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mercoledì 24 giugno 2026

Grandi Speranze (1946)

 

Regia: David Lean
Anno: 1946
Titolo originale: Great Expectations
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.8)
Pagina di I Check Movies
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Film:
 Il Grandi Speranze di David Lean del 1946 è un film profondamente figlio del tempo in cui è stato diretto, un'opera in cui il bianco e nero rigoroso e i dialoghi dal sapore antico trasportano immediatamente lo spettatore in un'altra epoca del cinema. Visto con gli occhi di oggi, l'artificio delle scenografie e dei costumi può risultare poco credibile, tradendo quella messinscena tipica degli studi cinematografici degli anni Quaranta. Eppure, nonostante questi segni del tempo, la pellicola funziona ancora magnificamente e si fa guardare con immenso piacere. Gran parte del suo fascino risiede probabilmente in quella carica quasi teatrale delle interpretazioni, capace di dare corpo e spessore a ogni singola inquadratura. A questo si aggiunge la forza intrinseca e immortale della storia di Charles Dickens, che David Lean riesce a tradurre sullo schermo con un ritmo e un'atmosfera gotica straordinari, soprattutto nella memorabile sequenza iniziale nelle paludi e nel cimitero. È il classico esempio di grande cinema del passato: un film che, pur mostrando i suoi anni nella forma, resta potentissimo nella sostanza e dimostra come una narrazione solida e una regia sapiente non invecchino mai davvero.
 
Edizione: bluray
Questa edizione non si trova facilmete, anche se in fin dei conti si tratta di un semplice blueay. C'è da dire che la qualità video e buona e che la traccia italiana è in multicanale. Gli extra sono soltanto:
  •  Galleria fotografica

lunedì 23 febbraio 2026

Cime Tempestose (2026) #ZOVER

 

 

Primo articolo, senza impegno, della rubrica #ZOVER, in cui ci saranno anche i pensieri di Zizzi a completare i miei.

Io ho memoria di un romanzo letto a 17 anni, quando non potevo digerire troppo bene un amore impossibile tra due persone di " caste" diverse, dentro un mondo fatto di regole imposte e da rispettare per mantenere l' onore delle famiglie. Non ne apprezzavo il dramma logorante che mangia l' identità della persona dall'interno . Comunque... Si poteva ricreare quest'idea nel 2026 senza fare una palla di film ? Ovviamente no , perché quelle regole non le ricorda più nessuno. Nessuno si sarebbe immedesimato per rivivere emozioni trasmesse dai personaggi dentro di sè. E allora si cerca di rielaborare quel concetto in chiave attuale ( perché un film è bene che colga situazioni attuali e te le faccia vedere in un modo diverso).

Un amore tossico ( che va tanto di moda ) coltivato fin da bambini ( io non le guardo, ma credo sia il tema di svariate serie TV ) che va a devastare un matrimonio ( che non va più di moda ) già fragile tra due persone della stessa "condizione" sociale. Condizione sociale determinata esclusivamente dal denaro , non dalla carica nobiliare . Si definisce chiaramente il concetto per cui un uomo acquista importanza nel momento in cui riesce ad ostentare ricchezze. Tutta la trama ruota intorno all'avere o non avere denaro. Quando si ha denaro si vince , quando non lo si ha si è perdenti. Con la ricchezza si ottiene un po' tutto: la bella vita , il rispetto e anche le donne .

D' altro canto il concetto del desiderio amoroso ottocentesco è trasposto nella figura di donna "bella" , la più bella di tutte. La donna acquista valore non per le sue doti di lealtà o purezza, ma perché è bella , la più bella e quindi la più desiderabile . Nell'Ottocento si amava il "desiderio" di quella donna , adesso ottenere quella donna "più bella di tutte " è un motivo di orgoglio e di distinzione maschile . È il preciso spaccato della contemporaneità che sbandiera liberalismo dalla materialità , quando invece affonda le radici nell'ostentazione del denaro e della bellezza , come è sempre stato.

L'estetica meravigliosa di tutto il film rappresenta la perfezione esteriore che vive di soldi in contrasto con i difetti infiniti e celati dell'animo umano che vanno dalla perversione al tradimento nutrito nel tempo, dalla lussuria alla violenza sugli innocenti, dal sadismo al sadomasochismo .... Tutto il film esagera e carica elementi, oggetti, particolari, usando la finzione cinematografica per distorcere quella perfezione estetica attentamente costruita per fare percepire i sintomi dell'animo corrotto umano. Ne deriva un senso di inquietudine, di perversione subdola di cui ognuno di noi è consapevole di avere in qualche forma, ma non ammetterà mai , mentre sembra di vedere una storia d' amore soltanto un po' complicata. .

 




Cime Tempestose (2026)

 
Regia. Emerald Fennell
Anno: 2026
Titolo originale: Wuthering Heights
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (6.3)
Pagina di I Check Movies
Acquista libro su Amazon 
 
Mentre ero al cinema mi è venuto in mente che tutta la mia cultura su questa storia si basa quasi esclusivamente sull'album degli Angra, Angels Cry... Ammetto subito quindi il peccato: non ho mai visto altre versioni cinematografiche e non ho letto il romanzo di Cime Tempestose. Conoscevo la storia solo per fama, quella patina romantica e tragica che aleggia attorno al mondo creato da Emily Brontë. Mi aspettavo quindi un amore devastante, febbrile, quasi violento. E forse è proprio qui che il film mi ha perso.
Questa ultima trasposizione di Emerald Fennell punta moltissimo sull’estetica: volti perfetti, fotografia elegante, paesaggi battuti dal vento che sembrano usciti da una pubblicità di profumi di lusso. Tutto bellissimo, per carità. Ma l’urgenza emotiva? Lo strazio? Quella sensazione di amore tossico e inevitabile che dovrebbe togliere il fiato? Rimane sullo sfondo.
I protagonisti funzionano visivamente più che emotivamente: si guardano intensamente, soffrono in modo composto, sembrano sempre consapevoli di essere in un’inquadratura splendida. Il risultato è un romanticismo levigato, quasi educato, che smussa gli spigoli della passione invece di affondarli.
Non è un brutto film: è curato, elegante e coerente nel suo tono malinconico. Ma a me è mancato il pugno nello stomaco. Avrei voluto uscire dalla sala con il cuore strappato, non con la sensazione di aver sfogliato un catalogo di immagini suggestive.
Detto questo, potrebbe essere anche una questione di aspettative: mi aspettavo tempesta, ho trovato nebbia. Suggestiva, sì. Ma non devastante.
 
Fortunatamente per i lettori, subito di seguito (cioè sopra) ci sarà la possibilità di leggere su VER i pensieri di Zizzi per una rubrica taggata #ZOVER (Zizzi On VER) 
 

domenica 9 novembre 2025

Eye On Juliet (2017)

 
Regia: Kim Nguyen
Anno: 2017
Titolo originale: Eye On Juliet
Voto  e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (6.4)
Pagina di I Check Movies
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Film:
 Eye on Juliet (2017) di Kim Nguyen è uno di quei film piccoli, passati quasi inosservati, che però lasciano il segno se ci si ferma davvero ad ascoltarli. A prima vista sembra una storia d’amore impossibile, quasi fantascientifica, ma in realtà parla di connessione, empatia e speranza in un mondo sempre più distante. Ed è proprio questo il suo cuore: la possibilità che, anche dietro uno schermo o un drone, l’essere umano trovi un modo per tendere la mano all’altro.

La trama è semplice ma curiosa. Gordon (Joe Cole), un tecnico che lavora per una compagnia petrolifera, controlla da remoto dei droni a forma di ragno usati per sorvegliare un oleodotto nel Nord Africa. È un uomo solo, emotivamente svuotato, che vive un’esistenza piatta e alienante. Dall’altra parte dello schermo, però, la sua telecamera incrocia Ayusha (Lina El Arabi), una giovane donna promessa sposa contro la sua volontà. Inizia così una comunicazione surreale ma toccante tra due mondi divisi da migliaia di chilometri, da culture diverse e da una realtà che sembra destinata a tenerli separati.

Il film gioca costantemente su questa contraddizione: la distanza fisica e quella emotiva, la tecnologia fredda e il calore dei sentimenti. A tratti la storia sembra forzata, quasi incredibile nel modo in cui si sviluppa, ma è proprio lì che sta la sua forza: Eye on Juliet non vuole essere realistico, vuole essere possibile. È una favola moderna raccontata con strumenti contemporanei, dove la solitudine e la disillusione del protagonista si sciolgono grazie a un gesto di altruismo e a un legame che sfida ogni logica.

Nguyen dirige con delicatezza, senza enfasi e senza moralismi, affidandosi più alle immagini che alle parole. Le inquadrature del deserto, i movimenti ipnotici dei droni e il contrasto con la vita grigia di Gordon in Occidente creano un dialogo visivo costante: due universi opposti che però condividono la stessa sete di libertà. Joe Cole è bravissimo nel dare corpo a un uomo che ritrova un senso solo quando smette di guardare il mondo attraverso uno schermo per cominciare a viverlo davvero.

Il finale, pur lasciando qualche incredulità, regala una sensazione limpida e positiva. È un messaggio di speranza, quasi utopico, ma sincero: anche quando tutto sembra disconnesso, anche quando la tecnologia sembra dividerci, resta la possibilità di capire e di aiutare. Eye on Juliet è un film che crede ancora nella bontà umana, nella comunicazione come salvezza, nell’amore come atto di coraggio.

Non sarà un capolavoro, né un film da grandi numeri, ma ha un’anima vera. E in tempi di cinismo dilagante, questo basta e avanza per farlo entrare tra quelli che vale la pena ricordare.

Edizione: bluray + DVD
Amaray bianca con all'interno doppio alloggiamento per il disco bluray e quello DVD. Traccia italiana in DTS HD MA 5.1 e come extra soltanto:
  • Trailer 
 

sabato 25 ottobre 2025

Amore Senza Confini (2003)

 
Regia: Martin Campbell
Anno: 2003
Titolo originale: Beyond Borders
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.4)
Pagina di I Check Movies
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Film:

Non male, anche se non osa in maniera esagerata. Beyond Borders (2003) di Martin Campbell mette al centro ONG, aiuti umanitari e volontariato in condizioni estreme, mostrando allo stesso tempo le crepe del sistema: compromessi, corruzione, giochi politici e ipocrisie varie. È un film che vuole denunciare e commuovere, ma lo fa con un tocco un po’ troppo patinato per il tema che affronta.

Angelina Jolie interpreta la volontaria idealista che decide di seguire un medico ribelle (Clive Owen) nei luoghi più martoriati del pianeta: Etiopia, Cambogia, Cecenia. Sullo sfondo, il classico intreccio sentimentale tra due persone divise da visioni del mondo diverse, ma inevitabilmente attratte l’una dall’altra.

Il messaggio arriva, anche se con un certo didascalismo hollywoodiano. Non scava davvero nel lato oscuro dell’aiuto umanitario, ma ne offre comunque un assaggio realistico, soprattutto quando mostra la burocrazia, il cinismo dei finanziatori e la fatica di chi cerca di fare del bene in un contesto dove spesso il bene non basta.

In sintesi: un film onesto, più emozionale che politico, con qualche momento autentico e una bella fotografia. Peccato non affondi il colpo.

Nota finale: rivedendo il film oggi, si percepisce come la tematica sia ancora attuale — e quanto poco sia cambiato nei meccanismi dell’assistenza internazionale.

Edizione: bluray
Versione in bluray non di facile reperibilità con titolo originale  e sottotitolo italiano in copertina. La traccia audio è in Dolby Digital TrueHD, curioso il titolo errato di un extra "dietro le quintO" che comunque sono:
  •  2 trailer
  • dietro le quinte (7 minuti)
  • Interviste (9 minuti) 

sabato 4 ottobre 2025

Remember Me (2010)

 
Regia: Allen Coulter
Anno: 2010
Titolo originale: Remember Me 
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB
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Ci sono film che ti prendono per mano con delicatezza e poi, all’improvviso, ti strappano via tutto. Remember Me di Allen Coulter (2010) appartiene a questa categoria: un dramma romantico che parte come tanti altri — con due anime ferite che si incontrano — e finisce come pochi, lasciandoti con un nodo in gola e la testa piena di domande.

Robert Pattinson, reduce dal successo di Twilight, qui abbandona la patina da vampiro tormentato per interpretare Tyler, un ragazzo inquieto, in conflitto con il padre (un convincente Pierce Brosnan) e con la vita. La sua strada incrocia quella di Ally (Emilie de Ravin), che porta dentro il trauma di un passato violento. È una storia di giovani adulti che si aggrappano l’uno all’altra cercando di dare un senso al dolore — e già questo basterebbe a renderlo un film intimo, malinconico, pieno di piccole verità.

Ma Remember Me non si accontenta di raccontare un amore difficile. Gioca una carta finale che, volenti o nolenti, segna il ricordo dello spettatore. Un finale che può essere definito “ruffiano”, ed è vero: c’è una certa volontà di manipolare l’emozione, di usare il trauma collettivo per colpire più forte.
Eppure… funziona.
Funziona perché, fino a quel momento, il film ha costruito un equilibrio fragile e sincero. Quando arriva la scena finale, il colpo al cuore non nasce solo dal contesto storico, ma dal fatto che ormai ci tieni davvero ai personaggi. Ti dispiace per Tyler come per un amico. Ti ritrovi a guardare lo schermo con il respiro sospeso, senza nemmeno accorgerti che la musica si è fermata.

Dal punto di vista registico, Coulter non osa molto, ma preferisce restare fedele alla sua Manhattan: malinconica, viva, imperfetta. È un film che parla di famiglie spezzate, del bisogno di perdonare, e di come la rabbia possa trasformarsi in amore — anche solo per un attimo.

Remember Me è uno di quei film che ti sorprendono quando ormai avevi smesso di crederci. Forse non perfetto, forse un po’ costruito, ma sincero nel voler ricordare che ogni giorno, anche il più banale, può essere l’ultimo in cui dici “ti amo”.


 

mercoledì 10 settembre 2025

Indiscreto (1958)

 
Regia: Stanley Donen
Anno: 1958
Titolo originale: Indiscreet
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (6.7)
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Film:
Ho recuperato Indiscreto, film del 1958 diretto da Stanley Donen, con Cary Grant e Ingrid Bergman. Sulla carta un piccolo gioiello della commedia romantica: due mostri sacri del cinema, un regista elegante, e una trama che dovrebbe giocare sull’ironia e i malintesi amorosi.

Il problema è che, visto oggi, il film appare invecchiato malissimo. Più che divertente, risulta imbarazzante. Quello che forse allora veniva percepito come sofisticata leggerezza, oggi suona come una commedia forzata, quasi offensiva nella sua visione dei rapporti di coppia. I dialoghi che dovrebbero brillare di charme appaiono rigidi, e il presunto romanticismo si riduce a cliché che oggi faticano a strappare anche un sorriso.

Non è solo una questione di ritmo o di linguaggio cinematografico ormai datato: è proprio il messaggio sotteso, il modo in cui i ruoli di genere vengono rappresentati, a rendere l’opera indigesta. Ingrid Bergman e Cary Grant fanno del loro meglio, ma sembra di guardarli intrappolati in una cornice che li schiaccia, più che esaltarli.

In conclusione, Indiscreto non è quel “classico senza tempo” che magari qualcuno si aspetta. È piuttosto un esempio di come certe opere possano restare ferme nel loro contesto storico senza riuscire a comunicare davvero qualcosa a chi arriva decenni dopo. Per quanto mi riguarda, un film da vedere solo per curiosità filologica, ma non certo per piacere.


Edizione: bluray
Ho comunque una edizione in bluray abbastanza rara in quanto è la versione italiana. Ma a parte questo, non ha extra, e la traccia italiana è in stereo DTS HD MA. 

martedì 8 luglio 2025

Love Is All You Need (2012)

 
Regia: Susanne Bier
Anno: 2012
Titolo originale: Den Skaldede Frisør 
Voto e recensione: 3/10
Pagina di IMDB (6.5)
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Film:

Love is all you need è uno di quei titoli che promettono leggerezza, dolcezza, un sorriso tirato a fine visione. Peccato che invece regali un polpettone indigeribile, infarcito di drammi da rivista Harmony e dialoghi che sembrano scritti in un pomeriggio di pioggia da qualcuno in piena crisi esistenziale.

C’è troppa carne al fuoco: matrimoni, tradimenti, malattie, segreti di famiglia e paesaggi da cartolina sprecati come contorno insipido. Si finisce per provare quasi pena per i poveri protagonisti, impantanati in situazioni improbabili che vorrebbero commuovere o far ridere — ma finiscono per far sbadigliare.

Forse l’unico merito è ricordarci che “l’amore è tutto ciò di cui hai bisogno”… se non hai niente di meglio da fare, tipo stirare.


Edizione: bluray
Semplice edizione con audio in multicanale ed i seguenti extra:
  • Trailer
  • Galleria fotografica 

domenica 6 luglio 2025

Flashdance (1983)

 
Regia: Adrian Lyne
Anno: 1983
Titolo originale: Flashdance
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (6.2)
Pagina di I Check Movies
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Film:

Flashdance è uno di quei film che più che per la storia, ce lo ricordiamo per l’iconografia. Oggi lo guardi e ti rendi conto che in fondo è una fiaba ultra-pop: una saldatrice di giorno e ballerina di notte che sogna di entrare in un’accademia prestigiosa. Il plot è un Bignami di romanticismo anni ’80 condito da tutti i cliché del “se ci credi, ce la fai”, infilati dentro tutine, scaldamuscoli e sudore in controluce.

Però, diamogli atto: la colonna sonora è diventata parte del nostro DNA pop, da What a Feeling a Maniac, senza scordare la nostra Gloria americanizzata, pezzi che ancora oggi partono in radio e ci ritroviamo a cantare (magari mentre nessuno guarda). E la scena dell’audizione finale, con la commissione che da composta passa al battito di mani e piedi, è puro carburante motivazionale, un momento talmente iconico che anche chi non ha mai visto il film la conosce per osmosi culturale.

Il resto? È rimasto lì, incapsulato nei VHS e nei pomeriggi d’estate, insieme ai poster di Jennifer Beals con felpa slabbrata e spallina cadente. Non è brutto, per l’epoca ha fatto scuola, ma se oggi gli ho appioppato un 6 — che su VER è praticamente una stretta di mano e un bicchiere di vino — è solo per rispetto al sound e a quell’energia da sogno americano a passo di danza che, volenti o nolenti, ci ha ipnotizzati almeno una volta.

Fine. Prossimo ballo?

Edizione: steelbook
A parte la custodia metallica ed il flyer l'edizione non è molto valorizzata: nessun extra e traccia audio in stereo.. Insomma si poteva fare meglio.

domenica 11 maggio 2025

Queer (2024)

A middle-aged man stares out, in front of a plain blue background.
Regia: Luca Guadagnino
Anno: 2024
Titolo originale: Queer
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.4)
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Anche questo giro al cinema (poi non dite che non ci vado eh): la mia prima volta al SEFI di Venturina. Sono andato a vedere Queer di Luca Guadagnino più per curiosità sociale che cinematografica.  E anche se, a pelle, non era il mio genere, ho accettato di provare questa nuova avventura. Per spirito di esplorazione, che non vale solo sui sentieri di montagna.

Ed è stato un po’ come entrare in una galleria d’arte contemporanea: stilisticamente impeccabile, visivamente magnetico, ma narrativamente… monocorde.

Guadagnino conferma il suo talento per l’estetica: fotografia curatissima, movimenti di camera eleganti, colonna sonora sempre al punto giusto. Ogni scena è costruita con attenzione quasi maniacale, e in certi momenti mi sono perso nei dettagli – più che nella storia.

Il problema?

La trama non decolla mai davvero. Rimane sospesa, quasi congelata in un’atmosfera rarefatta. C’è un personaggio che cerca, desidera, si illude… ma senza vera progressione. Tutto resta su un unico registro, e alla lunga l’effetto è ipnotico ma stancante. Si entra in loop, più che in un arco narrativo.

Non voglio dire che sia un brutto film. Solo che è uno di quei casi in cui l’involucro è più interessante del contenuto. Ci sono momenti belli da vedere, ma pochi da ricordare. Guadagnino sa dirigere, questo è indubbio. Ma stavolta pare più affascinato dal vestito che dalla sostanza. Inoltre è di una lunghezza disarmante, con i primi due capitoli che sono concentrati sul genere drammatico e romantico (alcune scene possono far chiacchierare, ma se i protagonisti fossero stati uomo e donna etero nessuno avrebbe detto niente), mentre il terzo e l'epico variano più sull'avventura con molte entrate nell'onirico e psichedelico.

In sintesi?

Un esercizio di stile che merita rispetto, ma non empatia. Ti guarda da lontano, e tu lo guardi allo stesso modo. Finisce, ti alzi, e ti chiedi se hai davvero visto qualcosa o solo guardato. La parte migliore della serata è stata senza dubbio la chiacchierata di fronte al kebab senza birra.


sabato 19 ottobre 2024

Alta Fedeltà (2000)


Regia: Stephen Frears
Anno: 2000
Titolo originale: High Fidelity 
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (7.4)
Pagina di I Check Movies
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Film: 
"Alta Fedeltà," adattamento cinematografico del romanzo di Nick Hornby, è un film del 2000 diretto da Stephen Frears. Racconta la storia di Rob Gordon (interpretato da John Cusack), un disilluso proprietario di un negozio di dischi con una passione per la musica e una vita amorosa caotica. La trama si sviluppa seguendo Rob mentre riflette sulle sue relazioni passate, cercando di capire dove ha sbagliato e come può migliorare. Il film è un affascinante viaggio attraverso il mondo interiore di un uomo che cerca di trovare il senso della vita e dell'amore, il tutto narrato con un tocco di umorismo e malinconia. Cusack è perfetto nel ruolo, con una performance che combina vulnerabilità e ironia. Jack Black, nel ruolo di Barry, il dipendente eccentrico e appassionato di musica, aggiunge un'energia vivace e caotica, rubando spesso la scena con il suo carisma e le sue battute taglienti. La chimica tra il cast è palpabile e rende la dinamica del negozio di dischi estremamente convincente. La colonna sonora è un altro punto forte del film, con una selezione di brani che riflettono perfettamente le emozioni e i temi esplorati. La musica non è solo un contorno, ma un elemento centrale che accompagna e arricchisce la narrazione. "Alta Fedeltà" è un film che parla a chiunque abbia mai amato la musica e si sia interrogato sulle proprie scelte di vita e di cuore. Con la sua miscela di commedia, dramma e romanticismo, offre uno sguardo sincero e autentico sulle complessità delle relazioni umane e sul potere della musica come colonna sonora delle nostre vite. In sintesi, un film da non perdere per gli amanti della musica e del cinema di qualità.
 
Edizione: DVD
Edizione molto rara in DVD di questo film con traccia italiana in multicanale e flyer che riproduce l'artwork della copertina al suo interno. Gli extra:
  • Trailer
  • 10 spezzini di interviste
  • 8 scene eliminate
     
 

mercoledì 21 agosto 2024

Tutti Tranne Te (2023)


Regia: Will Gluck
Anno: 2023
Titolo originale: Anyone But You
Voto e recensione: 3/10
Pagina di IMDB (6.1)
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Ho ancora decine di DVD e bluray da vedere, la maggior parte davvero molto belli ed interessanti, ma certe volte per ozio preferisco dare il via a qualcosa in streaming. Così posso interrompere meglio e riprendere più velocemente da ovunque o alternare più visioni. Spesso mi capitano titoli di una noia imbarazzante come questo, che è una commedia romantica trita e ritrita con protagonista Sydney  Sweeney che si spoglia pochissimo. Un matrimonio brutto con la suggestiva location australiana in cui si invitano persone a caso solo per aggiungere pepe e sale alla storia di per sè molto debole, smielata, per niente approfondita. Escluso il personaggio principale, non chissà di quale spessore, tutti gli altri sono macchiette, compreso quello interpretato da Glen Powel. Insomma la classica commediola anni novanta in chiave più contemporanea di cui avremmo potuto fare tranquillamente a meno.

martedì 16 luglio 2024

Challengers (2024)


Regia: Luca Guadagnino
Anno: 2024
Titolo originale: Challengers
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.3)
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Spoiler: Zendaya non è svestita. Mai. Lo scrivo per chi, come me, avesse pensato che ci fossero scene di maggiore nudità. Vabbe, ma questo è solo un punto. Per il resto non credevo che Guadagnino riuscisse a fare un film così intenso che riuscisse a comprendere amicizia, amore, determinazione, egoismo. Certo, mettere tutto insieme in una pellicola benchè lunga, non è semplice e così alcune situazioni possono risultare non troppo ben esposte. La caratterizzazione dei personaggi è però ben fatta e lo spettatore può fare i propri conti subentrando ad analizzare i comportamenti dei tre protagonisti. Le scene relative al tenni non sono solo una mera cornice, ma oltre ad essere ben fatte (al mio occhio assolutamente non abituato a vedere questo sport) riescono ad essere metaforiche. Guadagnino mescola abilmente il dramma umano con l’intensità dello sport, grazie anche ad un bel montaggio e ad una colonna sonora che introduce e ritma molte delle scene. Queste rispecchiano lo stato emotivo dei personaggi, che possono essere antipatici, odiosi o estremamente ambiziosi, ma non per questo poco strutturati o irreali. La storia sportiva come metafora di vita e contrasto di emozioni tra amicizia, guerra in amore e raggiungimento dei propri obiettivi personali è davvero ben scelta.   

sabato 13 luglio 2024

Sesso, Bugie E Videotape (1989)


Regia: Steven Soderbergh
Anno: 1989
Titolo originale: Sex, Lies And Videotape
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.2)
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Film:
“Sesso, bugie e videotape” è un film del 1989 diretto da Steven Soderbergh, che ha segnato il suo esordio alla regia e gli ha valso la Palma d’Oro al Festival di Cannes. Questo film è considerato uno dei capolavori del cinema indipendente americano e ha avuto un impatto significativo sulla cinematografia degli anni '90. La storia ruota attorno a quattro personaggi principali: Ann (Andie MacDowell), una donna sessualmente repressa e insoddisfatta del suo matrimonio; John (Peter Gallagher), il marito di Ann, un avvocato di successo che la tradisce con sua sorella; Cynthia (Laura San Giacomo), la sorella disinibita di Ann, che ha una relazione clandestina con John ed infine Graham (James Spader), un vecchio amico di college di John, che arriva in città con un segreto: colleziona videotape di donne che parlano delle loro esperienze sessuali. L’arrivo di Graham sconvolge l’equilibrio già precario tra i personaggi. Graham, con la sua abitudine di registrare confessioni intime, diventa un catalizzatore per la rivelazione di verità nascoste e desideri repressi. Il film esplora temi complessi come la sessualità, l’intimità, la menzogna e la comunicazione. Soderbergh utilizza il mezzo del videotape come metafora per la distanza emotiva e la voyeurismo. I personaggi sono intrappolati in relazioni basate su bugie e segreti, e il film mette in luce la difficoltà di comunicare apertamente i propri desideri e paure. Soderbergh adotta uno stile minimalista, con un uso efficace dei dialoghi e delle inquadrature statiche che enfatizzano la tensione emotiva tra i personaggi. La scelta di ambientare gran parte del film in interni claustrofobici contribuisce a creare un senso di oppressione e isolamento. 

Edizione: bluray
Classica amaray con definizione non proprio al massimo e traccia italiana in Dolby Digital TrueHD multicanale, ma con profondità dei dialoghi da rivedere. Gli extra:
  • Commenti audio
  • Reunion dei 20 anni (3 minuti)
  • Scene eliminate con commento (3 minuti)
  • Commento ai trailer (5 minuti)
  • Commento sul film (8 minuti)

martedì 9 aprile 2024

Life After Beth - L'Amore Ad Ogni Costo (2014)


Regia: Jeff Baena
Anno: 2014
Titolo originale: Life After Beth
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (5.7)
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Solito mescolone con gli zombie anche se in chiave un tantino differente contando che regia e sceneggiatura cercano, con un budget ovviamente limitato di  dissacrare determinati clichè romantici. Spesso (ed è questo il caso), i film che mescolano elementi di commedia e horror possono essere criticati per non riuscire a bilanciare efficacemente i toni, risultando in una narrazione che non soddisfa appieno né gli appassionati di horror né quelli di commedia. Inoltre, la rappresentazione degli zombie può a volte apparire poco originale o troppo legata ai luoghi comini del genere, riducendo l’impatto che il film potrebbe avere su un pubblico più vasto. Infine, la coerenza della trama e lo sviluppo dei personaggi sono aspetti che qui vanno messi discussione visto che il film non riesce a stabilire una direzione chiara o a mantenere l’interesse dello spettatore. L'approccio è insolito, ma non basta certo a farci apprezzare l'ennesima prova con gli zombie. Il ritmo è incerto ed il tentativo è un buco nell'acqua.

Perfect Sense (2011)

Regia: David Mackenzie
Anno: 2011
Titolo originale: Perfect Sense
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.0)
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“Perfect Sense” è un film che, nonostante non sia ampiamente conosciuto, merita attenzione per la sua capacità di evocare temi profondamente risonanti con le esperienze vissute durante il lockdown globale. La pellicola, diretta da David Mackenzie e interpretata da Eva Green e Ewan McGregor, esplora una pandemia mondiale che priva le persone dei loro sensi uno dopo l’altro, iniziando con l’olfatto e proseguendo fino alla completa perdita sensoriale. La storia segue Michael, uno chef di Glasgow, e Susan, un’epidemiologa, mentre cercano di trovare conforto e connessione in un mondo che sta rapidamente perdendo ogni certezza. La loro relazione si sviluppa in parallelo alla progressiva erosione dei sensi, creando un potente contrasto tra la disperazione collettiva e l’intimità del legame che si approfondisce. Il film si distingue per il suo approccio unico nel trattare una pandemia, non focalizzandosi sulla causa o sulla cura, ma piuttosto sulle conseguenze umane e sociali di un tale evento. Le dinamiche tra i personaggi e la loro lotta per mantenere un senso di normalità e umanità risuonano con le nostre recenti esperienze di isolamento e incertezza, rendendo “Perfect Sense” particolarmente pertinente e toccante. La regia di Mackenzie è abile nel bilanciare il dramma romantico con elementi di thriller distopico, mentre le performance di Green e McGregor sono intense e credibili, portando autenticità a una narrazione che potrebbe altrimenti sembrare troppo astratta. La cinematografia e la colonna sonora contribuiscono a creare un’atmosfera che è allo stesso tempo bella e inquietante, riflettendo la bellezza e la fragilità dell’esistenza umana di fronte a una crisi incomprensibile. In conclusione, “Perfect Sense” è un film che sfida le convenzioni del genere apocalittico, offrendo una riflessione sull’amore, la perdita e la resilienza umana in tempi di crisi. È una storia che, pur essendo ambientata in un contesto estremo, parla direttamente al cuore di chiunque abbia vissuto la realtà di un lockdown, ricordandoci che anche nei momenti più bui, ciò che ci rende umani è la nostra capacità di connetterci gli uni con gli altri. #andràtuttobene

mercoledì 20 marzo 2024

My Policeman (2022)

 
Regia: Michael Grandage
Anno: 2022
Titolo originale: My Policeman
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (6.5)
Pagina di I Check Movies
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My Policeman è un film che esplora con delicatezza e profondità le sfide emotive e sociali dei suoi personaggi. Ambientato in Inghilterra negli anni '50, il film segue la storia di Tom, un giovane poliziotto, e del suo complesso rapporto con Marion, un’insegnante, e Patrick, un curatore di museo. La difficoltà degli individui gay di vivere apertamente la propria sessualità è un tema centrale del film. In un’epoca in cui l’omosessualità era illegale, il personaggio di Patrick deve navigare tra il desiderio di autenticità e la necessità di nascondere la sua vera identità per evitare gravi conseguenze sociali e legali. La sua relazione segreta con Tom è ritratta con una sensibilità che mette in luce la tensione tra il bisogno di amore e la paura del rifiuto e della persecuzione. Parallelamente, il film affronta la lotta interna di Marion, che si trova a dover accettare una realtà molto diversa da quella che aveva immaginato sposando Tom. La sua scoperta della relazione tra Tom e Patrick la porta a confrontarsi con il proprio senso di tradimento e con la complessità dei sentimenti umani. Marion rappresenta la figura di una donna intrappolata in un matrimonio di facciata, che riflette la pressione sociale dell’epoca per conformarsi a un modello di normalità che nega le vere identità. La regia di Michael Grandage riesce a catturare la tensione emotiva e la malinconia dei personaggi, offrendo allo spettatore uno sguardo intimo sulle loro vite. Le interpretazioni sono intense e autentiche, con Harry Styles, Emma Corrin e David Dawson che danno vita ai loro personaggi con grande empatia e complessità emotiva. In conclusione, “My Policeman” è un film che affronta con coraggio e sensibilità temi di amore, identità e accettazione, lasciando allo spettatore spunti di riflessione sulla natura dell’amore e sulle barriere sociali che ancora oggi possono ostacolarne la libera espressione. 

mercoledì 22 novembre 2023

Two Mothers (2013)

 
Regia: Anne Fontaine
Anno: 2013
Titolo originale: Adoration
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (6.2)
Pagina di I Check Movies
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Credevo fosse un calesse ed invece era amore... O meglio credevo fosse una storia, visto il titolo italiano Two Mothers, riguardante una di quelle moderne coppie gay che hanno una famiglia composta da figli e due persone dello stesso sesso come genitori. Visto che la pellicola era australiana poteva anche starci una sorta di consapevolezza sociale e politica su determinati situazioni. Invece si tratta più semplicemente di due storie d'amore, o romantiche tra due MILF ed i rispettivi figli. Premesso che non sono assolutamente bacchettone, nè che mi si è fermata la crescita, tanto più che non è presente nessuna scena esplicita di sesso e anche gli accenni a qualcosa di più spinto sono giusto giusto tirati lì, ho osato pensare cosa sarebbe successo a sessi invertiti. Se invece di Naomi Watts e Robin Wright avessimo avuto due esperti uomini di mezza età, che ammiccanti tra loro si scopano le rispettive figlie, disinibite e con fisico da urlo di diciotto o diciannove anni. Ecco, signori della giuria, mi pare di aver detto tutto. E non sono qui per giudicare.

 

mercoledì 2 agosto 2023

Il Robot Che Sembrava Me (2023)

 
Regia: Ant Hines, Casper Christensen
Anno: 2023
Titolo originale: Robots
Voto e recensione: 3/10
Pagina di IMDB (5.4)
Pagina di I Check Movies
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Voto basso perchè l'idea (basato sul racconto di Robert Sheckley) non era malaccio, salvo poi essere completamente vuoto e stupidamente orientato sulla commedia. Con piccoli e noiosi risvolti satirici già anche troppo abusati. Pure la trama rivisitata in chiave moderna non aggiunge niente di niente  al panorama cinematografico in generale o a quello fantascientifico nello specifico. Come al solito si tende a riempire a dismisura la parte centrale per poi lasciar correre quella finale, che arriva repentina ed improvvisa quasi in maniera scioccante. Senza contare poi i troppi elementi che dovrebbero caratterizzare questa pellicola: la fantascienza, la commedia, i fattori etici, la ricerca di umanità, la storia romantica... Insomma troppa carne al fuoco finisce per soffocare la fiamma.

sabato 24 dicembre 2022

Il Giorno Perfetto (2022)

 
Regia: Alex Lehmann
Anno: 2022
Titolo originale: Meet Cute
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (5.6)
Pagina di I Check Movies
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Premessa SPOILER: attenzione, se siete persone sensibili ad ogni più piccolo spoiler, come lo sono io, probabilmente non leggerete mai una recensione di VER, perchè non so tenere niente nascosto. Quando ho iniziato questo film, su Prime Video era inserito nella categoria "fantascienza", così mi son fatto io stesso un film nella mia testa ed ho capito che poteva trattarsi di una sorta di Ricomincio Da Capo (Il Giorno Della Marmotta per le persone normali). Vabbeh, non che chi ha scritto la sceneggiatura ci abbia tenuto troppo a nascondere le proprie intenzioni sul viaggio nel tempo. Comunque questa commedia romantica con venatura fantascientifica è abbastanza carina e piacevole, anche se in alcune parti, proprio come è ovvio che sia, risulta ripetitiva. E' il fardello da pagare per alcuni loop temporali. Il fatto è che, mea culpa, mi risulta difficile sdoganare la Cuoco da Penny, ma lei devo dire che il suo lo ha fatto. Purtroppo la nota estremamente negativa secondo me sta nella sceneggiatura: già che abbiamo qualcosa di poco originale non è un tassello a proprio favore, se poi ci aggiungiamo che il personaggio principale è praticamente una disadattata che gioca in maniera molto discutibile con la vita degli altri, non sapevo se ad un certo punto potesse trasformarsi in drammatico o addirittura horror. Insomma, lei è una schizzata e non propriamente simpatica, tanto che mi ha rovinato tutta questa commedia romantica.