sabato 6 giugno 2026

Red Hot Chili Peppers - Blood Sugar Sex Magik

 The four band members' faces with elongated tongues that wrap around a rose.
Artista: Red Hot Chili Peppers
Anno: 1991
Tracce: 17
Formato: CD
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Con i Red Hot Chili Peppers non è stato amore a prima vista. Blood Sugar Sex Magik  è stato il mio primo disco loro grazie a mio cugino, e ci ho messo un po' prima che entrasse davvero: il funk californiano è un territorio che non frequento naturalmente, e certi ritmi e certe atmosfere richiedono tempo prima di fare breccia. E' stato più facile verso la fine degli anni novanta, quando io ero parecchio più maturo (musicalmente) e soprattutto uscì Californication. Un top album che mi fece rispolverare questo. E questo lo presi anche spinto dalla curiosità dettata dal libro di Brizzi.

Il sound è funk rock nella sua forma più pura ovvero grezzo, fisico, immediato. Flea al basso è il motore di tutto, con linee che non stanno mai ferme. John Frusciante alla chitarra sa essere tagliente su Give It Away e Suck My Kiss e delicato quasi aereo su Breaking the Girl. Anthony Kiedis alla voce alterna rap, canto e urlo con una disinvoltura che all'epoca sembrava quasi arrogante, e forse lo era, ma funzionava. E poi c'è Under the Bridge: una ballata malinconica scritta da Kiedis su un momento di solitudine profonda a Los Angeles, con un finale orchestrale che arriva da un'altra dimensione rispetto al resto del disco. È il brano che più di tutti spiega quanto i RHCP sapessero fare cose diverse, anche quando nessuno se lo aspettava.


venerdì 5 giugno 2026

Bosch [Stagione 1]

 
Anno: 2014 - 2015
Titolo originale: Bosch
 Numero episodi: 10
Stagione: 1
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Serie TV relativamente vecchiotta, ma piacevole. E questo nonostante io abbai sempre avuto un certo fastidio nei confronti del personaggio. Ho letto infatti numerosi libri di Connelly, che adopera spesso Bosch nei suoi thriller, e non vedevo l'ora che facesse un passo falso per essere incastrato. Qui sicuramente è meno antipatico, sebbene burbero, macho, noir, schivo e con le proprie regole. Forse sono cambiato io, ma secondo me gli autori hanno leggermente cambiato la figura rendendola più appetibile al pubblico. Questa prima stagione si basa su ben tre romanzi, ma ne ho letto solo uno: La Bionda Di Cemento (veramente poco) La Città Delle Ossa e Il Cerchio del Lupo. Probabilmente, non avendo letto gli ultimi due, le storie principali prese da questi hanno un Bosch meno "so tutto io figli di puttana" e quindi migliore dal punto di vista poliziesco. La serie si fa ben guardare ed essendoci anche altre stagioni, proseguirò con la seconda senza dubbio.

Una Di Famiglia - The Housemaid (2025)

 
Regia: Paul Feig
Anno: 2025
Titolo originale: The Housemaid
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDb (6.7)
Pagina di I Check Movies
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Ammetto di averlo guardato per due motivi: Sydney Sweeney che solitamente ci fa vedere un po' di nudo, e per parlarne male visto che si diceva in giro che fosse una boiata. Un po' di delusione sulla prima, anche se qualcosa fa vedere. Sul secondo discorso invece mi devo ricredere. D'accordo che i dialoghi, soprattutto quelli iniziali sono davvero terra terra e che ci sono numerose forzature sui personaggi, ma nel complesso non è male. Non sarà il film da ricordare per tutta l'estate certo, ma la storia ha un che di divertente ed il ribaltamento dei ruoli porta il tutto anche su un piano decisamente drammatico. In altre mani sarebbe stato forse un prodotto ancora migliore ed anche tagliando un po' di scene e personaggi come quello del giardiniere o rendendo più credibile la mamma, la trama ne avrebbe beneficiato. Tuttavia si fa vedere abbastanza bene.

martedì 2 giugno 2026

Monte Murano e Serra San Quirico

 

Terzo e ultimo giorno di cammino di questa mini vacanza marchigiana. Domani si riparte con calma verso casa, ma prima c'è tempo per l'ultimo atto sui sentieri. Per l'occasione decido di tornare nella stessa zona di ieri, la Gola Rossa, ma cambiando completamente prospettiva e spostandomi sul versante opposto.

​Il punto di partenza è il borgo di Serra San Quirico, da cui attacco subito, senza alcun riscaldamento, la ripida ascesa verso la cima del Monte Murano. Strada facendo decido di non seguire una traccia lineare e improvviso un anello per il rientro, disegnando la discesa al momento. Sulla carta sono "solo" 15 chilometri, ma le gambe e il cronometro non mentono: alla fine questo si rivela il percorso più impegnativo e tecnico di tutti i giorni passati. Il tracciato ha un carattere decisamente wild e vario; a tratti regala scorci panoramici pazzeschi sulla gola e sulle vallate circostanti, mentre per lunghi tratti si sprofonda dentro la fitta vegetazione del bosco.

​Il vero banco di prova, però, arriva nella zona delle grotte: le discese qui si fanno rispettare, sono incredibilmente ripide e con un fondo di sassi e terra battuta che sdrucciola che richiede la massima concentrazione per non finire a terra. Giusto per rendere le cose ancora più interessanti, mi addentro anche in un paio di fuori sentiero improvvisati nel fitto della vegetazione; niente panico, con un po' di senso pratico e d'orientamento riesco a ritrovare la traccia principale senza troppi grattacapi.

​Al termine del giro, e anche oggi è tornato il caldo, il meritato relax si consuma tra le viuzze di Serra San Quirico. È un piccolo borgo medievale davvero suggestivo, arroccato sulla roccia. Il modo migliore per chiudere in bellezza quattro giorni intensi di montagne, panorami e passi veloci.

Album fotografico Monte Murano e Serra San Quirico 


lunedì 1 giugno 2026

Monte Revellone e Cupramontana

 

Terzo giorno di questo ponte marchigiano e le gambe iniziano a girare con il ritmo giusto, pronte per la prima vera sfacchinata nell'entroterra. Destinazione: Monte Revellone. La mattina inizia sotto il cielo lindo, ma le previsioni (che ho saggiamente guardato)  promettino poco di buono. Non non è certo qualche goccia di acqua a rovinare i miei piani. Gli scarponi mordono subito il sentiero per un lungo e articolato viaggio tra le pieghe di questi colli.

​Il tracciato si rivela una meraviglia selvaggia, un saliscendi continuo che per sette ore abbondanti mi fagocita dentro un paesaggio fatto di boschi fitti e silenziosi, picchi rocciosi che spuntano all'improvviso e antichi eremi incastonati nella pietra, dove l'aria sa di storia e di isolamento totale. Tutto perfetto, se non fosse che a un certo punto la natura decide di ricordare a tutti chi comanda: il cielo si chiude completamente e inizia a piovere. Non sapendo bene quanta acqua avesse intenzione di scaricare e non avendo troppa voglia di testare la tenuta stagna di kwaino + pantaloni corti + scarpe basse sotto un diluvio universale, decido che è il momento di cambiare marcia. Il ritorno, che per non farsi mancare nulla si sviluppa tutto in salita, si trasforma così in una marcia forzata a ritmo serrato. Esattamente come nelle versioni di latino. Spingo forte sulle gambe, il fiato si fa corto, ma alla fine riesco a chiudere l'anello portando a casa la bellezza di oltre 28 chilometri. Un chilometraggio da maratona di montagna fatto a passo decisamente svelto, con i muscoli caldi che quasi ringraziano per la strigliata.

Il pomeriggio, nonostante sia zuppo come una spugna usata in piscina, prende una piega decisamente più rilassata, soprattutto perché in macchina ho un ombrello. Mi sposto di pochi chilometri per una piccola visita alla vicina Cupramontana. Se Jesi è la regina dei castelli, qui ci si trova nel cuore pulsante del Verdicchio. Il borgo accoglie con quella tipica quiete collinare, fatta di vicoli in pietra, palazzi storici che si affacciano su piazze ordinate e una vista pazzesca  anche se diobono piove. Passeggiare senza l'assillo del cronometro tra le sue stradine è il contrappeso perfetto alla faticata della mattina. Un caffè, quattro passi per respirare l'aria di questa capitale del vino e poi si rigira la macchina verso la base. Un'altra giornata da incorniciare è passata, e i monti marchigiani continuano a non deludere le aspettative.

Album fotografico Monte Revellone e Cupramontana 

domenica 31 maggio 2026

Anello del Conero e Ancona

 
Secondo giorno nelle Marche e si cambia decisamente registro: si abbandona l’asfalto con suzukina e si infilano le comode Quechua basse. La sveglia suona presto per anticipare il meteo per quanto possibile, direzione Promontorio del Conero. L'obiettivo della mattina è  un bell'anello tosto da circa 15 chilometri che si snoda nel cuore del Parco Regionale.
​Il percorso parte subito senza troppi complimenti, regalando un profilo altimetrico che non concede sconti. Si parte dai circa 180 metri di quota per arrampicarsi subito, ma dolcemente su una prima gobba importante che sfiora i 560 metri, non lontano dalla cima del Monte Conero, per poi picchiare di nuovo giù quasi a livello del mare e risalire su un secondo dente intorno ai 400 metri. Un dislivello complessivo che si fa sentire nelle gambe, ma fortunatamente il tracciato concede una tregua climatica: gran parte della fatica si consuma sotto la fitta cupola di ombra della macchia mediterranea, tra lecci, corbezzoli e il profumo pungente della pineta. Ogni tanto, però, il bosco si apre all'improvviso e la vista si spalanca sul blu verticale dell'Adriatico, con le falesie bianche che si tuffano dritte nel mare sottostante. Il famoso sentiero del Lupo è però interrotto nel tratto finale in quanto inagibile (a detta della politica, ma sappiamo che sarebbe stato nelle mie corde se non ci fossero state le guardie sotto a fare le multe). Mi godo comunque la Spiaggia delle Due Sorelle da posizione invidiabile. D'altra parte è domenica, tempo da spiaggia ed i turisti sono veramente tanti. 
​Proprio durante una delle salite più arcigne, sotto i rami ma con un’umidità che si taglia col coltello, mi sono imbattuto in una scena da "soccorso alpino": una ragazza, visibilmente  stremata dal ripido dislivello, si era accovacciata svuotando gli ultimi sorsi della sua borraccia. Sentendomi improvvisamente investito del ruolo di angelo custode dei sentieri, ho tirato fuori la mia riserva e le ho donato metà della mia acqua. Un piccolo gesto di solidarietà escursionistica che le ha probabilmente evitato un brutto quarto d'ora, e che mi ha permesso di riprendere il cammino con qualche etto in meno nello zaino e un buon karma in più. Jack Salvavite. 
​Chiuso l’anello e recuperata l’auto, la seconda parte della giornata è dedicata ad Ancona. Qui mi ritrovo a camminare in una città che mi ha stupito per una sua strana, caldissima familiarità. Sarà per il carattere portuale, per quell'aria di mare mista ad un paio di canali , o per la parlata verace e scanzonata della gente, ma Ancona mi è sembrata a tratti incredibilmente "simil labronica". Ha la stessa anima ruvida, accogliente e un po' caotica di Livorno.
​Anche qui il sole non scherza, ma la camminata merita tutta la fatica, specialmente quando si sale verso la cattedrale di San Ciriaco, che domina il promontorio Guasco. Da lassù il porto antico si snoda come un serpente di ferro e cemento, e lo sguardo spazia su tutto il golfo. È una città di salite e discese calme, di scorci monumentali che si alternano a vecchi rioni di scaricatori e marinai. Dopo aver respirato un po' di questa atmosfera di mare e di porto, è tempo di riprendere la strada verso l'entroterra. Jesi mi aspetta per la serata, ottima base per tirare il fiato in vista delle vette di domani.