martedì 31 marzo 2020

W Django! (1971)

Regia: Edoardo Mulargia
Anno: 1971
Titolo originale: W Django!
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (5.9)
Pagina di I Check Movies
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Film:
Uno dei tanti western che utilizza la figura di Django: la storia è colorita e piena zeppa di sparatorie, quindi tanta azione come deve essere. Abbiamo ancora il tema abusato, ma funzionale, della vendetta che tiene insieme le varie vicissitudini che vedono impegnati Steffen ed Onorato (la sua voce è quella di Ferruccio Amendola). Non si arriva mai, neanche per sbaglio, all'epicità del Django originale, ma indubbiamente gli anni di distanza per potersi preparare ci sono e Mulargia, con lo pseudonimo americanizzato di Edward G. Muller, riesce a gestire le situazioni d'impatto. Lo fa elaborando un qualcosa di veramente semplice e lineare, senza strafare e con i giusti accorgimenti, però riesce nell'intento. Si vede benissimo che non ha intenzione di strafare, proprio per questo non resterà tra i western più memorabili, ma neanche tra i peggiori.

Edizione: cofanetto Django Unlimited
Collezione di 4 DVD (l'originale e tre apocrifi) dedicati a Django. Il cofanetto è di un semplice cartoncino che racchiude le edizioni sciolte dei singoli film. La resa video è accettabile vista l'età. L'audio è solo in italiano ed usa il Dolby Digital stereo. Non ci sono extra.

lunedì 30 marzo 2020

L'Immortale (2017)




Regia: Takashi Miike
Anno: 2017
Titolo originale: Mugen No Junin (無限の住人)
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (6.8)
Pagina di I Check Movies

Il cinema asiatico va capito, ed io non mi sforzo abbastanza e neanche ho tutta questa voglia di uscire dall'ignoranza. Certamente un minimo d'impegno però ce lo infilo. E Takashi Miike credo che preveda uno sforzo ancora più grande, così questa volta ho ricominciato da un qualcosa che risulta un po' più semplice. Ed i risultati ci sono. L'Immortale è (credo) in stile far east, con combattimenti di spada, vendetta, onore e così via fino alle polpette di riso. Tantissima azione, tantissimi combattimenti, tantissimo sangue. Tutto quanto è tantissimo in questo film, a cominciare dai corpi dei combattenti lasciati esanimi lungo la strada. Non c'è un attimo di tregua. La cosa bella, o comunque un po' al di fuori degli schemi standard, è che il personaggio principale, l'eroe quindi, non è il migliore dal punto di vista tecnico. Si ritrova a scontrarsi con un numero tantissimo elevato di nemici, quasi come se fossimo all'interno di un anime a puntate (o di un manga, o quella roba lì), ma non sempre risulta essere all'altezza della situazione. Ne cava sempre le gambe, le braccia non sempre, anche  grazie ad un po' di fortuna o con l'aiuto di personaggi che si muovono all'interno della trama, non sempre spinti dal dualismo buono - cattivo. Stilisticamente comunque non è un pastrocchio, anzi è di molto godibile sebbene la parte iniziale in bianco e nero è un po' brusca: mi chiedevo se non fosse il sequel di qualcosa già girato. Era invece una semplice introduzione. E nelle oltre due ore di film abbiamo pure il tempo necessario, non solo per approfondire i personaggi principali, ma anche i vari piccoli villain che ci troviamo di fronte, uno per volta, uno ad uno, come nei livelli sempre più difficili dei videogame. Un'avanzata interessante, divertente e anche filosoficamente adeguata.

domenica 29 marzo 2020

Il Gatto Venuto Dallo Spazio (1978)




Regia: Norman Tokar
Anno: 1978
Titolo originale: The Cat From Outer Space
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.1)
Pagina di I Check Movies
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Film:
Oggi mi sento buono, la prigionia mi ha sfiancato e non sono in grado di reagire con la giusta dose di cattiveria. Neanche contro la Disney. Questa volta perchè mi faccio sopraffare dall'effetto nostalgia. Non potrebbe essere altrimenti. La storiella è simpatica comunque. Adatta certamente ad un pubblico giovanissimo, con quel gattino delizioso che alla fine non fa nulla se non stare fermo. Per chi non se ne fosse accorto, la voce non è sua. Sicuramente sarà doppiato, dubito che potesse parlare italiano. Forse è tra quelli meno smielati, o almeno non c'è la morale buonista che avanza inesorabile facendo all in. La trama è semplice e leggera, niente di esaltante, però è divertente il fatto di utilizzare un comunissimo gatto come extra terrestre invece degli omini verdi. Che poi venga dallo spazio o sia un micio superdotato sarebbe anche stato abbastanza irrilevante. Sono comunque buoni, sebbene non eccelsi (siamo nel 1978, non nel 1900) anche gli effetti speciali. Roba già vista altrove, anche all'interno della stessa Disney. 

Edizione: DVD
Versione Disney Classics Family senza neanche un extra.

Agente Lemmy Caution: Missione Alphaville (1965)




Regia: Jean-Luc Godard
Anno: 1965
Titolo originale: Alphaville, Une Etrange Aventure De Lemmy Caution
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.2)
Pagina di I Check Movies
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Faticoso. Molto faticoso. Entrare in questo mix di fantascienza distopica e noir non è stato per niente semplice. Colpa anche della versione presente su Prime Video che  ha solo la traccia audio italiana, intervallata da lunghe parti in francese, senza la possibilità di utilizzare i sottotitoli. A parte questo Godard, sceneggia un trama con dialoghi complicati, ripresi sia appunto da su citato genere noir che da un mondo in cui la tecnocrazia ha imposto esclusivamente ciò che è razionale e logico. Il risultato è un contrasto acceso tra i vocaboli e le azioni, ripreso anche dal bianco e nero della pellicola ed il paesaggio futuristico visibile essenzialmente attraverso gli ambienti modernisti in stile anni sessanta. Inserire un personaggio di altri tempi, all'interno di un contesto futuristico non è affatto facile, anche quando ci si affida ad una base letteraria e romanzata: la messa in visione in questo caso è risultata molto complessa e non sempre (tutt0altro anzi) il messaggio da trasmettere è immediato. Un film sperimentale se vogliamo, non per tutti, ma apprezzabile per chi ha amato lavori passati come Metropolis o futuri come Blade Runner. Labirintico, ai limiti del comprensibile. Io sto benissimo, grazie, prego.

Un Giorno Di Ordinaria Follia (1993)




Regia: Joel Schumacher
Anno: 1993
Titolo originale: Falling Down
Voto e recensione: 7/10
Pagina di IMDB (7.6)
Pagina di I Check Movies
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- Stasera parla di nuovo Conte
- Oh cazzo, di nuovo?
- Sì, maremma maiala
- Io sbotto

E così ho deciso di tornare a guardare uno dei migliori film esistenti sulla faccia del globo, per quanto riguarda lo "sbotto". In realtà Joel Schumacher crea un cult  ben più complesso in quanto ancora attuale. Il limite di sopportazione per un uomo apparentemente normale, se viene superato può portare a casi sorprendenti e qui l'evoluzione dell'atteggiamento di Michael Douglas è sottolineata alla perfezione. Il suo personaggio non ha moventi politici, apparentemente "ce l'ha" con tutti coloro che trova sul suo cammino, che siano negozianti coreani indisponenti, messicani di una gang, commessi zelanti di una catena di fast food, o pseudo nazisti razzisti. Un odio riversato sugli altri, derivato non solo dai propri fallimenti con la famiglia o con il lavoro, ma anche da una società sempre più cinica, egoista e non umana. In cui i vecchi valori, quelli a cui ci eravamo abituati, sono scomparsi. Una fuga, un'evasione, dal caos e dai problemi quotidiani, che prenderà risvolti sempre più accesi ed incontrollabili. Un uomo sull'orlo che continua a cadere nel baratro, ormai perso ed inguaribile. La fotografia e la sceneggiatura, soprattutto nel caldo incipit iniziale sottolineano una situazione ormai divenuta simbolo delle nostre vite: il traffico lento ed esasperante che ci dà il benvenuto ogni mattina. C'è anche chi non resiste più e sbotta. E chi,con un cambio di marcia, un colpo di coda, quasi parallelo, cambia in positivo e si rimette in discussione.

Da ricordare, e da non sottovalutare, che Man On The Edge degli Iron Maiden si ispira proprio a questo film

sabato 28 marzo 2020

Guns Akimbo (2019)




Regia: Jason Lei Howden
Anno: 2019
Titolo originale: Guns Akimbo
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.3)
Pagina di I Check Movies
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Iscriviti a Prime Video

Guns Akimbo fa parte di (ormai) una nutrita schiera di filmetti che ritengo sbarazzini. Di quelli un po' al limite tra il fantastico da supereroi strambi ed alternativi e la commedia astuta, con una bella spruzzatina di azione, sangue, violenza. Un tempo, non ricordo neanche quando, erano una novità originale e fresca. Adesso restano simpatici compagni di quarantena che si fanno guardare allegramente senza troppe pretese. Non ho trovato (e non ho cercato) informazioni riguardo ad un possibile fumetto da cui prende ispirazione, al contrario di altri prodotti a cui mi riferivo: guardando il film poteva invece sembrare. Lo sviluppo è più o meno quello, a tratti ricorda anche l'evoluzione di un videogioco. Ben sistemata la parte della colonna sonora, accattivante e con il ritmo giusto nelle numerose scene adrenaliniche. Queste sono supportate da una bella fotografia ed un ottimo montaggio, gli effetti speciali non lasciano a desiderare e riescono a colmare i buchi lasciati da una trama un po' piatta e ripetitiva. Nessuno però si aspettava il miracolo, almeno io, quindi anche questa pellicola può essere considerata un bello spasso per l'intrattenimento casalingo. Se non in casa, del resto, dove?

I Figli Della Violenza (1950)




Regia: Luis Bunuel
Anno: 1950
Titolo originale: Los Olvidados
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (8.3)
Pagina di I Check Movies
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Su  Prime Video, con un po' di pazienza e ricerca si riescono a trovare alcuni capolavori del passato che meritano senza dubbio di essere recuperati. I Figli Della Violenza, ambientato in un povero Messico di cenni fa, racconta le storie senza alcun riscatto di una gioventù debole e criminale lasciata a se stessa. Questi bambini già adulti, i dimenticati nel titolo originale, sono già segnati, non c'è via di scampo per loro. Non può esistere un lieto fine come annunciato dalla voce fuori campo che introduce la pellicola. Ed è così. Lo sapevano nel 1950 come lo sappiamo oggi. Questi ragazzi non si possono salvare da soli, e le istituzioni non sono in grado di farlo: l'occhio della regia punta sul realismo di queste situazioni, che non sempre derivano da scelte sbagliate o atteggiamenti criminali e violenti. L'essere al di fiori della società civile è un dato di fatto difficilmente guaribile, se ciò che circonda i ragazzi non è altro che odio, povertà e mancanza di stimoli positivi. Chi nasce criminale può cambiare, ma non sarà possibile se il mondo che lo circonda lo bombarda di pregiudizi, cattive azioni e mancanza di affetto. Tutto qui, facile no? Non è certo semplice invece inserire questi temi in una trasposizione cinematografica, ma Bunuel ci riesce con distacco ed immagini cruente. Il corpo senza vita di Pedro lasciato rotolare tra l'immondizia ne è l'apoteosi generica a conclusione di questo splendido lavoro, forse andato dimenticato.

venerdì 27 marzo 2020

I Segreti Di Twin Peaks [Stagione 1]




Anno: 1990
Titolo originale: Twin Peaks
Numero episodi: 8
Stagione: 1
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Dovevano servire questa strani giorni di prigionia a farmi finalmente vedere la prima stagione di Twin Peaks. Credo di essere rimasto l'ultimo, o quasi. Eppure quando uscì in Italia era già fin da subito un prodotto cult, con tanto di Ezio Greggio che ai microfoni di Striscia La Notizia non faceva altro che ripetere "TUIMPICS!!!!!". Ma a quei tempi se perdevi il treno non era facile rimettersi in pari. Oggi è tutto più semplice. Anche in un passato meno recente, pur avendo conosciuto (cinematograficamente) David Lynch, ho sempre desistito: se è lento nei film, figuriamoci in una serie TV, pensavo. Ed a ragione. Questi primi otto episodi, li ho visti in quattro giorni, ma è stata un po' una maratona. Di quelle piacevoli eh, che quando arrivi in fondo sudato e stremato sei contento. Ma anche un po' distrutto. Ritengo comunque che per il mondo relativo alle serie sia stata un qualcosa di unico, di originale, di innovativo, ma non serve certo la scienza per poterlo affermare. Particolare anche oggi a distanza di trent'anni con  quella sfilza infinita di svisionate, personaggi, situazioni ambigue e misteri. La trama, pur raccontata con un ritmo da moviola, è intrigante ed i numerosi segreti che Twin Peaks nasconde si accavallano tra loro, ma anche se parzialmente vengono svelati. Chi ha ucciso Laura Palmer? Boh


Altered Carbon: Resleeved (2020)


Regia: Takeru Nakajima, Yoshiyuki Okada
Anno: 2020
Titolo originale: Altered Carbon: Resleeved
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.6)
Pagina di I Check Movies

C'è chi parla di spin-off, a me piace più l'idea di anime apocrifo. La base è sempre l'universo creato da Richard K. Morgan con la sua trilogia dedicata a Takeshi Kovacs, ma la storia è a sè stante e si colloca prima degli avvenimenti appena visti con la seconda stagione della serie TV. E' apprezzabile da cui risulta a digiuno? Secondo me no. Troppo breve, troppo concentrato sull'azione: se escludiamo il veloce incipit la spiegazione del mondo in cui è ambientato il tutto, risulta decisamente povera. E' un prodotto che non mi dispiace, perchè adoro il soggetto, e sebbene le trasposizioni si discostino dall'originale dei romanzi, ho piacere nel seguirle. Dall'anime però mi aspettavo qualcosa di più in termini di scenografia. Sapevo che la trama sarebbe stata terra terra (e lo è a tutti gli effetti), ma l'ambientazione è quasi totalmente concentrata in luoghi chiusi anche spaziosi. Poco si vede di esterno pur avendo apprezzato il ninja hi tech ed il ritmo altissimo in cui si sviluppa il plot narrativo. Graficamente quasi tutto ok, anche se si nota un certo effetto "pattinamento" quando i personaggi si muovono nei confronti dello sfondo o del piano su cui camminano, un po' come avveniva con i vecchi giochi Fifa rispetto ai Pro Evolution Soccer per intenderci. Quasi sicuramente avremo almeno un secondo anime, visto che il finale lascia aperto lo spazio ad altre avventure.

giovedì 26 marzo 2020

Stephen King - Joyland




Autore: Stephen King
Anno: 2013
Titolo originale: Joyland
Voto e recensione: 3/5
Pagine: 351
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Trama del libro e quarta di copertina:
Estate 1973, Heaven's Bay, Carolina del Nord. Devin Jones è uno studente universitario squattrinato e con il cuore a pezzi, perchè la sua ragazza lo ha tradito. Per dimenticare lei e guadagnare qualche dollaro, decide di accettare il lavoro in un luna park. Arrivato nel parco divertimenti, viene accolto da un colorito quanto bizzarro gruppo di personaggi: dalla stramba vedova Emmalina Shoplaw che gli affitta una stanza ai due coetanei Tom ed Erin, studenti in bolletta come lui e ben presto inseparabili amici; dall'ultranovantenne proprietario del parco al burbero responsabile del Castello del Brivido. Ma Dev scopre anche che il luogo nasconde un terribile segreto: nel Castello, infatti, rimasto il fantasma di una ragazza uccisa macabramente quattro anni prima. E così, mentre si guadagna il magro stipendio intrattenendo i bambini con il suo costume da mascotte, Devin dovrà anche combattere il male che minaccia Heaven's Bay. E difendere la donna della quale nel frattempo si è innamorato.

Recensione e commento personale:
Continuo ancora con Stephen King: deh è semplice da leggere, scorrevole, sa scrivere e ti prende.  Chi non legge King lo accosta automaticamente al genere horror: per quanto mi riguarda non è così. O meglio, non sempre è così. Ovviamente ha una predilezione per determinati argomenti, ma ad esempio Joyland è una nostalgica storia ambientata negli anni settanta all'interno di un parco giochi. Di quelli che c'erano un tempo, non di quelli che ho potuto vedere io. Ci sono elementi fantastici come presenze o fantasmi, telepatia o chiromanzia, cose che nel complesso potevano essere evitati all'interno di questo thriller, ma King non è Deaver, e va benissimo così.   Ciò che è extra naturale e non concepibile dalla ragione alcune volte risulta molto più avvincente e curioso (non tanto per me) e nella storia qui raccontata dà un senso ancora più esaltante alla figura del piccolo Mike, personaggio secondario, ma estremamente importante. King è un maestro nell'essere prolisso e descrivere minuziosamente dialoghi, pensieri, stati d'animo reali e poi mischiarli con il classico "effetto mistero" assieme ad elementi sovrannaturali. L'unica pecca forse sta nella caratterizzazione del narratore, maturo ai tempi del racconto, ma un ragazzino di 21 anni forse troppo in là con i pensieri e le azioni al momenti dello svolgimento dei fatti.

Snatch - Lo Strappo (2000)




Regia: Guy Ritchie
Anno: 2000
Titolo originale: Snatch
Voto e recensione: 7/10
Pagina di IMDB (8.3)
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Lo stile di Guy Ritchie forse consiste nel non avere un vero e proprio stile, però con Snatch e quell'insieme di elementi pulp lancia la propria carriera grazie anche ad un cast stellare che oggi richiamerebbe subito alla corsa al botteghino, ma nel 2000, ovvero venti anni fa, non era proprio una certezza. Figurano infatti un numero molto grande di personaggi, interpretati da Brad Pitt, Benicio Del Toro, Jason Statham, Dennis Farina e così via. E' un mix tra un thriller noir, una storia intrecciata di gangster e piccoli malavitosi che si sparano tra loro, si inseguono, si imbrogliano a più riprese. La sceneggiatura ed il soggetto sono quindi un insieme di fili attorcigliati tra loro che si ammassano in un unico gomitolo grazie ad un montaggio per niente superficiale. Imprevedibile e volutamente esagerato nell'esposizione, risalta anche la vena da commedia leggera in contrasto con scene più forti e spietate, senza mai superare il limite. Il ritmo è sempre alto, da rincorsa compulsiva con decine di personaggi lanciati allo sbaraglio. Eppure nella tanta confusione tutti i tasselli si posano al posto giusto, creando un puzzle divertente e originale. Molta azione, a tratti ripetitiva, ma mai uguale a se stessa. Anche se rivisto a distanza di anni resta tra i più piacevoli e sorprendenti thriller all'interno di un genere difficile da definire.

mercoledì 25 marzo 2020

Il Mio Vicino Totoro (1988)




Regia: Hayao Miyazaki
Anno: 1988
Titolo originale: Tonari No Totoro (となりのトトロ)
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (8.2)
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Soave ed elegante, come spesso capita con le creazioni del maestro Miyazaki. E' una favola, una di quelle perdute, lontane, di altri tempi. Con una trama che se non la definissi semplice, forse sarebbe addirittura piatta. Ma a differenza di tante altre storie presenti nel mondo dell'animazione per un pubblico giovanissimo, pur con un certo buonismo di fondo, non trovo una forzatura morale che diventa stucchevole. Qui le vicende se vogliamo sono anche drammatiche e strazianti, ma affrontate con leggerezza d'animo per ciò che è genuino. La vita in campagna, la natura sempre sotto la lente d'ingrandimento, quella struttura bidimensionale dei disegni che ci riporta indietro nel tempo, sono tutti elementi che prendono corpo in un quadro distante dalla frenesia dei giorni d'oggi. Ti aiuta ad apprezzare le piccole cose, gli alberi, l'amore per la famiglia e cosa ancora più straordinaria riesce a fondere senza alcun tipo di forzatura il mondo reale con quello fantastico. Un mondo in cui fantasmi e creature immaginarie possono convivere con i pensieri dei bambini, ma anche con le storie degli adulti e le leggende degli anziani. Senza mai esagerare, senza mai fare il passo più lungo della gamba. Il Mio Vicino Totoro è un toccasana che ha la funzione di una bella tazza di tè per rilassarti.

martedì 24 marzo 2020

U-Boot 96 (1981)




Regia: Wolfgang Petersen
Anno: 1981
Titolo originale: Das Boot
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (8.3)
Pagina di I Check Movies
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U-Boot 96 presente su Netflix è la versione cinematografica in lingua originale (fortunatamente con i sottotitoli visto che nonostante i giorni di prigionia in casa non ho avuto modo di approfondire il mio vocabolario teutonico) di uno dei migliori film di guerra, diretto da Wolfgang Petersen. Non amo il genere, so che è una frase che dico spesso, ma il mio orientamento cinematografico è abbastanza preciso, nonostante mi ritrovi a guardare un po' di tutto e di conseguenza anche ad apprezzare varie pellicole che non rientrano nella mie corde. E' indubbio che U-Boot 96 sia un qualcosa di diverso dal solito, anche, ma non solo, per il punto di vista narrativo. E' un film tedesco del 1981 ed i protagonisti sono quei crucchi tanto odiati fino (ma sicuramente anche dopo) alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Qui sono i protagonisti positivi, ed è una cosa abbastanza nuova nel cinema. Il punto di forza non sta soltanto in questa cosa, ma possiamo apprezzare una sceneggiatura che calca molto la mano sul realismo: le interminabili ore di attesa, la vita all'interno del sommergibile, la paure, la frenesia durante le battaglie. Non è una di quelle pellicole che possano definirsi d'azione, il ritmo è perlopiù cadenzato, eppure ben sfruttato nelle scene che impongono accelerazioni pur all'interno di spazi ristretti. La scenografia infatti riguarda ambienti angusti, stipati, colmi di uomini ed oggetti, tutto assolutamente ben curato così come il trucco degli attori ed i loro costumi. Potrà anche non piacere come genere, ma resta un film emblematico e di grande spessore.

Legend (2015)




Regia: Brian Helgeland
Anno: 2015
Titolo originale: Legend
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.9)
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Tom Hardy & Tom Hardy interpretano i personaggi principali, due gemelli, di questa pellicola in stile gangster movie (leggero) ambientata negli anni sessanta a Londra. La trama si basa su fatti realmente accaduti, o come più è giusto affermare, ne prende spunto per dipingere un quadro romanzato di determinati avvenimenti. La cosa migliore però non è tanto la trama quanto la caratterizzazione (anche fisica) dei personaggi che vivono grazie ad Hardy: la storia infatti ricalca molto il film di genere e non introduce niente di particolarmente nuovo. Invece i gemelli Kray sono le due facce della solita medaglia. Quello che in altre circostanze potrebbe essere uno sdoppiamento di personalità, o atteggiamenti contrastanti riconducibili al medesimo soggetto. Qui, in maniera lenta e non netta, avviene una sorta movimento contrario, ovvero uno dei due fratelli (Reggie) inizia a perdere gradualmente le staffe e non regge più le situazioni difficili che gli si presentano, avvicinandosi quindi, anche se non in maniera così definitiva, al modo di agire del gemello Ronnie, il quale è disturbato psicologicamente. Sono numerosi comunque i momenti di stallo e calma piatta, nonostante nel complesso possa risultare una visione gradevole. Di memorabile c'è poco, anche se è piacevole la differenza messa su schermo dal doppio volto di Hardy che non fa leva solo sulla voce o sugli occhiali per distinguersi, ma anche su di una mimica facciale che va oltre i grugniti che lo hanno reso famoso.

lunedì 23 marzo 2020

Il Petroliere (2007)




Regia: Paul Thomas Anderson
Anno: 2007
Titolo originale: There Will Be Blood
Voto e recensione: 7/10
Pagina di IMDB (8.2)
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Mea culpa. Sono arrivato a guardare questo bel film con colpevole ritardo. Credevo, forse ingannato dal titolo, si trattasse di una sorta di noiosa critica politica su Bush. Ma pensa te. Il Petroliere invece, nella figura interpretata da un sublime Daniel Day-Lewis è la storia ambientata ai primi del 900 (quasi a toccare il terreno del genere far west) di un uomo malvagio, corroso dall'invidia, dall'egoismo e dall'odio nei confronti del prossimo. Questa parte psicologica però è astutamente ben nascosta per gran parte del film, affiora a tratti, non viene vomitata in tutto il suo essere se non nella porzione finale della pellicola. La sua vera natura si mostra lentamente, eppure essa è lì, insita nel suo animo che brama potere ed affronta la competizione in maniera insana. L'oro nero, ancora oggi fulcro dell'economia mondiale, può essere visto come una metafora elegante contrapposta all'animo umano ed al crescendo dell'odio che abbiamo nella trama: si scava duramente per poterlo far affiorare e sgorgare di botto, così come il regista scava all'interno della psiche del magnate Daniel Plainview per portare alla luce il suo cinismo negativo ed arrivista. Spazi aperti, estesi, immensamente selvaggi quelli che la fotografia ci regala cogliendo a sprazzi il motore economico dell'economia americana e del suo sogno che coinvolge un gran numero di persone. Non tutte si arricchiscono, o non tutte allo stesso modo: i più scaltri vanno avanti. Spettacolare.

Green Book (2018)




Regia: Peter Farrelly
Anno: 2018
Titolo originale: Green Book
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (8.2)
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Ci sono film che sai già dove andranno a finire e come si svolgeranno, ma non per questo gli effetti da piacevole sorpresa vengono soppressi sul nascere. Green Book si basa (purtroppo) su fatti realmente accaduti. Non due millenni fa. Ma pochi decenni fa. Non in un Paese sottosviluppato, ma in quella che considero una delle migliori democrazie esistenti. Eppure le storture sociali e le ingiustizie razziali sono stante (e sono) molto comuni anche negli Stati Uniti. Farrelly, dedito soprattutto alla comicità, sa portare sul grande schermo una storia drammatica e biografica, condita da spunti ironici e dialoghi ingenuamente divertenti senza mai spostare la lente d'ingrandimento dal problema di fondo. Riesce ad essere concentrato sulla trama e sugli aspetti importanti come il razzismo e le diversità in maniera decisamente elegante. Non mettendo da parte situazioni forti. I personaggi, Don Shirley, ed il suo autista sono caratterizzati splendidamente, anche se forse in maniera un po' troppo accentuata. Il primo è un musicista di successo, che ha la sola "colpa" di essere un uomo di colore negli anni sessanta. Fa una musica colta, da bianchi e si è arricchito, economicamente, ma anche culturalmente. Vive in un limbo in cui è "diverso" dai suoi "simili" e non è "uguale" ai bianchi per cui suona. L'altro è un semplicissimo italo americano del Bronx, uomo genuinamente ignorante, con pregiudizi naturali, insiti dietro la sua scorza da bonaccione. I due impareranno a conoscersi ed a imparare l'uno dall'altro. Trama ordinaria quindi, ma molto ben articolata in modo da abbracciare e sviscerare più temi importanti.

domenica 22 marzo 2020

La Setta (1991)


Regia: Michele Soavi
Anno: 1991
Titolo originale: La Setta
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (6.2)
Pagina di I Check Movies
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Film:
Accidenti che noia. Non dura due ore, ma sembrano venti. L'atmosfera cuba e settaria può anche essere ben messa a punto, ma lo script narrativo lo rende un film anni novanta pieno di scene inutili ed irreali. Questo fa sì che tutto sia meno inquietante di ciò che potrebbe essere. Soavi mette in pratica una che a ben guardare è vuota di significato e addirittura con pochi messaggi esoterici o religiosi che siano, concentrando tutto su di una vicenda ingarbugliata e di poco senso. Se non quello artistico. Ma siccome mi guardo un film per godermelo e non per apprezzare la sperimentazione di un regista, non lo ho trovato per niente bello da vedere. Non ha lasciato alcun segno e le immagini forti (se così le possiamo definire oggi) sono talmente poche da non essere certo ricordato come un lavoro longevo e duraturo nel tempo. 

Edizione: bluray
Versione StartUp! della CG Entertainment che avrebbe dovuto essere come quella di 4 Mosche di Velluto Grigio o Opera, ma poi hanno optato per qualcosa di più economico e meno "pesante" non avendo raggiunto il numero minimo di partecipanti. Così alla seconda prova eccoci qui con una versione in formato classico che prevede la slipcover orizzontale con un artwork realizzato in esclusiva da Malleus in collaborazione con Dark City Gallery. Sul retro la numerazione (257/500 la mia) per le copie limitate. I nomi dei partecipanti sono invece all'interno della custodia che ha un artwork differente ed all'interno oltre al disco bluray ospita un bookler a colori di 22 pagine a cura di Nocturno ed una card da collezione. Il disco deriva da una nuova versione del master in HD e la traccia audio presente è in multicanale DTS HD MA. Gli extra sono:
  • Trailer
  • Ma l'horror mio non muore (25 minuti)
  • Dentro le catacombe (16 minuti)
  • I segreti del pozzo (49 minuti)
  • La setta dei senza volto (26 minuti)

Amici Più Di Prima (1976)


Regia: AA. VV. (vedi tag)
Anno: 1976
Titolo originale: Amici Più Di Prima
Voto e recensione: 2/10
Pagina di IMDB (5.7)
Pagina di I Check Movies

Film:
Neanche credevo potessero esiste subdoli trucchetti del genere.  Amici Più Di Prima non è un film. E' una sorta di "documentario" (ma non è neanche un documentario) antologico contenente sei spezzoni di film con protagonisti Ciccio e Franco, uomini cult della comicità italiana. Ogni fase ha un tema a cui i due si sono dedicati durante la loro carriera non completa (il film è del 1976) ed ha il compito non tanto di fare una carrellata esaustiva, quando piuttosto quello di essere un prodotto promozionale. Come se tu guardassi dei lunghissimi trailer. Roba da masochisti.

Edizione: DVD
Me lo sono ritrovato come copia omaggio arrivata insieme ad uno dei miei tanti ordini su CG Entertainment. Traccia audio in stereo Dolby Digital ed i seguenti extra:
  • 8 trailer
  • Scheda "storia del duo"
  • Galleria fotografica
  • Filmografia
  • Locandine

Il Buco (2019)




Regia: Galder Gaztelu-Urrutia
Anno: 2019
Titolo originale: El Hoyo
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.1)
Pagina di I Check Movies

Wow, abbastanza grandioso. Il Buco, che avrei chiamato La Fossa, visto che all'interno della pellicola viene utilizzato questo nome, è un'ennesima riprova che su Netflix si trovano prodotti assai interessanti. Viene automatico un paragone con Il Cubo, perchè l'idea di base è quella: un luogo chiuso, claustrofobico, poche luci, quel no-sense mancante di spiegazioni ed una scenografia spoglia. Siamo all'interno di una sorta di prigione, composta da numerosi livelli verticali. Ogni stanza ha al suo interno due persone, che possono mangiare solo per alcuni minuti il cibo che arriva dai livelli superiori, anzi quello che avanza. Ogni mese, in maniera casuale, gli occupanti vengono spostati in celle di rango più elevato o inferiori. Cibo, bene essenziale, prigionia, verticalità della società. Temi importanti soprattutto oggi, che vengono sviscerati in maniera originale e audace. Un lavoro ben fatto con ritmi sorprendenti e curiosi fin da principio. Merita tanto.

sabato 21 marzo 2020

The Stranger [Stagione 1]




Anno: 2020
Titolo originale: The Stranger
Numero episodi: 8
Stagione: 1

Un thriller britannico con un numero imprecisato di colpi di scena ed intrecci. che risulta fin da subito curioso. Me lo ritrovo su Netflix, in un periodo che può essere definito di magra per quanto riguarda le serie TV: infatti a parte qualche titolo a cui resto affezionato, non sempre riesco a farmi piacere ciò che propongono. Ogni tanto però, più per caso che per volontà, incappo in qualcosa di interessante: The Stranger lo ho vista quasi tutta d'un fiato. Certo, in questi giorni di prigionia casalinga è facile, ma le mie abitudine sulle visioni di serie TV non sono cambiate molto rispetto a prima. Partiamo dal principio: le prime puntate sono molto intriganti con vari misteri che si susseguono e si accavallano. In questa maniera è facile tenere alta l'attenzione del pubblico, che vuole scoprire cosa ci sia dietro alle numerose domande che vengono poste. Con l'andare avanti, alcune cose si infittiscono, altre trovano una semplice spiegazione non sempre soddisfacente. A mio avviso la zona più debole sta negli episodi finali, quando tutto si conclude. Di buono c'è che la mini serie è conclusiva, non lascia aperto niente (salvo poi avere una seconda stagione che parla di altro) ed abbiamo le risposte a tutti i misteri incontrati nel corso delle puntate precedenti. Risulta quindi un piacevole passatempo, senza strafare, con personaggi ben costruiti ed un cast che riesce ad interpretarli nel contesto drammatico di questo thriller. Nessun miracolo, niente di eclatante, soltanto qualcosa di puramente piacevole.

Lilith's Hell (2017)




Regia: Vincenzo Petrarolo
Anno: 2017
Titolo originale: Lilith's Hell
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (4.6)
Pagina di I Check Movies
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Film:
Solitamente questi film indipendenti sono stati di un livello talmente basso e casalingo da risultare inguardabili. Questo è invece un bel gradino superiore a molti. Cioè, niente di esaltante o che consiglierei eh, soprattutto perchè è l'ennesimo mockumentary. Ed a me questi prodotti non piacciono per niente, se non rari casi. Non sono impazzato neanche per Cannibal Holocaust di Deodato, citato e presente in questa pellicola. Ed al di là del sistema utilizzato per mostrarci le immagini, qui il genere è ben diverso, andando sull'horror dell'occulto. Di male in peggio insomma. L'idea di dare un tocco di originalità al tutto, facendolo partire da una sorta di making of, è carina, e ci presenta almeno degli attori che non stanno facendo la recita natalizia, ma hanno una qualche marcia in più (sempre rispetto ad altri prodotti di bassa lega). Peccato che per almeno quaranta minuti non succeda nulla e ci si inizi ad annoiare. Dopo un buon trucco, mascherato da effetti speciali che si limitano ad oscurare le immagini, riescono a mostrarci un bel po' di sangue. Manca la suspense e la credibilità, il senso di rischio e la paura, eppure si nota la volontà di fare un prodotto differente dal solito.

Edizione: bluray
Edizione targata HomeMovies, in edizione limited numerata (ho la copia 326/500). Traccia audio in DTS HD MA, una cartolina da collezione all'interno della custodia ed i seguenti extra:

  • 2 trailer
  • pilot di Suicede Love
  • 8 interviste

L'Ottava Nota - Boychoir (2014)




Regia: Francois Girard
Anno: 2014
Titolo originale: Boychoir
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (6.7)
Pagina di I Check Movies
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Film:
Non è un film musicale, ma la musica è centrale in questa pellicola. Di solito, e questo è il caso, non mi entusiasmano molto. Mancano di verve nella trama: qui hanno inserito alcune scene più movimentate per rendere interessante la scalata talentuosa del personaggi, ma complessivamente è abbastanza noioso per i miei gusti. E per le mie incapacità ad apprezzare o comprendere temi da cui sono distante. Intendo che per me un bi bemolle, che forse neanche esiste, è tale e uguale ad un la maggiore. Insomma, non ci capisco niente. E vedere (sentire) questi ragazzini dalla voce magnificamente angelica che cantano, non mi fa capire la differenza tra quelli bravi e quelli che steccano. Qui comunque abbiamo il bulletto con al vita difficile e straziante che in un batter d'occhio viste le sue grandi qualità riesce a risollevarsi e diventare un a grande. Peccato che dal punto di vista della sceneggiatura non si calchi troppo la mano sulla crescita ed il cambiamento, ma da una parte è plausibile: la storia avrebbe preso binari differenti, magari sarebbe stata più emotiva. Non parlo infatti di più ritmata. La cadenza c'è, anzi in alcuni tratti addirittura troppo frettolosa, come se si volessero saltare dei passaggi essenziali. Resta tutto molto piatto con qualche dolce canzoncina natalizia.

Edizione: bluray
Classica amaray senza senza niente di particolare da raccontare. Traccia italiana in DTS HD MA, che mi sarei aspettato molto più avvolgente, specialmente nella scene (numerose) di canto corale. Gli extra:

  • 8 interviste

venerdì 20 marzo 2020

La Storia Della Principessa Splendente (2013)




Regia: Isao Takahata
Anno: 2013
Titolo originale: Kaguya-hime No Monogatari (かぐや姫の物語)
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (8.0)
Pagina di I Check Movies
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Film:
In questi strani giorni sono troppo suscettibile a quanto sta accadendo fuori. O meglio a quanto non sta accadendo visto che non possiamo uscire. Non posso farci niente, ma se mi guardo un film o un cartone mi viene da fare uno sterile e fantasioso collegamento con l'attuale situazione da COVID-19. E' più forte di me, ma almeno ho spesso di sognarmi la notte numeri di contagi, mappe con cerchietti rossi, e celle di una prigione. Comunque questa soave fiaba, dialogata in italiano da un vetusto, disconnesso e talvolta disturbato Cannarsi, non avrebbe niente a che vedere con il decreto che ci consiglia e poi ci impone di restare a casa, se non per quel senso di ricerca della felicità che sto vedendo sfumare piano piano. Mi sento un po' nei panni della Principessa Splendente, che inizialmente si divertiva spensierata nella natura e poi per "il suo bene" è costretta ad una sorta di prigionia in un'ampolla dorata e deve modificare anche tutto il suo essere seguendo protocolli ed usanze a lei lontani. Annebbiato da queste similitudini non mi sento di parlare oltre dell'ennesimo bel lavoro grafico dello Studio Ghibli e passo oltre, avendolo trovato carino e con il giusto messaggio morale, ma anche troppo lungo e di conseguenza noioso. 

Edizione: steelbook
Bella ed elegante versione in metallo che come sempre prevede due dischi: il DVD che non ho cacato di striscio e il bluray che presenta una traccia italiana in DTS HD MA. Gli extra sono:

  • Storyboard
  • Trailer & Spot (8 minuti)
  • Conferenza stampa di fine lavorazioni (40 minuti)

In Bruges - La Coscienza Dell'Assassino (2008)




Regia: Martin McDonagh
Anno: 2008
Titolo originale: In Bruges
Voto e recensione: 7/10
Pagina di IMDB (7.9)
Pagina di I Check Movies
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Guardare In Bruges è stata una cosa davvero ben gradita. Come magari lo sarebbe stato andare a visitare Bruges, piccola cittadina belga, rinomata, ma neanche troppo rispetto ad altre città più in voga. Non so se in futuro questa possibilità si presenterà, per il momento ne dubito visti i giorni strani che stiamo vivendo, ma la pellicola riesce a dipingertela in un affresco abbastanza completo. O almeno quanto basta per poterti incuriosire. In Bruges comunque, pur restando rinchiuso all'interno della città, riesce a portarci ben oltre le viuzze medievali e lo fa sia grazie ad un cast (Colin Farrell, Brendan Gleeson e Ralph Fiennes) che è in grande spolvero che grazie ad una sceneggiatura mai scontata. La maestria sta anche nel riuscire a mischiare il cinismo puro dei personaggi con quella sorta di grottesca ironia che a tratti rende la pellicola ai limiti di una commedia. Eppure il tema centrale non fa affatto ridere, così come non abbiamo un vero e proprio eroe buono, se non un assassino di professione che ha dubbi esistenziali per la morte accidentale (ma è un rischio del mestiere) di un bambino innocente. Quel bambino non vedrà mai Bruges, quella Bruges noiosa ed inutile per la figura principale, o quella Bruges turisticamente e storicamente interessante per il suo socio, o ancora quella magnifica Bruges impressa nei ricordi d'infanzia del boss. La caratterizzazione dei personaggi è cosa rara in molti film, ma qui non viene certo mancare: i loro pensieri si muovono più velocemente rispetto alle sparute scene d'azione che gli autori non si sono (fortunatamente) sognati di ingrandire. Ritmi quindi pacati e riflessivi, per un lavoro che merita davvero tanto.

mercoledì 18 marzo 2020

Terminator - Destino Oscuro (2019)




Regia: Tim Miller
Anno: 2019
Titolo originale: Terminator Dark Fate
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.3)
Pagina di I Check Movies
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Lo ho guardato senza alcuna aspettativa, quindi impossibile restarne deluso. Anzi, il mio unico scopo era quello di vedere il buon vecchio Arnold all'azione. E fin qui tutto, bene se non benissimo. Perchè nel film l'azione non manca ed il vecchietto si muove bene e con disinvoltura. Molta meno disinvoltura è nei dialoghi discutibilmente ironici che è costretto a recitare. Ma ok dai, siamo al sesto capitolo della saga... Una saga che per me poteva anche fermarsi con lo splendido se non magnifico Terminator 2, ma sono forse troppo nostalgico. Comunque (ah, attenzione SPOILER da qui in poi) lo guardo e mi ritrovo subito con un colpo di scena che mi fa venire voglia di spengere tutto: John viene ucciso. Ma daiiiii. Boh, ok proseguiamo. La storia riparte come fosse un sequel del mio preferito, Il Giorno Del Giudizio per l'appunto, togliendo di mezzo tutto ciò che era stato girato successivamente, ma la continuità non la noto affatto se non nel personaggio di Sarah (la solita Linda Hamilton) e nella presenza di Swarzy come attore. Già, perchè il suo T800, redento e pentito (roba da Misery non deve morire), è tutt'altro che lo stesso visto nei due capitoli originali. Stessa marca, stesso modello, ma due macchine differenti. Con i viaggi del tempo poi si può giocare anche all'infinito e rendere la trama interessante dal punto di vista estetico come accade in questo caso. Non venitemi però a raccontare che il trittico femminile che comanda ogni passo della storia porti con sè un qualche senso di epicità o quantomeno di urgenza all'interno del mondo post apocalittico. Mancano quindi un po' di elementi interessanti, nonostante la scorrevolezza ed il pathos in molte scene siano ben distribuiti.

lunedì 16 marzo 2020

Fractured (2019)


Regia: Brad Anderson
Anno: 2019
Titolo originale: Fractured
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (6.3)
Pagina di I Check Movies

Ce ne sono tanti migliori, non sarà sicuramente con il finale ad effetto de I Soliti Sospetti, non sarà girato con maestria come i grandi capolavori, non avrà un cast stellare, ma si fa piacere. E' prevedibile? Per quanto mi riguarda sì e no. Mi ero già fatto un'idea fin dalla primissima parte, e cercavo indizi qua e là per renderla forte e salda. Questi non mancano, ma a mio avviso perchè la sceneggiatura non è terra terra e cerca poi di reindirizzarti verso un'altra ipotesi. Quando sei abbastanza convinto della tua teoria, che renderebbe il film abbastanza scontato e facilone, subentrano elementi (non solo visivi) che ti portano a ricrederti. Evidentemente gli autori erano a conoscenza della debolezza di certi aspetti all'interno della trama e così hanno cercato di limitare (riuscendoci) il danno. Fractured si rivela essere un thriller psicologico ben strutturato, con momenti ragionati ed altri di pura azione, in modo da non rendersi noioso e limitato: complotti, menzogne, labirinti burocratici all'interno della sanità a stelle e strisce. Tutti elementi significativi per l'economia della storia, che in certi momenti si perde, per poi riprendersi alla grande. Fino, diciamo, all'ultimo atto, quando i colpi vengono persi un po' troppo per strada. Ma tanto ormai sei alla fine e te lo sei goduto abbastanza.

domenica 15 marzo 2020

On My Block [Stagione 3]




Anno: 2020
Titolo originale: On My Block
Stagione: 3
Numero episodi: 8
 
Terza e (ci sta) ultima stagione di On My Block (qui la prima e la seconda) che nel complesso ho trovato gradevole nonostante le difficoltà iniziali. Prosegue sulla falsariga delle altre con il gruppetto di amici che si trovano all'interno di situazioni da strada più grandi di loro. Qui la trama è un po' forzata, ed ha il sapore dell'aggiunta conclusiva, ma resta sia l'ironia che la distingue sia le piccole vicende di cuore che continuano ad essere noiose. Soltanto otto episodi, quindi risulta un po' sbrigativa, ma da una parte è un bene perchè allungare troppo il brodo non è sempre una scelta saggia. Sapore amaro per il finale con flash forward che ci mostra i personaggi distanti tra loro, probabilmente non più amici. E sì che di storie in comune ne hanno da raccontare. Una conclusione che comunque mi piace, perchè le persone cambiano, crescono, si disuniscono come nella realtà. Poi chissà, ci potranno anche essere occasioni per riavvicinarsi.

Il Segreto Di Pollyanna (1960)




Regia: David Swift
Anno: 1960
Titolo originale: Pollyanna
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (7.4)
Pagina di I Check Movies
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Film:
Nonostante sia per me tra le più stucchevoli storie Disney che possano esserci, nel corso degli anni mi sono visto diverse volte questa cantilena cinematografica, ed ho finito anche per non disprezzarla. L'ottimismo di Pollyanna, in questi strani giorni, può essere trascinante per alcuni, ma non per tutti. La severità della zia stronza e dell'ambiente perbenista troppo mi ricordano i ligi e servili sbirretti da social che spuntano come funghi oggi, purtroppo però noi siamo come la piccola interpretata dalla Mills, quindi hai voglia a prendere boccate di zucchero filato, il pessimismo nostrano non viene scalfito. La morale portata a grandi falcate all'interno del film è sicuramente eccessiva e finisce per non essere credibile. Le due ore di girato sono altresì pesanti, di veramente buono ci sono scenografie e costumi. Il resto è una glassa per famiglie.

Edizione: DVD
Versione Disney Classics Family, più che discreto il comparto video, in multicanale la traccia audio italiana, anche se con dialoghi centrali un po' bassi. Gli extra:

  • Making of (29 minuti)


Arto Paasilinna - L'Anno Della Lepre




Autore: Arto Paasilinna
Anno: 1975
Titolo originale: Janiksen Vuosi
Voto: 3/5
Pagine: 204
Acquista su Amazon (ebook - libro)


Trama del libro e quarta di copertina:
Giornalista quarantenne a Helsinki, Vatanen ha raggiunto quel momento dell’esistenza in cui di colpo ci si chiede quel “ma perché” che si è cercato sempre di reprimere, nascondendo a se stessi e agli altri che quel grigiore a cui si è arrivati a furia di rinunciare ai sogni, di accettare compromessi, di rassegnarsi al logoramento delle amicizie, del lavoro, degli amori, quel qualcosa in cui siamo rimasti impigliati e in cui non ci riconosciamo, è in realtà la nostra vita. Una sera, tornando in macchina da un servizio fuori città con un amico fotografo, investe una lepre, che fugge ferita nella campagna. Vatanen scende dall’automobile, la trova, la cura e, sordo ai richiami dell’amico, sparisce con lei nei boschi intorno. Da quel momento inizia il racconto delle svariate, stravaganti, spesso esilaranti peripezie di Vatanen, trasformato in un vagabondo che parte all’avventura, on the road, un wanderer senza fretta e senza meta attraverso la società e la natura, in mezzo alle selvagge foreste del Nord e alle imprevedibili reti della burocrazia, sempre accompagnato dalla sua lepre come irrinunciabile talismano. E la sua divertente e paradossale fuga dal passato diventa un viaggio iniziatico verso la libertà, la scoperta che la vita può essere reinventata ogni momento e che, se la felicità è per natura anarchica e sovversiva, si può anche provare ad avere il coraggio di inseguirla. Un libro-culto nei paesi nordici che ha creato un genere nuovo: il romanzo umoristico-ecologico.
 
Recensione e commento personale:
E' un libro a caso, preso da una persona a caso. Non è esattamente così, ma l'esegesi di questa lettura parte proprio in questo modo. Sono ancora i giorni strani del COVID-19, quindi rispolveri un po' le vecchie abitudini, e magari chiedi consigli: esce fuori questo romanzo di formazione dal sapore di novella. Non lo conoscevo, è normale, probabilmente lo abbiamo letto in due. Mi piacciono però le sorprese, senza alcuna aspettativa, si possono rivelare scoperte interessanti. E così è stato: le prime righe mi hanno ricordato il recente viaggio ad Helsinki con gettons. Lui intento a fotografare, io a fingere di scrivere articoli, entrambi prossimi alla quarantina, descritti come "uomini" (se avesse scritto "vecchi" sarebbe stato un colpo di grazia) prossimi alla quarantina, cinici, lontani dalle illusioni e dai sogni della gioventù. Questo era l'inizio, ma mi ha dato il la per iniziarlo, e finirlo velocemente. Come si intuisce dalla quarta di copertina sopra riportata, è la storia affascinante di un umo che dà un colpo di coda incredibile alla sua vita. Forse in maniera troppo irrealistica o colorata, ma sicuramente affascinante. Quella lepre, casuale eppur pesantemente importante, diviene il pretesto per lasciarsi tutto alle spalle ed iniziare un anno sabbatico di vagabondaggio nelle terre desolate della Finlandia. La normalità che ti aliena e ti consuma non è semplice da riporre in un cassetto e non pensarci più. Capita alle volte di pensarci, poi mancano il coraggio e la forza, eppure film, romanzi, ma anche storie raccontate da chi queste cose le ha vissute veramente sulla propria pelle, non mancano. Restano, almeno per me, un diversivo letterario in cui immergermi e pendere dalle labbra (o dalla penna) di chi riesce ad esporle. Paasalinna, di cui pure ignoravo l'esistenza lo fa con una sorta di ironia rivoluzionaria, senza mai cadere nella critica aggressiva della società, e questo è il suo punto di forza. Non è tra i migliori romanzi di formazione (troppe descrizioni e troppa azione) che abbia letto, forse neanche rientra pienamente nel genere, ma sa come distrarti e farti pensare che forse una lepre servirebbe anche a me.

sabato 14 marzo 2020

Zombi 2 (1979)




Regia: Lucio Fulci
Anno: 1979
Titolo originale: Zombi 2
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (6.9)
Pagina di I Check Movies
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Film:
Siamo negli strani giorni del COVID-19, questo titolo può sembrare azzeccato per l'occasione, ma in realtà era già in cantiere da visione indipendentemente dal coronavirus. Zombi 2 è legato in minima parte a Zombi (Dawn Of The Dead) di Geoerge Romero: lo richiama il titolo nostrano, forzatamente, e le prime sequenze introduttive. Tutto il resto è completamente diverso, slegato nella sceneggiatura e nel tema centrale. Ciò che Lucio Fulci porta sul grande schermo è un film che ha poco a che vedere con la critica sociale, ma si concentra molto sull'azione e sull'origine dei morti viventi, inserendo cenni di tipo storico e religiosi derivanti dai riti woodo e dalla credenze caraibiche. In questo modo riesce a girare una pellicola anche esotica grazie alle location di vario tipo: barche, isole, villaggi e persino il mondo subacqueo. Certo, vediamo New York, all'inizio ed alla fine, ma il grosso della trama punta ad uno sviluppo decisamente lontano dal contagio di massa. Lo Zombi di Fulci resta un grandissimo cult in quanto colmo di elementi splatter e di violenza, illuminati dai buoni effetti speciali derivanti dal trucco. I morti viventi risultano realistici (più degli atteggiamenti idioti dei protagonisti) e pur essendo numerosi, sono anche ben curati in modo tale che abbiano sì caratteristiche comuni, ma non risultino tutti uguali. Pur non essendo un fan del genere (anzi) lo ho trovato apprezzabile, della giusta durata e per niente noioso.

Edizione: bluray
Fa parte della linea StartUp! della CG Entertainment con le classiche modalità: 500 copie numerate ( la mia è la 464/500) e nome dei partecipanti stampato all'interno. Abbiamo quindi la slipcover orizzontale in cartoncino che riporta la numerazione sul retro e la custodia Scanavo con il disco, la card da collezione ed un booklet a colori a cura della Nocturno di ben 22 pagine. Gli artwork utilizzati sono 2 differenti, uno per la slipcover ed uno per la custodia. Il Master utilizzato è in HD e deriva dal restauro in 4K ed il risultato si vede in ogni scena, da quelle più panoramiche e luminose, alle ambientazioni più scure, comprese le subacquee (sebbene si legga di qualche parte che queste ne abbiano risentito). La traccia audio è uno stereo DTS HD MA non brilla sicuramente per l'età del film, ma è bella piena non solo nel parlato. Gli extra decisamente numerosi:

  • 2 trailer
  • La leggenda di Zombi 2 (25 minuti)
  • Quando i morti camminarono sulla terra (33 minuti)
  • Zombi at Cinema Wasteland (5 minuti)
  • 30 anni di Zombi 2 (1 ora e 3 minuti)

venerdì 13 marzo 2020

The Expanse [Stagione 4]

Anno: 2019
Titolo originale: The Expanse
Numero episodi: 10
Stagione: 4
Iscriviti a Prime Video
Acquista su Amazon (serie di libri)
 
Non tutto è da buttare. Recentemente mi sono visto la seconda di Altered Carbon, ed adesso termino la quarta stagione di The Expanse. Entrambe avvincenti, ed entrambe di quelle che ti danno il gusto nel continuare a vederle. Su The Expanse, forse ci sono più alti e bassi, dovuti anche ai "problemi" di produzione di cui ho già scritto nella precedente stagione, ma sembra essersi ripresa. E' una serie matura, che ha una propria spina dorsale, anche se questa,abbiamo visto, è cambiata nel corso degli anni. L'universo raccontato fa parte del genere hard, ma ci sono interessanti risvolti politici e ce ne sono stati altri (migliori secondo me) di stampo noie fantascientifico. Nel complesso è molto ragionata e realistica, mettendo da parte, senza renderla noiosa e lenta, una deriva da action movie che avrei gradito molto meno. Eppure già in questa quarta stagione risulta meno marcato il concetto claustrofobico che ci regala lo spazio (no, non è una contraddizione), cercando di sfruttare visivamente la vita (possibile) nei nuovi mondi. Gli scenari, pur con i limiti di un budget che non è stellare, prevedono numerose scene all'aperto, che via via vanno comunque a diminuire. In pratica le possibilità di cosa mostrarci si sono estese, così come la cura nel dare maggiore spazio ai vari personaggi (Amos prende il sopravvento nella mia classifica dei preferiti). Quindi nuova vita, nuove idee e forse la migliore stagione della serie o comunque ben salda come la prima, pur variando un po' il genere.

giovedì 12 marzo 2020

Stephen King - Elevation




Autore: Stephen King
Anno: 2019
Titolo originale: Elevation
Pagine: 194
Voto e recensione: 2/5
Acquista su Amazon (ebook - libro)

Trama del libro e quarta di copertina:
Quello che Scott Carey racconta al dottor Bob, amico di una vita, è così strano che è meglio che nessun'altro, a Castle Rock, ne sappia nulla. Scott, che è rimasto solo con il suo micio dopo che la moglie lo ha lasciato, ha però davvero bisogno di parlarne: da un po' di tempo sta perdendo peso, lo dice la bilancia, ma il suo aspetto non è cambiato di una virgola. Come se la forza di gravità stesse progressivamente dissolvendosi nel suo corpo. Eppure, nonostante la preoccupazione, Scott si sente felice, come non era da molto tempo, tanto euforico da provare a rimettere le cose a posto, a Castle Rock. Tanto, da provare a riaffermare il potere della parola sull'ottusità del pregiudizio. Tanto, da voler dimostrare che l'amicizia è sempre a portata di mano
 

Recensione e commento personale:
A me Stephen King piace, ne ho letti diversi. Alcuni li ho trovati stupendi, altri meno: quando inizia a piegare troppo sul fantasy non lo digerisco., ma anche e soprattutto perchè è un genere che non apprezzo. Questo recentissimo (2019) romanzo, che sarebbe una novella, mi spiazza abbastanza perchè sembra poter essere alcune cose che non mi vanno a genio. Innanzitutto sembra un sistema veloce e sicuro per far cassa.:King lo conosce e lo legge anche il maiale, può anche pubblicare la lista della spesa, ed andrebbe a ruba. In libreria o in ebook tra l'altro sto libro costa pure uno sbotto, ed è talmente breve che resti deluso. Non è che sia la bozza di un qualche romanzo più lungo? E stanco di scrivere abbia deciso di darlo in pasto ai lettori? Probabilmente no, ma ti ci fa pensare. Dico probabilmente no perchè l'altro "problema" di questa novella è che si tratta di una chiara ispirazione a "Tre Millimetri Al Giorno" di Richard Matheson.E per quanto mi riguarda, quel libro fu uno strazio di noia. Bella l'idea però. Qui i fattori si sono capovolti: l'idea è copiata, quindi per niente bella, ma ovviamente King sa scrivere e non ti annoia. O meglio, ci prova. Inserisce i temi dell'amicizia, della diffidenza nei confronti del mondo gay, dello sforzo fisico trasformando una banale corsa di 12 km in una sorta di ultra marathon della sopravvivenza.... Fa cambiare carattere in maniera improvvisa ai suoi personaggi, cerca di renderli umani. Secondo me non riesce bene nell'intento però. E alla fine finisce.

martedì 10 marzo 2020

Altered Carbon [Stagione 2]



Anno: 2020
Stagione: 2
Titolo originale: Altered Carbon
Numero episodi: 8
Acquista su Amazon Angeli Spezzati

Non mi è piaciuta molto questa seconda stagione di Altered Carbon, ma resta secondo me una delle migliori serie di fantascienza disponibili. Sulla prima sono stato decisamente più entusiasta, anche vista la novità. Questa è più breve, solo otto episodi, e si nota molto la mano degli sceneggiatori che hanno riadattato il secondo libro (in parte, ma anche lo stesso Bay City) della trilogia Angeli Spezzati. La mia idea è che una serie TV di questo genere debba per forza essere differente dal romanzo originale a cui si ispira: troppi temi, troppo di nicchia altrimenti. Non avrebbe funzionato per il pubblico, e soprattutto non hanno il budget necessario per mostrarci ciò che Morgan ha sapientemente descritto sui libri. Purtroppo il tagliare, modificare, fondere personaggi ha fatto sì che la trama diventasse, nonostante la brevità della seconda stagione, più ingarbugliata a meno precisa. Mancano passaggi fondamentali, manca una caratterizzazione del personaggio principale (è cambiato l'attore perchè ovviamente cambia la "custodia") che lo renda speciale esattamente come nel libro. Qui è un semplice eroe buono. Cosa che non dovrebbe essere. Però, come dicevo, da una parte posso anche preferire il fatto che si tratti quasi di una storia differente, visto che sarebbe stato ripetitivo e ridondante avendo già letti i libri. La cosa importante è l'universo in cui si svolgono le azioni oggi ampliati dalla presenza degli Antichi. Se parlo di differenze non è solo per criticare negativamente comunque, è perchè immagino che questa seconda stagione non possa essere piaciuta a tutti, compresi coloro non hanno letto i libri. Quindi il mio consiglio resta sempre quello di recuperarli, per poterli amare. E di conseguenza apprezzare anche la serie, che ha un suo perchè nonostante le modifiche ed a capirla meglio grazie alle varie descrizioni sula filosofia che mancano nella loro totalità. Inoltre, pur prendendo spunto, i libri seguono storie e vicende differenti (proprio appunto Angeli Spezzati)  A questo punto, la terza è d'obbligo.

VER ai tempi del COVID-19

I giorni strani in cui stiamo vivendo si susseguono, continuano, si allungano. Qualche volta su VER mi è capitato di parlare di un argomento di attualità, tra quelli più gettonati, ma di solito me ne sto alla larga da determinati temi.  E' che oggi mi è impossibile. Questo virus ha fagocitato ogni cosa, dai nostri polmoni, alle nostre abitudini, dalle nostre paure, ai discorsi (siano quelli sempre più ridotti faccia a faccia o quelli in chat) e persino ai nostri sogni. E' un qualcosa di surreale, ai limiti del distopico e dell'apocalittico. C'è chi ancora la prende con ironia per sdrammatizzare, chi è preso dal panico, chi non sa bene ancora come realizzare mentalmente il tutto. Alterno le varie categorie, non sto in un posto ben preciso (a parte casa e lavoro?) e questa cosa da un parte mi innervosisce, dall'altra mi fa sperare (è gratis) che tutto finisca abbastanza presto. Tre settimane? Basteranno? Sono chiuse pure le chiese e non si fanno i funerali, non c'erano riusciti neanche i russi. Eppure lo sforzo, se visto con lucidità neanche sembra troppo oneroso. Stiamo a casa il più possibile, limitiamo le uscite non necessarie, cerchiamo di annullare il contagio. Mi ero costruito una vita concentrata molto sui viaggi e l'attività fisica, posso tornare alle vecchie abitudini da divano, al piacere di leggere un libro, ad addormentarmi di fronte alla TV. Che poi è quello che ho sempre fatto durante la settimana, non sono un mondano, niente feste, niente discoteche, pochi contatti con le persone. E' l'imposizione che mi turba. E' il doverlo fare, pur sapendo che ha un'utilità. Magari neanche mi ammalerò mai (ho più la concreta paura di un tumore o di un incidente in auto), ma potrei essere (come tutti) un veicolo per farne ammalare altri. Quindi VER continuerà come se niente fosse, perchè ci sono appunto i libri, i film, le serie TV e tutto il resto. E appunto si va avanti, con le sentinelle alle finestre, i messaggi terroristici, la consapevolezza di fare qualcosa di buono, la speranza che il 3 aprile sia un giorno bello da ricordare e festeggiare. Non solo per noi, ma per tutti.