The Belko Experiment è un horror action del 2016 diretto da Greg McLean, ma soprattutto scritto e prodotto da James Gunn, quello di Guardians of the Galaxy, che in origine voleva dirigerlo lui stesso ma ha preferito lasciare ad altri il compito di girare tante scene così violente. Il soggetto è semplice e cattivo: ottanta impiegati americani, chiusi nel grattacielo della Belko Industries a Bogotá, si ritrovano intrappolati dopo che una voce misteriosa dagli altoparlanti ordina loro di uccidersi a vicenda, pena l'esplosione dei chip che tutti hanno impiantato nella nuca.
Il paragone che viene naturale è con Battle Royale, e non è un caso, visto che nel trailer risuona addirittura lo stesso Requiem di Verdi. Paragone comunque impietoso secondo me. Qui però il contesto da ufficio, con fotocopiatrici, distributori automatici e riunioni che si trasformano in tribunali sommari, dà tutto un altro sapore alla cosa, quasi una satira feroce della vita da colletti bianchi portata alle estreme conseguenze. Il cast è pieno di facce note in ruoli minori, da Michael Rooker a John C. McGinley, il dottor Cox di Scrubs, ma il protagonista è John Gallagher Jr., che regge bene il ruolo dell'impiegato modello costretto a diventare qualcos'altro pur di sopravvivere.
Il film non si perde in troppi preamboli, parte subito forte e non si tira indietro sul gore, ma proprio per questa fretta di arrivare al dunque finisce per trascurare gli sfondi e le motivazioni, restando più un esercizio di tensione ben congegnato che un'opera che lascia il segno. Si guarda in fretta, novanta minuti scarsi, e si dimentica altrettanto in fretta, ma nel mentre la carneficina fa il suo mestiere.

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