Vomito Ergo Rum
Non lasciare che la morale ti impedisca di fare ciò che è giusto
venerdì 18 settembre 2026
The Assessment - La Valutazione (2024)
giovedì 17 settembre 2026
Reacher [Stagione 4]
Quarta stagione di Reacher, e siamo ormai al punto in cui uno queste serie le guarda più per abitudine affettiva che per reale sorpresa. L'ho detto anche per le prime tre, lo ripeto qui: è un prodotto sempliciotto, costruito su uno schema che si ripete quasi identico a ogni giro, eppure funziona, e funziona proprio perché non pretende di essere altro da quello che è.
Questa volta la storia parte da Gone Tomorrow, tredicesimo romanzo della saga di Lee Child, uscito nel 2009 e in italiano intitolato I dodici segni. Non è tra i libri che ho letto io, e infatti non posso fare il solito gioco del confronto pedante tra pagina e schermo. Tutto comincia in metropolitana a New York, con Reacher che si imbatte in una donna che gli sembra sul punto di farsi esplodere, e da lì, come sempre, quello che pareva un episodio isolato si allarga a macchia d'olio fino a coinvolgere gente molto più in alto nella catena del potere di quanto ci si aspetterebbe.
Alan Ritchson è sempre lui, la montagna di muscoli che ragiona più di quanto menica, e questo continua a essere l'ingrediente segreto della serie: non è solo botte, anche se le botte ci sono e stavolta mi è parso che il sangue scorra un po' più abbondante rispetto alle stagioni precedenti, quasi che gli sceneggiatori avessero deciso di alzare il tiro sulla violenza per tenere sveglio chi si fosse assuefatto alla formula. Accanto a lui arriva Sydelle Noel nei panni di una detective, ma c'è soprattutto Anggun. Sì, proprio lei.
Per il resto la macchina è quella collaudata: un mistero che parte piccolo, una cospirazione che si allarga, un protagonista che osserva tutto prima di agire e che intanto si porta dietro quel misto di ironia spiccia e fatalismo da uomo senza fissa dimora. Chi ha amato le stagioni precedenti troverà pane per i suoi denti, chi si aspettava un cambio di passo resterà con lo stesso sospetto che ho io da tre stagioni a questa parte: che Reacher sia una macchina da intrattenimento onesta, senza troppe ambizioni, che sa esattamente cosa vuole essere e lo fa con un mestiere sempre più rodato.
mercoledì 16 settembre 2026
Lady Vendetta (2005)
Se Mr. Vendetta era spietato e senza vie di fuga, e Oldboy costruiva la sua vendetta attorno a un mistero da svelare, qui Park Chan-wook sposta il baricentro sul femminile e su un registro quasi spirituale, sommando i temi dei due capitoli precedenti, il rapimento e la prigionia, dentro un'unica figura di madre a cui è stata sottratta la vita. Stilisticamente il film è vicinissimo a Oldboy più che al rigore quasi documentaristico di Mr. Vendetta, con una fotografia curatissima e un montaggio che gioca parecchio con i salti temporali, alternando presente e flashback in modo tutt'altro che lineare.
Ed è proprio qui che il film comincia a scricchiolare. La cura formale è fuori discussione, i campi lunghi e la colonna sonora delicata costruiscono un'atmosfera elegante, quasi ovattata, ma la scelta di raccontare la vicenda per frammenti finisce per rendere la storia più confusa del necessario, con un ritmo che nella parte centrale rallenta fino quasi a spegnersi. Si resta catturati dall'estetica, ma più di una volta ci si sorprende a perdere il filo di chi sia chi e di quando stia succedendo cosa, un difetto che i primi due capitoli della trilogia non avevano.
Il film si riprende alla grande nell'ultima mezz'ora, quando la vendetta si materializza in un processo sommario ai danni del colpevole, orchestrato insieme ai genitori delle altre vittime di Baek. È il momento in cui Park Chan-wook torna a essere quello spietato e lucido che conosciamo, capace di mettere in scena la violenza senza sconti ma anche senza compiacimento gratuito, e in cui il senso ultimo dell'opera, il rifiuto di dividere nettamente il bene dal male, trova finalmente una forma compiuta.
Nel complesso Lady Vendetta resta il capitolo meno riuscito della trilogia, quello che paga di più la ricerca di raffinatezza a scapito della tenuta narrativa, ma anche l'unico che prova a spostare il discorso sulla vendetta verso un territorio più ambiguo, quasi catartico, lasciando aperta la possibilità di una redenzione che nei primi due film era del tutto assente. Non il miglior Park Chan-wook, ma un finale degno per chiudere un percorso che ha ridefinito il genere.
- Commento audio del regista Park Chan-wook e dell'attrice Lee Young-Ae
- Making of
- Interviste a: Lee Young-Ae, Choi Min-Sik, le detenute, i familiari delle vittime
- Lo stile di Lady Vendetta: la fotografia, costumi e make up, gli effetti speciali, la computer grafica, la scenografia.
- Get together - Film a confronto
- Lady Vendetta a Venezia
- Park Chan-wook: fotografo sul set
- Scene alternative con commento
- La vendetta secondo Kim Newman
- Trailer
La mappa del mondo ci ha mentito
martedì 15 settembre 2026
Isaac Asimov: alcuni consigli
lunedì 14 settembre 2026
Kyuss - Welcome To Sky Valley
La storia dei Kyuss ha qualcosa di quasi leggendario: nati a Palm Desert, California, suonavano concerti nel deserto usando generatori a benzina per alimentare le apparecchiature, per piccoli gruppi di persone radunate nel nulla assoluto. Homme aveva quattordici anni quando fondò la band; nel 1993 aprivano per i Metallica in Australia; nel 1994 uscì questo disco. La copertina, una strada asfaltata che taglia il deserto e si perde nell'orizzonte sotto un tramonto rosso, è diventata un'immagine iconica dello stoner metal quasi quanto la musica che contiene.
Il disco è strutturato con dieci tracce e in tre suite senza titoli di sezione, con i brani che scorrono uno nell'altro senza pause evidenti, come se l'intenzione fosse quella di costruire un unico lungo viaggio piuttosto che una raccolta di canzoni. Le chitarre di Homme sono accordate verso il basso, con una distorsione secca e sabbiosa che suona come se il deserto fosse entrato nello studio. Il basso di Scott Reeder è così presente da sembrare una terza chitarra. John Garcia alla voce non urla e non sussurra: canta, con una naturalezza quasi soul che si incastra nella musica senza sovrastarla.
Gardenia apre il disco con un riff che sembra il motore di una muscle car che parte: cinque minuti di rock pesante e lento che stabiliscono subito le regole del gioco. Demon Cleaner è il singolo più noto, ipnotico e ossessivo, con quel giro di chitarra che si ripete fino a diventare quasi meditativo. Odyssey accelera come una moto in autostrada deserta al tramonto. Supa Scoopa and Mighty Scoop, col titolo più bizzarro del disco, è forse il momento più potente: Homme lascia che il groove faccia il lavoro invece del volume, e il risultato è devastante.
Non è musica da mettere su distrattamente, e non è musica per tutte le occasioni. È stoner rock nel senso più puro del termine: richiede tempo, attenzione, e una certa predisposizione ad abbandonarsi al ritmo senza aspettarsi che arrivi da qualche parte in fretta. Ma quando ci si entra dentro, è difficile uscirne.





