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mercoledì 24 giugno 2026
Grandi Speranze (1946)
lunedì 23 febbraio 2026
Cime Tempestose (2026) #ZOVER
Primo articolo, senza impegno, della rubrica #ZOVER, in cui ci saranno anche i pensieri di Zizzi a completare i miei.
Io ho memoria di un romanzo letto a 17 anni, quando non potevo digerire troppo bene un amore impossibile tra due persone di " caste" diverse, dentro un mondo fatto di regole imposte e da rispettare per mantenere l' onore delle famiglie. Non ne apprezzavo il dramma logorante che mangia l' identità della persona dall'interno . Comunque... Si poteva ricreare quest'idea nel 2026 senza fare una palla di film ? Ovviamente no , perché quelle regole non le ricorda più nessuno. Nessuno si sarebbe immedesimato per rivivere emozioni trasmesse dai personaggi dentro di sè. E allora si cerca di rielaborare quel concetto in chiave attuale ( perché un film è bene che colga situazioni attuali e te le faccia vedere in un modo diverso).
Un amore tossico ( che va tanto di moda ) coltivato fin da bambini ( io non le guardo, ma credo sia il tema di svariate serie TV ) che va a devastare un matrimonio ( che non va più di moda ) già fragile tra due persone della stessa "condizione" sociale. Condizione sociale determinata esclusivamente dal denaro , non dalla carica nobiliare . Si definisce chiaramente il concetto per cui un uomo acquista importanza nel momento in cui riesce ad ostentare ricchezze. Tutta la trama ruota intorno all'avere o non avere denaro. Quando si ha denaro si vince , quando non lo si ha si è perdenti. Con la ricchezza si ottiene un po' tutto: la bella vita , il rispetto e anche le donne .
D' altro canto il concetto del desiderio amoroso ottocentesco è trasposto nella figura di donna "bella" , la più bella di tutte. La donna acquista valore non per le sue doti di lealtà o purezza, ma perché è bella , la più bella e quindi la più desiderabile . Nell'Ottocento si amava il "desiderio" di quella donna , adesso ottenere quella donna "più bella di tutte " è un motivo di orgoglio e di distinzione maschile . È il preciso spaccato della contemporaneità che sbandiera liberalismo dalla materialità , quando invece affonda le radici nell'ostentazione del denaro e della bellezza , come è sempre stato.
L'estetica meravigliosa di tutto il film rappresenta la perfezione esteriore che vive di soldi in contrasto con i difetti infiniti e celati dell'animo umano che vanno dalla perversione al tradimento nutrito nel tempo, dalla lussuria alla violenza sugli innocenti, dal sadismo al sadomasochismo .... Tutto il film esagera e carica elementi, oggetti, particolari, usando la finzione cinematografica per distorcere quella perfezione estetica attentamente costruita per fare percepire i sintomi dell'animo corrotto umano. Ne deriva un senso di inquietudine, di perversione subdola di cui ognuno di noi è consapevole di avere in qualche forma, ma non ammetterà mai , mentre sembra di vedere una storia d' amore soltanto un po' complicata. .
Cime Tempestose (2026)
domenica 9 novembre 2025
Eye On Juliet (2017)
La trama è semplice ma curiosa. Gordon (Joe Cole), un tecnico che lavora per una compagnia petrolifera, controlla da remoto dei droni a forma di ragno usati per sorvegliare un oleodotto nel Nord Africa. È un uomo solo, emotivamente svuotato, che vive un’esistenza piatta e alienante. Dall’altra parte dello schermo, però, la sua telecamera incrocia Ayusha (Lina El Arabi), una giovane donna promessa sposa contro la sua volontà. Inizia così una comunicazione surreale ma toccante tra due mondi divisi da migliaia di chilometri, da culture diverse e da una realtà che sembra destinata a tenerli separati.
Il film gioca costantemente su questa contraddizione: la distanza fisica e quella emotiva, la tecnologia fredda e il calore dei sentimenti. A tratti la storia sembra forzata, quasi incredibile nel modo in cui si sviluppa, ma è proprio lì che sta la sua forza: Eye on Juliet non vuole essere realistico, vuole essere possibile. È una favola moderna raccontata con strumenti contemporanei, dove la solitudine e la disillusione del protagonista si sciolgono grazie a un gesto di altruismo e a un legame che sfida ogni logica.
Nguyen dirige con delicatezza, senza enfasi e senza moralismi, affidandosi più alle immagini che alle parole. Le inquadrature del deserto, i movimenti ipnotici dei droni e il contrasto con la vita grigia di Gordon in Occidente creano un dialogo visivo costante: due universi opposti che però condividono la stessa sete di libertà. Joe Cole è bravissimo nel dare corpo a un uomo che ritrova un senso solo quando smette di guardare il mondo attraverso uno schermo per cominciare a viverlo davvero.
Il finale, pur lasciando qualche incredulità, regala una sensazione limpida e positiva. È un messaggio di speranza, quasi utopico, ma sincero: anche quando tutto sembra disconnesso, anche quando la tecnologia sembra dividerci, resta la possibilità di capire e di aiutare. Eye on Juliet è un film che crede ancora nella bontà umana, nella comunicazione come salvezza, nell’amore come atto di coraggio.
Non sarà un capolavoro, né un film da grandi numeri, ma ha un’anima vera. E in tempi di cinismo dilagante, questo basta e avanza per farlo entrare tra quelli che vale la pena ricordare.
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sabato 25 ottobre 2025
Amore Senza Confini (2003)
Non male, anche se non osa in maniera esagerata. Beyond Borders (2003) di Martin Campbell mette al centro ONG, aiuti umanitari e volontariato in condizioni estreme, mostrando allo stesso tempo le crepe del sistema: compromessi, corruzione, giochi politici e ipocrisie varie. È un film che vuole denunciare e commuovere, ma lo fa con un tocco un po’ troppo patinato per il tema che affronta.
Angelina Jolie interpreta la volontaria idealista che decide di seguire un medico ribelle (Clive Owen) nei luoghi più martoriati del pianeta: Etiopia, Cambogia, Cecenia. Sullo sfondo, il classico intreccio sentimentale tra due persone divise da visioni del mondo diverse, ma inevitabilmente attratte l’una dall’altra.
Il messaggio arriva, anche se con un certo didascalismo hollywoodiano. Non scava davvero nel lato oscuro dell’aiuto umanitario, ma ne offre comunque un assaggio realistico, soprattutto quando mostra la burocrazia, il cinismo dei finanziatori e la fatica di chi cerca di fare del bene in un contesto dove spesso il bene non basta.
In sintesi: un film onesto, più emozionale che politico, con qualche momento autentico e una bella fotografia. Peccato non affondi il colpo.
Nota finale: rivedendo il film oggi, si percepisce come la tematica sia ancora attuale — e quanto poco sia cambiato nei meccanismi dell’assistenza internazionale.
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- dietro le quinte (7 minuti)
- Interviste (9 minuti)
sabato 4 ottobre 2025
Remember Me (2010)
Ci sono film che ti prendono per mano con delicatezza e poi, all’improvviso, ti strappano via tutto. Remember Me di Allen Coulter (2010) appartiene a questa categoria: un dramma romantico che parte come tanti altri — con due anime ferite che si incontrano — e finisce come pochi, lasciandoti con un nodo in gola e la testa piena di domande.
Robert Pattinson, reduce dal successo di Twilight, qui abbandona la patina da vampiro tormentato per interpretare Tyler, un ragazzo inquieto, in conflitto con il padre (un convincente Pierce Brosnan) e con la vita. La sua strada incrocia quella di Ally (Emilie de Ravin), che porta dentro il trauma di un passato violento. È una storia di giovani adulti che si aggrappano l’uno all’altra cercando di dare un senso al dolore — e già questo basterebbe a renderlo un film intimo, malinconico, pieno di piccole verità.
Ma Remember Me non si accontenta di raccontare un amore difficile. Gioca una carta finale che, volenti o nolenti, segna il ricordo dello spettatore. Un finale che può essere definito “ruffiano”, ed è vero: c’è una certa volontà di manipolare l’emozione, di usare il trauma collettivo per colpire più forte.
Eppure… funziona.
Funziona perché, fino a quel momento, il film ha costruito un equilibrio fragile e sincero. Quando arriva la scena finale, il colpo al cuore non nasce solo dal contesto storico, ma dal fatto che ormai ci tieni davvero ai personaggi. Ti dispiace per Tyler come per un amico. Ti ritrovi a guardare lo schermo con il respiro sospeso, senza nemmeno accorgerti che la musica si è fermata.
Dal punto di vista registico, Coulter non osa molto, ma preferisce restare fedele alla sua Manhattan: malinconica, viva, imperfetta. È un film che parla di famiglie spezzate, del bisogno di perdonare, e di come la rabbia possa trasformarsi in amore — anche solo per un attimo.
Remember Me è uno di quei film che ti sorprendono quando ormai avevi smesso di crederci. Forse non perfetto, forse un po’ costruito, ma sincero nel voler ricordare che ogni giorno, anche il più banale, può essere l’ultimo in cui dici “ti amo”.
mercoledì 10 settembre 2025
Indiscreto (1958)
Il problema è che, visto oggi, il film appare invecchiato malissimo. Più che divertente, risulta imbarazzante. Quello che forse allora veniva percepito come sofisticata leggerezza, oggi suona come una commedia forzata, quasi offensiva nella sua visione dei rapporti di coppia. I dialoghi che dovrebbero brillare di charme appaiono rigidi, e il presunto romanticismo si riduce a cliché che oggi faticano a strappare anche un sorriso.
Non è solo una questione di ritmo o di linguaggio cinematografico ormai datato: è proprio il messaggio sotteso, il modo in cui i ruoli di genere vengono rappresentati, a rendere l’opera indigesta. Ingrid Bergman e Cary Grant fanno del loro meglio, ma sembra di guardarli intrappolati in una cornice che li schiaccia, più che esaltarli.
In conclusione, Indiscreto non è quel “classico senza tempo” che magari qualcuno si aspetta. È piuttosto un esempio di come certe opere possano restare ferme nel loro contesto storico senza riuscire a comunicare davvero qualcosa a chi arriva decenni dopo. Per quanto mi riguarda, un film da vedere solo per curiosità filologica, ma non certo per piacere.
martedì 8 luglio 2025
Love Is All You Need (2012)
Love is all you need è uno di quei titoli che promettono leggerezza, dolcezza, un sorriso tirato a fine visione. Peccato che invece regali un polpettone indigeribile, infarcito di drammi da rivista Harmony e dialoghi che sembrano scritti in un pomeriggio di pioggia da qualcuno in piena crisi esistenziale.
C’è troppa carne al fuoco: matrimoni, tradimenti, malattie, segreti di famiglia e paesaggi da cartolina sprecati come contorno insipido. Si finisce per provare quasi pena per i poveri protagonisti, impantanati in situazioni improbabili che vorrebbero commuovere o far ridere — ma finiscono per far sbadigliare.
Forse l’unico merito è ricordarci che “l’amore è tutto ciò di cui hai bisogno”… se non hai niente di meglio da fare, tipo stirare.
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domenica 6 luglio 2025
Flashdance (1983)
Flashdance è uno di quei film che più che per la storia, ce lo ricordiamo per l’iconografia. Oggi lo guardi e ti rendi conto che in fondo è una fiaba ultra-pop: una saldatrice di giorno e ballerina di notte che sogna di entrare in un’accademia prestigiosa. Il plot è un Bignami di romanticismo anni ’80 condito da tutti i cliché del “se ci credi, ce la fai”, infilati dentro tutine, scaldamuscoli e sudore in controluce.
Però, diamogli atto: la colonna sonora è diventata parte del nostro DNA pop, da What a Feeling a Maniac, senza scordare la nostra Gloria americanizzata, pezzi che ancora oggi partono in radio e ci ritroviamo a cantare (magari mentre nessuno guarda). E la scena dell’audizione finale, con la commissione che da composta passa al battito di mani e piedi, è puro carburante motivazionale, un momento talmente iconico che anche chi non ha mai visto il film la conosce per osmosi culturale.
Il resto? È rimasto lì, incapsulato nei VHS e nei pomeriggi d’estate, insieme ai poster di Jennifer Beals con felpa slabbrata e spallina cadente. Non è brutto, per l’epoca ha fatto scuola, ma se oggi gli ho appioppato un 6 — che su VER è praticamente una stretta di mano e un bicchiere di vino — è solo per rispetto al sound e a quell’energia da sogno americano a passo di danza che, volenti o nolenti, ci ha ipnotizzati almeno una volta.
Fine. Prossimo ballo?
domenica 11 maggio 2025
Queer (2024)
Ed è stato un po’ come entrare in una galleria d’arte contemporanea: stilisticamente impeccabile, visivamente magnetico, ma narrativamente… monocorde.
Guadagnino conferma il suo talento per l’estetica: fotografia curatissima, movimenti di camera eleganti, colonna sonora sempre al punto giusto. Ogni scena è costruita con attenzione quasi maniacale, e in certi momenti mi sono perso nei dettagli – più che nella storia.
Il problema?
La trama non decolla mai davvero. Rimane sospesa, quasi congelata in un’atmosfera rarefatta. C’è un personaggio che cerca, desidera, si illude… ma senza vera progressione. Tutto resta su un unico registro, e alla lunga l’effetto è ipnotico ma stancante. Si entra in loop, più che in un arco narrativo.
Non voglio dire che sia un brutto film. Solo che è uno di quei casi in cui l’involucro è più interessante del contenuto. Ci sono momenti belli da vedere, ma pochi da ricordare. Guadagnino sa dirigere, questo è indubbio. Ma stavolta pare più affascinato dal vestito che dalla sostanza. Inoltre è di una lunghezza disarmante, con i primi due capitoli che sono concentrati sul genere drammatico e romantico (alcune scene possono far chiacchierare, ma se i protagonisti fossero stati uomo e donna etero nessuno avrebbe detto niente), mentre il terzo e l'epico variano più sull'avventura con molte entrate nell'onirico e psichedelico.
In sintesi?
Un esercizio di stile che merita rispetto, ma non empatia. Ti guarda da lontano, e tu lo guardi allo stesso modo. Finisce, ti alzi, e ti chiedi se hai davvero visto qualcosa o solo guardato. La parte migliore della serata è stata senza dubbio la chiacchierata di fronte al kebab senza birra.
sabato 19 ottobre 2024
Alta Fedeltà (2000)
- Trailer
- 10 spezzini di interviste
- 8 scene eliminate
mercoledì 21 agosto 2024
Tutti Tranne Te (2023)
martedì 16 luglio 2024
Challengers (2024)
sabato 13 luglio 2024
Sesso, Bugie E Videotape (1989)
- Commenti audio
- Reunion dei 20 anni (3 minuti)
- Scene eliminate con commento (3 minuti)
- Commento ai trailer (5 minuti)
- Commento sul film (8 minuti)

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