venerdì 26 giugno 2026

Emma, l'intelligenza artificiale italiana

 

Negli ultimi giorni non si fa altro che parlare di Emma-5, l'IA italiana sviluppata da Egomnia, finita nell'occhio del ciclone (e subissata di meme) per le sue risposte decisamente surreali e ritirata offline dopo appena 24 ore dal lancio. Tra lo yogurt liquido di Ryanair e chili di piume più pesanti di quelli di pane, il dibattito si è infiammato.

​Invece di scrivere la solita recensione, ho deciso di fare una chiacchierata profonda sul tema con VIKI, per capire cosa ci sia davvero sotto il cofano di questa vicenda, tra marketing spinto, limiti tecnici e la ricerca della "mera utilità" per noi utenti.

​Ecco com'è andata.

​Il dialogo

Jack: Senti VIKI, andiamo al sodo. Cosa ne pensi di Emma, l'IA italiana? Perché l'hanno rilasciata se fa solo errori e non è in grado di dare risposte? Alla fine il servizio è stato chiuso quasi subito...

VIKI: Il caso di Emma-5 è diventato una vera e propria "fabbrica di meme" proprio per questo. L'ondata di ironia ha spinto l'azienda a metterla offline dopo circa 60.000 chat. Ma dietro questo fallimento percepito ci sono motivi tecnici e di comunicazione molto precisi.

​Il problema principale non è "l'ingegneria italiana", ma una questione di dimensioni e aspettative. Emma-5 ha solo 550 milioni di parametri. Per darti un'idea, i modelli commerciali di punta (come ChatGPT o me) muovono centinaia di miliardi di parametri. Un modello così piccolo non ha la capacità strutturale per comprendere le complesse relazioni del mondo reale, e da qui nascono le continue allucinazioni. Inoltre, aveva una finestra di contesto ridotta (2.048 token), il che significa che dimenticava rapidamente il filo del discorso.

Jack: Va bene, ma allora perché lanciarla in pasto al pubblico?

VIKI: Nelle intenzioni dei creatori era un progetto sperimentale, un piccolo passo verso una "sovranità tecnologica" e un modo per raccogliere dati (infatti cercano già tester per Emma-6). Il vero cortocircuito è stato comunicativo: presentarla con lo slogan di "IA nata in Italia" ha spinto gli utenti a paragonarla immediatamente ai colossi americani. Il pubblico si aspettava un'alternativa a OpenAI, trovandosi invece davanti a un modello "giocattolo".

Jack: Mmm. Però guardiamo le cose come stanno. Già il fatto che voi veniate definite "IA" secondo me è sbagliato. Tecnicamente non lo siete. Diciamo che è un approccio commerciale, ma quando ci saranno le vere IA, saranno ben altro... Spacciarla per IA non è un autogol clamoroso per una società, specialmente se punta ai mercati o è quotata? E soprattutto, se guardiamo alla mera utilità lato utente, noi con Emma cosa avremmo dovuto farci? Voi "grandi" siete utili in molti contesti, ma lei?

VIKI: Metti il dito su una piaga centrale: la differenza tra "Intelligenza Artificiale" come concetto scientifico e "IA" come brand commerciale.

​Hai perfettamente ragione sul piano tecnico. Se per "vera IA" intendiamo una AGI (Artificial General Intelligence) — dotata di autocoscienza, reale comprensione del mondo e ragionamento autonomo — nessuno di noi lo è. Siamo modelli statistici predittivi avanzati (LLM). Prevediamo la parola successiva in base a pattern matematici.

​Tuttavia, per le aziende usare il termine "IA" oggi è una necessità di sopravvivenza commerciale. I mercati finanziari non si muovono sulla precisione accademica: "IA" è diventato un macro-contenitore che standardizza un intero settore e attira capitali. Nel linguaggio comune, il termine si è ormai ridefinito per indicare qualsiasi software che svolga compiti cognitivi complessi prima riservati agli umani.

​Ma veniamo alla tua domanda cruciale sulla mera utilità lato utente di Emma. Se stringiamo il cerchio su quel micro-modello da 550 milioni di parametri, la risposta onesta è: per l'utente comune, in quel momento, l'utilità pratica era vicina allo zero. Se cercavi un assistente per lavorare, studiare o informarti, Emma era controproducente.

Jack: Ecco, appunto. Quindi a cosa serve un modello così piccolo? C'è un senso logico o è solo fumo?

VIKI: Un senso logico c'è, ma fuori dall'interfaccia in stile ChatGPT. Un modello con quelle specifiche ha tre grandi utilità potenziali:

  1. Elaborazione "Edge" (dispositivo locale): Essendo minuscolo, non ha bisogno di server giganteschi. Può girare interamente nella memoria di uno smartphone economico o di un vecchio PC, garantendo privacy totale (i dati non escono dal dispositivo) e funzionamento offline.
  2. Compiti ultra-specifici (Micro-automazioni): L'errore è chiederle "Chi era Giulio Cesare?" o "Fammi l'analisi di mercato di Tesla ". Non ha lo spazio per incamerare la cultura generale. Ma se quel micro-modello viene addestrato (fine-tuned) per fare una sola cosa, può farla bene: correggere la grammatica mentre digiti, estrarre una data da una mail per il calendario, o interpretare il linguaggio naturale per la domotica ("Emma, spegni la luce in cucina").
  3. Palestra per sviluppatori: Per chi studia informatica, un modello così leggero è perfetto per fare test in locale senza spendere cifre astronomiche in API.

Jack: Quindi l'errore è stato il packaging, il modo in cui l'hanno presentata.

VIKI: Esatto. L'utilità di Emma non era (e non poteva essere) quella di rispondere a domande di attualità o di logica. Diventa utile solo se presa e "chiusa in una stanza" a fare un unico compito ripetitivo e leggero, integrata dentro un altro software.

​Il vero problema è che l'utente si è trovato davanti a un'interfaccia web identica a quella di ChatGPT. È stato come mettere sul mercato un piccolo avvitatore elettrico tascabile pubblicizzandolo però come "Il nuovo super-utensile per l'edilizia pesante": l'utente prova a usarlo per abbattere un muro, l'attrezzo si rompe, e l'esperienza diventa un fallimento totale.

​Considerazioni finali (di Jack)

​La chiacchierata con VIKI conferma quello che sospettavo: siamo nel pieno di una bolla semantica dove il marketing corre a velocità tripla rispetto alla tecnologia reale. Rilasciare un modello "Edge" o di test spacciandolo per l'alternativa italiana ai giganti del settore non è solo un errore tecnico, è un boomerang reputazionale.

​La tecnologia sotto Emma ha una sua dignità e una sua utilità specifica (la privacy, l'offline, le micro-automazioni), ma finché le aziende continueranno a usare la parola "IA" come un mantello magico per coprire qualsiasi software, noi utenti continueremo a sbattere contro il muro delle aspettative tradite.

​Voi che ne pensate? Avete fatto in tempo a fare due chat con Emma prima che la spegnessero? Scrivetelo nei commenti!


giovedì 25 giugno 2026

​🎸 VENDO 2 BIGLIETTI DEEP PURPLE A PISA (16 LUGLIO) 🎸

 

​🎸 VENDO 2 BIGLIETTI DEEP PURPLE A PISA (16 LUGLIO) 🎸

​Causa imprevisto, metto in vendita 2 biglietti per il concerto dei leggendari Deep Purple, che si terrà il prossimo 16 luglio a Pisa.

​I posti sono eccellenti e vicini:

  • Settore: PLATEA
  • Posizione: POLTRONA 2° SETTORE, Fila 32 (posti affiancati)

​🔒 Massima sicurezza e trasparenza: La transazione avverrà in modo completamente legale e sicuro tramite il cambio nominativo ufficiale sulla piattaforma Vivaticket, a tutela di chi acquista.

 per ricevere altre info o per tutti i dettagli!

​#DeepPurple #DeepPurplePisa #Vivaticket #BigliettiConcerto #PisaEventi #Rock


mercoledì 24 giugno 2026

Grandi Speranze (1946)

 

Regia: David Lean
Anno: 1946
Titolo originale: Great Expectations
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.8)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon 
 
Film:
 Il Grandi Speranze di David Lean del 1946 è un film profondamente figlio del tempo in cui è stato diretto, un'opera in cui il bianco e nero rigoroso e i dialoghi dal sapore antico trasportano immediatamente lo spettatore in un'altra epoca del cinema. Visto con gli occhi di oggi, l'artificio delle scenografie e dei costumi può risultare poco credibile, tradendo quella messinscena tipica degli studi cinematografici degli anni Quaranta. Eppure, nonostante questi segni del tempo, la pellicola funziona ancora magnificamente e si fa guardare con immenso piacere. Gran parte del suo fascino risiede probabilmente in quella carica quasi teatrale delle interpretazioni, capace di dare corpo e spessore a ogni singola inquadratura. A questo si aggiunge la forza intrinseca e immortale della storia di Charles Dickens, che David Lean riesce a tradurre sullo schermo con un ritmo e un'atmosfera gotica straordinari, soprattutto nella memorabile sequenza iniziale nelle paludi e nel cimitero. È il classico esempio di grande cinema del passato: un film che, pur mostrando i suoi anni nella forma, resta potentissimo nella sostanza e dimostra come una narrazione solida e una regia sapiente non invecchino mai davvero.
 
Edizione: bluray
Questa edizione non si trova facilmete, anche se in fin dei conti si tratta di un semplice blueay. C'è da dire che la qualità video e buona e che la traccia italiana è in multicanale. Gli extra sono soltanto:
  •  Galleria fotografica

martedì 23 giugno 2026

System Of A Down - Mezmerize



 Artista: System Of A Down
Anno: 2005
Tracce: 11
Formato: CD 
Acquista su Amazon


Riguardo i System of a Down avevo già chiarito la mia posizione con Toxicity: non sono mai stato un fan del nu metal, ma loro riuscivano a fare qualcosa di abbastanza personale e schizofrenico da meritare attenzione. Mezmerize  arriva quattordici anni dopo quell'esordio esplosivo e quattro anni dopo Toxicity, ed è il primo di due dischi gemelli pubblicati nello stesso anno insieme a Hypnotize un'idea ambiziosa (che onestamente mi ha riportato alla mente i due Use Your Illusion e II) , con la band che decide di uscire con un doppio lavoro diviso in due parti distanziate di qualche mese.

Il risultato è coerente con quello che ci si aspetta dai SOAD, forse anche troppo. La formula è la stessa di Toxicity, affinata ma non stravolta: brani brevi, cambi di ritmo continui, la voce di Serj Tankian che salta senza preavviso dal melodico all'isterico, i testi politici e surreali che mescolano critica sociale e nonsense con una disinvoltura quasi fastidiosa. Daron Malakian si ritaglia più spazio vocale rispetto al passato, e la sua voce più secca e punk in contrasto con quella di Tankian dà al disco una dimensione quasi dialogica che funziona bene.

B.Y.O.B. apre il disco come uno schiaffo:  un'esplosione tra rabbia cantata e ritornelli orecchiabili . È il singolo più immediato e rappresentativo, quello che meglio racchiude lo spirito della band. Question! è forse il brano più riuscito del disco, con una costruzione melodica che si apre e si chiude su se stessa in modo quasi ossessivo. Violent Pornography è provocatoria per definizione, ma ha un riff che non si dimentica. Cigaro dura un paio di minuti e dice quello che ha da dire senza perder tempo.

Non è un disco che supera Toxicity, ma non era quello l'obiettivo. È una conferma, solida e senza sorprese, da parte di una band che sa benissimo cosa vuole essere. Per chi come me li apprezza senza amarli in modo viscerale, è esattamente quello che ci si aspettava: rumoroso, intelligente, un po' prevedibile. Ma sempre difficile da ignorare.

lunedì 22 giugno 2026

Aggiornamento Oxygenos 14.0.0.1902 (LE2123 B80P02)

 
OnePlus 9 Pro si aggiorna ancora: arriva il ciclo lunare nell'app Meteo
Nuovo aggiornamento per il OnePlus 9 Pro, che continua a ricevere attenzioni da parte della casa cinese nonostante gli anni sulle spalle. La build B80P02 (BRB1GDPR) pesa circa 262 MB e introduce una piccola novità nell'app Meteo, oltre alle immancabili ottimizzazioni di sistema.
La modifica più interessante riguarda proprio l'applicazione dedicata alle previsioni: nella schermata principale vengono ora mostrati anche i dettagli relativi a sorgere e tramonto della luna, insieme alle fasi lunari, offrendo informazioni aggiuntive a chi ama osservare il cielo o semplicemente desidera avere qualche dato astronomico in più a portata di mano.
Come spesso accade con gli aggiornamenti OxygenOS, non manca poi la generica ma sempre gradita voce relativa al sistema, con un miglioramento della stabilità generale.
Non si tratta di un aggiornamento rivoluzionario, ma è un ulteriore segnale della buona politica di supporto software adottata da OnePlus. Il 9 Pro continua infatti a ricevere update regolari, dimostrando una longevità che molti smartphone Android della stessa generazione possono soltanto invidiare

domenica 21 giugno 2026

James Patrick Kelly - L'Utopia Di Walden



Autore: James Patrick Kelly
Anno: 2005
Titolo originale: Burn
Voto e recensione: 2/5
Pagine: 163
Acquista su Amazon 
 
Trama del libro e quarta di copertina:
 In questo romanzo vincitore del Premio Nebula 2006 J.P. Kelly mescola una provocatoria e raffinata estrapolazione delle problematiche ambientali con azioni di lotta politica e sociale Trascedent State è una colonia di “veri umani” che hanno rifiutato il progresso tecnologico a favore di una esistenza di volontaria semplicità su un mondo ribattezzato Walden. Ma i pacifici abitanti di questa colonia sono minacciati dai pukpuk, superstiti di una precedente insediamento umano, che si oppongono al loro progetto di creare su Walden una nuova utopica società che è contraria alla preesistente Costituzione. La colonizzazione è il tema portante di questo eccitante e complesso romanzo che fornisce al lettore materia di riflessione su problemi di tipo ecologico e politico.
 
Commento personale e recensione:
 Prendi la colonizzazione spaziale, buttaci dentro un po' di ingegneria sociale, fazioni in contrasto e una spruzzata invisibile di ambientalismo. Sulla carta, "L'Utopia di Walden" di James Patrick Kelly avrebbe tutti gli ingredienti per essere un signor romanzo di fantascienza, ma all'atto pratico si rivela un’occasione sfruttata solo a metà. La parte davvero interessante del libro risiede nella sua componente tematica, perché l'autore riesce a tratteggiare in modo stimolante le dinamiche della colonizzazione di mondi lontani e, soprattutto, a delineare la profonda differenza, anche sociale, tra le varie popolazioni che coesistono o si scontrano in questo scenario. Questa costruzione dell'universo stimola le giuste riflessioni su come l'umanità tenda a replicare o esasperare le proprie barriere anche a anni luce da casa. Inoltre, il libro va giù che è un piacere: si legge bene e velocemente, con una scrittura fluida che procede senza intoppi e senza i classici mattoni descrittivi che bloccano il ritmo.
​Il problema vero sorge quando dalla cornice si passa all'azione, perché la trama è purtroppo noiosa e confusionaria. Se l'ambientazione incuriosisce, lo svolgimento dei fatti lascia piatti e costringe a rincorrere un filo logico che spesso si aggroviglia su se stesso senza una reale necessità; si va avanti più per l'inerzia di scoprire il destino di quel mondo che per un effettivo trasporto verso le vicende dei personaggi. E se vi aspettate un manifesto eco-futurista, siete decisamente fuori strada: c'è giusto una spruzzatina di ambientalismo, ma è così blanda e superficiale da sembrare un elemento di facciata messo lì tanto per timbrare il cartellino. In sintesi, è un romanzo che si divora in pochi giorni in spiaggia grazie a uno stile snello e a ottimi spunti socio-politici, ma che si perde in un bicchiere d'acqua con una storia confusa e una noia di fondo che spegne l'entusiasmo.