mercoledì 23 settembre 2026

Bring Her Back - Torna Da Me (2025)


 
Regia: Danny Philippou, Michael Philippou
Anno: 2025
Titolo originale: Bring Her Back
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (7.1)
Pagina di I Check Movies
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Ho letto parecchi pareri molto positivi su Bring Her Back, spesso descritto anche come un horror disturbante e capace di mettere a disagio. Così sono corso a guardarmelo. A me, invece, è sembrato soprattutto un film troppo lento. Il problema principale è la prima ora, che ho trovato decisamente noiosa: la componente drammatica prende talmente tanto spazio che per parecchio tempo sembra non succedere praticamente nulla. Capisco la necessità di costruire l'atmosfera e di preparare quello che verrà dopo, ma per un horror mi è sembrato un ritmo eccessivamente dilatato. E soprattutto non ho trovato quella sensazione di inquietudine crescente che evidentemente ha colpito altri spettatori. Anche sul versante del disturbo, quindi, sono rimasto abbastanza freddo. Ci sono alcune scene forti e immagini che vorrebbero lasciare il segno, ma non mi hanno provocato quella reazione che mi aspettavo leggendo le recensioni. Più che disturbante, in diversi momenti l'ho trovato semplicemente lento. A questo si aggiunge un'altra cosa che mi ha lasciato perplesso: diverse situazioni e scene sembrano rimanere appese, senza una vera conclusione. Non è necessariamente un problema lasciare qualcosa all'interpretazione, ma qui ho avuto più volte l'impressione che alcune idee venissero introdotte e poi abbandonate, invece di essere sviluppate fino in fondo. Alla fine Bring Her Back non è un film che considero brutto, ma nemmeno quell'horror disturbante e coinvolgente che mi aspettavo. Ha sicuramente delle trovate interessanti e qualche momento riuscito, però il ritmo troppo lento, soprattutto nella prima parte, e alcune situazioni lasciate in sospeso hanno finito per farmelo vivere più con noia che con inquietudine.

martedì 22 settembre 2026

Cranberries - No Need To Argue



 Artista: The Cranberries
Anno: 1994
Tracce: 13 + 6
Formato: CD doppio 
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Colpevolmente non avevo ancora parlato dei Cranberries su queste pagine, e già questo è un torto da riparare chiedendo un aiuto veloce a VIKI che è brava a fare ricerche. No Need to Argue (del 1994 con un Festivalbar spettacolare l'anno successivo) è il disco che li ha consacrati definitivamente, il secondo della loro breve e intensa discografia, e quello che più di tutti porta il segno di quello che erano: una band irlandese di Limerick con una voce al centro che bastava da sola a distinguerli da chiunque altro.

Quella voce è Dolores O'Riordan: un timbro unico, fragile e potente insieme, con quel vibrato singhiozzante che è diventato uno dei marchi sonori degli anni Novanta. Intorno a lei la chitarra acustica ed elettrica di Noel Hogan costruisce un folk pop rock che bilancia evocazioni irlandesi e alternative rock con una naturalezza che poche band sapevano trovare in quel periodo. Il disco è già maturo e coeso, con tredici canzoni che tengono insieme registri molto diversi senza mai perdere il filo.

Il centro di tutto è Zombie, e sarebbe disonesto fingere il contrario. Dolores la scrisse dopo l'attentato IRA di Warrington del 20 marzo 1993, in cui vennero uccisi due bambini, Jonathan Ball e Tim Parry: una risposta rabbiosa e disperata, con le chitarre distorte in modo insolito per la band e la voce che sale fino all'urlo. La Island Records era titubante sul pubblicarla come singolo, convinta che una canzone politicamente militante potesse danneggiare la carriera della band. Nel frattempo però il brano aveva già cominciato a girare nei live, e mentre spopolava accadde qualcosa di incredibile: il 31 agosto 1994 l'IRA dichiarò il cessate il fuoco dopo venticinque anni di conflitto armato. Qualcuno insinuò che l'esposizione mediatica di un brano simile non fosse del tutto estranea alla decisione. La canzone uscì come singolo il 19 settembre e divenne il loro più grande successo commerciale.

Ma il disco vale molto oltre Zombie. Ode to My Family è malinconica e nostalgica, con i tubi tradizionali irlandesi uilleann pipes a colorare il sottofondo. I Can't Be with You è una delle ballate più riuscite, essenziale e diretta. Ridiculous Thoughts porta il suono alternative rock più vicino alla superficie. E poi c'è Daffodil's Lament, con quella sua atmosfera sospesa e celtica che sembra arrivare da un posto senza tempo.

Dolores è scomparsa nel 2018, e la sua assenza ha reso tutto questo ancora più prezioso e irreparabile. No Need to Argue non invecchia perché non ha mai cercato di essere moderno: cercava solo di essere onesto, e ci riusciva benissimo. 

lunedì 21 settembre 2026

The Protégé (2021)



 Regia: Martin Campbell
Anno: 2021
Titolo originale: The Protégé 
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.1)
Pagina di I Check Movies
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The Protégé (miracolo indovinare gli accenti) è un action thriller del 2021 diretto da Martin Campbell, quello di Casino Royale, con Maggie Q nei panni di Anna, la killer più abile al mondo, cresciuta fin da bambina da Moody, un leggendario sicario interpretato da Samuel L. Jackson dopo averla salvata da un massacro a Saigon in cui perse i genitori. Quando Moody viene ucciso, Anna parte per vendicarlo e finisce invischiata con un altro killer enigmatico interpretato da Michael Keaton, con cui il rapporto tra caccia e attrazione diventa via via più ambiguo.

La prima parte, quella con la bambina salvata da un massacro e cresciuta da un assassino solitario che le insegna il mestiere, sembra quasi un incipit alternativo di Léon, con Moody nel ruolo che fu di Jean Reno, anche se qui il rapporto tra i due resta più professionale e meno malinconico di quello tra Léon e Mathilda. Una volta chiuso questo preambolo però il film si trasforma rapidamente in un classico action di vendetta, con Anna che deve fare fuori il cattivo di turno per motivi che, a pensarci con un minimo di logica, non reggerebbero neanche troppo.

Il tandem tra Maggie Q, decisamente convincente nelle coreografie d'azione, e un Michael Keaton che si diverte parecchio nei panni del villain elegante e ambiguo, tiene comunque in piedi il film anche nei momenti in cui la trama scricchiola, e Martin Campbell sa come girare uno scontro corpo a corpo senza perdere ritmo. Non è un film che lascia il segno, ma per una serata action senza troppe pretese fa il suo lavoro egregiamente.

domenica 20 settembre 2026

Juventus - Atalanta

 
Quinta giornata e dopo la sconfitta di Sassuolo ci dobbiamo aspettare qualche cosa di più. Non bastano come giustificazioni gli infortuni ed abbiamo bisogno di punti. Inizio primo tempo un po' macchinoso e con tanto traffico a centrocampo. Prove di occasioni che non arrivano con facilità fino al 28 esimo in cui dobbiamo attendere il primo tiro e la rete del vantaggio. E nei primi 45 minuti non succede proprio altro. Né da una parte né dall'altra. Il secondo tempo inizia più frizzante e con meno inerzia. Possiamo raddoppiare e loro possono pareggiare, c'è un bel equilibrio da questo punto di vista. Su calcio d'angolo però ci pensa Bremer e ci portiamo finalmente sul 2 - 0. Quindi ottimo risultato e conclusione felice. 

Concerto Per Pistola Solista (1970)

 

Regia: Michele Lupo
Anno: 1970
Titolo originale: Concerto Per Pistola Solista
Voto: 5/10
Pagina di IMDB (6.1)
Pagina di I Check Movies
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Film:

Concerto per pistola solista (conosciuto all'estero come The Weekend Murders) è un giallo italiano del 1970 diretto da Michele Lupo, con un cast decisamente misto e internazionale che mescola nomi nostrani come Gastone Moschin e Giacomo Rossi Stuart ad attori stranieri come il soprano Anna Moffo, l'inglese Lance Percival e persino Beryl Cunningham, cantante e attrice guyanese. La trama è un giallo di ambientazione British quasi da manuale, con una famiglia aristocratica inglese che si riunisce per la lettura del testamento del capofamiglia, l'eredità che finisce inaspettatamente tutta a Barbara, la figlia preferita, e a quel punto parte una catena di omicidi in stile Agatha Christie, con il maggiordomo pugnalato per primo e a seguire il resto della famiglia.

È un lavoro decisamente minore nel filone del giallo e del poliziesco all'italiana di quegli anni, girato anche in parte in Inghilterra, nella tenuta di Somerleyton Hall, il che gli dà un'ambientazione più autentica del solito rispetto a tanti gialli nostrani spacciati per stranieri con qualche cartello in inglese. Quello che lo rende più interessante della media è la punta ironica quasi da commedia che attraversa tutto il film, con il sergente Thorpe di Moschin che fa un po' da spalla comica mentre le indagini procedono, un tono leggero che stempera la formula un po' rigida del giallo con delitti in serie.

Nel complesso è un prodotto ben fatto per quello che si propone, con un ritmo che non annoia mai nella sua durata contenuta e una colonna sonora di Francesco De Masi che accompagna bene le atmosfere. Non è certo un capitolo memorabile del genere, ma dentro la sua fascia, quella dei gialli minori dell'epoca fatti con un minimo di cura, si difende benissimo.


 
Edizione: DVD 
Oblivion, che difficilmente delude, con questa uscita numero #12 ci ha riportato un ottimo film con qualità medio alta per l'età ed il formato, traccia audio italiana in stereo ed i seguenti extra:
  • Giallo nel Suffolk (30 minuti)
  • Delitto imperfetti (27 minuti)
  •  Comparazione versione italiana vs internazionale (5 minuti)

sabato 19 settembre 2026

R.E.M. - Out Of Time

 

Artista: R.E.M.
Anno: 1991
Tracce: 11
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Con i R.E.M. il percorso è stato quello di chi li ha ascoltati di rimando, per contagio: li ascoltavano soprattutto i miei amici negli anni Novanta, e quando una musica gira intorno a te con quella frequenza finisce inevitabilmente per diventare parte della tua colonna sonora personale, che tu l'abbia cercata o no. Out of Time è il disco che più di tutti ha reso questo meccanismo inevitabile.

Il settimo album degli R.E.M. è quello che li trasforma da band di culto a fenomeno di massa internazionale: numero uno in America e in Gran Bretagna, diciotto milioni di copie vendute nel mondo, 183 settimane nelle classifiche britanniche secondo VIKI. E il motore di tutto questo è un mandolino. Peter Buck ne aveva appena comprato uno e se ne stava in poltrona davanti alla tv strimpellando qualcosa, cercando di capire come funzionasse quello strumento che non sapeva suonare; da quell'improvvisazione nacque il riff di Losing My Religion, il singolo che aprì le porte del mainstream alla band di Athens. Michael Stipe ha spiegato che il titolo riprende un'espressione idiomatica del Sud degli Stati Uniti che significa "perdere la pazienza", non la fede religiosa; il testo parla di un amore non corrisposto che rischia di diventare ossessione, e si ispira dichiaratamente a Every Breath You Take dei Police. Il video, diretto da Tarsem Singh con citazioni da Tarkovskij e Caravaggio, vinse il Grammy e l'MTV Video of the Year. Non male per una canzone nata per caso su una poltrona.

Il disco però vale molto di più del singolo che lo ha oscurato. Il sound è folk rock e chamber pop, con arrangiamenti orchestrali curati dal produttore Scott Litt, e ha una morbidezza e una gradevolezza che lo rendono adatto a qualsiasi ora del giorno senza mai stancare. Shiny Happy People, secondo singolo, è il momento più solare e spensierato; lo stesso Stipe l'ha definita in seguito una canzone scritta per i bambini, e non lo diceva come un complimento. Half a World Away è la perla nascosta del disco, malinconica e toccante in un modo che le tracce più famose non raggiungono. Near Wild Heaven e Texarkana, cantate principalmente da Mike Mills, sono le sorprese del lotto: più leggere, quasi pop, lontanissime dall'immagine austera che spesso si associa alla band.

Non è musica che ho cercato. È musica che mi è entrata addosso per osmosi, passando dai cd degli amici all'aria di un certo periodo. E questi sono i dischi che non muoiono mai, proprio perché non li hai scelti tu: li ha scelti il tempo per te.