Vomito Ergo Rum
Non lasciare che la morale ti impedisca di fare ciò che è giusto
mercoledì 28 ottobre 2026
Genoa 2 - Juventus 0
K-PAX - Da Un Altro Mondo (2001)
Ci sono quei film che sai già come finiscono e li rivedi lo stesso, perché non è la destinazione a contare ma il modo in cui ci arrivi. Questo è esattamente uno di quelli. Rischio di fare spoiler, lo so, ma mi sembra impossibile parlarne senza dire che la sua forza sta tutta nell'equilibrio. Il film sta in bilico tra un thriller drammatico, con tanto di psichiatra che cerca di capire chi sia davvero il suo paziente, e una favola di fantascienza che ti fa venire voglia di credere alla storia più improbabile. Non si decide mai fino in fondo da che parte stare, e proprio per questo funziona, come un gioiello che cambia colore a seconda di come lo giri alla luce.
Il merito )oltre che del soggetto ovviamente) è in gran parte di Kevin Spacey, che nei panni di Prot è calmo, gentile, spiazzante e per niente banale. È sempre stato un attore straordinario, e a me manca davvero nel cinema moderno. Gli sta accanto Jeff Bridges, che nei panni del dottor Powell fa il lavoro meno appariscente ma altrettanto difficile, quello di tenere il film coi piedi per terra mentre tutto intorno si mette a svolazzare. Funzionano bene insieme, perché i loro scambi sono il vero cuore del film.
C'è poi un aspetto che mi ha sempre colpito. Il film sa essere commovente senza strafare, e sa essere filosofico senza prendersi troppo sul serio. Parla di cosa significhi sentirsi estranei in un mondo che non capisce chi è diverso, e lo fa con una delicatezza che non è affatto scontata. Poesia.
martedì 27 ottobre 2026
Harry, Ti Presento Sally (1989)
Colpevole vostro onore. Con un ritardo di qualche secolo, ho finalmente visto Harry ti presento Sally. Prima che qualcuno mi lanci addosso una forma di pastrami, preciso a mia discolpa che il film lo conoscevo eccome, senza averlo mai visto davvero. Ne avevo sentito parlare mille volte e soprattutto conoscevo la scena, perché quella di Meg Ryan che simula l'orgasmo al ristorante è talmente epica da essere entrata nel patrimonio genetico di tutti, anche di chi non ha mai acceso un film di Rob Reiner in vita sua.
Reiner poi non è certo un regista che mi è estraneo, anzi. Ho amato molto altre sue opere, in particolare le trasposizioni di King. Misery mi ha tenuto incollato alla sedia come pochi thriller sanno fare, ma soprattutto Stand by Me, che per me è su un altro piano. Parla di ragazzini, di amicizia, di un'estate che finisce e di quella malinconia che ti resta addosso per giorni. Ecco, quando vedi che dietro a un film del genere c'è la stessa persona che ha diretto una commedia sentimentale, resti un po' spiazzato, ma in senso buono, perché capisci che il mestiere ce l'aveva davvero e che sapeva muoversi su registri molto diversi tra loro.
Così, quando mi sono deciso a recuperarlo, un po' mi sentivo come uno che va a visitare il Colosseo dopo averlo visto su cartoline, magliette e calamite del frigo per quarant'anni. Sai già com'è fatto, sai già qual è il pezzo forte, ti resta solo da capire se dal vivo ti emoziona o no.
Dirò la verità, e la dico sapendo di tirarmi addosso qualche sguardo storto: a me le commedie romantiche annoiano. Non è una posizione ideologica, non c'è nessuna crociata dietro, semplicemente non riesco a farci niente. Se poi la commedia romantica è anche leggera, leggera davvero, di quelle che scivolano via senza lasciare traccia, io comincio a guardare l'orologio dopo venti minuti. Harry ti presento Sally dura appena 95 minuti, eppure mi sono accorto di averlo fatto più di una volta.
Detto questo, sarebbe ingiusto e anche un po' stupido far finta che sia un brutto film, perché non lo è affatto. La sceneggiatura è di Nora Ephron, e i dialoghi sono scritti bene, con quel ritmo da botta e risposta che fa sembrare vera anche la conversazione più improbabile. Billy Crystal e Meg Ryan funzionano, e funzionano soprattutto insieme, con quella chimica da due che si punzecchiano senza smettere mai. Nel cast c'è anche Carrie Fisher, che ho riconosciuto con un certo piacere, essendo cresciuto con ben altre galassie. Quindi sì, il film è fatto con mestiere, con intelligenza e con una leggerezza che evidentemente è tutta voluta. La scena del ristorante, quella famosa, è girata al Katz's Delicatessen di New York, che a quanto pare ancora oggi ha un cartello appeso sopra il tavolo dove i due si sono seduti.
Il problema, ovviamente, è mio. Ho visto un film che parla di due persone che per dodici anni si girano intorno chiedendosi se un uomo e una donna possano essere solo amici, e io mi sono ritrovato a pensare ad altro, a come sarebbe stato meglio guardare qualcosa di diverso. Questo non toglie nulla al film, ma dice parecchio sui miei gusti.
Insomma, ho rimediato, ho pagato il mio debito con la cultura popolare e posso finalmente dire di aver visto Harry ti presento Sally. Mi è piaciuto abbastanza da capire perché è rimasto nella storia, e non abbastanza da volerlo rivedere. Se amate il genere probabilmente lo adorerete ancora di più, se siete come me lo guarderete con rispetto, un certo divertimento e un orecchio già puntato sulla prossima cosa da recuperare.
domenica 25 ottobre 2026
Lecce 0 - Juventus 2
Masterplan (2026)
Airbnb e le pulizie: io sto dalla parte degli ospiti
In questi giorni ho letto parecchie lamentele da parte degli host di Airbnb per le nuove regole introdotte dalla piattaforma, che limiteranno le incombenze da richiedere agli ospiti al momento del check-out. Da host anch'io, però, la penso diversamente: secondo me Airbnb sta andando nella direzione giusta. O almeno non ci vedo niente di drastico.
Non perché chi affitta un appartamento debba trasformarsi in un servitore personale, ma perché tra il pretendere rispetto per la propria casa e trasformare la partenza in una lista di mansioni domestiche c'è una bella differenza.
Il punto è semplice: se affitto un alloggio per le vacanze, voglio che i miei ospiti si sentano in vacanza. Non al lavoro. Si tratta di affitti brevi.
Non siamo tutti in vacanza per fare le pulizie
Immaginiamo una coppia che trascorre qualche giorno in una città d'arte. Ha pagato il soggiorno, magari anche le spese di pulizia, e l'ultimo giorno vorrebbe fare colazione con calma, visitare un museo o godersi le ultime ore prima di ripartire.
Poi legge le istruzioni per il check-out: lavare e riporre tutte le stoviglie, togliere le lenzuola, avviare la lavatrice, portare fuori la spazzatura e lasciare la casa in ordine.
A quel punto viene spontaneo chiedersi se si sia prenotato un alloggio per le vacanze oppure un turno di lavoro non retribuito.
Non significa pretendere di lasciare una discarica. Significa distinguere tra il normale rispetto della casa e le operazioni necessarie a prepararla per gli ospiti successivi.
Le pulizie costano? Facciamole pagare il giusto
Una delle obiezioni che ho letto riguarda i costi. Se gli ospiti non devono più occuparsi di determinate attività, qualcuno dovrà pur farle. Vero, ma non mi sembra un motivo sufficiente per opporsi alle nuove regole.
Se le pulizie mi costano più di quanto avevo previsto, posso rivedere la tariffa dedicata. Se il mio appartamento non è sostenibile ai prezzi attuali, devo rivedere i conti. È il normale funzionamento di un'attività.
Non sto dicendo che i prezzi debbano aumentare per forza, ma che eventuali costi aggiuntivi vadano gestiti in maniera trasparente, anziché recuperati chiedendo al cliente di occuparsi di una parte del servizio.
Del resto, se propongo un alloggio per una vacanza comoda e indipendente, non posso stupirmi se gli ospiti desiderano proprio comodità e indipendenza.
Rispettare la casa è una cosa, fare il personale è un'altra
Naturalmente, anche gli ospiti devono fare la loro parte. Un appartamento non è un contenitore usa e getta: è giusto chiedere di rispettare gli orari di silenzio, non fumare dove è vietato, evitare feste non autorizzate e segnalare eventuali danni.
Le nuove regole non impediscono nemmeno di chiedere piccole attenzioni, come raccogliere gli asciugamani utilizzati, separare i rifiuti o lasciare le stoviglie nel lavello. La differenza sta nel non trasformare queste richieste in un elenco di faccende da sbrigare prima di partire.
C'è poi un aspetto che, secondo me, viene spesso trascurato nelle polemiche: noi host dobbiamo garantire che chi arriva dopo trovi un alloggio pulito.
Facciamo un esempio. Una famiglia prenota il mio appartamento per una settimana. Nei primi giorni utilizza piatti, bicchieri e pentole e, naturalmente, lava le stoviglie che le servono. È del tutto normale: non avrebbe senso pretendere che sia io a lavare i piatti dopo ogni pasto.
Ma al momento della partenza, se gli ospiti lavano tutto prima di andare via, io devo comunque verificare che il risultato sia adeguato. Le stoviglie sono davvero pulite? Sono state asciugate e riposte correttamente? Oppure devo fidarmi e metterle direttamente a disposizione di chi arriva dopo?
Personalmente preferisco controllare. E potrei finire per lavare nuovamente cose già lavate dagli ospiti, semplicemente perché non so quanto accuratamente sia stato fatto il lavoro. In pratica, rischierei di fare due volte la stessa cosa.
Ecco perché, a mio parere, ha più senso che gli ospiti si occupino normalmente delle stoviglie durante il soggiorno, mentre la pulizia finale resti a carico di chi gestisce l'alloggio. Non è una questione di pretendere meno collaborazione: è una questione di organizzazione e di responsabilità sul risultato.
Non voglio che gli ospiti lascino avanzi in giro o la cucina in condizioni disastrose. Voglio semplicemente evitare di chiedere loro di svolgere attività che dovrò comunque controllare e che, in ultima analisi, spettano a me per garantire la qualità del soggiorno successivo.
Un buon host non è quello che pretende di più
Credo che una parte delle polemiche nasca da un equivoco sul significato stesso dell'ospitalità. Mettere a disposizione un appartamento non significa soltanto consegnare le chiavi e incassare il pagamento: significa offrire un servizio, con tutto quello che comporta, dalla manutenzione alla pulizia.
Non vuol dire accettare qualsiasi comportamento o lavorare in perdita. Vuol dire stabilire un prezzo adeguato, organizzarsi e chiarire fin dall'inizio cosa è compreso nel soggiorno.
Un alloggio che offre un'esperienza semplice e senza sorprese può essere più interessante di uno apparentemente economico, ma accompagnato da una lunga lista di incombenze finali. E questo si riflette anche sulla reputazione dell'host e sulla possibilità che gli ospiti decidano di tornare.
Airbnb non sta chiedendo agli host di lavorare gratis
Le nuove direttive non risolvono tutti i problemi di chi affitta. I costi esistono, gli ospiti maleducati esistono e le case non si puliscono da sole. Sarebbe bello, ma temo che la tecnologia non sia ancora arrivata a tanto.
Il punto è rendere più chiaro ciò che un ospite può ragionevolmente aspettarsi e ciò che un host può legittimamente chiedere. Regole trasparenti significano meno malintesi e aspettative più chiare per entrambe le parti.
Si può discutere sui dettagli delle disposizioni e sulle situazioni particolari, ma non vedo perché difendere a oltranza qualsiasi abitudine consolidata.
In fondo, quando prenoto una vacanza, voglio tornare a casa con dei bei ricordi, non con la soddisfazione di aver lavato anche l'ultima forchetta prima di partire.
Se faccio l'host, il mio obiettivo è offrire un posto in cui le persone possano godersi le vacanze. E mi sembra ragionevole che, almeno al momento del check-out, possano pensare alla valigia anziché alle faccende domestiche.


