martedì 7 luglio 2026

Dream Theater - Octavarium

 

Artista: Dream Theater
Anno: 2005
Tracce: 8
Formato: CD 
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Con i Dream Theater avevo già segnato il momento di svolta con Six Degrees of Inner Turbulence: il disco in cui la band aveva iniziato a scricchiolare nelle mie preferenze, con quel virtuosismo sempre più fine a se stesso che mi schiacciava invece di sollevarmi. Octavarium  è stato, per usare una parola sola, il colpo di grazia.

Il disco è tecnicamente superlativo, e sarebbe disonesto non dirlo. Petrucci alla chitarra è in uno stato di grazia, Rudess alle tastiere costruisce tappeti sonori di una complessità quasi accademica, Portnoy alla batteria non sbaglia un colpo. Il disco prende il nome dall'intervallo musicale di ottava, e tutta la struttura è costruita intorno a questo concetto: ogni brano è in una tonalità che segue la scala, il disco si apre e si chiude sulla stessa nota, ci sono rimandi interni pensati per chi conosce la teoria musicale. È un oggetto costruito con una cura maniacale, e si vede.

Il problema è che quella cura, ascoltandolo, la percepisci più come un esercizio che come un'emozione. The Root of All Evil funziona ancora abbastanza, con quel groove che richiama i momenti migliori di Awake. Panic Attack è forse il brano più diretto del disco, sette minuti di furia progressiva che almeno non perdono il filo. Ma poi c'è Octavarium, la suite conclusiva di ventiquattro minuti: architettura impressionante, costruzione impeccabile, citazioni di decine di band sparse lungo il percorso come una sorta di autoritratto del genere. Tutto giusto. Tutto perfetto. E tuttavia, alla fine, mi ritrovo a chiedermi cosa mi abbia lasciato davvero addosso, al di là dell'ammirazione per la tecnica.

Con Metropolis Pt. 2 la complessità aveva un cuore emotivo che giustificava tutto il resto. Con Images and Words c'erano melodie che non si dimenticavano. Octavarium ha la tecnica di entrambi, ma non ha il calore di nessuno dei due. È il disco in cui i Dream Theater hanno smesso di sorprendermi, e ho smesso di aspettarmi che lo facessero.

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