sabato 29 agosto 2026

Juventus 2 - Parma 0

 
Dopo la prova vincente, ma poco convincente a Frosinone, ecco la prima in casa contro il Parma. Un inizio buono, quello dei primi minuti, ma nel complesso risulta sterile nel lungo periodo. Continuano a mancare riferimenti pesanti in attacco. C'è il palo da fuori del nostro Conceicao. Il Parma è chiuso bene e ci limitiamo a fare cross in area, spesso prevedibili. Più arrembante ad inizio ripresa e con Gonzalez al posto di David la musica cambia decisamente. In cinque minuti tira al volo in porta (bella parata), poi calcia dalla lunga distanza e colpisce il palo, ed insiste sulla ribattuta calciando ancora. Rete con deviazione, ma ci porta in vantaggio. Vicario subito dopo impedisce il pareggio. Comunque in alcune occasioni ci rilassiamo troppo, ma siamo furbi ad approfittarne quando succede a loro ed arriva anche la rete, bella, di Koop! 

Eric Flint - Isole

 

Autore: Eric Flint
Anno: 2002
Titolo originale: Islands
Pagine: 88
Voto e recensione: 3/5

Trama del libro e quarta di copertina:
Pensavate che il generale Belisarius fosse un duro? Fate ora conoscenza con la moglie di uno dei suoi ufficiali, decisa a raggiungere il marito ferito... Anche a costo di passare suo corpi sembrati dei nemici, se dovesse essere necessario. 

Commento personale e recensione:
Il secondo romanzo contenuto ne "I signori della guerra" è "Isole" di Eric Flint, e devo dire che mi ha incuriosito molto , al punto da spingermi a cercare qualche informazione in più sull'universo in cui è ambientato. Si tratta infatti di un tassello della più ampia Belisarius Saga, scritta da Flint insieme a David Drake, che in Italia sembra essere arrivata giusto con questo assaggio.

La premessa dell'intera saga è di quelle che fanno venire voglia di saperne di più: nel futuro remoto, due fazioni post umane in lotta tra loro decidono di intervenire sul passato per plasmare la storia a proprio favore. Da una parte i cosiddetti Nuovi Dei, che puntano tutto sull'Impero Malwa, in India, dotandolo di armi da fuoco e di una guida praticamente onnisciente, un'intelligenza cyborg chiamata Link, con l'obiettivo di soggiogare il resto del mondo, a partire dall'Impero Bizantino e dall'Impero Sasanide di Persia, per poi puntare dritti alla Cina. Dall'altra parte, entità cristalline provenienti da un futuro ancora più lontano scelgono come proprio strumento il generale bizantino Flavio Belisario, guidato da un gioiello senziente di nome Aide, capace di mostrargli in anticipo gli sviluppi di questo futuro nefasto.

"Isole" si inserisce in questo scenario da un'angolazione diversa e più intima rispetto al grande scontro tra imperi: segue la moglie di uno degli ufficiali di Belisario, decisa a raggiungere il marito rimasto cieco, mostrandosi disposta a tutto pur di riuscirci, è divenendo una sorta di leggenda vivente durante il suo viaggio. Rispetto al filone principale della saga, qui il taglio è più personale, quasi un racconto laterale che permette di respirare l'atmosfera di questo mondo alternativo senza il peso della grande strategia militare che invece dovrebbe essere alla base dei romanzi. 

Si tratta quindi di un prequel e anche spinoff, ambientato prima degli eventi narrati nei romanzi principali della saga, che comprende titoli come "An Oblique Approach", "In the Heart of Darkness" e altri, fino alla conclusione con "The Tide of Victory" e "The Dance of Time". Un'ucronia storico militare che mescola Roma, Persia e India con tecnologie fuori tempo massimo, mitragliatrici , telegrafo e chissà cos'altro, e che dopo questo assaggio mi ha lasciato la curiosità di scoprire se, prima o poi, arriverà qualcos'altro anche da noi.


In The Grey (2026)

 


Regia: Guy Ritchie
Anno: 2026
Titolo originale: In The Grey
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (6.3)
Pagina di I Check Movies
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In the Grey, l'ultima fatica di Guy Ritchie, portava con sé la solita promessa: gente elegante che spara, borse di soldi che passano di mano, un gruppo di specialisti che deve recuperare una fortuna rubata da un tiranno di turno. Sulla carta Henry Cavill e Jake Gyllenhaal nei panni dei due mercenari, Eiza González e Rosamund Pike a completare il cast, tutta gente che con Ritchie ci ha già lavorato altre volte e che quindi dovrebbe garantire un minimo di affiatamento. E invece io l'ho trovato tendente al brutto, senza anima. Come un compitino fatto su commissione da un freelance con partita Iva.

Il problema non è la messa in scena, che resta quella patinata e un po' fighetta a cui Ritchie ci ha abituati da Snatch in poi. Il problema è la struttura della storia, che butta giù basi confusionarie, si prende tutto il tempo per spiegartele mostrandoti quanto siano complicate da risolvere, e poi le liquida con una risoluzione semplicistica. Tipo: abbiamo il cattivo che ha tutti questi ingranaggi di sicurezza ed economici, ma noi siamo più furbi e facciamo in questo modo, così lo freghiamo. Fine. Tutto qui il colpo di genio che dovrebbe reggere novanta minuti di montaggi esplicativi.

E' un film che riassume tutto come farebbe un riassunto automatico, con le fasi dell'estrazione elencate in grandi liste su schermo, ripetute fino alla nausea in montaggi che dovrebbero sembrare tecnici e finiscono per sembrare solo un modo per allungare il brodo. E il risultato, anche lì, è lo stesso: rendere tutto troppo facile per i buoni, come se il film avesse paura di davvero mettere alla prova i suoi personaggi.

Dei personaggi, va detto, resta ben poco comunque. Sono superfici, involucri con la faccia giusta e il completo giusto addosso, ma dentro non c'è nessuno. È il marchio di fabbrica di Ritchie da sempre, e chi lo segue lo sa, ma qui la cosa pesa di più perché la trama stessa chiede di stare al gioco della complessità, di credere che ci sia della sostanza dietro ai piani elaborati, e invece si scopre che è tutto scenografia. Bello da vedere, vuoto da vivere.

venerdì 28 agosto 2026

The Handmaid's Tale [Stagione 6]

 

Titolo originale: The Handmaid's Tale
Anno: 2025
Episodi: 10
Stagione: 6
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Finita anche la sesta e ultima stagione di The Handmaid's Tale, vista pure questa in tempi record, praticamente in ventiquattro ore. Non perché fosse particolarmente bella, anzi segue l'andazzo altalenante di quarta e quinta, ma perché a questo punto volevo solo arrivare dritto al punto, chiudere il cerchio dopo tutto questo tempo passato con June e con Gilead.

Il finale, devo dire, mi ha lasciato un po' deluso e con la sensazione di incompletezza. Non credo di essere l'unico ad averlo percepito così e c'è da sottolineare come la fretta abbia giocato brutti scherzi, con episodi finali di poco più di quaranta minuti che non bastano per una storia così stratificata, e con la sensazione diffusa che gli sceneggiatori abbiano scelto la strada più rassicurante per il pubblico piuttosto che quella più coerente con tutto quello che era stato costruito prima.

Di azione ce n'è, ma non troppa, e il resto è occupato da un fiume di discorsi sul senso di colpa, sul perdono, sul fare la cosa giusta, che dopo sei stagioni suonano davvero ripetitivi. Sono temi che la serie porta avanti fin dal primo episodio, per carità, ma qui si ha la sensazione che vengano ribaditi più per riempire minutaggio che per aggiungere qualcosa di nuovo alla riflessione.

Poi ci sono i dettagli che stonano, quelli che a forza di accumularsi minano la sospensione dell'incredulità anche in uno spettatore affezionato come me. Lawrence e Nick che nel giro di cinque minuti di viaggio in auto raggiungono puntualmente qualsiasi punto nevralgico della trama, come se Gilead fosse grande quanto un quartiere. Zia Lydia che non sembra mai fare davvero i conti con il fatto che per anni ha fatto stuprare e mutilare "le sue ragazze", nascondendosi dietro una parvenza di affetto materno che la assolve troppo facilmente agli occhi della narrazione. E Serena, forse il caso più fastidioso di tutti, che viene sostanzialmente perdonata da chiunque, istituzioni comprese, nonostante sia stata una delle menti fondatrici di Gilead fin dall'inizio, una delle responsabili dirette dell'ideologia che ha reso possibile tutto l'orrore che abbiamo visto per sei stagioni.

Resta comunque il fatto che The Handmaid's Tale, presa nel suo complesso, è stata una delle serie più importanti degli ultimi anni, capace di raccontare con lucidità quanto possa essere sottile il confine tra la società che conosciamo e un regime totalitario. Peccato solo che l'ultimo tratto di strada, quello che avrebbe dovuto lasciare il segno più forte, sia stato anche il più incerto.

giovedì 27 agosto 2026

OnePlus 15R: panoramica e specifiche

 

Dopo quasi tre anni di onorato servizio, è arrivato il momento di mandare in pensione il mio OnePlus 9 Pro. Al suo posto è arrivato un OnePlus 15R, nella versione Charcoal Black con 12 GB di RAM e 256 GB di memoria interna.

Il passaggio è curioso perché, sulla carta, sembra quasi un confronto impari. Il 15R appartiene a una generazione tecnologicamente molto più avanzata e in diversi settori sembra arrivare direttamente dal futuro. Ma il 9 Pro era un vero flagship e, soprattutto, aveva una cosa che oggi molti smartphone sembrano aver dimenticato: un certo gusto per il design.

Il risultato è quindi meno scontato di quanto si potrebbe pensare.

Le caratteristiche del OnePlus 15R

Il OnePlus 15R monta la piattaforma Qualcomm Snapdragon 8 Gen 5, con CPU Oryon fino a 3,8 GHz, 12 GB di RAM LPDDR5X Ultra e memoria UFS 4.1. La mia versione dispone di 256 GB. È una dotazione che, anche senza scomodare il marketing, è decisamente di fascia alta.

Il sistema operativo è OxygenOS 16 basato su Android 16, quindi il telefono parte già con una generazione software molto più recente rispetto al mio vecchio 9 Pro, nato con Android 11 e OxygenOS dell'epoca.

Ma è la batteria la caratteristica che probabilmente farà la differenza nell'utilizzo quotidiano: 7.400 mAh, contro i 4.500 mAh del 9 Pro. Significa circa il 64% di capacità in più. La ricarica è SUPERVOOC a 80 W e OnePlus dichiara una ricarica dall'1 al 50% in circa 22 minuti nelle proprie condizioni di laboratorio.

Insomma, dopo anni passati a guardare con una certa ansia la percentuale della batteria del 9 Pro, questa potrebbe essere la differenza più piacevole di tutte.

Display: 165 Hz contro la qualità del vecchio QHD+

Lo schermo è un AMOLED da 6,83 pollici, con risoluzione 2.800 × 1.272 pixel, 450 ppi e refresh rate adattivo fino a 165 Hz. Supporta 10 bit e il 100% dello spazio colore DCI-P3, mentre la luminosità HBM arriva a 1.800 nit.

Il 9 Pro aveva però una caratteristica che sulla carta continua a essere superiore: il suo Fluid AMOLED LTPO da 6,7 pollici raggiungeva 3.216 × 1.440 pixel, 525 ppi e 120 Hz.

Qui, quindi, il nuovo non è semplicemente “migliore”.

Il 15R vince nettamente sulla fluidità, con i suoi 165 Hz, ma il 9 Pro aveva una risoluzione maggiore e soprattutto un pannello LTPO che all'epoca rappresentava una delle soluzioni più raffinate disponibili.

Nell'uso normale, comunque, 165 Hz sono probabilmente più una bella cifra da leggere sulla scheda tecnica che una rivoluzione percepibile rispetto ai 120 Hz del 9 Pro. Lo schermo del 15R è però enorme, luminoso e molto fluido.

Il grande salto: la potenza

Qui non c'è praticamente partita.

Il 9 Pro utilizzava lo Snapdragon 888, con GPU Adreno 660, 12 GB di RAM LPDDR5 e memoria UFS 3.1.

Il 15R utilizza invece lo Snapdragon 8 Gen 5, 12 GB di LPDDR5X Ultra e UFS 4.1. OnePlus dichiara incrementi del 36% per la CPU, dell'11% per la GPU e del 46% nelle prestazioni AI rispetto alla generazione precedente, valori ovviamente da considerare come dati di laboratorio del produttore.

Al di là dei numeri, il salto generazionale dopo cinque anni è inevitabilmente enorme. Il 9 Pro continua a essere un telefono assolutamente utilizzabile, ma il 15R nasce in un'epoca nella quale processore, memoria, gestione termica e intelligenza artificiale hanno fatto parecchi passi avanti.

OnePlus ha inoltre inserito un sistema di raffreddamento Cryo-Velocity a 360°, con camera di vapore da 5.704 mm², pensato soprattutto per mantenere alte le prestazioni durante sessioni impegnative.

Per chi usa lo smartphone semplicemente per telefonare, navigare, fotografare e leggere, probabilmente è persino esagerato. Ma almeno non ci si troverà a cambiare telefono perché “non ce la fa più”.

Fotocamere: qui il 9 Pro ha ancora qualcosa da dire

Ed eccoci al punto in cui il vecchio OnePlus non è affatto da buttare.

Il 15R dispone di due fotocamere posteriori:

  • principale Sony IMX906 da 50 MP, f/1.8, con OIS;
  • ultra-grandangolare da 8 MP, 16 mm equivalenti.

La fotocamera anteriore è da 32 MP con autofocus. Il 15R può inoltre registrare video fino a 4K a 120 fps, una caratteristica notevole.

Il 9 Pro aveva invece un sistema decisamente più completo: principale Sony IMX789 da 48 MP con OIS, ultra-grandangolare Sony IMX766 da 50 MP e soprattutto un teleobiettivo da 8 MP con zoom ottico 3,3× e OIS. Il tutto con la collaborazione Hasselblad, compresa la calibrazione dei colori e una modalità Pro particolarmente curata.

E qui c'è un piccolo paradosso.

Il 15R è il telefono più nuovo e tecnologicamente più avanzato, ma il 9 Pro ha un comparto fotografico più versatile. L'ultra-grandangolare da 50 MP del vecchio telefono, soprattutto, era una componente di livello decisamente superiore agli 8 MP del 15R.

E manca completamente il teleobiettivo.

Per uno come me, che usa spesso il telefono durante viaggi, escursioni e trekking, questa non è una differenza trascurabile. Il 15R punta molto di più sulla fotografia computazionale e sul sensore principale, mentre il 9 Pro offriva una vera dotazione fotografica da flagship.

E poi c'è il design

Qui devo essere onesto: il mio vecchio 9 Pro è più bello.

Non necessariamente più moderno. Non più potente. Non più pratico.

Più bello.

Il 9 Pro aveva quel mix di vetro, curve, fotocamere Hasselblad e proporzioni relativamente contenute che gli davano ancora l'aspetto di uno smartphone “importante”. Il display curvo e il corpo più stretto contribuivano parecchio alla sensazione di prodotto premium.

Il 15R è più grande e più massiccio: misura 163,41 × 77,04 × 8,3 mm e pesa 214 grammi nella versione Charcoal Black. Il 9 Pro misurava 163,2 × 73,6 × 8,7 mm e pesava 197 grammi.

Quindi il nuovo telefono è praticamente identico in altezza, ma 3,4 mm più largo e 17 grammi più pesante.

E si sentono.

Il 15R è più grosso, più squadrato e meno elegante. Il design è funzionale, moderno e probabilmente più resistente, ma ha qualcosa di più anonimo. Il 9 Pro aveva invece quella sensazione da oggetto progettato con maggiore attenzione al dettaglio.

È uno dei casi in cui guardando il vecchio telefono viene spontaneo pensare: “Sì, però questo era proprio bello”.

Dove il 15R stravince: resistenza e autonomia

Se il design va al vecchio 9 Pro, la resistenza va tutta dalla parte del 15R.

Il nuovo modello dispone della combinazione di certificazioni IP66, IP68, IP69 e IP69K, una protezione molto più estrema contro polvere, immersioni e getti d'acqua rispetto alla maggior parte degli smartphone.

Per chi porta il telefono sui sentieri, sotto la pioggia, nella polvere o semplicemente lo infila in tasca dopo aver sudato per quattro ore su una montagna, è una caratteristica molto più interessante di quanto possa sembrare leggendo una scheda tecnica.

E poi c'è quella batteria da 7.400 mAh.

È enorme.

Rispetto ai 4.500 mAh del 9 Pro, sulla carta abbiamo circa 2.900 mAh in più, cioè quasi due terzi di capacità aggiuntiva.

Per un telefono destinato a viaggi, trekking, GPS, fotografie e video, questa è probabilmente la caratteristica che più di tutte potrebbe cambiare concretamente il modo di utilizzarlo.

Ci sono anche alcuni passi indietro

Il 15R non è un 9 Pro semplicemente “migliorato”. È un telefono progettato con priorità diverse.

Per esempio, la porta USB-C è ancora USB 2.0, nonostante l'enorme potenza del dispositivo.

Il telefono utilizza inoltre due slot nano-SIM e, almeno nella versione europea riportata dalla scheda tecnica ufficiale, quella che ho io  offre pure eSIM.

E naturalmente non c'è la ricarica wireless che avevo sul 9 Pro, che supportava Warp Charge wireless a 50 W.

Sono dettagli che non compromettono l'esperienza quotidiana, ma spiegano perché il 15R non vada considerato semplicemente un “flagship OnePlus 2026” in senso assoluto. È un telefono che concentra tantissimo sull'autonomia e sulle prestazioni, sacrificando qualcosa sul fronte della fotografia e delle funzioni premium.

OnePlus 9 Pro vs OnePlus 15R


OnePlus 9 Pro OnePlus 15R
Anno 2021 2025/26
Processore Snapdragon 888 Snapdragon 8 Gen 5
RAM 12 GB LPDDR5 12 GB LPDDR5X Ultra
Memoria 256 GB UFS 3.1 256 GB UFS 4.1
Display 6,7" LTPO AMOLED 6,83" AMOLED
Risoluzione 3216 × 1440 2800 × 1272
Refresh 120 Hz 165 Hz
Batteria 4.500 mAh 7.400 mAh
Ricarica 65 W + wireless 50 W 80 W
Fotocamera principale 48 MP Sony IMX789 50 MP Sony IMX906
Ultra-grandangolare 50 MP 8 MP
Teleobiettivo 8 MP, 3,3× OIS
Selfie 16 MP 32 MP AF
Video fino a 8K/4K fino a 4K 120 fps
Peso 197 g 214 g
Spessore 8,7 mm 8,3 mm
Protezione IP68 IP66/IP68/IP69/IP69K
USB USB-C USB-C 2.0
eSIM dipende dalla variante No nella versione europea

Le specifiche sono tratte dalle schede ufficiali OnePlus dei due modelli.

Quindi: vale la pena passare dal 9 Pro al 15R?

Dopo cinque anni dall'uscita del 9 PRO, sì. Ma non perché il 9 Pro sia diventato improvvisamente un ferrovecchio.

Il OnePlus 15R è un enorme salto in avanti per prestazioni, autonomia, resistenza, velocità della memoria e fluidità del display. La batteria da 7.400 mAh, in particolare, potrebbe essere una delle caratteristiche più azzeccate per chi usa molto lo smartphone fuori casa.

Il OnePlus 9 Pro resta però più elegante, più compatto e più raffinato, oltre ad avere un comparto fotografico posteriore più completo grazie al teleobiettivo e all'ultra-grandangolare da 50 MP.

In altre parole, il 9 Pro era uno smartphone costruito intorno all'idea di flagship elegante e completo.

Il 15R sembra invece costruito intorno a un'altra filosofia: dammi una quantità oscena di batteria, un processore potentissimo, uno schermo velocissimo e rendimi praticamente impermeabile; sulle raffinatezze possiamo trattare.

E forse è proprio questo il senso del passaggio.

Dopo cinque anni non cercavo necessariamente un telefono più bello del 9 Pro. Cercavo un telefono che non mi facesse rimpiangere ogni sera di essere uscito di casa con il GPS acceso.

Da questo punto di vista, il 15R parte decisamente bene.

Voto iniziale: 8,5/10.

Il 9 Pro, per me, resta più bello.

Il 15R, però, probabilmente è molto più adatto alla vita che faccio oggi.


mercoledì 26 agosto 2026

Green Line Issue su OnePlus 9 Pro

 

Ci sono guasti elettronici che arrivano con un certo preavviso. Il telefono rallenta, la batteria dura sempre meno, compare qualche messaggio inquietante e almeno hai il tempo di prepararti psicologicamente.

E poi c'è la Green Line.

Una mattina guardi lo smartphone e, senza che sia successo apparentemente nulla, ti trovi una sottilissima linea verde perfettamente verticale che attraversa lo schermo da cima a fondo. Non va via. Non lampeggia. Non dipende dall'app che stai usando. È semplicemente lì.

E la domanda viene spontanea: che cazzo è successo?

Non è una normale "riga verde"

Quella che viene comunemente chiamata Green Line Issue è un problema che interessa soprattutto i display OLED e AMOLED. Negli ultimi anni sono comparsi numerosi casi su smartphone di diversi produttori, tra cui Samsung, OnePlus e altri marchi che utilizzano pannelli OLED.

La caratteristica tipica è proprio quella: una linea verticale, generalmente verde brillante, che rimane fissa in una posizione precisa del display. In alcuni casi può essere rosa, bianca o violacea.

Il motivo per cui la linea è così perfettamente geometrica è legato alla struttura stessa dei pannelli OLED.

A differenza di un LCD, dove esiste una retroilluminazione comune, ogni pixel di un OLED produce autonomamente la propria luce ed è controllato da una complessa rete di transistor e circuiti. Un problema in uno di questi elementi o nei collegamenti che comandano il pannello può trasformarsi in una linea perfettamente verticale.

Insomma: non sono semplicemente "alcuni pixel bruciati". È il sistema che li controlla ad avere un problema.

Perché proprio verde?

È una delle cose più curiose.

Il verde è particolarmente rappresentato nelle architetture dei pannelli OLED moderni e, quando una determinata porzione del circuito di pilotaggio o dei sub-pixel rimane in uno stato anomalo, il risultato visibile può essere proprio una linea verde brillante. Non è però obbligatorio che sia verde: esistono anche linee rosa, bianche e di altri colori.

Per questo "Green Line" è diventato praticamente il nome generico del fenomeno.

È colpa di un aggiornamento?

Qui le cose si fanno interessanti.

Molti utenti hanno notato la comparsa della linea subito dopo un aggiornamento del sistema operativo. È successo anche su dispositivi OnePlus e Samsung, tanto che nel corso degli anni si è diffusa la convinzione che fosse direttamente l'aggiornamento a "rompere" lo schermo.In realtà, mentre ero in gita ho ricevuto un mini aggiornamento da 13 MB, di quelli talmente irrisori che neanche ho preso in considerazione di scrivere l'articolo. Si trattava comunque del B100P01(BRB1GDPR)

La realtà è probabilmente meno cinematografica.

Una linea che rimane fissa anche durante l'avvio del telefono è un fortissimo indizio di guasto hardware, non di un problema dell'interfaccia o di un'applicazione.

L'aggiornamento potrebbe quindi essere una coincidenza oppure, più plausibilmente in alcuni casi, il momento in cui un componente già compromesso viene portato al limite. Installare un aggiornamento può comportare attività intensa del processore e un aumento temporaneo della temperatura, ma non ci sono prove sufficienti per dire che gli aggiornamenti software siano la causa generale della Green Line.

E il caldo?

Qui arriviamo a una delle ipotesi più interessanti.

Il calore può essere un fattore di rischio.

Un display AMOLED contiene collegamenti estremamente sottili e componenti delicati. Il calore e gli sbalzi termici possono contribuire allo stress dei materiali e delle connessioni del pannello. È una delle possibili spiegazioni considerate per quei casi in cui la Green Line compare dopo periodi di utilizzo particolarmente intenso o dopo che lo smartphone si è surriscaldato.

Questo non significa però che possiamo dire:

telefono caldo = Green Line.

Sarebbe troppo semplice.

Più correttamente, il calore può essere uno dei fattori che fanno emergere un difetto o un degrado già presente.

E questo spiega anche perché due telefoni identici, usati nello stesso modo, possano avere destini completamente diversi. Sempre in gita, dal punto di vista calore lo ho stressato in più occasioni. Sia tenendolo come navigatore della macchina, sia durante le escursioni, con GPS attivo, fotocamera spesso in funzione e così via. In particolare in una delle ultime ho notato un consumo esagerato della batteria (monitorata stava tra 39.8 e 42.3 gradi mentre cercavo di ricaricarla con powerbanck)

Non è necessariamente caduto

Ed è forse la cosa più frustrante.

Una linea verde può comparire anche su un telefono senza graffi, senza vetro rotto e senza una caduta recente. Tra le possibili cause ci sono infatti difetti del pannello, problemi dei collegamenti, degrado nel tempo e stress termico, oltre ovviamente a danni fisici, pressione o umidità.

In altre parole, non bisogna aver necessariamente lanciato il telefono da un dirupo per meritarsi la Green Line.

Può semplicemente arrivare.

Perché spesso compare dopo anni?

Questa è un'altra caratteristica del fenomeno.

Un difetto di produzione può rimanere latente per molto tempo prima di manifestarsi. Un componente può funzionare normalmente per anni e poi sviluppare un problema a causa dell'invecchiamento, degli stress termici accumulati o del deterioramento di un collegamento.

È anche per questo che le testimonianze sono spesso surreali:

"Tre anni senza nessun problema e stamattina è comparsa una linea."

Non significa necessariamente che il telefono abbia deciso autonomamente di suicidarsi quella mattina. Potrebbe semplicemente essere stato il momento in cui un componente già deteriorato ha superato la soglia di funzionamento.

E dopo la prima linea?

La comparsa della prima linea non significa automaticamente che il display stia per morire completamente.

Può rimanere una sola linea per molto tempo. In altri casi possono comparirne altre, oppure possono manifestarsi ulteriori anomalie del pannello. Non esiste un conto alla rovescia affidabile.

Quindi, se compare una Green Line, la cosa più sensata è fare immediatamente un backup dei dati importanti e prepararsi all'eventualità che il problema possa peggiorare.

Non è detto che succeda. Ma sarebbe piuttosto stupido scoprire che il display è definitivamente morto prima di aver salvato il salvabile

Come capire se è davvero un problema hardware

La diagnosi casalinga è sorprendentemente semplice.

Se la linea:

  • compare sempre nello stesso punto;
  • rimane visibile indipendentemente dall'app;
  • è presente anche nella schermata di avvio;
  • compare anche dopo un riavvio;

allora è estremamente probabile che il problema sia nel display o nella sua elettronica.

A quel punto aggiornamenti, reset di fabbrica e riavvii miracolosi servono a poco. La soluzione normalmente consiste nella sostituzione del display.


La morale

La Green Line è uno di quei guasti tecnologici particolarmente irritanti perché non dà praticamente nessun preavviso e spesso non lascia nemmeno un colpevole evidente.

Non necessariamente una caduta.
Non necessariamente un aggiornamento.
Non necessariamente il caldo.
Non necessariamente un difetto presente fin dall'acquisto.

Più probabilmente, una combinazione di tecnologia del pannello, qualità dei componenti, invecchiamento e condizioni d'uso può portare un elemento del display oltre il proprio limite.

E quando succede, il telefono continua magari a funzionare perfettamente.

Solo che adesso ha deciso di avere una cazzo di riga verde in mezzo allo schermo.

Che, considerato quanto costano certi smartphone, è un modo piuttosto elegante per ricordarti che la tecnologia moderna è fantastica finché non lo è più.