Vomito Ergo Rum
Non lasciare che la morale ti impedisca di fare ciò che è giusto
sabato 24 ottobre 2026
Vinci, Leonardo e il carro armato
venerdì 23 ottobre 2026
Green Day - Insomniac
Il contesto è quello di una band che in un anno e mezzo era passata dall'underground californiano a sedici milioni di copie vendute, ai concerti nei palasport, alle accuse di aver venduto l'anima alla major. Billie Joe Armstrong, Mike Dirnt e Tré Cool erano diventati ricchi e famosi, e non sapevano esattamente cosa farsene. Insomniac nasce in fretta, dalla necessità di elaborare quella pressione piuttosto che di costruire un capolavoro: Armstrong lo ha definito il disco "più onesto" della band, quello che dovevano fare, non quello che i fan volevano. Si sente.
È più corto, più veloce, più incazzato di Dookie. Quattordici brani in poco più di mezzora, con quasi nessuna concessione alla melodia immediata che aveva reso il predecessore così accessibile. Armatage Shanks apre senza preavviso. Stuck with Me è forse il momento più riuscito del disco, uno di quei brani che avrebbe potuto stare tranquillamente in Dookie senza sfigurare. Geek Stink Breath, singolo apripista, racconta gli effetti delle anfetamine con una franchezza quasi disturbante, anche se musicalmente è tra i meno convincenti. Brain Stew è il brano che meglio invecchia: lento, quasi ipnotico per i loro standard, costruito su un riff ripetitivo e discendente che si incide in testa meglio di molte cose più elaborate. Panic Song ha un intro di basso di quasi due minuti prima che il brano esploda, e quei due minuti sono già un segnale di qualcosa che stava cambiando.
Vendette quattro milioni di copie, contro i sedici di Dookie, e fu considerato un relativo insuccesso commerciale. In realtà è uno dei dischi più sinceri della loro carriera, anche se non il più bello. La versione dark e notturna di Dookie, come qualcuno l'ha definita: meno radiofonico, meno sorridente, più utile a capire dove stesse andando davvero la band.
giovedì 22 ottobre 2026
Senso (1954)
La storia è ambientata a Venezia nel 1866, in piena occupazione austriaca e mentre l'Italia si prepara alla guerra. Tutto comincia a teatro, durante una rappresentazione del Trovatore di Verdi che si trasforma in una manifestazione contro gli austriaci. Da lì nasce la passione tra la contessa Livia Serpieri e un giovane tenente austriaco, Franz Mahler, un amore che la porta a rischiare famiglia, posizione sociale e patrimonio per un uomo che dall'altra parte della barricata sta con il nemico e soprattutto pensa a se stesso. Ve lo dico così per non rovinarvi il resto, perché la parte che viene dopo conviene vederla con i propri occhi.
Dal punto di vista scenografico e della ricostruzione degli ambienti, considerando appunto che è stato girato nel 1954, devo dire che mi trovo d'accordo: è monumentale e preciso. Interni, costumi, palazzi e luci sono curati in un modo che ancora oggi lascia a bocca aperta, con il Technicolor a dare un colore pieno e ricco a ogni inquadratura. Se c'è una cosa che ho apprezzato senza riserve, è questa. Perfino io, che non sono un fan del genere, ogni tanto mi fermavo a guardare lo sfondo più che i personaggi principali, accerchiati anche da un numero incredibile di comparse. Il tema del tradimento, che è un argomento sostanzioso, non si limita al piano amoroso. Il tradimento di Livia è verso il marito, certo, ma anche verso i propri ideali e verso la causa patriottica, e il film sembra voler dire che la fedeltà e la lealtà sono cose che si rompono su più livelli insieme. Quindi non solo una storia di passione, ma qualcosa di più morale e generale, che dà un po' di sostanza a quello che altrimenti sarebbe un melodramma in costume.
Poi mi sono cercato qualche informazione extra su Wikipedia e ho scoperto che il film ha subito una forte censura e molti tagli. Per me è una cosa abbastanza inspiegabile per un film di questo genere, che a prima vista sembra solo una storia d'amore ottocentesca. Da quello che ho letto in giro, però, a dare fastidio sarebbe stato il modo in cui venivano mostrati i soldati italiani, non proprio da eroi, e addirittura il finale originale è stato rigirato su richiesta dei censori. Insomma, anche una storia in costume negli anni cinquanta poteva toccare nervi scoperti, e questa curiosità da sola mi ha fatto guardare il film con altri occhi.
Un film lungo e solenne, da guardare con calma, e che per chi ama il cinema italiano classico è sicuramente un titolo da conoscere.
mercoledì 21 ottobre 2026
Il tempo libero è diventato un lavoro?
martedì 20 ottobre 2026
Tesla - Mechanical Resonance
La prima metà è hard rock diretto e muscolare: EZ Come EZ Go apre con un riff squadrato e sincopato, Cumin' Atcha Live porta dentro intrecci chitarristici di Tommy Skeoch e Frank Hannon che sanno già di classe vera. La seconda metà è dove la band si apre davvero: Modern Day Cowboy, singolo di maggior successo, è una hard rock song con un immaginario western che funziona benissimo; Changes introduce il piano su un mid tempo malinconico dal ritornello travolgente; Little Suzi ha un'intro acustica e marcate influenze zeppeliniane; e Gettin' Better mescola arpeggio languido e riff risoluto in modo quasi senza sforzo. La voce di Jeff Keith, roca e graffiante, è il centro di tutto: calda, diretta, con quella qualità blues che i cantanti hair metal dell'epoca quasi sempre non avevano. . Non rivoluzionario, non sperimentale, ma onesto, ben suonato, con le radici al posto giusto. Uno di quei dischi che si riscopre sempre con lo stesso piacere.
lunedì 19 ottobre 2026
AA. VV. - Solarpunk: Nuovi Sguardi Sul Domani
- “Non è l'essenza di conflitto” – Lorenzo Davia
- “Gong” – Stefano Carducci e Alessandro Fambrini
- “Fare cerchio” – Giovanna Repetto
- “Semina di ossa e terra” – Irene Drago
- “Tre lezioni di tenebre per il mercoledì ”– Franco Ricciardiello
- "Diagramma di flusso con svarione" – Fulvio Gatti
- “Eloisa e la bomba” – Giulia Abbate
- “Memetica del collasso” – Flavio Torba
- “Cartolina dal Lago Maggiore” – Romina Braggion
- “Gomma” – Silvia Treves
Però stavolta la curiosità ha vinto. Il numero speciale estivo di Urania, "Solarpunk - Nuovi sguardi sul domani", era di quelli che non potevo lasciarmi scappare, perché è da un po' che sento parlare di questa corrente "positiva" della fantascienza e volevo capire di che pasta fosse fatta. Dopo anni di distopie, futuri in rovina e catastrofi a rate, l'idea di qualcuno che prova a immaginare un domani decente mi attirava parecchio. E poi, diciamolo, un po' di ottimismo ogni tanto fa bene anche a uno che fa i turni all'alba.
Il punto di partenza è chiaro: il solarpunk parte dai problemi del nostro tempo, a cominciare da quello ambientale, e invece di piangerci sopra prova ad affrontarli in modo costruttivo. Il "punk" sta nella ribellione, quella dell'umanità che non si arrende alla crisi, un po' come quarant'anni fa i cyberpunk si ribellavano al dominio dell'informatica. Poi ognuno la prende dal suo lato: c'è chi spinge sulla tecnologia, chi sul sociale, chi ci costruisce sopra addirittura un giallo.
Il volume è curato da Franco Ricciardiello, che del solarpunk italiano è praticamente un fondatore (ha messo in piedi anche Solarpunk Italia), e si chiude con un'analisi del movimento firmata da lui e da Giulia Abbate, più una cronologia. Insomma, non è solo una raccolta di storie ma anche una specie di piccola guida al genere.
Per quanto riguarda queste letture il rischio del solarpunk è appiattirsi su comunità autosufficienti e democrazia dal basso, un po' ripetitive e un po' naif, perché il conflitto resta il motore delle storie. I racconti che mi sono piaciuti di più, e sono in buona compagnia, sono quelli che si pongono i problemi scomodi, vecchiaia, malattia, morte, cose che nemmeno nel miglior futuro possibile si possono evitare.
Poi ci sono i gusti, che è giusto restino gusti. Il primo racconto (quello di Lorenzo Davia) , per dire, mi ha convinto di più ed era sinceramente ciò che mi aspettavo da questa raccolta.
Invece in alcuni casi son rimasto un po' deluso, come se tutto fosse un po' forzato. Mi piacerebbe leggere un romanzo più lungo, per provare. Intanto mi tengo la sensazione che questo solarpunk, con tutti i suoi rischi di buonismo, sia un tentativo serio di guardare avanti senza farsi venire l'ansia.




