Artista: Primus
Anno: 1991
Tracce: 13
Formato: CD
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Il video che ricordavi è quello di Jerry Was a Race Car Driver, il singolo più noto del disco e, quello che ha fatto conoscere i Primus al grande pubblico attraverso MTV. La canzone racconta la storia di un pilota amatoriale che a ventidue anni si schianta ubriaco contro un palo del telefono; ma in realtà racconta anche un pompiere costretto in pensione a sessantacinque anni, con le due storie intrecciate senza che nessuno spieghi il legame. I Primus sono così: ti raccontano qualcosa di surreale con la stessa serietà di chi ti legge le previsioni del tempo, e tu non sai mai se ridere o ascoltare con attenzione. Il basso con cui Les Claypool apre quel brano è un capolavoro di tapping su un basso fretless a sei corde, suonato da qualcuno che evidentemente ha ritenuto che il basso normale fosse troppo limitante.
E già questo dice tutto sui Primus. Claypool è il centro assoluto di tutto: cantante, bassista, narratore demenziale, con una tecnica che fa impallidire la maggior parte dei suoi colleghi e uno stile vocale che non assomiglia a nulla di familiare. Al suo fianco il chitarrista Larry LaLonde (ex allievo di Satriani, ex membro dei Possessed, curriculum non esattamente banale) e il batterista Tim "Herb" Alexander, che costruisce ritmiche in 5/4 e 11/8 con una naturalezza quasi offensiva. Descrivere il loro suono è un esercizio complicato: funk metal, avant-garde, humor nero in stile Frank Zappa, prog, psichedelia, tutto mescolato insieme senza che nessun elemento prevalga sugli altri. La definizione ufficiale che circolava all'epoca era "psychedelic-polka", coniata dallo stesso Claypool.
Il disco non fa prigionieri fin dall'inizio: si apre con una filastrocca da cantina di venti secondi, poi parte Here Come the Bastards, marcia sincopata in 5/4 con un testo che è un manifesto volutamente opaco. Sgt. Baker descrive un sergente istruttore dell'esercito con un approccio quasi da colonna sonora militare deviata. American Life è la cosa più vicina a un messaggio sociale del disco: tre storie di emarginati americani raccontate in prosa velocissima su un tappeto di basso e finger-tapping. Tommy the Cat vede come ospite speciale Tom Waits nel ruolo del gatto parlante che dà il titolo al brano, una scelta talmente bizzarra da risultare perfetta. Eleven è scritta in 11/8, e il titolo non lascia spazio a dubbi sul perché.
Il disco vendette un milione di copie, finì su Tony Hawk's Pro Skater, e i fan della band salutarono ogni esibizione live con il grido rituale "Primus sucks!" (un motto nato come provocazione ironica e diventato poi il loro marchio di affetto). Les Claypool lo ha classificato come il secondo miglior album della band dopo l'esordio, e probabilmente ha ragione. Non è musica per tutte le occasioni, e non è musica per tutti. Ma se si riesce a entrarci dentro, è difficile uscirne. Riascoltalo tutto e fammi sapere.

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