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giovedì 23 luglio 2026

The Handmaid's Tale [Stagione 2]

  

Titolo originale: The Handmaid's Tale
Anno: 2018
Episodi: 13
Stagione: 2
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Finita anche la seconda stagione di The Handmaid's Tale, in una sorta di gara a chi la terminava prima con La Volpe. L'ho vinta io, va detto, ma non senza fatica: l'inizio non è stato semplice, con un ritmo se possibile ancora più lento di quello, già compassato, della prima stagione. Dal sesto episodio in poi però c'è una piacevole accelerata, e i miei tre preferiti sono proprio gli ultimi, quelli in cui tutto quello che si era accumulato lentamente finalmente esplode. Questa stagione si compone di tredici episodi, tre in più della prima, e servono tutti per raccontare quanto Gilead sappia essere marcio anche nei dettagli apparentemente minori. Tra i volti nuovi c'è una giovanissima Sydney Sweeney, all'epoca ventenne, prima del successo di Euphoria o del grande schermo che l'avrebbe consacrata negli anni successivi. Interpreta Eden, quindicenne cresciuta come vera credente del regime, data in sposa a Nick praticamente ancora adolescente. Il suo personaggio non ha un peso enorme sulla trama principale, ma la parabola che le viene riservata, dall'entusiasmo ingenuo per il matrimonio fino alla fine tragica per essersi innamorata di un altro ragazzo, resta una delle cose più amare della stagione, proprio perché mostra come il sistema riesca a divorare anche chi ci crede sinceramente. Il personaggio di Serena (Hannah di Dexter) ha alti e bassi che, secondo me, tradiscono un po' la mano degli autori nel tentativo di renderla più simpatetica al pubblico, di darle sfumature che la rendano meno odiosa senza però mai davvero assolverla. Un lavoro di cesello che a tratti funziona e a tratti si sente fin troppo, come se si cercasse un compromesso tra la voglia di mostrarla vittima a sua volta del sistema e la necessità di non farla sembrare innocente. Resto comunque della mia idea di fondo: in questa serie le mogli e le zie sono gli esseri più spregevoli in assoluto. Non subiscono soltanto il sistema, lo accettano e vi partecipano attivamente, tenendo ferme le ancelle durante le cerimonie, cioè durante gli stupri di Stato, ma non solo quello. Sono parte integrante e consapevole della macchina malata di Gilead, e questo le rende, ai miei occhi, ancora più colpevoli dei Comandanti che quel sistema lo hanno inventato. June, dal canto suo, dimostra sempre una forza e una determinazione che la rendono il centro indiscutibile della narrazione. Devo però dire che la sceneggiatura, anche nelle sue fughe, tende ad aggiustare un po' troppo facilmente il "ritorno in famiglia", quasi fosse una parentesi che si richiude senza lasciare troppe cicatrici narrative. Capisco l'esigenza di far proseguire la storia, ma certe soluzioni sembrano scorciatoie più che sviluppi organici, e un po' mi stonano rispetto alla cura con cui viene costruito il resto. Tra i miei interessi principali in una storia come questa c'è sempre quello di scoprire piano piano di più sul mondo che sta attorno alla vicenda principale, sia Gilead che quello che resta all'esterno. In questa stagione questo avviene, ma solo in piccola parte. Qualche squarcio in più sulla vita fuori dai confini del regime, qualche dettaglio sul funzionamento interno del potere, e li apprezzo tutti, ma resto con la sensazione di grattare ancora solo la superficie di un mondo che avrebbe tanto altro da raccontare. Spero che le prossime stagioni allarghino un po' di più lo sguardo, perché è proprio quella cornice più ampia a rendere davvero credibile e inquietante una distopia. Peccato per gli ultimi sessanta secondi della stagione...

lunedì 13 luglio 2026

The Handmaid's Tale [Stagione 1]

 

Titolo originale: The Handmaid's Tale
Anno: 2017
Episodi: 10
Stagione: 1
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Ho finito da pochi minuti la prima stagione di The Handmaid's Tale, e ci tenevo a scriverne mentre le sensazioni sono ancora fresche. Sono un appassionato di fantascienza distopica, lo sapete, ma stranamente il romanzo di Margaret Atwood non l'ho mai letto, e sono andato dritto sulla serie senza passare dalla carta. Una scelta che forse rifarei, ma che mi lascia comunque la curiosità di recuperare il libro prima o poi, anche solo per vedere quanto la voce (e il volto) di Offred, da noi ovviamente Difred, sulla pagina sia diversa da quella che le ha dato Elisabeth Moss sullo schermo.

Questi mondi alternativi che sono uno specchio deformato, ma non troppo, di quello che potremmo diventare mi caricano sempre parecchio. Mi mettono addosso una rabbia sorda nel vedere certe situazioni, quella sensazione fisica di ingiustizia che ti fa stringere i pugni, ma allo stesso tempo mi lasciano anche un filo di speranza, perché ogni sopruso porta con sé, prima o poi, il seme del suo ribaltamento. È un meccanismo narrativo vecchio come il mondo, eppure funziona ancora benissimo quando è scritto bene.

Della prima stagione ho apprezzato molto la gestione della trama, nonostante la lentezza, soprattutto nelle prime puntate. Capisco che serva ad allungare il brodo, a costruire tensione, a farci abituare gradualmente all'orrore, ma qualche episodio in meno forse non avrebbe fatto male. Quello che però resta impresso è la chiarezza con cui viene mostrato che basta un passo alla volta, uno solo, per arrivare a una situazione drastica e apparentemente irreversibile. È un promemoria che dovremmo portarci dietro sempre, ogni volta che vediamo il mondo cambiare intorno a noi. Non possiamo permetterci di accettare le cose passivamente solo perché arrivano un pezzetto alla volta.

I flashback fanno un lavoro egregio nel ricostruire, poco alla volta, l'evolversi della situazione fino al regime teocratico totalitario di Gilead. Pian piano ci facciamo un'idea abbastanza precisa di questo posto orribile che ha sostituito gli Stati Uniti, con quel che resta del vecchio paese relegato in Alaska e, (forse?) , alle Hawaii. Un dettaglio che aggiunge un brivido in più, perché non stiamo parlando di un pianeta lontano o di un futuro remoto, ma di un'America che potrebbe essere la porta accanto.

Devo confessare che ho trovato un po' poco realistico il fatto che le "cerimonie", quella messa in scena raccapricciante dello stupro rituale sanzionato dallo Stato, abbiano preso piede così in fretta nella società e che tutti i pronta abbiano accettato ed imparato il rituale così velocemente. Ripensandoci però il terrore, unito alla depravazione e a una cieca malvagità collettiva, può moltissimo. La storia, quella vera, ci ha insegnato che l'essere umano si adatta all'orrore con una velocità sconcertante, quando gli viene imposto con la forza sufficiente e giustificato con la retorica giusta.

E poi c'è lei, Elisabeth Moss, che interpreta June/Offred. Una vera bomba, non solo il personaggio che porta in scena ma proprio lei come attrice: riesce a far passare rabbia, sottomissione apparente e ribellione interiore quasi solo con lo sguardo, cosa non semplice quando buona parte del tempo sullo schermo la passa in un ruolo di silenzio imposto. Al suo fianco Joseph Fiennes nei panni del comandante Fred Waterford, Yvonne Strahovski come la moglie Serena e una straordinaria Ann Dowd nel ruolo di Zia Lydia, la carceriera spirituale delle ancelle. Non a caso questa prima stagione ha portato a casa otto Emmy, incluso quello per la miglior serie drammatica, prima serie in streaming a riuscirci.

Sul fronte della fedeltà al romanzo mi sono documentato un po', dato che non avendolo letto ero curioso di capire quanto la serie si discostasse dalla fonte. La risposta è che questi primi dieci episodi seguono il libro piuttosto da vicino, arrivando sostanzialmente a coprirlo per intero: la stagione si chiude più o meno dove finisce anche il romanzo, con Difred portata via dalla casa del Comandante senza sapere se gli uomini che vengono a prenderla siano Occhi del regime o membri della resistenza, lasciando volutamente aperta l'ambiguità del finale originale. Da lì in poi, tutto quello che segue nelle stagioni successive è materiale scritto apposta per la televisione, con la benedizione della stessa Atwood che ha lavorato come consulente della produzione.

Ci sono comunque alcune differenze non banali già in questa prima stagione. Nel libro non veniamo mai a sapere il vero nome di Offred, mentre la serie lo rivela fin dal primo episodio, June appunto, un'ipotesi che gli stessi lettori avevano avanzato nel tempo e che Atwood ha definito plausibile pur non essendo un'intenzione originale. La June della serie è anche molto più attiva politicamente prima della caduta, partecipa alle proteste di piazza contro la privazione dei diritti delle donne, mentre nel romanzo Difred si tiene più ai margini per paura di mettere a rischio marito e figlia. Anche il destino di Luke, il marito, viene ampliato parecchio: nel libro resta un fantasma nella memoria della ragazza , di cui non sapremo mai davvero la sorte, mentre la serie ce lo mostra sopravvissuto in Canada, dove si unisce alla resistenza insieme a Moira. Sono scelte che allargano il respiro narrativo senza tradire lo spirito cupo e claustrofobico del romanzo, e che probabilmente hanno reso possibile costruire poi altre cinque stagioni su un materiale che, da solo, si esauriva con la fine del libro.

Un'ultima cosa che mi ha colpito è quanto la serie, pur ambientata in un futuro alternativo mai troppo definito con precisione, riesca a sembrare sempre più attuale col passare degli anni dalla sua uscita nel 2017. Non è un caso che le uniformi rosse delle ancelle siano diventate un simbolo usato in manifestazioni per i diritti delle donne in giro per il mondo. Quando la finzione comincia a essere presa in prestito dalla realtà come strumento di protesta, vuol dire che ha toccato un nervo scoperto vero. Ora aspetto la seconda stagione, curioso di vedere come la storia continuerà a camminare da sola oltre i confini del romanzo.

giovedì 9 luglio 2026

Il Grido (1957)

 

Regia: Michelangelo Antonioni
Anno: 1957
Titolo originale: Il Grido 
Voto e recensione: 7/10
Pagina di IMDB (7.6)
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Il grido  è uno dei film più intensi e dolorosi di Antonioni, un'opera che racconta la solitudine umana con una forza silenziosa, senza mai ricorrere a facili sentimentalismi. È un viaggio nell'animo di un uomo che, dopo la fine della relazione con la donna che ama, vede sgretolarsi ogni certezza e si lascia trascinare in un lento e inesorabile vagabondaggio nella pianura padana, alla ricerca di un nuovo equilibrio che sembra non arrivare mai. Tutto ha origine da una frase tanto semplice quanto devastante: "Ti voglio bene, ti voglio ancora bene. Ma non è più come prima." In poche parole Antonioni racchiude la fine di un amore e, allo stesso tempo, l'inizio dello smarrimento del protagonista. Non c'è un litigio furioso né un colpo di scena: c'è soltanto la dolorosa presa di coscienza che alcuni sentimenti, pur rimanendo autentici, possono cambiare irrimediabilmente.

La trama, in sé, è estremamente semplice. Proprio questa apparente essenzialità gli permette  di concentrarsi quasi esclusivamente sui personaggi, sui loro silenzi, sugli sguardi e su quei vuoti emotivi che diventano il vero cuore del racconto. Il protagonista non affronta soltanto la perdita dell'amore, ma sembra perdere progressivamente anche il proprio posto nel mondo. Ogni incontro lungo il cammino offre una possibilità di rinascita che, puntualmente, si rivela fragile e destinata a dissolversi.

Uno degli aspetti più affascinanti del film è il modo in cui il paesaggio diventa parte integrante della narrazione. Le campagne della Pianura Padana non fanno semplicemente da sfondo agli eventi, ma riflettono lo stato d'animo di Aldo (Steve Cichran). La presenza costante della nebbia, della pioggia, delle strade fangose, dei cieli grigi e delle campagne di periferia contribuisce in maniera decisiva ad alimentare il profondo pessimismo che attraversa l'intera opera. Ogni inquadratura sembra trasmettere un senso di freddo, immobilità e smarrimento, come se il mondo stesso fosse incapace di offrire una via d'uscita. È un ambiente che soffoca nonostante i campi larghi, che accompagna la lenta discesa psicologica del protagonista e rende tangibile la sua disperazione.

Antonioni costruisce tutto questo con una regia rigorosa e misurata. I dialoghi sono ridotti all'essenziale e spesso è l'immagine a raccontare ciò che le parole non riescono a esprimere. I lunghi tempi d'attesa, i silenzi e i movimenti apparentemente ordinari assumono così un peso emotivo enorme, invitando lo spettatore a condividere il senso di alienazione del protagonista anziché limitarsi a osservarlo.

Pur essendo stato realizzato alla fine degli anni Cinquanta, Il Grido appare sorprendentemente moderno. I temi dell'incomunicabilità, della crisi dell'identità e dell'incapacità di trovare un proprio posto nella società o nella coppia anticipano molti degli elementi che diventeranno normalità nel cinema successivo. Non è un film che cerca di consolare o di offrire risposte rassicuranti: accompagna invece lo spettatore in un percorso amaro, lasciandolo immerso nelle stesse domande esistenziali che tormentano il soggetto principale.

Il grido è un'opera che richiede pazienza e disponibilità ad accettarne il ritmo contemplativo, ma sa ricompensare con una straordinaria profondità emotiva. Un film cupo, malinconico e profondamente umano, capace ancora oggi di raccontare la fragilità dell'individuo con una sensibilità rara e con immagini che restano impresse nella memoria molto tempo dopo i titoli di coda.

Anche il finale, ambientato tra le operazioni di esproprio e un paesaggio ormai trasformato, assume un forte valore simbolico. Non è soltanto un luogo che cambia volto, ma sembra essere lo stesso protagonista a non trovare più uno spazio nel mondo, come se la sua crisi personale e quella del territorio finissero per riflettersi l'una nell'altra.

domenica 5 luglio 2026

Steal - La Rapina [Stagione 1]

 
Anno: 2026
Titolo originale: Steal
Numero episodi: 6
Stagione: 1
 
Mini serie autoconclusiva di soli sei episodi che si guardano con piacere. Non totale, ma comunque senza quasi mai storcere il naso. Il primo episodio mi pareva corresse un po' troppo velocemente, perchè mi è addirittura salito il dubbio ancestrale che fosse un film e non una puntata: la rapina si conclude nei fatti proprio qui. E in altre circostanze, parlo di serie davvero più brutto, c'è chi la avrebbe tirata per le lunghe. In questa serie inglese si tira per le lunghe il movente e la struttura andando a complicarla e renderla più elaborata. Non c'è nessun miracolo come detto all'inizio, ma la formula mi è piaciuta. Anche se.. Occhio spoiler: vi avviso, dico chi è il colpevole, non andate avanti se non volete. Eccomi di nuovo, stavo dicendo che gli sceneggiatori nel loro porco lavoro di inserire i personaggi e dargli una certa importanza hanno infilato in maniera troppo silenziosa un investigatore finanziario troppo esagerato e  poco credibile. Sebbene nel finale si forzi a puntare su di lui e difficilmente lo spettatore si accorga che è lui il più invischiato di tutto, quando ci troviamo alla resa dei conti vediamo che tutto torna in maniera un po' troppo romanzata e forzata. Ma ci sta. Però come dice il mio mantra: non lasciare che la morale ti impedisca di fare ciò che è giusto. E qui c'era da terminare il sesto episodio in un altro modo in cui la morale sarebbe dovuta essere messa da parte. Senza se e senza ma.

L'Ultima Missione: Project Hail Mary (2026)


 Regia: Phil Lord, Chris Miller
Anno: 2026
Titolo originale: Project Hail Mary
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (8.2)
Pagina di I Check Movies 
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Ero arrivato a vedere "L'ultima missione: Project Hail Mary" con le aspettative parecchio gonfiate, lo ammetto. Non ho letto il romanzo di Andy Weir da cui è tratto, ma le recensioni che avevo letto in giro erano quasi tutte entusiaste, con paragoni pesanti tirati in ballo (

Qui invece, nonostante un budget che si vede tutto sullo schermo, Ryan Gosling praticamente da solo per gran parte del film, ed effetti speciali di livello alto, mi sono annoiato in maniera sorprendente. Il film dura quasi due ore e mezza, e si sente tutto: ci sono passaggi che si dilungano senza reale necessità (tipo la scena del karaoke) , con la sensazione di guardare l'orologio molto prima della fine.

Quello che mi ha infastidito di più però è l'approccio tutt'altro che scientifico con cui vengono trattati i problemi che il protagonista deve affrontare. Penso alla facilità con cui si inventa soluzioni a catena per ogni ostacolo, o al modo in cui l'astrofago, il microrganismo alla base di tutta la minaccia solare, si comporta in maniera funzionale alla trama più che a una qualche logica biologica plausibile: si muove, si riproduce, reagisce agli stimoli in modo che sembra scritto apposta per risolvere la scena successiva, senza che nulla venga davvero giustificato. Lo stesso vale per certi salti logici nella costruzione dell'astronave o nel sistema di comunicazione con l'alieno, tutti risolti con un colpo di genio improvviso del protagonista che arriva sempre al momento giusto.

E poi c'è quel tono da commedia che ho trovato francamente irritante. Capisco la scelta di alleggerire un racconto di sopravvivenza spaziale con battute e ironia, la stessa cosa funzionava benissimo in The Martian, ma qui è calcata così tanto che ogni momento di tensione viene smontato da una gag o da una battuta, come se il film avesse paura di prendersi sul serio anche per pochi minuti di fila. Il risultato è che la storia, che pure avrebbe elementi di dramma e di scoperta interessanti, resta sempre in superficie, senza mai lasciarmi davvero coinvolto.

Alla fine mi sono ritrovato a chiedermi se le recensioni entusiastiche che avevo letto prima non abbiano semplicemente alzato troppo l'asticella. Resta un film tecnicamente ben fatto, con Gosling sempre convincente nel suo ruolo, ma per me lontanissimo dall'esperienza che mi aveva lasciato Sopravvissuto, ma io. 

venerdì 19 giugno 2026

Sul Tuo Cadavere (2026)

 

Regia: Jorma Taccone
Anno: 2026
Titolo originale: Over Your Dead Body
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.3)
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Ci sono sere in cui non hai voglia di metterti davanti a un capolavoro del cinema d’autore o a un thriller psicologico che ti spreme le meningi. Sere in cui cerchi solo un sano, scanzonato e un po' becero intrattenimento. Sul tuo cadavere (regia di Jorma Taccone, disponibile su Prime Video) si colloca esattamente in questa categoria: una commedia grottesca, intrisa di black humor e con una spruzzata generosa di sangue.

​La trama, ammettiamolo, è piuttosto scontata e non brilla certo per originalità (oltretutto questo è un remake americano di un film scandinavo). Seguiamo una coppia in crisi  che decide di passare un weekend in una baita isolata. Il piano segreto di entrambi? Assassinare il coniuge. Ovviamente le cose non vanno come previsto e la situazione sfugge rapidamente di mano, arricchendosi di imprevisti, violenza iperbolica e personaggi assurdi.

​Il film non fa nulla per nascondere i suoi cliché, ma gioca le sue carte migliori sul ritmo e sulla spettacolarizzazione delle botte. È un piacere ammirare Samara Weaving, che in questo genere di ruoli a metà tra la scream queen e la dura a morire si muove ormai con una disinvoltura magnetica e riesce sempre a dare una marcia in più alla pellicola con l'aiuto di Jason Segel.

​Le scene simpaticamente violente non mancano, il sangue scorre a fiumi a piccoli torrenti, ma lo fa con quel tono talmente esagerato e fumettistico che strappa più di un sorriso invece di disgustare. Non siamo di fronte a un film memorabile o a un cult istantaneo, sia chiaro. Resta un'opera senza troppe pretese.

​Se vi approcciate alla visione aspettandovi poco, se cercate solo un'ora e mezza di intrattenimento leggero, scorrevole e violentemente divertente, fa assolutamente il suo dovere. Promosso con riserva, ideale per una serata di puro relax senza perdersi nei meandri del catalogo di Prime Video.


lunedì 15 giugno 2026

Bosch [Stagione 2]

 
Anno: 2016
Titolo originale: Bosch
 Numero episodi: 10
Stagione: 2
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Premesso che anche questa seconda stagione di Bosch, mi è piaciuta, avevo parlato della prima dicendo che il personaggio non mi era così antipatico come lo ricordavo. Ecco, mi sono ricreduto già con questi ulteriori dieci episodi. Non che non funzioni, anzi, ma sebbene con numerose parti cambiate rispetto ai romanzi da cui trae spunto, qui il soggetto rispolvera il suo essere una specie di cane sciolto che segue le regole quando gli tornano comode... Altrimenti, fa un po' come meglio crede. In maniera antipatica. A parte questo ecco qua i romanzi in cui si muove questa seconda stagione: L'Ombra Del Coyote, Musica Dura e La Caduta. Di questi ne ho letti due su tre quello principale con la storia più corposa è senza dubbio Musica Dura. 

venerdì 5 giugno 2026

Bosch [Stagione 1]

 
Anno: 2014 - 2015
Titolo originale: Bosch
 Numero episodi: 10
Stagione: 1
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Serie TV relativamente vecchiotta, ma piacevole. E questo nonostante io abbai sempre avuto un certo fastidio nei confronti del personaggio. Ho letto infatti numerosi libri di Connelly, che adopera spesso Bosch nei suoi thriller, e non vedevo l'ora che facesse un passo falso per essere incastrato. Qui sicuramente è meno antipatico, sebbene burbero, macho, noir, schivo e con le proprie regole. Forse sono cambiato io, ma secondo me gli autori hanno leggermente cambiato la figura rendendola più appetibile al pubblico. Questa prima stagione si basa su ben tre romanzi, ma ne ho letto solo uno: La Bionda Di Cemento (veramente poco) La Città Delle Ossa e Il Cerchio del Lupo. Probabilmente, non avendo letto gli ultimi due, le storie principali prese da questi hanno un Bosch meno "so tutto io figli di puttana" e quindi migliore dal punto di vista poliziesco. La serie si fa ben guardare ed essendoci anche altre stagioni, proseguirò con la seconda senza dubbio.

Una Di Famiglia - The Housemaid (2025)

 
Regia: Paul Feig
Anno: 2025
Titolo originale: The Housemaid
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDb (6.7)
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Ammetto di averlo guardato per due motivi: Sydney Sweeney che solitamente ci fa vedere un po' di nudo, e per parlarne male visto che si diceva in giro che fosse una boiata. Un po' di delusione sulla prima, anche se qualcosa fa vedere. Sul secondo discorso invece mi devo ricredere. D'accordo che i dialoghi, soprattutto quelli iniziali sono davvero terra terra e che ci sono numerose forzature sui personaggi, ma nel complesso non è male. Non sarà il film da ricordare per tutta l'estate certo, ma la storia ha un che di divertente ed il ribaltamento dei ruoli porta il tutto anche su un piano decisamente drammatico. In altre mani sarebbe stato forse un prodotto ancora migliore ed anche tagliando un po' di scene e personaggi come quello del giardiniere o rendendo più credibile la mamma, la trama ne avrebbe beneficiato. Tuttavia si fa vedere abbastanza bene.

sabato 23 maggio 2026

Black Box - La Scatola Nera (2021)

 
Regia. Yann Gozlan
Anno: 2021
Titolo originale: Boite Noire
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.2)
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Con Black Box ci troviamo di fronte a un thriller francese solido ed estremamente godibile, che dimostra come per costruire una tensione magnetica non servano budget colossali o una sfilata di effetti speciali digitali. La vera originalità della pellicola risiede nella scelta di ambientare il mistero in un contesto insolito e raramente esplorato con così tanta precisione dal cinema contemporaneo: i laboratori della BEA, l'autorità francese che si occupa delle indagini sulla sicurezza dell'aviazione civile, e nello specifico l'analisi della scatola nera dopo un tragico disastro aereo.

​Il film segue il percorso ossessivo del protagonista, un analista acustico dal talento straordinario ma dalla personalità apparentemente fragile, che si ritrova a dover decifrare i suoni e i rumori registrati negli ultimi istanti prima dello schianto di un nuovissimo aereo di linea. È proprio questo minimalismo tecnico a fare la fortuna del ritmo narrativo. Lo spettatore viene letteralmente risucchiato in un vortice di ascolti ripetuti, frequenze isolate, respiri e impercettibili alterazioni metalliche, trasformando un lavoro apparentemente statico e d'ufficio in un'indagine sul filo del rasoio.

​La sceneggiatura gioca molto bene la carta del complotto aziendale e geopolitico, dosando gli ingredienti con notevole intelligenza. Non si scivola mai nelle esagerazioni grottesche o nei colpi di scena inverosimili tipici del cinema d'azione hollywoodiano di consumo; al contrario, il dubbio e la paranoia crescono in modo realistico, insinuandosi tra le pieghe di interessi economici miliardari, coperture istituzionali e l'errore umano. Pur non essendo un'opera d'essai sofisticata o rivoluzionaria, il film fa esattamente quello che un thriller di razza dovrebbe fare: mantiene la promessa di intrattenere con intelligenza, lasciando incollati alla sedia fino all'ultimo secondo utile per sbrogliare la matassa.

 

giovedì 21 maggio 2026

The Boys [Stagione 5]


 
Anno: 2026
Titolo originale: The Boys 
Numero episodi: 8
Stagione: 5
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Con la conclusione della quinta stagione di The Boys (stagione 1, 2, 3 e 4), cala definitivamente il sipario su una delle produzioni più iconiche, dissacranti e di successo di Amazon Prime Video. Sapere in anticipo che questo capitolo sarebbe stato l'ultimo aveva acceso nei fan, e in chi vi scrive, un’aspettativa altissima, la promessa di una resa dei conti finale epica, studiata nei minimi dettagli per far esplodere tutte le tensioni accumulate negli anni. Purtroppo, la realtà dello schermo si è rivelata profondamente diversa, trasformando quello che doveva essere il coronamento di un viaggio straordinario nella stagione più deludente in senso assoluto, un passo falso così evidente da riuscire persino nell'impresa di ridimensionare il valore emotivo e l'importanza dei capitoli precedenti.

​Guardando indietro, i limiti della sceneggiatura, che prima venivano camuffati dal ritmo e dal carisma dei personaggi, sono emersi in tutta la loro spietata chiarezza. Ci si rende conto, con un pizzico di amaro in bocca, che lo show è rimasto intrappolato per anni in un loop narrativo tanto ridondante quanto frustrante, con il gruppo di Butcher costantemente impegnato a tessere piani per abbattere un Patriota apparentemente intoccabile, fallendo puntualmente a ogni tentativo. Se questo schema ripetitivo poteva essere accettato e persino apprezzato nelle prime quattro stagioni, sorretto com'era da una reale e profonda evoluzione psicologica dei protagonisti, nell'atto finale questa giustificazione viene del tutto a mancare. La quinta stagione soffre di una scrittura pigra, costellata da buchi di trama enormi e da una costante, fastidiosa sensazione di "filler", di riempitivo purissimo creato solo per allungare il brodo e raggiungere il minutaggio stabilito, quando l'unica cosa che sarebbe servita era un'accelerazione brutale verso l'epilogo.

​A peggiorare le cose si aggiunge una gestione dei tempi e dei legami con l'universo espanso che lascia molto a desiderare. Chi ha amato e seguito con interesse lo spin-off Gen V (stagione 1 e stagione 2) si è ritrovato di fronte a una gestione frettolosa dei suoi elementi, liquidati troppo rapidamente per fare spazio a un'operazione commerciale fin troppo trasparente. La sensazione diffusa, condivisa anche da gran parte delle recensioni lette in questi giorni, è che l'attenzione degli sceneggiatori fosse tragicamente divisa tra la necessità di chiudere la storia principale e l'obbligo aziendale di inserire personaggi ed elementi utili solo a sponsorizzare e lanciare i futuri spin-off del franchise. Questa commercializzazione forzata ha sottratto spazio vitale al cuore drammatico della serie, disperdendo l'energia proprio quando la tensione avrebbe dovuto essere al culmine.

​Il paradosso più grande si consuma proprio nel tanto atteso scontro finale con Patriota. Quel momento rappresenta indubbiamente il punto più alto e memorabile dell'intera stagione, regalandoci l'immagine potentissima di un superuomo privato del suo potere divino, trasformato improvvisamente in un essere umano umile, vulnerabile e divorato dalla paura. Una scelta narrativa straordinaria, che mette a nudo l'essenza stessa della nemesi di Butcher e che avrebbe meritato di essere sviscerata, sofferta e dilatata. Invece, tutto si consuma in un lampo, una risoluzione velocissima che lascia quasi storditi per la sua rapidità e che non rende giustizia ad anni di attesa. Viene quasi da chiedersi se il tempo perso in sotto-trame inutili non potesse essere investito proprio qui, regalando una degna celebrazione a una delle figure più complesse della televisione recente. Il bilancio finale è quindi segnato dal rimpianto. Resta la gratitudine per il divertimento, la satira feroce e la straordinaria compagnia che questa serie ci ha garantito per anni, ma è impossibile non guardare a quest'ultima stagione come a un epilogo indegno, un finale sbrigativo che ha spento con troppa fretta un fuoco che avrebbe dovuto bruciare tutto.

Spoilerino:
A me sarebbe piaciuto che, esattamente ricalcando e prendendo spunto dall'iconica scena iniziale, quando Hughie tiene le mani di Starlight, lei venga travolta (magari non uccisa, ma menomata) da un altro super fuori controllo. 
Senza che questa cosa segnasse una nuova futura stagione, ma fosse comunque realistica con il fatto che il problema non era solo Patriota... 

mercoledì 13 maggio 2026

Suburbicon (2017)

 
Regia: George Clooney
Anno: 2017
Titolo originale: Suburbicon
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (5.8)
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Nonostante le premesse fossero a dir poco eccitanti, Suburbicon si rivela purtroppo uno di quei casi in cui la somma dei singoli talenti non riesce a generare il capolavoro sperato. Il film poggia su una solida sceneggiatura originale dei fratelli Coen, rimasta nel cassetto per decenni, che George Clooney ha deciso di rispolverare e dirigere, aggiungendo però un sottotesto sociale molto marcato. L’estetica è impeccabile: siamo nell'America anni '50, un paradiso di villette pastello e prati perfettamente curati che, come spesso accade nel cinema noir, nasconde un cuore marcio e violento.

​Il problema principale della pellicola risiede proprio nella sua natura altalenante. Clooney tenta di far convivere due film diversi: da un lato c'è la commedia nerissima e grottesca tipica dei Coen, con Matt Damon nei panni di un padre di famiglia mediocre che sprofonda in un vortice di crimini maldestri; dall'altro c'è una denuncia politica sul razzismo sistemico dell'epoca, rappresentata dall'assedio che l'intera comunità riserva a una famiglia afroamericana appena trasferitasi nel quartiere.

​Sebbene le interpretazioni siano di alto livello con un Damon viscido al punto giusto e una Julianne Moore glaciale nel suo doppio ruolo, la regia non riesce a legare questi due binari in modo armonioso. Il tono passa dal satirico al tragico senza soluzione di continuità, lasciando lo spettatore con la sensazione di assistere a due storie che corrono parallele senza mai influenzarsi davvero. Alla fine, pur apprezzando la confezione tecnica e l'ironia pungente di alcuni scambi, resta l'amaro in bocca per un’occasione mancata. È un film che si lascia guardare, ma che manca di quell'anima coesa che avrebbe potuto trasformare un interessante esperimento in un grande classico del genere.

 

domenica 10 maggio 2026

Fallout [Stagione 2]

 
Anno: 2025 - 2026
Titolo originale: Fallout
Numero episodi: 8
Stagione: 2
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Dopo l'esperienza positiva con la prima stagione, mi son lasciato catturare anche dal seguito. Resta in me l'ignoranza sul format videoludico, ma almeno adesso no son partito da zero. Ci ho messo un po' di più ad ingranare, ma la seconda metà della stagione è stata intrigante e con numerosi colpi di scena. Si delinea il mondo del futuro, si risponde ad alcuni interrogativi e se ne creano altri. I personaggi risultano ancora una volta ben delineati, ci sono alcune forzature, ma non troppo evidenti, ed altri personaggi hanno una struttura di minore impatto (anche meno interessanti se vogliamo), però la linea narrativa è sempre piacevole. Mi aspetto che (purtroppo però) ci saranno altre stagioni, ma mi auguro anche che non sia uno di quei prodotti che tendono all'infinito. 

venerdì 8 maggio 2026

56 Giorni [Stagione 1]

 
 Anno: 2026
Titolo originale: 56 Days
Numero episodi: 8
Stagione: 1
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Sia chiaro, è carina, ma non eccezionale. Anche se oggi trovo una certa difficoltà nell'attaccarmi a qualche serie TV che mi prenda molto. Quelle così dette "mini serie" a stagione unica come questa forse possono darmi maggiori soddisfazioni.Sono autoconclusive, non c'è da attendere un finale che gli sceneggiatori dovranno scrivere, ed ormai quel che è fatto è fatto senza modifiche in corso d'opera. 56 Giorni si sviluppa bene con flashback e salti in avanti per farci vedere l'evoluzione del mistero che sta alla base del racconto. Un buon thriller, mischiato ad una storia romantica e ad una di amicizia. In otto episodi succede molto, ma non ci sono troppe forzature, quindi il prodotto funziona. Se vogliamo trovare il pelo nell'uovo è proprio il finale ad essere più accomodante rispetto al resto, ma a mio avviso può starci alla grande senza problemi.  

mercoledì 6 maggio 2026

The Voices (2014)

 
Regia: Marjane Satrapi
Anno: 2014
Titolo originale: The Voices
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (6.3)
Pagina di I Check Movies
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Immaginate un mondo dove i vostri animali domestici vi parlano, dispensando consigli tra il saggio e il catastrofico, mentre la vostra mente danza sul filo tra innocenza e orrore. È l'universo distorto di The Voices, il film del 2014 diretto da Marjane Satrapi (quella del più famoso Persepolis), con Ryan Reynolds nei panni di Jerry, un operaio eccentrico che vive in una piccola città americana, lottando con allucinazioni e un passato traumatico.
Quello che rende questo film una gemma originale è proprio il punto di vista: tutto è filtrato attraverso gli occhi di Jerry, un protagonista disarmantemente ingenuo e infantile. I gatti e i cani che lo popolano diventano i veri narratori non troppo comici, con il cane Bosco che incita alla bontà e il gatto Mr. Whiskers che spinge verso il caos. È una commedia nera grottesca, sì, ma mai gratuita: Satrapi dosa il sangue e l'umorismo nero con maestria, evitando di scadere nel frivolo o nel mero shock.
Il tema centrale ovvero la solitudine della malattia mentale, vista non come mostro da demonizzare ma come un prisma che deforma la realtà  è trattato con un equilibrio drammatico raro. Non c'è moralismo pesante né risate forzate; il film mantiene un tono serio, quasi tragico, anche nei momenti più assurdi. Reynolds brilla in un ruolo camaleontico, passando da tenero perdente a figura inquietante senza forzature, supportato da un cast eccellente come Gemma Arterton e Anna Kendrick.
The Voices non è per tutti: disturba, e ti lascia con un nodo in gola. Ma è ben fatto, originale e coraggioso, un promemoria che il cinema indipendente può ancora stupire. Da recuperare su streaming per chi ama il grottesco con cervello.
 
 

lunedì 4 maggio 2026

Crime 101 - La Strada Del Crimine

 
Regia: Bart Layton
Anno: 2026
Titolo originale: Crime 101
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.8)
Pagina di I Check Movies
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Vado dritto al punto negativo del film: troppi protagonisti in un intreccio che si conclude in maniera rocambolesca, al tempo stesso scontata per certi versi, ma in maniera illogica per altri.  Abbiamo comunque un bel thriller, di quelli nati quasi direttamente per lo streaming: lo puoi guardare anche non tutto d'un fiato e sopravvivi ugualmente. Torniamo comunque ai personaggi: funzionano, son ben scritti e reggono tutta la sceneggiatura. Peccato che questo loro essere funzionali però coincida anche con l'essere copia carbone di clichè ormai abusati. Quindi va bene andare sul sicuro con una pizza margherita, ma si manca di coraggio. Non necessariamente ci dobbiamo mettere ananas o pollo per renderla più originale ed accattivante, ma un po' di salamino piccante o qualche carciofino non avrebbero certo sfigurato. Molto larghi i focus sui protagonisti, ma poco spazio all'azione (se escludiamo una rocambolesca quando inutile ed in improbabile rincorsa tra auto e moto) ed alla preparazione del "colpo". Insomma, quando tutto deve succedere ti sei già un po' troppo rilassato con discorsi e facce stanche. C'è da dire che nonostante un certa lentezza, il film avanza forte e sicuro sui suoi binari, quindi non ti devi fare troppe domande o pensare a chissà quali colpi di scena troverai. Nel complesso un thriller urbano moderno che cerca di fondersi un po' con il noir. Quindi può piacere anche ai nostalgici. 

sabato 2 maggio 2026

The Crow - Il Corvo (2024)

 
Regia. Rupert Sanders
Anno: 2024
Titolo originale: The Crow
Voto e recensione: 3/10
Pagina di IMDB (4.7)
Pagina di I Check Movies
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Quando capitano ste cose mi dico sempre che basterebbe non guardarla. Anche in questo caso infatti siamo di fronte all'ennesima operazione marchettara, senza idee, che vuole operare resuscitando un franchise che già si era inabissato con l'uscita del secondo, sterile capitolo. Eppure quello, pur brutto quanto vogliamo, a due anni dall'uscita dell'originale, poteva pure avere un senso. Adesso invece tutto puzza di presa in giro. Essendo compreso in Prime Video  ho deciso di perdere e sacrificare il mio tempo, consapevole del fatto che non sarebbe stato chissà cosa e che almeno si parlava di una produzione di un certo livello. Invece eccomi qua a ribadire che non ha funzionato niente, neanche il cast con nomi all'avanguardia (non li cito perchè forse tra qualche anno si vergogneranno di averlo fatto) o una fotografia che costa qualche soldo, effetti video da gaming (pure la pioggia finta... vabbeh), sono riusciti nell'intento di renderlo piacevole. Non dico curioso o ben fatto, ma almeno piacevole. No. E se vogliamo puntare il dito facciamo pure sulla sceneggiatura in cui si perde tutta la poesia ed il romanticismo, la vendetta, la rabbia, l'amore .... Tutto quanto lasciato per strada. Un film in cui si parla di sentimenti ed emozioni, ma latitano. Da non guardare.

lunedì 27 aprile 2026

Invincible [Stagione 4]

 
Anno: 2026
Titolo originale: Invincible
Numero episodi: 8 
Stagione:  4
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Erroneamente pensavo fosse la stagione conclusiva, ma sappiate tutti che così non è. Non so neanche quando ci sarà, ma potrebbe sembrare che quando uscirà la quinta ci siano tutte le carte in regola. E me lo auguro perchè odio i polpettoni infiniti. Comunque anche in questo caso trovo davvero piacevole e ben fatta la serie, anche se ci sono alcune scene più basse rispetto ad altre. Da una parte servono per dare spessore ai personaggi, alle loro storie ed ai loro intrecci, ma dall'altra rallentano un po' troppo. Come ad esempio nell'ultimo episodio, in cui mi aspettavo una sorta di scontro finale, ma si è tirato per le lunghe. Ormai sono molto legato ai personaggi principali e non vedo l'ora di assaporare tutte le loro gesta, anche se dal punto di vista psicologico è molto più realista di quanto si pensi e sicuramente non ci sarà niente di scontato o di aggiustato. 

sabato 28 marzo 2026

Una Scomoda Circostanza - Caught Stealing (2025)

 
Regia: Darren Aronofsky
Anno: 2025
Titolo originale: Caught Stealing
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.8)
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Se state cercando un thriller che sappia di asfalto, sudore e nostalgia sporca, fermatevi qui. Disponibile su Prime Video , Caught Stealing ci riporta dritti nel 1998, in una New York che sembra quasi un personaggio a sé stante: caotica, pericolosa e terribilmente affascinante. Il protagonista è Hank Thompson, interpretato da un magnetico Austin Butler . Il ragazzo è un ex promessa del baseball la cui carriera è finita prima di iniziare; ora serve drink in un bar del Lower East Side e tiene un profilo basso, perchè di più non può La sua vita tranquilla va in pezzi quando il suo vicino di casa sparisce nel nulla, lasciandogli in custodia un gatto . Da quel momento, Hank diventa il bersaglio di mezza malavita di New York, inclusa una spietata mafia russa che non si fa troppi problemi a usare le maniere forti. Darren Aronofsky ricostruisce NYC ed il 1998 in modo magistrale. Niente filtri patinati, solo il realismo crudo di fine millennio. Butler dal canto suoriesce a trasmettere perfettamente il senso di smarrimento di un uomo comune che viene picchiato, rincorso e messo alle strette, ma che ritrova la grinta del battitore quando serve. È un thriller che non ti lascia respirare. Ogni volta che pensi che Hank sia al sicuro, spunta un nuovo problema (o un nuovo sicario). Come film spiazza un po' perchè molta violenza (forse gratuita) e questa c'è anche nelle occasioni che non ti aspetti. Inizialmente ero molto dubbioso, anche per questo aspetto, ma andando avanti ho capito che non era poi così male. 


martedì 24 marzo 2026

Mercy - Sotto Accusa (2026)

 
Regia: Timur Bekmambetov
Anno: 2026
Titolo originale: Mercy
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (6.3)
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L'idea di fondo di Mercy  è una di quelle che oggi fanno paura proprio perché non sembrano fantascienza: un tribunale gestito da un'intelligenza artificiale che decide, in novanta minuti e senza appello, se un imputato è colpevole. Giudice, giuria e boia in un'unica entità digitale. In una Los Angeles del 2029 soffocata dalla criminalità, il sistema si chiama Mercy Capital Court, e se non riesci ad abbassare la tua probabilità statistica di colpevolezza entro il limite prestabilito, la sentenza è immediata: esecuzione. Premessa potente, attuale, disturbante.

Il protagonista è il detective Chris Raven ( Chris Pratt ) che si ritrova dall'altra parte della sedia: accusato dell'omicidio della moglie, novanta minuti per dimostrare la propria innocenza davanti al giudice Maddox, l'IA con il volto glaciale di Rebecca Ferguson. E il paradosso è che Raven è stato tra i sostenitori del sistema stesso. C'è materiale interessante, in tutto questo, per un film che abbia qualcosa da dire sul rapporto tra algoritmi, giustizia e responsabilità umana. Anche cosiderando che giusto questo weekend abbiamo votato per una riforma costituzionale della Giustizia. Peccato che il regista Timur Bekmambetov scelga quasi subito di buttare via l'ambizione e correre verso il thriller d'azione frenetico, ipermontato, affollato di finestre digitali, bodycam e pop-up che si sovrappongono sullo schermo in un flusso incessante che alla lunga stordisce più che coinvolge.

Rebecca Ferguson è la cosa migliore del film, calibrata, artificiale, magnetica, capace di costruire qualcosa di inquietante solo con micro-variazioni di tono. Ma il copione non sa cosa farne, e la addomestica progressivamente fino a trasformarla da minaccia in possibile alleata. È lì che il film tradisce la sua premessa: riesce a mettere in scena la pena di morte automatizzata e poi arriva a una morale del tipo "anche le macchine imparano". Per un film che parte da un'idea così radicale, è una conclusione disarmante.

Il confronto con Minority Report è inevitabile e impietoso. Non è un brutto film nel senso che non annoia, ma è un film che spreca sistematicamente quello che avrebbe potuto essere. L'idea valeva molto di più di quello che è uscito.