Diciamolo subito: Pablo Honey è considerato il disco più debole della loro discografia, e i Radiohead stessi lo hanno più volte snobbato. È figlio del suo tempo, con influenze che vanno dagli U2 ai Pixies agli Smiths, in un 1993 in cui il rock alternativo americano dominava ovunque e i critici britannici erano già pronti a bollare la band come "Nirvana-lite". Non c'è ancora il suono che avrebbero trovato successivamente, e si sente: c'è qualcosa di incompiuto, di non del tutto a fuoco, di promessa non ancora mantenuta.
Eppure. C'è un motivo per cui Pablo Honey vale la pena, e quel motivo si chiama Creep. Lo so, lo amano tutti. Ma ci sarà un perché, no? Dice che il brano era stato registrato quasi per caso su suggerimento del produttore, che aveva convinto la band a riprenderlo durante le sessioni. La BBC Radio 1 lo bocciò come "troppo deprimente" per la messa in onda; in Gran Bretagna uscì come singolo nel settembre 1992 e arrivò appena al numero 78 in classifica, vendendo seimila copie. Poi qualcuno la fece girare negli Stati Uniti, e nel 1993 era già numero due nella classifica alternative americana. La ristampa del singolo la portò al numero 7 in Gran Bretagna. Thom Yorke nel 1993 dichiarò di avere "notevoli problemi nell'essere un uomo degli anni Novanta", che è forse la descrizione più precisa di quello che la canzone contiene.
Il testo parla di inadeguatezza, di sentirsi fuori posto, di desiderare qualcuno che non ti guarda. "I want a perfect body, I want a perfect soul": chi non l'ha sentita propria almeno una volta? Quel cambio di chitarra distorta prima del ritornello, quella dinamica dal sussurro all'urlo, è diventata una delle strutture più imitate degli anni Novanta. La band sviluppò poi un rapporto di amore-odio con il brano, arrivando a bandirla dai concerti per anni. Ad oggi è il singolo dei Radiohead più ascoltato su Spotify, con oltre duecentotrenta milioni di stream. Il doppio rispetto a qualsiasi altra loro canzone.
Il resto del disco vale meno, e non ha senso fingere il contrario. Blow Out, che chiude l'album, è il brano che la band ha continuato a suonare dal vivo più di qualsiasi altro di questo disco: diversi minuti di crescendo con una coda strumentale che anticipa qualcosa di quello che sarebbero diventati. Anyone Can Play Guitar è il singolo più diretto e immediato. Ma Pablo Honey resta soprattutto il contesto che ha prodotto Creep, e come tale merita ascolto. Un passaggio obbligato, acerbo ma onesto.



