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sabato 29 novembre 2025

After The Hunt - Dopo La Caccia (2025)

 The characters are superimposed over an abstract shape.
Regia: Luca Guadagnino
Anno: 2025
Titolo originale: After The Hunt
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (5.9)
Pagina di I Check Movies
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After the Hunt è uno di quei film che, se lo guardi stanco, rischi di affondare come in una palude di seta: tutto lento, tutto rarefatto, tutto così controllato che ti viene voglia di scuoterlo per vedere se accelera. Guadagnino qui non corre, non strizza l’occhio allo spettatore, non semplifica. Si prende il suo tempo — anzi, se lo prende con un certo sadismo — e ti invita a seguirlo in un territorio dove conta più ciò che viene detto che ciò che accade.

Il cuore del film sono i dialoghi: colti, densi, quasi letterari. Niente frasi da meme, niente battutine a effetto. Qui si parla davvero, si ragiona, si affonda nei concetti come si affonderebbe in un whisky torbato. È cinema che vuole farti sentire il peso delle parole, la responsabilità dei significati, la complessità delle relazioni che non si risolvono con uno sguardo e un taglio rapido di montaggio. È affascinante, ma anche sfidante: seguirli non è banale e ogni tanto ti ritrovi a pensare “ok, ho perso un pezzo per strada”. Però è un film che non ti tratta da scemo, e questo è già un mezzo lusso.

Guadagnino sembra quasi voler fare un passo di lato rispetto a certi suoi lavori più sensoriali e immediati. Qui punta tutto su tensioni sottili: i silenzi che tagliano, gli sguardi che non spiegano nulla, i personaggi che si muovono con la stessa lentezza con cui maturano i pensieri. A livello narrativo può sembrare un film statico, ma sotto questa calma glaciale ribolle tutto: ambizioni, colpe, desideri repressi, quella nebbia morale che il regista ama raccontare da anni.

Il problema — se vogliamo chiamarlo così — è che questa raffinatezza ha un prezzo. La lentezza è davvero disarmante. Non è contemplazione, è proprio rallentamento strutturale. Guadagnino ti chiede di restare lì, di ascoltare, di pensare, di respirare alla velocità che decide lui. E o ci stai, o ti irriti. Semplice. Forse addirittura i dialoghi sono anche volutamente sovrastati da musica o rumori di sottofondo, per dare un senso discorsivo che va anche a perdersi nella quotidianità della situazione.

Eppure After the Hunt ha un fascino strano, magnetico. È uno di quei film che ti resta attaccato non per ciò che accade, ma per ciò che suggerisce. Un’opera che non ti accompagna: ti sfida. E nella sua ostinazione a non essere dozzinale, a non banalizzare il pensiero, trova la sua identità più forte.

Non è il Guadagnino più immediato, né quello più emozionale. Ma è sicuramente quello più intellettuale, più cerebrale, più “da prendere con calma o lasciar perdere”. E se riesci a superare la barriera della sua lentezza, dietro c’è un film che parla con una voce profonda, severa e ricca. Un film che non ti intrattiene: ti interroga. E, volendo, ti scava pure un po’ dentro. Provocatorio ed estremamente attuale. Almeno per quanto riguarda una fetta importante di certa borghesia. 

domenica 11 maggio 2025

Queer (2024)

A middle-aged man stares out, in front of a plain blue background.
Regia: Luca Guadagnino
Anno: 2024
Titolo originale: Queer
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.4)
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Anche questo giro al cinema (poi non dite che non ci vado eh): la mia prima volta al SEFI di Venturina. Sono andato a vedere Queer di Luca Guadagnino più per curiosità sociale che cinematografica.  E anche se, a pelle, non era il mio genere, ho accettato di provare questa nuova avventura. Per spirito di esplorazione, che non vale solo sui sentieri di montagna.

Ed è stato un po’ come entrare in una galleria d’arte contemporanea: stilisticamente impeccabile, visivamente magnetico, ma narrativamente… monocorde.

Guadagnino conferma il suo talento per l’estetica: fotografia curatissima, movimenti di camera eleganti, colonna sonora sempre al punto giusto. Ogni scena è costruita con attenzione quasi maniacale, e in certi momenti mi sono perso nei dettagli – più che nella storia.

Il problema?

La trama non decolla mai davvero. Rimane sospesa, quasi congelata in un’atmosfera rarefatta. C’è un personaggio che cerca, desidera, si illude… ma senza vera progressione. Tutto resta su un unico registro, e alla lunga l’effetto è ipnotico ma stancante. Si entra in loop, più che in un arco narrativo.

Non voglio dire che sia un brutto film. Solo che è uno di quei casi in cui l’involucro è più interessante del contenuto. Ci sono momenti belli da vedere, ma pochi da ricordare. Guadagnino sa dirigere, questo è indubbio. Ma stavolta pare più affascinato dal vestito che dalla sostanza. Inoltre è di una lunghezza disarmante, con i primi due capitoli che sono concentrati sul genere drammatico e romantico (alcune scene possono far chiacchierare, ma se i protagonisti fossero stati uomo e donna etero nessuno avrebbe detto niente), mentre il terzo e l'epico variano più sull'avventura con molte entrate nell'onirico e psichedelico.

In sintesi?

Un esercizio di stile che merita rispetto, ma non empatia. Ti guarda da lontano, e tu lo guardi allo stesso modo. Finisce, ti alzi, e ti chiedi se hai davvero visto qualcosa o solo guardato. La parte migliore della serata è stata senza dubbio la chiacchierata di fronte al kebab senza birra.


martedì 16 luglio 2024

Challengers (2024)


Regia: Luca Guadagnino
Anno: 2024
Titolo originale: Challengers
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.3)
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Spoiler: Zendaya non è svestita. Mai. Lo scrivo per chi, come me, avesse pensato che ci fossero scene di maggiore nudità. Vabbe, ma questo è solo un punto. Per il resto non credevo che Guadagnino riuscisse a fare un film così intenso che riuscisse a comprendere amicizia, amore, determinazione, egoismo. Certo, mettere tutto insieme in una pellicola benchè lunga, non è semplice e così alcune situazioni possono risultare non troppo ben esposte. La caratterizzazione dei personaggi è però ben fatta e lo spettatore può fare i propri conti subentrando ad analizzare i comportamenti dei tre protagonisti. Le scene relative al tenni non sono solo una mera cornice, ma oltre ad essere ben fatte (al mio occhio assolutamente non abituato a vedere questo sport) riescono ad essere metaforiche. Guadagnino mescola abilmente il dramma umano con l’intensità dello sport, grazie anche ad un bel montaggio e ad una colonna sonora che introduce e ritma molte delle scene. Queste rispecchiano lo stato emotivo dei personaggi, che possono essere antipatici, odiosi o estremamente ambiziosi, ma non per questo poco strutturati o irreali. La storia sportiva come metafora di vita e contrasto di emozioni tra amicizia, guerra in amore e raggiungimento dei propri obiettivi personali è davvero ben scelta.   

giovedì 15 ottobre 2020

Suspiria (2018)


Regia: Luca Guadagnino

Anno: 2018

Titolo originale: Suspiria

Voto e recensione: 6/10

Pagina di IMDB (6.8)

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Riadattamento (anzi in questo caso proprio remake)  del Suspiria di Dario Argento. Nel cast figurano Dakota Johnson e Tilda Swinton: parto da un accenno al cast proprio per evidenziare che quest'ultima ricopre ben tre ruoli. Un punto chiave del nuovo film di Guadagnino sta nel concentrare gran parte del girato focalizzandosi sulle numerose scene di danza e ballo, che rievocano in maniera straordinaria riti o formule dall'alto contenuto visivo, in piena sinergia con il tema della stregoneria. Purtroppo la parte musicale invece non è coerente con le aspettative create dal ballo e dalla danza, non riesce mai ad incidere, neanche quando volutamente e visibilmente il tono ed il volume vengono alzati per far breccia. Tralasciando questo aspetto, Guadagnino fa il suo lavoro e lo rende suo: non si intimorisce di fronte all'originale ed in maniera abbastanza anarchica lo riadatta alle proprie esigenze, pur sfruttando la base della trama. Una regia accorta, più raffinata, con scene molti forti che si concentrano sui corpi portati al limite, tra ossa e pelle sempre in evidenza. Eppure, anche con gli attuali strumenti a disposizione, abbiamo un horror che convince, ma a metà: difficile spaventare ancora lo spettatore. L'ambizione e la vena artistica ci sono, il senso di un genere che avrebbe potuto avere tra le propria fila un film più terrificante no.

mercoledì 6 maggio 2020

Chiamami Col Tuo Nome (2017)




Regia: Luca Guadagnino
Anno: 2017
Titolo originale: Call Me By Your Name
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.9)
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Allora, la storia è bella, sarei curioso anche di leggere il libro. Però è anche abbastanza noiosa, un po' come se fosse lontana e distaccata. La cosa strana è che si tratta di quella noia piacevole. Così come la presentazione dei personaggi e della famiglia soprattutto. A me personalmente è stata un po' sul cazzo fin da subito, forse per invidia: non è la famigliola del Mulino Bianco, ma una di quelle con una marcia in più su tutto. Sono benestanti, sono ricchissimi culturalmente, ma anche eticamente e moralmente. Genitori, come amici e figli. Liberi, aperti mentalmente, inseriti in un contesto in cui affrontare alcune tematiche come l'omosessualità poteva essere ancora più difficile che oggi. Ma la cosa bella è che questi problemi vengono affrontati dagli adulti come dovrebbero essere: non problemi. Semplici dati di fatto, o anzi opportunità per star ben ed essere felici. Non è quindi una delle solite storie in cui il mondo è duro e difficile (quello lo sappiamo che è così), in cui si è incompresi, ma è una di prime esperienze ad ogni modo non semplicissime. Ed in cui il protagonista deve imparare a conoscere se stesso. Imparerà ad essere felice, come a soffrire, perchè comunque niente è easy e non è detto che finisca bene. Colonna sonora direi abbastanza strepitosa.