sabato 22 agosto 2026

Cime Barbin e Sentier Bastidon

 


Giornata di oggi epica per quanto riguarda il trekking, ovviamente. Da La Palud-sur-Verdon parto con l'anello che sale fino alla cima di Barbin, per poi chiuderlo con il tratto più panoramico del Sentier du Bastidon. Due anelli in unica escursione. La prima parte è tutta salita, e che salita, un dislivello positivo che sfiora i settecento metri distribuiti su un sentiero che alterna la garrigue riarsa e assolata tipica del Verdon a tratti di bosco ombroso e fresco sul versante nord del Barbin, un contrasto climatico che si sente eccome sulla pelle mentre si sale.

Raggiunta la cima, la discesa verso il Sentier du Bastidon si rivela decisamente più tecnica, sconsigliata a chi soffre di vertigini. Il sentiero scende costeggiando per un lungo tratto il corso del Verdon, regalando uno dei punti di vista più belli di tutta la zona al belvedere di Mayreste, affacciato proprio sul Grand Canyon, prima di rientrare nel cuore vero e proprio del canyon tra pareti di roccia che si stringono sempre di più attorno al sentiero. Qui anche una serie di tratti attrezzati per sicurezza. L'esposizione c'è, ma è più la sensazione di vedere il passaggio da lontano, che una volta che lo si attraversa. 

Il ritorno verso La Palud passa ancora i boschi di pini e faggi che ricoprono la montagna di Barbin, prima di riemergere con belle viste da sotto al paese. La salita infatti non è terminata. Una giornata lunga e completa, che mette insieme salita tosta, discesa tecnica e uno dei tratti più suggestivi che il Verdon abbia da offrire, roccia, acqua e vertigine tutto in un colpo solo.

Album fotografico Cime Barbin e Sentier Bastidon 

venerdì 21 agosto 2026

Roussillon e Sentiero dell'Ocra

 


Parto da Albi che è ancora notte, verso le 5.30, sotto un cielo che non promette esattamente una giornata memorabile. Ha piovuto, c'è nebbia e per parecchio tempo la strada sembra una specie di tunnel grigio senza fine. Il tragitto verso Roussillon è lungo, parecchio lungo, e quando finalmente arrivo ho quasi l'impressione che la Provenza abbia deciso di continuare il maltempo dei Pirenei invece di accogliermi come da cartolina. Nebbia, nuvole basse, colori spenti. Insomma: tanto per cambiare, anche oggi il meteo ha deciso autonomamente il programma. Il Sentiero dell'Ocra apre soltanto alle 13, quindi non ho nessuna fretta. E Roussillon, in fondo, è uno di quei posti in cui la fretta sarebbe comunque un peccato. Il paese è letteralmente costruito sopra l'ocra: il giacimento si trova nel cuore del Parco Naturale del Luberon e già i romani avevano capito che quella terra colorata poteva essere una merce interessante, tanto da esportarla verso Oriente attraverso Marsiglia. Oggi, invece, l'ocra è soprattutto una gigantesca tavolozza. Le facciate di Roussillon sembrano essersi messe d'accordo per sfoggiare tutte le possibili variazioni del colore: rosa, arancio, giallo, rosso, mattone. Diciotto sfumature, dicono. Io non mi metto certo a contarle, ma il risultato è talmente uniforme e allo stesso tempo variopinto da sembrare quasi costruito apposta per le fotografie, anche se con il tempo che è, non rendono affatto. È uno di quei borghi provenzali che rischiano facilmente di diventare una caricatura della Provenza stessa, ma che dal vivo funzionano molto meglio che in foto. Poi finalmente arriva l'ora del sentiero. Le aspettative escursionistiche, diciamo, sono abbastanza modeste: il Sentiero dell'Ocra è più una passeggiata che un trekking, con un percorso semplice tra le vecchie cave a cielo aperto e le pareti di roccia modellate dall'estrazione. Il paesaggio però è da Far West, avrei potuto raccontare di essere in Arizona o nello Utah. Però nel frattempo succede una cosa che non avevo programmato: il cielo cambia completamente. Le nuvole si aprono, compare l'azzurro e improvvisamente quelle pareti rosse e arancioni, incorniciate dai pini, esplodono di colore. Dopo la mattinata grigia è quasi una compensazione personale del meteo. E ancora una volta mi ritrovo a pensare che, nei viaggi, il tempismo casuale spesso riesce a fare meglio di qualsiasi programma. Finita la passeggiata, torno in macchina e riparto. La destinazione è La Palud-sur-Verdon e la Provenza comincia a cambiare di nuovo faccia. L'ocra e i piccoli borghi colorati lasciano spazio a gole, pareti rocciose e paesaggi scavati dall'acqua del Verdon. È un'altra Provenza, molto meno da cartolina e molto più verticale, che mi riporta decisamente nel mio habitat naturale. Da domani, infatti, si torna a camminare sul serio. Dopo qualche giorno tra trasferimenti, borghi e strade panoramiche, ho finalmente davanti altri trekking. E, considerando dove sono finito, direi che la Provenza può smettere di preoccuparsi: non sono venuto fin qui per stare fermo.

Album fotografico (anche qui la WiFi fa onco) Roussillon 

giovedì 20 agosto 2026

Arrivo ad Albi (interludio)

 

Questa mattina lascio i Pirenei. Dalla finestra il contrasto è netto, sopra di me il sole, sotto un mare di nuvole. Sono davvero in alto, tanto che appena parto entro direttamente dentro la nuvola, come se il cielo si fosse abbassato apposta per salutarmi. Il tempo oggi non è un granché, ma è una fortuna non avere trekking in programma. La meta è Albi, per spezzare un po' il viaggio verso la Provenza. Il mio interludio storico culturale. 

Per risparmiare qualcosa e vedere il paesaggio rurale evito le autostrade e carico nuovamente due autostoppiste, molto giovani stavolta. Anche loro vanno proprio ad Albi, per poi spostarsi a un festival teatrale in qualche altro posto che non so bene individuare. Parlano entrambe un inglese abbastanza buono, al mio livello di oltre la sopravvivenza, e così da Tolosa, per quasi un'ora, ci scambiamo un sacco di parole e piccoli insegnamenti reciproci, anche musicali. Ascoltano i Måneskin oltre alla musica francese, il che dice molto su quanto i nostri siano ormai diventati un fenomeno pop trasversale ai confini.

Una volta scaricate a destinazione, parcheggio e inizio a girare Albi. Pranzo veramente delizioso, la prima volta da quando sono in gita che mi capita, con tanto di foie gras (gnam) e continuo a girare per il paese visitando anche la Cattedrale di Santa Cecilia, la più grande chiesa in mattoni al mondo e capolavoro del gotico meridionale, che da fuori sembra quasi una fortezza inespugnabile più che un luogo di culto. Accanto sorge il Palais de la Berbie, antica residenza fortificata dei vescovi , tra le più antiche di Francia, oggi sede del museo dedicato a Toulouse-Lautrec, che custodisce la più grande collezione al mondo dell'artista nato proprio ad Albi, tra dipinti, disegni e i celebri manifesti che rivoluzionarono la grafica pubblicitaria di fine Ottocento. Una mostra dei suoi lavori l'avevo già vista qualche mese fa a Firenze. Proseguo per viottoli vari e trovo numerosi punti di osservazione panoramici lungo il fiume fino alla bellissima vista di Pont Vieux e la discesa fino al Berges du Tarn. 

Album fotografico Albi 

mercoledì 19 agosto 2026

Tour dei cinque laghi e Gouffre d'Esparros, Pirenei

 

Ultimo giorno sui Pirenei e non potevo che chiudere in bellezza. I paesaggi di montagna che cercavo anche ieri li ho finalmente trovati nella riserva naturale di Néouvielle, con il giro, anzi il tour dei cinque laghi. Parto dal rifugio Chalet d'Oredon e attacco subito la salita tra i pini, un sentiero ripido segnato dai bolli bianchi e rossi del GR10, che porta fino al Col d'Estoudou con una vista già di per sé notevole. Da lì proseguo nel bosco fino al lago di Aumar, che costeggio per un tratto prima di lasciare i segnavia del GR10 e deviare verso il lago di Aubert, e poi scendo in parallelo verso Les Laquettes, una serie di piccoli laghi che costeggio quasi rasente all'acqua.  Continuo la discesa tra i pini, seguendo il fiume nella sua caduta vertiginosa fino al lago di Oredon, dove chiudo l'anello risalendo il breve tratto che riporta al rifugio di partenza. Qui una omelette con i funghi non me la leva nessuno. Me la sono presa con calma, godendomi ogni singolo passo, e sono davvero soddisfatto, la giornata di montagna che cercavo da un po' me la sono presa tutta oggi.

Nel pomeriggio, per non farmi mancare niente, raggiungo il Gouffre d'Esparros, un vero e proprio giardino sotterraneo scoperto nella sua interezza nel 1938 dallo speleologo Norbert Casteret, celebre soprattutto per la quantità e la varietà dei suoi cristalli di aragonite, minerale che qui assume forme che ricordano fiori di pietra, coralli bianchi o piccoli cavolfiori translucidi, cresciuti goccia dopo goccia nell'arco di oltre centosessantamila anni. Dentro si sta sui tredici gradi tutto l'anno, un bel contrasto rispetto al caldo di fuori, e passeggiare tra quelle gallerie silenziose, tra piccoli laghi immobili e colonne di calcite, è un modo perfetto per chiudere le gambe dopo tanti chilometri di sentieri e aprire la mente a un mondo completamente diverso, quello che si nasconde sotto le stesse montagne che ho attraversato in questi giorni.

La gita però è ancora lunga, ma essendo l'ultimo giorno sui Pirenei, questa sera scendo comunque a Saint-Lary-Soulan, dove trovo il paese in festa, tra luci, bancarelle e gente per strada, un piccolo assaggio di vita locale prima di lasciare definitivamente questa catena montuosa che in dieci giorni mi ha regalato davvero di tutto, dal caldo assurdo arrivando dalla Provenza al fresco dei laghi pirenaici, passando per camosci, lupi che poi erano cani, e discese di sassaia che ricorderò a lungo.

Album fotografico stay tuned perché non ho caricato le foto

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Album fotografico Tour Neouvielle


martedì 18 agosto 2026

Plan d'Adet, Pirenei

 

Oggi parto direttamente da Plan d'Adet, sopra Saint Lary Soule e affronto un bel anello faticoso, un altro migliaio di metri di dislivello sulle gambe che continuano ad accumulare stanchezza giorno dopo giorno. La zona di Saint-Lary è in effetti soprattutto un grande comprensorio sciistico, e questo si sente parecchio lungo il percorso, perché i sentieri per buona parte ricalcano le piste da discesa, ben diverse dai tracciati di montagna più selvaggi che ho macinato nei giorni scorsi. E le salite, con larghi spazi aperti risultano abominevoli e scoraggianti a prima vista. 

Il percorso tocca La Tourette e la Cabane, ma onestamente il posto non mi ha esaltato granché. Non è brutto, intendiamoci, ma manca di quel carattere che avevano gli altri trekking di questo viaggio. Quando arrivi in cima non trovi croci di vetta o punti panoramici che ti fanno dimenticare la fatica, ma gli impianti di risalita, chiusi per la stagione estiva, che tolgono un po' di poesia al momento.

Una giornata più di gambe che di cuore, insomma, ma anche questa serve a completare il quadro di un viaggio che fino a ora mi ha regalato ben altre soddisfazioni.

Nel tardo pomeriggio decido di scendere in auto fino in paese, altrimenti con la teleferica sarei stato impossibilitato a salire per motivi di orario (chiude alle 18.30). Saint Lary è molto viva e piena di gente. Turistica, ma carina. Qui tutti giocano a bocce, petanque in francese. 

Non tutte le foto sono caricate di Album fotografico Plan d'Adet 


lunedì 17 agosto 2026

Le Cirque de Gavarnie, Pirenei

 


Oggi lascio la Spagna e comincia la seconda parte del viaggio: i Pirenei francesi. Il trasferimento da Torla a Gavarnie non è esattamente una passeggiata. La strada attraversa un susseguirsi continuo di vallate, salite, discese e panorami che fanno passare in secondo piano il fatto che, per buona parte del tragitto, io sia semplicemente seduto in macchina. Da Torla scendo verso Broto e Biescas, poi attraverso la zona di Sallent de Gállego e Formigal, prima di entrare definitivamente in Francia dal colle del Portalet. Da lì comincia una delle parti più spettacolari del viaggio: Laruns, il Col d’Aubisque, il Col du Soulor, la discesa verso Argelès-Gazost e poi la valle che porta a Luz-Saint-Sauveur e Gavarnie. Una strada che sembra progettata apposta per ricordarti che i Pirenei non sono soltanto un posto dove andare a fare trekking. Sono anche un gigantesco parco giochi per ciclisti. E infatti ce ne sono ovunque. Ma proprio ovunque. Gente che pedala su queste strade come se fosse una cosa perfettamente normale, mentre io, comodamente seduto in macchina, li guardo e penso che una volta posata aggiungerò la mia fatica alla loro. 

Del resto siamo nel territorio sacro del Tour de France. Il Tourmalet, l’Aubisque, l’Aspin, il Soulor, il Peyresourde: sono nomi che appartengono alla storia del ciclismo e ammetto di averli dovuti cercare incuriosito. E non è soltanto il Tour: anche La Vuelta ha attraversato più volte i Pirenei francesi. Anzi, proprio quest'anno il Tour è passato da queste parti: una tappa è arrivata a Gavarnie-Gèdre, dopo aver affrontato alcuni dei mostri sacri del ciclismo pirenaico. Sull'asfalto compaiono continuamente scritte dedicate ai corridori, ai campioni, alle imprese del passato. A un certo punto ne vedo una che mi fa inevitabilmente sorridere:

FORZA PANTANI.

In mezzo ai Pirenei francesi, a distanza di quasi trent'anni dalle sue imprese, ritrovare il nome del Pirata scritto sull'asfalto è una di quelle piccole cose che raccontano quanto certi personaggi siano diventati patrimonio collettivo dello sport. Pantani, del resto, sulle montagne del Tour ci ha costruito una parte enorme della sua leggenda. Passo davanti al Col d’Aubisque e mi trovo davanti le gigantesche biciclette decorative che celebrano il Tour de France: una specie di piccolo monumento al ciclismo che sembra messo lì apposta per ricordarti dove ti trovi. Finalmente arrivo a Gavarnie. È già pieno di gente. Anzi, pienissimo. Comincio a prepararmi mentalmente a perdere un'ora cercando parcheggio, quando davanti a me succede il miracolo: vedo una macchina che sta uscendo dal parcheggio più vicino possibile alla partenza del sentiero. Non faccio neanche in tempo a formulare il pensiero. Mi infilo. E così posso fare subito quello per cui sono venuto: il Cirque de Gavarnie. Il trekking è semplicemente bellissimo. La parete del circo si apre davanti a me man mano che avanzo e il paesaggio diventa sempre più spettacolare. Il Cirque de Gavarnie è uno di quei posti in cui la fotografia rischia quasi di essere inutile: puoi fare tutte le foto che vuoi, ma dal vivo la dimensione del luogo è un'altra cosa. La cascata, le pareti verticali, i pascoli, le montagne che chiudono la valle. È uno scenario enorme, quasi teatrale. E soprattutto è un ambiente che si presta perfettamente al modo in cui sto vivendo questi giorni: camminare per ore dentro paesaggi che cambiano continuamente, senza dover necessariamente arrivare da qualche parte. Finito il trekking, però, non c'è molto tempo per contemplare l'esistenza. Mi rimetto immediatamente in macchina. Perché Saint-Lary-Soulan non è esattamente dietro l'angolo. E qui la giornata decide di aggiungere un altro piccolo episodio alla collezione. Dietro una curva trovo due ragazzi che fanno autostop. Direzione Lourdes. Sono francesi: lei viene da Grenoble, lui da un posto dalle parti di Andorra che, neanche so riscrivere. La cosa interessante è che sono entrambi completamente fissati con l'atletica leggera. E, soprattutto, sono entusiasti degli italiani. Mi raccontano che i nostri stanno vincendo una quantità impressionante di medaglie e cominciano a esaltare gli atleti azzurri. Io annuisco con grande partecipazione. Il problema è che, di atletica leggera, non so praticamente una sega. Quindi per qualche chilometro cambiamo discorso e sosteniamo una conversazione basata principalmente sui nostri trekking. Li lascio molto vicino alla loro destinazione e riprendo la strada verso Saint-Lary: però non sto esattamente "a Saint-Lary". Sto alla fine della funivia, dove cominciano gli impianti da sci del Pla d'Adet. Il che, è comunque perfetto: domani mattina mi sveglio e sono già praticamente sul posto di partenza del trekking.

PS: non c'è WiFi quindi scrocco una rete aperta che però è lontana almeno duecento metri da casa. Stasera ho caricato le foto. Domani non è detto. 

Album fotografico Cirque de Gavarnie