Artista: Savatage
Anno: 1995
Tracce: 13
Formato: CD
Con i
Savatage avevo già capito da
Handful of Rain in poi che la band stava andando da un'altra parte rispetto alle origini: più sinfonica, più teatrale, con un piede sempre più vicino all'opera rock.
Dead Winter Dead è il passo successivo, e forse più ambizioso: un concept album ambientato durante la guerra in Bosnia, con Sarajevo assediata come sfondo e una storia d'amore impossibile come filo narrativo.
Il punto di partenza è reale.
Jon Oliva e il produttore
Paul O'Neill si ispirano a due episodi di cronaca che li colpiscono nel profondo: i cosiddetti Romeo e Giulietta di Sarajevo cioè una coppia di innamorati, lui serbo e lei bosniaca, morti abbracciati sul ponte di Vrbanja nel tentativo di fuggire dalla città e il violoncellista
Vedran Smailović, che suonava in mezzo alle rovine per onorare le vittime, sfidando le bombe con la musica classica. Da questa immagine nasce il cuore del disco: un anziano musicista che ogni notte scende in piazza e suona, mentre intorno tutto brucia. I due protagonisti ovvero il soldato serbo Serdjan e la partigiana musulmana Katrina che si ritrovano uniti da quella melodia nel caos della guerra.
Musicalmente è il disco in cui i Savatage abbandonano definitivamente l'etichetta heavy metal nel senso tradizionale. Le chitarre affidate questa volta ad
Al Pitrelli e a
Chris Caffery diventano spesso un supporto alla struttura orchestrale piuttosto che il centro di tutto. Le tastiere di Jon Oliva, i cori, gli arrangiamenti classici con richiami a Mozart e Beethoven prendono sempre più spazio.
Overture apre il disco con una solennità che prepara bene a quello che viene.
This Is the Time e
Not What You See sono i momenti emotivamente più alti, con
Zak Stevens alla voce che in certi passaggi dà il meglio di sé. E poi c'è
Christmas Eve (Sarajevo 12/24): strumentale, con melodie natalizie trasfigurate in qualcosa di maestoso e malinconico il brano che avrebbe ispirato direttamente la nascita della
Trans-Siberian Orchestra.
Non raggiunge le vette emotive di
Streets: A Rock Opera, che rimane un loro capolavoro irripetibile. Ma tra
Sirens,
Handful of Rain,
Wake of Magellan e
Poets and Madmen,
Dead Winter Dead si inserisce perfettamente in quel percorso che ha reso i Savatage una delle band più uniche e sottovalutate dell'intera storia del metal. Un disco che parla di guerra senza retorica, che trasforma la brutalità in poesia senza perdere il peso. Uno di quelli che si ascoltano dall'inizio alla fine, senza saltare niente.