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mercoledì 5 agosto 2026

David Weber - Il Cadetto Harrington

 

Autore: David Weber
Anno: 2001
Titolo originale: Ms. Midshipwoman Harrington
Voto e recensione: 3/5
Pagine: 180

Trama del libro e quarta di copertina:
Prima di salvare la Galassia, lei era soltanto il guardiamarina Harrington, poi l'incontro con "pirati" che erano molto più di quanto sembrassero diede inizio alla brillante carriera di "Honor" Harrington.

Commento personale e recensione:

Il cadetto Harrington di David Weber è arrivato nella mia rassegna di letture Delos attraverso l'antologia "I signori della guerra", una raccolta che mette insieme tre romanzi brevi inediti di autori specializzati in fantascienza militare, curata da Bill Fawcett e uscita originariamente nel 2002 con il titolo "The Warmasters". Si tratta del primo capitolo, in ordine cronologico, della lunghissima saga di Honor Harrington, la protagonista che negli Stati Uniti conta ormai oltre una decina di romanzi e milioni di copie vendute, ma che da noi, purtroppo, resta ancora poco tradotta.

La storia segue il primo imbarco della giovane guardiamarina Honor Harrington sull'incrociatore pesante manticoriano War Maiden, tra un carico di lavoro durissimo e l'ostilità di un ufficiale superiore che sembra averla presa di mira fin da subito, fino allo scontro con dei sedicenti pirati che si rivelano essere qualcosa di ben più grande e pericoloso. Più di una volta, leggendo, ho avuto la sensazione che l'impianto fantascientifico fosse più che altro una cornice, uno sfondo su cui Weber innesta una storia che avrebbe potuto funzionare quasi identica in qualunque epoca o ambientazione, storica compresa.

Quello su cui l'autore punta davvero è l'aspetto umano: le dinamiche psicologiche, i rapporti di potere, il senso del comando e i meccanismi politici e gerarchici all'interno di una marina spaziale che, nello spirito, richiama molto da vicino le marine militari del passato. Sono queste riflessioni, più che l'ambientazione futuristica in sé, a reggere il romanzo, e lo fanno con una scrittura solida e ben calibrata. Detto questo, Weber non si limita a usare la fantascienza come semplice tappezzeria: le descrizioni della vita di bordo e soprattutto della battaglia finale sono scritte con mano sicura, e si vede la competenza di un autore che della fantascienza militare ha fatto il suo terreno di elezione.

Nel complesso un buon inizio di saga, capace di far intuire perché il personaggio di Honor Harrington abbia poi avuto una carriera editoriale così lunga e fortunata, anche se qui in Italia, almeno per ora, resta un assaggio isolato di un universo molto più ampio.

sabato 14 marzo 2026

Ken Follett - Per Niente Al Mondo

 Per niente al mondo
Autore. Ken Follett
Anno: 2021
Titolo originale: Never
Pagine. 732
Voto e recensione: 3/5
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Trama del libro e quarta di copertina:
Il nuovo romanzo di Ken Follett costituirà una sorpresa per i suoi milioni di lettori. "Per niente al mondo" segna un cambio di rotta rispetto ai suoi romanzi storici. Ambientato ai giorni nostri narra di una crisi globale che minaccia di sfociare nella terza guerra mondiale, lasciando il lettore nell'incertezza fino all'ultima pagina. Più di un thriller, "Per niente al mondo" è un romanzo ricco di dettagli reali che si muove tra il cuore rovente del deserto del Sahara e le stanze inaccessibili del potere delle grandi capitali del mondo. 
 
Commento personale e recensione
Era una vita che non leggevo un romanzo di Ken Follett ed ho ripreso con questo suo romanzo un po' atipico nel genere. E' infatti concentrato sulla geopolitica ai giorni d'oggi e leggerlo proprio in questo periodo (ma se ci pensiamo ogni altro periodo che conosciamo è "particolare") in cui la Russia sta continuando la propria guerra d'invasione e sterminio contro l'Ucraina e l'asse USA - Israele ha attaccato pochi giorni fa l'Iran, lo fa essere terribilmente attuale. Follett forse non si trova però troppo a suo agio con i tempi moderni, per questo il libro funziona solo in parte a mio avviso, con le pagine migliori dedicate all'azione, mentre un po' semplicistiche quelle (moltissime) che si occupano proprio di geopolitica. In realtà l'autore fa di tutto per evidenziare che da piccole scaramucce o scelte sbagliate si possano causare guerre nucleari. Questo lo fa bene, anche se ogni decisione sembra un po' tirata per i capelli ed i disastri che ne comporta avverranno in maniera esponenziale con velocità disarmante. Non è il miglior romanzo dello scrittore ovviamente, ma i punti per riflettere sono innumerevoli, anche se tra azione e fantapolitica lo vediamo più a suo agio con la prima. La cosa buffa è che probabilmente però la seconda risulta oggi più realistica. Ci sono infatti varie storie che si intrecciano e le mie preferite restano quelle di Abdul, agente della CIA in missione in Africa, e Kiah, giovane ragazza ciadiana che cerca di emigrare illegalmente in Europa. Le altre storie sono più politiche e se da una parte sembra che tutti lavorino per non arrivare all'escalation atomica, dall'altra sembra che tutto risulta inevitabile ed alla fine non è colpa di nessuno (o di tutti). 

giovedì 18 dicembre 2025

Standard Operating Procedure - La Verità Dell'Orrore (2008)

 
Regia: Errol Morris 
Anno: 2008
Titolo originale: Standard Operating Procedure
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.4)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon 
 
Film:
Guardare un’opera come Standard Operating Procedure - La verità dell'orrore non è un’esperienza che si affronta con leggerezza, specialmente per chi, come me, tende solitamente a evitare sia il genere bellico che la forma documentaristica. Eppure, ci sono momenti in cui il dovere della testimonianza e la necessità di un giudizio critico devono prevalere sulle preferenze personali. Errol Morris, con questo lavoro del 2008, ci trascina dentro l’abisso di Abu Ghraib, non limitandosi a mostrarci l’orrore che già conoscevamo attraverso le cronache, ma interrogandoci sul senso profondo delle immagini e sulla natura stessa della verità fotografica. Da amante degli Stati Uniti, provo una profonda amarezza nel vedere i valori di libertà e democrazia calpestati in quel modo, ma proprio questo affetto per la cultura americana mi impone di essere distaccato e spietatamente onesto: ciò che emerge da questo racconto è una sensazione di vergogna e schifo viscerale.

​Non sono un ingenuo, né mi definisco un pacifista nel senso più idealista del termine; so bene che la guerra è una macchina brutale e che atrocità simili accadono probabilmente in ogni conflitto, rimanendo per lo più sepolte sotto il peso del segreto militare. In questo caso, però, la bolla è esplosa e tutto, o quasi, è venuto a galla grazie a quegli scatti digitali che sono diventati il simbolo del fallimento morale di un’intera spedizione. Morris analizza i fatti con una freddezza quasi chirurgica, intervistando i protagonisti diretti di quegli abusi — i soldati di basso rango che abbiamo visto sorridere accanto ai prigionieri umiliati — e il risultato è un quadro desolante di deresponsabilizzazione. È fin troppo facile puntare il dito contro l'ultimo anello della catena, ma è evidente che il pesce puzza dalla testa. I veri responsabili, coloro che hanno creato il clima di impunità e hanno teorizzato le tecniche di "interrogatorio potenziato", siedono quasi sempre ai piani alti e, come spesso accade nella storia, trovano sempre una scappatoia legale o politica per restare impuniti.

​Il film mette in luce come la mancanza di controlli rigorosi abbia permesso a dei giovani soldati, spesso privi di una guida etica solida, di trasformarsi in aguzzini. Sebbene sia utopistico pensare di annullare totalmente la crudeltà in un contesto bellico — perché sappiamo tutti che la guerra non è mai una bella cosa e porta con sé il peggio dell'umanità — è imperativo pretendere meccanismi di supervisione che limitino il più possibile simili derive. Non basta però guardare verso l'alto; il documentario ci spinge a riflettere sulla necessità di una presa di coscienza che parta anche dal basso. La banalità del male di cui parlava la Arendt si manifesta qui attraverso macchine fotografiche digitali usate come trofei, in un mix di noia, sadismo e obbedienza cieca. Standard Operating Procedure non è solo un resoconto di fatti storici, ma un monito necessario sulla facilità con cui l'essere umano può smarrire la propria bussola morale quando si sente parte di un sistema che giustifica l'ingiustificabile. È una visione difficile, disturbante, ma essenziale per chiunque voglia guardare oltre la propaganda e affrontare la realtà nuda e cruda di ciò che l'uomo è capace di fare dietro le mura di una prigione, lontano da occhi indiscreti.

 
Edizione: bluray import
Versione import con audio italiano in Dolby Digital TrueHD 5.1 e molti extra:
  •  Commento audio
  • Trailer
  • Premiere Q&A con Errol Morris (11 minuti)
  • Conferenza stampa con il regista (32 minuti)
  • Doplomacy in the age of terror (45 minuti)
  • Scene aggiuntive (26 minuti)
  • 5 interviste estese 

venerdì 5 dicembre 2025

Corto Maltese - Sotto La Bandiera Dell'Oro

 

Sotto la bandiera dell’oro è una di quelle storie in cui Pratt si diverte apertamente a ribaltare l’idea del “racconto di guerra”. Siamo al confine tra Austria e Italia, in un’Europa che sta  prendendo fuoco, ma la guerra. E Corto Maltese, come sempre, se ne infischia. Non combatte per nessuno, non indossa uniformi, non sceglie bandiere: segue solo la direzione del proprio istinto, che coincide puntualmente con missioni personali dalle motivazioni opache… ma terribilmente affascinanti.

La storia parte senza Corto, e questo già dà una certa scossa. Lui appare più tardi, quasi come un’ombra che decide di entrare in scena quando lo ritiene opportuno, e non un secondo prima. Quando arriva, però, prende subito il controllo della situazione: non come un comandante militare, ma come un grande stratega che vede oltre la scacchiera. Mentre gli altri corrono da una parte all’altra, schiacciati dalle urgenze del momento storico, Corto si muove con calma olimpica, guida, osserva, manipola, costruisce percorsi che gli altri nemmeno immaginano.

È impressionante quanto Pratt riesca a raccontare il conflitto senza mostrarlo davvero, se non in una zona decisamente limitata . Il fragore dei cannoni, i soldati che vedono nemici ovunque; le tensioni politiche ci sono, ma filtrano solo attraverso i discorsi degli altri. Corto, invece, segue soltanto la sua agenda: aiutare chi ritiene meritevole, recuperare cose preziose, mantenere rapporti ambigui, sfidare il destino come se fosse un vecchio amico. La guerra non lo condiziona, non lo spaventa e non lo definisce: è un vento di fondo che passa, mentre lui resta se stesso.

Molto bella l’atmosfera: un’Europa incoerente, sporca, frastornata, , paesi sospesi tra due eserciti, gente che non sa da che parte finirà il mondo. E in mezzo a tutto questo, Corto è l’unico a sembrare davvero lucido. Non è un eroe, non è un patriota, non è un mercenario: è un uomo che attraversa gli eventi senza farsi trascinare dalla corrente, e che trova sempre una rotta personale con cui orientarsi.

Se nelle storie caraibiche Corto appariva ancora sfuggente, qui prende un peso diverso. Non è solo il marinaio romantico; diventa un punto di riferimento silenzioso, un centro magnetico attorno al quale si muovono tutti gli altri. Pratt lo tratteggia con la solita eleganza asciutta, ma aggiunge una sfumatura nuova: quella dello stratega che gioca una partita più grande degli altri, pur facendo sembrare tutto naturale.

In definitiva, Sotto la bandiera dell’oro è un’avventura che parla più di persone che di guerre, più di scelte individuali che di fronti contrapposti. E Corto, come sempre, racconta la cosa più interessante: che si può restare liberi anche quando il mondo intero si divide in schieramenti.




sabato 25 ottobre 2025

Amore Senza Confini (2003)

 
Regia: Martin Campbell
Anno: 2003
Titolo originale: Beyond Borders
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.4)
Pagina di I Check Movies
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Film:

Non male, anche se non osa in maniera esagerata. Beyond Borders (2003) di Martin Campbell mette al centro ONG, aiuti umanitari e volontariato in condizioni estreme, mostrando allo stesso tempo le crepe del sistema: compromessi, corruzione, giochi politici e ipocrisie varie. È un film che vuole denunciare e commuovere, ma lo fa con un tocco un po’ troppo patinato per il tema che affronta.

Angelina Jolie interpreta la volontaria idealista che decide di seguire un medico ribelle (Clive Owen) nei luoghi più martoriati del pianeta: Etiopia, Cambogia, Cecenia. Sullo sfondo, il classico intreccio sentimentale tra due persone divise da visioni del mondo diverse, ma inevitabilmente attratte l’una dall’altra.

Il messaggio arriva, anche se con un certo didascalismo hollywoodiano. Non scava davvero nel lato oscuro dell’aiuto umanitario, ma ne offre comunque un assaggio realistico, soprattutto quando mostra la burocrazia, il cinismo dei finanziatori e la fatica di chi cerca di fare del bene in un contesto dove spesso il bene non basta.

In sintesi: un film onesto, più emozionale che politico, con qualche momento autentico e una bella fotografia. Peccato non affondi il colpo.

Nota finale: rivedendo il film oggi, si percepisce come la tematica sia ancora attuale — e quanto poco sia cambiato nei meccanismi dell’assistenza internazionale.

Edizione: bluray
Versione in bluray non di facile reperibilità con titolo originale  e sottotitolo italiano in copertina. La traccia audio è in Dolby Digital TrueHD, curioso il titolo errato di un extra "dietro le quintO" che comunque sono:
  •  2 trailer
  • dietro le quinte (7 minuti)
  • Interviste (9 minuti) 

venerdì 25 luglio 2025

The Imitation Game (2014)

 
Regia: Morten Tyldum
Anno: 2014
Titolo originale: The Imitation Game
Voto e recensione: 7/10
Pagina di IMDB (8.0)
Pagina di I Check Movies
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Ci sono film che ti colpiscono per la storia che raccontano, e altri che ti colpiscono per come la raccontano. The Imitation Game riesce a fare entrambe le cose, e lo fa con una delicatezza e una potenza emotiva che non mi aspettavo.

La vicenda di Alan Turing la conoscevo a grandi linee: il genio matematico che ha contribuito a decifrare Enigma, accelerando la fine della Seconda Guerra Mondiale. Ma il film riesce ad andare oltre la biografia e costruisce un ritratto intimo, quasi doloroso, di un uomo brillante e allo stesso tempo isolato, inadatto ai meccanismi sociali, ingabbiato in un’epoca che non era pronta per accettarlo.

Benedict Cumberbatch è strepitoso. Riesce a rendere Turing umano e spigoloso, vulnerabile e arrogante, a tratti tenero, a tratti insopportabile. Non è l’eroe hollywoodiano classico, e proprio per questo funziona: ci credi. Ti commuove. Ti arrabbia.

Il film è ben costruito, alterna le linee temporali con equilibrio, e tiene alta l’attenzione anche quando sai già come va a finire. E non parlo solo del codice Enigma, ma del destino tragico che tocca a Turing per il solo fatto di essere omosessuale. Quella parte colpisce duro. Il modo in cui viene trattato dallo Stato che lui stesso ha aiutato a salvare fa più rumore di mille esplosioni belliche. È un pugno nello stomaco. Ed è giusto che lo sia.

The Imitation Game non è solo un film biografico. È una riflessione amara sul genio, sulla diversità e sulla stupidità umana. Ma è anche un omaggio a chi ha fatto la differenza restando ai margini, combattendo battaglie invisibili. Un film che emoziona, senza essere ruffiano. E per me, questo, vale oro.



mercoledì 14 maggio 2025

Joint Security Area (2000)


Regia: Park Chan-wook
Anno: 2000
 Titolo originale: Gongdonggyeongbigu-yeok JSA (공동경비구역 JSA)
Voto recensione: 7/10
Pagina di IMDB (7.7)
Pagina di I Check Movies
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Film:
Ci sono film che ti annoiano con la guerra. E poi arriva Joint Security Area, che parla dell’assurdità di una guerra che ancora che porebbe esserci, di una situazione di stallo, mentre ti mostra un mozzicone di sigaretta che brucia piano tra due ragazzi con la stessa età, la stessa lingua e lo stesso culo congelato dalle notti di guardia al confine più assurdo del mondo.

Siamo nella zona smilitarizzata tra Corea del Sud e Corea del Nord. Una zona tanto blindata quanto grottesca, dove basta uno sputo di troppo per far partire una catastrofe mondiale. Ma Park Chan-wook (che ancora non aveva fatto Oldboy) non si concentra sulla politica: va più a fondo, nei non detti, nei legami che si formano sotto le uniformi, tra spari e biscotti al cioccolato.

La trama si apre su un’indagine in stile thriller: ci scappa il morto, c’è tensione diplomatica, entrano in scena gli svizzeri (sì, gli svizzeri!) per cercare di capire chi ha sparato per primo. Ma il cuore del film non è “chi” o “come”, bensì “perché”. E la risposta, spoiler-free, fa più male di uno schiaffo dato da un amico.

Quello che colpisce è la costruzione lenta ma inesorabile del legame tra i soldati del fronte opposto, un’amicizia tanto fragile quanto sincera, che vive di sguardi, scambi di battute, risate strozzate. L’equilibrio precario viene reso magistralmente dalla fotografia fredda, dalle inquadrature geometriche e dall’uso chirurgico del silenzio. Perché in JSA il vero nemico non è il nord o il sud: è il sistema che impedisce a due esseri umani di esserlo fino in fondo.

Park Chan-wook qui si fa già notare per stile e ritmo, e anche se non ha ancora la furia visiva di Oldboy, la sua mano si sente eccome: è tutto controllato, misurato, elegante. A tratti quasi dolce, poi brutalmente gelido. Come la verità, che non interessa a nessuno se non rovina la narrativa ufficiale. Perchè vederlo nonostante (o grazie a) i sottotitoli? Perché è un pugno nello stomaco avvolto in una carezza. Perché parla di frontiere, ma le distrugge a colpi di umanità. Perché a distanza di vent’anni è ancora attuale, ancora necessario, ancora potentissimo.

Joint Security Area non è solo uno dei migliori film sudcoreani che ho visto. È uno di quei film che ti fanno venire voglia di scrivere, viaggiare, piangere e lanciare una ciambella oltre il confine.

 
Edizione: bluray
A parte il valore artistico del film, Joint Security Area ha anche ricevuto un trattamento da vero culto grazie all’edizione Blu-ray lanciata da CG Entertainment tramite la piattaforma Startup: una campagna di raccolta preordini per stampare copie numerate e limitate. Slipcover in cartoncino verticale con un primo artwork e la numerazione sul retro (copia #004/600). Nella custodia abbiamo il secondo artwork e all'interno i nomi di chi ha partecipato alla Startup, oltre al disco bluray. La traccia in DTS HD MA multicanale è quella originale in coreano, ma ci sono i comodi sottotitoli in italiano. Gli extra sono:
  • EPK (22 minuti)
  • Interviste (5 minuti)


 

giovedì 13 marzo 2025

Tutti A Casa (1960)


Regia: luigi Comencini
Anno: 1960
Titolo originale: Tutti A Casa
Voto e recensione: 7/10
Pagina di IMDB (7.7)
Pagina di I Check Movies
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Film:

«Tutti a casa» di Luigi Comencini è uno di quei film che restano impressi nella memoria collettiva, non solo per il talento del protagonista Alberto Sordi, ma anche per la sua capacità di raccontare con amara lucidità uno dei momenti più tragici della storia italiana: l’8 settembre 1943. Una commedia che si fa dramma, un racconto di formazione che si trasforma in una fuga disperata, una storia di guerra senza eroi, ma con uomini comuni, spaesati, smarriti, costretti a diventare adulti in un’Italia che si sgretola sotto i loro piedi: dall’ordine al caos

Alberto Sordi è il tenente Innocenzi, un ufficiale ligio al dovere, fedele al Re e alle gerarchie militari, convinto fino all’ultimo di fare il proprio dovere. Ma l’8 settembre arriva come un colpo di scure: l’annuncio dell’armistizio lascia l’esercito allo sbando, senza ordini, senza riferimenti. I soldati italiani si trovano da un momento all’altro senza patria e senza nemici dichiarati, in balia degli eventi. Innocenzi, assieme ad alcuni compagni, intraprende un viaggio rocambolesco per tornare a casa, ma il percorso si trasforma in un'odissea tragica, in cui la guerra si mostra in tutta la sua brutalità.

L’interpretazione di Sordi è magistrale. Il suo Innocenzi è un personaggio che parte con la convinzione di poter riportare l’ordine, ma che progressivamente si rende conto dell’assurdità della situazione. Lo vediamo trasformarsi: da ufficiale inflessibile a uomo vulnerabile, spogliato di certezze, costretto a prendere decisioni da cui dipende la vita sua e dei suoi compagni. È un Sordi meno caricaturale del solito, che riesce a dosare ironia e drammaticità con una naturalezza straordinaria.

Il film riesce a dipingere con grande efficacia il caos dell’8 settembre: un esercito senza ordini, soldati che da un momento all’altro passano da vincitori a fuggitivi, la paura di essere catturati dai tedeschi, l’incertezza su chi sia veramente il nemico. Non ci sono grandi battaglie o scene epiche se non nel finale, ma solo l’angoscia di uomini normali catapultati in una tragedia più grande di loro. Comencini utilizza un realismo quasi neorealistico, con scene che alternano momenti di amara comicità a passaggi di una durezza inaspettata. Un capolavoro senza tempo

Tutti a casa è un film che, a oltre sessant’anni dalla sua uscita, non ha perso un briciolo della sua potenza. È una pellicola che racconta la Storia con la "s" maiuscola attraverso lo sguardo dei piccoli uomini che la subiscono, costretti a scegliere tra sopravvivenza e dignità. Un film che mescola magistralmente commedia e tragedia, ironia e disillusione, portandoci per mano in uno dei momenti più bui della nostra nazione. Da vedere, rivedere e far vedere.

Edizione: DVD
Versione restaurata sia nel video che nell'audio (traccia mono, ma già separata su due canali) con i seguenti extra:
  • Filmati Archivio Luce (4 minuti)
  • Digital restoration (1 minuto)
 

martedì 30 luglio 2024

Il Ministero Della Guerra Sporca (2024)


Regia: Guy Ritchie
Anno: 2024
Titolo originale: The Ministry Of Ungentlemanly Warfare
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.9)
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Guy Ritchie ha un suo marchio di fabbrica e questo film ne prende l'essenza, come i piccoli flashback di tanto in tanto o le scritte in sovrimpressione. Certo, qui non ne fa largo uso come in passato, ma siamo sulla solita linea d'onda a cui ci abituato. Nonostante la pellicola si spacci come basata su fatti realmente accaduti, la sceneggiatura fa leva su clichè molto esasperati ed ingranditi per colorare i personaggi che compongono il team di protagonisti. Tutti uomini di ventura che riescono a fare fuori orde di nazisti. In maniera molto improbabile tra l'altro, ma pur sempre divertente. Si punta quindi tantissimo sull'azione, anche troppo. Non passa un attimo senza che non ci sia un proiettile vagante che colpisce un crucco o una lama che gli squarcia la gola. Un continuo, un susseguirsi di combattimenti che mettono davvero in secondo piano tutta la storia. Ed anche quando "i piani" prestabiliti cambiano all'improvviso, allo spettatore non interessa proprio il perchè ed il per come. Loro continuano nella carneficina, quindi se fanno B invece di A poco conta. Poteva essere gestito meglio dal punto di vista della trama a mio avviso. 

lunedì 22 aprile 2024

Civil War (2024)

Two soldiers are positioned on the Statue of Liberty's torch, which has been turned into a makeshift fighting position.
Regia: Alex Garland
Anno: 2024
Titolo originale: Civil War
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.6)
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Alex Garland ci porta improvvisamente in una America messa a fuoco e fiamme dagli americani stessi. In un tempo nel futuro talmente vicino da poter anche essere considerato ucronico, ecco quindi un'altra Guerra Civile americana, di cui lo spettatore conosce poco o niente. Si ritrova appunto proiettato all'interno della guerra, cruda, insensibile, cattiva e senza avere troppi punti di riferimento o una spiegazione sull'evolversi della situazione. Garlang ci mostra la guerra per ciò che è, senza fronzoli. La guerra è brutta ed in guerra si muore e si soffre. Indipendentemente se questa avviene a Sarajevo, Kiev, Mogadiscio o nella improbabile Washington. La sceneggiatura ricalca quella di un road movie post apocalittico (o quasi), ma in una situazione temporale abbastanza anomale, considerando appunto gli scontri relativi alla guerra civile. I protagonisti sono tutti nell'ambito del giornalismo e la regia calca la mano anche su questo aspetto e sul loro ruolo, spietato quanto la guerra stessa, nel ricercare lo scoop, l'intervista o la foto più importante del contesto. Non troviamo risposte alle tue innumerevoli domande e questo può in parte destabilizzare, sebbene grazie ad una fotografia sensazionale ma realistica, ci si concentri anche su altro. La storia non fa sconti, ne ha per tutti, ma al tempo stesso senza aprirsi in giudizi: il film è sempre super partes e sempre oggettivo. Lo spettatore si muove attraverso gli scatti della macchina fotografica in questo lungo viaggio da New York verso la capitale, in una discesa sempre più pericolosa che mette a nudo le brutture della guerra. Morte, distruzione, angherie, paure, incertezze e contraddizioni sono alcuni degli ostacoli lungo il cammino della missione documentaristica e giornalistica, in cui nuovamente lo spettatore si ritrova solo a riflettere (su quel ruolo), perché mancano ancora una volta i riferimenti e le spiegazioni. Un bel film che, per quanto sia voluto, non mi convince pienamente essendo così nudo e spoglio, ma che risulta una nuova grande prova del regista. 

lunedì 11 marzo 2024

The Report (2019)

 
Regia: Scott Z. Burns
Anno: 2019
Titolo originale: The Report
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.2)
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Realizzato in maniera impeccabile, The Torture Report, questo il nome stilizzato, è un'attenta riesamina, mai noiosa, sulle indagini contro l'utilizzo della tortura da parte della CIA, dopo gli attentati dell'11 Settembre. Per scomodare una frase da fumetto, è decisamente vero che da grandi poteri derivano grandi responsabilità, e queste abbiamo visto che spesso, vengono messe da parte. Abbiamo anche visto che la paura ed il potere possono portare a situazioni vergognosamente disumane, senza che ci sia una vera motivazione di interesse pubblico. Ma soltanto cieca forza bruta dettata appunto da una folle paura che sconvolge le nostre vite. La cosa fondamentale però, in una democrazia liberale come quella occidentale è che ci possano essere indagini di questo tipo. In un mondo perfetto non solo non ce ne sarebbe bisogno, ma i colpevoli verrebbero subito condannati, affinchè scabrose situazioni del genere non si possano più ripresentare, e non ci sarebbero politici teatrini di braccio di ferro con i poteri forti. A differenza di tanti altri Paesi, come il nostro, negli USA almeno la politica ed i suoi schieramenti partitici si possono schierare in maniera bipartisan con i risultati non sempre buoni o accettabili, ma almeno funzionali. La grandezza di una Nazione deriva anche dal permettere una separazione totale dei poteri e la presentazione al popolo dei risultati. Purtroppo tutti noi abbiamo memoria corta, e spesso tendiamo a girarci dall'altra parte, per accettare quello che sembra il male minore. Che tocchi altri, o le nostre libertà.

lunedì 19 febbraio 2024

Land Of Bad (2024)

 
Regia: William Eubank
Anno: 2024
Titolo originale: Land Of Bad
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.5)
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Per chi ama le pellicole di guerra, è veramente una bella prova quella qui proposta. L'ambientazione è inusuale, siamo nelle Filippine, con ritmo e tensione alti dovuti all'incertezza di una missione in cui non tutti i protagonisti in campo sembrano avere le idee chiare. Abbiamo i soldati (Milo Ventimiglia) per il recupero di un ostaggio che sanno il fatto loro, con un novizio tecnico di droni (Liam Hemsworth) catapultato in vari scontri a fuoco nonostante non sia propriamente preparato, ed il controllo da remoto (Russell Crowe) che deve fare i conti con un comando svogliato che non risente delle problematiche di azione. Una lotta su due fronti, quella fisica e quella psicologica per salvare una missione che fa acqua da più parti. Mlto ben fatti gli scontri a fuoco e le fughe, un po' troppo sopra le righe i dialoghi e gli atteggiamenti di chi dovrebbe salvaguardare i soldati sul campo. Però risulta tutto riuscito anche se alcune situazioni sono poco realistiche. Ad esempio i guerriglieri terroristi si impegnano in maniera esagerata per dare la caccia ad un singolo fuggitivo, pur venendo devastati da attacchi aerei con bombe incredibilmente devastanti. Nella realtà avrebbero abbandonato un inutile bottino, avendo già catturato altri militari. Al di là di questo bella scenografia e bella fotografia. Rocambolesco e sul filo del rasoio il finale.

lunedì 13 novembre 2023

La Guerra Di Charlie Wilson (2007)

 
Regia: Mike Nichols
Anno: 2007
Titolo originale: Charlie Wilson's War
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (7.0)
Pagina di I Check Movies
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Film:
Ancora, l'ennesima trama che si basa su una storia (sedicente) vera. Io faccio parte del clan per gli scrittori che hanno fantasia e quindi si inventano storie di sana pianta. Per gli altri, pur apportando chissà quante modifiche per romanzare, il compito è parecchio più semplice e basta attingere da storie già consacrate. Per quanto riguarda romanzi e film intendo eh. per il resto, saggi e documentari dovrebbero fare il proprio sporco lavoro, senza dover essere snaturati per interessare il pubblico. Detto questo Charlie Wilson è il protagonista di questa pellicola, un deputato texano che, ha permesso lo stanziamento di innumerevoli fondi economici durante l'invasione sovietica in Afghanistan degli anni ottanta. Possiamo dire che per certi versi è molto attuale: abbiamo i russi che invadono con estrema cattiveria un'altra nazione sovrana ed abbiamo gli USA che inviano armi per la difesa. A grandi linee. Però ecco, uscito nel 2007 trovo sta roba già un po' troppo fuori tempo massimo anche se velatamente, oltre all'esaltazione alla figura di Wilson anche quando fa il Berlusconi dei poveri con le signore e con i favori ad amici di amici, c'è anche una critica a questo sistema di aiuti e supporti. Spesso c'è chi gira la faccia dall'altra parte, o non lo fa solo per un mero interesse personale ed economico. Purtroppo la realtà è questa e non sono poche le volte in cui un risultato è arrivato per casualità rispetto ad un altro.

Edizione: bluray
Film in bluray che fa parte del regalo da parte di CG contraccia italiana in DTS 5.1 e nessun extra

lunedì 31 luglio 2023

The Covenant (2023)

 
Regia: Guy Ritchie
Anno: 2023
Titolo originale: Guy Ritchie's The Covenant
Voto e recensione: 7/10
Pagina di IMDB (7.5)
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Quando devo esprimere il mio giudizio su di un film di guerra spesso dico che il genere non mi piace, ma... Resto però ben saldo sulla mia convinzione e viene fuori una motivazione abbastanza semplice e logica: molti film di guerra son belli, per un motivo o per l'altro. Tanti puzzano lontano un miglio di propaganda o di critica al sistema e generalmente, non sempre, fanno parte di quelli che mi fanno storcere il naso sul genere; ma altri invece riescono a catturare la mia attenzione ed a farmi stare ben incollato alla TV. Dopo questo preambolo è ovviamente il caso di questo ultimo prodotto di Guy Ritchie, abbastanza differente e discostante dal resto della sua produzione.  Se il suo marchio di fabbrica sta nel riconoscere quasi al volo una sua pellicola, qui viene quasi tutto messo da parte ed abbiamo una storia lineare del tempo che fa leva sul pubblico utilizzando fatti reali in un contesto contemporaneo. La storia è divisa in due parti con un interludio che probabilmente è il collante migliore che potesse esserci grazie ad uno straordinario Jake Gyllenhaal, un vero campione nel trasmettere emozioni. Una trama in cui azione, suspense e dramma riescono a fondersi ed alternarsi con estremo successo. Bella prova tutta, anche per le scene di guerra, le esplosioni, le location ed i costumi. Un film che davvero non ti stanca.
 

venerdì 16 settembre 2022

Top Gun (1986)

 
Regia: Tony Scott
Anno: 1986
Titolo originale: Top Gun
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (6.9)
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Ci sono film che non sono belli in senso oggettivo, ma non muoiono mai e riesci sempre a guardarli con un determinato piacere. Top Gun è tra questi, e ciò accade nonostante non sia tra quelle pellicole anni ottanta che ho guadato più volte d a cui mi sono affezionato. Probabilmente, per intero, questa è soltanto la seconda  visione che gli dedico, eppure a distanza di quasi quaranta anni da quando è stato girato, riesce a trasmettere determinate emozioni. Quelle di cui parlo non sono certamente emozioni dettate dalla bellezza artistica dell’opera, che magari oggi perde un bel po’, ma al suo essere un innato film di culto. La forza del protagonista, a tratti spaccone, spensierato, che sa di contare sui propri mezzi per essere un asso del cielo e per conquistare la bella (e intelligente) di turno, riesce a riempire lo schermo. A tutto il resto ci pensano le sorprendenti scene che vedono impegnati i cieli con gli aerei da combattimento, a fotografia in controluce, il testosterone che rimbalza tra gli sguardi dei piloti e così via. Tony Scott ci infila anche un po’ di romanticismo e drammaticità, probabilmente esagera nell’infilare con troppa veemenza una crisi esistenziale nella figura di Tom Cruise e conclude in maniera disneyana il finale. Tutto sommato si può ancora definire uno di quei film da vedere se si amano gli anni ottanta.Inoltre centra in pieno l'obiettivo e riesce ad ottenere ciò che vuole e risulta essere molto longevo.

giovedì 7 aprile 2022

Freaks Out (2021)

 
Regia: Gabriele Mainetti
Anno: 2021
Titolo originale: Freaks Out
Voto e recensione: 8/10
Pagina di IMDB (7.1)
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Oggi voglio volare alto, ma a ragion veduta. Se con Lo Chiamavano Jeeg Robot Mainetti era entrato a gamba tesa nel cinema italiano, adesso alla sua seconda prova si è già consacrato. Ho trovato Freaks Out decisamente avvincente, interessante e ben costruito fin dalle prime immagini. Un gioiellino che riesce a spazzar via generi preconfezionati e che spazia dal fantastico allo storico, quando serve in maniera velata, altre volte con prepotenza. Non è mai scontato, non è mai smielato, non è mai totalmente crudo. E' secondo me invece ad un livello di messa in opera davvero superiore, di quelli che tra soggetto (ancora Nicola Guaglianone) e sceneggiatura hanno una marcia in più. Certamente ci sono punti deboli o passi falsi all'interno della trama che si sviluppa quasi in maniera episodica, forse un po' rocambolesca, ma ci sarà già qualcheduno avrà puntato il dito su questi aspetti. Non mi interessano onestamente. Freaks Out ha la capacità di andare oltre agli errori, alle esagerazioni accentuate, oltre alle zone morte più lente e riflessive e riesce a farsi godere in pieno. I costumi ci stanno alla grande così come la scenografia a trecentosessanta gradi e gli effetti speciali. Presenti, eppure non invasivi. Meticoloso nei dettagli (penso ai coriandoli a forma di svastica) non risulta stucchevole o arrangiato e lascia il giusto spazio ai protagonisti con un cast anche qui egregio. E' un film maturo e pieno di significati, bello, potente, sprezzante. Mainetti sa che si può osare e lo fa senza creare qualcosa di goliardico o feticista, non si gongola e non si fa le seghe su se stesso: punta a creare un'opera a tutto tondo che possa piacere al pubblico al di là della storia. Un qualcosa di non servile però per gli spettatori, un qualcosa che ci mostri anche di che pasta è fatto. Sembra un film americano per certi versi, ma siamo a Roma, si parla romano senza paura, non ci si piega a ciò che altri vorrebbero vedere. Con lui il cinema italiano è al passo con i tempi ed ha una sua anima ben precisa.

mercoledì 28 luglio 2021

La Tenda Nera (1956)

 
Regia: Brian Desmond Hurst
Anno: 1956
Titolo originale: The Black Tent
Voto e recensione: 3/10
Pagina di IMDB (5.4)
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Film:
Pellicola degli anni cinquanta, e come era solito fare in quel periodo si ha una visione approssimativa e limitata dell'esotico. L'ambientazione è quella libica, ed il genere salta tra un pittoresco e finto film di guerra, in cui le poche scene non danno nessun senso di realismo, ad un romantico dalla storia trita e ritrita. Nessuna evoluzione nella trama, costumi abbastanza ridicoli ed inappropriati, ma magari a quei tempi si credeva che fossero scenici ed andassero bene, volti dei protagonisti chiaramente e marcatamente occidentali. Insomma una palla

Edizione: DVD
Versione in DVD della Quadrifoglio senza nessun aspetto veramente negativo. Traccia italiana in multicanale anche se ovviamente non avvolgente. Extra:
  • Galleria fotografica

venerdì 7 maggio 2021

Vincitori E Vinti (1961)

 

Regia: Stanley Kramer
Anno: 1961
Titolo originale: Judgment At Nuremberg
Voto e recensione: 7/10
Pagina di IMDB (8.2)
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Film:
Non fatevi impaurire dalla durata (tre ore) del film: piuttosto fatevi impaurire dai suoi contenuti. Vincitori E Vinti non è un polpettone di retorica, ma è un (se vogliamo) leggero e scorrevole legal thriller storico che prende spunto dal terzo processo di Norimberga che vedeva messi alla sbarra alcuni giudici della Germania Nazista. La maggior parte del film si concentra in aula, sui volti dei numerosi protagonisti (Spencer Tracy, Burt Lancaster, Richard Widmark, Montgomery Clift, Judy Garland e anche Marlene Dietrich nelle poche scene fuori dal tribunale) e sui dialoghi creati in maniera sublime che vanno a formare il dibattito. Ciò che si cerca di giudicare è la responsabilità. Ci sono limiti, ieri come oggi, alla gestione del potere e delle responsabilità? Questa riguarda soltanto le persone che si adoperavano in mansioni chiave o tutti quanti? Lo spettatore, soprattutto a distanza di decenni ha già un'idea ben chiara, ma lo sviluppo della trama insinua inesorabilmente il dubbio sul fatto che se alcuni sono colpevoli allora tutti quanti lo sono. Non solo i politici, i generali o in questo caso i giudici. Ma tutto il popolo tedesco o se vogliamo tutti i popoli, compresi gli americani, gli inglesi, i francesi e le vittime. Chiunque chiude un occhio e lascia scorrere. Nel film volteggia indisturbata una vena retorica che però non risulta invadente e stucchevole, tanto che il crescendo dei dibattiti non riguardano esclusivamente le sedute in aula. Anche le quattro chiacchiere con la servitù o i boccali di birra alzati nel pub tra i canti per alienare il disagio e la paura di un passato in cui nel loro piccolo tutti sapevano e non potevano fare altrimenti. Chi per paura, chi per aver minimizzato il pericolo, tra gli innocenti, chi per spirito patriottico, chi per vantaggi personali tra i colpevoli più in vista. Vincitori E Vinti allarga lo sguardo in maniera toccante e suggestiva, riuscendo a lasciare il segno.

Edizione: bluray
L'edizione in bluray, vista la durata del film è composta da ben due dischi, entrambi di buona fattura video e con traccia audio italiana in stereo LPCM.. Purtroppo gli extra sono molto più simili ad un DVD che ad un bluray:

Disco 1:
  • La storia del film (testuale)

Disco 2:

  • Trailer originale
  • Galleria fotografica
  • Poster & locandine

mercoledì 7 aprile 2021

E Johnny Prese Il Fucile (1971)

 

Regia: Dalton Trumbo
Anno: 1971
Titolo originale: Johnny Got His Gun
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.9)
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SOS... Aiuto...SOS... Aiuto... Anche qui c'è lo zampino di Tarabusino, che consiglia ed io (e)seguo. Dalla penna e dalla regia (solo per questa volta) di Dalton Trumbo esce un film decisamente particolare, ricco e di forti significati e con una visione che passa dalla guerra fino ad arrivare all'esistenza dell'essere umano, toccando temi come anche la medicina, la scienza e la religione. La fotografia segue ben due binari distinti: quello reale raccontato con un bianco e nero coadiuvato, per i dialoghi, essenzialmente dalla voce fuori campo del protagonista che espone i propri pensieri, mentre a colori abbiamo i ricordi onirici che si mischiano ai sogni e confondono la realtà. Intenso e crudo, anche se a mio avviso la situazione di immobilismo, mancanza di dolore e annichilimento di ogni senso, avrebbero potuto essere presentate con maggiore enfasi e terrore da parte del malcapitato che comunque in maniera spesso anche ludica riesce ad elaborare pensieri concreti invece di cadere nell'oblio e nella pazzia. Questo serve ovviamente alla sceneggiatura per poter gettare le basi sugli elementi e sugli argomenti che si vogliono trattare. E' un viaggio interiore votato alla nuove scoperte, all'apprezzare le piccole cose come un raggio di sole (che non può essere visto, ma che scalda) o al reprimere le paure riguardanti la noia costante e la propria condizione incapace di comunicare con il mondo esterno. Che neanche è detto che esista per il protagonista. Potrebbe essere un incubo, uno stato comatoso prolungato o persino la morte e l'inferno. Un mix tra le accuse alle barbarie della Guerra ed un inno alla Vita che non sempre però viene accettata in quanto prigione dei pensieri, anche quando un corpo fisicamente non è in grado di rispondere. Altra nota importante, che non conoscevo, prima di aver visto il film, ma che per me è interessante e si è rivelata emozionante: il video One dei Metallica, già visto decine e decine di volte in passato si ispira proprio a questo film.



venerdì 2 aprile 2021

L'Ora Più Buia (2017)

 
Regia: Joe Wright
Anno: 2017
Titolo originale: Darkest Hour
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.4)
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Ci sono diversi modi per raccontare una stessa storia. Lo si può fare con molti mezzi differenti, come la narrazione, la poesia, la scrittura, la musica, il cinema e così via. Ed anche all'interno dello stesso mezzo, il modo in cui si usa tale strumento può variare moltissimo. Guardando L'Ora Più Buia mi è venuto naturale ricollegarlo a Dunkirk (visto più di tre anni fa): hanno ovviamente in comune "la storia", anche se non la trama, e curiosamente sono entrambi usciti nel 2017. Altrettanto ovvio però è che si tratta di due pellicole profondamente differenti l'una dall'altra, questo perchè all'interno della medesima storia possono esserci numerose sfaccettature e punti di vista che scorrono in parallelo, che si intrecciano, che partono da più lontano o si svolgono nel medesimo istante. In questo film abbiamo una visione decisamente più intima e politica che riguarda alcune azioni, o per meglio dire decisioni, prese da Winston Churchill nel maggio del 1940. Abbiamo quindi la visione della guerra vista dall'alto, dalle stanze del potere, in cui regnano comunque sentimenti umani quali rabbia e paura e lo si fa dando un'importanza strategica (per l'economia stessa del film s'intende) alla parola, al dialogo ed all'arte della diplomazia, mettendo invece da parte le opzioni di racconto che prevedono azione e dinamismo. Con Darkest Hour, Joe Wright, grazie anche ad un Gary Oldman che difficilmente può non essere strepitoso, riesce ad intrattenere, forse anche romanzando in maniera eccessiva la figura, ed a tenere lo spettatore con il fiato sospeso. Il trucco qui è pendere dalle labbra di una figura politicamente e diplomaticamente imponente, che riesce a non mostrarci mai la guerra, se non in pochi e rapidi attimi che paiano distanti ed intangibili. L'arte della dialettica in questo preciso frangente è stata davvero fondamentale per il proseguo della Storia, quella con la S maiuscola, che tutti noi conosciamo e lo spettatore è messo anche di fronte al fatto che sarebbe bastato poco, pochissimo, anche una parola fuori posto, un bicchiere di troppo, una titubanza non richiesta, affinchè tutto potesse cambiare. Senza l'arte di quei discorsi, al Governo, al Parlamento, al popolo inglese, magari adesso per colpa di quell'imbianchino neanche potrei scrivere su VER, quindi ecco un film che si concentra, per una storia che ha fatto la Storia, sul potere della parola. Che in questo caso, sempre in maniera romanzata, ha risvegliato l'orgoglio di un popolo, ma soprattutto dei suoi politici. Il risultato poi lo conosceremo meglio anche grazie appunto a  Dunkirk