La storia della genesi è già di per sé straordinaria. Gli U2 arrivano a Berlino nell'ottobre del 1990, agli Hansa Studios, gli stessi in cui David Bowie aveva registrato la sua trilogia berlinese, con l'intenzione di reinventarsi dopo il doppio album Rattle and Hum e il tour americano che li aveva resi il gruppo rock più grande del mondo. Il problema è che non si mettono d'accordo su niente. Da una parte Bono e The Edge vogliono spingere verso suoni moderni: dance rock, alternative, elettronica, noise. Dall'altra Larry Mullen Jr, Adam Clayton e il produttore Daniel Lanois non vogliono sentire parlare di abbandonare il suono classico degli U2. Le sessioni berlinesi diventano un disastro, e a un certo punto Edge si chiude in una stanza a piangere. Nel mezzo di tutto questo, arriva la notizia che il suo matrimonio con Aislinn O'Sullivan è finito: un trauma personale che diventa il concept emotivo involontario dell'intero disco. L'arrivo di Brian Eno calma le acque: ascolta i demo e convince la band che stanno costruendo qualcosa di importante, e che possono esplorare nuovi territori senza smettere di essere gli U2. Il disco viene completato a Dublino nel 1991.
Il risultato è un cambiamento radicale che lascia senza parole. Zoo Station apre con una chitarra distorta e una voce filtrata che non sembra quella di Bono — e non era mai successo prima. The Fly, primo singolo, spiazza i fan degli anni Ottanta: è noise rock, quasi industriale, con testi sarcastici sulla videocrazia e sull'Occidente dello spettacolo. Mysterious Ways porta dentro il funk e suoni africani in modo che funziona senza suonare forzato. Until the End of the World racconta il tradimento di Giuda dal punto di vista di Giuda stesso, con un riff di Bono e quel suono "sweeping" della chitarra che è uno dei momenti più belli del disco. E poi c'è One: completata la notte prima della fine delle registrazioni, nata durante una sessione in cui la band era ai ferri corti e stava quasi sciogliendosi, diventata poi uno degli inni della storia della musica degli ultimi trent'anni. Il titolo, ha spiegato Bono, è "un grande imbroglio": non parla di unità ma di separazione, di due persone che portano lo stesso peso in modo diverso.
Achtung Baby è considerato da molti il capolavoro assoluto degli U2, superiore persino a The Joshua Tree. Ascoltato dopo Zooropa, disco che da quel suono era nato quasi per caso durante un tour, si capisce dove stava andando tutto e perché. È il disco che spiega gli U2 degli anni Novanta, e uno di quelli che spiegano quel decennio in generale.



