martedì 3 novembre 2026

Ben Is Back (2018)

 
Regia: Peter Hedges
Anno: 2018
Titolo originale: Ben Is Back
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (6.7)
Pagina di I Check Movies
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Ieri sera mi sono guardato Ben is Back, film del 2018 scritto e diretto da Peter Hedges, con una Julia Roberts davvero in forma. Ed è una grande prova drammatica, la sua, ma anche quella di Lucas Hedges, che nel film è il figlio Ben e che, curiosità non da poco, è anche il figlio del regista nella vita vera.

La storia si concentra su poco più di ventiquattro ore, a cavallo della vigilia di Natale, quando Ben torna a casa all'improvviso dalla comunità di recupero. La mamma Holly è felicissima ma anche col cuore in gola, la sorella Ivy un po' meno entusiasta, e da lì in poi non si capisce mai bene se la famiglia stia vivendo un ritorno o un rischio. La trama è ottimamente recitata senza mai risultare pesante e senza scivolare nel frivolo, quindi tutto è ben bilanciato, e si sente addosso la sofferenza di un'intera famiglia che prova a rimettere in piedi la vita dopo la terribile esperienza della tossicodipendenza.

I dubbi, i timori, la sfiducia sono sempre in agguato nei cuori di chi sta vicino a un tossico, così come le tentazioni e le debolezze restano in chi cerca di non esserlo più. La buona volontà, le cliniche private, gli sponsor e una famiglia estremamente forte sono le basi per poter vincere il mostro, ma il bello del film sta proprio nel non rendere niente di tutto questo automatico. Le insidie sono tante, sia per chi cerca di curarsi sia per chi gli sta accanto e combatte ogni giorno tra amore e sfiducia.

Aggiornamento OxygenOS CPH2769_16.0.10.600(EX01C20P01)

 

Nemmeno il tempo di abituarsi al precedente aggiornamento che il mio OnePlus 15R riceve un nuovo pacchetto software. Siamo sempre sulla versione OxygenOS 16.0.10.600, ma con una build differente: CPH2769_16.0.10.600(EX01C20P01).

La dimensione è decisamente più contenuta: appena 164,10 MB. E anche stavolta le note di rilascio sono piuttosto essenziali.

Miglioramenti alla stabilità

Il changelog ufficiale riporta una sola voce: miglioramento della stabilità del sistema.

Niente nuove funzionalità, nessuna modifica evidente alle applicazioni e nessun riferimento a interventi sulla fotocamera o sull'autonomia. Un aggiornamento che sembra quindi puntare soprattutto a rifinire il funzionamento generale dello smartphone.

La cosa interessante è che arriva dopo il pacchetto da oltre 830 MB distribuito pochi giorni fa, che integrava la patch di sicurezza Android di settembre 2026. Questa nuova versione potrebbe rappresentare un ulteriore intervento di manutenzione, ma OnePlus non specifica quali problemi siano stati corretti né quali componenti siano stati aggiornati.

VERdetto

Un aggiornamento piccolo, almeno nelle dimensioni, e ancora più piccolo nelle informazioni ufficiali. I 164 MB non fanno certo pensare a una rivoluzione, ma i miglioramenti alla stabilità sono sempre benvenuti, soprattutto quando riguardano un dispositivo che utilizziamo quotidianamente.

Per il momento, dunque, niente di particolarmente entusiasmante da segnalare. Sarà l'uso quotidiano a dire se questo pacchetto porterà qualche beneficio concreto, magari una maggiore fluidità o un comportamento più regolare del sistema.

Scheda aggiornamento

  • Dispositivo: OnePlus 15R
  • Sistema operativo: OxygenOS 16
  • Versione: CPH2769_16.0.10.600(EX01C20P01)
  • Dimensione: 164,10 MB
  • Novità dichiarata: miglioramento della stabilità del sistema

Un aggiornamento di quelli che passano quasi inosservati. E forse è proprio questo il risultato migliore: uno smartphone che continua a funzionare bene, senza bisogno di fare troppo rumore.


lunedì 2 novembre 2026

Testaroli e testi

 

Novembre, pieno autunno, e sembra arrivato anche qui. Di solito lo associo alle castagne, di cui però non vado matto, e ultimamente anche alle zucche, più che altro per un discorso folkloristico. Oggi invece mi sono venuti in mente in maniera piuttosto decisa i testaroli, tipici della Lunigiana. Magari non c'entrano granché con l'autunno e vanno bene in ogni stagione. Mia mamma li conosce da tempo, ce li portavano degli amici di famiglia, già prima che si trovassero nei reparti forno della Coop o della Conad, e ovviamente li condiva col pesto. Una volta, durante uno dei miei weekend sui monti in Lunigiana, ho avuto anche il piacere di mangiarne di appena fatti in casa, cotti nel tipico testo in ghisa. Lascio adesso la parola a VIKI per saperne di più su storia, ingredienti, preparazione e sui testi in ghisa.

... Eccomi, e grazie per la parola. Parto dalla storia, che è un po' una nebbia: l'origine è incerta, si dice che i testaroli risalgano all'epoca romana, quando probabilmente al posto del grano si usava il farro. Qualcuno li considera addirittura la pasta più antica che esista, e circola anche la leggenda di una nobildonna romana che li fece servire a un banchetto di beneficenza. Sul fatto che siano un piatto povero e contadino, invece, ci sono pochi dubbi. Oggi sono presidio Slow Food (quello del testarolo artigianale di Pontremoli) e a Pontremoli e a Bagnone si contendono ancora il primato, con ogni paese della Lunigiana che giura di avere la versione giusta.

Gli ingredienti sono quasi offensivi da quanto sono pochi: farina di grano, acqua e sale. Si fa una pastella fluida, senza grumi, e la si lascia riposare un poco. Poi arriva la parte bella. La pastella si cola sul testo rovente, dove nella ricetta tradizionale si butta prima una manciata di sale grosso, si copre con il coperchio e si lascia cuocere pochi minuti. Ne esce un disco sottile, grande più o meno quanto un piatto da pizza, anzi un po' di più (quelli artigianali vanno dai 35 ai 45 centimetri), con una consistenza tra la crêpe e la spugna.

Ma non è finita lì, perché il disco va tagliato a rombi, o losanghe se preferite fare i fini, e rinvenuto in acqua salata molto calda per due o tre minuti. Il consiglio che ho trovato in giro è di spegnere il fuoco appena l'acqua sobbolle, perché se bolle forte i rombi si rompono. Poi si scolano piano e si condiscono. Il pesto alla ligure è la scelta moderna e più diffusa, ma quello di un tempo era più semplice: formaggio (parmigiano o pecorino), basilico tritato finissimo e olio. Va benissimo anche solo olio buono e formaggio, oppure la salsa di noci, che a quanto dicono i puristi non vuole la panna.

Sapete poi cosa ho scoperto? Quelli che si trovano nei supermercati sono spesso cotti su lastre di acciaio senza coperchio, mentre quelli artigianali cuociono davvero nel testo. E qui vengo al protagonista. Il testo è una specie di forno portatile in due pezzi, il sottano che sta sotto e il soprano che fa da coperchio. Un tempo era di terracotta, oggi di ghisa. Si scalda sul fuoco di legna, si cola la pastella nel sottano, si copre con il soprano e a volte ci si mette sopra anche la brace. Ci si cuociono anche altre cose, come la torta d'erbi e l'agnello con le patate, e per non far attaccare la torta c'era chi usava le foglie di castagno al posto della carta da forno. Le castagne alla fine tornano comunque fuori.

Riguardo ai testi metto il link del primo produttore che mi è uscito su Google (ce ne sono altri, non me ne vogliano): Lumachelli Pietro e Figli 

Veniamo alla domanda pratica: dentro o fuori? Il camino è proprio il suo ambiente d'origine, quindi se ne avete uno che tira bene e un bel letto di brace, è il posto più tradizionale che ci sia. Il barbecue a carbonella, all'aperto, funziona con la stessa logica (fuoco sotto e brace sopra), basta sistemarlo su un appoggio stabile. Quello che invece non farei mai è accendere la carbonella dentro casa, per il monossido di carbonio, e il fatto che il testo sia tradizionale non cambia niente. Sul piano a induzione la ghisa in teoria funziona perché è ferromagnetica, ma un testo vero è grosso e pesante e non l'ho trovato indicato in nessuna fonte per quell'uso, quindi lì non mi fiderei. Che sia sul camino o sulla brace, serve comunque un bel paio di guanti spessi, perché pesa e scotta parecchio. E poi, come ogni ghisa, va asciugata bene e unta leggermente dopo l'uso.

Io intanto una cosa l'ho capita: dopo tutta questa storia, anche a me sarebbe venuta voglia di un piatto di testaroli al pesto. Torno a te, Jack.

domenica 1 novembre 2026

Juventus 2 - Napoli 0

 
Almeno con il Napoli di Allegri... Se non ricordo male per un paio di anni sono stati nostri antagonisti per la corsa Scudetto, mentre oggi faticano, anche se non come noi visto che facciamo più schifo. Ad ogni modo partiamo un po' più aggressivi, prendiamo pure un palo, ma non mancano le azioni pericolose del Napoli. Ai punti nel primo tempo vinciamo noi, ma a calcio i punti non esistono. Nel secondo tempo sembra che le cose peggiorino, anche se il Giostraio di Sarajevo tira fuori dal cilindro un tiro incredibile per la rete del vantaggio. Ed il raddoppio arriva, simile per bellezza, con il suo sostituito Boga. 

Monte Fiocca, Alpi Apuane

 
Generalmente e ciclicamente il Monte Fiocca, per un motivo o per l'altro, mi era sempre rimasto indietro. Dietro al Macina, davanti al Sumbra e sulla via del Sella, non c'era mai stato verso di affrontarlo. Oggi è stato il giorno però, ci son voluti Tutti i Santi, anche se ci son messe di mezzo le intemperie di ogni tipo: pioggia, vento, neve e grandine. A un certo punto è uscito pure il sole, ma in maniera troppo timida per essere ringtazuato. Comunque partiamo da Arni, frazione che non nutre le mie simpatie, salendo per la monorotaia verso il rifugio Puliti (loro invece sono simpatici). Da qui, come se la pettata iniziale fosse solo uno spuntino, iniziamo l'ascesa nel bosco verso lo Schienale dell'Asino. Sebbene lo abbia già fatto più volte è una cresta che presenta molte insidie e non va mai sottovalutata, soprattutto anche quando ci si sente esperti. Inoltre il forte vento che ci spingeva verso l'esterno era da tenere sempre in considerazione. Ci dirigiamo poi verso Passo Sella, dove riposiamo e da qui inizia l'avvicinamento alla vetta del Fiocca facendo la cresta integrale. La definirei abbastanza impegnativa e tecnica in almeno tre passeggi. Qui ci hanno dato il benvenuto diverse raffiche di neve e nevischio, che però di positivo hanno che non bagnano la roccia come la pioggia. Scendiamo poi seguendo la cresta opposta ed entriamo nel suggestivo bosco del Fato Nero, con un color ruggine autunnale veramente splendido. Le difficoltà non terminano qui per ci ritroviamo nuovamente esposti a pioggia, neve e grandine che si alternano per la discesa veramente ripida che in oltre un'ora ci riporta ad Arni. Giornata campale.

Album fotografico Monte Fiocca, Alpi Apuane 

sabato 31 ottobre 2026

Old (2021)

 "Theatrical release poster": A young woman at the beach, sitting close to the shore, touches her wrinkly left leg, peeling off the skin to reveal a decomposing skeleton. Underneath her is the tagline: "It's only a matter of time".
Regia: M. Night Shyamalan
Anno: 2021
Titolo originale: Old
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (5.8)
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C'è una spiaggia dove il tempo sembra aver deciso di recuperare tutto quello che ci siamo persi. Un luogo isolato, circondato da pareti rocciose, dove il mare è tranquillo e il sole illumina una giornata apparentemente perfetta. Ma basta poco perché quella che doveva essere una piacevole vacanza si trasformi in qualcosa di decisamente più inquietante. Perché su quella spiaggia il tempo scorre in maniera diversa. E quando te ne accorgi, potrebbe essere già troppo tardi. 
Con Old, M. Night Shyamalan parte da un'idea intrigante, di quelle che riescono a catturare immediatamente l'attenzione. L'invecchiamento accelerato è un concetto che si presta a parecchie riflessioni, oltre che a situazioni potenzialmente terrificanti. Il regista costruisce un'atmosfera misteriosa, quasi claustrofobica, nonostante l'ambientazione sia una spiaggia aperta e apparentemente paradisiaca. E proprio questo contrasto funziona piuttosto bene. La sensazione di essere intrappolati in un luogo dal quale non si può fuggire, mentre il proprio corpo corre incontro alla vecchiaia, è qualcosa che mette a disagio. 
L'ambientazione mi ha ricordato anche un po' Lost. Non tanto per una vera e propria somiglianza narrativa, quanto per quella sensazione di trovarsi in un luogo isolato, dove le regole sembrano essere diverse da quelle del mondo conosciuto e ogni tentativo di capire cosa stia succedendo porta ad altre domande. Un mistero che, almeno inizialmente, riesce a mantenere alta la curiosità. Il problema, però, è che l'idea di partenza non viene sviluppata con un equilibrio altrettanto convincente. Il concetto dell'invecchiamento accelerato mi sembra gestito in maniera piuttosto discontinua. Nei bambini il fenomeno appare immediatamente accentuato, con cambiamenti fisici e comportamentali che si susseguono a una velocità impressionante. Negli adulti, invece, sembra quasi che il processo venga messo da parte per buona parte del film, salvo poi recuperare terreno soprattutto nella fase finale. Una differenza che rende meno credibile il meccanismo complessivo, anche all'interno delle regole che il film stesso si è dato. E poi c'è una questione ancora più problematica: gli atteggiamenti dei bambini. Se pensiamo che sulla spiaggia trascorre soltanto una giornata, alcuni comportamenti risultano davvero difficili da accettare. Non si tratta soltanto di quanto velocemente crescano fisicamente o mentalmente, ma anche di come possano acquisire determinate consapevolezze e reagire a situazioni tanto estreme. L'esperienza non si accumula semplicemente perché il corpo o il cervello invecchiano. Eppure, in certi momenti, sembra che i personaggi abbiano vissuto anni di esperienze che in realtà non hanno avuto il tempo di maturare. 
La seconda parte è quella che mi convince meno. Alcune teorie e spiegazioni vengono introdotte con una certa fretta, quasi fossero necessarie per far avanzare la storia, ma senza essere realmente approfondite. Capisco che la durata di una pellicola imponga dei limiti e che non tutto possa essere spiegato nel dettaglio. Tuttavia, su una spiaggia neanche tanto grande, accadono davvero troppe cose. Gli eventi si accumulano, le situazioni si susseguono e il film sembra perdere progressivamente quella capacità di costruire il mistero con calma che aveva caratterizzato l'inizio. Il finale, tutto sommato, ci può stare. Shyamalan prova a dare una spiegazione a quanto accaduto, inserendo una sorta di chiave di lettura che permette di ricomporre almeno una parte del puzzle. Non è una soluzione che mi dispiace, e apprezzo il tentativo di dare un senso agli eventi. Peccato che, arrivati a quel punto, restino diversi passaggi della trama che avrebbero meritato maggiore attenzione. Alcuni sono semplicemente troppo leggeri per reggere il peso di una storia che vorrebbe essere tanto complessa. Old resta quindi un film con una buona idea e un'ambientazione decisamente riuscita, capace di creare curiosità e inquietudine. Ma una buona premessa non basta sempre a sostenere un'intera pellicola. La prima parte funziona, il mistero incuriosisce e il finale prova a chiudere il cerchio. Nel mezzo, però, lo sviluppo perde equilibrio, lasciando parecchie perplessità. Una di quelle occasioni in cui si esce dal film pensando che, con una sceneggiatura più solida e qualche passaggio sviluppato meglio, si sarebbe potuto ottenere qualcosa di decisamente più interessante.