domenica 17 maggio 2026

Monte Macina dal Rifugio Puliti

 
Il Monte Macina dallo schienale dell'Asino è una delle escursioni top sulle Alpi Apuane. Perchè le rifaccio anche se le ho già fatte? Non c'è una risposta semplice, o forse è talmente semplice, che non necessita di spiegazioni. E' come quando si va al mare più volte a settimana o ordiniamo più volte la pizza con il salamino, anche se la alterniamo ad altri cibi. Lo facciamo perchè ci piace, ci ispira, non è mai la stessa cosa che si ripete. E' sempre una novità, una sfida, un'apertura sull'orizzonte, un guardare oltre nuvole, un godere nuovo di emozioni ed adrenalina. Non sempre si riesce ad esprimerle bene, ma ci sono. Anche se dentro ad una parete di roccia. Oggi partiamo dal Rifugio Puliti, dopo un'ottima cena ed aver dormito tutti insieme nella camerata comune. Colazione e partenza subito con la classica pettata. Poi tratti esposti, roccia, il vuoto a destra, a sinistra, sotto. Infine la risalita verso la cima, avvolti dalle nuvole che subentrano al sole caldo della giornata. La discesa verso  il Passo Sella ed il ritorno alla base, per un'ennesima escursione che ti riempie. 
 

sabato 16 maggio 2026

Monte Altissimo da Arni

 
Andare sul Monte Altissimo è praticamente un mio marchio di fabbrica. In ogni situazione meteo, in ogni periodo dell'anno con ogni meteo, da più vie. Ma ogni volta mi riempie lo sguardo. È tra le escursioni Apuane più complete. Tutto racchiuso in pochi chilometri: dislivello panorami, roccia, bosco, tecnica e discesa. Così quando si è presentata l'opportunità di partire da Arni, con addirittura notte al rifugio Puliti e secondo giorno con nuova escursione, non ho battuto ciglio. C'era poi la possibilità di staccare un attimo e salire sui miei monti. Tutto perfetto. 

Album fotografico Monte Altissimo da Arni 

giovedì 14 maggio 2026

976 - Chiamata Per Il Diavolo (1988)

 
Regia: Robert Englund
Anno: 1988
Titolo originale: 976-EVIL
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (5.1)
Pagina di I Check Movies
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Film:
 ​Il termine cult viene spesso usato come un paracadute di salvataggio per nobilitare pellicole horror datate o di bassa lega, quasi a voler giustificare con la nostalgia dei difetti altrimenti imperdonabili. Tuttavia, nel caso di 976 - Chiamata per il diavolo, l'etichetta sembra davvero fuori luogo. Ci troviamo davanti a un classico horror adolescenziale di serie B che non riesce mai a decollare, nonostante un'idea di partenza che poteva anche prestarsi a qualche spunto interessante legato alla tecnologia del tempo. Il film fa acqua praticamente da ogni lato: la recitazione è piatta, il ritmo è incerto e la tensione, che dovrebbe essere l’anima di un'opera del genere, è quasi del tutto assente.
​L’unica vera ragione per cui oggi si continua a citare questo titolo è legata esclusivamente al nome dietro la macchina da presa, ovvero Robert Englund. È stato il suo esordio alla regia e, di fatto, è rimasto il suo unico vero tentativo in questo senso, se si esclude qualche piccola incursione televisiva. Viene naturale pensare che ci sia un motivo preciso per questa carriera mai decollata dietro le quinte. Nonostante Englund sia un'icona assoluta del genere grazie al suo leggendario Freddy Krueger, dirigere un film richiede una visione d'insieme che qui sembra mancare del tutto. Se da un lato l'esperienza sul set di Nightmare gli ha dato dimestichezza con gli effetti speciali e le atmosfere cupe, dall'altro non è bastata a dare sostanza a una sceneggiatura debole che si perde in stereotipi e situazioni poco coinvolgenti. Alla fine della visione, resta la sensazione di un prodotto nato sull'onda del successo dell'horror anni Ottanta, ma privo di quella scintilla o di quel guizzo artistico necessari per farlo uscire dal dimenticatoio, se non come curiosità per i completisti della filmografia di Englund.
 
Edizione: DVD 
Qui abbiamo la traccia audio italiana in multicanale e come extra:
  • Versione estesa (1 ora e 40 minuti vs 1  e 28 minuti della standard)
  • Trailer 

mercoledì 13 maggio 2026

Suburbicon (2017)

 
Regia: George Clooney
Anno: 2017
Titolo originale: Suburbicon
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (5.8)
Pagina di I Check Movies
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Nonostante le premesse fossero a dir poco eccitanti, Suburbicon si rivela purtroppo uno di quei casi in cui la somma dei singoli talenti non riesce a generare il capolavoro sperato. Il film poggia su una solida sceneggiatura originale dei fratelli Coen, rimasta nel cassetto per decenni, che George Clooney ha deciso di rispolverare e dirigere, aggiungendo però un sottotesto sociale molto marcato. L’estetica è impeccabile: siamo nell'America anni '50, un paradiso di villette pastello e prati perfettamente curati che, come spesso accade nel cinema noir, nasconde un cuore marcio e violento.

​Il problema principale della pellicola risiede proprio nella sua natura altalenante. Clooney tenta di far convivere due film diversi: da un lato c'è la commedia nerissima e grottesca tipica dei Coen, con Matt Damon nei panni di un padre di famiglia mediocre che sprofonda in un vortice di crimini maldestri; dall'altro c'è una denuncia politica sul razzismo sistemico dell'epoca, rappresentata dall'assedio che l'intera comunità riserva a una famiglia afroamericana appena trasferitasi nel quartiere.

​Sebbene le interpretazioni siano di alto livello con un Damon viscido al punto giusto e una Julianne Moore glaciale nel suo doppio ruolo, la regia non riesce a legare questi due binari in modo armonioso. Il tono passa dal satirico al tragico senza soluzione di continuità, lasciando lo spettatore con la sensazione di assistere a due storie che corrono parallele senza mai influenzarsi davvero. Alla fine, pur apprezzando la confezione tecnica e l'ironia pungente di alcuni scambi, resta l'amaro in bocca per un’occasione mancata. È un film che si lascia guardare, ma che manca di quell'anima coesa che avrebbe potuto trasformare un interessante esperimento in un grande classico del genere.

 

Metallica - Ride the Lightning

 

Artista: Metallica
Anno: 1984
Tracce: 8
Formato: CD 
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Con i Metallica il percorso l'ho fatto in modo non cronologico, come spesso capita quando si approfondisce una band a posteriori.  Ride the Lightning  lo presi in seguito, per ampliare la conoscenza di una discografia che meritava di essere esplorata oltre i dischi più celebrati come il Black Album, Master of Puppets e ...And Justice for All.

È il secondo album, registrato in tre settimane a Copenaghen negli Sweet Silence Studios con il produttore Flemming Rasmussen, lo stesso che avrebbe lavorato poi con i Blind Guardian. Le condizioni non erano esattamente di lusso: dormivano di giorno negli spazi dello studio e registravano di notte, dopo che parte dell'attrezzatura era stata rubata tre settimane prima di partire. Si sente, in senso positivo: c'è un'urgenza in questo disco che difficilmente si riproduce in condizioni comode.

Qui la velocità lascia spazio alla potenza ed i brani diventano più articolati, più pesanti, meno grezzi di quanto ci si possa aspettare da una band nata da poco. Il merito è in larga parte di Cliff Burton, il bassista, che introduce il gruppo alla teoria musicale e contribuisce alla composizione in modo determinante. Si sente su For Whom the Bell Tolls con quel riff di basso in apertura è diventato uno dei più riconoscibili della storia del metal e ancora di più su The Call of Ktulu, quasi nove minuti strumentali ispirati a Lovecraft, con una costruzione che cresce lentamente fino a diventare qualcosa di quasi ipnotico.

Fade to Black è l'altra grande sorpresa del disco: la prima ballata dei Metallica, con un intro acustico che si apre progressivamente in un finale catartico, e un testo che all'epoca fece storcere il naso ai fan della prima ora  già pronti a gridare alla commercializzazione. Creeping Death è il brano thrash più riuscito del disco, con riff monumentali e uno stacco centrale che diventerà un classico dei live. Qualcosa di meno convincente, come Trapped Under Ice ed Escape, c'è  ma sono peccati veniali in un contesto di livello generale molto alto.


martedì 12 maggio 2026

Trans-Siberian Orchestra - Christmas Eve And Other Stories



 Artista: Trans-Siberian Orchestra
Anno: 1996
Tracce: 15 + 2
Formato: CD 
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Con i Savatage avevo già capito che Paul O'Neill e Jon Oliva avevano in testa qualcosa di più grande di un semplice album metal. La conferma era arrivata con Dead Winter Dead e quel brano strumentale finale  (Christmas Eve (Sarajevo 12/24)) che sembrava già vivere in un contesto diverso da tutto il resto. Curioso di capire dove stessero andando, mi ero avvicinato al progetto parallelo che da lì era nato direttamente: i Trans-Siberian Orchestra e il loro disco d'esordio, Christmas Eve and Other Stories (che farà parte di una trilogia natalizia) 

La premessa è già di per sé insolita. Un'orchestra di sessanta elementi e coro completo uniti a una rock band, per raccontare la storia di un giovane che la vigilia di Natale entra in un bar e incontra un vecchio misterioso che gli narra come il Natale abbia il potere di cambiare gli esseri umani. Un concept natalizio, dunque, ma niente di convenzionale: i TSO prendono melodie classiche e le reinventano con arrangiamenti che mescolano progressive rock, metal sinfonico e Broadway, con un risultato che non assomiglia a nient'altro.

Christmas Eve/Sarajevo 12/24 è il brano che già conoscevo da Savatage, e qui torna in versione strumentale con le melodie natalizie trasfigurate da chitarre e orchestra in qualcosa di maestoso e malinconico che regge benissimo anche fuori dal contesto del disco originale. A Mad Russian's Christmas è forse il pezzo più spettacolare dal punto di vista tecnico, con il tema di Čajkovskij (così mi dice Viki) riletto in chiave metal con una velocità e una precisione che lasciano senza fiato. Old City Bar è il momento più intimo e narrativo del disco, quasi una ballata da musical. This Christmas Day porta Zak Stevens alla voce, lo stesso dei Savatage, e chiude il cerchio tra i due progetti.

È un disco sperimentale e originale nel senso più letterale: non ha un genere preciso, non ha un pubblico predefinito, e probabilmente non si sarebbe potuto realizzare senza la libertà creativa che O'Neill aveva conquistato con i Savatage. Non è qualcosa che metto su spesso, e per certi versi resta un oggetto curioso più che un ascolto quotidiano. Ma come esperimento è riuscito  e come punto di arrivo naturale di tutto il percorso sinfonico dei Savatage, ha perfettamente senso.

domenica 10 maggio 2026

Il Diavolo Veste Prada 2 (2026)

 The film's cast are seen on a white staircase, with the film's title in the center.
 Regia: David Frankel
Anno: 2026
Titolo originale: The Devil Wears Prada 2
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (6.8)
Pagina di I Check Movies 


 
 
Stesso cinema, stesso orario, un anno dopo la prima volta che ci siamo visti. Con Zizzi. Il film avrebbe potuto essere qualsiasi cosa, peccato che Il Diavolo Veste Prada 2 non abbia reso particolarmente onore all'occasione.

Partiamo dall'ovvio: l'originale del 2006 lo avevo rivalutato con sorpresa, pur non essendo il mio genere. Aveva un'anima, una cattiveria, e soprattutto aveva Meryl Streep che con un sopracciglio appena alzato inceneriva chiunque le stesse di fronte. Tutto questo ritorna anche qui visto che abbiamo lo  stesso regista David Frankel, stessa sceneggiatrice, stesso cast compreso Stanley Tucci e Emily Blunt , ma il problema dei sequel è che non possono essere originali per definizione, e questo non fa eccezione.

La premessa ha un senso: vent'anni dopo, il mondo dell'editoria è cambiato radicalmente. Andy Sachs è diventata una giornalista affermata, licenziata via messaggio mentre riceveva un premio   (immagine abbastanza efficace del presente) e Miranda Priestly deve fare i conti con algoritmi, branded content e contenuti da scrollare mentre la gente fa pipì. C'è materiale per dire qualcosa di interessante. Ma il film lo usa a metà, perdendosi in una storia d'amore della Hathaway che occupa minuti preziosi senza aggiungere nulla di necessario, inserita evidentemente per allungare il brodo e dare una struttura romantica che il copione non richiedeva. Alcune scene sono forzate, buoniste e slegate dal contesto in modo che si sente.

Quello che funziona, come sempre, è il cast. Tucci è ancora il cuore emotivo di tutto, l'unico personaggio con un arco narrativo davvero riuscito. La Streep fa la Streep e già questo vale il biglietto. Però il suo personaggio è più debole, sterile, stanco. Ma il paradosso più grande è che il film parla di operazioni di marketing che svuotano il contenuto mentre è esso stesso una gigantesca operazione di marketing, con collaborazioni con brand, borse per popcorn a tema e ogni scena trasformata in una passerella. Lo espone quasi con compiacimento, come se l'autoconsapevolezza bastasse ad assolverlo.

Ne potevamo fare a meno? Probabilmente sì. 

Fallout [Stagione 2]

 
Anno: 2025 - 2026
Titolo originale: Fallout
Numero episodi: 8
Stagione: 2
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Dopo l'esperienza positiva con la prima stagione, mi son lasciato catturare anche dal seguito. Resta in me l'ignoranza sul format videoludico, ma almeno adesso no son partito da zero. Ci ho messo un po' di più ad ingranare, ma la seconda metà della stagione è stata intrigante e con numerosi colpi di scena. Si delinea il mondo del futuro, si risponde ad alcuni interrogativi e se ne creano altri. I personaggi risultano ancora una volta ben delineati, ci sono alcune forzature, ma non troppo evidenti, ed altri personaggi hanno una struttura di minore impatto (anche meno interessanti se vogliamo), però la linea narrativa è sempre piacevole. Mi aspetto che (purtroppo però) ci saranno altre stagioni, ma mi auguro anche che non sia uno di quei prodotti che tendono all'infinito. 

Lecce 0 - Juventus 1

 
Con una rete nei primi secondi di gioco e con un risultato unico da raggiungere a tutti i costi, puoi aspettarti la goleada. Non è così però quando si tratta di Juventus. Le occasioni ci sono e non mancano, ma anche i rischi. Sicuramente meglio della precedente partita contro il Verona, non solo per i tre punti conquistati, ma troppe disattenzioni ed un bel po' di pochezza. Distanza di sicurezza sulla Roma mantenuta e secondo me era il minimo sindacale vista la situazione globale del campionato. Adesso aspettiamo le prossime due gare, ancora decisive nel caso appunto che Roma e Milan vincano (ma non solo). 

sabato 9 maggio 2026

Libri letti dal 2016 al 2025


 
Sì vabbeh, lo so. Non è gennaio e nessun si ricorda della mia vecchia rubrica in cui ogni anno scrivevo qualche dato stati stico sulle mie letture. Che nel corso degli anni hanno avuto tale calo, da eliminare necessità e curiosità sui romanzi messi in libreria. Non ci sono scuse, spiegazioni, motivi particolare: è semplicemente andata così. L'ultima lista riguarda quelli del 2015, che già erano meno di un al mese. Gli altri anni ( 2010, 2011, 2012, 2013 e 2014), anche se in discesa, il trend era decisamente migliore. Senza stare a fare una suddivisione per anno, inserisco direttamente la lista delle letture quindi che parte dal 2016 e termina nel 2025. Dieci anni tondi. Per chi non lo ricorda tra le parentesi c'è il mio voto personale che va da 1 a 5, mentre a sto giro non inserisco la divisione tra cartacei i digitali.  E ahimè, non posso neanche più mettere la classifica degli autori più letti, perchè mancando Anobii non conosco le posizioni di quelli sotto la decima posizione...
  1. Dan Simmons - L'Estate Della Paura (4)
  2. David Baldacci - Il Controllo Totale (2)
  3. Ernest Hemingway - Fiesta (IL Sole Sorgerà Ancora) (4)
  4. Paulo Coelho - Manuale Del Guerriero Della Luce (1) 
  5. Patrick Suskind - Il Profumo  (3)
  6. AA,VV -  I Predatori degli easter egg di Ready Player One - il film: Guida non ufficiale (3)
  7. Haruki Murakami - L'Incolore Tazaki Tsukuro E I Suoi Anni Di Pellegrinaggio (3) 
  8. AA. VV - Futura Lex 
  9. Giovanni Buzi - Uragano. Storia Di Un Apprendista Schiavo (1) 
  10. Nancy Kress - Nessun Domani (2) 
  11. Stanley G. Weinbaum - Un'Odissea Marziana (3) 
  12. Michel Houellebecq - Le Particelle Elementari (3) 
  13. Charles Stross - Arresto Di Sistema (4) 
  14. Lucia Patrizi - Nightbird (4) 
  15. Cixin Liu - Il Problema Dei Tre Corpi (2) 
  16. Michael Chabon - Il Sindacato Dei Poliziotti Yiddish (4) 
  17. Stephen King - Elevation (2) 
  18. Arto Paasilinna - L'Anno Della Lepre (3) 
  19. Stephen King - Joyland (3) 
  20. Jeffery Deaver - La Stanza Della Morte (3) 
  21. Thomas Wolfe - Angelo, Guarda Il Passato (4) 
  22. Frederick Forsyth - La Lista Nera (2) 
  23. Jeffery Deaver - L'Ombra Del Collezionista (2) 
  24. Jeffery Deaver - Il Bacio D'Acciaio (2) 
  25. Frank Schatzing - Limit (1) 
  26. Patricia Gibney - L'Ospite Inatteso (2) 
  27. Robert Macfarlane - Montagne Della Mente. Storie Di Una Passione (2)
  28. Vernor Vinge - Il Mondo Di Grimm (4) 
  29. Greg Egan - La Scala Di Schild (3) 
  30. Elena Di Fazio - Resurrezione (3) 
  31. Oscar Guidi - Magia E Stregoneria In Garfagnana (3) 
  32. James G. Ballard - L'Isola Di Cemento (4) 
  33. Frank Herbert - L'Imperatore-Dio Di Dune (2) 
  34. James G, Ballard . Il Mondo Sommerso (3) 
  35. Frank Herbert - Gli Eretici Di Dune (4) 
  36. Frank Herbert - La Rifondazione Di Dune (3) 
  37. Mauro Rinaldi - L'Ultima Estate (2) 
  38. Stelio Montomoli - La Strega Di Baratti (3) 
  39. AA.VV. - Giallo Sardo 
  40. Gillian McAllister - Posto Sbagliato, Momento Sbagliato (4) 
  41. Dmitry Glukhovsky - Metro 2033 (3)
  42. Dmitry Glukhovsky - Metro 2034 (2)
  43. Dmitry Glukhovsky - Metro 2035 (3)
  44. Michael Ennis - La Congiura Machiavelli (3) 
  45. Stefano Mecorio - Di passi E Di Acqua 
  46. Giampietro Stocco - La Corona Perduta (3) 
  47. Jack Vance . Naufragio Su Tschai (4) 
  48. Jack Vance - Le Insidie Del Pianeta Tschai (3) 
  49. Giovanni Burgio - Infezione Genomica (3) 
  50. Kage Baker - L'Imperatrice Di Marte (2) 
  51. Joseph Conrad - Cuore Di Tenebra (5) 
  52. Terry Miles - Rabbits (4) 
  53. Robert Reed - Un Miliardo Di Donne Come Eva (3) 
  54.  Lois McMaster Bujold - Miles Vorkosigan L'Uomo Del Tempo (3)
  55. Charles Stross - Universo Distorto (3) 
  56. Jack Vance - I Tesori Di Tschai (2) 
  57. Jack Vance - Fuga Da Tschai (4) 
  58. Tullio Avoledo - L'Elenco Telefonico Di Atlantide (4) 
  59. Tullio Avoledo - Come Si Uccide Un Gentiluomo (3)

Eccoci quindi con neanche sei libri all'anno, ma poteva andare peggio. Totale pagine lette 19413 con una media di circa 329 a libro. E con questo chiudo, ci dovremmo risentire verso gennaio del 2027 con la lista di questo anno. 

 

 

 

 

venerdì 8 maggio 2026

Colour From The Dark (2008)

 
Regia: Ivan Zuccon
Anno: 2008
Titolo originale:  Colour From The Dark
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (4.8)
Pagina di I Check Movies
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Film:
Premetto che all'inizio avevo quasi l'intenzione di demolirlo. In realtà, proseguendo, ho apprezzato lo sforzo di portare su schermo "Il Colore Venuto Dallo Spazio" Di Lovecraft. Operazione non semplice, come ho già notato nell'omonimo film con Nicholas Cage. Secondo me, nonostante l'apparenza troppo "casalinga" del girato, con una fotografica tutt'altro che sensazionale, la scenografia ed i costumi riescono a fare il loro dovere ed anche a sorprendere. La parte orrorifica qui vorrebbe essere quella trainante, lo fa a trattati, ma viene fuori fin da subito l'aspetto B movie. L'atmosfera inquietante, i lunghi silenzi, le scene con sangue, danno una visione meno fantascientifica di ciò che oggi si potrebbe pensare e Zuccon inserisce molto bene la carta del misticismo o del religioso, rendendo il racconto più vicino al fantastico. Insomma ha preso ispirazione e poi è andato avanti come meglio credeva. Poi vabbeh, ambientato in Italia, con attori stranieri e parlato solo in inglese...
 
Edizione: DVD
Formato in DVD con sola traccia inglese in stereo e sottotitoli in italiano. I numerosi extra dono:
  • Dietro le quinte (18 minuti)
  • Intervista al regista (7 minuti)
  • Interviste ai protagonisti (12 minuti) 
  • I Love New York (videoclip)
  • My memories of the Ghost we named Trevor (3 minuti)
  • Trailers
  • Galleria fotografica
  • "Una Favola Di Morte" (cortometraggio 19 minuti) 

56 Giorni [Stagione 1]

 
 Anno: 2026
Titolo originale: 56 Days
Numero episodi: 8
Stagione: 1
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Sia chiaro, è carina, ma non eccezionale. Anche se oggi trovo una certa difficoltà nell'attaccarmi a qualche serie TV che mi prenda molto. Quelle così dette "mini serie" a stagione unica come questa forse possono darmi maggiori soddisfazioni.Sono autoconclusive, non c'è da attendere un finale che gli sceneggiatori dovranno scrivere, ed ormai quel che è fatto è fatto senza modifiche in corso d'opera. 56 Giorni si sviluppa bene con flashback e salti in avanti per farci vedere l'evoluzione del mistero che sta alla base del racconto. Un buon thriller, mischiato ad una storia romantica e ad una di amicizia. In otto episodi succede molto, ma non ci sono troppe forzature, quindi il prodotto funziona. Se vogliamo trovare il pelo nell'uovo è proprio il finale ad essere più accomodante rispetto al resto, ma a mio avviso può starci alla grande senza problemi.  

mercoledì 6 maggio 2026

The Voices (2014)

 
Regia: Marjane Satrapi
Anno: 2014
Titolo originale: The Voices
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (6.3)
Pagina di I Check Movies
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Immaginate un mondo dove i vostri animali domestici vi parlano, dispensando consigli tra il saggio e il catastrofico, mentre la vostra mente danza sul filo tra innocenza e orrore. È l'universo distorto di The Voices, il film del 2014 diretto da Marjane Satrapi (quella del più famoso Persepolis), con Ryan Reynolds nei panni di Jerry, un operaio eccentrico che vive in una piccola città americana, lottando con allucinazioni e un passato traumatico.
Quello che rende questo film una gemma originale è proprio il punto di vista: tutto è filtrato attraverso gli occhi di Jerry, un protagonista disarmantemente ingenuo e infantile. I gatti e i cani che lo popolano diventano i veri narratori non troppo comici, con il cane Bosco che incita alla bontà e il gatto Mr. Whiskers che spinge verso il caos. È una commedia nera grottesca, sì, ma mai gratuita: Satrapi dosa il sangue e l'umorismo nero con maestria, evitando di scadere nel frivolo o nel mero shock.
Il tema centrale ovvero la solitudine della malattia mentale, vista non come mostro da demonizzare ma come un prisma che deforma la realtà  è trattato con un equilibrio drammatico raro. Non c'è moralismo pesante né risate forzate; il film mantiene un tono serio, quasi tragico, anche nei momenti più assurdi. Reynolds brilla in un ruolo camaleontico, passando da tenero perdente a figura inquietante senza forzature, supportato da un cast eccellente come Gemma Arterton e Anna Kendrick.
The Voices non è per tutti: disturba, e ti lascia con un nodo in gola. Ma è ben fatto, originale e coraggioso, un promemoria che il cinema indipendente può ancora stupire. Da recuperare su streaming per chi ama il grottesco con cervello.
 
 

Savatage - Dead Winter Dead

 
Artista: Savatage
Anno: 1995
Tracce: 13
Formato: CD
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Con i Savatage avevo già capito da Handful of Rain in poi che la band stava andando da un'altra parte rispetto alle origini: più sinfonica, più teatrale, con un piede sempre più vicino all'opera rock. Dead Winter Dead  è il passo successivo, e forse più ambizioso: un concept album ambientato durante la guerra in Bosnia, con Sarajevo assediata come sfondo e una storia d'amore impossibile come filo narrativo.

Il punto di partenza è reale. Jon Oliva e il produttore Paul O'Neill si ispirano a due episodi di cronaca che li colpiscono nel profondo: i cosiddetti Romeo e Giulietta di Sarajevo cioè una coppia di innamorati, lui serbo e lei bosniaca, morti abbracciati sul ponte di Vrbanja nel tentativo di fuggire dalla città  e il violoncellista Vedran Smailović, che suonava in mezzo alle rovine per onorare le vittime, sfidando le bombe con la musica classica. Da questa immagine nasce il cuore del disco: un anziano musicista che ogni notte scende in piazza e suona, mentre intorno tutto brucia. I due protagonisti ovvero il soldato serbo Serdjan e la partigiana musulmana Katrina che si ritrovano uniti da quella melodia nel caos della guerra.

Musicalmente è il disco in cui i Savatage abbandonano definitivamente l'etichetta heavy metal nel senso tradizionale. Le chitarre  affidate questa volta ad Al Pitrelli e a Chris Caffery diventano spesso un supporto alla struttura orchestrale piuttosto che il centro di tutto. Le tastiere di Jon Oliva, i cori, gli arrangiamenti classici con richiami a Mozart e Beethoven prendono sempre più spazio. Overture apre il disco con una solennità che prepara bene a quello che viene. This Is the Time e Not What You See sono i momenti emotivamente più alti, con Zak Stevens alla voce che in certi passaggi dà il meglio di sé. E poi c'è Christmas Eve (Sarajevo 12/24): strumentale, con melodie natalizie trasfigurate in qualcosa di maestoso e malinconico  il brano che avrebbe ispirato direttamente la nascita della Trans-Siberian Orchestra.

Non raggiunge le vette emotive di Streets: A Rock Opera, che rimane un loro capolavoro irripetibile. Ma tra Sirens, Handful of Rain, Wake of Magellan e Poets and Madmen, Dead Winter Dead si inserisce perfettamente in quel percorso che ha reso i Savatage una delle band più uniche e sottovalutate dell'intera storia del metal. Un disco che parla di guerra senza retorica, che trasforma la brutalità in poesia senza perdere il peso. Uno di quelli che si ascoltano dall'inizio alla fine, senza saltare niente.

martedì 5 maggio 2026

Iron Maiden - Seventh Son Of A Seventh Son

 
Artista: Iron Maiden
Anno: 1988
Tracce: 8
Formato: CD
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Tra tutti gli album degli Iron Maiden che ho ascoltato e recensito nel corso degli anni, Seventh Son of a Seventh Son  occupa un posto particolare. Non è il più celebrato, non è quello che si cita per primo quando si parla di loro, eppure è uno di quelli che tornano in testa più spesso, con quella sua atmosfera sospesa tra il mistico e il progressivo che lo rende unico nella loro discografia.

È il primo vero concept album della band con un unico filo narrativo che attraversa tutto il disco, ispirato ad un certo folklore quasi fantasy e costruito intorno alla figura del settimo figlio di un settimo figlio, un essere con poteri profetici condannato a vedere il futuro senza poterlo cambiare. Non è un pretesto narrativo buttato lì: la storia si sente, brano dopo brano, con una coerenza che tiene tutto insieme dall'apertura alla chiusura.

Le tastiere  e soprattutto i synth , già presenti anche in Somewhere In Times, danno al suono una dimensione quasi eterea che all'inizio sorprende e poi si rivela perfettamente coerente con il tema. Infinite Dreams non è uno dei brani più belli che la band abbia mai scritto eppure a mio avviso è di una eleganza disarmante, con quella melodia che si apre lentamente e poi esplode senza preavviso. The Clairvoyant è immediata e potente, uno di quei pezzi da live che funziona ancora meglio dal vivo. Can I Play with Madness il singolo, forse il più accessibile del disco  ha un ritornello che resta appiccicato in modo quasi irritante, nel senso migliore. E poi c'è la title track, lunga, stratificata, con Bruce Dickinson al massimo della sua forma teatrale.

È un disco che chiede un ascolto completo, dall'inizio alla fine, senza saltare. Non funziona a pezzi (infatti è difficile trovare una traccia che ho voglia di ascoltare singolarmente) funziona come un tutto unico, e in questo senso è forse l'album in cui i Maiden si sono avvicinati di più all'idea di opera rock. Mistico, come lo definisco io, è la parola giusta.

lunedì 4 maggio 2026

Crime 101 - La Strada Del Crimine

 
Regia: Bart Layton
Anno: 2026
Titolo originale: Crime 101
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.8)
Pagina di I Check Movies
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Vado dritto al punto negativo del film: troppi protagonisti in un intreccio che si conclude in maniera rocambolesca, al tempo stesso scontata per certi versi, ma in maniera illogica per altri.  Abbiamo comunque un bel thriller, di quelli nati quasi direttamente per lo streaming: lo puoi guardare anche non tutto d'un fiato e sopravvivi ugualmente. Torniamo comunque ai personaggi: funzionano, son ben scritti e reggono tutta la sceneggiatura. Peccato che questo loro essere funzionali però coincida anche con l'essere copia carbone di clichè ormai abusati. Quindi va bene andare sul sicuro con una pizza margherita, ma si manca di coraggio. Non necessariamente ci dobbiamo mettere ananas o pollo per renderla più originale ed accattivante, ma un po' di salamino piccante o qualche carciofino non avrebbero certo sfigurato. Molto larghi i focus sui protagonisti, ma poco spazio all'azione (se escludiamo una rocambolesca quando inutile ed in improbabile rincorsa tra auto e moto) ed alla preparazione del "colpo". Insomma, quando tutto deve succedere ti sei già un po' troppo rilassato con discorsi e facce stanche. C'è da dire che nonostante un certa lentezza, il film avanza forte e sicuro sui suoi binari, quindi non ti devi fare troppe domande o pensare a chissà quali colpi di scena troverai. Nel complesso un thriller urbano moderno che cerca di fondersi un po' con il noir. Quindi può piacere anche ai nostalgici. 

domenica 3 maggio 2026

Juventus 1 - Hellas Verona 1

 
Il Como pareggia, il Milan addirittura perde. Quindi occasionissima sprecata, contro una squadra già retrocessa. Non ci sono scusanti. Può anche starci la rete subita a mio avviso, sebbene per un errore madornale di leggerezza estrema. Non possono starci invece le innumerevoli occasioni disattese in cambio di uno sterile possesso palla. Troppi giocatori a testa bassa che pensano di poterla risolvere singolarmente. Un po' più di gioco corale nel secondo tempo, in cui la rete arriva comunque su calcio punizione (meno male). E' vero che abbiamo colpito anche una traversa ed un palo, ma per quello che si è visto in campo e per il risultato che era lecito aspettarsi, proprio non bastano a salvare il reparto offensivo. Vero è che teniamo il Como a distanza, ma la Roma potrebbe portarsi pericolosamente sotto. Speriamo bene perchè ora manca davvero poco, ed il quarto posto è un dovere. 

AC/DC - Let There Be Rock

 
Artista: AC/DC
Anno: 1977
Tracce: 8
Formato: CD
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Gli AC/DC li conoscevo come tutti: dai singoli, dalle tracce che girano ovunque, da quella chitarra scolara di Angus Young in divisa che è diventata un'icona prima ancora che un suono. Ma conoscerli per i singoli e conoscerli attraverso un album sono due cose diverse, e quando ho deciso di approfondire ho scelto di partire da Let There Be Rock. Scelta che non ho rimpianto.

Mi son ripreso diversi attimi per cercare info in maniera speifica su questo album che è il quarto disco, registrato agli Albert Studios di Sydney con produttore  George Young, fratello maggiore di Angus e Malcolm, e secondo molti il vero artefice del suono AC/DC di quegli anni. La filosofia di registrazione era semplice e radicale: niente sovraincisioni, niente surplus. Il risultato è un disco che suona esattamente come una band che suona insieme in una stanza, senza filtri e senza mediazioni. Bon Scott alla voce, Malcolm Young al ritmo, Angus al solismo, Phil Rudd alla batteria ed Evans al suo ultimo disco con il basso,  tutto al suo posto, tutto con una funzione precisa.

Il 1977 era un anno in cui il rock stava prendendo mille direzioni diverse ( punk, new wave, disco) e gli AC/DC risposero con qualcosa di volutamente opposto: un hard rock grezzo, diretto, fisico, che non aveva nessuna intenzione di inseguire le mode. Go Down apre con quel blues veloce e tipicamente australiano che è il loro marchio di fabbrica. Dog Eat Dog è più serrata e aggressiva. E poi arriva la title track con  quasi sette minuti in cui Angus costruisce un assolo che parte piano e cresce fino a diventare qualcosa di quasi ipnotico, uno dei momenti più riusciti dell'intera loro discografia.

Ascoltarli per album invece che per singoli cambia la prospettiva: si capisce che la formula non è semplicità per mancanza di idee, ma semplicità come scelta consapevole e coerente. Let There Be Rock è il disco che me lo ha fatto capire meglio di qualsiasi altro. Un ottimo punto di partenza.

sabato 2 maggio 2026

The Crow - Il Corvo (2024)

 
Regia. Rupert Sanders
Anno: 2024
Titolo originale: The Crow
Voto e recensione: 3/10
Pagina di IMDB (4.7)
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Quando capitano ste cose mi dico sempre che basterebbe non guardarla. Anche in questo caso infatti siamo di fronte all'ennesima operazione marchettara, senza idee, che vuole operare resuscitando un franchise che già si era inabissato con l'uscita del secondo, sterile capitolo. Eppure quello, pur brutto quanto vogliamo, a due anni dall'uscita dell'originale, poteva pure avere un senso. Adesso invece tutto puzza di presa in giro. Essendo compreso in Prime Video  ho deciso di perdere e sacrificare il mio tempo, consapevole del fatto che non sarebbe stato chissà cosa e che almeno si parlava di una produzione di un certo livello. Invece eccomi qua a ribadire che non ha funzionato niente, neanche il cast con nomi all'avanguardia (non li cito perchè forse tra qualche anno si vergogneranno di averlo fatto) o una fotografia che costa qualche soldo, effetti video da gaming (pure la pioggia finta... vabbeh), sono riusciti nell'intento di renderlo piacevole. Non dico curioso o ben fatto, ma almeno piacevole. No. E se vogliamo puntare il dito facciamo pure sulla sceneggiatura in cui si perde tutta la poesia ed il romanticismo, la vendetta, la rabbia, l'amore .... Tutto quanto lasciato per strada. Un film in cui si parla di sentimenti ed emozioni, ma latitano. Da non guardare.

Opeth - Blackwater Park

 
Artista: Opeth
Anno: 2001
Tracce: 8
Formato: CD
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Con i Dark Tranquillity avevo già esplorato un certo tipo di metal scandinavo, melodico, oscuro, costruito su strati. Gli Opeth appartengono a quel territorio ma ci fanno cose diverse, più ambiziose e meno lineari. Blackwater Park del 2001 è il disco che li ha fatti conoscere al grande pubblico, il quinto della loro discografia, e si capisce subito perché.

La caratteristica che colpisce di più è il modo in cui il disco respira. Non è semplicemente death metal progressivo, è un continuo alternarsi di ferocia e intimismo, di growl pesantissimi e passaggi acustici quasi folk, di riff oscuri e improvvisi squarci melodici. Mikael Åkerfeldt è la mente e la voce di tutto questo: passa dal cantato pulito e malinconico al growl più brutale con una naturalezza disarmante, senza mai sembrare schizofrenico. Il tutto con la produzione di Steven Wilson dei Porcupine Tree, che aveva scoperto la band quasi per caso e chiesto di collaborare, e il suo tocco si sente, in quell'equilibrio tra pesantezza e spazio che tiene tutto in piedi.

The Leper Affinity apre il disco con dieci minuti che dichiarano subito le intenzioni. Harvest è una ballata acustica malinconica che sorprende per quanto funzioni nel contesto. The Drapery Falls è forse il brano più compiuto: inizia dolce, poi precipita nel nero più cupo e poi risale, tutto dentro la stessa canzone. Dirge for November parte con un intro quasi jazzistico prima di sprofondare nella lava. La title track chiude il disco con una grandiosità che si fa perdonare perché è guadagnata nota per nota.

Non è un disco semplice da seguire, e non ha nessuna intenzione di esserlo. Ma per chi ha le vedute abbastanza aperte da starci dentro  e la pazienza di lasciarlo lavorare  Blackwater Park è uno di quei dischi che restano. 

venerdì 1 maggio 2026

Andrea Viscusi - Dimenticami Trovami Sognami

 
Autore: Andrea Viscusi
Anno: 2015
Titolo originale:  Dimenticami Trovami Sognami
Voto e recensione: 3/5
Pagine: 326
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 Trama del libro e quarta di copertina:
 Selezionato per un progetto speciale dell’ESA, Dorian capisce presto che la sua non sarà una missione ordinaria. Al suo ritorno, dodici anni dopo, deve affrontare il mondo che si è lasciato alle spalle e i lati oscuri del Progetto a cui ha preso parte. Ma c’è qualcos’altro, qualcosa che si annida dentro di lui e prende possesso dei suoi sogni, una forza sconosciuta che Dorian dovrà imparare a conoscere e controllare, prima di esserne sopraffatto. La missione di Dorian è l’ultimo tassello di una vicenda iniziata molto tempo prima. Una storia che coinvolge personaggi enigmatici con strane teorie e che affonda le proprie radici nell’origine stessa dell’Universo. Esiste un meccanismo anomalo, un bug cosmico, che permette di riscrivere la realtà e che una volta appreso conferisce un potere immenso. Ma è davvero possibile sfruttarlo per i propri scopi? O questo processo, una volta innescato, sfugge prepotentemente a ogni tentativo di controllo? I protagonisti di "Dimenticami Trovami Sognami" affrontano un mistero che rischia di travolgere la loro stessa esistenza: Dorian, costretto a confrontarsi con forze più grandi di lui; il dottor Novembre, a cui si rivolgono in cerca d’aiuto persone tormentate da visioni incomprensibili; Simona, che ha aspettato Dorian per dodici anni e dovrà rimettere insieme i pezzi di una storia che forse, in questo Universo, non è mai avvenuta. Con un racconto inedito dell'autore. Introduzione di Elvezio Sciallis
 
 Commento personale e recensione:
Anche questo libro lo ho "trovato" in qualche gruppo come consigliato, relativamente ad una richiesta di autori contemporanei simili a Dick, Vabbeh, ovviamente son differenti, ma in effetti una parte del tema trattato può alzare le antenne per qualche richiamo. A me ad esempio ha richiamato un po' anche Shutter Island (ho letto anche il libro) e Donnie Darko. Tutto questo però non significa che non sia originale, ma quanto Viscusi sia stato bravo nel riuscire a cogliere lementi interessanti un po' qua ed un po' là. Ovviamente inserendoli in un contesto particolarmente intrigante. Caso vuole inoltre, che abbia iniziato a leggere il romanzo proprio mentre ero a Lucca sulle mura e sì, i protagonisti sono italiani e quando si muovono lo fanno proprio a Lucca. Un caso simpatico e che fa riflettere soprattutto una volta terminata la lettura. Torniamo al libro in sè: la prima parte è senza dubbio quella più vivace, mentre quella centrale (senza un senno di poi) invece per me era lenta e faticosa. Con la terza parte (sognami), che ha fatto a chiusura e collante mi sono ricreduto ed ho apprezzato il tutto. Una buona visione d'insieme. 
 

giovedì 30 aprile 2026

Saxon - Wheels Of Steel

 

Autore: Saxon
Anno: 1980
Tracce: 9
Formato: CD 
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Cambio totale di registro. Dai pratoni di Baratti con i Green Day ci spostiamo nel 1980, nella working class inglese, con i Saxon e Wheels of Steel, uno dei dischi fondativi della NWOBHM, la New Wave of British Heavy Metal, quel movimento che a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta ridefinì il suono dell'heavy metal prima che il resto del mondo se ne accorgesse.

I Saxon non erano i più tecnici né i più innovativi della scena ( i Maiden e i Judas Priest stavano già altrove) ma avevano qualcosa che funzionava in modo diverso: una fisicità diretta, un suono da pub e da strada, riff costruiti per essere suonati a tutto volume senza troppi fronzoli. Wheels of Steel è il secondo album, quello che li catapultò fuori dall'underground e li portò nei grandi palasport, con una formula semplice ma irresistibile. Chitarre doppie affidate a Graham Oliver e Paul Quinn, ritmo biker quasi boogie in certi momenti, e la voce graffiante di Biff Byford che tiene tutto insieme con una sicurezza disarmante.

Il disco è frontalmente caricato nel senso migliore: Motorcycle Man, la title track e 747 (Strangers in the Night), quest'ultima ispirata a un blackout di New York nel 1965 che costrinse diversi aerei a restare in volo nel buio, sono tre brani che da soli giustificano l'acquisto. Machine Gun chiude il disco con una furia antidisturbo compatta ed efficace. Il resto è solido, diretto, senza riempitivi inutili.

Non è un disco complesso, e non ha alcuna intenzione di esserlo. È metal grezzo e onesto, suonato da gente che veniva dal circuito dei club operai inglesi e non ha mai cercato di sembrare qualcosa di diverso. Per questo funziona ancora oggi  e per questo è rimasto nella storia.

mercoledì 29 aprile 2026

Jeffery Deaver, Isabella Maldonado - Fatal Intrusion

 
Autore: Jeffery Deaver, Isabella Maldonado
Anno: 2024
Titolo originale. Fatal Intrusion
Pagine: 510
Voto e recensione: 3/5
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Trama del libro e quarta di copertina:
 Carmen Sanchez è un’agente dell’FBI che rispetta le regole, è ligia al distintivo e serve il Paese con coraggio e senso della giustizia. Ma quando sua sorella subisce un’aggressione da cui riesce a sfuggire per pura fortuna, Sanchez capisce di trovarsi davanti a un mostro inafferrabile, che non riuscirà a incastrare con un’indagine tradizionale. Il killer, infatti, oltre a essere spietato, è troppo bravo a nascondersi, troppo bravo a colpire al momento giusto, troppo abile a sfuggire alla polizia… E se lei vuole impedire che altro sangue venga versato nelle strade della California meridionale dovrà rinunciare ai protocolli e tentare il tutto per tutto.
La necessità di trovare risposte in fretta la costringe a rivolgersi al professor Jake Heron, brillante ed eccentrico esperto di sicurezza privata per cui le regole sono solo suggerimenti. Li lega un passato difficile e i loro rapporti sono ancora tesi, ma Heron non ha scelta: deve aiutarla a capire chi è il killer.
Nelle settantadue ore che seguono, Sanchez ed Heron si ritrovano a giocare una partita a scacchi con l’assassino, cercando di fermare la carneficina. Ma la ragnatela del killer è più intricata di quanto potessero pensare, e rischia di intrappolare anche loro…
 
Commento personale e recensione:
Ho letto molto di Jeffery Deaver, quasi tutto a dire il vero. E ci sono molto legato, sebbene molti suoi romanzi siano stati una vera e propria delusione. Però repentinamente, se mi capita l'occasione ci riprovo. Passando dalla libreria ho notato che veniva pubblicizzato il suo ultimo romanzo, in collaborazione con Isabella Maldonado, e mi è ha acceso nuovamente la curiosità. Ho scoperto che si trattava del secondo libro di una nuova saga (e te pareva!) con inserti informatici e molto moderno. Approvato! Soprattutto perchè tra i suoi lavori che preferisco c'è Profondo Blu. Purtroppo, mi aspettavo qualcosa di molto più realistico, in questo caso la visione hacker e i giochetti da poter fare sono molto hollywoodiani. Per cui il fenomeno di turno scrive a tutta velocità sulla tastiera e spegne i semafori, oppure accede a telecamere di sicurezza, sposta denaro... Senza però entrare nel merito tecnico e con neanche mezza spiegazione. Quindi ok il thriller rocambolesco con vari colpi di scena, la voglia di stupire e l'interesse per le innovazioni.... Però mi aspettavo di più. Resto ad ogni modo soddisfatto perchè è stato un piacere leggerlo.

Green Day - Dookie

 a cartoon picture of dogs throwing bombs and feces on people and buildings and a huge mushroom cloud explosion with the band's name on top of the cloud. A blimp on the left in the sky says "Bad Year" and on the right, a man sits on a cloud with a harp in hand.
Artista: Green Day
Anno: 1994
Tracce: 14
Formato: CD
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C'è stato un periodo, verso la fine degli anni Novanta, in cui il punk era la colonna sonora delle feste sulla spiaggia o nel pratone di Baratti (Pasquetta, 25 aprile, primo maggio, con tutto quello che comportavano quelle giornate). Green Day e Offspring erano i nomi che giravano di più, e in quel contesto entravano in modo perfetto: energia immediata, canzoni brevi e orecchiabili, nessuna pretesa di essere qualcosa di più di quello che erano.

Dookie  è il disco che ricordo di più di quel periodo. Era il terzo album dei Green Day, il primo pubblicato con una major, cosa che all'epoca aveva fatto storcere il naso ai puristi della scena punk californiana, ma magari io neanche avrei saputo che esistessero altrimenti. Ma la formula era rimasta praticamente la stessa: tre accordi, ritmo sostenuto, testi scritti principalmente da Billie Joe Armstrong su ansia, noia, consapevolezza sessuale, attacchi di panico. Temi adolescenziali raccontati senza filtri, con un'ironia leggera che li rendeva universali.

Basket Case è il brano che li ha resi famosi nel mondo, con quel ritornello che si pianta in testa e non se ne va più. Longview apre con un giro di basso scritto da Mike Dirnt (leggendariamente) sotto l'effetto dell'LSD, e diventato uno dei riff più riconoscibili del genere. When I Come Around è il momento più pop del disco, meno punk e più melodico, quello che funzionava anche su chi il punk non lo ascoltava. 

Non è il tipo di musica che ascolto abitualmente, e non lo era già allora nel senso delle mie priorità musicali. Ma certe canzoni restano attaccate ai ricordi in modo indipendente dai propri gusti, e Dookie è uno di quei dischi. Lo sento ancora e ripenso al pratone di Baratti o alla spiaggia di Cavo.

martedì 28 aprile 2026

Nightwish - Oceanborn

 

Artista: Nightwish
Anno: 1998
Tracce: 10 + 5
Formato: CD 
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Parlando dei Therion e di Theli mi è tornato in mente un altro disco che avevo preso nello stesso periodo di curiosità verso il symphonic metal: Oceanborn (di un paio di anni dopo) dei Nightwish. Due dischi diversi nello spirito  (Theli è oscuro, quasi operistico nel senso più teatrale del termine; Oceanborn è più luminoso, più diretto, con un piede fermo nel power metal), ma entrambi figli di quella stessa stagione in cui il metal europeo stava costruendo qualcosa di nuovo.

I Nightwish nel 1998 erano ancora una band giovane e senza i mezzi di produzione hollywoodiani che avrebbero caratterizzato i dischi successivi. E si sente, ma in senso positivo. C'è una freschezza in questo disco, una creatività un po' senza freni, che nei lavori più rifiniti della band è andata in parte perduta (ascoltati soprattutto su RockTV e simili) . Tuomas Holopainen alle tastiere costruisce arrangiamenti che mescolano power metal e strumenti classici come viola, violino, violoncello, flauto senza che nulla suoni forzato o posticcio. E poi c'è Tarja Turunen: voce soprano, potente e lirica, che è il vero centro del disco e che qui suona libera, senza ancora il peso che la notorietà avrebbe poi messo sulle sue spalle.

Stargazers apre con un intro velocissimo e di grande impatto. Gethsemane porta dentro un simbolismo religioso che funziona meglio di quanto ci si aspetti. Swanheart è la ballata più riuscita, con la voce di Tarja lasciata quasi sola dagli strumenti. The Riddler è forse il brano più rappresentativo del disco con ritmo, melodia, voce al massimo, tutto al posto giusto. E Sleeping Sun, aggiunta in seguito per celebrare l'eclissi solare del 1999, è una di quelle canzoni che restano.

Non è diventato un genere di riferimento neanche questo, ma Oceanborn è uno di quei dischi che si riascoltano volentieri. Più accessibile di Theli, meno pretenzioso di quanto i Nightwish sarebbero diventati. Un buon ricordo di una stagione di ascolti curiosi.

Therion - Theli

 
Artista: Therion
Anno: 1996
Tracce: 10
Formato: CD
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 Con il symphonic metal ho sempre avuto un rapporto curioso ma distante. Mi attira l'idea della simil fusione tra metal e orchestra, chitarre e cori lirici, ma nella pratica non è mai diventato un genere a cui tornare spesso. Theli di metà anni novanta dei Therion è stato il mio tentativo di esplorare quel territorio, e devo dire che il tentativo non è andato male.

Il disco nasce in un momento particolare per la band svedese di Christofer Johnsson: è il disco che segna il distacco definitivo dalle origini death metal, con Johnsson che alla Nuclear Blast ottiene budget, due cori, voci liriche e tutto il tempo in studio necessario per realizzare quello che aveva in testa. Lui stesso era convinto che sarebbe stato l'ultimo album dei Therion, che nessuno avrebbe voluto sentirlo. Si sbagliava di grosso e diventerà il loro disco più celebrato.

E si capisce perché. Le orchestrazioni, realizzate con tastiere e synth ma in modo talmente convincente da non farlo quasi notare, si intrecciano con i riff di chitarra senza che nessuno dei due elementi sopraffaccia l'altro. I cori, con bassi, baritoni, tenori e soprani, non sono un ornamento: sono il centro del disco. To Mega Therion è il brano che più di tutti lo dimostra, con quel vortice vocale che si apre su un tappeto metal di rara potenza. The Siren of the Woods è il momento più melodico e riflessivo, mentre Grand Finale/Postludium chiude il tutto con una grandiosità che si fa perdonare proprio perché non scade mai nel pomposo fine a se stesso.

Non è diventato un ascolto frequente, e il symphonic metal non ha poi fatto breccia in modo stabile nei miei gusti. Ma Theli è uno di quei dischi che si capisce perché esista e perché band come Nightwish  abbiano guardato da questa parte. Un'incursione in un territorio diverso che non mi ha deluso.

lunedì 27 aprile 2026

Invincible [Stagione 4]

 
Anno: 2026
Titolo originale: Invincible
Numero episodi: 8 
Stagione:  4
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Erroneamente pensavo fosse la stagione conclusiva, ma sappiate tutti che così non è. Non so neanche quando ci sarà, ma potrebbe sembrare che quando uscirà la quinta ci siano tutte le carte in regola. E me lo auguro perchè odio i polpettoni infiniti. Comunque anche in questo caso trovo davvero piacevole e ben fatta la serie, anche se ci sono alcune scene più basse rispetto ad altre. Da una parte servono per dare spessore ai personaggi, alle loro storie ed ai loro intrecci, ma dall'altra rallentano un po' troppo. Come ad esempio nell'ultimo episodio, in cui mi aspettavo una sorta di scontro finale, ma si è tirato per le lunghe. Ormai sono molto legato ai personaggi principali e non vedo l'ora di assaporare tutte le loro gesta, anche se dal punto di vista psicologico è molto più realista di quanto si pensi e sicuramente non ci sarà niente di scontato o di aggiustato. 

domenica 26 aprile 2026

Ritorno dalla Grecia

 
Articolo furbetto giusto per scrivere qualcosa e soprattutto perché ho scattato una foto fenomenale dall'aereo con l'Olimpo innevato sullo sfondo. Comunque due piccole critiche sulla mattinata dedicata al ritorno. Inizio con sveglia pre alba per consegnare la macchina a noleggio e riprendermi la caparra (350 cucuzze nonostante l'assicurazione completa). Arrivo in aeroporto e vengo "sorteggiato" per un bel controllo del bagaglio neanche fossi un trafficante di té. E va bene, questa ci può anche stare. Ma la tipa della Ryanair prima dell'imbarco insiste che il mio zaino è troppo grande nonostante le misure standard rispettate. Effettivamente era più gonfio, perché dentro ci ho infilato, per comodità, lo zaino da trekking. Basta spingere e tutto si risolve.. Ma lei no, è pagata per rompere le palle e vuole che usi entrambi gli zaini. Spazientito lo tiro fuori, fingo di darle retta e lo rimetto dove deve stare. A parte questo, volo ancora una volta (come l'andata) impeccabile che atterra prima del previsto. Così ho modo di raggiungere Zizzi al Carciofo Pride (la Festa del Carciofo) di Venturina. 

sabato 25 aprile 2026

Dion, Aigai e Salonicco

 
L'ultimo giorno di questa incredibile avventura greca ha tutto un altro ritmo. Niente sveglie prima dell'alba o bastoncini da utilizzare; oggi la giornata è dedicata alla bellezza che resta impressa nei libri di storia. La prima tappa è il sito archeologico di Dion, ai piedi dell'Olimpo. È un posto magico, lontano dall'idea del museo polveroso: le rovine sono letteralmente immerse in un parco rigoglioso, tra canali d'acqua, sorgenti e una vegetazione così fitta che sembra voler proteggere i resti della città sacra dei Macedoni. Camminare tra i teatri antichi e i santuari di Iside mentre senti il rumore dell'acqua che scorre è un’esperienza quasi meditativa.
​Dalla pace di Dion mi sposto verso Vergina (quella che un tempo era l'antica Aigai) per un incontro faccia a faccia con la Storia, quella con la "S" maiuscola. Il complesso tombale di Filippo II il Macedone, padre di Alessandro Magno, è qualcosa che ti toglie il respiro. Non è solo un sito archeologico, è un tumulo sotterraneo che custodisce tesori d’oro e armature reali in un'atmosfera sospesa e solenne. Vedere dal vivo la corona d'oro e i resti di una dinastia che ha cambiato il mondo mette i brividi e ti fa sentire, ancora una volta, quanto questo pezzo di terra sia denso di passato.
​Per chiudere in bellezza, trascino i miei ricordi  verso Salonicco. Il contrasto è netto: dai silenzi delle tombe reali al caos vibrante e caldissimo di questa città. Salonicco è viva, giovane, profuma di mare e di spezie, con i suoi viali affollati e i tavolini dei bar che non restano mai vuoti. Mi godo il pomeriggio e la sera tra una passeggiata sul lungomare sotto la Torre Bianca e un ultimo brindisi al tramonto. È il finale perfetto: un mix di cultura millenaria e quella gioia di vivere tutta greca che ti fa già pensare a quando, e dove, sarà il prossimo viaggio. Alla prossima, Grecia!

Album fotografico Dion, Aigai e Salonicco 

venerdì 24 aprile 2026

Ascesa del Monte Olimpo

 
Dopo due giorni di pioggia e nuvole basse, che mi hanno costretto a esplorare le gole di Enipeas sotto un cielo plumbeo ma incredibilmente scenografico, finalmente oggi il sole ha deciso di farsi vedere. È il segnale che aspettavo. Salgo in auto fino a Prionia, a circa 1100 metri, dove il sentiero si stacca dalla civiltà per puntare dritto alla dimora degli dei. Il Monte Olimpo, dopotutto, non è solo una montagna: è un colosso che si alza quasi direttamente dal mare fino ai 2918 metri della vetta del Mytikas. È un ecosistema unico, Riserva della Biosfera, dove la vegetazione cambia drasticamente man mano che si sale, passando dai boschi fitti ai paesaggi lunari della cima.
​Zaino in spalla, inizio la lunga ascesa verso il "fin dove posso". Quel limite, oggi, si è palesato a quota 1906 metri. Oltre quella soglia, la neve e il ghiaccio sono diventati troppo consistenti e traditori per le mie scarpe e, onestamente, per la mia esperienza in solitaria. Il Rifugio Spilios Agapitos, che svetta poco più su a 2100 metri, rimarrà un miraggio per questa volta, ma va bene così: la montagna insegna soprattutto a capire quando è il momento di ringraziare e tornare indietro.
​A differenza della solitudine quasi totale dei giorni scorsi, oggi il sentiero era vivo. Ho scambiato qualche chiacchiera con quattro ragazzi polacchi proprio nel punto in cui ho deciso di fermarmi; un classico momento da escursionisti: due di loro, più temerari, hanno deciso di sfidare il ghiaccio e proseguire, mentre gli altri due si sono saggiamente accampati lì ad aspettarli. Ma il momento più curioso è stato l'incontro, durante la discesa, con una coppia di tedeschi. Tra un commento sul meteo e uno sul panorama, è saltato fuori che sono stati in vacanza in Italia e conoscevano Piombino! 
​Torno a valle con le gambe stanche ma il cuore leggero. Non avrò toccato il trono di Zeus, ma l'Olimpo mi ha regalato esattamente quello che cercavo: aria pura, panorami immensi e la giusta dose di rispetto per la natura selvaggia. Domani si riparte, ma con un po' di quella polvere greca rimasta incastrata per sempre tra le suole degli scarponi.

Album fotografico Ascesa del Monte Olimpo 

giovedì 23 aprile 2026

Secondo giorno sul Monte Olimpo

 
Ci sono diversi tipi di avventure. Oggi rientra a pieno titolo tra le epiche. E si può vedere sul mio volto la fierezza. Indomito come Eracle insomma. Oggi mi dedico alle gole di Enipeas e tutto ciò che le riguarda, dal bosco al torrente, dalle cascate alle pareti rocciose e pure i ponti franati. Nonostante la mia app per il meteo mettesse sole, la mattina è stata caratterizzata da continue piogge, ma alle 8.00 in punto parto ugualmente per non perdere altro tempo. Oggi la salita è più immediata e costante, ma con l'uso di entrambi i bastoncini raggiungo velocità che Valentino spostati e mi godo il silenzio assoluto nei boschi colorati di un verde acceso. Sono già due giorni che non incontro anima viva sui sentieri, se non uccellini e una bella salamandra pezzata (tipo la nostra apuana). La signora della casa diceva il vero: i ponti non sono agibili (uno fa schifo ma si passa con qualche scricchiolio). In un tratto riesco a fare comunque il guado, ma in quello successivo non è proprio possibile. Mi tolgo anche le scarpe e tiro su i pantaloni, ma (a parte l'acqua che è diaccia marmata) la corrente è forte, il letto profondo e troppo largo per farlo in fretta. Così penso che siccome ho del sale in zucca, non mi va di ritrovarmi a valle. Nonostante non abbia internet per caricare altre mappe della zona, e non volendo (assolutamente) tornare indietro sui miei passi, mi muovo un po' a sentimento. Un sentiero qua e uno là, raggiungo il Monastero di Dionisio (prima però la grotta sacra, non facile da raggiungere) da cui mi ricollego all'asfalto. Allungo quindi di altri sei o sette km di strada per poi ricollegarmi ai sentieri che a troncamacchia ridiscendono verso Litóchoron. Intanto spunta anche il sole e mi riscaldo un po', terminando questo trekking di 25km (contro i 16 previsti).

mercoledì 22 aprile 2026

Primo giorno sul Monte Olimpo

 
Eh lo so, poca roba a livello fotografico. Non ci posso fare niente, oggi pioggia tutto il santo giorno. Senza via di scampo. Decido però di seguire uno dei tanti sentieri che mi portano verso l'alto, alla ricerca, se non degli déi, quantomeno di Pollon. Escludo quindi la salita più ripida che porta ai rifugi, ma escludo anche le gole e i guadi. Già il fatto che l'acqua venga dall'alto mi sembra abbastanza e non sono di quelli che se le vanno a cercare. Così tocco una delle cime più basse del massiccio tale Γκόλνα (che non so come si pronunci o scriva in caratteri latini). Comunque siamo a solo un terzo circa delle vette più imponenti, arrivando solo a 1034 metri. Il dislivello di 750 non è però una bazzecola anche se devo dire che se le pendenze saranno sempre queste, in condizioni meteo favorevoli posso raddoppiare senza problemi. Anche le discese, nonostante il fango mi sembrano accettabili ed il bosco copre per la maggior parte del tracciato i sentieri. Intanto continua a piovere, ma io sono pratico, logico e ottimista e so che sopra le nuvole c'è il sole.

martedì 21 aprile 2026

Palaios Panteleomas, Platamonas e Agia Kori

 
Se Larisa mi aveva stupito per la sua vitalità, la serata di ieri mi ha definitivamente conquistato con i suoi prezzi bislacchi: ho pagato un’intera cena quanto un singolo cocktail. Rigenerato, stamattina mi sono messo in viaggio verso nuove avventure, puntando la bussola ancora più a nord.
​La prima tappa è stata il paesino di Palaios Panteleimonas, una vera gemma di pietra arroccata nel tempo. Passeggiare tra le sue viuzze strette è stato come entrare in una cartolina (si dice così, no?): da una parte la vista si perdeva verso il Mar Egeo, oggi velato da una saracinesca di foschia, mentre dall'altra svettava, imponente e ancora innevato, il Monte Olimpo. È lui il fulcro dei miei prossimi giorni, ed era lì a guardarmi mentre facevo colazione con un caffè e una fetta di torta tipica locale, di quelle che non ricordi il nome ma di cui non dimentichi il sapore. Sulla strada, una sosta veloce per ammirare dall'esterno l'imponente Castello di Platamonas, una sentinella medievale che domina la costa.
​Ma la vera chicca della giornata è arrivata poco dopo: le cascate di Agia Kori, vicino a Vrontou. Per arrivarci ho seguito un breve trekking nel bosco che definire rigenerante è poco. La combinazione tra il verde intenso degli alberi, il rumore dell'acqua e la piccola chiesetta nascosta rende il posto incredibilmente suggestivo. Un momento di pace pura prima di raggiungere Litóchoron, la mia base per le prossime sfide.
​Litóchoron è una sorpresa. Nonostante si trovi a una quota molto bassa, proprio alle pendici dell'Olimpo, l'atmosfera che si respira è quella di un borgo della Val di Fassa: estremamente curato, pulito e con quell'aria di montagna che ti fa venire voglia di stringere i lacci degli scarponi e partire subito. Ma è troppo tardi, così corro a fare check-in. Qui ho il privilegio di dormire nella casa più antica del paese, un luogo che trasuda storia, ma la vera fortuna è stata incontrare Anna, la padrona di casa. Di origini teutonico-greche e grande appassionata di montagna, si è rivelata una miniera d'oro di informazioni. Mi ha fatto un briefing degno di una guida alpina su cosa aspettarmi nei prossimi giorni: ghiaccio, neve in quota, guadi e ponti che potrebbero aver visto giorni migliori. Mi ha persino prestato i suoi bastoncini, che domani saranno i miei migliori amici. L'Olimpo mi aspetta, anche se ora ha iniziato a piovere come Zeus la manda.

Album fotografico Ai piedi dell'Olimpo