastano come giustificazioni gli infortuni ed abbiamo bisogno di punti. Inizio primo tempo un po' macchinoso e con tanto traffico a centrocampo. Prove di occasioni che non arrivano con facilità fino al 28 esimo in cui dobbiamo attendere il primo tiro e la rete del vantaggio. E nei primi 45 minuti non succede proprio altro. Né da una parte né dall'altra. Il secondo tempo inizia più frizzante e con meno inerzia. Possiamo raddoppiare e loro possono pareggiare, c'è un bel equilibrio da questo punto di vista. Su calcio d'angolo però ci pensa Bremer e ci portiamo finalmente sul 2 - 0. Quindi ottimo risultato e conclusione felice. 

Concerto Per Pistola Solista (1970)

 

Regia: Michele Lupo
Anno: 1970
Titolo originale: Concerto Per Pistola Solista
Voto: 5/10
Pagina di IMDB (6.1)
Pagina di I Check Movies
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Film:

Concerto per pistola solista (conosciuto all'estero come The Weekend Murders) è un giallo italiano del 1970 diretto da Michele Lupo, con un cast decisamente misto e internazionale che mescola nomi nostrani come Gastone Moschin e Giacomo Rossi Stuart ad attori stranieri come il soprano Anna Moffo, l'inglese Lance Percival e persino Beryl Cunningham, cantante e attrice guyanese. La trama è un giallo di ambientazione British quasi da manuale, con una famiglia aristocratica inglese che si riunisce per la lettura del testamento del capofamiglia, l'eredità che finisce inaspettatamente tutta a Barbara, la figlia preferita, e a quel punto parte una catena di omicidi in stile Agatha Christie, con il maggiordomo pugnalato per primo e a seguire il resto della famiglia.

È un lavoro decisamente minore nel filone del giallo e del poliziesco all'italiana di quegli anni, girato anche in parte in Inghilterra, nella tenuta di Somerleyton Hall, il che gli dà un'ambientazione più autentica del solito rispetto a tanti gialli nostrani spacciati per stranieri con qualche cartello in inglese. Quello che lo rende più interessante della media è la punta ironica quasi da commedia che attraversa tutto il film, con il sergente Thorpe di Moschin che fa un po' da spalla comica mentre le indagini procedono, un tono leggero che stempera la formula un po' rigida del giallo con delitti in serie.

Nel complesso è un prodotto ben fatto per quello che si propone, con un ritmo che non annoia mai nella sua durata contenuta e una colonna sonora di Francesco De Masi che accompagna bene le atmosfere. Non è certo un capitolo memorabile del genere, ma dentro la sua fascia, quella dei gialli minori dell'epoca fatti con un minimo di cura, si difende benissimo.


 
Edizione: DVD 
Oblivion, che difficilmente delude, con questa uscita numero #12 ci ha riportato un ottimo film con qualità medio alta per l'età ed il formato, traccia audio italiana in stereo ed i seguenti extra:
  • Giallo nel Suffolk (30 minuti)
  • Delitto imperfetti (27 minuti)
  •  Comparazione versione italiana vs internazionale (5 minuti)

sabato 19 settembre 2026

R.E.M. - Out Of Time

 

Artista: R.E.M.
Anno: 1991
Tracce: 11
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Con i R.E.M. il percorso è stato quello di chi li ha ascoltati di rimando, per contagio: li ascoltavano soprattutto i miei amici negli anni Novanta, e quando una musica gira intorno a te con quella frequenza finisce inevitabilmente per diventare parte della tua colonna sonora personale, che tu l'abbia cercata o no. Out of Time è il disco che più di tutti ha reso questo meccanismo inevitabile.

Il settimo album degli R.E.M. è quello che li trasforma da band di culto a fenomeno di massa internazionale: numero uno in America e in Gran Bretagna, diciotto milioni di copie vendute nel mondo, 183 settimane nelle classifiche britanniche secondo VIKI. E il motore di tutto questo è un mandolino. Peter Buck ne aveva appena comprato uno e se ne stava in poltrona davanti alla tv strimpellando qualcosa, cercando di capire come funzionasse quello strumento che non sapeva suonare; da quell'improvvisazione nacque il riff di Losing My Religion, il singolo che aprì le porte del mainstream alla band di Athens. Michael Stipe ha spiegato che il titolo riprende un'espressione idiomatica del Sud degli Stati Uniti che significa "perdere la pazienza", non la fede religiosa; il testo parla di un amore non corrisposto che rischia di diventare ossessione, e si ispira dichiaratamente a Every Breath You Take dei Police. Il video, diretto da Tarsem Singh con citazioni da Tarkovskij e Caravaggio, vinse il Grammy e l'MTV Video of the Year. Non male per una canzone nata per caso su una poltrona.

Il disco però vale molto di più del singolo che lo ha oscurato. Il sound è folk rock e chamber pop, con arrangiamenti orchestrali curati dal produttore Scott Litt, e ha una morbidezza e una gradevolezza che lo rendono adatto a qualsiasi ora del giorno senza mai stancare. Shiny Happy People, secondo singolo, è il momento più solare e spensierato; lo stesso Stipe l'ha definita in seguito una canzone scritta per i bambini, e non lo diceva come un complimento. Half a World Away è la perla nascosta del disco, malinconica e toccante in un modo che le tracce più famose non raggiungono. Near Wild Heaven e Texarkana, cantate principalmente da Mike Mills, sono le sorprese del lotto: più leggere, quasi pop, lontanissime dall'immagine austera che spesso si associa alla band.

Non è musica che ho cercato. È musica che mi è entrata addosso per osmosi, passando dai cd degli amici all'aria di un certo periodo. E questi sono i dischi che non muoiono mai, proprio perché non li hai scelti tu: li ha scelti il tempo per te.

venerdì 18 settembre 2026

The Assessment - La Valutazione (2024)

 

Regia. Fleur Fortunè
Anno: 2024
Titolo originale: The Assessment
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.6)
Pagina di I Check Movies
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Mi piacciono quei film di fantascienza che non hanno bisogno di astronavi, battaglie intergalattiche o effetti speciali da centinaia di milioni di dollari per costruire un mondo interessante. The Assessment, esordio alla regia di Fleur Fortuné, appartiene proprio a questa categoria: un film semplice, ambientato quasi interamente in pochi spazi, che attraverso una situazione apparentemente ordinaria riesce a introdurre lo spettatore in una realtà futura decisamente curiosa.

In questo futuro, segnato dal collasso ambientale e da una società che ha scelto di regolamentare praticamente ogni aspetto dell'esistenza, avere un figlio non è più una questione privata. Le coppie devono dimostrare di essere adatte alla genitorialità attraverso una valutazione di sette giorni, durante la quale un'esaminatrice osserva ogni loro comportamento. È quello che succede a Mia e Aaryan, interpretati da Elizabeth Olsen e Himesh Patel, quando nella loro casa arriva Virginia, una donna incaricata di sottoporli a una serie di prove sempre più bizzarre, invasive e destabilizzanti.

Il punto di forza del film è proprio questo meccanismo. Non servono grandi ambientazioni futuristiche per creare inquietudine: basta una casa, una coppia che dovrebbe sentirsi al sicuro e una presenza estranea che, giorno dopo giorno, trasforma l'ambiente domestico in una sorta di laboratorio psicologico. La valutazione diventa un gioco perverso nel quale non è mai chiaro cosa ci si aspetti dai protagonisti e quali siano le regole. Virginia può comportarsi come una bambina, mettere alla prova la pazienza della coppia, provocare reazioni imprevedibili. E più si va avanti, più diventa difficile distinguere un esame ufficiale da una manipolazione emotiva.

L'ambientazione, pur non essendo completamente asettica, può ricordare per certi aspetti Ex Machina di Alex Garland. Non soltanto per la fantascienza contenuta e quasi claustrofobica, ma anche per la presenza di Alicia Vikander, che in quel film interpretava l'indimenticabile Ava. Qui l'attrice veste i panni di Virginia e offre una prova particolarmente efficace, capace di passare dal grottesco all'inquietante con una certa naturalezza. Anche qui la stessa Vikander è dentro ad un esperimento controllato, solo che è in un ruolo invertito. Il confronto con Ex Machina, comunque, si ferma soprattutto alle atmosfere e alla costruzione degli spazi: The Assessment segue una strada diversa, più concentrata sui rapporti umani, sul desiderio di avere figli e sul modo in cui un sistema può arrivare a controllare persino gli aspetti più intimi della vita.

Il film funziona anche perché lascia emergere gradualmente il proprio mondo. Non ci viene spiegato tutto subito, e questo contribuisce a mantenere viva la curiosità. Si intuisce che dietro la possibilità di diventare genitori ci sono regole molto più complesse, una società divisa e un passato che continua a pesare sul presente. La fantascienza rimane soprattutto uno strumento per parlare di controllo, conformismo, maternità e bisogno di sentirsi accettati. Temi interessanti, sviluppati attraverso una storia che non ha fretta di mostrare tutte le proprie carte.

Il problema, almeno per quanto mi riguarda, arriva nella parte finale. Non è tanto il fatto che il film allarghi improvvisamente lo sguardo oltre la casa e mostri qualcosa in più del mondo futuro. Anzi, l'idea di aprire la storia a una dimensione più ampia è comprensibile e, sulla carta, anche interessante. È il modo in cui questa apertura viene gestita a lasciarmi un po' perplesso. Alcuni passaggi sembrano meno solidi rispetto a quello che il film aveva costruito fino a quel momento, mentre certe svolte finiscono per apparire un po' slegate dal percorso precedente. La curiosità rimane, ma la sensazione è che la sceneggiatura faccia più fatica a tenere insieme i diversi elementi proprio quando dovrebbe dare loro un significato complessivo.

The Assessment resta comunque una fantascienza intrigante, con un'idea di partenza efficace, pochi ambienti sfruttati bene e una buona capacità di generare tensione attraverso situazioni assurde ma non così lontane, almeno concettualmente, da alcune ossessioni del nostro presente. Non è un film che rivoluziona il genere, né uno di quelli che riescono a chiudere perfettamente tutte le questioni sollevate. Però ha una sua personalità e, soprattutto, riesce a incuriosire. Peccato che, proprio quando decide di mostrare qualcosa in più, perda parte di quella compattezza che aveva reso così interessante la prima metà.
 
 

giovedì 17 settembre 2026

Reacher [Stagione 4]

 

Anno: 2026
Titolo originale: Reacher 
Episodi: 8
Stagione: 4
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Quarta stagione di Reacher, e siamo ormai al punto in cui uno queste serie le guarda più per abitudine affettiva che per reale sorpresa. L'ho detto anche per le prime tre, lo ripeto qui: è un prodotto sempliciotto, costruito su uno schema che si ripete quasi identico a ogni giro, eppure funziona, e funziona proprio perché non pretende di essere altro da quello che è.

Questa volta la storia parte da Gone Tomorrow, tredicesimo romanzo della saga di Lee Child, uscito nel 2009 e in italiano intitolato I dodici segni. Non è tra i libri che ho letto io, e infatti non posso fare il solito gioco del confronto pedante tra pagina e schermo. Tutto comincia in metropolitana a New York, con Reacher che si imbatte in una donna che gli sembra sul punto di farsi esplodere, e da lì, come sempre, quello che pareva un episodio isolato si allarga a macchia d'olio fino a coinvolgere gente molto più in alto nella catena del potere di quanto ci si aspetterebbe.

Alan Ritchson è sempre lui, la montagna di muscoli che ragiona più di quanto menica, e questo continua a essere l'ingrediente segreto della serie: non è solo botte, anche se le botte ci sono e stavolta mi è parso che il sangue scorra un po' più abbondante rispetto alle stagioni precedenti, quasi che gli sceneggiatori avessero deciso di alzare il tiro sulla violenza per tenere sveglio chi si fosse assuefatto alla formula. Accanto a lui arriva Sydelle Noel nei panni di una detective, ma c'è soprattutto Anggun. Sì, proprio lei. 

Per il resto la macchina è quella collaudata: un mistero che parte piccolo, una cospirazione che si allarga, un protagonista che osserva tutto prima di agire e che intanto si porta dietro quel misto di ironia spiccia e fatalismo da uomo senza fissa dimora. Chi ha amato le stagioni precedenti troverà pane per i suoi denti, chi si aspettava un cambio di passo resterà con lo stesso sospetto che ho io da tre stagioni a questa parte: che Reacher sia una macchina da intrattenimento onesta, senza troppe ambizioni, che sa esattamente cosa vuole essere e lo fa con un mestiere sempre più rodato.