domenica 16 agosto 2026

Bujaruello e Laberinto, Pirenei

 

Oggi ultimo trekking sul versante spagnolo dei Pirenei, e devo ammettere che se dovessi stilare una classifica di tutti quelli fatti in questi giorni, risulterebbe il più deludente. Forse perché arrivato per ultimo e carico di aspettative, forse perché troppo simile alla parte extra di ieri lungo il fiume. Sto parlando della valle di Bujaruelo, che per la prima parte, quella che sale un po' in quota lungo la gola scavata dal fiume Ara, è pure divertente, con un breve tratto attrezzato di cavo metallico che regala un po' di brivido, anche se in realtà non presenta vere difficoltà. Il resto però, sempre lungo il corso del fiume e dentro il bosco, è un po' tutto uguale a se stesso.

Si passa anche dal ponte di San Nicolás de Bujaruelo, a un solo arco di tradizione medievale che un tempo segnava la fine di un ospitale per pellegrini e viandanti, oggi ridotto ai resti dell'abside della chiesa, e da lì si prosegue lungo il tracciato che coincide per un buon tratto con il GR-11, il grande sentiero pirenaico che attraversa la catena da un capo all'altro. Lungo il percorso si incontra anche il salto di Carpín, una cascata con più di cento metri di dislivello che precipita a lato della pista. Siccome farlo tutto uguale andata e ritorno mi urtava il sistema nervoso, ho provveduto a creare una sorta di anello fai da te, ma è servito a poco. Ciò non toglie che i panorami montani restano affascinanti, con la valle che si allarga a tratti lasciando intravedere le cime che chiudono il confine con la Francia poco più a nord.

Visto che anche questo l'ho finito in mattinata, e pensando che non piovesse come ieri, ho deciso di andare anche a visitare il Laberinto de los Pirineos. Ho un debole per i labirinti, anche perché sembrano difficili ma in realtà col mio hack riesco sempre a finirli senza problemi. Oggi però c'era il fattore meteo a darmi fastidio, ha iniziato a diluviare e me la son presa tutta, armato solo del cappellino. Lo ho comunque terminato in 32 minuti grazie al mio saggio trucchetto.

Album fotografico Bujaruello e Laberinto 

sabato 15 agosto 2026

Anello del Cotatuero e Faja Recon, Pirenei

 

Oggi la giornata inizia subito con un problema, per fortuna risolto. Come sempre mi sveglio al buio per prendere uno dei primi autobus che salgono a Ordesa, perché l'escursione di oggi prevede di nuovo salite e discese impegnative e voglio affrontarle senza pioggia. Ma quando provo a uscire da Casa Lordán, il portone principale è chiuso a chiave. Sono imprigionato dentro? Cerco un'altra via d'uscita, magari una finestra, ma non trovo nulla. Devo svegliare Manuel, il padrone del bnb, che tra mille scuse e visibilmente imbarazzato per l'accaduto mi apre il portone, e mi dà pure una chiave nel caso dovesse, e perché mai, risuccedere. Corro fino alla fermata e salgo sull'autobus appena in tempo.

Oggi ho in programma di percorrere in quota il versante opposto a quello di ieri, seguendo l'anello del Circo de Carriata e la Faja Racón. Si sale con pendenza costante e diversi tornanti attraverso un bosco di faggi e abeti fino a circa 1.800 metri, un tratto quasi interamente all'ombra, che passa anche da un rifugio libero in legno. Come salita è simile a quella di ieri, ma mi risulta meno impegnativa, forse un po' meno dislivello e qualche tornante in più che alleggerisce lo sforzo, o forse è solo che oggi sono completamente solo lungo questo tragitto meno battuto, e quindi ho una marcia in più.

Arrivato in quota, con il Tozal de Mallo che si staglia imponente da un lato e il Circo de Carriata che si apre alle spalle, ammiro il solito spettacolo mozzafiato e "segno" il territorio, (quando scappa, scappa) prima di imboccare la Faja Racón. Da qui il cammino si fa più comodo, con la vallata di Ordesa che si apre sulla destra e le pareti del Gallinero a fare da quinta sulla sinistra. Evidentemente qualcuno deve aver odorato il mio segnaposto, perché ho la fortuna di vedere a pochi metri un camoscio dei Pirenei che viene a studiarmi e salutarmi. Terminato l'incontro amichevole riprendo il cammino stando sempre attento a dove metto i piedi, perché questo tratto oltre a essere più esposto comporta un paio di traversi che, per quanto larghi rispetto a quelli apuani che sono abituato a percorrere, oggi sono bagnati e quindi scivolosi.

Il paesaggio si apre poi sulla spettacolare cascata di Cotatuero, verso cui scendo gradualmente . Da lì, passando per un altro rifugio libero, il sentiero scende con continuità fino a ricongiungersi alla pradera di Ordesa. Sebbene nel complesso questa sia un'escursione molto più corta rispetto a quella di ieri, questo versante è più tecnico e divertente, con quella Faja Racón che resta uno dei tratti più belli e più esposti di tutto il parco.

Ed a proposito il parco nazionale di Ordesa e Monte Perdido, (since 1918) è uno dei più antichi di Spagna e fa parte, insieme al versante francese del massiccio, di un sito Patrimonio dell'Umanità UNESCO condiviso tra i due paesi, un'area che comprende oltre alla valle di Ordesa anche i canyon di Añisclo, le gole di Escuaín e la valle di Pineta, con il Monte Perdido a fare da spartiacque naturale tra Francia e Spagna. Avendo terminato il percorso abbastanza velocemente, decido di scendere fino a Torla a piedi, tanto è tutto in discesa, non piove, ho le gambe allenate e il tempo a disposizione per godermi un nuovo tratto di circa dieci chilometri aggiuntivi, l'ennesimo regalo di una giornata che, nonostante la partenza complicata, si è rivelata una delle più belle di tutto il viaggio.

Album fotografico Anello del Cotatuero e Faja Recon 

venerdì 14 agosto 2026

Faja Pelay e Cola de Caballo, Pirenei

 

Secondo giorno qui a Torla Ordesa, che già mi aveva incantato con il suo arrivo di ieri sera. Questa mattina, per l'ennesima volta in questo viaggio, sveglia presto, quando per evitare il caldo, quando per evitare la pioggia, ormai ci ho fatto il callo. Prendo il primo autobus che porta al parcheggio di Ordesa, visto che d'estate la strada è chiusa ai mezzi privati proprio per gestire l'afflusso di visitatori, ma stavolta non sono solo. Anzi, arrivo e trovo già una discreta fila di escursionisti che, come me, vogliono partire il prima possibile.

Arrivato alla pradera inizio subito con la frontale accesa perché è ancora buio, e nel bosco lo resterà per un bel pezzo. Dopo il ponte sul fiume Arazas si stacca la senda dei Cacciatori, e da qui parte la salita vera, oltre 600 metri di dislivello concentrati in pochissima distanza, anche se il sentiero fa parecchie svolte che rendono tutto più gestibile del previsto. Arrivo al Mirador de Calcilarruego, incastonato su uno sperone di roccia a quasi duemila metri che dal basso sembrava irraggiungibile, appena in tempo per vedere il sole sorgere sull'altro versante del canyon. Un'esperienza già di per sé bellissima, che vale da sola la sveglia notturna, con la pradera di Ordesa distesa proprio sotto di me e di fronte il circo di Cotatuero con la sua cascata.

Da lì il percorso prosegue lungo la Faja de Pelay, una cengia comoda e priva di passaggi esposti, quasi in piano, da cui iniziano ad aprirsi scorci sempre più ampi, la Brecha de Roland e il Taillón, e poco più avanti le tre cime chiamate le Tres Serols, il Cilindro, il Monte Perdido e il Soum de Ramond, che si stagliano una accanto all'altra a chiudere il fondo valle. Quasi tutto il dislivello positivo della giornata è ormai alle spalle, perché da qui in avanti diventa praticamente una piacevole passeggiata, quasi sempre in discesa costante e mai impegnativa, fino alla Cola de Caballo, la grande cascata che chiude il circo di Soaso e dove, complice l'alta stagione, iniziano a comparire i primi gruppi di turisti saliti dal fondovalle.

Il ritorno segue la via normale lungo il fondo della valle, tra le cascate dell'Estrecho e della Cueva, con una deviazione fino al mirador de los Bucardos sull'altra sponda del fiume, prima di rientrare alla pradera. Concludo i miei ventidue chilometri in meno di sette ore e mi rimetto sull'autobus per tornare a Torla.

E qui, sul pullman, faccio la solita osservazione di questi giorni, tutte queste signore spagnole si sono ridate il profumo pure dopo il trekking e non puzzano, profumano. Io invece ho usato il classico eau de sudór, che rimane sempre il mio inseparabile compagno di viaggio nei sentieri di montagna. A Torla faccio giusto in tempo a mordere il mio bocadillo con jamón serrano che alle 14.15 spaccate inizia il diluvio universale. E non ha ancora smesso. Domani chissà.

Album fotografico Faja Pelay e Cola de Caballo 

giovedì 13 agosto 2026

Camino del Solano, Ainsa e Torla, Pirenei

 

Sesto giorno, giornata di raccordo tra due valli. Lascio Castejón de Sos per raggiungere Torla, dove soggiornerò le prossime quattro notti, ma prima di rimettermi in macchina trovo il tempo per un piccolo trekking extra partendo direttamente dall'hotel, il Camino Solano, un anello tranquillo e piacevole nonostante il pieno agosto, quasi interamente all'ombra tranne il breve tratto lungo la strada, immerso in un ambiente rurale. Il percorso tocca l'ermita del Cueso, la cascata di Liri e l'ermita di Santa Bárbara, una mattinata gradevole per sgranchirsi le gambe prima di una giornata che sarà soprattutto di trasferimento.

Poi si parte davvero, direzione Aínsa, e il tragitto in macchina è bellissimo nonostante i 35 gradi, tra canyon e montagne che accompagnano la strada per tutto il tempo. Ad Aínsa mi fermo il tempo di visitare il piccolo centro storico, uno dei più belli e meglio conservati d'Aragona, arroccato su un promontorio alla confluenza dei fiumi Cinca e Ara. La Plaza Mayor, di origine duecentesca, con i suoi portici e le case in pietra, ha quell'aria di essere rimasta ferma nel tempo, e proprio lì mi fermo per un pranzo veloce, ovviamente con limonata e qualche pincho.

Dopo pranzo riprendo la strada per Torla, che si rivela davvero una chicca, sia il paese che l'accogliente Casa Lordán dove alloggerò. Torla è conosciuta come la porta del Parco Nazionale di Ordesa e Monte Perdido, un piccolo borgo di pietra affacciato sul fiume Ara, con vicoli stretti e case che sembrano non essere cambiate da secoli. Giro un po' per il paese e passo dall'ufficio informazioni per organizzare, salvo maltempo, il trekking di domani. E qui, mentre parlo con l'impiegato, fuori inizia a diluviare sul serio, viene giù di tutto. Resto comunque ottimista, domani partirò molto presto per sfruttare le ore migliori e il fresco della mattina, e in caso di necessità ho già in mente un piano B. Ma al di là del tempo, sono davvero entusiasta della bellezza di Torla e di tutto quello che mi circonda.

Album fotografico Camino del Solano, Ainsa e Torla 

mercoledì 12 agosto 2026

Las Tres Cascadas e Mirador Cerler, Pirenei

 

Altro giro, altra corsa, anzi altro trekking. Oggi, pur essendo tecnicamente più semplice di quello di ieri, ho alzato l'asticella sulla distanza, oltre ventidue chilometri e quasi 1.300 metri di dislivello complessivo. Anche stanotte ha piovuto un po' e stamattina, quando parto da Benasque, ci sono quindici gradi piacevolissimi, la stessa aria fresca e pulita che mi ha accompagnato ieri all'alba. La salita è costante, senza veri strappi, sia nel primo tratto da Benasque verso Cerler, passando dal Mirador del Tozal, sia proseguendo da Cerler verso le cascate.

Cerler è il paese più alto dei Pirenei aragonesi ed è il primo punto fermo della giornata, prima di dirigermi verso le Tres Cascadas, la Mascarada, l'Ardonés e la del Bom, un percorso molto turistico e ben segnato. Fortunatamente anche oggi, , non trovo la calca che spesso caratterizza questo tratto, ma becco fiumi di persone al mio ritorno, che come al solito salgono mentre io scendo. Da qui decido di allungare ulteriormente il percorso rispetto alla traccia originale che avevo preso come riferimento, spingendomi fino al Mirador de Cerler, e qui la salita si fa più ripida perché seguo la strada dritta per dritta sotto la funicolare, una vera direttissima che ripaga la fatica con una vista che vale ogni passo in più. Peccato che al rifugio abbiano solo limonata in lattina (Fanta per giunta). 

Il ritorno segue il camino di Anciles attraverso il bosco, partendo dal parcheggio del Molino, quello della stazione sciistica, più o meno parallelo al torrente Remáscaro. Si entra ad Anciles da sud est (lo so perché era scritto sulla mappa, non sono americano) , attraversando brevemente il centro storico prima di uscire verso la strada che lo collega a Benasque. 

Una giornata lunga ma di quelle che si affrontano bene, tra paesi di quota, cascate e un allungo finale fino al mirador che non era in programma ma che alla fine si è rivelato uno dei momenti migliori di tutto il percorso. La gamba c'è!

Album fotografico Las Tres Cascadas e Mirador Cerler 

martedì 11 agosto 2026

Circular Estós, Pirenei

 


Quarto giorno, e il fulcro di oggi è un trekking vero, il "circular" Estós, Ibonet de Batisielles, Ibón Grande de Batisielles, Ibón de Escarpinosa (da pronunciare come una cantilena in processione) , circa sedici chilometri con mille metri di dislivello. Ieri sera un temporale ha spazzato via un po' di afa e questa mattina, quando parto dal parcheggio di Estós, il termometro segna 13 gradi. Una vera goduria. Affronto la prima parte del percorso, lungo il fiume Estós e poi su tra i boschi verso il Ibonet, con la felpa tecnica a maniche lunghe addosso, e mi godo davvero ogni passo di questa salita iniziale, fresca e regolare. Poi il sentiero cambia carattere e diventa più rognoso, quindi meno godibile, eh eh eh.

Arrivato al primo laghetto, il piccolo Ibonet de Batisielles, incastonato tra prati verdi sotto le pareti delle Agujas de Perramó, decido di percorrere l'anello in senso antiorario seguendo le indicazioni della traccia. Salgo così fino all'Ibón Grande de Batisielles, dove arrivo davvero in solitaria. Non c'è un'anima. Solo io, i monti che circondano il lago e un silenzio di tomba. Qui il turismo è prevalentemente spagnolo, quindi mentre io scendo, loro salgono, e ci si incrocia appena a fine (mia) giornata. 

A proposito di discesa, quella che porta dal Ibón Grande all'Ibón de Escarpinosa è davvero tosta ed epica, soprattutto nel lunghissimo tratto di sfasciume, sassaia e pietrame. Non c'è più una traccia segnata, se non gli omini di pietra che devi individuare o intuire di tanto in tanto, ma tra gruppi di sassi sui sassi non è che aiutino granché a orientarsi. Scendere è reso complicato dal terreno instabile e dal caldo che nel frattempo è tornato a farsi sentire. Se qualcuno arriva su questa traccia da Wikiloc con in programma questa discesa in caso di pioggia o brutto tempo, ci pensi dieci volte prima di affrontarla. All'Ibón de Escarpinosa si arriva anche dall'altro lato, in salita, ed è probabilmente l'opzione più sensata per chi non vuole rischiare sulla pietraia. Anche questo lago merita davvero, con le sue acque che riflettono il Pico Perdiguero e i boschi di pino nero tutt'intorno.

Il ritorno al parcheggio, lungo la discesa normale che ripercorre il valico di Estós, è stato invece riposante, quasi una passeggiata dopo la sassaia. Una giornata di quelle che restano impresse, tra freddo mattutino, solitudine in quota e un po' di sana adrenalina da orientamento.

Album fotografico Circular Estós, Pirenei