lunedì 6 luglio 2026

Black Sabbath - Born Again

 

Artista: Black Sabbath 
Anno: 1983
Tracce: 9
Formato: CD
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Con i Black Sabbath avevo già un percorso avviato, da Paranoid a Vol. 4 fino a Sabotage; seguiti, come sempre, più per storia che per passione. Born Again  lo presi essenzialmente per Ian Gillan, voce storica dei Deep Purple, curioso di sentire cosa succedesse mettendo insieme due mondi così diversi. In realtà è stata quasi una delusione, e capendo meglio la storia (che posso studiare grazie a VIKI) dietro al disco si capisce anche perché.

La genesi è a dir poco caotica. Dopo l'uscita di Ronnie James Dio, Iommi si ritrova senza cantante e, su suggerimento del manager Don Arden (padre di Sharon Osbourne), finisce per proporre il posto a Gillan durante una serata di pesante consumo alcolico a Bearsville, New York. Gillan firma il contratto ubriaco fradicio e il mattino dopo non ricorda assolutamente nulla; scopre di essere il nuovo cantante dei Black Sabbath quando gli vengono presentati i documenti firmati. Il progetto nasce come supergroup senza nome preciso, ma a registrazioni ultimate la casa discografica insiste per pubblicarlo come Black Sabbath: i musicisti vengono praticamente scavalcati dal management. Come se non bastasse, il mixaggio finale risulta sbilanciato per un problema di umidità alle master tape: quando la band se ne accorge, il disco è già in stampa. Gillan ha raccontato di averlo lanciato fuori dal finestrino dell'auto al primo ascolto. Aveva un giradischi sul cruscotto molto probabilmente... 

Musicalmente il disco non è un disastro, anzi: Trashed apre con una furia hard rock convincente, Disturbing the Priest (il titolo viene dal fatto che durante le prove disturbavano davvero un sacerdote nei dintorni) è pesante e oscura in modo che i Sabbath sanno fare bene, e Zero the Hero ha un riff monolitico che cresce fino a diventare quasi claustrofobico. La title track è il momento più suggestivo del disco, malinconico e lento, con Gillan che costruisce qualcosa di genuinamente bello. Ma il problema rimane quello della produzione compromessa: le chitarre sono impastose, il basso troppo in primo piano, la batteria di Bill Ward (tornato per l'occasione ma ancora in difficoltà con i propri problemi personali) spesso coperta. Si sente che tutto è avvenuto di fretta e in condizioni non ideali.

Gillan del resto non si è mai sentito davvero a casa: durante il tour successivo, sul palco del Reading Festival del 1983, la band suonò improvvisamente Smoke on the Water, vanificando tutte le smentite di Butler sul fatto che "questa non è né Deep Sabbath né Black Purple". La collaborazione finì quasi subito, con Gillan incapace persino di ricordare i testi delle vecchie canzoni di Ozzy. I vari cambi di formazione succedutisi negli anni avevano inevitabilmente lasciato il segno, e Born Again ne porta tutte le ferite addosso. Un episodio isolato, interessante da conoscere, ma lontano da quello che mi aspettavo.

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