domenica 13 gennaio 2013

Il Diavolo Veste Prada (2006)

 A single redhigh heel shoe, the stiletto ending in a devil's pitchfork.
Regia: David Frankel
Anno: 2006
Titolo originale: The Devil Wears Prada
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.0)
Pagina di I Check Movies
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 Sì, lo so, arrivo con un discreto ritardo su questo titolo, ma dopo averne sentito parlare in ogni angolo del web e aver visto le citazioni di Miranda Priestly spuntare ovunque, mi sono finalmente deciso a premere play. Diciamoci la verità fin da subito: sulla carta non è esattamente il mio genere. Se frequentate questo blog, sapete bene che preferisco atmosfere decisamente meno "glitterate" e storie con molti meno tacchi a spillo. Eppure, con mia grande sorpresa, devo ammettere che questo film ha un’anima e una tenuta che non mi aspettavo minimamente.
​Il vero motivo per cui non ho spento dopo i primi dieci minuti ha un nome e un cognome: Meryl Streep. La sua interpretazione di Miranda è agghiacciante e magnetica allo stesso tempo; non ha bisogno di urlare, le basta un sussurro o un sopracciglio appena alzato per incenerire chiunque le stia di fronte. Accanto a lei, Anne Hathaway regge bene il colpo nel ruolo della stagista trasandata che subisce la classica metamorfosi, anche se bisogna sospendere un po' l'incredulità per vederla come "bruttina", mentre Stanley Tucci si conferma un gigante, interpretando il mentore cinico con una classe infinita.
​Ma al di là delle performance del cast, ciò che mi ha trattenuto davanti allo schermo è l'originalità del soggetto. Non ci troviamo davanti alla solita commedia romantica zuccherosa tutta baci e sospiri. È, invece, una riflessione piuttosto amara sul compromesso e sull'ambizione. Il film scava nel profondo di quanto siamo disposti a sacrificare della nostra identità e dei nostri affetti pur di scalare una gerarchia professionale, descrivendo quel confine sottile tra dedizione e annullamento personale. Entrare nei meccanismi di una rivista come Runway è stato quasi un viaggio antropologico in un mondo che mi è alieno quanto la superficie di Marte, ma che è descritto con una cattiveria e una brillantezza davvero rare.
​In conclusione, non diventerà il mio film della vita e probabilmente stasera tornerò a guardare qualcosa di più "impegnato" o cupo, ma devo riconoscere che è un prodotto confezionato incredibilmente bene. È un film che parla di potere senza scadere nel banale e che riesce a farti interessare a una cintura di pelle anche se non sai distinguere il ceruleo dal blu carta da zucchero. Se non l'avete ancora visto, dategli una chance: potreste restare sorpresi quanto me.

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