martedì 10 marzo 2026

Iron Maiden - Somewhere In Time



 Artista: Iron Maiden
Anno: 1986
Tracce: 8
Formato: CD 
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Somewhere in Time arriva nel 1986, due anni dopo Powerslave, e segna un cambio di rotta abbastanza netto rispetto a quanto i Maiden avevano costruito fino a quel momento. La prima cosa che colpisce, ancora prima di mettere su il disco, è la copertina: Derek Riggs porta Eddie in un futuro distopico e cyberpunk, tra neon, ologrammi e skyline fantascientifici. Per chi ama la fantascienza è un invito immediato, quasi una promessa di quello che troverà dentro. La novità principale, e anche la più discussa, è l'ingresso massiccio delle chitarre sintetizzate: Steve Harris e Dave Murray le usano per costruire tappeti sonori, atmosfere, tessiture che nell'heavy metal classico non avevano molto spazio. Per qualcuno fu un tradimento, per altri un'evoluzione. Per me è semplicemente uno dei tratti che rendono questo disco riconoscibile e, a modo suo, unico nella discografia della band. Inoltre io li ho ascoltati almeno una decina (se non di più) di anni dopo l'uscita, quindi ero già preparato a certe sonorità. 

Non è il disco più immediato dei Maiden. Non ha l'esplosione frontale di Aces High né la monumentalità di Rime of the Ancient Mariner. Qui il gioco è diverso: l'album ti entra dentro gradualmente, costruisce strati, ti chiede un po' più di pazienza prima di restituire quello che ha da dare. E quelle sonorità più moderne, quelle tastiere e quei synth che a primo impatto potevano sembrare estranei al mondo Maiden, alla fine si rivelano coerenti con l'immaginario del disco: quasi una colonna sonora di quella città futuristica in copertina. L'apertura con Caught Somewhere in Time è già un segnale: il riff sintetico in intro potrebbe disorientare chi si aspettava il solito attacco diretto, ma poi la chitarra di Adrian Smith e Murray si fa largo e il disco prende quota. Wasted Years, scritta da Smith, è forse il brano più radiofonico che i Maiden abbiano mai pubblicato in quel periodo, e non è un difetto: è un pezzo che funziona a qualsiasi volume, con un ritornello che resta addosso senza chiedere permesso. Heaven Can Wait ha quel coro da stadio quasi insolente, il tipo di brano pensato per essere cantato da diecimila persone all'unisono.

Il disco vive però anche di momenti più oscuri e profondi. Sea of Madness e The Loneliness of the Long Distance Runner  ispirata al romanzo di Alan Sillitoe  mostrano una band capace di usare la complessità senza appesantire. E poi c'è Alexander the Great, l'epica conclusiva di oltre otto minuti dedicata ad Alessandro Magno: un brano che, come già Rime of the Ancient Mariner o To Tame a Land, dimostra che i Maiden sanno raccontare storie, costruire archi narrativi, fare del metal qualcosa che ha a che fare anche con la storia e la letteratura.

Somewhere in Time non è il mio Maiden preferito in assoluto , ma è un disco che rispetto molto, e che ogni riascolto rivela qualcosa di nuovo. È la prova che una band al vertice del proprio successo può permettersi di rischiare senza perdere se stessa.

lunedì 9 marzo 2026

Aggiornamento OxygenOS 14 (LE2123 B40P02)

 
Ancora una volta il postino di OnePlus bussa alla porta del 9 Pro. Questa volta arriva la build B40P02 (BRB1GDPR), 215 MB da scaricare, e per una volta le note di rilascio hanno qualcosa di concreto da raccontare.
Sul fronte Foto, le novità si sentono. Le animazioni nella schermata di navigazione delle immagini diventano più fluide quando si scorre su e giù — piccola cosa, ma uno di quei dettagli che si nota ogni giorno senza sapere bene perché. Più sostanzioso il ritocco all'editor video, che adesso supporta taglio, divisione, unione di clip, musica, testo, regolazione della velocità e ritaglio. Tutto in un posto solo. Non sarà Final Cut Pro, ma per chi vuole mettere insieme un video al volo senza installare app di terze parti, è un bel passo avanti.
Per la Protezione dati privati invece arrivano due miglioramenti che fanno comodo: aggiungere file alla cartella sicura è più veloce di prima, e finalmente si possono modificare immagini e video direttamente al suo interno senza doverli prima sbloccare. Meno passaggi, meno rischi di dimenticare qualcosa in giro.
E poi, come da tradizione: "Migliora la stabilità del sistema." La frase che non manca mai. A questo punto andrebbe quasi messa nel logo.
Il 9 Pro continua il suo lento e dignitoso invecchiamento assistito. Non è più giovane, ma OnePlus continua a non abbandonarlo — e questo, nel panorama Android, vale ancora qualcosa.

domenica 8 marzo 2026

Fine Gitina a Montelupo Fiorentino

 
Terminano oggi questi piccoli tre giorni intensi della mini Gitina. Resto a Montelupo Fiorentino con La Volpe in una giornata abbastanza intensa che ci vede impegnati in piccole gioie quotidiane. Tipo la colazione, giocare alla play station, andare a fare la fila alla Coop e godersi un bel pranzo cercando di salvare una pianta di bambù con l'aiuto di VIKI. Ma c'è anche un lato molto sportivo in tutto questo. Anzi tre: passeggiata mattutina, esercizi di ginnastica al campo e un breve trekking in campagna. Insomma, a tutto tondo. 

Album fotografico Montelupo Fiorentino 

sabato 7 marzo 2026

Juventus 4 - Pisa 0

 
Eh eh eh, dopo aver visto la partita del figlio di Volpe (che ha 14 anni) riesco anche a spostare l'attenzione sulla partita della Juventus. Ed il primo tempo ha la stessa qualità di quella vista nel pomeriggio. Poi Spalletti fa la magia: toglie la nostra unica punta, tale David, e tutto cambia. I gol arrivano a raffica. Un bel poker alla nuova squadre di Quadrado.

Firenze e Henri de Toulouse-Lautrec

 
Stessa stagione (fa un caldo boia) , stessa regione (qui va proprio di moda ) , stesso periodo storico: anche al Museo degli Innocenti di Firenze, in Piazza della Santissima Annunziata, la Belle Époque è protagonista. La mostra si intitola Toulouse-Lautrec. Un viaggio nella Parigi della Belle Époque, e se vi interessa è aperta fino a giugno. 

Henri de Toulouse-Lautrec  è una figura diversa da Boldini, per biografia e per poetica. Nobile di famiglia, colpito da una malattia genetica che ne compromise la crescita e lo lasciò con un'altezza di poco più di un metro e mezzo (quindi mi sta decisamente simpatico) , trovò il suo mondo nella Parigi notturna di Montmartre: il Moulin Rouge, i café-concert, le ballerine, le prostitute, i chansonnier. Non li dipingeva dall'esterno, con l'occhio del voyeur affascinato, ma dall'interno, da frequentatore abituale. È quella differenza che si sente nel suo lavoro: c'è ironia, c'è affetto, c'è anche uno sguardo sul lato oscuro di quel mondo scintillante. La sua innovazione più riconoscibile sono i manifesti litografici come Jane Avril, Aristide Bruant nel suo cabaret, la Troupe de Mademoiselle Églantine, opere che hanno di fatto inventato la grafica pubblicitaria moderna e che ancora oggi, a più di un secolo di distanza, sono immediatamente riconoscibili.

La mostra raccoglie oltre 170 opere, tra manifesti, litografie, dipinti e disegni, in parte provenienti dal Museo Toulouse-Lautrec di Albi e in parte da una collezione privata di Amburgo. L'allestimento punta sull'immersività: arredi d'epoca, fotografie, video e costumi ricostruiscono l'atmosfera dei locali notturni parigini di fine Ottocento. Ci sono anche opere di artisti coevi tipo Alphonse Mucha, Paul Berthon che aiutano a inquadrare Lautrec in un contesto più ampio, quello di una Parigi in cui l'arte stava letteralmente invadendo la strada.

Come già a Lucca con Boldini, anche qui la Belle Époque non è il mio pane quotidiano. Ma Toulouse-Lautrec ha qualcosa in più rispetto alla media del periodo: quella capacità di guardare ai margini senza estetizzarli troppo, di trovare umanità dove altri avrebbero trovato solo decorazione. Vale la visita  e non solo per togliersi lo sfizio, come la schiacciatina dell'Antico Vinaio, che per la prima volta nella mia vita son riuscito ad assaggiare.

venerdì 6 marzo 2026

Lucca e Giovanni Boldini

 
Weekend lungo per il vecchio Jack, che a cavallo di Ondino arriva alla stazione e trova il mitico Ludo. Condivido in treno con lui tutto il viaggio fino a Lucca e ci aggiorniamo avvicendevolmente sugli ultimi risvolti piombinesi e dei piombinesi. Arrivato in città faccio un giro e poi mi dirigo subito verso la mostra, meta della mia missione artistica. 

Giovanni Boldini è uno di quegli artisti che in Toscana non si può ignorare,l. Ferrarese di nascita, si forma a Firenze a contatto con i Macchiaioli, quella corrente di pittori italiani che a metà Ottocento rompeva con l'accademismo dipingendo en plein air, per macchie di colore e luce e poi se ne va a Parigi, dove diventa il ritrattista più ricercato della Belle Époque. Il suo nome è quasi sinonimo di quell'epoca: frivola, elegante, scintillante e, come tutte le epoche del genere, inconsapevole di quanto poco le restasse.

La mostra alla Cavallerizza di Piazzale Verdi,  si intitola La seduzione della pittura e raccoglie oltre cento opere tra olii su tela e pastelli, provenienti da collezioni pubbliche e private di tutto il paese, comprese le Gallerie degli Uffizi e il Museo Boldini di Ferrara. Il percorso è diviso in sezioni che seguono l'evoluzione dell'artista: dai primi anni fiorentini, ancora vicini ai Macchiaioli, fino alla stagione parigina in cui Boldini abbandona definitivamente gli schemi della ritrattistica ufficiale e inventa qualcosa di nuovo: figure femminili in posizioni serpentine, pennellate lunghe e veloci che sembrano sciabolate, corpi che sembrano muoversi ancora sulla tela. È riconoscibile a colpo d'occhio, nel bene e nel male.

In mostra ci sono anche opere di contemporanei con cui Boldini condivise frequentazioni e affinità: De Nittis, Zandomeneghi, Corcos, Signorini. Nomi che per chi non vive nel mondo dell'arte ottocentesca italiana possono dire poco, ma che servono a inquadrare una stagione pittorica più ampia, in cui l'Italia cercava un suo posto nella modernità europea. Boldini quel posto se lo trovò, a modo suo, diventando il pittore preferito dell'alta borghesia e dell'aristocrazia internazionale. Che poi sia un merito o un limite, dipende dai punti di vista.

Personalmente la Belle Époque non è il mio periodo preferito, ma in Toscana le mostre su questo periodo si moltiplicano da qualche tempo, segno che il pubblico risponde bene. Quindi o queste o Pomì.

La giornata lucchese si conclude con un altro mitico incontro: mi vedo con Musampa che mi porta un po' a giro per la città prima di rimontare in treno e proseguire la mia avventura verso Montelupo.

Album fotografico Lucca e Giovanni Boldini