Vomito Ergo Rum
Non lasciare che la morale ti impedisca di fare ciò che è giusto
mercoledì 1 luglio 2026
Whitesnake - 1987
La gestazione del disco è stata tutt'altro che semplice. Coverdale ( ex Deep Purple) aveva dovuto affrontare un'operazione alle corde vocali e sei mesi di riposo assoluto. Il chitarrista John Sykes (ex Thin Lizzy) aveva scritto praticamente tutto il materiale insieme a lui, registrando parti di chitarra di livello assoluto. Poi, a registrazioni ultimate e prima ancora che il disco uscisse, Coverdale si era liberato di tutta la sezione ritmica e dello stesso Sykes per divergenze personali. Il risultato paradossale fu che i video dei singoli mostrarono una formazione completamente diversa da quella che aveva inciso il disco, con Adrian Vandenberg e Vivian Campbell alle chitarre che mimavano le parti di Sykes. Una vicenda poco edificante, che non toglierebbe nulla alla qualità del disco ma che dice qualcosa sul tipo di personalità di Coverdale.
Musicalmente però è difficile contestare qualcosa. Still of the Night apre il disco con una pesantezza zeppeliniana che non si dimentica: riff massiccio, ritmica potente, Coverdale che canta con una naturalezza quasi irritante. Crying in the Rain, ripresa dal precedente Saints and Sinners e riarrangiata, è quasi irriconoscibile rispetto all'originale, in senso positivo. Is This Love è la ballata più riuscita, melodica e rotonda, quella che funziona meglio alla radio. Looking for Love, esclusa inspiegabilmente dalla versione americana (Coverdale stesso l'ha definita una delle canzoni migliori che abbia mai scritto con Sykes), è uno dei punti più alti del disco. E poi c'è Here I Go Again nella versione riarrangiata per il 1987, con un intro di tastiere che introduce una delle melodie più immediate di tutta la decade.
Il disco non porta nulla di nuovo al panorama hard rock dell'epoca, e chi lo accusò di essere derivativo (Zeppelin su tutti, ma anche Scorpions e Foreigner) non aveva tutti i torti. Ma Coverdale non stava cercando di inventare qualcosa: stava perfezionando qualcosa che già esisteva, e ci riuscì in modo così convincente da renderlo uno dei dischi di riferimento del genere. Uno di quelli che, anche trent'anni dopo, suonano esattamente come devono suonare.
martedì 30 giugno 2026
Costa Est a Piombino
C'è un tratto di costa, qui sotto Piombino, che ho sempre considerato un po' come l'antiporta dell'Elba: lo guardi dalla litoranea, sai che il traghetto è a venti minuti, eppure ti viene voglia di fermarti lì, prima ancora di salpare. È la Costa Est, quella che dal Quagliodromo scende fino a Torre Mozza, otto chilometri abbondanti di sabbia chiara, pineta e dune, premiati con la Bandiera Blu dal 2008. Niente di esotico, intendiamoci, ma è uno di quei posti che funzionano meglio di tante mete più blasonate, proprio perché restano sé stessi.
Si parte dal Quagliodromo, l'antica spiaggia di Pontedoro, che si raggiunge da una stradina sterrata e un po' butterata che corre parallela al fiume Cornia (occhio alla polvere , soprattutto se sei in scooter). È spiaggia libera, con un piccolo stabilimento balneare e bar proprio sull'arenile (oggi il punto di riferimento è il Jambé Beach Bar, terrazza vista mare e qualche serata con musica dal vivo), accessibile anche ai disabili. Lungo il corso del fiume si vedono ancora i retoni, le grandi reti da pesca a bilico tipiche di questa zona, che da sole valgono una sosta con la macchina fotografica. Subito a sud, separata solo dal corso del Cornia, c'è la spiaggia di Torre del Sale: stessa atmosfera selvaggia, ma di fatto fuori dal sistema organizzato del Parco, terreno di caccia classico dei camperisti "abusivi" che si fermano gratis sullo sterrato. Non aspettatevi servizi, ma se cercate isolamento è il posto giusto.
Da qui in poi si entra nel Parco Costiero della Sterpaia, e le indicazioni cambiano: si percorre la SP40, la "Geodetica" che collega Piombino a Riotorto, e si svolta verso il mare in corrispondenza dei vari accessi segnalati. Le località, da nord a sud, sono Perelli, Carlappiano, Mortelliccio, il Pino, Carbonifera e infine Torre Mozza. In tutto, secondo i dati del Parco, sei degli otto chilometri di spiaggia restano completamente liberi, gli altri due ospitano gli stabilimenti attrezzati: ombrelloni, lettini, qualche punto ristoro. Il bello è che alternarli è facilissimo, basta camminare un po' sulla battigia per passare da un tratto organizzato a uno selvaggio, con la pineta di pini domestici e lecci che fa da quinta per tutto il percorso.
A Perelli 1 segnalo una chicca per chi viaggia con il cane: il Pascià Glam Beach, stabilimento interamente dog-friendly, dove i cani possono stare liberi e fare il bagno senza i soliti vincoli da "guinzaglio corto e ombra fuori dai piedi". Per chi cerca un punto di riferimento più goliardico, nella zona di Carlappiano/Sterpaia c'è il Nano Verde, ormai un'istituzione: chiringuito nella pineta, mojito, musica, qualche serata danzante quando il sole cala. Poco distante trovi anche il Bagnoskiuma, altro nome che chiunque frequenti la zona conosce a memoria. Se cerchi pace e silenzio, sono i posti da evitare nelle ore di punta estive; se invece ti va un aperitivo con i piedi nella sabbia, sono la meta giusta.
Il parco è pensato anche per chi ha esigenze diverse: lungo la costa ci sono percorsi protetti e passerelle in legno per raggiungere il mare anche in sedia a rotelle, con punti accessibili segnalati a Perelli 2 e 3, Carlappiano, Mortelliccio, Carbonifera e Pappasole, oltre che nel nucleo centrale vicino al Nano Verde. Ci sono inoltre servizi igienici pubblici e docce in diversi punti della costa, aree pic-nic nella pineta e qualche piccolo spaccio per il necessario last minute (ghiaccio, creme solari, l'immancabile gelato).
Una nota pratica, perché qui il portafoglio conta: i parcheggi lungo tutta la fascia costiera del Parco della Sterpaia sono a pagamento nella stagione estiva, di norma dalla fine di marzo ai primi di ottobre, dalle 8 alle 20. Le tariffe cambiano ogni anno, quindi non mi avventuro in cifre: meglio controllare sul sito dei Parchi Val di Cornia prima di partire. Chi è residente nei Comuni della Val di Cornia può acquistare un abbonamento stagionale, e anche i non residenti hanno a disposizione un Parking Pass temporaneo; entrambi, gestiti dalla stessa Parchi Val di Cornia, valgono indifferentemente sia per la Costa Est che per il Golfo di Baratti. Il Quagliodromo e Torre del Sale, come detto, restano fuori da questo sistema: lì la sosta è ancora su sterrato, gratuita, un po' alla "si arrangia chi arriva prima". Altri parcheggi gratuiti lungo la strada ci sono sia a Perelli 1 che a Perelli 2.
E infine Torre Mozza, che chiude degnamente il tratto: sabbia fine e dorata, fondali bassi vicino alla torre cinquecentesca fatta costruire dagli Appiani, signori di Piombino, per sorvegliare il traffico del minerale che arrivava dall'Elba. A una trentina di metri dalla riva affiora una scogliera sommersa che protegge l'acqua creando una specie di piscina naturale, perfetta per chi vuole fare snorkeling tra orate, saraghi e qualche polpo. C'è una leggenda locale che la vuole resto dell'antica via Aurelia: è solo una leggenda, ma onestamente aggiunge un po' di fascino alla nuotata.
Otto chilometri, molti nomi di spiagge, un paio di indirizzi che ormai fanno parte del paesaggio quanto le dune. Poca roba, se vuoi, ma è la prova che a volte basta restare fedeli a quello che si è per funzionare bene, stagione dopo stagione.
Manowar - Fighting The World
È il quinto album, il primo per la nuova etichetta ATCO, e uno dei primissimi dischi heavy metal a essere registrato e missato interamente in digitale: un dettaglio tecnico che all'epoca contava parecchio, e che dà al suono una pulizia e una potenza diverse rispetto ai lavori precedenti. È anche il primo con la copertina firmata da Ken Kelly, illustratore che da qui in poi avrebbe disegnato tutte le cover della band. Molti puristi lo considerarono un tentativo di ammorbidirsi per inseguire un pubblico più vasto, ma a riascoltarlo oggi sembra più un cambio di passo che una resa: stesso epic metal di sempre, solo confezionato con un suono più granitico e diretto.
La title track apre con un coro che si ripete fino allo sfinimento (Eric Adams ripete la parola "fight" decine di volte), discutibile ma efficacissimo dal vivo. Blow Your Speakers è il brano più radiofonico del disco, quasi hard rock nei toni, con un testo che se la prende con MTV per non trasmettere abbastanza metal: tipico atteggiamento Manowar, mezzo serio e mezzo ironico. Defender è probabilmente il momento più suggestivo: si apre con una declamazione di Orson Welles, registrata anni prima per il primo demo della band e mai utilizzata, riproposta qui come omaggio postumo all'attore, scomparso due anni prima dell'uscita del disco. Holy War parte con un riff di basso notevole firmato da Joey DeMaio, e Black Wind, Fire and Steel chiude il disco con la doppia cassa più furiosa di tutto il lavoro, quasi un'anticipazione del power metal europeo che sarebbe esploso negli anni successivi. E ovviamente Carry On...
Alcuni brani scivolano in un'epica un po' stucchevole. Ma ha il suono più potente che i Manowar abbiano mai registrato fino a quel momento, e tra cori ridondanti e momenti effettivamente riusciti, resta uno di quegli album che ascolto volentieri a tratti, senza pretendere che sia tutto oro.
lunedì 29 giugno 2026
Scorpions - Virgin Killer
Della copertina originale mi sono perso la diatriba, perché quando acquistai il vinile esisteva solo quella sostitutiva con la band in posa. E forse è meglio così, considerando che l'originale, raffigurante una bambina di dieci anni in un modo che la stessa band ha poi rinnegato con imbarazzo, ha continuato a generare polemiche per decenni: basta sapere che nel 2008 la Internet Watch Foundation britannica aveva inserito alcune pagine di Wikipedia in una blacklist per via di quell'immagine, e che il chitarrista Uli Jon Roth ha dichiarato di vergognarsi tutt'oggi di averla approvata. L'etichetta, la RCA, spinse per quella scelta contando sulla controversia come strumento di promozione. Funzionò, nel senso peggiore possibile.
Il disco, però, è un'altra storia. È il primo album degli Scorpions ad attirare attenzione fuori dall'Europa, e si sente perché: il suono è più pesante e definito rispetto agli esordi psichedelici, con il chitarrista Uli Jon Roth al massimo della sua forma creativa. Pictured Life apre con un'energia diretta e una melodia che resta subito in testa, uno dei classici assoluti del primo periodo della band. Catch Your Train è velocissima, pura energia da hard rock anni Settanta. Crying Days è il momento più malinconico e gotico del disco, una perla lenta e densa che richiede qualche ascolto per essere capita fino in fondo. La title track è costruita su un riff pesante e ribassato, con Roth che costruisce sopra sequenze di scale da brividi. Yellow Raven chiude il disco in modo quasi psichedelico, un residuo del suono delle origini che non stona affatto nel contesto.
domenica 28 giugno 2026
Connie Willis - La Voce Dell'Aldilà
sabato 27 giugno 2026
Faith No More - Angel Dust
Il centro di tutto è Mike Patton, e già questo dice molto.che qui per la prima volta partecipa attivamente alla scrittura dei brani e si sente in ogni secondo. La sua voce è un oggetto impossibile da categorizzare: passa dal funk al growl, dal falsetto lirico all'urlo, dal registro baritonale alla recitazione quasi teatrale, tutto nello stesso disco e a volte nella stessa canzone.
Midlife Crisis è il singolo più noto e il punto di accesso più agevole: ritmica funk, tastiere gotiche, un ritornello che si incide in testa senza chiedere permesso. Land of Sunshine apre il disco con un basso sincopato e testi presi direttamente dal test della personalità di Scientology (Patton usava il materiale più improbabile come materia prima). Caffeine è scritta interamente da Patton su tre giorni di privazione del sonno vissuti in prima persona, e la furia che ne esce fuori si sente. RV è un country-blues deviato con Patton che imita ubriachi immaginari con una naturalezza comica disarmante. Jizzlobber è il brano più estremo del disco, quello che spiega da solo perché i Faith No More non fossero per tutti. E poi c'è Easy, la cover soul dei Commodores aggiunta come provocazione e diventata uno dei loro singoli più amati: Patton la canta con una dolcezza genuina che spiazza dopo tutto quello che è venuto prima.





