Ero arrivato a vedere "L'ultima missione: Project Hail Mary" con le aspettative parecchio gonfiate, lo ammetto. Non ho letto il romanzo di Andy Weir da cui è tratto, ma le recensioni che avevo letto in giro erano quasi tutte entusiaste, con paragoni pesanti tirati in ballo (Interstellar, Arrival) e gente che parlava di un possibile candidato agli Oscar. Avevo già visto e apprezzato molto "Sopravvissuto - The Martian" (ne parlai qui), sempre di Weir, anche se di fatto le due storie non c'entrano granché tra loro se non per il gusto dell'autore per il protagonista solitario alle prese con problemi da risolvere con ingegno.
Qui invece, nonostante un budget che si vede tutto sullo schermo, Ryan Gosling praticamente da solo per gran parte del film, ed effetti speciali di livello alto, mi sono annoiato in maniera sorprendente. Il film dura quasi due ore e mezza, e si sente tutto: ci sono passaggi che si dilungano senza reale necessità (tipo la scena del karaoke) , con la sensazione di guardare l'orologio molto prima della fine.
Quello che mi ha infastidito di più però è l'approccio tutt'altro che scientifico con cui vengono trattati i problemi che il protagonista deve affrontare. Penso alla facilità con cui si inventa soluzioni a catena per ogni ostacolo, o al modo in cui l'astrofago, il microrganismo alla base di tutta la minaccia solare, si comporta in maniera funzionale alla trama più che a una qualche logica biologica plausibile: si muove, si riproduce, reagisce agli stimoli in modo che sembra scritto apposta per risolvere la scena successiva, senza che nulla venga davvero giustificato. Lo stesso vale per certi salti logici nella costruzione dell'astronave o nel sistema di comunicazione con l'alieno, tutti risolti con un colpo di genio improvviso del protagonista che arriva sempre al momento giusto.
E poi c'è quel tono da commedia che ho trovato francamente irritante. Capisco la scelta di alleggerire un racconto di sopravvivenza spaziale con battute e ironia, la stessa cosa funzionava benissimo in The Martian, ma qui è calcata così tanto che ogni momento di tensione viene smontato da una gag o da una battuta, come se il film avesse paura di prendersi sul serio anche per pochi minuti di fila. Il risultato è che la storia, che pure avrebbe elementi di dramma e di scoperta interessanti, resta sempre in superficie, senza mai lasciarmi davvero coinvolto.
Alla fine mi sono ritrovato a chiedermi se le recensioni entusiastiche che avevo letto prima non abbiano semplicemente alzato troppo l'asticella. Resta un film tecnicamente ben fatto, con Gosling sempre convincente nel suo ruolo, ma per me lontanissimo dall'esperienza che mi aveva lasciato Sopravvissuto, ma io.

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