Quattro anni e passa. Se ripenso a quanto scrissi quando passai dal Mi Band 2 alla versione 6, mi rendo conto che stavolta il tempo è stato molto più generoso col vecchio bracciale: non un capriccio, ma una sostituzione vera e propria, visto che ieri è perito dopo aver vibrato inspiegabilmente per quindici minuti. Il display del Mi Band 6 è sopravvissuto a non so quante escursioni, scogli, botte a lavoro, corse e colpi di sole. Del cinturino avevo pure una fornita collezione di riserva visto che era l'unica cosa fragile e la batteria, dichiarata con autonomia di 14 giorni, durava quasi un mese. Xiaomi nel frattempo ha cambiato nome alla linea togliendo il "Mi" e chiamandola semplicemente Smart Band, il salto generazionale che ho fatto è quello dalla sesta alla decima.
La prima cosa che si nota togliendolo dalla scatola è che il corpo è cresciuto, ma non stravolto: parliamo di un display AMOLED da 1,72 pollici, contro l'1,56 del Band 6, con una risoluzione di 212 per 520 pixel che porta la densità a 326 PPI, la stessa cifra tonda che Xiaomi ripeteva già tre generazioni fa, segno che quella densità evidentemente basta e avanza per un pannello di queste dimensioni. Il refresh rate resta fermo a 60 Hz, il che sulla carta suona quasi anacronistico nel 2026, ma nell'uso quotidiano di una smartband, dove si guarda l'orario o si scorre una notifica in un paio di secondi, non ho trovato nessuna scattosità fastidiosa. Anzi va tutto benissimo purché la batteria duri molto anche in questo caso. La luminosità massima invece è salita parecchio, fino a 1500 nit, e questo sì che si sente: nelle giornate di sole pieno, quelle in cui col Band 6 dovevo fare ombra con la mano per leggere i dati del percorso, adesso lo schermo resta leggibilissimo anche in piena controluce.
Il corpo in alluminio della versione standard misura 46,57 per 22,54 per 10,95 millimetri, sensore cardiaco escluso, per un peso dichiarato di 15,95 grammi senza cinturino: leggero al polso quasi quanto il vecchio modello, nonostante lo schermo più grande, merito di cornici simmetriche ridotte a 2 millimetri che portano il rapporto schermo-corpo dal 66 al 73 per cento. La resistenza all'acqua rimane fissata ai 5 ATM di sempre, quindi doccia, mare e sudore non sono un problema, ma per le immersioni vere e proprie il discorso resta un altro. La batteria, una unità da 233 mAh, è di fatto la stessa capacità della generazione precedente, e infatti l'autonomia dichiarata resta sui 21 giorni di utilizzo standard, che scendono a 9 con lo schermo sempre acceso o a 8 con un uso più intensivo dei sensori. Nel mio caso, sevza notifiche attive, monitoraggio del sonno e cardiofrequenzimetro impostato non continuativo , spero di viaggiare nuovamente vicino alle tre settimane, il che per un dispositivo di questa fascia resta un valore che fa impallidire qualsiasi smartwatch vero. La ricarica, tramite il solito (diverso dal precedente però) connettore magnetico proprietario è una rottura di palle.
Sul fronte software il salto è quello da MIUI per Xiaomi Wear alla nuova interfaccia basata su HyperOS 2, con oltre 200 quadranti disponibili . Le modalità sportive sono lievitate oltre le 150, con il calcolo di parametri come il VO2 max, il carico di allenamento e i tempi di recupero stimato, roba che quattro anni fa era riservata a fasce di prezzo ben superiori. È stata migliorata anche la modalità nuoto, con monitoraggio della frequenza cardiaca in acqua e un conteggio vasche più preciso grazie a un sensore di movimento a nove assi. Per il resto la dotazione sensoristica ricalca quella che conoscevo già: cardiofrequenzimetro continuo, SpO2, monitoraggio dello stress e del sonno con tanto di fasi REM, giroscopio, bussola elettronica e sensore di luce ambientale per la regolazione automatica della luminosità.
Quello che invece non è cambiato, ed è un peccato dirlo dopo quattro anni di attesa, è l'assenza di NFC e di GPS integrato nella versione base italiana: per chi come me si accontenta di agganciare i dati di posizione tramite lo smartphone durante le camminate non è un dramma, ma resta l'unico vero limite strutturale di una gamma che per il resto è cresciuta ovunque, tranne che nel prezzo , visto che si è rimasti intorno ai 35€ su Amazon (tra l'altro pagabile in tre rate a zero interessi) . Poca roba in assoluto , soprattutto se paragonata a quanto costerebbe uno smartwatch con le stesse funzioni.
Tirando le somme, il decimo Mi Band, o Smart Band che dir si voglia, non stravolge nulla rispetto a quello che Xiaomi fa ormai da anni, ma affina quel poco che c'era da affinare: schermo più grande e luminoso, software più fluido, qualche sensore in più per chi si allena sul serio. Per uno come me, che di questi bracciali ne ha visti passare al polso fin dal primo Mi Band (sono passati oltre dieci anni) , resta la conferma che a volte non serve reinventare la ruota, basta oliarla bene.

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