Secondo giorno qui a Torla Ordesa, che già mi aveva incantato con il suo arrivo di ieri sera. Questa mattina, per l'ennesima volta in questo viaggio, sveglia presto, quando per evitare il caldo, quando per evitare la pioggia, ormai ci ho fatto il callo. Prendo il primo autobus che porta al parcheggio di Ordesa, visto che d'estate la strada è chiusa ai mezzi privati proprio per gestire l'afflusso di visitatori, ma stavolta non sono solo. Anzi, arrivo e trovo già una discreta fila di escursionisti che, come me, vogliono partire il prima possibile.
Arrivato alla pradera inizio subito con la frontale accesa perché è ancora buio, e nel bosco lo resterà per un bel pezzo. Dopo il ponte sul fiume Arazas si stacca la senda dei Cacciatori, e da qui parte la salita vera, oltre 600 metri di dislivello concentrati in pochissima distanza, anche se il sentiero fa parecchie svolte che rendono tutto più gestibile del previsto. Arrivo al Mirador de Calcilarruego, incastonato su uno sperone di roccia a quasi duemila metri che dal basso sembrava irraggiungibile, appena in tempo per vedere il sole sorgere sull'altro versante del canyon. Un'esperienza già di per sé bellissima, che vale da sola la sveglia notturna, con la pradera di Ordesa distesa proprio sotto di me e di fronte il circo di Cotatuero con la sua cascata.
Da lì il percorso prosegue lungo la Faja de Pelay, una cengia comoda e priva di passaggi esposti, quasi in piano, da cui iniziano ad aprirsi scorci sempre più ampi, la Brecha de Roland e il Taillón, e poco più avanti le tre cime chiamate le Tres Serols, il Cilindro, il Monte Perdido e il Soum de Ramond, che si stagliano una accanto all'altra a chiudere il fondo valle. Quasi tutto il dislivello positivo della giornata è ormai alle spalle, perché da qui in avanti diventa praticamente una piacevole passeggiata, quasi sempre in discesa costante e mai impegnativa, fino alla Cola de Caballo, la grande cascata che chiude il circo di Soaso e dove, complice l'alta stagione, iniziano a comparire i primi gruppi di turisti saliti dal fondovalle.
Il ritorno segue la via normale lungo il fondo della valle, tra le cascate dell'Estrecho e della Cueva, con una deviazione fino al mirador de los Bucardos sull'altra sponda del fiume, prima di rientrare alla pradera. Concludo i miei ventidue chilometri in meno di sette ore e mi rimetto sull'autobus per tornare a Torla.
E qui, sul pullman, faccio la solita osservazione di questi giorni, tutte queste signore spagnole si sono ridate il profumo pure dopo il trekking e non puzzano, profumano. Io invece ho usato il classico eau de sudór, che rimane sempre il mio inseparabile compagno di viaggio nei sentieri di montagna. A Torla faccio giusto in tempo a mordere il mio bocadillo con jamón serrano che alle 14.15 spaccate inizia il diluvio universale. E non ha ancora smesso. Domani chissà.
Album fotografico Faja Pelay e Cola de Caballo





