sabato 10 ottobre 2026

Aggiornamento OxygenOS CPH2769_16.0.10.500 (EX01C10P02)

 

Nuovo aggiornamento software per il mio OnePlus 15R, che riceve la versione CPH2769_16.0.10.500 (C10P02), per un download di circa 332 MB. Non siamo di fronte a un aggiornamento che stravolge il telefono o introduce chissà quale nuova funzionalità, ma a un pacchetto di miglioramenti che interviene soprattutto su alcune applicazioni di sistema e sulla stabilità generale.

Le novità riguardano innanzitutto l'app Meteo, la cui schermata principale presenta adesso un grafico lineare che permette di seguire l'andamento delle temperature nell'arco di più giorni. Una piccola aggiunta che può rendere più immediata la consultazione delle previsioni, soprattutto per chi, come me, guarda spesso il meteo anche in funzione delle proprie escursioni e delle uscite all'aperto.

Interventi anche sulla Gestione telefono, con una pulizia della memoria più articolata. I file possono essere individuati e organizzati per categorie, distinguendo quelli di grandi dimensioni, quelli vecchi, i duplicati e i documenti. L'obiettivo è rendere più semplice liberare spazio senza dover andare a caccia di file inutili nelle varie cartelle. Naturalmente, prima di cancellare qualcosa, meglio dare un'occhiata a cosa si sta eliminando: la pulizia automatica è comoda, ma il contenuto della memoria resta responsabilità nostra.

Un'altra piccola novità riguarda le impostazioni rapide, dove è possibile aggiungere collegamenti alle funzioni di Accelerazione di sistema e Ricerca virus. In questo modo si possono raggiungere più velocemente alcuni strumenti di manutenzione del dispositivo, senza dover ogni volta navigare tra i menu.

La parte forse più importante, anche se meno appariscente, è quella relativa al sistema: OnePlus dichiara un miglioramento della stabilità. Come spesso accade con questo genere di aggiornamenti, però, le note ufficiali non entrano nei dettagli e non specificano quali problemi siano stati corretti. Difficile quindi aspettarsi cambiamenti immediatamente visibili nell'uso quotidiano.

VERdetto

Un aggiornamento piuttosto contenuto, almeno sulla carta, che punta più a rifinire l'esperienza d'uso che a introdurre novità sostanziali. Le modifiche alla gestione della memoria e alle impostazioni rapide sono utili, mentre il nuovo grafico dell'app Meteo rappresenta una piccola comodità in più. Il miglioramento della stabilità è naturalmente benvenuto, anche se sarà l'utilizzo quotidiano a dire se ci saranno differenze concrete.

Nessuna funzione rivoluzionaria, dunque, ma non tutti gli aggiornamenti devono necessariamente reinventare lo smartphone. L'importante è che il OnePlus 15R continui a funzionare bene, possibilmente con qualche piccolo miglioramento a ogni passaggio. Per ora, questo è quanto emerge dalle note ufficiali: per giudicare il comportamento effettivo dopo l'installazione servirà un po' di tempo.


Riders Of Justice (2020)

 
Regia: Ansen Thomas Jensen
Anno: 2020
Titolo originale:  Retfærdighedens Ryttere
Voto e recensione. 4/10
Pagina di IMDB (7.5)
Pagina di I Check Movies
 Iscriviti a Prime Video
 
Mea culpa che quando ho visto un breve spezzone del film credevo fosse un qualcosa che richiamasse la psicostoria di Asimov, applicata non in macro, ma sui singoli eventi. Pareva ganzo.

Ed invece ecco una pellicola che ho fatto fatica a finire, e lo dico subito per non tenervi sulle spine. Riders of Justice, il titolo originale è Retfærdighedens Ryttere, quindi sì, è danese, è uscito nel 2020 e porta la firma di Anders Thomas Jensen, che lo ha anche scritto. Il protagonista è Mads Mikkelsen (con barba lunga), che di solito per me è già una garanzia, e proprio per questo la delusione è stata più forte.

La storia parte da un incidente ferroviario in cui muore la moglie di Markus, un soldato che torna a casa dalla figlia adolescente senza sapere bene come gestire il lutto. A quel punto si presentano alla porta un esperto di probabilità (statistica?) e un paio di colleghi, tutti convinti che quel disastro non sia stato affatto un caso ma l'opera di una banda criminale, quella che dà il titolo al film. Markus, che è uno che i problemi li risolve a pugni o a colpi di fucile, ha finalmente un nemico a cui dare la caccia. Sulla carta l'idea poteva anche funzionare.

Il problema è che per me non funziona praticamente niente di quello che viene dopo. Il film è troppo lungo, quasi due ore in cui la sceneggiatura gira su se stessa, accumula fili e personaggi e non si capisce mai bene dove voglia arrivare. Resta una sensazione di confusione che non diventa mai mistero e che non aiuta a restare dentro la storia. Manca soprattutto un'anima, qualcosa che ti faccia dire che dietro c'è un'idea o un sentimento vero e non solo un gruppo di situazioni tenute insieme col nastro adesivo.

A tirare avanti il tutto ci sono personaggi sopra le righe, luoghi comuni e cliché in quantità, dal soldato tutto muscoli e silenzi ai tipi strambi che dovrebbero far sorridere solo perché sono strambi. Ed è qui che il film mi ha perso del tutto, perché in fondo è un film d'azione sporcato da una vena commediale che non fa ridere. Le battute arrivano nei momenti sbagliati, spezzano la tensione quando dovrebbe crescere e non sono mai abbastanza divertenti da giustificare il disturbo. Risultato, né carne né pesce, e a me è sembrato soltanto un pasticcio.

So bene che in giro è piaciuto a parecchia gente e che ha anche un voto alto sui siti di cinema, quindi può darsi che io abbia sbagliato serata o che il suo umorismo non sia proprio il mio. Per me comunque è una visione che si poteva tranquillamente evitare, e se volete vedere Mikkelsen dare il meglio di sé ci sono altri film che vi consiglio prima di questo.

 

venerdì 9 ottobre 2026

SamanT(h)onic

 

Piccolo manuale dell’alchimista da salotto: come fabbricare un gin su misura (e fare bella figura)

​C’è stato un momento preciso nella storia recente in cui regalare una bottiglia di vino ha smesso di essere originale, la birra ha iniziato a divenire troppo dozzinale e altri prodotti alcolici, troppo casuali. Per evitare questa tragica deriva esistenziale con un’amica, ho deciso di scavalcare la mediazione commerciale e improvvisarmi maestro distillatore grazie ai prodigi dell'internet e di piattaforme come Iltuogin.

​Il risultato? Una pozione alcolica su misura con un profilo aromatico che punta dritto a spezie decise, sferzate agrumate e un tocco balsamico di sottobosco. Niente fronzoli floreali o dolcezze stucchevoli: roba per palati svegli.

​Se per puro spirito d’avventura voleste replicare la formula tra le mura domestiche tramite macerazione (compound gin, o per gli amici: "alcol da farmacia e botaniche a mollo"), ecco il grimorio botanico, le proporzioni e le fonti di approvvigionamento per 1 litro di spirito.

​La Dispensa Botanica: Cosa, Quanto e Dove

  • ​Ginepro comune (Juniperus communis) – 30 g La base indiscutibile. Senza di lui non è gin, è solo un intruglio alcolico dal destino incerto. È un arbusto sempreverde spontaneo delle nostre zone mediterranee e delle scarpate assolate; in alternativa, si recupera in qualunque erboristeria ben fornita. Servono le galbule (le tipiche "bacche" blu-violacee), leggermente schiacciate per liberare la carica resinosa e balsamica.  
  • ​ Limone (Citrus limon) – 4-5 g (solo scorza essiccata, rigorosamente senza albedo bianco) La lama agrumata. Albero da frutto coltivato ovunque batta il sole (specie al Sud e lungo le coste). Basta un agrume biologico non trattato, un pelapatate affilato e zero parte bianca interna, altrimenti l'amaro prende il sopravvento e addio freschezza.

  • ​Chinotto (Citrus myrtifolia) – 2,5 g (scorza essiccata) L'amaro nobile. Piccolo albero da frutto tipico della riviera ligure (Savona docet) e del Sud Italia. Reperibile essiccato online o presso speziali specializzati. Dà quella nota agrumata complessa, a metà strada tra l'arancia amara e il retrogusto di una gassosa d'altri tempi.

  • ​Coriandolo (Coriandrum sativum) – 8 g (semi essiccati) Il pilastro speziato. Pianta erbacea annuale originaria del bacino del Mediterraneo. I semi tondi si trovano facilmente in erboristeria, nei negozi etnici o nella corsia spezie di un supermercato degno di questo nome. Non temete il famigerato "sapore di sapone" delle foglie fresche: i semi essiccati rilasciano note calde, legnose e sorprendentemente agrumate.
  • ​Pepe nero (Piper nigrum) – 1,5 g (grani interi, appena pestati) Il graffio sul fondo. Pianta rampicante originaria dell'India, reperibile ovunque. Basta non esagerare: un grano di troppo e il gin passa da "distillato raffinato" a "marinatura per una fiorentina".

  • ​Timo (Thymus vulgaris) – 0,5 g (foglioline essiccate) Il soffio balsamico. Piccolo arbusto perenne aromatico diffusissimo nella macchia mediterranea, tra rocce e sentieri aridi, oppure comodamente coltivabile in vaso sul balcone. Una presenza discreta, appena sussurrata, per legare il ginepro e chiudere il cerchio erbaceo.

​La Formula (ovvero: Come non avvelenare gli ospiti)

  1. ​La base alcolica: Procuratevi 1 litro di alcol buongusto a 95° o, per fare prima senza calcoli da chimico per la diluizione, una vodka neutra da grano di buona qualità (40-43% vol.).
  2. ​Il primo turno (24 ore): Mettete in infusione in un vaso di vetro a chiusura ermetica l’alcol e il ginepro leggermente pestato. Lasciate riposare al buio.
  3. ​Il secondo turno (12-18 ore): Aggiungete tutte le altre botaniche (coriandolo, scorze di limone e chinotto, pepe nero e timo). Non prolungate oltre questo tempo: le scorze e le spezie rilasciano aromi molto in fretta e rischiano di coprire tutto.

  1. ​Il filtraggio: Filtrate prima con un colino a maglie fitte e poi con un filtro di carta da caffè per eliminare ogni residuo e torbidità.
  2. ​Il riposo: Se avete usato alcol puro, diluite con acqua oligominerale a basso residuo fisso fino a scendere intorno ai 42-43° vol. Fate riposare la bottiglia sigillata per un paio di settimane prima di servirla.

​Se poi preferite evitare di trasformare la cucina in un laboratorio clandestino del Proibizionismo, far fare il lavoro sporco ai distillatori professionisti resta una mossa di insospettabile saggezza diplomatica. Il regalo è fatto, la faccia è salva e il bicchiere è pieno. Avendo tutti i prodotti in orto, giardino, serra e balcone, ovviamente ho fatto da me. L'etichetta invece l'ho fatta disegnare a VIKI


giovedì 8 ottobre 2026

Terminatel 258

 
La mia uscita di sabato scorso al Flashback 2026, mi ha fatto investire da un vero e proprio flash per quanto riguarda un apparecchietto con cui "giocavamo" a fine anni novanta. Una chicca del genere, ben tenuta e funzionante, non può essere solo un pezzo da museo.

Il dispositivo che potete ammirare nella foto è un Terminatel 258 a marchio SIP, derivato dalla famiglia dei terminali francesi Minitel 2 (prodotti da Alcatel) e distribuito in Italia tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90 per accedere alla rete Videotel.

Che cos'era il Videotel

Il Videotel era la versione italiana del sistema telematico videotex (reso celebre oltralpe dal Minitel). Consisteva in una rete pre-Internet gestita dalla SIP a cui ci si collegava tramite la linea telefonica fissa (con un modem interno a standard V.23, tipicamente 1200 baud in ricezione e 75 in trasmissione). Serviva per consultare elenchi telefonici, orari dei treni, notizie, annunci o per accedere alle prime chat room telematiche a pagamento e alle BBS (Bulletin Board System).

Il Terminatel 258 si distingueva per il suo design compatto "all-in-one" con schermo CRT integrato (in bianco e nero o a fosfori con scala di grigi) e tastiera ribaltabile che fungeva anche da coperchio di protezione durante il trasporto.

Possibili utilizzi oggi per un appassionato

Non essendoci più la rete Videotel attiva, questo terminale è un pezzo da collezione con un enorme potenziale per il modding e il retrocomputing:

  • Terminale seriale per Linux / Raspberry Pi: Sul retro del telaio è presente una presa DIN a 5 poli (la porta ausiliaria/seriale). Con un semplice convertitore di livello logico o un adattatore USB-Seriale (TTL/RS232 a seconda della revisione interna), puoi collegarlo a un Raspberry Pi o a un PC. Configurando la porta con getty in modalità ASCII (80 o 40 colonne a 1200 o 4800 baud tramite le combinazioni di tasti funzione), puoi usarlo come una vera shell Bash/Linux fisica, con un'estetica cyberpunk/retrò autentica.
  • Connessione a BBS telnet: Interfacciato a un microcontrollore come l'ESP8266 o ESP32 (usando firmware come modem-simulator o Virtual Modem), il Terminatel può "chiamare" via Wi-Fi le BBS retro ancora attive nel mondo tramite Telnet, emulando le connessioni telematiche d'epoca.
  • Client IRC, feed RSS o monitor di sistema: Collegato a una scheda headless, può essere adoperato su una scrivania come monitor dedicato per visualizzare metriche di sistema (CPU, RAM, meteo), leggere i titoli delle notizie o chattare su vecchi canali IRC.
  • Emulazione Minitel / Videotex locale: Esistono progetti open-source dedicati alla preservazione del Minitel (come PyMinitel) che permettono di ricreare localmente server videotex completi di schermate grafiche a blocchi e pagine informative navigabili con i tasti numerici e i comandi funzione originali (Invio, Guida, Annull, Ripetiz).

Zero Click Web

 

Per decenni il web ha funzionato secondo una logica elementare e apparentemente immutabile: digitare una manciata di parole chiave, scorrere una lista di link blu, cliccare, leggere e farsi un'idea. Quel rito laico che ha definito la navigazione di intere generazioni si sta sgretolando a vista d'occhio. Con l'integrazione sempre più pervasiva delle risposte generate direttamente nei motori di ricerca, non siamo più noi a esplorare la rete; è una sintesi algoritmica a masticarla per noi, restituendoci una risposta preconfezionata prima ancora che possiamo sfiorare un singolo sito.

Questo fenomeno, noto agli addetti ai lavori come "zero-click web", porta con sé un paradosso profondo. Da una parte regala l'illusione della comodità immediata: niente banner invasivi, nessun popup sui cookie da scavalcare, la soluzione al problema servita in tre righe pulite. Dall'altra, però, spezza il patto fondativo su cui è cresciuta internet. I siti indipendenti, i blog, i portali tematici e le testate giornalistiche producono contenuti originali, ma il traffico verso le loro pagine si prosciuga perché il motore trattiene l'utente dentro il proprio recinto dorato. Chi crea valore viene declassato a semplice fornitore di materia prima per l'addestramento e la sintesi automatica, senza ricevere in cambio la minima visibilità.

Il pericolo a lungo termine non è solo economico, ma culturale. Una rete in cui nessuno visita più le fonti originali è una rete destinata a impoverirsi. Quando le voci indipendenti smettono di ricevere lettori, molte finiscono per spegnersi, lasciando spazio a un web sempre più omogeneo, dove le risposte tendono a convergere verso una media neutrale e priva di attrito, spesso allucinata o priva di sfumature. L'ipersemplificazione rischia di atrofizzare lo spirito critico: se ci fidiamo ciecamente del primo paragrafo riassuntivo, smettiamo di confrontare fonti diverse, di notare le contraddizioni e di scovare quei dettagli preziosi che si nascondono sempre nelle pagine secondarie.

Forse è arrivato il momento di riscoprire il valore dell'esplorazione disordinata. Cliccare oltre la risposta pronta, tornare a salvare nei preferiti i siti che meritano davvero, usare i feed RSS o premiare chi produce pensiero autentico non è una banale nostalgia da pionieri del web, ma un atto di resistenza quotidiana per non ridurre la complessità del mondo a una risposta pre-digerita da un algoritmo.

mercoledì 7 ottobre 2026

Good Boy (2025)

 
Regia. Jan Komasa
Anno: 2025
Titolo originale: Good Boy
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.8)
Pagina di I Check Movies
  Iscriviti a Prime Video
 
 Passiamo a Good Boy, il film di Jan Komasa, e sì, parlo proprio di quello polacco e non dell'altro Good Boy con il cane protagonista che gira in questo periodo. Komasa è il regista di Corpus Christi (che però devo ancora trovare e e vedere), quello che qualche anno fa si era preso una nomination all'Oscar come miglior film internazionale, quindi le aspettative non erano proprio basse. Questa volta ha girato in inglese, in una coproduzione tra Polonia e Regno Unito.

La premessa è di quelle che ti fanno drizzare le orecchie. Tommy ha diciannove anni, passa le giornate tra droga, alcol e risse insieme ai suoi amici, finché una notte si sveglia con una catena al collo nello scantinato di una casa isolata. Lo ha rapito una famiglia all'apparenza normalissima (il senso dovrebbe essere quello, ma lo si nota subito che non possono esserlo), un padre, una madre e un figlio, che ha deciso di trasformarlo in un bravo ragazzo, un "good boy" appunto. A reggere la baracca ci sono Stephen Graham, Andrea Riseborough e il giovane Anson Boon nei panni di Tommy, più il piccolo Kit Rakusen.

Ed è qui che arrivano le mie perplessità, perché a fine visione non ho capito bene cosa avessi guardato. Il film è carino, questo sì, e si segue volentieri, però non sa decidere cosa vuole essere da grande. Potrebbe essere una dark commedia fatta male, con certe situazioni che sembrano volerti far ridere ma non ci riescono minimamente. Oppure potrebbe essere un horror troppo leggero, che costruisce l'angoscia della catena e dello scantinato e poi si tira indietro proprio quando dovrebbe affondare il colpo. In ogni caso non mi ha convinto del tutto in nessuna delle due direzioni.

Dal punto di vista estetico non mi ha lasciato niente di memorabile, e a farmelo guardare fino alla fine è stata più la curiosità di capire dove volesse andare a parare che il piacere dell'immagine o della messa in scena. Ammetto però che l'idea di base, quella di una famiglia che prova a "sistemare" un ragazzo con metodi tutt'altro che normali, ti resta in testa e fa venire voglia di discuterne con qualcuno dopo.

Quindi il mio consiglio è questa. Se siete curiosi, se vi piacciono le storie un po' storte che giocano con il confine tra il grottesco e l'inquietante, dategli una chance, perché si lascia guardare. Se invece cercate un film che vi prenda davvero allo stomaco o che vi faccia ridere di gusto, rischiate di restare un po' a bocca asciutta come è successo a me.