Vomito Ergo Rum
Non lasciare che la morale ti impedisca di fare ciò che è giusto
lunedì 15 giugno 2026
Bosch [Stagione 2]
domenica 14 giugno 2026
Kage Baker - Benvenuto Nell'Olimpo Signor Hearst!
Dopo aver esplorato le sabbie rosse e retro-futuristiche di Kage Baker con L'Imperatrice di Marte, sono tornato a frequentare le pubblicazioni della Delos Books dedicate all'autrice californiana con "Benvenuto nell'Olimpo, signor Hearst!" (Welcome to Olympus, Mr. Hearst, del 2003). Se la precedente lettura mi aveva lasciato piuttosto tiepido, questa novella agile e molto breve ha saputo agganciarmi decisamente di più; intendiamoci, la storia in sé non è niente di trascendentale o particolarmente originale, ma la narrazione ha quel ritmo e quell'atmosfera capaci di tenerti incollato alla pagina e si divora in un paio di pomeriggi al mare. La vicenda si muove tra il 1926 e il 1933, in piena Grande Depressione e nel bel mezzo del passaggio epocale dal cinema muto al sonoro, ruotando attorno a William Randolph Hearst, il leggendario e spietato magnate dei media che ispirò il Quarto Potere di Orson Welles. Hearst vive nel suo sfarzoso e bizzarro castello di San Simeon, ribattezzato "l'Olimpo", ed essendo ormai anziano è ossessionato dal declino fisico, cercando in ogni modo un espediente per ingannare la morte. Ed è qui che entra in gioco la fantascienza: alla sua corte si muovono Joseph e Lewis, due facilitatori della Compagnia del Tempo, un'organizzazione del XXIV secolo che ha scoperto il viaggio temporale e crea cyborg immortali per viaggiare nelle varie epoche, con lo scopo di saccheggiare opere d'arte o reperti prima che vadano perduti nella storia. Joseph deve stringere un patto con Hearst, ma tra finti medium, imprevisti dell'ultimo minuto e cammei di attori dell'epoca d'oro di Hollywood come Greta Garbo e Clark Gable, la missione prenderà una piega inaspettata anche per un immortale. Una delle curiosità più interessanti di questo volume riguarda proprio la sua collocazione editoriale, poiché pur muovendosi nello stesso identico universo narrativo del celebre (ma a me totalmente sconosciuto) Ciclo della Compagnia del Tempo, si tratta a tutti gli effetti di una storia separata e del tutto autonoma, un "dietro le quinte" autoconclusivo che non richiede affatto di aver letto i romanzi principali della saga per essere goduto appieno. La Baker usa la cornice fantascientifica quasi come un pretesto per fare quello che le riesce meglio in questo formato, ovvero ironizzare sulla malleabilità della verità e della stampa e mettere in scena il contrasto tra l'immutabilità dei cyborg e la decadenza dell'essere umano. Analizzando la trama a mente fredda ci si rende conto che è davvero un filo sottile che si dipana senza grandi picchi o colpi di genio fantascientifici, eppure la scrittura scorre che è un piacere; l'ambientazione nella Hollywood anni '30 è resa con una vivacità e un'ironia sottile che mi hanno preso molto più rispetto alle atmosfere marziane dell'altra opera, rendendola una lettura fantascientifica leggera, densa di atmosfera d'altri tempi e con un pizzico di ottima satira storica.
Arrivano le Copertine "VIKI-style": Un Nuovo Tocco per le mie Recensioni!
mercoledì 10 giugno 2026
U2 - Zooropa
Il contesto lo spiega in parte. Zooropa nasce come EP durante una pausa del tour. Nel corso delle sessioni la band decide di allungarlo fino a farne un album vero, e si sente: c'è qualcosa di incompiuto e frammentario in questo disco, come se non avesse mai deciso del tutto cosa voleva essere. È figlio di una direzione sperimentale, di un interesse per l'elettronica, la sovrasnaturazione mediatica, il rumore del presente, ma senza la coerenza e la forza di altri album.
La title track apre il disco con un'atmosfera sospesa e quasi ipnotica che funziona. Numb è curiosa con la recita di un elenco di divieti su un loop elettronico quasi industrial, con Bono ai cori , ma più come esperimento che come canzone. Lemon è il momento più riuscito del disco, con quel falsetto di Bono che si muove su un tappeto funk-elettronico in modo inaspettato. Stay (Faraway, So Close!) è la ballata più accessibile, quella che si salva meglio nel tempo. Il finale con The Wanderer cantato con Johnny Cash, voce inconfondibile su un paesaggio quasi apocalittico è il momento più memorabile del disco, e arriva quando è già quasi finito.
Troppo poco per un album intero. Zooropa è il disco degli U2 che ha pagato il prezzo di essere nato di fretta, in mezzo a qualcos'altro. Non è un brutto disco però è un disco a metà, e per chi come me non era ancora dentro la loro fase più sperimentale, non era il punto di ingresso migliore.
martedì 9 giugno 2026
Smashing Pumpkins - Siamese Dream
Smashing Pumpkins, anno del Signore 1993. Il disco nasce in un momento di crisi totale (già dopo il primo album in studio) per la band: il batterista Jimmy Chamberlain è invischiato nei problemi di droga, il chitarrista James Iha e la bassista D'Arcy Wretzky non si rivolgono quasi più la parola, e Billy Corgan è in uno stato di depressione profonda. Sarà lui a non darsi per vinto: si rinchiude in studio, suona da solo quasi tutto ciò che gli riesce, ovvero chitarre, basso, arrangiamenti, scrive tutti i testi, e costruisce il disco in sedici ore al giorno per mesi. Quando gli altri tornarono si trovarono di fronte qualcosa di già definito. Quel qualcosa era Siamese Dream.
Il disco non è grunge nel senso stretto del termine, anche se è figlio di quel momento, stesso periodo di Nevermind, e tutta quella tensione adolescenziale che il 1993 si portava addosso. È qualcosa di più stratificato: hard rock, psichedelia, echi sabbathiani, schegge new wave, il tutto tenuto insieme da una produzione potente e pulitissima che non toglie niente all'impatto. Cherub Rock apre il disco come una dichiarazione con riff massiccio, Corgan che canta con quella voce nasale e stridula che o ti entra subito o non ti entra mai. Today è il singolo più noto, scritto immaginando l'ultimo giorno di un aspirante suicida felice di non doverne vivere altri con un testo che spiazza, melodia che rimane.
Vecchi? Forse. Ma certa musica non invecchia, e Siamese Dream è uno di quei dischi che ogni volta che lo rimetti su capisci perché la gente ci sia rimasta attaccata per trent'anni.
lunedì 8 giugno 2026
Intimidazioni in Val Serenaia: VER sta con Apuane Libere
Chi frequenta, ama e cammina sulle nostre montagne sa perfettamente quanto la ferita dell'escavazione selvaggia sia profonda e dolorosa. Ma ieri, purtroppo, dalle ruspe e dalle polveri che divorano i nostri crinali siamo passati alle intimidazioni dirette sul piano civile. Un fatto di una gravità inaudita che non può e non deve lasciarci indifferenti.
Un recente comunicato ufficiale del CAI Toscana ha denunciato un episodio intollerabile avvenuto nella splendida valle di Orto di Donna, comunemente nota a tutti noi escursionisti come Val Serenaia. Durante una "camminata consapevole" organizzata dall'associazione Apuane Libere per manifestare pacificamente contro la distruzione sistematica del territorio e l'escavazione selvaggia, si è consumato un vero e proprio atto di stampo squadrista. All'iniziativa avevano aderito con convinzione diverse sezioni del CAI, la Commissione regionale Tutela Ambiente Montano, oltre a singoli soci e liberi cittadini: più di 300 persone unite unicamente dall'amore per la montagna e dal desiderio di proteggerla.
La manifestazione, che seguiva un'analoga e riuscita mobilitazione avvenuta lo scorso 24 maggio nella valle di Arnetola, è stata inizialmente affiancata da una contromanifestazione di cavatori e imprenditori del marmo, priva di autorizzazione formale ma svoltasi senza scontri diretti. La vera e propria imboscata è scattata nell'ombra, con una viltà disarmante: al loro rientro ai parcheggi, gli ambientalisti e gli escursionisti hanno trovato l'amara sorpresa di almeno una trentina di auto pesantemente danneggiate con calci, pugni e vistosi graffi sulla carrozzeria. Tra i mezzi colpiti da questo raid punitivo figurano anche le vetture della consigliera regionale Diletta Fallani e della presidente della sezione CAI di Carrara, Lucia Geloni.
Dalla parte della montagna, senza se e senza ma
Come escursionista che vive e respira le Apuane da sempre, sento il dovere di schierarmi apertamente, totalmente e senza alcuna riserva dalla parte dei camminatori e dei custodi di Apuane Libere. Quello che è successo non è un semplice "atto vandalico": è una deliberata azione intimidatoria volta a lanciare un messaggio chiaro, arrogante e mafioso. L'obiettivo è spaventare chiunque osi alzare la testa e contestare un modello industriale predatorio che sta letteralmente polverizzando montagne uniche al mondo per l'esclusivo profitto di pochissimi.
Ha perfettamente ragione il CAI nel sottolineare come una parte del territorio apuano venga ormai trattata alla stregua di una proprietà privata feudale, una "terra di nessuno" (o meglio, "terra loro") dove i diritti costituzionali di dissenso, di libera espressione e di libero transito vengono aboliti con la violenza e la prevaricazione. Rispondere a una marcia pacifica, fatta di famiglie, escursionisti e amanti della natura, devastandone i mezzi di trasporto privati è un atto vile che qualifica perfettamente l'origine e la "cultura" di chi lo ha perpetrato.
Contro le ecomafie per la rinascita delle Apuane
Non possiamo più permetterci di chiamarlo semplicemente "lavoro". Quando l'attività estrattiva supera ogni limite di sostenibilità idrogeologica, distrugge le sorgenti d'acqua, cancella i sentieri storici e si barrica dietro la violenza e l'intimidazione per proteggere i propri privilegi di casta, assume i tratti evidenti e inaccettabili dell'ecomafia.
Mi unisco con fermezza all'appello lanciato dal Gruppo Regionale del CAI Toscana: esprimo la mia totale e fraterna solidarietà a tutti i proprietari delle auto danneggiate e alle istituzioni coinvolte. Al contempo, esigo che i vertici del Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane escano una volta per tutte dal loro torpido silenzio e dalla loro cronica ambiguità. Devono condannare fermamente l'accaduto e operare concretamente, nell'ambito delle proprie competenze e possibilità, per fermare lo scempio ambientale e garantire l'incolumità di chi difende legalmente la natura.
Le Apuane sono di chi le ama, di chi le rispetta e di chi le cammina lasciando solo impronte. Non ci faremo spaventare da quattro vigliacchi con gli scarponi sporchi di marmettola e arroganza. Ci rivediamo sui sentieri, a testa alta.


