lunedì 14 settembre 2026

Kyuss - Welcome To Sky Valley

 

Artista. Kyuss
Anno: 1994
Tracce: 10
Formato: CD
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Con i Queens of the Stone Age avevo già incontrato Josh Homme, e sapere che prima di loro c'erano stati i Kyuss era abbastanza per incuriosirmi. Welcome to Sky Valley  è il disco che li ha consacrati, e ascoltarlo spiega molte cose su quello che Homme avrebbe fatto dopo, e su come lo stoner rock abbia trovato la sua forma definitiva.

La storia dei Kyuss ha qualcosa di quasi leggendario: nati a Palm Desert, California, suonavano concerti nel deserto usando generatori a benzina per alimentare le apparecchiature, per piccoli gruppi di persone radunate nel nulla assoluto. Homme aveva quattordici anni quando fondò la band; nel 1993 aprivano per i Metallica in Australia; nel 1994 uscì questo disco. La copertina, una strada asfaltata che taglia il deserto e si perde nell'orizzonte sotto un tramonto rosso, è diventata un'immagine iconica dello stoner metal quasi quanto la musica che contiene.

Il disco è strutturato con dieci tracce e in tre suite senza titoli di sezione, con i brani che scorrono uno nell'altro senza pause evidenti, come se l'intenzione fosse quella di costruire un unico lungo viaggio piuttosto che una raccolta di canzoni. Le chitarre di Homme sono accordate verso il basso, con una distorsione secca e sabbiosa che suona come se il deserto fosse entrato nello studio. Il basso di Scott Reeder è così presente da sembrare una terza chitarra. John Garcia alla voce non urla e non sussurra: canta, con una naturalezza quasi soul che si incastra nella musica senza sovrastarla.

Gardenia apre il disco con un riff che sembra il motore di una muscle car che parte: cinque minuti di rock pesante e lento che stabiliscono subito le regole del gioco. Demon Cleaner è il singolo più noto, ipnotico e ossessivo, con quel giro di chitarra che si ripete fino a diventare quasi meditativo. Odyssey accelera come una moto in autostrada deserta al tramonto. Supa Scoopa and Mighty Scoop, col titolo più bizzarro del disco, è forse il momento più potente: Homme lascia che il groove faccia il lavoro invece del volume, e il risultato è devastante.

Non è musica da mettere su distrattamente, e non è musica per tutte le occasioni. È stoner rock nel senso più puro del termine: richiede tempo, attenzione, e una certa predisposizione ad abbandonarsi al ritmo senza aspettarsi che arrivi da qualche parte in fretta. Ma quando ci si entra dentro, è difficile uscirne.

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