domenica 17 maggio 2026
Monte Macina dal Rifugio Puliti
sabato 16 maggio 2026
Monte Altissimo da Arni
giovedì 14 maggio 2026
976 - Chiamata Per Il Diavolo (1988)
- Versione estesa (1 ora e 40 minuti vs 1 e 28 minuti della standard)
- Trailer
mercoledì 13 maggio 2026
Suburbicon (2017)
Il problema principale della pellicola risiede proprio nella sua natura altalenante. Clooney tenta di far convivere due film diversi: da un lato c'è la commedia nerissima e grottesca tipica dei Coen, con Matt Damon nei panni di un padre di famiglia mediocre che sprofonda in un vortice di crimini maldestri; dall'altro c'è una denuncia politica sul razzismo sistemico dell'epoca, rappresentata dall'assedio che l'intera comunità riserva a una famiglia afroamericana appena trasferitasi nel quartiere.
Sebbene le interpretazioni siano di alto livello con un Damon viscido al punto giusto e una Julianne Moore glaciale nel suo doppio ruolo, la regia non riesce a legare questi due binari in modo armonioso. Il tono passa dal satirico al tragico senza soluzione di continuità, lasciando lo spettatore con la sensazione di assistere a due storie che corrono parallele senza mai influenzarsi davvero. Alla fine, pur apprezzando la confezione tecnica e l'ironia pungente di alcuni scambi, resta l'amaro in bocca per un’occasione mancata. È un film che si lascia guardare, ma che manca di quell'anima coesa che avrebbe potuto trasformare un interessante esperimento in un grande classico del genere.
Metallica - Ride the Lightning
È il secondo album, registrato in tre settimane a Copenaghen negli Sweet Silence Studios con il produttore Flemming Rasmussen, lo stesso che avrebbe lavorato poi con i Blind Guardian. Le condizioni non erano esattamente di lusso: dormivano di giorno negli spazi dello studio e registravano di notte, dopo che parte dell'attrezzatura era stata rubata tre settimane prima di partire. Si sente, in senso positivo: c'è un'urgenza in questo disco che difficilmente si riproduce in condizioni comode.
Qui la velocità lascia spazio alla potenza ed i brani diventano più articolati, più pesanti, meno grezzi di quanto ci si possa aspettare da una band nata da poco. Il merito è in larga parte di Cliff Burton, il bassista, che introduce il gruppo alla teoria musicale e contribuisce alla composizione in modo determinante. Si sente su For Whom the Bell Tolls con quel riff di basso in apertura è diventato uno dei più riconoscibili della storia del metal e ancora di più su The Call of Ktulu, quasi nove minuti strumentali ispirati a Lovecraft, con una costruzione che cresce lentamente fino a diventare qualcosa di quasi ipnotico.
Fade to Black è l'altra grande sorpresa del disco: la prima ballata dei Metallica, con un intro acustico che si apre progressivamente in un finale catartico, e un testo che all'epoca fece storcere il naso ai fan della prima ora già pronti a gridare alla commercializzazione. Creeping Death è il brano thrash più riuscito del disco, con riff monumentali e uno stacco centrale che diventerà un classico dei live. Qualcosa di meno convincente, come Trapped Under Ice ed Escape, c'è ma sono peccati veniali in un contesto di livello generale molto alto.
martedì 12 maggio 2026
Trans-Siberian Orchestra - Christmas Eve And Other Stories
La premessa è già di per sé insolita. Un'orchestra di sessanta elementi e coro completo uniti a una rock band, per raccontare la storia di un giovane che la vigilia di Natale entra in un bar e incontra un vecchio misterioso che gli narra come il Natale abbia il potere di cambiare gli esseri umani. Un concept natalizio, dunque, ma niente di convenzionale: i TSO prendono melodie classiche e le reinventano con arrangiamenti che mescolano progressive rock, metal sinfonico e Broadway, con un risultato che non assomiglia a nient'altro.
Christmas Eve/Sarajevo 12/24 è il brano che già conoscevo da Savatage, e qui torna in versione strumentale con le melodie natalizie trasfigurate da chitarre e orchestra in qualcosa di maestoso e malinconico che regge benissimo anche fuori dal contesto del disco originale. A Mad Russian's Christmas è forse il pezzo più spettacolare dal punto di vista tecnico, con il tema di Čajkovskij (così mi dice Viki) riletto in chiave metal con una velocità e una precisione che lasciano senza fiato. Old City Bar è il momento più intimo e narrativo del disco, quasi una ballata da musical. This Christmas Day porta Zak Stevens alla voce, lo stesso dei Savatage, e chiude il cerchio tra i due progetti.
È un disco sperimentale e originale nel senso più letterale: non ha un genere preciso, non ha un pubblico predefinito, e probabilmente non si sarebbe potuto realizzare senza la libertà creativa che O'Neill aveva conquistato con i Savatage. Non è qualcosa che metto su spesso, e per certi versi resta un oggetto curioso più che un ascolto quotidiano. Ma come esperimento è riuscito e come punto di arrivo naturale di tutto il percorso sinfonico dei Savatage, ha perfettamente senso.
domenica 10 maggio 2026
Il Diavolo Veste Prada 2 (2026)
Partiamo dall'ovvio: l'originale del 2006 lo avevo rivalutato con sorpresa, pur non essendo il mio genere. Aveva un'anima, una cattiveria, e soprattutto aveva Meryl Streep che con un sopracciglio appena alzato inceneriva chiunque le stesse di fronte. Tutto questo ritorna anche qui visto che abbiamo lo stesso regista David Frankel, stessa sceneggiatrice, stesso cast compreso Stanley Tucci e Emily Blunt , ma il problema dei sequel è che non possono essere originali per definizione, e questo non fa eccezione.
La premessa ha un senso: vent'anni dopo, il mondo dell'editoria è cambiato radicalmente. Andy Sachs è diventata una giornalista affermata, licenziata via messaggio mentre riceveva un premio (immagine abbastanza efficace del presente) e Miranda Priestly deve fare i conti con algoritmi, branded content e contenuti da scrollare mentre la gente fa pipì. C'è materiale per dire qualcosa di interessante. Ma il film lo usa a metà, perdendosi in una storia d'amore della Hathaway che occupa minuti preziosi senza aggiungere nulla di necessario, inserita evidentemente per allungare il brodo e dare una struttura romantica che il copione non richiedeva. Alcune scene sono forzate, buoniste e slegate dal contesto in modo che si sente.
Quello che funziona, come sempre, è il cast. Tucci è ancora il cuore emotivo di tutto, l'unico personaggio con un arco narrativo davvero riuscito. La Streep fa la Streep e già questo vale il biglietto. Però il suo personaggio è più debole, sterile, stanco. Ma il paradosso più grande è che il film parla di operazioni di marketing che svuotano il contenuto mentre è esso stesso una gigantesca operazione di marketing, con collaborazioni con brand, borse per popcorn a tema e ogni scena trasformata in una passerella. Lo espone quasi con compiacimento, come se l'autoconsapevolezza bastasse ad assolverlo.
Ne potevamo fare a meno? Probabilmente sì.
Fallout [Stagione 2]
Lecce 0 - Juventus 1
sabato 9 maggio 2026
Libri letti dal 2016 al 2025
- Dan Simmons - L'Estate Della Paura (4)
- David Baldacci - Il Controllo Totale (2)
- Ernest Hemingway - Fiesta (IL Sole Sorgerà Ancora) (4)
- Paulo Coelho - Manuale Del Guerriero Della Luce (1)
- Patrick Suskind - Il Profumo (3)
- AA,VV - I Predatori degli easter egg di Ready Player One - il film: Guida non ufficiale (3)
- Haruki Murakami - L'Incolore Tazaki Tsukuro E I Suoi Anni Di Pellegrinaggio (3)
- AA. VV - Futura Lex
- Giovanni Buzi - Uragano. Storia Di Un Apprendista Schiavo (1)
- Nancy Kress - Nessun Domani (2)
- Stanley G. Weinbaum - Un'Odissea Marziana (3)
- Michel Houellebecq - Le Particelle Elementari (3)
- Charles Stross - Arresto Di Sistema (4)
- Lucia Patrizi - Nightbird (4)
- Cixin Liu - Il Problema Dei Tre Corpi (2)
- Michael Chabon - Il Sindacato Dei Poliziotti Yiddish (4)
- Stephen King - Elevation (2)
- Arto Paasilinna - L'Anno Della Lepre (3)
- Stephen King - Joyland (3)
- Jeffery Deaver - La Stanza Della Morte (3)
- Thomas Wolfe - Angelo, Guarda Il Passato (4)
- Frederick Forsyth - La Lista Nera (2)
- Jeffery Deaver - L'Ombra Del Collezionista (2)
- Jeffery Deaver - Il Bacio D'Acciaio (2)
- Frank Schatzing - Limit (1)
- Patricia Gibney - L'Ospite Inatteso (2)
- Robert Macfarlane - Montagne Della Mente. Storie Di Una Passione (2)
- Vernor Vinge - Il Mondo Di Grimm (4)
- Greg Egan - La Scala Di Schild (3)
- Elena Di Fazio - Resurrezione (3)
- Oscar Guidi - Magia E Stregoneria In Garfagnana (3)
- James G. Ballard - L'Isola Di Cemento (4)
- Frank Herbert - L'Imperatore-Dio Di Dune (2)
- James G, Ballard . Il Mondo Sommerso (3)
- Frank Herbert - Gli Eretici Di Dune (4)
- Frank Herbert - La Rifondazione Di Dune (3)
- Mauro Rinaldi - L'Ultima Estate (2)
- Stelio Montomoli - La Strega Di Baratti (3)
- AA.VV. - Giallo Sardo
- Gillian McAllister - Posto Sbagliato, Momento Sbagliato (4)
- Dmitry Glukhovsky - Metro 2033 (3)
- Dmitry Glukhovsky - Metro 2034 (2)
- Dmitry Glukhovsky - Metro 2035 (3)
- Michael Ennis - La Congiura Machiavelli (3)
- Stefano Mecorio - Di passi E Di Acqua
- Giampietro Stocco - La Corona Perduta (3)
- Jack Vance . Naufragio Su Tschai (4)
- Jack Vance - Le Insidie Del Pianeta Tschai (3)
- Giovanni Burgio - Infezione Genomica (3)
- Kage Baker - L'Imperatrice Di Marte (2)
- Joseph Conrad - Cuore Di Tenebra (5)
- Terry Miles - Rabbits (4)
- Robert Reed - Un Miliardo Di Donne Come Eva (3)
- Lois McMaster Bujold - Miles Vorkosigan L'Uomo Del Tempo (3)
- Charles Stross - Universo Distorto (3)
- Jack Vance - I Tesori Di Tschai (2)
- Jack Vance - Fuga Da Tschai (4)
- Tullio Avoledo - L'Elenco Telefonico Di Atlantide (4)
- Tullio Avoledo - Come Si Uccide Un Gentiluomo (3)
Eccoci quindi con neanche sei libri all'anno, ma poteva andare peggio. Totale pagine lette 19413 con una media di circa 329 a libro. E con questo chiudo, ci dovremmo risentire verso gennaio del 2027 con la lista di questo anno.
venerdì 8 maggio 2026
Colour From The Dark (2008)
- Dietro le quinte (18 minuti)
- Intervista al regista (7 minuti)
- Interviste ai protagonisti (12 minuti)
- I Love New York (videoclip)
- My memories of the Ghost we named Trevor (3 minuti)
- Trailers
- Galleria fotografica
- "Una Favola Di Morte" (cortometraggio 19 minuti)
56 Giorni [Stagione 1]
mercoledì 6 maggio 2026
The Voices (2014)
Savatage - Dead Winter Dead
Il punto di partenza è reale. Jon Oliva e il produttore Paul O'Neill si ispirano a due episodi di cronaca che li colpiscono nel profondo: i cosiddetti Romeo e Giulietta di Sarajevo cioè una coppia di innamorati, lui serbo e lei bosniaca, morti abbracciati sul ponte di Vrbanja nel tentativo di fuggire dalla città e il violoncellista Vedran Smailović, che suonava in mezzo alle rovine per onorare le vittime, sfidando le bombe con la musica classica. Da questa immagine nasce il cuore del disco: un anziano musicista che ogni notte scende in piazza e suona, mentre intorno tutto brucia. I due protagonisti ovvero il soldato serbo Serdjan e la partigiana musulmana Katrina che si ritrovano uniti da quella melodia nel caos della guerra.
Musicalmente è il disco in cui i Savatage abbandonano definitivamente l'etichetta heavy metal nel senso tradizionale. Le chitarre affidate questa volta ad Al Pitrelli e a Chris Caffery diventano spesso un supporto alla struttura orchestrale piuttosto che il centro di tutto. Le tastiere di Jon Oliva, i cori, gli arrangiamenti classici con richiami a Mozart e Beethoven prendono sempre più spazio. Overture apre il disco con una solennità che prepara bene a quello che viene. This Is the Time e Not What You See sono i momenti emotivamente più alti, con Zak Stevens alla voce che in certi passaggi dà il meglio di sé. E poi c'è Christmas Eve (Sarajevo 12/24): strumentale, con melodie natalizie trasfigurate in qualcosa di maestoso e malinconico il brano che avrebbe ispirato direttamente la nascita della Trans-Siberian Orchestra.
Non raggiunge le vette emotive di Streets: A Rock Opera, che rimane un loro capolavoro irripetibile. Ma tra Sirens, Handful of Rain, Wake of Magellan e Poets and Madmen, Dead Winter Dead si inserisce perfettamente in quel percorso che ha reso i Savatage una delle band più uniche e sottovalutate dell'intera storia del metal. Un disco che parla di guerra senza retorica, che trasforma la brutalità in poesia senza perdere il peso. Uno di quelli che si ascoltano dall'inizio alla fine, senza saltare niente.
martedì 5 maggio 2026
Iron Maiden - Seventh Son Of A Seventh Son
È il primo vero concept album della band con un unico filo narrativo che attraversa tutto il disco, ispirato ad un certo folklore quasi fantasy e costruito intorno alla figura del settimo figlio di un settimo figlio, un essere con poteri profetici condannato a vedere il futuro senza poterlo cambiare. Non è un pretesto narrativo buttato lì: la storia si sente, brano dopo brano, con una coerenza che tiene tutto insieme dall'apertura alla chiusura.
Le tastiere e soprattutto i synth , già presenti anche in Somewhere In Times, danno al suono una dimensione quasi eterea che all'inizio sorprende e poi si rivela perfettamente coerente con il tema. Infinite Dreams non è uno dei brani più belli che la band abbia mai scritto eppure a mio avviso è di una eleganza disarmante, con quella melodia che si apre lentamente e poi esplode senza preavviso. The Clairvoyant è immediata e potente, uno di quei pezzi da live che funziona ancora meglio dal vivo. Can I Play with Madness il singolo, forse il più accessibile del disco ha un ritornello che resta appiccicato in modo quasi irritante, nel senso migliore. E poi c'è la title track, lunga, stratificata, con Bruce Dickinson al massimo della sua forma teatrale.
È un disco che chiede un ascolto completo, dall'inizio alla fine, senza saltare. Non funziona a pezzi (infatti è difficile trovare una traccia che ho voglia di ascoltare singolarmente) funziona come un tutto unico, e in questo senso è forse l'album in cui i Maiden si sono avvicinati di più all'idea di opera rock. Mistico, come lo definisco io, è la parola giusta.
lunedì 4 maggio 2026
Crime 101 - La Strada Del Crimine
domenica 3 maggio 2026
Juventus 1 - Hellas Verona 1
AC/DC - Let There Be Rock
Mi son ripreso diversi attimi per cercare info in maniera speifica su questo album che è il quarto disco, registrato agli Albert Studios di Sydney con produttore George Young, fratello maggiore di Angus e Malcolm, e secondo molti il vero artefice del suono AC/DC di quegli anni. La filosofia di registrazione era semplice e radicale: niente sovraincisioni, niente surplus. Il risultato è un disco che suona esattamente come una band che suona insieme in una stanza, senza filtri e senza mediazioni. Bon Scott alla voce, Malcolm Young al ritmo, Angus al solismo, Phil Rudd alla batteria ed Evans al suo ultimo disco con il basso, tutto al suo posto, tutto con una funzione precisa.
Il 1977 era un anno in cui il rock stava prendendo mille direzioni diverse ( punk, new wave, disco) e gli AC/DC risposero con qualcosa di volutamente opposto: un hard rock grezzo, diretto, fisico, che non aveva nessuna intenzione di inseguire le mode. Go Down apre con quel blues veloce e tipicamente australiano che è il loro marchio di fabbrica. Dog Eat Dog è più serrata e aggressiva. E poi arriva la title track con quasi sette minuti in cui Angus costruisce un assolo che parte piano e cresce fino a diventare qualcosa di quasi ipnotico, uno dei momenti più riusciti dell'intera loro discografia.
Ascoltarli per album invece che per singoli cambia la prospettiva: si capisce che la formula non è semplicità per mancanza di idee, ma semplicità come scelta consapevole e coerente. Let There Be Rock è il disco che me lo ha fatto capire meglio di qualsiasi altro. Un ottimo punto di partenza.
sabato 2 maggio 2026
The Crow - Il Corvo (2024)
Opeth - Blackwater Park
La caratteristica che colpisce di più è il modo in cui il disco respira. Non è semplicemente death metal progressivo, è un continuo alternarsi di ferocia e intimismo, di growl pesantissimi e passaggi acustici quasi folk, di riff oscuri e improvvisi squarci melodici. Mikael Åkerfeldt è la mente e la voce di tutto questo: passa dal cantato pulito e malinconico al growl più brutale con una naturalezza disarmante, senza mai sembrare schizofrenico. Il tutto con la produzione di Steven Wilson dei Porcupine Tree, che aveva scoperto la band quasi per caso e chiesto di collaborare, e il suo tocco si sente, in quell'equilibrio tra pesantezza e spazio che tiene tutto in piedi.
The Leper Affinity apre il disco con dieci minuti che dichiarano subito le intenzioni. Harvest è una ballata acustica malinconica che sorprende per quanto funzioni nel contesto. The Drapery Falls è forse il brano più compiuto: inizia dolce, poi precipita nel nero più cupo e poi risale, tutto dentro la stessa canzone. Dirge for November parte con un intro quasi jazzistico prima di sprofondare nella lava. La title track chiude il disco con una grandiosità che si fa perdonare perché è guadagnata nota per nota.
Non è un disco semplice da seguire, e non ha nessuna intenzione di esserlo. Ma per chi ha le vedute abbastanza aperte da starci dentro e la pazienza di lasciarlo lavorare Blackwater Park è uno di quei dischi che restano.
venerdì 1 maggio 2026
Andrea Viscusi - Dimenticami Trovami Sognami
giovedì 30 aprile 2026
Saxon - Wheels Of Steel
I Saxon non erano i più tecnici né i più innovativi della scena ( i Maiden e i Judas Priest stavano già altrove) ma avevano qualcosa che funzionava in modo diverso: una fisicità diretta, un suono da pub e da strada, riff costruiti per essere suonati a tutto volume senza troppi fronzoli. Wheels of Steel è il secondo album, quello che li catapultò fuori dall'underground e li portò nei grandi palasport, con una formula semplice ma irresistibile. Chitarre doppie affidate a Graham Oliver e Paul Quinn, ritmo biker quasi boogie in certi momenti, e la voce graffiante di Biff Byford che tiene tutto insieme con una sicurezza disarmante.
Il disco è frontalmente caricato nel senso migliore: Motorcycle Man, la title track e 747 (Strangers in the Night), quest'ultima ispirata a un blackout di New York nel 1965 che costrinse diversi aerei a restare in volo nel buio, sono tre brani che da soli giustificano l'acquisto. Machine Gun chiude il disco con una furia antidisturbo compatta ed efficace. Il resto è solido, diretto, senza riempitivi inutili.
Non è un disco complesso, e non ha alcuna intenzione di esserlo. È metal grezzo e onesto, suonato da gente che veniva dal circuito dei club operai inglesi e non ha mai cercato di sembrare qualcosa di diverso. Per questo funziona ancora oggi e per questo è rimasto nella storia.
mercoledì 29 aprile 2026
Jeffery Deaver, Isabella Maldonado - Fatal Intrusion
La necessità di trovare risposte in fretta la costringe a rivolgersi al professor Jake Heron, brillante ed eccentrico esperto di sicurezza privata per cui le regole sono solo suggerimenti. Li lega un passato difficile e i loro rapporti sono ancora tesi, ma Heron non ha scelta: deve aiutarla a capire chi è il killer.
Nelle settantadue ore che seguono, Sanchez ed Heron si ritrovano a giocare una partita a scacchi con l’assassino, cercando di fermare la carneficina. Ma la ragnatela del killer è più intricata di quanto potessero pensare, e rischia di intrappolare anche loro…
Green Day - Dookie
Dookie è il disco che ricordo di più di quel periodo. Era il terzo album dei Green Day, il primo pubblicato con una major, cosa che all'epoca aveva fatto storcere il naso ai puristi della scena punk californiana, ma magari io neanche avrei saputo che esistessero altrimenti. Ma la formula era rimasta praticamente la stessa: tre accordi, ritmo sostenuto, testi scritti principalmente da Billie Joe Armstrong su ansia, noia, consapevolezza sessuale, attacchi di panico. Temi adolescenziali raccontati senza filtri, con un'ironia leggera che li rendeva universali.
Basket Case è il brano che li ha resi famosi nel mondo, con quel ritornello che si pianta in testa e non se ne va più. Longview apre con un giro di basso scritto da Mike Dirnt (leggendariamente) sotto l'effetto dell'LSD, e diventato uno dei riff più riconoscibili del genere. When I Come Around è il momento più pop del disco, meno punk e più melodico, quello che funzionava anche su chi il punk non lo ascoltava.
Non è il tipo di musica che ascolto abitualmente, e non lo era già allora nel senso delle mie priorità musicali. Ma certe canzoni restano attaccate ai ricordi in modo indipendente dai propri gusti, e Dookie è uno di quei dischi. Lo sento ancora e ripenso al pratone di Baratti o alla spiaggia di Cavo.
martedì 28 aprile 2026
Nightwish - Oceanborn
I Nightwish nel 1998 erano ancora una band giovane e senza i mezzi di produzione hollywoodiani che avrebbero caratterizzato i dischi successivi. E si sente, ma in senso positivo. C'è una freschezza in questo disco, una creatività un po' senza freni, che nei lavori più rifiniti della band è andata in parte perduta (ascoltati soprattutto su RockTV e simili) . Tuomas Holopainen alle tastiere costruisce arrangiamenti che mescolano power metal e strumenti classici come viola, violino, violoncello, flauto senza che nulla suoni forzato o posticcio. E poi c'è Tarja Turunen: voce soprano, potente e lirica, che è il vero centro del disco e che qui suona libera, senza ancora il peso che la notorietà avrebbe poi messo sulle sue spalle.
Stargazers apre con un intro velocissimo e di grande impatto. Gethsemane porta dentro un simbolismo religioso che funziona meglio di quanto ci si aspetti. Swanheart è la ballata più riuscita, con la voce di Tarja lasciata quasi sola dagli strumenti. The Riddler è forse il brano più rappresentativo del disco con ritmo, melodia, voce al massimo, tutto al posto giusto. E Sleeping Sun, aggiunta in seguito per celebrare l'eclissi solare del 1999, è una di quelle canzoni che restano.
Non è diventato un genere di riferimento neanche questo, ma Oceanborn è uno di quei dischi che si riascoltano volentieri. Più accessibile di Theli, meno pretenzioso di quanto i Nightwish sarebbero diventati. Un buon ricordo di una stagione di ascolti curiosi.
Therion - Theli

Il disco nasce in un momento particolare per la band svedese di Christofer Johnsson: è il disco che segna il distacco definitivo dalle origini death metal, con Johnsson che alla Nuclear Blast ottiene budget, due cori, voci liriche e tutto il tempo in studio necessario per realizzare quello che aveva in testa. Lui stesso era convinto che sarebbe stato l'ultimo album dei Therion, che nessuno avrebbe voluto sentirlo. Si sbagliava di grosso e diventerà il loro disco più celebrato.
E si capisce perché. Le orchestrazioni, realizzate con tastiere e synth ma in modo talmente convincente da non farlo quasi notare, si intrecciano con i riff di chitarra senza che nessuno dei due elementi sopraffaccia l'altro. I cori, con bassi, baritoni, tenori e soprani, non sono un ornamento: sono il centro del disco. To Mega Therion è il brano che più di tutti lo dimostra, con quel vortice vocale che si apre su un tappeto metal di rara potenza. The Siren of the Woods è il momento più melodico e riflessivo, mentre Grand Finale/Postludium chiude il tutto con una grandiosità che si fa perdonare proprio perché non scade mai nel pomposo fine a se stesso.
Non è diventato un ascolto frequente, e il symphonic metal non ha poi fatto breccia in modo stabile nei miei gusti. Ma Theli è uno di quei dischi che si capisce perché esista e perché band come Nightwish abbiano guardato da questa parte. Un'incursione in un territorio diverso che non mi ha deluso.













