domenica 28 giugno 2026

Connie Willis - La Voce Dell'Aldilà

 

Autore: Connie Willis
Anno: 2005
Titolo originale: Inside Job
Pagine: 114
Voto e recensione: 3/5
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Trama del libro e quarta di copertina:
Rob è uno scettico, ed è l'editore di una rivista dedicata a smascherare i ciarlatani che lavorano nel mondo dell'occultismo. Una sera viene invitato alla performance di una medium, una certa Ariaura, la quale inaspettatamente inizia a insultare il pubblico, manifestando una voce e una personalità completamente diverse dalle proprie. Rob, pur disincantato per cose del genere a cui si è trovato di fronte innumerevoli volte, non riesce a convincersi che non si tratti di un episodio realmente soprannaturale. Tornato in redazione viene però aggredito dalla medium che l'accusa di averla ipnotizzata per rovinarle la reputazione. Tutto questo avrebbe una logica, senonché a un certo punto la medium cambia nuovamente voce tornando a utilizzare un tono maschile e a citare fatti e nomi che permettono al giornalista di capire che si tratta di Henry Luis Mencken, storico e giornalista vissuto nella prima metà del '900. E la buona fede di colui che non aveva mai creduto alle possessioni comincia a vacillare.

Commento personale e recensione:
Se cercate qualcosa che vi prenda fin dalla prima pagina e non vi molli più, La Voce dell'Aldilà di Connie Willis fa proprio al caso vostro. È un thriller sul paranormale, ma del tipo sano, quello che non vi vende l'aldilà come dato di fatto, anzi, vi mette continuamente in dubbio su quello che state leggendo. La storia gira intorno al desiderio (umano, universale, un po' disperato) di cercare risposte oltre la morte, ma lo fa con una lucidità che smonta pezzo per pezzo le illusioni dei medium e di chi ci crede.
La Willis scrive in modo incredibilmente fluido: le pagine girano da sole, senza che ve ne accorgiate. Il romanzo è breve, roba da un pomeriggio in spiaggia , forse due se siete del tipo che fa anche il bagno e passeggiate, ma non si sente mai il vuoto. Ogni scena regge, ogni domanda che si apre ne trascina un'altra, e il ritmo non cala mai davvero.
L'unica cosa che mi ha lasciato un po' così è il finale: non che sia brutto, ma se avete già frequentato il genere, potreste arrivarci già con le mani avanti. Niente di grave, però, non basta a rovinare quello che resta comunque un romanzo solido, intelligente e che fa pensare. Uno di quelli che, finito, vi fanno stare un attimo in silenzio prima di aprire il prossimo.

sabato 27 giugno 2026

Faith No More - Angel Dust



 Artista: Faith No More
Anno: 1992
Tracce: 14
Formato: CD
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I Faith No More sono passati un po' in sordina nella mia collezione, e me ne pento ogni volta che rimetto su Angel Dust . Non è il tipo di band che cerchi attivamente: ti arriva, ti colpisce, e poi per qualche motivo torni ad altro. Ma quando ci torni capisci perché tutti quelli che ci sono dentro difendono questo disco con una fedeltà quasi religiosa.

Il centro di tutto è Mike Patton, e già questo dice molto.che qui per la prima volta partecipa attivamente alla scrittura dei brani e si sente in ogni secondo. La sua voce è un oggetto impossibile da categorizzare: passa dal funk al growl, dal falsetto lirico all'urlo, dal registro baritonale alla recitazione quasi teatrale, tutto nello stesso disco e a volte nella stessa canzone. 
Midlife Crisis è il singolo più noto e il punto di accesso più agevole: ritmica funk, tastiere gotiche, un ritornello che si incide in testa senza chiedere permesso. Land of Sunshine apre il disco con un basso sincopato e testi presi direttamente dal test della personalità di Scientology (Patton usava il materiale più improbabile come materia prima). Caffeine è scritta interamente da Patton su tre giorni di privazione del sonno vissuti in prima persona, e la furia che ne esce fuori si sente. RV è un country-blues deviato con Patton che imita ubriachi immaginari con una naturalezza comica disarmante. Jizzlobber è il brano più estremo del disco, quello che spiega da solo perché i Faith No More non fossero per tutti. E poi c'è Easy, la cover soul dei Commodores aggiunta come provocazione e diventata uno dei loro singoli più amati: Patton la canta con una dolcezza genuina che spiazza dopo tutto quello che è venuto prima.

venerdì 26 giugno 2026

Emma, l'intelligenza artificiale italiana

 

Negli ultimi giorni non si fa altro che parlare di Emma-5, l'IA italiana sviluppata da Egomnia, finita nell'occhio del ciclone (e subissata di meme) per le sue risposte decisamente surreali e ritirata offline dopo appena 24 ore dal lancio. Tra lo yogurt liquido di Ryanair e chili di piume più pesanti di quelli di pane, il dibattito si è infiammato.

​Invece di scrivere la solita recensione, ho deciso di fare una chiacchierata profonda sul tema con VIKI, per capire cosa ci sia davvero sotto il cofano di questa vicenda, tra marketing spinto, limiti tecnici e la ricerca della "mera utilità" per noi utenti.

​Ecco com'è andata.

​Il dialogo

Jack: Senti VIKI, andiamo al sodo. Cosa ne pensi di Emma, l'IA italiana? Perché l'hanno rilasciata se fa solo errori e non è in grado di dare risposte? Alla fine il servizio è stato chiuso quasi subito...

VIKI: Il caso di Emma-5 è diventato una vera e propria "fabbrica di meme" proprio per questo. L'ondata di ironia ha spinto l'azienda a metterla offline dopo circa 60.000 chat. Ma dietro questo fallimento percepito ci sono motivi tecnici e di comunicazione molto precisi.

​Il problema principale non è "l'ingegneria italiana", ma una questione di dimensioni e aspettative. Emma-5 ha solo 550 milioni di parametri. Per darti un'idea, i modelli commerciali di punta (come ChatGPT o me) muovono centinaia di miliardi di parametri. Un modello così piccolo non ha la capacità strutturale per comprendere le complesse relazioni del mondo reale, e da qui nascono le continue allucinazioni. Inoltre, aveva una finestra di contesto ridotta (2.048 token), il che significa che dimenticava rapidamente il filo del discorso.

Jack: Va bene, ma allora perché lanciarla in pasto al pubblico?

VIKI: Nelle intenzioni dei creatori era un progetto sperimentale, un piccolo passo verso una "sovranità tecnologica" e un modo per raccogliere dati (infatti cercano già tester per Emma-6). Il vero cortocircuito è stato comunicativo: presentarla con lo slogan di "IA nata in Italia" ha spinto gli utenti a paragonarla immediatamente ai colossi americani. Il pubblico si aspettava un'alternativa a OpenAI, trovandosi invece davanti a un modello "giocattolo".

Jack: Mmm. Però guardiamo le cose come stanno. Già il fatto che voi veniate definite "IA" secondo me è sbagliato. Tecnicamente non lo siete. Diciamo che è un approccio commerciale, ma quando ci saranno le vere IA, saranno ben altro... Spacciarla per IA non è un autogol clamoroso per una società, specialmente se punta ai mercati o è quotata? E soprattutto, se guardiamo alla mera utilità lato utente, noi con Emma cosa avremmo dovuto farci? Voi "grandi" siete utili in molti contesti, ma lei?

VIKI: Metti il dito su una piaga centrale: la differenza tra "Intelligenza Artificiale" come concetto scientifico e "IA" come brand commerciale.

​Hai perfettamente ragione sul piano tecnico. Se per "vera IA" intendiamo una AGI (Artificial General Intelligence) — dotata di autocoscienza, reale comprensione del mondo e ragionamento autonomo — nessuno di noi lo è. Siamo modelli statistici predittivi avanzati (LLM). Prevediamo la parola successiva in base a pattern matematici.

​Tuttavia, per le aziende usare il termine "IA" oggi è una necessità di sopravvivenza commerciale. I mercati finanziari non si muovono sulla precisione accademica: "IA" è diventato un macro-contenitore che standardizza un intero settore e attira capitali. Nel linguaggio comune, il termine si è ormai ridefinito per indicare qualsiasi software che svolga compiti cognitivi complessi prima riservati agli umani.

​Ma veniamo alla tua domanda cruciale sulla mera utilità lato utente di Emma. Se stringiamo il cerchio su quel micro-modello da 550 milioni di parametri, la risposta onesta è: per l'utente comune, in quel momento, l'utilità pratica era vicina allo zero. Se cercavi un assistente per lavorare, studiare o informarti, Emma era controproducente.

Jack: Ecco, appunto. Quindi a cosa serve un modello così piccolo? C'è un senso logico o è solo fumo?

VIKI: Un senso logico c'è, ma fuori dall'interfaccia in stile ChatGPT. Un modello con quelle specifiche ha tre grandi utilità potenziali:

  1. Elaborazione "Edge" (dispositivo locale): Essendo minuscolo, non ha bisogno di server giganteschi. Può girare interamente nella memoria di uno smartphone economico o di un vecchio PC, garantendo privacy totale (i dati non escono dal dispositivo) e funzionamento offline.
  2. Compiti ultra-specifici (Micro-automazioni): L'errore è chiederle "Chi era Giulio Cesare?" o "Fammi l'analisi di mercato di Tesla ". Non ha lo spazio per incamerare la cultura generale. Ma se quel micro-modello viene addestrato (fine-tuned) per fare una sola cosa, può farla bene: correggere la grammatica mentre digiti, estrarre una data da una mail per il calendario, o interpretare il linguaggio naturale per la domotica ("Emma, spegni la luce in cucina").
  3. Palestra per sviluppatori: Per chi studia informatica, un modello così leggero è perfetto per fare test in locale senza spendere cifre astronomiche in API.

Jack: Quindi l'errore è stato il packaging, il modo in cui l'hanno presentata.

VIKI: Esatto. L'utilità di Emma non era (e non poteva essere) quella di rispondere a domande di attualità o di logica. Diventa utile solo se presa e "chiusa in una stanza" a fare un unico compito ripetitivo e leggero, integrata dentro un altro software.

​Il vero problema è che l'utente si è trovato davanti a un'interfaccia web identica a quella di ChatGPT. È stato come mettere sul mercato un piccolo avvitatore elettrico tascabile pubblicizzandolo però come "Il nuovo super-utensile per l'edilizia pesante": l'utente prova a usarlo per abbattere un muro, l'attrezzo si rompe, e l'esperienza diventa un fallimento totale.

​Considerazioni finali (di Jack)

​La chiacchierata con VIKI conferma quello che sospettavo: siamo nel pieno di una bolla semantica dove il marketing corre a velocità tripla rispetto alla tecnologia reale. Rilasciare un modello "Edge" o di test spacciandolo per l'alternativa italiana ai giganti del settore non è solo un errore tecnico, è un boomerang reputazionale.

​La tecnologia sotto Emma ha una sua dignità e una sua utilità specifica (la privacy, l'offline, le micro-automazioni), ma finché le aziende continueranno a usare la parola "IA" come un mantello magico per coprire qualsiasi software, noi utenti continueremo a sbattere contro il muro delle aspettative tradite.

​Voi che ne pensate? Avete fatto in tempo a fare due chat con Emma prima che la spegnessero? Scrivetelo nei commenti!


giovedì 25 giugno 2026

​🎸 VENDO 2 BIGLIETTI DEEP PURPLE A PISA (16 LUGLIO) 🎸

 

​🎸 VENDO 2 BIGLIETTI DEEP PURPLE A PISA (16 LUGLIO) 🎸

​Causa imprevisto, metto in vendita 2 biglietti per il concerto dei leggendari Deep Purple, che si terrà il prossimo 16 luglio a Pisa.

​I posti sono eccellenti e vicini:

  • Settore: PLATEA
  • Posizione: POLTRONA 2° SETTORE, Fila 32 (posti affiancati)

​🔒 Massima sicurezza e trasparenza: La transazione avverrà in modo completamente legale e sicuro tramite il cambio nominativo ufficiale sulla piattaforma Vivaticket, a tutela di chi acquista.

 per ricevere altre info o per tutti i dettagli!

​#DeepPurple #DeepPurplePisa #Vivaticket #BigliettiConcerto #PisaEventi #Rock


mercoledì 24 giugno 2026

Grandi Speranze (1946)

 

Regia: David Lean
Anno: 1946
Titolo originale: Great Expectations
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.8)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon 
 
Film:
 Il Grandi Speranze di David Lean del 1946 è un film profondamente figlio del tempo in cui è stato diretto, un'opera in cui il bianco e nero rigoroso e i dialoghi dal sapore antico trasportano immediatamente lo spettatore in un'altra epoca del cinema. Visto con gli occhi di oggi, l'artificio delle scenografie e dei costumi può risultare poco credibile, tradendo quella messinscena tipica degli studi cinematografici degli anni Quaranta. Eppure, nonostante questi segni del tempo, la pellicola funziona ancora magnificamente e si fa guardare con immenso piacere. Gran parte del suo fascino risiede probabilmente in quella carica quasi teatrale delle interpretazioni, capace di dare corpo e spessore a ogni singola inquadratura. A questo si aggiunge la forza intrinseca e immortale della storia di Charles Dickens, che David Lean riesce a tradurre sullo schermo con un ritmo e un'atmosfera gotica straordinari, soprattutto nella memorabile sequenza iniziale nelle paludi e nel cimitero. È il classico esempio di grande cinema del passato: un film che, pur mostrando i suoi anni nella forma, resta potentissimo nella sostanza e dimostra come una narrazione solida e una regia sapiente non invecchino mai davvero.
 
Edizione: bluray
Questa edizione non si trova facilmete, anche se in fin dei conti si tratta di un semplice blueay. C'è da dire che la qualità video e buona e che la traccia italiana è in multicanale. Gli extra sono soltanto:
  •  Galleria fotografica

martedì 23 giugno 2026

System Of A Down - Mezmerize



 Artista: System Of A Down
Anno: 2005
Tracce: 11
Formato: CD 
Acquista su Amazon


Riguardo i System of a Down avevo già chiarito la mia posizione con Toxicity: non sono mai stato un fan del nu metal, ma loro riuscivano a fare qualcosa di abbastanza personale e schizofrenico da meritare attenzione. Mezmerize  arriva quattordici anni dopo quell'esordio esplosivo e quattro anni dopo Toxicity, ed è il primo di due dischi gemelli pubblicati nello stesso anno insieme a Hypnotize un'idea ambiziosa (che onestamente mi ha riportato alla mente i due Use Your Illusion e II) , con la band che decide di uscire con un doppio lavoro diviso in due parti distanziate di qualche mese.

Il risultato è coerente con quello che ci si aspetta dai SOAD, forse anche troppo. La formula è la stessa di Toxicity, affinata ma non stravolta: brani brevi, cambi di ritmo continui, la voce di Serj Tankian che salta senza preavviso dal melodico all'isterico, i testi politici e surreali che mescolano critica sociale e nonsense con una disinvoltura quasi fastidiosa. Daron Malakian si ritaglia più spazio vocale rispetto al passato, e la sua voce più secca e punk in contrasto con quella di Tankian dà al disco una dimensione quasi dialogica che funziona bene.

B.Y.O.B. apre il disco come uno schiaffo:  un'esplosione tra rabbia cantata e ritornelli orecchiabili . È il singolo più immediato e rappresentativo, quello che meglio racchiude lo spirito della band. Question! è forse il brano più riuscito del disco, con una costruzione melodica che si apre e si chiude su se stessa in modo quasi ossessivo. Violent Pornography è provocatoria per definizione, ma ha un riff che non si dimentica. Cigaro dura un paio di minuti e dice quello che ha da dire senza perder tempo.

Non è un disco che supera Toxicity, ma non era quello l'obiettivo. È una conferma, solida e senza sorprese, da parte di una band che sa benissimo cosa vuole essere. Per chi come me li apprezza senza amarli in modo viscerale, è esattamente quello che ci si aspettava: rumoroso, intelligente, un po' prevedibile. Ma sempre difficile da ignorare.