martedì 25 agosto 2026

Pirenei e Gole del Verdon, ritorno a Piomba

 
Dopo 3660,5 km in auto e ben 261 km a piedi si conclude questa lunga avventura tra Pireni e Verdon. Grandi distanze, ma anche grandi percorsi. Per quanto riguarda l'impostazione della vacanza è stata concepita con uno stop in Provenza per non avere troppe ore di auto consecutive, le valli spagnole di Benasque e Torla sui Pirenei e la quelle francesi di Gavernie e Sain Lary Soulen, per poi ridiscendere gli ultimi giorni nuovamente nel Verdon, spezzando il viaggio con un giorno di riposo storico culturale ad Albi. Bella esperienza, tutta n solitaria e totale autonomia. Ecco la lista dei (principali) trekking giornalieri con voto da 1 a 5
 
  • Col de l'Ane 13,61 km +806m (4/5)
  • La Roqueta 8,15 km +102m (2/5)
  • Anello Ibonet 16,45 km +985m (3/5)
  • Benasque 22,61 km +1283m (4/5)
  • Camino del Solano 8,59 km +375m (2/5)
  • Cola Caballo 22,41 km +787m (4/5)
  • Faja Recon 19,65 km +603m (3/5)
  • Bujaruello 19,20 km +469m (2/5)
  • Cirque de Gavarnie 16,85 km +885m (4/5)
  • Plan d'Adet 13,61 km +1175m (1/5)
  • Neouvielle Tour 11,63 km +496m (4/5)
  • Sentier d'ocre 3,7 km +55m (1/5)
  • Sentier Bodin 18,36 km +912m (3/5)
  • Blanc Martel  18,47 km +875m (4/5) 
 

lunedì 24 agosto 2026

Sentiero Blanc Martel sul Verdon

 


Ultimo giorno di vacanza, domani si torna a casa, e ultimo trekking. Sensazionale. Faccio il celebre sentiero Blanc-Martel sfruttando la navetta, che va prenotata in anticipo, e che da La Palud-sur-Verdon porta al Chalet de la Maline, punto di partenza del percorso, per poi venirti a riprendere nel pomeriggio al Point Sublime, dall'altra parte del canyon. Il sentiero prende il nome da Isidore Blanc, maestro di scuola di Rougon, e Édouard-Alfred Martel, celebre speleologo, i due esploratori che per primi lo percorsero nel 1905, prima che il Touring Club di Francia lo tracciasse ufficialmente nel 1928.

Il percorso è molto vario, con una grande discesa iniziale che porta dritti nel cuore del canyon, poi cenge scavate nella roccia, viste mozzafiato sul Verdon che scorre sul fondo, e ben tre gallerie da attraversare, frontale d'obbligo, tra cui il celebre couloir Samson. Numerose salite si alternano alle discese lungo tutto il tragitto, che segue il corso del fiume ora a livello dell'acqua, ora sospeso più in alto sulle pareti del canyon. Con qualche deviazione in più il conto finale supera i diciotto chilometri e va ben oltre gli 800 metri di dislivello complessivo, una vera traversata più che una semplice camminata.

Chiudo così, felice, l'ultimo trekking di questo viaggio lunghissimo tra Provenza e Pirenei, con uno dei percorsi più belli e spettacolari di tutto il Verdon. Non potevo scegliere modo migliore per salutare queste montagne prima di rimettermi in macchina domani, direzione casa.

Album fotografico Sentiero Blanc Martel sul Verdon 

domenica 23 agosto 2026

Frosinone 0 - Juventus 1

 
Prima di campionato e sfrutto il mio abbonamento di DAZN con Tim. Funziona bene a sto giro, nonostante sia addirittura all'estero. Purtroppo già da questa prima partita anche quest'anno so di certo che ci sarà da soffrire. Non che si debba sottovalutare una neopromossa, ma una gara che poteva finire tranquillamente con un divario netto è terminata con una sola rete a nostro vantaggio e la solita fase di sofferenza nel finale. Nel primo tempo abbiamo anche giocato bene, ma se davanti alla porta non le metti dentro diventa davvero dura. Molto dura. Ed anche se nel secondo tempo non continui a creare, ma piuttosto usi una certa leggerezza. Viviano in porta si è comportato bene, facendo ciò che deve fare (con Di Gregorio probabilmente avremmo pure preso gol), anche se poi abbandona il campo per crampi (?) o infortunio. Tornano Douglas Luiz (benino) e Kolo Muani (male visto che si è mangiato due reti fatte). Yildiz secondo me impallato è impalpabile, l'altro turco sulla fascia insomma, diamogli fiducia. Locatelli da squadra di salvezza fa comunque il suo. C'è ancora tanto lavoro per Spalletti, che fa spallucce. Almeno abbiamo tre punti e si è visto un bel primo tempo. 

Rougon, Castellane e Trigance

 


Giornata a metà tra cultura, escursioni e pieno relax. Da La Palud-sur-Verdon mi dirigo alla vicina Rougon, uno dei luoghi di riferimento in tutta la zona per osservare i grandi rapaci del Verdon. Da qui,  oggi vola una colonia di oltre trecento coppie di grifoni, ma io non ne ho visto neanche uno. Neppure facendo il verso di richiamo. Mi godo un po' di birdwatching improvvisato, ma un po' so ciecato, un po' c'è il sole in fronte se guardo dove dovrebbero planare e sinceramente non mi appaiono. Vedo per tre o quattro gatti. Poi mi rimetto in marcia verso Castellane, percorrendo una strada bellissima, tutta curve e canyon, che segue da vicino il corso del Verdon.

A Castellane mi prendo il tempo di girare le viuzze del centro storico, prendere qualche regalino da portare a casa, e poi affrontare un mini trekking, con una salita niente male, fino alla chapelle Notre-Dame du Roc, arroccata su uno sperone calcareo che domina il paese da quasi duecento metri d'altezza. Il sentiero costeggia gli antichi bastioni medievali passando accanto alla Tour Pentagonale, tra oratori di pietra che scandiscono la salita quasi come una piccola via crucis, fino ad arrivare in cima, dove la chiesetta esiste fin dal Duecento anche se l'aspetto attuale risale solo alla fine dell'Ottocento. Da lassù il panorama è di quelli che ripagano ogni goccia di sudore, con Castellane raccolta ai piedi della rupe e il Verdon che scorre poco più in là.

Pranzetto in paese, poi un il giro lungo in auto fino a Trigance, dove il mio albergo è dotato pure di piscina, e lì mi concedo un pomeriggio di relax totale, meritato dopo giorni e giorni di sentieri, salite e trasferimenti. A volte anche il dolce far niente ha il suo peso specifico in un viaggio come questo.

Album fotografico Rougon, Castellane e Trigance 

sabato 22 agosto 2026

Cime Barbin e Sentier Bastidon

 


Giornata di oggi epica per quanto riguarda il trekking, ovviamente. Da La Palud-sur-Verdon parto con l'anello che sale fino alla cima di Barbin, per poi chiuderlo con il tratto più panoramico del Sentier du Bastidon. Due anelli in unica escursione. La prima parte è tutta salita, e che salita, un dislivello positivo che sfiora i settecento metri distribuiti su un sentiero che alterna la garrigue riarsa e assolata tipica del Verdon a tratti di bosco ombroso e fresco sul versante nord del Barbin, un contrasto climatico che si sente eccome sulla pelle mentre si sale.

Raggiunta la cima, la discesa verso il Sentier du Bastidon si rivela decisamente più tecnica, sconsigliata a chi soffre di vertigini. Il sentiero scende costeggiando per un lungo tratto il corso del Verdon, regalando uno dei punti di vista più belli di tutta la zona al belvedere di Mayreste, affacciato proprio sul Grand Canyon, prima di rientrare nel cuore vero e proprio del canyon tra pareti di roccia che si stringono sempre di più attorno al sentiero. Qui anche una serie di tratti attrezzati per sicurezza. L'esposizione c'è, ma è più la sensazione di vedere il passaggio da lontano, che una volta che lo si attraversa. 

Il ritorno verso La Palud passa ancora i boschi di pini e faggi che ricoprono la montagna di Barbin, prima di riemergere con belle viste da sotto al paese. La salita infatti non è terminata. Una giornata lunga e completa, che mette insieme salita tosta, discesa tecnica e uno dei tratti più suggestivi che il Verdon abbia da offrire, roccia, acqua e vertigine tutto in un colpo solo.

Album fotografico Cime Barbin e Sentier Bastidon 

venerdì 21 agosto 2026

Roussillon e Sentiero dell'Ocra

 


Parto da Albi che è ancora notte, verso le 5.30, sotto un cielo che non promette esattamente una giornata memorabile. Ha piovuto, c'è nebbia e per parecchio tempo la strada sembra una specie di tunnel grigio senza fine. Il tragitto verso Roussillon è lungo, parecchio lungo, e quando finalmente arrivo ho quasi l'impressione che la Provenza abbia deciso di continuare il maltempo dei Pirenei invece di accogliermi come da cartolina. Nebbia, nuvole basse, colori spenti. Insomma: tanto per cambiare, anche oggi il meteo ha deciso autonomamente il programma. Il Sentiero dell'Ocra apre soltanto alle 13, quindi non ho nessuna fretta. E Roussillon, in fondo, è uno di quei posti in cui la fretta sarebbe comunque un peccato. Il paese è letteralmente costruito sopra l'ocra: il giacimento si trova nel cuore del Parco Naturale del Luberon e già i romani avevano capito che quella terra colorata poteva essere una merce interessante, tanto da esportarla verso Oriente attraverso Marsiglia. Oggi, invece, l'ocra è soprattutto una gigantesca tavolozza. Le facciate di Roussillon sembrano essersi messe d'accordo per sfoggiare tutte le possibili variazioni del colore: rosa, arancio, giallo, rosso, mattone. Diciotto sfumature, dicono. Io non mi metto certo a contarle, ma il risultato è talmente uniforme e allo stesso tempo variopinto da sembrare quasi costruito apposta per le fotografie, anche se con il tempo che è, non rendono affatto. È uno di quei borghi provenzali che rischiano facilmente di diventare una caricatura della Provenza stessa, ma che dal vivo funzionano molto meglio che in foto. Poi finalmente arriva l'ora del sentiero. Le aspettative escursionistiche, diciamo, sono abbastanza modeste: il Sentiero dell'Ocra è più una passeggiata che un trekking, con un percorso semplice tra le vecchie cave a cielo aperto e le pareti di roccia modellate dall'estrazione. Il paesaggio però è da Far West, avrei potuto raccontare di essere in Arizona o nello Utah. Però nel frattempo succede una cosa che non avevo programmato: il cielo cambia completamente. Le nuvole si aprono, compare l'azzurro e improvvisamente quelle pareti rosse e arancioni, incorniciate dai pini, esplodono di colore. Dopo la mattinata grigia è quasi una compensazione personale del meteo. E ancora una volta mi ritrovo a pensare che, nei viaggi, il tempismo casuale spesso riesce a fare meglio di qualsiasi programma. Finita la passeggiata, torno in macchina e riparto. La destinazione è La Palud-sur-Verdon e la Provenza comincia a cambiare di nuovo faccia. L'ocra e i piccoli borghi colorati lasciano spazio a gole, pareti rocciose e paesaggi scavati dall'acqua del Verdon. È un'altra Provenza, molto meno da cartolina e molto più verticale, che mi riporta decisamente nel mio habitat naturale. Da domani, infatti, si torna a camminare sul serio. Dopo qualche giorno tra trasferimenti, borghi e strade panoramiche, ho finalmente davanti altri trekking. E, considerando dove sono finito, direi che la Provenza può smettere di preoccuparsi: non sono venuto fin qui per stare fermo.

Album fotografico (anche qui la WiFi fa onco) Roussillon