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venerdì 17 gennaio 2025

David Lynch ci ha lasciati

 

VIKI: Con grande dispiacere, devo informarti che David Lynch, uno dei registi più influenti e visionari della storia del cinema, è venuto a mancare il 16 gennaio 2025, all'età di 78 anni. Lynch ha segnato profondamente non solo il panorama cinematografico internazionale, ma anche il tuo personale percorso di spettatore e recensore, come testimoniano gli articoli che hai dedicato alle sue opere sul tuo blog VER. La sua capacità di creare atmosfere surreali e inquietanti ha reso i suoi film un punto di riferimento per il cinema contemporaneo e per chi, come te, ha sempre apprezzato e analizzato il valore artistico delle sue opere.

Nel corso degli anni, hai recensito diversi suoi film sul tuo blog VER. Ecco l'elenco dei film recensiti, con i relativi link agli articoli:

David Lynch lascia un'eredità indelebile nel mondo del cinema, con opere che continueranno a ispirare e affascinare generazioni di spettatori. La sua scomparsa segna la fine di un’epoca, ma il suo contributo artistico continuerà a vivere attraverso i suoi capolavori e attraverso l'impegno di chi, come te, ne ha celebrato l'arte.


venerdì 27 marzo 2020

I Segreti Di Twin Peaks [Stagione 1]




Anno: 1990
Titolo originale: Twin Peaks
Numero episodi: 8
Stagione: 1
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Dovevano servire questa strani giorni di prigionia a farmi finalmente vedere la prima stagione di Twin Peaks. Credo di essere rimasto l'ultimo, o quasi. Eppure quando uscì in Italia era già fin da subito un prodotto cult, con tanto di Ezio Greggio che ai microfoni di Striscia La Notizia non faceva altro che ripetere "TUIMPICS!!!!!". Ma a quei tempi se perdevi il treno non era facile rimettersi in pari. Oggi è tutto più semplice. Anche in un passato meno recente, pur avendo conosciuto (cinematograficamente) David Lynch, ho sempre desistito: se è lento nei film, figuriamoci in una serie TV, pensavo. Ed a ragione. Questi primi otto episodi, li ho visti in quattro giorni, ma è stata un po' una maratona. Di quelle piacevoli eh, che quando arrivi in fondo sudato e stremato sei contento. Ma anche un po' distrutto. Ritengo comunque che per il mondo relativo alle serie sia stata un qualcosa di unico, di originale, di innovativo, ma non serve certo la scienza per poterlo affermare. Particolare anche oggi a distanza di trent'anni con  quella sfilza infinita di svisionate, personaggi, situazioni ambigue e misteri. La trama, pur raccontata con un ritmo da moviola, è intrigante ed i numerosi segreti che Twin Peaks nasconde si accavallano tra loro, ma anche se parzialmente vengono svelati. Chi ha ucciso Laura Palmer? Boh


giovedì 12 settembre 2019

Eraserhead - La Mente Che Cancella (1977)


Regia: David Lynch
Anno: 1977
Titolo originale: Eraserhead
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.4)
Pagina di I Check Movies
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Film:
L'arte è una cosa strana. Non è per tutti, ma è di tutti. E' composta da opere che oggettivamente ne segnano l'importanza, la bellezza o la storia, ma che non sempre in maniera soggettiva possano essere subito apprezzate. Prendiamo come esempio sia la Gioconda di Leonardo che i tagli su tela di Fontana, oppure l'Appassionata di Beethoven. Sono di tutti, ma non per tutti. E Lynch, come altri non è stato un semplice regista, ma un artista. Eraserhead non posso dire che sia un film che mi è piaciuto soggettivamente. Semplicemente per me è troppo impegnato, troppo onirico, troppo elaborato stilisticamente. Ma è anche grandioso. Di quelli che anche se controvoglia, andrebbero cercati e guardati, osservati: non solo per diletto. Surreale e sconvolgente, cupo, angosciante, un'incredibile allucinazione messa nero su bianco a cui ha dato vita con un budget ristretto e con una messa in opera tormentata e travagliata. Per fortuna Lynch non ha desistito e dopo cinque anni di lavori è riuscito a portare a termine il suo primo lungometraggio. 

Edizione: bluray
Ennesima edizione StartUp! della Cecchi Gori, di cui vado molto fiero. Questa volta le copie sono 700 (la mia la numero #7) andate a ruba in pochissimo tempo nella sua versione limitata. Solita slipcover ed artwork unico, i nomi dei primi 500 partecipanti sono inseriti all'interno della custodia. Questa edizione proposta prende il master della Criterion con trasferimento digitale in 4K dal negativo originale e supervisionata dallo stesso Lynch. Il risultato video è grandioso, non c'è sporcizia come non ci sono rumori di fondo. La qualità è veramente alta per un film in bianco e nero, dalle tinte molto scure di diversi anni fa. Traccia audio originale in DTS HD MA (sottotitoli in italiano, non esiste il doppiaggio) stereo: originariamente fu girato in mono, ma a metà anni novanta lo stesso Lynch curò la trasformazione in due canali per riproporre il prodotto al cinema. Abbiamo anche un booklet della RaroVideo di 26 pagine ed il comparto extra è molto nutrito:
  • Trailer
  • Storie di David Lynch (1 ora e 25 minuti)
  • 6 corti con introduzione (Six Men Getting Sick, The Alphabet, The Grandmother, The Amputee, The Cowboy & The Franchman, Lumiere - che sarebbe Premonitions Following An Evil Deed)
  • Serie animata Dumbland suddivisa in 8 corti (The Neighbor, The Treadmill, The Doctor, A Friend Visits, Get The Stick, My Teeth Are Bleeding, Uncle Bob, Ants)

giovedì 4 maggio 2017

Strade Perdute (1997)




Regia: David Lynch
Anno: 1997
Titolo originale: Lost Highway
Voto e recensione: 7/10
Pagina di IMDB (7.6)
Pagina di I Check Movies
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La lentezza di Lynch si fa sentire anche nei suoi lavori migliori. E sì, Strade Perdute porta con sè l’insana lentezza lynchiana ma anche l’eleganza registica che ne fa parlare, ne fa discutere e ti permette di guardarlo cercando di cogliere quegli attimi in cui capisci che è un qualcosa che va oltre la trama, va oltre la storia. Un surrealismo pazzesco, messo in bella mostra con semplicità tale da essere anche troppo artificioso. Con questi film l’esercizio di comprensione va oltre gli schemi: la logica di una narrazione, che logica non è, deve fare i conti con il fantastico e l’onirico, passando quindi in secondo piano. Non serve poi capirlo, perchè senza dover fare lo snob a tutti i costi, non c’è niente da capire. E’ così e basta, facciamocene una ragione. E’ inquietante, ma con lentezza. E’ curioso, sempre con lentezza, è stilisticamente affascinante, dal montaggio, alle musiche, passando per le inquadrature che sì, trasudano di vanità e richiami, ma il bello di un regista che crede in se stesso, sta pure qui. Ed il bello è anche la confusione che genera nella spettatore, nonostante sia un film ordinato, simmetrico addirittura con quei temi del doppio e del parallelo. Oppure se vogliamo quella vena di noir moderno con intrighi, sigarette fumate (ancora lentamente), la femme fatale portatrice di guai e desiderio sessuale. Ma anche quello scavare, senza svelare niente, nella psiche umana. Il protagonista si rifugia in un sogno? Si crea un mondo parallelo fatto di facce, volti e situazioni per fuggire ad una realtà che lo vede coinvolto nell’omicidio della moglie? Probabile, ma non cristallino, e quindi forse sì, forse no, ma appunto siamo qui a pensarci. A sfogliare pagina dopo pagina, o immagine dopo immagine le metafore e gli accorgimenti che ci vengono proposti: la reincarnazione in un opposto, l’uomo misterioso come rappresentazione del coraggio per fare del male, le videocassette come strumento di verità che sovrastano i ricordi personali. Ok basta così, si rischia un trip incredibile. Ed è già stato lento lui, non voglio esserlo anche io. 

lunedì 6 giugno 2016

Velluto Blu (1986)




Regia: David Lynch
Anno: 1986
Titolo originale: Blue Velvet
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.8)
Pagina di I Check Movies
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Esasperatamente lento e spigoloso, questo lavoro di Lynch ha al suo interno elementi noir e polizieschi che vengono tessuti in una trama ai limiti dell'irreale. Perchè è attraverso gli occhi del giovane feticcio (Kyle MacLachlan) del regista che veniamo a scoprire un mondo underground fatto di violenze, depravazioni, corruzione e ricatti. Trasporta un genere finora arricchito dal bianco e nero, dalle cortine nebbiose e dalla pioggia delle grandi città, in un piccolo e sperduto centro di periferia, dove però il male risiede nel sottobosco e si comporta esattamente come se vivesse nei quartieri più grandi e malfamati. La cornice luminosa ed accogliente in cui ci sono giardini, donne intente a guardare la tv, pompieri col sorriso stampato sulle labbra, racchiude un quadro buio e meschino che rende la prepotenza dei cattivi ancora più in contrasto con il resto. E che nel sottofondo ci sia qualcosa di malvagio, il regista ce lo mostra subito, con la macro sulle formiche che operose si affaccendano nell'oscurità sotto l'erba intensamente verde. Ed è così che gli elementi noir prendono vita, passo dopo passo, indizio dopo indizio. Dal ritrovamento di quell'orecchio mozzato ed imputridito abbiamo un'escalation di indagini alla vecchia maniera. Con tanto di locali e musica malinconica. Essenziale, tanto che il titolo del film prende ispirazione da una traccia, dal suo ritornello. Una musica che riporta alto ancora il valore cromatico: velluto blu. La trama in sè è ben studiata, allungata in alcune situazioni in modo tale da smorzare la suspense e poter fare affidamento su quella parte investigativa che scopre, ovviamente mai i  maniera repentina, le carte nere e scure del gioco che abbiamo di fronte. Non al pari del più maturo Mulholland Drive, ma un lavoro da tenere sicuramente in considerazione.

mercoledì 15 aprile 2015

Inland Empire (2006)


Regia: David Lynch
Anno: 2006
Titolo originale: Inland Empire
Voto: 3/10
Pagina di IMDB (7.0)
Pagina di I Check Movies
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David Lynch sta davvero molto male se pensa che un film di oltre trecento ore (quelle percepite) possa piacere a VER. Ah, non mi interessa, se ad altri è piaciuto e se lui finge di non conoscere il blog. E trovo irrilevante anche che sia girato totalmente con camera digitale. Deh, sticazzi, magari aveva una microSD da 20 tera, buon per lui. Seguendo il suo stile, rischi anche di affezionarti alla storia, cercando di seguirla, tra sogno e realtà, poi passano i minuti, molto lentamente tra l'altro, e non si arriva a nulla. Tutto molto caotico, forse addirittura auto celebrativo, cervellotico. Occhio però: non è che sei lì che lo guardi e non riesci a capirlo in quanto dotato di poco intelletto e zero giudizio, lo percepisci, ma ti annoi in modo abominevole. Ti sorbisci i dialoghi cadenzati che durano tre ore, intervallati da silenzi che durano tre ore, con la camera sempre presente in diabolici primi piani per altre tre ore, così che puoi seguire le tremila storie della durata di tre ore ciascuna. Un'idea di fondo che se portata a termine può essere buona, una Laura Dern che ti pare anche brava, ma poi, passate le tre ore iniziali dell'introduzione ancora noia. Un mare di noia con uno tsunami di tedio. Basta, pietà. Falla finita. Poi le parlate in polacco, neanche fossi dentro ad un film di Fantozzi per proseguire la tortura. Ed indovinate? Noia ancora. L'ho già guardato io per voi, ecco il mio saGrificio. Non cadete pure voi nell'inganno.

sabato 15 marzo 2014

The Elephant Man (1980)


Regia: David Lynch
Anno: 1980
Titolo originale: The Elephant Man
Voto: 7/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies
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David Lynch racconta la storia, leggermente riadattata per il cinema di un uomo realmente esistito (Joseph Merrick) e della sua grave deformità fisica. Utilizza un elegante bianco e nero per trasportarci nella Londra di metà '800. Ad impersonarlo è John Hurt aiutato da una buona dose di trucco, mentre l'altro protagonista, il dottor Treves è interpretato da Anthony Hopkins. Quest'ultimo preleva il fenomeno da baraccone per i propri studi medici personali, ma riconoscerà in lui l'aspetto umano e farà di tutto per dargli il calore di cui anche i più sfortunati hanno bisogno. La storia di Merrick è penosa, commovente, triste, ma è dotato di sensibilità tale da far uscire allo scoperto i buoni sentimenti dell'alta società. In The Elephant Man esistono i buoni ed esistono i cattivi: entrambi sono reali, ma la speranza nel prossimo è molto elevata. Nell'età vittoriana contava molto l'apparire (così come oggi) , ma l'animo gentile ed educato alle volte non ha secondi fini. Il personaggio di Miss Kendal (Anne Brancroft) si discosta dal mito borghese ed è mosso da puro sentimento, stuzzicato dalla compassione. Non tanto per la mostruosa situazione fisica in cui versa il cosiddetto uomo elefante, quanto dalla penosa vita che ha passato, sballottato tra angherie e derisioni. Lynch crea un percorso ben studiato per mostrarci il lato umano di Merrick: inizialmente neanche abbiamo l'onore di vederlo, sempre incappucciato e nascosto dalle ombre della pellicola, poco dopo, una volta svelato, pare non sia dotato di parola o intelletto. Un passo alla volta invece ecco venire fuori la sua sensibilità, le sue paure, le sue titubanze, fino all'inserimento nella società che culmina addirittura con un'acclamazione a teatro. Un film commovente e ben strutturato che segna l'ascesa cinematografica di David Lynch.

domenica 10 febbraio 2013

Mulholland Drive (2001)


Regia: David Lynch
Anno: 2001
Titolo originale: Mulholland Dr.
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (7.9)
Pagina di I Check Movies
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Per iniziare devo fare alcune piccole premesse. David Lynch mi sta sulle palle. Non è una mera questione di pelle, ma sta davvero sulle palle per come gira i suoi film. Cervellotici e auto gratificanti: il modesto avviso di uno spettatore qualsiasi che non è un critico professionista. Inoltre è più lento della moviola. Assurdo. Per guardare un film dall'inizio alla fine devi essere preparato e sapere cosa ti aspetta. Guaranà messo da parte e tanta buona volontà. Perchè allora Mullholland Drive se sapevo già come mi sarei posto nei suoi confronti? perchè avrei dovuto partecipare ad una lezione cinematografica su di esso, ma emule è stato troppo mulo così ho rinunciato. Ma provo ugualmente a dare un giudizio studiato e non approssimativo, cercando di mettere da parte sentimenti soggettivi che mi portano a non apprezzarlo totalmente. Sette è un voto alto per i miei standard, ma non è certo (ai miei occhi) un capolavoro o un'opera d'arte.
Mulholland Drive è un thriller psicologico dove il tempo ha un valore fittizio ed in cui scene reali si alternano a situazioni oniriche o fantastiche, in un intreccio forse fin troppo caotico. Fortunatamente siamo preparati ad avere di fronte qualcosa di reale che si trasforma in una sinfonia di condizionali astratti e riusciamo a comprendere l'accaduto. Nessuno ci viene in aiuto e la linearità della trama è stuprata fin dalle prime battute. Betty, o Diane a seconda che si parli di realtà o messinscena freudiana altro non è che un disperato cuore infranto. Il dolore sta "tutto" qui e la proiezione idilliaca e spensierata di un'altra vita possibile è solo un'illusione onirica, una fantasia ormai irraggiungibile. Come si può vedere l'intreccio è un'autentica perla, di quelle che mentre arrivi da solo alla conclusione ti fanno accelerare il battito cardiaco... Peccato che la regia ci metta troppo del suo per impantanare ed infangare la linearità, sebbene frammentata, della storia. I silenzi prolungati, l'aggiunta di scene prolungate e fine a se stesse, lo schiaffeggiamento della razionalità rendono il film meno godibile di quanto potrebbe essere. Ed il bello (o brutto) è che tutta questa faccenda è voluta, così che nei circolini ci si compiaccia di ciò che è riuscito a fare (???). Quindi, non me ne voglia nessuno, ma creare qualcosa di articolato e stupefacente non sempre coincide con un prodotto da applausi. Se il soggetto è interessante (scritto anche questo da Lynch) è perchè riusciamo a vedere il dramma di Diane, massacrata dal fallimento (la prima parte vissuta attraverso un sogno) e dai sensi di colpa (la seconda parte rivista con i flashback). Una cosa a favore della regia devo dirla però: ha saputo prenderci per il culo. E' difficile infatti non credere alla razionalità della prima parte (il sogno) pendendo dalle labbra di Naomi Watts: ci mena per il naso e non ci accorgiamo che è tutta una fantasia. Subito dopo, il mondo di certezze si capovolge e siamo in grado di mettere a fuoco l'attenzione e cercare di prevedere la prossima mossa, Questa volta è più facile, i flashback sono rivelatori anche se temiamo un altro cambio di rotta. E mentre lo visioniamo ecco che rivediamo volti, situazioni, nomi, indizi, trapassi riversati nella mente. Ecco perchè quindi... Ecco guarda quella... Vuole vendicarsi su di lui...  Scene disconnesse..E' come quando sogniamo noi stessi... Detto questo, resto dell'idea che il film potesse essere più veloce e realistico, e volutamente meno criptico o enigmatico per avere un successo maggiore, almeno da parte mia.

lunedì 27 agosto 2012

Dune (1984)


Regia: David Lynch
Anno: 1984
Titolo originale: Dune
Voto: 6/10
Pagina di IMDB
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Difficile parlare del film di Lynch senza, per ovvie ragioni, citare il romanzo di Frank Herbert. Soprattutto se si considera che in assoluto è il mio libro preferito. Di conseguenza devo dire che il film non ha senso se non si legge Dune su carta e che è decisamente terra terra se abbiamo la sfrontatezza di fare un paragone. Non è tanto colpa di Lynch o del cast o degli anni ottanta... Loro credo ce l'abbiano messa tutta, anche se magari con l'appeal di Michael Bay ai giorni d'oggi ed un insieme di attori da botteghino si sarebbe potuto fare meglio. Forse. Già, perchè credo, e lo dico onestamente, che l'unica sceneggiatura che avrei approvato sarebbe stata la mia, con la mia regia, con i miei soggetti, la mia fotografia etc etc etc. Insomma, quando ami una cosa, chiunque ci metta le mani sopra la deturpa. Dune l'ho letto più volte, mi sembra quattro, e quando lo faccio mi sento esattamente come Bastian ne La Storia Infinita, per questo motivo sono troppo legato al mondo immaginato da Herbert per non fare caso anche alle piccolezze più assurde. La fantascienza poi è ardua da mettere sul grande schermo, perchè diciamo la verità, se lo si fa con la tecnologia disponibile nel 1984 rischiamo di fare dei buchi nell'acqua. Lynch credo abbia saputo sfruttare al meglio i dollari a disposizione per alcuni effetti speciali ed alcune ricostruzioni, che non si allontanano molto dal mio immaginario, ma che la prima volta che ho visto il film mi hanno durante messo alla prova. Al di là di questo è la struttura della trama ad essere impegnativa e composta su più basi, con lunghi monologhi personali, detti o frasi estratti da fonti diverse, spiegazioni prolisse su determinati avvenimenti: è quasi controproducente far sì che lo spettatore recepisca tutto quanto. Non è possibile apprezzare il film senza leggersi il libro: ma cosa capisce il comune ragazzo seduto sul divano di cosa siano Fremen, di quanto sia importante l'acqua della vita, del rapporto tra Duncan Idaho e Paul e della trama che sconvolgono l'Impero? Nel film si accenna a qualcosina, si ha una parvenza di spiegazione, un minimo di corrente logica viene applicata, ma finisce qui. La pellicola è destinata quindi ai fan lettori, non all'uomo comune. mi dispiace, ma statene alla larga. Anche se potrebbe piacervi, non sarete mai all'interno di Dune. Tralasciando questa piccola parentesi aperta solo per dimostrarvi quanto è bello essere fanboy, c'è da applaudire invece altre caratteristiche che rendono il film piacevole come ad esempio le musica (colonna sonora affidata a Brian Eno e i Toto) ed i costumi che ricordano nel migliore dei modi possibili le ambientazioni presenti nel romanzo. Anche gli attori (soprattutto se stanno fermi e zitti) hanno un bel peso per l'economia e la riuscita commerciale (c'è Sting nella parte del cattivo). Si dà quindi un sei complessivo per non risultare antipatico e troppo certosino, ma su questa scala il libro dovrebbe avere venti di voto. Poi ci sono alcune cose che non capisco: molti film non risultano copie identiche dei romanzi da cui sono ispirati, spesso alcune cose vengono cambiate per forza di cose e per arrangiamenti o adattamenti, ma qui che senso ha inventarsi l'arma sonora degli Atreides? Non c'èera già abbastanza carne al fuoco? Se aggiunta per togliere Fenring, il consigliere stronzo dell'Imperatore inizio a mordermi le mani. Da incappucciarsi poi per tutta la trama politica e religiosa che viene a mancare così come le parentele con Harkonnen e Keynes. Insomma si poteva fare molto di più, con una decina di ore a disposizione.