martedì 1 settembre 2026

Vivarium (2019)

 

Regia: Lorcan Finnegan
Anno: 2019
Titolo originale: Vivarium
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (5.8)
Pagina di I Check Movies
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Strepitoso (STRE PI TO SO), per me una vera sorpresa senza alcuna aspettativa. Vivarium può iniziare come una commedia, poi passa al dark, ma la vera ossatura di questo nonsense potrebbe essere invece proprio l'horror. Due protagonisti soltanto nella pratica, una scenografia volutamente finta e costruita, un loop labirintico che riesce a sopprimerti anche grazie al ritmo lento accuratamente scelto. Un film che consiglierò anche nelle serate da intenditori per non tirar fuori sempre i soliti titoli.

Dietro la macchina da presa c'è lo sconosciuto Lorcan Finnegan, che con la sceneggiatura di Garret Shanley costruisce quella che di fatto è una fiaba nera travestita da satira immobiliare. I due protagonisti, Gemma e Tom, interpretati rispettivamente da Imogen Poots e da un Jesse Eisenberg volutamente spento e in modalità pilota automatico, si ritrovano intrappolati in un quartiere di villette a schiera tutte identiche. È un'idea semplicissima, quasi da cortometraggio, eppure Finnegan riesce a tirarla per tutta la durata del film senza farla sembrare mai un artificio sfruttato all'osso.

Quello che mi ha colpito è come il film cambi pelle più volte senza mai perdere coerenza. Parte quasi come una commedia sul purgatorio del mercato immobiliare, con un agente talmente fuori scala da risultare comico nella sua inquietudine e infine si scopre molto più pesante e puro nel momento in cui capisci che quella casa, quel prato tagliato con precisione chirurgica, quelle nuvole finte che sembrano dipinte, non sono un incidente ma una trappola pensata apposta. La scenografia lavora proprio su questo, tutto è troppo pulito, troppo simmetrico, troppo finto per essere vero, ed è proprio quella finzione dichiarata a mettere a disagio più di qualsiasi jumpscare.

Il film costruisce tutto sul senso di ripetizione e di trappola da cui non si può uscire, e diventa il veicolo perfetto per parlare di temi più grandi, la routine domestica che si trasforma in prigione, i ruoli imposti dentro una coppia, l'angoscia di sentirsi osservati e privi di controllo sulla propria vita. Finnegan non spiega mai nulla a parole, lascia che sia il non detto a costruire il disagio, e proprio per questo il film resta addosso molto più a lungo di quanto la sua premessa da un'idea sola farebbe pensare. Non è un film che ti dà risposte, è un film che ti lascia lì con l'ansia addosso, e proprio per questo funziona.

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