Terzo giorno, terza avventura, e anche stavolta il viaggio è lungo: da Gréoux-les-Bains a Castejón de Sos si attraversa mezza Francia, ma il vantaggio è che si arriva dritti nei Pirenei senza troppi giri. Superata Tolosa il paesaggio si distende e diventa rilassante, tra colline morbide e un traffico finalmente civile dopo il delirio ligure di due giorni fa. Non faccio fatica ad attraversare il confine, facendo il portoghese: le guardie spagnole credono al mio travestimento e mi lasciano passare. Obrigado. Jack 1 - Sanchez e Meloni 0
Ho scelto Castejón de Sos come base perché costa meno di Benasque e per i trekking che ho in programma non cambia praticamente nulla in termini di distanza. Il paese in sé non ha niente di particolare, lo giri tutto a piedi in cinque minuti, una specie di Canazei dei Pirenei, ma è conosciuto in tutta la Spagna come la culla del parapendio, con la prima scuola fondata qui nel 1985 e da allora meta di campionati nazionali e internazionali, grazie alla posizione nella valle dell'Esera e alla vicinanza con vette come l'Aneto, che con i suoi 3.404 metri è la cima più alta dei Pirenei. Quelli che credevo fossero storni, son quindi umani che volano.
Nonostante le oltre sette ore di auto, decido di fare una breve escursione fuori programma andando a esplorare i boschi e la Roqueta, l'eremo che domina il paese da un promontorio roccioso. Praticamente nessun dislivello, e seguo per un tratto il Camino del Esera, che non ho idea di cosa sia ma era ben segnato, giusto per sgranchire le gambe, e faccio otto chilometri. Seguo in parte il percorso del fiume, ammiro i crinali che mi sovrastano e mi spavento quando un lupo mi osserva dalla collinetta. Poco dopo sento fischiare il padrone e capisco che è solo un cane.
Torno con calma al mio Hotel Pirineos, semplice, ma confortevole come un van super accessoriato.
Album fotografico Castejon de Sos, Pirenei





