mercoledì 20 maggio 2026

The Bang Bang Club (2010)

 
Regia: Steven Silver
Anno: 2010
Titolo originale: The Bng Bang Club
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.9)
Pagina di I Check Movies
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Film:
Con The Bang Bang Club siamo su un terreno decisamente drammatico e concreto, toccando una pagina di storia recente complessa e dolorosa come la fine dell'apartheid in Sudafrica nei primi anni novanta. Il film sceglie di raccontare quelle violenze brutali attraverso gli occhi e gli obiettivi di quattro fotoreporter realmente esistiti, la cui missione quotidiana era documentare una realtà che il mondo non poteva e non doveva ignorare. Il contesto storico è ricostruito con grande impatto visivo, e la pellicola riesce a trasmettere tutta la tensione e il pericolo costante di un paese sull'orlo di una guerra civile interna. I protagonisti però spiegano sommariamente cosa sta succedendo, quindi se si è dei poveri ignoranti europei, bisogna fare qualche sforzo per comprendere chi è contro chi è perchè.
​Il vero fulcro dell'opera, però, non è solo la cronaca politica, ma il dilemma etico profondo che logora i protagonisti dal di dentro. Il contrasto tra l'adrenalina dello scatto perfetto e l'orrore della sofferenza umana che si consuma a pochi centimetri dall'obiettivo è il tema più forte e riuscito del film. C'è una domanda morale costante che fluttua tra un fotogramma e l'altro: fino a che punto è lecito spingersi per documentare la storia? Quando il dovere di testimoniare deve cedere il passo all'empatia e all'intervento umano? Questa dinamica psicologica, unita al peso  emotivo che i protagonisti si portano dietro, rappresenta la parte migliore della pellicola.
​Tuttavia, nonostante l'intensità delle tematiche e la bravura del cast nel restituire il senso di cameratismo e autodistruzione di questo gruppo di amici, il film soffre a tratti di una narrazione un po' convenzionale. A volte la sceneggiatura cede alla tentazione di spettacolarizzare il dolore o di scivolare nei cliché del dramma biografico, smussando quegli angoli più complessi e sporchi che una storia del genere avrebbe meritato. Resta comunque un'opera intensa e necessaria per riflettere sul ruolo del giornalismo di guerra e sul costo umano, spesso altissimo, che si nasconde dietro a una fotografia rimasta nella storia.

Edizione: bluray
Classica amaray, traccia italiana in DTS HD MA multicanale e come extra:
  • Trailer 

Megadeth - Peace Sells... But Who's Buying?

 

Artista: Megadeth
Anno: 1986
Tracce: 8 + 4
Formato: CD 
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Con i Megadeth il punto di partenza era stato Countdown to Extinction, il disco che me li aveva fatti conoscere e apprezzare, con quella fluidità metallica che non ti aspetti da una band con questa reputazione. Da lì, come spesso faccio, sono andato a ritroso. Peace Sells... but Who's Buying?  del 1986 è un'altra cosa rispetto a Countdown: più grezzo, più aggressivo, meno levigato, ma si capisce subito da dove venisse quella band.

Il contesto lo si conosce: Dave Mustaine era stato "cacciato" dai Metallica nel 1983, e i Megadeth erano nati in buona parte da quella rabbia. Non è un dettaglio biografico trascurabile e lo si sente nel suono, nella velocità, in un'aggressività che non fa prigionieri. Peace Sells è il secondo album, quello che li consacra definitivamente: probabilmente più maturo dell'esordio ma ancora sporco al punto giusto, con una produzione che non cerca di ammorbidire niente.

Il basso di apertura di Wake Up Dead è uno di quegli incipit che si ricordano con quattro note e il disco è già partito a velocità di crociera. The Conjuring è il brano più brutale, thrash puro e senza mediazioni. La title track Peace Sells è il pezzo che li ha resi famosi al grande pubblico grazie al riff iconico, testo politico cinico e sarcastico, un ritornello che è rimasto nella storia del metal. Devil's Island e My Last Words chiudono il disco senza abbassare mai il livello.

Mustaine alla chitarra è in stato di grazia, davvero tecnico, veloce, con quel gusto per le melodie acide che è il suo marchio di fabbrica. Rispetto a Countdown to Extinction manca la fluidità cinematografica che mi aveva colpito di più, ma c'è qualcosa di più diretto e viscerale che funziona a modo suo. Un passo indietro nel tempo necessario per capire meglio da dove venissero.

domenica 17 maggio 2026

Monte Macina dal Rifugio Puliti

 
Il Monte Macina dallo schienale dell'Asino è una delle escursioni top sulle Alpi Apuane. Perchè le rifaccio anche se le ho già fatte? Non c'è una risposta semplice, o forse è talmente semplice, che non necessita di spiegazioni. E' come quando si va al mare più volte a settimana o ordiniamo più volte la pizza con il salamino, anche se la alterniamo ad altri cibi. Lo facciamo perchè ci piace, ci ispira, non è mai la stessa cosa che si ripete. E' sempre una novità, una sfida, un'apertura sull'orizzonte, un guardare oltre nuvole, un godere nuovo di emozioni ed adrenalina. Non sempre si riesce ad esprimerle bene, ma ci sono. Anche se dentro ad una parete di roccia. Oggi partiamo dal Rifugio Puliti, dopo un'ottima cena ed aver dormito tutti insieme nella camerata comune. Colazione e partenza subito con la classica pettata. Poi tratti esposti, roccia, il vuoto a destra, a sinistra, sotto. Infine la risalita verso la cima, avvolti dalle nuvole che subentrano al sole caldo della giornata. La discesa verso  il Passo Sella ed il ritorno alla base, per un'ennesima escursione che ti riempie. 
 

sabato 16 maggio 2026

Monte Altissimo da Arni

 
Andare sul Monte Altissimo è praticamente un mio marchio di fabbrica. In ogni situazione meteo, in ogni periodo dell'anno con ogni meteo, da più vie. Ma ogni volta mi riempie lo sguardo. È tra le escursioni Apuane più complete. Tutto racchiuso in pochi chilometri: dislivello panorami, roccia, bosco, tecnica e discesa. Così quando si è presentata l'opportunità di partire da Arni, con addirittura notte al rifugio Puliti e secondo giorno con nuova escursione, non ho battuto ciglio. C'era poi la possibilità di staccare un attimo e salire sui miei monti. Tutto perfetto. 

Album fotografico Monte Altissimo da Arni 

giovedì 14 maggio 2026

976 - Chiamata Per Il Diavolo (1988)

 
Regia: Robert Englund
Anno: 1988
Titolo originale: 976-EVIL
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (5.1)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon 
 
Film:
 ​Il termine cult viene spesso usato come un paracadute di salvataggio per nobilitare pellicole horror datate o di bassa lega, quasi a voler giustificare con la nostalgia dei difetti altrimenti imperdonabili. Tuttavia, nel caso di 976 - Chiamata per il diavolo, l'etichetta sembra davvero fuori luogo. Ci troviamo davanti a un classico horror adolescenziale di serie B che non riesce mai a decollare, nonostante un'idea di partenza che poteva anche prestarsi a qualche spunto interessante legato alla tecnologia del tempo. Il film fa acqua praticamente da ogni lato: la recitazione è piatta, il ritmo è incerto e la tensione, che dovrebbe essere l’anima di un'opera del genere, è quasi del tutto assente.
​L’unica vera ragione per cui oggi si continua a citare questo titolo è legata esclusivamente al nome dietro la macchina da presa, ovvero Robert Englund. È stato il suo esordio alla regia e, di fatto, è rimasto il suo unico vero tentativo in questo senso, se si esclude qualche piccola incursione televisiva. Viene naturale pensare che ci sia un motivo preciso per questa carriera mai decollata dietro le quinte. Nonostante Englund sia un'icona assoluta del genere grazie al suo leggendario Freddy Krueger, dirigere un film richiede una visione d'insieme che qui sembra mancare del tutto. Se da un lato l'esperienza sul set di Nightmare gli ha dato dimestichezza con gli effetti speciali e le atmosfere cupe, dall'altro non è bastata a dare sostanza a una sceneggiatura debole che si perde in stereotipi e situazioni poco coinvolgenti. Alla fine della visione, resta la sensazione di un prodotto nato sull'onda del successo dell'horror anni Ottanta, ma privo di quella scintilla o di quel guizzo artistico necessari per farlo uscire dal dimenticatoio, se non come curiosità per i completisti della filmografia di Englund.
 
Edizione: DVD 
Qui abbiamo la traccia audio italiana in multicanale e come extra:
  • Versione estesa (1 ora e 40 minuti vs 1  e 28 minuti della standard)
  • Trailer 

mercoledì 13 maggio 2026

Suburbicon (2017)

 
Regia: George Clooney
Anno: 2017
Titolo originale: Suburbicon
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (5.8)
Pagina di I Check Movies
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Nonostante le premesse fossero a dir poco eccitanti, Suburbicon si rivela purtroppo uno di quei casi in cui la somma dei singoli talenti non riesce a generare il capolavoro sperato. Il film poggia su una solida sceneggiatura originale dei fratelli Coen, rimasta nel cassetto per decenni, che George Clooney ha deciso di rispolverare e dirigere, aggiungendo però un sottotesto sociale molto marcato. L’estetica è impeccabile: siamo nell'America anni '50, un paradiso di villette pastello e prati perfettamente curati che, come spesso accade nel cinema noir, nasconde un cuore marcio e violento.

​Il problema principale della pellicola risiede proprio nella sua natura altalenante. Clooney tenta di far convivere due film diversi: da un lato c'è la commedia nerissima e grottesca tipica dei Coen, con Matt Damon nei panni di un padre di famiglia mediocre che sprofonda in un vortice di crimini maldestri; dall'altro c'è una denuncia politica sul razzismo sistemico dell'epoca, rappresentata dall'assedio che l'intera comunità riserva a una famiglia afroamericana appena trasferitasi nel quartiere.

​Sebbene le interpretazioni siano di alto livello con un Damon viscido al punto giusto e una Julianne Moore glaciale nel suo doppio ruolo, la regia non riesce a legare questi due binari in modo armonioso. Il tono passa dal satirico al tragico senza soluzione di continuità, lasciando lo spettatore con la sensazione di assistere a due storie che corrono parallele senza mai influenzarsi davvero. Alla fine, pur apprezzando la confezione tecnica e l'ironia pungente di alcuni scambi, resta l'amaro in bocca per un’occasione mancata. È un film che si lascia guardare, ma che manca di quell'anima coesa che avrebbe potuto trasformare un interessante esperimento in un grande classico del genere.