mercoledì 8 luglio 2026

Europe - The Final Countdown

 

Artista: Europe
Anno: 1986
Tracce: 10
Formato: CD 
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Stamattina entro al bar per la colazione e parte quel riff di tastiera. Quei quattro accordi che non servono presentazioni. E immediatamente si aprono i ricordi del liceo, l'audiocassetta, tutto. Ci sono canzoni che non invecchiano perché non appartengono a nessun tempo in particolare, e The Final Countdown degli Europe è una di quelle.

Il disco omonimo esce nel 1986 ed è il terzo album del quintetto svedese, il primo con il tastierista Mic Michaeli e il batterista Ian Haugland, e l'ultimo con il chitarrista John Norum prima che abbandonasse la band durante il tour successivo, non soddisfatto del nuovo sound più morbido e commerciale. L'uso delle tastiere e le chitarre un po' di contorno funzionano, ma il risultato è un pop-metal melodico e lucidato a specchio che all'epoca era esattamente ciò che il mercato voleva a discapito di una certa aggressività. 

Il riff della title track lo aveva scritto Joey Tempest già tra il 1981 e il 1982 su un sintetizzatore Korg Polysix prestato dallo stesso Michaeli; al tempo nessuno pensava che potesse diventare un singolo, tanto che alcuni membri della band volevano che il primo estratto fosse Rock the Night. Invece fu proprio The Final Countdown, e il risultato fu uno dei singoli più venduti della storia: numero uno in venticinque paesi, nove settimane in vetta alle classifiche italiane, dodici milioni di copie vendute del disco. Il tour promozionale portò gli Europe persino a Sanremo e a Domenica In, il che dice tutto su quanto fossero usciti fuori dal circuito strettamente rock. Norum lasciò la band prima ancora che il tour finisse.

Ma il disco vale ben oltre la title track. Rock the Night è adrenalina pura, hard rock diretto e senza fronzoli che regge ancora benissimo. Carrie è la power ballad perfetta degli anni Ottanta, quella melodia vocale di Tempest che si appoggia sulle tastiere con una naturalezza disarmante. Cherokee è la sorpresa del disco per chi si ferma ai singoli. Il resto tiene bene il livello, senza picchi ma senza cadute.

Non è musica per puristi, e chi la considerava commerciale e superficiale all'epoca non aveva tutti i torti. Ma certe canzoni entrano nei ricordi in modo indipendente da qualsiasi giudizio critico, e quando le senti al bar la mattina capisci che non se ne sono mai andate davvero.

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