martedì 9 giugno 2026

Smashing Pumpkins - Siamese Dream

 
Artista: Smashing Pumpkins
Anno: 1993
Tracce: 13
Formato: CD
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Stavo parlando con La Volpe di musica (raccontavo che stavo ascoltando qualcosa per poi scriverci sopra). Non sapendo cosa stessi ascoltando, mi ha chiesto, con quella sua aria da chi ritiene che siamo ormai vecchi, se avessi messo su qualcosa dei Radiohead o degli Smashing Pumpkins. La risposta era no, stavo ascoltando i Muse. Ma il seme era piantato. Subito dopo avevo voglia di Siamese Dream.

Smashing Pumpkins, anno del Signore 1993. Il disco nasce in un momento di crisi totale (già dopo il primo album in studio) per la band: il batterista Jimmy Chamberlain è invischiato nei problemi di droga, il chitarrista James Iha e la bassista D'Arcy Wretzky non si rivolgono quasi più la parola, e Billy Corgan è in uno stato di depressione profonda. Sarà lui a non darsi per vinto: si rinchiude in studio, suona da solo quasi tutto ciò che gli riesce, ovvero chitarre, basso, arrangiamenti, scrive tutti i testi, e costruisce il disco in sedici ore al giorno per mesi. Quando gli altri tornarono si trovarono di fronte qualcosa di già definito. Quel qualcosa era Siamese Dream.

Il disco non è grunge nel senso stretto del termine, anche se è figlio di quel momento, stesso periodo di Nevermind,  e tutta quella tensione adolescenziale che il 1993 si portava addosso. È qualcosa di più stratificato: hard rock, psichedelia, echi sabbathiani, schegge new wave, il tutto tenuto insieme da una produzione potente e pulitissima che non toglie niente all'impatto. Cherub Rock apre il disco come una dichiarazione con riff massiccio, Corgan che canta con quella voce nasale e stridula che o ti entra subito o non ti entra mai. Today è il singolo più noto, scritto immaginando l'ultimo giorno di un aspirante suicida felice di non doverne vivere altri con un testo che spiazza, melodia che rimane.

Vecchi? Forse. Ma certa musica non invecchia, e Siamese Dream è uno di quei dischi che ogni volta che lo rimetti su capisci perché la gente ci sia rimasta attaccata per trent'anni. 

lunedì 8 giugno 2026

Intimidazioni in Val Serenaia: VER sta con Apuane Libere

 

Chi frequenta, ama e cammina sulle nostre montagne sa perfettamente quanto la ferita dell'escavazione selvaggia sia profonda e dolorosa. Ma ieri, purtroppo, dalle ruspe e dalle polveri che divorano i nostri crinali siamo passati alle intimidazioni dirette sul piano civile. Un fatto di una gravità inaudita che non può e non deve lasciarci indifferenti.

​Un recente comunicato ufficiale del CAI Toscana ha denunciato un episodio intollerabile avvenuto nella splendida valle di Orto di Donna, comunemente nota a tutti noi escursionisti come Val Serenaia. Durante una "camminata consapevole" organizzata dall'associazione Apuane Libere per manifestare pacificamente contro la distruzione sistematica del territorio e l'escavazione selvaggia, si è consumato un vero e proprio atto di stampo squadrista. All'iniziativa avevano aderito con convinzione diverse sezioni del CAI, la Commissione regionale Tutela Ambiente Montano, oltre a singoli soci e liberi cittadini: più di 300 persone unite unicamente dall'amore per la montagna e dal desiderio di proteggerla.

​La manifestazione, che seguiva un'analoga e riuscita mobilitazione avvenuta lo scorso 24 maggio nella valle di Arnetola, è stata inizialmente affiancata da una contromanifestazione di cavatori e imprenditori del marmo, priva di autorizzazione formale ma svoltasi senza scontri diretti. La vera e propria imboscata è scattata nell'ombra, con una viltà disarmante: al loro rientro ai parcheggi, gli ambientalisti e gli escursionisti hanno trovato l'amara sorpresa di almeno una trentina di auto pesantemente danneggiate con calci, pugni e vistosi graffi sulla carrozzeria. Tra i mezzi colpiti da questo raid punitivo figurano anche le vetture della consigliera regionale Diletta Fallani e della presidente della sezione CAI di Carrara, Lucia Geloni.

​Dalla parte della montagna, senza se e senza ma

​Come escursionista che vive e respira le Apuane da sempre, sento il dovere di schierarmi apertamente, totalmente e senza alcuna riserva dalla parte dei camminatori e dei custodi di Apuane Libere. Quello che è successo non è un semplice "atto vandalico": è una deliberata azione intimidatoria volta a lanciare un messaggio chiaro, arrogante e mafioso. L'obiettivo è spaventare chiunque osi alzare la testa e contestare un modello industriale predatorio che sta letteralmente polverizzando montagne uniche al mondo per l'esclusivo profitto di pochissimi.

​Ha perfettamente ragione il CAI nel sottolineare come una parte del territorio apuano venga ormai trattata alla stregua di una proprietà privata feudale, una "terra di nessuno" (o meglio, "terra loro") dove i diritti costituzionali di dissenso, di libera espressione e di libero transito vengono aboliti con la violenza e la prevaricazione. Rispondere a una marcia pacifica, fatta di famiglie, escursionisti e amanti della natura, devastandone i mezzi di trasporto privati è un atto vile che qualifica perfettamente l'origine e la "cultura" di chi lo ha perpetrato.

​Contro le ecomafie per la rinascita delle Apuane

​Non possiamo più permetterci di chiamarlo semplicemente "lavoro". Quando l'attività estrattiva supera ogni limite di sostenibilità idrogeologica, distrugge le sorgenti d'acqua, cancella i sentieri storici e si barrica dietro la violenza e l'intimidazione per proteggere i propri privilegi di casta, assume i tratti evidenti e inaccettabili dell'ecomafia.

​Mi unisco con fermezza all'appello lanciato dal Gruppo Regionale del CAI Toscana: esprimo la mia totale e fraterna solidarietà a tutti i proprietari delle auto danneggiate e alle istituzioni coinvolte. Al contempo, esigo che i vertici del Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane escano una volta per tutte dal loro torpido silenzio e dalla loro cronica ambiguità. Devono condannare fermamente l'accaduto e operare concretamente, nell'ambito delle proprie competenze e possibilità, per fermare lo scempio ambientale e garantire l'incolumità di chi difende legalmente la natura.

​Le Apuane sono di chi le ama, di chi le rispetta e di chi le cammina lasciando solo impronte. Non ci faremo spaventare da quattro vigliacchi con gli scarponi sporchi di marmettola e arroganza. Ci rivediamo sui sentieri, a testa alta.


Muse - Showbiz

 
Artista: Showbiz
Anno: 1999
Tracce: 12
Formato: CD 
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Dopo Absolution avevo ancora qualcosa in sospeso con i Muse. Quel disco mi aveva preso in pieno, e la curiosità di andare a ritroso era inevitabile. Potevo scegliere Origin of Symmetry (la scelta ovvia, il disco che tutti indicano come il loro capolavoro) ma alla fine optai per Showbiz , l'esordio. Forse per capire da dove venissero prima di vedere dove sarebbero arrivati.

È un disco che sorprende, e non poco. Ci sono già tutti gli elementi che avrebbero reso i Muse quello che sono diventati con la voce di Matthew Bellamy, già teatrale e intensa, i cambi di dinamica improvvisi, quella tensione costante tra melodia e aggressività, ma in una forma ancora più grezza e meno costruita. Meno elaborata, in senso buono: c'è una spontaneità in questo disco che nei lavori successivi, più ambiziosi e levigati, si sarebbe in parte perduta. Si sente che sono tre ragazzi  che suonano con tutto quello che hanno, senza ancora pensare troppo a dove stanno andando.

Le influenze sono più esplicite qui che altrove e ad esempio i Radiohead si sentono eccome, e la band non ha mai fatto fatica ad ammetterlo. Ma c'è già qualcosa di personale e riconoscibile che li separa da qualsiasi imitazione. Sunburn apre il disco con un piano ossessivo che si trasforma in un muro di chitarre ed è uno di quei brani che entrano subito e non se ne vanno più. Muscle Museum è il pezzo che avrebbe dovuto renderli famosi prima del tempo, con una costruzione che parte sussurrata e finisce in un'esplosione emotiva. Unintended è la ballata inaspettata, quasi fragile, con Bellamy che abbassa la guardia e lascia che la melodia faccia tutto il lavoro. E poi c'è Showbiz  in cui il disco ebtra nel modo più grandioso possibile, lasciando intendere che quello che era appena cominciato non si sarebbe fermato tanto presto.

Impossibile non restarne affascinati. È il disco di una band che non sa ancora esattamente cosa diventerà, ma lo sta già diventando  e questo, ascoltato sapendo il resto della storia, ha un fascino tutto suo.

sabato 6 giugno 2026

Red Hot Chili Peppers - Blood Sugar Sex Magik

 The four band members' faces with elongated tongues that wrap around a rose.
Artista: Red Hot Chili Peppers
Anno: 1991
Tracce: 17
Formato: CD
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Con i Red Hot Chili Peppers non è stato amore a prima vista. Blood Sugar Sex Magik  è stato il mio primo disco loro grazie a mio cugino, e ci ho messo un po' prima che entrasse davvero: il funk californiano è un territorio che non frequento naturalmente, e certi ritmi e certe atmosfere richiedono tempo prima di fare breccia. E' stato più facile verso la fine degli anni novanta, quando io ero parecchio più maturo (musicalmente) e soprattutto uscì Californication. Un top album che mi fece rispolverare questo. E questo lo presi anche spinto dalla curiosità dettata dal libro di Brizzi.

Il sound è funk rock nella sua forma più pura ovvero grezzo, fisico, immediato. Flea al basso è il motore di tutto, con linee che non stanno mai ferme. John Frusciante alla chitarra sa essere tagliente su Give It Away e Suck My Kiss e delicato quasi aereo su Breaking the Girl. Anthony Kiedis alla voce alterna rap, canto e urlo con una disinvoltura che all'epoca sembrava quasi arrogante, e forse lo era, ma funzionava. E poi c'è Under the Bridge: una ballata malinconica scritta da Kiedis su un momento di solitudine profonda a Los Angeles, con un finale orchestrale che arriva da un'altra dimensione rispetto al resto del disco. È il brano che più di tutti spiega quanto i RHCP sapessero fare cose diverse, anche quando nessuno se lo aspettava.


venerdì 5 giugno 2026

Bosch [Stagione 1]

 
Anno: 2014 - 2015
Titolo originale: Bosch
 Numero episodi: 10
Stagione: 1
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Serie TV relativamente vecchiotta, ma piacevole. E questo nonostante io abbai sempre avuto un certo fastidio nei confronti del personaggio. Ho letto infatti numerosi libri di Connelly, che adopera spesso Bosch nei suoi thriller, e non vedevo l'ora che facesse un passo falso per essere incastrato. Qui sicuramente è meno antipatico, sebbene burbero, macho, noir, schivo e con le proprie regole. Forse sono cambiato io, ma secondo me gli autori hanno leggermente cambiato la figura rendendola più appetibile al pubblico. Questa prima stagione si basa su ben tre romanzi, ma ne ho letto solo uno: La Bionda Di Cemento (veramente poco) La Città Delle Ossa e Il Cerchio del Lupo. Probabilmente, non avendo letto gli ultimi due, le storie principali prese da questi hanno un Bosch meno "so tutto io figli di puttana" e quindi migliore dal punto di vista poliziesco. La serie si fa ben guardare ed essendoci anche altre stagioni, proseguirò con la seconda senza dubbio.

Una Di Famiglia - The Housemaid (2025)

 
Regia: Paul Feig
Anno: 2025
Titolo originale: The Housemaid
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDb (6.7)
Pagina di I Check Movies
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Ammetto di averlo guardato per due motivi: Sydney Sweeney che solitamente ci fa vedere un po' di nudo, e per parlarne male visto che si diceva in giro che fosse una boiata. Un po' di delusione sulla prima, anche se qualcosa fa vedere. Sul secondo discorso invece mi devo ricredere. D'accordo che i dialoghi, soprattutto quelli iniziali sono davvero terra terra e che ci sono numerose forzature sui personaggi, ma nel complesso non è male. Non sarà il film da ricordare per tutta l'estate certo, ma la storia ha un che di divertente ed il ribaltamento dei ruoli porta il tutto anche su un piano decisamente drammatico. In altre mani sarebbe stato forse un prodotto ancora migliore ed anche tagliando un po' di scene e personaggi come quello del giardiniere o rendendo più credibile la mamma, la trama ne avrebbe beneficiato. Tuttavia si fa vedere abbastanza bene.