Angel of the Morning non è originariamente di Juice Newton. La scrisse Chip Taylor nel 1967, musicista americano che aveva già firmato Wild Thing per i Troggs e che disse di averla composta ascoltando Ruby Tuesday dei Rolling Stones in auto mentre guidava verso New York, cercando di catturare quello stesso tipo di passione. Il brano fu offerto prima a Connie Francis, che lo rifiutò perché il testo le sembrava troppo licenzioso per la sua immagine (la storia di una donna che trascorre la notte con qualcuno senza promesse né sensi di colpa, e se ne va all'alba senza rimpianti). Lo rifiutò. Bene per tutti gli altri. La prima registrazione fu di Evie Sands nel giugno 1967; il primo successo vero arrivò nel 1968 con Merrilee Rush e i Turnabouts, che la portarono al numero 7 della Billboard Hot 100 e in vetta alle classifiche di Canada, Australia e Nuova Zelanda, guadagnando anche una nomination ai Grammy. In Italia, nello stesso anno, i Profeti ne fecero una versione con il titolo Gli occhi verdi dell'amore, testo decisamente più casto come da tradizione nostrana. Nel 2001 ci tornò su Shaggy, con risultati che è meglio non commentare per qualcuno rispetto alle edizioni più datate , ma che onestamente me l'ha fatta conoscere e piacere. Nel mezzo, decine di cover, tra cui Nina Simone nel 1971 e Olivia Newton-John.
Poi arriva Juice Newton, nel 1981, con la versione che ha battuto tutte le altre commercialmente e che è rimasta quella di riferimento nell'immaginario collettivo. Newton, nata in Virginia nel 1952, aveva già cinque album alle spalle senza grande fortuna. Juice è il disco che le cambia la carriera: sesto album in studio, primo con Capitol Records, prodotto da Richard Landis, con un suono che mescola country pop e soft rock in modo morbido e immediato. Angel of the Morning apre il disco e va direttamente al numero 4 della Billboard Hot 100, certificata oro. La voce di Newton ci mette qualcosa di personale che le versioni precedenti non avevano: è più caldo, più diretto, meno legato al contesto country delle origini.
Il disco non si ferma lì. Queen of Hearts, secondo singolo, arriva al numero 2 in classifica e viene certificata oro anch'essa. The Sweetest Thing (I've Ever Known), terzo singolo, chiude il tris toccando il numero uno della classifica country. Tre singoli di successo dallo stesso album è roba che non capita spesso, e spiega perché Juice abbia venduto quanto ha venduto. Il resto del disco è country pop ben costruito, senza picchi clamorosi ma senza momenti morti: River of Love, scritta dalla stessa Newton, e Shot Full of Love sono i momenti più personali. Ride 'Em Cowboy è la traccia più energica, quasi rock nel contesto.
Non è un disco che stravolge il mondo, e non ci prova. Ma se Angel of the Morning ti ha preso come ha preso me, il resto di Juice è esattamente il contesto giusto in cui ritrovarla: un disco onesto, ben suonato, con una voce al centro che sa quello che fa. Vale l'ascolto, tutto quanto.



