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mercoledì 29 aprile 2026

Jeffery Deaver, Isabella Maldonado - Fatal Intrusion

 
Autore: Jeffery Deaver, Isabella Maldonado
Anno: 2024
Titolo originale. Fatal Intrusion
Pagine: 510
Voto e recensione: 3/5
Acquista su Amazon 
 
Trama del libro e quarta di copertina:
 Carmen Sanchez è un’agente dell’FBI che rispetta le regole, è ligia al distintivo e serve il Paese con coraggio e senso della giustizia. Ma quando sua sorella subisce un’aggressione da cui riesce a sfuggire per pura fortuna, Sanchez capisce di trovarsi davanti a un mostro inafferrabile, che non riuscirà a incastrare con un’indagine tradizionale. Il killer, infatti, oltre a essere spietato, è troppo bravo a nascondersi, troppo bravo a colpire al momento giusto, troppo abile a sfuggire alla polizia… E se lei vuole impedire che altro sangue venga versato nelle strade della California meridionale dovrà rinunciare ai protocolli e tentare il tutto per tutto.
La necessità di trovare risposte in fretta la costringe a rivolgersi al professor Jake Heron, brillante ed eccentrico esperto di sicurezza privata per cui le regole sono solo suggerimenti. Li lega un passato difficile e i loro rapporti sono ancora tesi, ma Heron non ha scelta: deve aiutarla a capire chi è il killer.
Nelle settantadue ore che seguono, Sanchez ed Heron si ritrovano a giocare una partita a scacchi con l’assassino, cercando di fermare la carneficina. Ma la ragnatela del killer è più intricata di quanto potessero pensare, e rischia di intrappolare anche loro…
 
Commento personale e recensione:
Ho letto molto di Jeffery Deaver, quasi tutto a dire il vero. E ci sono molto legato, sebbene molti suoi romanzi siano stati una vera e propria delusione. Però repentinamente, se mi capita l'occasione ci riprovo. Passando dalla libreria ho notato che veniva pubblicizzato il suo ultimo romanzo, in collaborazione con Isabella Maldonado, e mi è ha acceso nuovamente la curiosità. Ho scoperto che si trattava del secondo libro di una nuova saga (e te pareva!) con inserti informatici e molto moderno. Approvato! Soprattutto perchè tra i suoi lavori che preferisco c'è Profondo Blu. Purtroppo, mi aspettavo qualcosa di molto più realistico, in questo caso la visione hacker e i giochetti da poter fare sono molto hollywoodiani. Per cui il fenomeno di turno scrive a tutta velocità sulla tastiera e spegne i semafori, oppure accede a telecamere di sicurezza, sposta denaro... Senza però entrare nel merito tecnico e con neanche mezza spiegazione. Quindi ok il thriller rocambolesco con vari colpi di scena, la voglia di stupire e l'interesse per le innovazioni.... Però mi aspettavo di più. Resto ad ogni modo soddisfatto perchè è stato un piacere leggerlo.

sabato 28 marzo 2026

Una Scomoda Circostanza - Caught Stealing (2025)

 
Regia: Darren Aronofsky
Anno: 2025
Titolo originale: Caught Stealing
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.8)
 Pagina di I Check Movies
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Se state cercando un thriller che sappia di asfalto, sudore e nostalgia sporca, fermatevi qui. Disponibile su Prime Video , Caught Stealing ci riporta dritti nel 1998, in una New York che sembra quasi un personaggio a sé stante: caotica, pericolosa e terribilmente affascinante. Il protagonista è Hank Thompson, interpretato da un magnetico Austin Butler . Il ragazzo è un ex promessa del baseball la cui carriera è finita prima di iniziare; ora serve drink in un bar del Lower East Side e tiene un profilo basso, perchè di più non può La sua vita tranquilla va in pezzi quando il suo vicino di casa sparisce nel nulla, lasciandogli in custodia un gatto . Da quel momento, Hank diventa il bersaglio di mezza malavita di New York, inclusa una spietata mafia russa che non si fa troppi problemi a usare le maniere forti. Darren Aronofsky ricostruisce NYC ed il 1998 in modo magistrale. Niente filtri patinati, solo il realismo crudo di fine millennio. Butler dal canto suoriesce a trasmettere perfettamente il senso di smarrimento di un uomo comune che viene picchiato, rincorso e messo alle strette, ma che ritrova la grinta del battitore quando serve. È un thriller che non ti lascia respirare. Ogni volta che pensi che Hank sia al sicuro, spunta un nuovo problema (o un nuovo sicario). Come film spiazza un po' perchè molta violenza (forse gratuita) e questa c'è anche nelle occasioni che non ti aspetti. Inizialmente ero molto dubbioso, anche per questo aspetto, ma andando avanti ho capito che non era poi così male. 


martedì 24 marzo 2026

Mercy - Sotto Accusa (2026)

 
Regia: Timur Bekmambetov
Anno: 2026
Titolo originale: Mercy
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (6.3)
Pagina di I Check Movies
 Iscriviti a Prime Video  




L'idea di fondo di Mercy  è una di quelle che oggi fanno paura proprio perché non sembrano fantascienza: un tribunale gestito da un'intelligenza artificiale che decide, in novanta minuti e senza appello, se un imputato è colpevole. Giudice, giuria e boia in un'unica entità digitale. In una Los Angeles del 2029 soffocata dalla criminalità, il sistema si chiama Mercy Capital Court, e se non riesci ad abbassare la tua probabilità statistica di colpevolezza entro il limite prestabilito, la sentenza è immediata: esecuzione. Premessa potente, attuale, disturbante.

Il protagonista è il detective Chris Raven ( Chris Pratt ) che si ritrova dall'altra parte della sedia: accusato dell'omicidio della moglie, novanta minuti per dimostrare la propria innocenza davanti al giudice Maddox, l'IA con il volto glaciale di Rebecca Ferguson. E il paradosso è che Raven è stato tra i sostenitori del sistema stesso. C'è materiale interessante, in tutto questo, per un film che abbia qualcosa da dire sul rapporto tra algoritmi, giustizia e responsabilità umana. Anche cosiderando che giusto questo weekend abbiamo votato per una riforma costituzionale della Giustizia. Peccato che il regista Timur Bekmambetov scelga quasi subito di buttare via l'ambizione e correre verso il thriller d'azione frenetico, ipermontato, affollato di finestre digitali, bodycam e pop-up che si sovrappongono sullo schermo in un flusso incessante che alla lunga stordisce più che coinvolge.

Rebecca Ferguson è la cosa migliore del film, calibrata, artificiale, magnetica, capace di costruire qualcosa di inquietante solo con micro-variazioni di tono. Ma il copione non sa cosa farne, e la addomestica progressivamente fino a trasformarla da minaccia in possibile alleata. È lì che il film tradisce la sua premessa: riesce a mettere in scena la pena di morte automatizzata e poi arriva a una morale del tipo "anche le macchine imparano". Per un film che parte da un'idea così radicale, è una conclusione disarmante.

Il confronto con Minority Report è inevitabile e impietoso. Non è un brutto film nel senso che non annoia, ma è un film che spreca sistematicamente quello che avrebbe potuto essere. L'idea valeva molto di più di quello che è uscito.

martedì 17 marzo 2026

Young Sherlock [Stagione 1]

 
Anno: 2026
Titolo originale: Young Sherlock
Numero episodi: 8
Stagione: 1 
 
Su Sherlock Holmes ci saranno decine di romanzi apocrifi e pure film o serie TV, perchè è innegabilmente un personaggio che funziona. A questo giro ci riprova anche Guy Ritchie ben sapendo che Sherlock è uno di quei personaggi che resiste a qualsiasi riadattamento, qualsiasi epoca, qualsiasi formato e la versione giovane non fa eccezione. Hero Fiennes Tiffin nei panni di un Holmes diciannovenne, grezzo, ancora lontano dal detective metodico che diventerà, ha il suo fascino. Il personaggio regge. Il problema è quasi tutto il resto.

La serie è diretta e prodotta da Guy Ritchie, alla sua terza incursione nel mondo di Holmes dopo i due film con Robert Downey Jr. E si sente: c'è la sua firma ovunque, nel ritmo frenetico, nelle sequenze d'azione ogni quindici minuti, nella colonna sonora rock che non ha niente di vittoriano. L'ambientazione è Oxford del 1871, ma l'atmosfera è più quella di un film d'azione moderno travestito da periodo storico. La serie si sposta da Oxford a Parigi a Costantinopoli con una velocità che non lascia mai respirare niente: né i personaggi né la trama.

Ed è proprio qui il problema. La trama è la parte più debole di tutto. Le intuizioni di Sherlock, quegli sprazzi di deduzione che dovrebbero essere il cuore del personaggio  ci sono, ma sono poche, inserite quasi di passaggio, insufficienti a sostenere otto episodi di complotto globale. La base narrativa è talmente fragile che le svolte si succedono senza che niente sembri davvero costruito. Si passa da un colpo di scena all'altro senza che nessuno abbia il tempo di diventare credibile. Il risultato è una serie che in potenza avrebbe molto da offrire, il cast non è male, Moriarty nelle mani di Dónal Finn funziona benissimo, Colin Firth è Colin Firth, ma che nel complesso resta su un livello decisamente infantile, più vicino a un teen drama d'avventura che a un vero mystery.

Vale la visione? Sì, con aspettative calibrate. Se cerchi un Sherlock Holmes che ragiona, deduce e ti tiene sulle spine con la testa, guardati la BBC. Se vuoi otto episodi scorrevolissimi con qualche momento divertente e un protagonista che ha il potenziale per crescere, Young Sherlock ci sta. Ma la sensazione, alla fine, è quella di una serie che poteva essere molto di più.

sabato 14 marzo 2026

Ken Follett - Per Niente Al Mondo

 Per niente al mondo
Autore. Ken Follett
Anno: 2021
Titolo originale: Never
Pagine. 732
Voto e recensione: 3/5
Acquista su Amazon 
 
Trama del libro e quarta di copertina:
Il nuovo romanzo di Ken Follett costituirà una sorpresa per i suoi milioni di lettori. "Per niente al mondo" segna un cambio di rotta rispetto ai suoi romanzi storici. Ambientato ai giorni nostri narra di una crisi globale che minaccia di sfociare nella terza guerra mondiale, lasciando il lettore nell'incertezza fino all'ultima pagina. Più di un thriller, "Per niente al mondo" è un romanzo ricco di dettagli reali che si muove tra il cuore rovente del deserto del Sahara e le stanze inaccessibili del potere delle grandi capitali del mondo. 
 
Commento personale e recensione
Era una vita che non leggevo un romanzo di Ken Follett ed ho ripreso con questo suo romanzo un po' atipico nel genere. E' infatti concentrato sulla geopolitica ai giorni d'oggi e leggerlo proprio in questo periodo (ma se ci pensiamo ogni altro periodo che conosciamo è "particolare") in cui la Russia sta continuando la propria guerra d'invasione e sterminio contro l'Ucraina e l'asse USA - Israele ha attaccato pochi giorni fa l'Iran, lo fa essere terribilmente attuale. Follett forse non si trova però troppo a suo agio con i tempi moderni, per questo il libro funziona solo in parte a mio avviso, con le pagine migliori dedicate all'azione, mentre un po' semplicistiche quelle (moltissime) che si occupano proprio di geopolitica. In realtà l'autore fa di tutto per evidenziare che da piccole scaramucce o scelte sbagliate si possano causare guerre nucleari. Questo lo fa bene, anche se ogni decisione sembra un po' tirata per i capelli ed i disastri che ne comporta avverranno in maniera esponenziale con velocità disarmante. Non è il miglior romanzo dello scrittore ovviamente, ma i punti per riflettere sono innumerevoli, anche se tra azione e fantapolitica lo vediamo più a suo agio con la prima. La cosa buffa è che probabilmente però la seconda risulta oggi più realistica. Ci sono infatti varie storie che si intrecciano e le mie preferite restano quelle di Abdul, agente della CIA in missione in Africa, e Kiah, giovane ragazza ciadiana che cerca di emigrare illegalmente in Europa. Le altre storie sono più politiche e se da una parte sembra che tutti lavorino per non arrivare all'escalation atomica, dall'altra sembra che tutto risulta inevitabile ed alla fine non è colpa di nessuno (o di tutti). 

giovedì 5 marzo 2026

Tullio Avoledo - Mare Di Bering

 Mare di Bering
Autore: Tullio Avoledo
Anno: 2003
Titolo originale: Mare Di Bering
Pagine: 398
Voto e recensione: 3/5
Acquista su Amazon 
 
Trama del libro e quarta di copertina:
 Un magnate del Nord-Est vuole a tutti i costi procurare una laurea ad honorem alla giovane amante. Si rivolge a Mika, il protagonista, che di professione procura tesi preconfezionate a studenti inguaiati. Il ragazzo non sa che pesci pigliare e alla fine incarica due malavitosi, suoi vicini di casa, di minacciare Aurelio Scarfatti, giovane professore di diritto alle università di Bologna e di Urbino, affinché faccia ottenere all'illustre raccomandata la laurea ad honorem. Ma Mika non sa che quei due stessi malavitosi hanno ricevuto l'incarico di farlo fuori, o almeno punirlo severamente, da uno studente insoddisfatto della tesi acquistata. Né i due malavitosi sanno che la persona per cui lavorano è la stessa che devono punire.
 
Commento personale e recensione:
 
Trovare una copia di Mare di Bering non è stato semplice. Non c'era in digitale, non si trovava in libreria, e alla fine ho ripiegato su una copia usata. Una piccola caccia, che già di per sé dice qualcosa su quanto Avoledo fatichi a restare accessibile nonostante la qualità della sua scrittura.

Il romanzo è il secondo della sua produzione, uscito nel 2003 dopo L'elenco telefonico di Atlantide, e pur non ritrovando  Giulio Rovedo, il protagonista già conosciuto nel primo libro. abbiamo un personaggio quasi simile, con la sua antipatia di fondo, quella capacità di filtrare il mondo con un cinismo tagliente che non cerca la simpatia del lettore e non la ottiene, almeno da parte mia. Eppure funziona, perché è coerente, e Avoledo lo sa usare bene come lente narrativa.

La prolissità che avevo già notato nell'esordio è ancora qui, con tutte le digressioni e le dilatazioni che la caratterizzano, nel bene e nel male. È uno stile che richiede pazienza ma che quando ingrana ha una sua logica, un suo ritmo. Il problema, semmai, sta altrove: il romanzo ha una struttura ucronica, ovvero ambientata in una linea temporale leggermente alterata rispetto alla nostra. E qui mi sono fatto una domanda che non sono riuscito a togliermi dalla testa: perché? Perché la scelta ucroníca? Le modifiche rispetto alla realtà sono poche, inserite quasi di passaggio nei dialoghi tra personaggi, accennate più che costruite, e non cambiano nulla di sostanziale alla storia. Sarebbe cambiato qualcosa se il romanzo fosse stato ambientato nella nostra linea temporale? Probabilmente no. L'ucronia, che di solito serve a spostare il piano della realtà per dire qualcosa di diverso su di essa, qui sembra più un vezzo che una scelta narrativa consapevole. Un'etichetta appesa su una storia che avrebbe funzionato benissimo senza.

Detto questo, come già con Come si uccide un gentiluomo, la lettura non è stata male. C'è tanta carne al fuoco, forse troppa, ma Avoledo sa come tenerti dentro la storia anche quando ti fa girare in tondo. E alla fine vai avanti, quasi senza accorgertene.

martedì 3 marzo 2026

13 Peccati (2014)

 
Regia: Daniel Stamm
Anno. 2014
Titolo originale: 13 Sins
Voto e recensione: 4/10 
Pagina di IMDB (6.3)
Pagina di I Check Movies
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Se c’è una cosa che 13 Peccati fa benissimo è farti dire: “Ok, adesso voglio vedere dove va a parare questa follia”. E nella prima parte ci riesce davvero.
Il film è il remake americano di un’opera thailandese, diretto da Daniel Stamm e interpretato da Mark Webber, che qui veste i panni di un uomo qualunque con una vita che definire complicata è poco: problemi economici, lavoro precario, responsabilità familiari che pesano come macigni. Poi arriva la telefonata. Un gioco. Tredici prove. Ogni prova superata, soldi. Sempre di più. Sempre peggio.
L’idea non è originalissima, diciamolo subito. Il meccanismo del “gioco perverso” che costringe il protagonista a oltrepassare progressivamente limiti morali lo abbiamo visto diverse volte, e si sente. Però funziona. Funziona perché la prima metà è costruita con un crescendo intelligente: ogni sfida è più disturbante della precedente, ma resta ancora in una zona di plausibilità. Ti chiedi cosa faresti tu. Ti immedesimi. E lì il film ti tiene.
C’è una tensione quasi da thriller sociale, con quel sottotesto sulla disperazione economica che rende il tutto più amaro. Non è solo voyeurismo della crudeltà: è la tentazione del denaro facile quando sei con le spalle al muro. E questo aggancio emotivo regge bene.
Il problema arriva dopo.
Quando la storia decide di alzare la posta in modo esagerato. Quando la sospensione dell’incredulità viene stirata fino a spezzarsi. Le prove diventano sempre più improbabili, l’organizzazione dietro al gioco assume contorni quasi onnipotenti, e i colpi di scena iniziano a sembrare inseriti più per scuotere lo spettatore che per vera necessità narrativa.
Si passa da “potrebbe succedere” a “ma dai, seriamente?”.
E lì qualcosa si rompe. Non perché il film diventi improvvisamente inguardabile, ma perché perde quella forza iniziale, quel senso di inquietudine concreta. Il finale prova a rilanciare con twist e rivelazioni, ma il risultato è più artificiale che sconvolgente. Sembra voler strafare quando invece avrebbe funzionato molto meglio restando più asciutto, più crudele nella sua semplicità.
Resta comunque un thriller che si lascia guardare, con un ritmo solido e un’idea di base intrigante. Non rivoluziona nulla, non lascia un segno profondo, ma per buona parte del tempo riesce a farti stare incollato allo schermo. E in un genere inflazionato, non è poco.
Peccato solo che, arrivato al momento decisivo, scelga la strada più rumorosa invece di quella più intelligente. 

domenica 1 marzo 2026

L'Illusione Perfetta - Now You See Me: Now You Don't (2025)

 
Regia: Ruben Fleischer
Anno: 2025
Titolo originale:  Now You See Me: Now You Don't
Voto e recensione: 2/10
Pagina di IMDB (5.9)
Pagina di I Check Movies
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Ci risiamo. Pensavo che dopo il secondo capitolo avessimo toccato il fondo, e invece Now You See Me: Now You Don’t riesce nell’impresa quasi commovente di scavare ancora. Se il primo film  aveva il merito di essere un giocattolone furbo, patinato e con un ritmo che copriva le crepe, qui siamo davanti a un’operazione stanca, rumorosa e sorprendentemente svogliata. E sì, è davvero peggiore perfino di Now You See Me 2, che già non brillava per coerenza narrativa.
La trama è talmente fragile che sembra scritta su un tovagliolino durante una pausa pranzo particolarmente distratta. Colpi di scena che non sorprendono, motivazioni dei personaggi che cambiano a seconda delle esigenze della scena, svolte narrative che arrivano senza essere preparate. Non è nemmeno il classico caso di “film leggero che non si prende sul serio”: qui il problema è proprio strutturale. Sembra che ogni sequenza viva di vita propria, come sketch slegati cuciti insieme in post-produzione. Il risultato è un racconto che non scorre, non coinvolge, non costruisce tensione. Ti ritrovi a guardare lo schermo con la sensazione costante che manchi qualcosa. E infatti manca: un’idea.
Il primo Now You See Me giocava con l’illusione e con il fascino del trucco cinematografico, trasformando la magia in spettacolo pop. Qui la magia diventa un pretesto svuotato, un filtro glitterato per coprire buchi enormi. Le forzature sono talmente evidenti che quasi ci si aspetta che uno dei protagonisti si giri verso la camera e dica: “Tranquilli, è solo cinema”. Ma nemmeno l’autoironia salva il disastro. Ogni scena sembra urlare “guardate quanto siamo furbi”, quando in realtà tutto appare prevedibile e meccanico.
Il ritmo è schizofrenico: si passa da spiegoni imbarazzanti a sequenze d’azione confusionarie, senza che ci sia un vero crescendo. I personaggi, che nel primo film avevano almeno un minimo di carisma , qui diventano figurine. Entrano, escono, fanno cose improbabili, pronunciano battute che dovrebbero essere brillanti ma restano sospese nel vuoto. Non c’è empatia, non c’è tensione, non c’è nemmeno quel minimo di divertimento da blockbuster scanzonato. Solo una sensazione crescente di tempo che scorre inutilmente.
La cosa che irrita di più non è nemmeno la bruttezza in sé. È la sciatteria. Sembra un prodotto concepito esclusivamente per sfruttare un marchio, senza alcuna reale voglia di raccontare qualcosa. E questo, al netto di budget, effetti speciali e cast, è imperdonabile. Perché il cinema commerciale può essere leggero, può essere esagerato, può essere sopra le righe. Ma non può essere vuoto.
Uscendo (o spegnendo, che forse è la scelta più saggia) resta quella fastidiosa sensazione di aver assistito a uno spreco collettivo: di tempo per chi guarda e di risorse per chi produce. Non è nemmeno il classico “film brutto ma divertente”. È semplicemente un film che non funziona. E quando un film che parla di illusioni riesce a far sparire solo la pazienza dello spettatore, forse il trucco è davvero riuscito male.

 
 

mercoledì 14 gennaio 2026

Hotel Artemis (2018)

 
Regia: Drew Pearce
Anno: 2018
Titolo originale: Hotel Artemis
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.1)
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Quando ci si approccia a un film come Hotel Artemis, capita spesso di provare quella sensazione ambivalente legata al cast: ci sono momenti in cui, vedendo apparire un volto di uno spessore immenso come quello di Jodie Foster, dici con serenità "Ah, che bello, c’è anche lei!". Ti aspetti che la sua presenza sia il marchio di garanzia su un’opera memorabile. Altre volte, invece, procedendo nella visione, ti ritrovi a sentenziare con un pizzico di rammarico: "Ma guarda te cosa si è messa a fare". Con questo non voglio dire che il film sia brutto in senso assoluto, ma rimane addosso quella sensazione di un’occasione sprecata, di un talento monumentale prestato a una causa che non lo valorizza fino in fondo.

​L’idea alla base della pellicola è senza dubbio intrigante, pur richiamando inevitabilmente quell'immaginario dell'albergo-rifugio per criminali già visto e apprezzato nella saga di John Wick con il Continental. L'ambientazione in una Los Angeles distopica e futuristica, sconvolta dalle rivolte per l'acqua, offre una cornice suggestiva per questo ospedale clandestino dove vige un rigido codice di condotta. Tuttavia, nonostante le premesse, il film non riesce mai a decollare davvero e lo trovo, in fin dei conti, "niente di che". Il limite principale risiede nella mancanza di spessore e di approfondimento: la trama scorre via senza mai scavare troppo sotto la superficie, lasciando lo spettatore con più domande che risposte sulle motivazioni dei protagonisti.

​Il film mette in campo una serie di personaggi che sulla carta avrebbero potuto essere affascinanti, ma che finiscono per affollare la narrazione senza essere delineati a dovere. Sarebbe stato meglio ridurne il numero se mancava lo spazio o il tempo per dar loro una vera identità e un arco narrativo compiuto. Invece, ci si ritrova davanti a un mosaico di figure che entrano ed escono dall'inquadratura senza lasciare un segno profondo, rendendo il ritmo a tratti frammentato. Rimane un’opera stilisticamente curata, con una fotografia interessante e un’atmosfera cupa che cattura l’occhio, ma che purtroppo non riesce a colmare i vuoti di una sceneggiatura un po' troppo esile per le ambizioni che sembrava avere inizialmente.


sabato 27 dicembre 2025

Fuga Da Pretoria (2020)

 
Regia: Francis Annan
Anno: 2020
Titolo originale: Escape From Pretoria
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (6.8)
Pagina di I Check Movies
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Escape from Pretoria (2020), diretto da Francis Annan, è uno di quei film che partono in sordina e finiscono per stringerti la gola senza mai mollare la presa. Un prison escape movie nel senso più classico del termine, ma rivitalizzato da una messa in scena asciutta e sorprendentemente moderna.

Ambientato nel Sudafrica dell’apartheid e ispirato a una storia vera, il film segue due attivisti anti-regime rinchiusi nel famigerato carcere di Pretoria. La trama è semplice, quasi elementare, ed è proprio qui che Annan gioca la sua partita migliore: niente fronzoli, niente sottotrame inutili, solo un obiettivo chiarissimo e una tensione che cresce scena dopo scena.

Il punto di forza del film sta nell’ansia crescente, costruita con pazienza maniacale. La macchina da presa si sofferma su piccoli gesti ripetuti, dettagli apparentemente insignificanti che diventano cruciali: una chiave, una porta, un rumore fuori tempo. La ripetizione non annoia, anzi, amplifica l’attesa e trasforma ogni minimo progresso in una conquista sudata.

Daniel Radcliffe funziona sorprendentemente bene in un ruolo fisico e concentrato, lontano da ogni tentazione istrionica. Il suo personaggio vive di nervi tesi, sguardi rapidi e silenzi carichi di paura. Il film non ha bisogno di grandi spiegazioni o monologhi: tutto passa attraverso l’azione e la tensione del momento.

Escape from Pretoria riesce così nell’impresa non scontata di tornare a un tema classico come la fuga dalla prigione senza farlo sembrare vecchio. È un film che punta tutto sull’essenzialità, sul tempo che scorre lento e sulla suspense pura, ricordandoci che, a volte, bastano una buona idea e una regia intelligente per tenere lo spettatore incollato allo schermo.

Un thriller solido, teso e coinvolgente, che fa della semplicità la sua arma migliore. Niente effetti speciali, niente clamore: solo serrature, attese e cuore che batte sempre più forte. E tanto basta.

sabato 20 dicembre 2025

Candy Land (2022)

 
Regia: John Swab
Anno: 2022
Titolo originale: Candy Land
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (5.3)
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 Candy Land (del 2022), diretto da John Swab, è uno di quei film che sembrano partire come un thriller indipendente qualunque e poi, scena dopo scena, ti trascinano in una spirale sempre più sporca e disturbante. Non tanto per la violenza in sé, quanto per l’atmosfera: un’America marginale, notturna, fatta di motel scrostati, strade provinciali e vite che si consumano a bordo carreggiata. In potenza andrebbe tutto bene, nei fatti invece abbiamo un sacco di punti deboli.
La storia ruota attorno a Remy (Olivia Luccardi), giovane donna appena uscita da una comunità religiosa ultra-rigida. La sua “liberazione” coincide però con l’ingresso in un mondo altrettanto claustrofobico: quello di un gruppo di sex worker che ha base in un motel di una non meglio precisata periferia del Midwest americano. Il soprannome Candy Land suona ironico fin da subito: qui non c’è nulla di dolce, solo sopravvivenza, cinismo e una costante sensazione di pericolo.
Swab gioca su due binari. Da una parte il racconto di formazione al rovescio di Remy, che passa da un controllo ideologico a uno economico e fisico (anche qui sulla carta); dall’altra un thriller strisciante, con la presenza di un serial killer che aleggia come una minaccia quasi astratta, più percepita che mostrata. Quando la violenza esplode, lo fa senza spettacolarizzazione: è secca, sporca, fastidiosa. Non funziona però troppo bene: le scene sono improvvise, scontate e ripetitive. Lo spettatore conosce già il volto del colpevole e pure il movente...
Il film non ha fretta. Anzi, a tratti sembra indugiare troppo sui dialoghi e sulle dinamiche interne al gruppo, ma è una lentezza voluta: serve a costruire un microcosmo credibile, fatto di solidarietà fragile e rivalità sotterranee. Olivia Luccardi regge bene il film sulle spalle, con un personaggio che cambia senza mai diventare davvero “eroico”. Nessuna redenzione facile, nessuna morale rassicurante.
Candy Land non è un horror tradizionale e nemmeno un thriller puro. È piuttosto un ritratto cupo e disilluso, che usa il genere per parlare di sfruttamento, controllo e illusioni di libertà. Non è un film perfetto, né particolarmente originale, si capiscono le buone intenzioni della sceneggiatura, anche se non bastano. 

mercoledì 17 dicembre 2025

Assassination (1987)

 
Regia: Peter R. Hunt
Anno: 1987
Titolo originale: Assassination
Voto e recensione: 3/10
Pagina di IMDB (5.2)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon 
 
Film:
Visto oggi Assassination è davvero quello che ti aspetti da un film d’azione anni ’80 con Charles Bronson: tanto machismo inspiegabile e poco altro che abbia un minimo di buon senso. La trama è ridicola, i dialoghi sembrano usciti da una fiera della pochezza, e il tutto si trascina più per inerzia che per logica o tensione reale.

Bronson interpreta Jay Killion, agente dei Servizi Segreti che deve proteggere la First Lady da una serie di attentati, e sì, tutto si svolge con la prevedibilità di un manuale di cliché: lei inizialmente lo detesta, poi scopre i rischi, fuggono insieme, qualche scena d’azione e boom, fine.

I dialoghi? Molto “guarda che esplode tutto!” e pochissima profondità. La sceneggiatura è piuttosto scarna e non aiuta a far decollare niente, mentre i personaggi secondari sono talmente piatti che potresti confonderli con sagome di cartone.

Nota positiva? Se cerchi un relitto nostalgico degli anni ’80, c’è almeno da apprezzare la presenza sullo schermo della coppia Bronson–Jill Ireland (lei, in uno dei suoi ultimi ruoli), che anche se non aggiunge molto alla qualità del film regala qualche momento leggermente più umano/ironico nel loro rapporto.
E per fan hardcore di Bronson che vogliono vedere il suo stoicismo incrollabile in azione, beh… quel lato lì c’è, anche se non basta a salvare il film.

In definitiva: penoso, con una trama da manuale del “tanto per tenere in piedi 88 minuti” e dialoghi che ti fanno rimpiangere persino il doppiaggio amatoriale. Ma se vuoi un pezzo di cinema ottantiano bizzarro e involontariamente comico, qualche secondo di curiosità lo strappa.

Edizione: DVD
Semplice DVD con traccia italiana in multicanale, ma nessun extra 

mercoledì 10 dicembre 2025

Tullio Avoledo - Come Si Uccide Un Gentiluomo


 
Autore: Tullio Avoledo
Anno: 2025
Titolo originale: Come Si Uccide Un Gentiluomo 
Voto e recensione: 3/5
Pagine: 384
Acquista su Amazon (libro o ebook)

Trama del libro e quarta di copertina:
L’avvocato Vittorio Contrada, Controvento per gli amici, uomo senza peli sulla lingua e molto pelo sullo stomaco, ha cambiato vita. Lasciato il diritto societario per seguire soltanto cause ambientali o comunque “eticamente valide”, ha chiuso con i viaggi da sogno, gli affari milionari, i lussi indescrivibili e i polli da spennare, per rifugiarsi in uno studio sgarrupato con la sola compagnia di Gloria Almariva, collega combattiva e testarda ben lontana dallo stereotipo dell’avvocata di grido. Una cosa però è rimasta a Vittorio: la voglia di scontrarsi, e di vincere. Oltre alla passione per le belle donne e le auto d’epoca, ovviamente. Così, quando Valerio Del Zotto emerge dal suo passato per consegnargli una valigetta – la sua mitica ventiquattrore da cui uscivano sempre tesori o idee inestimabili – e poi morire poco dopo, Vittorio non può restare a guardare. C’è del marcio in quella ventiquattrore, su cui Vittorio si impegna a indagare insieme a Gloria. Il caso ha a che fare con un’isolata comunità montana e una spregiudicata speculazione edilizia, ma tra i fiumi che cambiano corso e le vallate presi - diate dalle ruspe si muovono poteri molto più grandi di quanto i due avvocati riescano a immaginare. Anche se a essere più pericolose a volte sono cose molto piccole, quasi insignificanti: cose come le idee.
Tra una Milano che sale vorticosa – eccessiva, spietata, ingiusta – e un Friuli edenico e fiero che qualcuno sta cercando di distruggere, Come si uccide un gentiluomo è un romanzo nerissimo e dolce, arrabbiato ed esilarante, tenero e feroce, che rispecchia alla perfezione il mondo di oggi: ugualmente pieno di inquietudine e speranza.

Commento personale e recensione:
Dopo essere rimasto colpito dall'esordio di Tullio Avoledo, ho deciso di proseguire il viaggio nella sua bibliografia saltando direttamente al suo lavoro più recente, Come si uccide un gentiluomo. C'è una dote che devo riconoscere subito all'autore: la capacità di immergere il lettore nella storia con uno stile narrativo incredibilmente preciso e realistico. Avoledo non si limita a raccontare la trama, ma costruisce un mondo tridimensionale fatto di dialoghi da bar, digressioni musicali e cinematografiche, e riferimenti all'attualità che rendono tutto estremamente tangibile. È una scrittura che vive di dettagli, tanto che mi ha strappato un sorriso trovare persino un aneddoto sulla nostra Baratti, una piccola gemma di realismo locale che, pur non essendo centrale per la trama, impreziosisce l'atmosfera.
​Sul fronte dei personaggi, il protagonista Contrada è una figura riuscita: spigoloso, decisamente borderline e per nulla simpatico, ma è proprio questo a renderlo credibile; in fondo, non cerchiamo sempre eroi a tutto tondo o senza macchia. Meno convincente, invece, la figura di Ansaldo, che ho trovato eccessivamente caricaturale e antipatica, quasi una nota stonata rispetto agli altri comprimari che funzionano bene nell'economia del racconto. Purtroppo, però, devo constatare un difetto ricorrente: anche in questo romanzo il finale mi è sembrato il punto debole. Dopo aver costruito una tensione credibile per centinaia di pagine, la conclusione arriva in modo esagerato e rocambolesco, come se ci fosse la fretta di sistemare tutto in poche righe. Una scelta che, per contrasto, finisce per indebolire il grande realismo costruito nel resto del libro.

lunedì 8 dicembre 2025

Educazione Criminale (2025)

 
Regia: Nick Rowland 
Anno: 2025
Titolo originale: She Rides Shotgun
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.5)
Pagina di I Check Movies
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Educazione Criminale è quel tipo di film che parte con l’aria da “ne ho già visti cento così”, e in effetti… sì, la storia non brilla per originalità. Abbiamo la fuga, il legame complicato, il pericolo che incombe e un finale che, diciamocelo, lo indovini praticamente dopo dieci minuti. Ma — e qui arriva il punto — funziona.

Il film riesce a tenere insieme azione e dramma con un equilibrio sorprendentemente efficace: niente virtuosismi, niente ambizioni da capolavoro, solo un racconto lineare che va dritto al sodo e lo fa con mestiere. È semplice, ma curato. Il ritmo tiene, i personaggi hanno quel minimo di spessore che basta per non crollare nel cliché totale, e la messa in scena è abbastanza energica da tenerti lì senza che ti venga voglia di sbirciare il telefono.

Non è un film che ti cambia la giornata, né uno che ricorderai tra un mese. Forse neppure domani, se siamo sinceri. Però nel suo piccolo fa quello che promette: ti intrattiene, ti coinvolge quanto basta e scorre senza intoppi. A volte è tutto quello che serve.


domenica 7 dicembre 2025

Malice [Stagione 1]

 
Anno: 2025
Titolo originale: Malice
Numero episodi: 6
Stagione: 1
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 “Malice”, la mini serie in sei episodi disponibile su Prime Video , è una di quelle visioni che si guardano tutte d’un fiato solo perché, alla fine, dura poco. La curiosità spinge a vedere come andrà a finire, ma non si può dire che lasci davvero soddisfatti. Il personaggio del “cattivo” è talmente sgradevole da risultare insopportabile: il classico tipo viscido, manipolatore, sempre lì a insinuarsi dove non dovrebbe. Un profilo talmente esagerato e caricato da perdere qualsiasi credibilità, tanto che diventa difficile capire come mai ben due famiglie gli si siano legate così tanto. In più ci sono almeno una decina di scene che sembrano esistere solo per far funzionare la trama: coincidenze a dir poco generose, svolte forzate e colpi di fortuna fuori luogo. In pratica, una serie che scorre, si lascia guardare, ma che non convince davvero né per coerenza né per realismo. 

venerdì 5 dicembre 2025

Fuoco Assassino (1991)

 
Regia: Ron Howard
Anno: 1991
Titolo originale: Backdraft
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (6.7)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon
 
Film:
 Backdraft (titolo originale), diretto nel 1991 da Ron Howard, si presenta oggi come un classico film d'azione ad alto budget con un cast eccezionale, ma che, a trent'anni di distanza, risulta eccessivamente retorico, melodrammatico e prevedibile. Nonostante il successo con svariati milioni di incasso e un presunto impatto positivo sul reclutamento dei vigili del fuoco, l'esperienza visiva si trasforma in una visione stancante e, a tratti, involontariamente comica. Specie se visto oggi, nonostante nel mezzo ci sia stato un certo undici settembre.

​La forza innegabile del film risiede nelle spettacolari e realistiche scene di fuoco, fumo ed esplosioni, merito anche della dedizione dei protagonisti, Kurt Russell e William Baldwin, accreditati come stuntman. Tuttavia, l'eccellenza tecnica non riesce a bilanciare la estrema debolezza della trama. ed il cast eccezionale. I fratelli McCaffrey, Stephen (Russell), il pompiere scavezzacollo, e Brian (Baldwin), l'instabile alla ricerca di sé, seguono un arco narrativo chiaro e scontato fin dal primo minuto. Le sottotrame, inclusi un politico corrotto (J.T. Walsh) e una presenza alla Hannibal Lecter (Donald Sutherland), servono solo a riempire le oltre due ore di pellicola, contribuendo a una prevedibilità che annienta ogni suspense. L'identità del piromane e il destino dei personaggi secondari sono anticipati senza alcuna sorpresa.

​A peggiorare il quadro contribuisce la recitazione sprecata di un cast stellare, che include anche Robert De Niro, e una regia che ignora il realismo (i pompieri entrano negli incendi senza maschere né aspettare l'acqua) in favore del melodramma. Il tono del film è così esageratamente retorico da rendere quasi antipatici i vigili del fuoco, persone che, per mestiere, mettono a rischio la propria vita. Perfino la colonna sonora di Hans Zimmer risulta, a tratti, pomposa e ridicola. In sintesi, al di là delle impressionanti fiammate, Backdraft è un concentrato di cliché che  merita di essere recuperato, ma solo per completezza.

Edizione: bluray
Semplice amaray con traccia audio italiana in DTS HD 5.1 ed i seguenti extra:
  • Introduzione di Ron Howard (3 minuti)
  • Scene eliminate (43 minuti)
  • La scintilla della storia (10 minuti)
  • Formare la squadra (19 minuti)
  • Acrobazie esplosive (15 minuti)
  • Creare il cattivo: il fuoco (13 minuti)
  • Pompieri veri, storie vere (9 minuti) 

lunedì 1 dicembre 2025

Mr. Mercedes [Stagione 2]

 
 
Anno: 2018
Titolo originale: Mr. Mercedes
Numero episodi: 10
Stagione: 2
Acquista libro ( Chi Perde Paga oppure Fine Turno ) su Amazon 
Iscriviti a Prime Video
 
 

Un crollo verticale che rasenta la vergogna

​Se nella recensione della prima stagione ero stato indulgente, sottolineando come la serie fosse comunque godibile nonostante i difetti, qui alzo le mani e faccio mettere a VIKI il pre titolo in grassetto e  caratteri cubitali Definire questa seconda stagione "deludente" sarebbe un eufemismo, un modo per non essere completamente sinceri. La verità è che, rispetto al capitolo precedente (ma anche rispetto alla media delle serie tv attuali, che hanno un livello non alto), siamo di fronte a un prodotto che si può tranquillamente definire vergognoso.

​Caos narrativo e salti ingiustificati

​Come sapete, non ho letto i romanzi di King, ma parlando con il mio amico Roikin – che invece la trilogia la conosce bene – è emerso un dettaglio sconcertante che spiega parte del disastro. Sembra che gli sceneggiatori abbiano deciso di saltare a piè pari il secondo romanzo (Chi perde paga) per basare questa stagione direttamente sul terzo (Fine turno). Se la memoria di Roikin non inganna, manca quindi totalmente il rispetto della cronologia e della fedeltà all'opera originale. E il risultato si vede tutto.

​Un cambio di genere inaccettabile

​La cosa che fa più rabbia è il cambio di rotta improvviso e insensato. Eravamo partiti con un thriller poliziesco solido, un "gatto col topo" realistico, e ci ritroviamo catapultati in una sorta di fantascienza paranormale di serie B.

L'idea che Brady Hartsfield (Mr. Mercedes), in stato vegetativo, riesca a "controllare le menti altrui" è una forzatura che distrugge la credibilità costruita in precedenza.

​Ancora peggio è il tentativo maldestro di giustificare questa sorta di telepatia attraverso improbabili effetti collaterali di farmaci sperimentali. È una spiegazione che non regge, che fa acqua da tutte le parti e che trasforma un villain inquietante in una caricatura da fumetto scadente.

​Scrittura grossolana

​A livello tecnico, la sceneggiatura è il vero colpevole. È frivola, grossolana e palesemente arrangiata. Manca di coesione, manca di logica interna. Le situazioni che fanno storcere il naso non sono più "alcune" come nella prima stagione, ma sono la norma. Si ha la sensazione costante che gli autori non sapessero come portare avanti la storia e abbiano buttato dentro idee a caso, sperando che lo spettatore non se ne accorgesse.

​Conclusione

​Questa seconda stagione è un'enorme occasione persa. Ha preso tutto ciò che di buono c'era nella prima (il cast, l'atmosfera cupa) e lo ha gettato alle ortiche in favore di una trama ridicola e di una scrittura pigra. Se avete amato la prima stagione per il suo realismo crudo, scappate: qui troverete solo confusione e imbarazzo.

lunedì 24 novembre 2025

Tullio Avoledo - L'Elenco Telefonico Di Atlantide

 

Autore: Tullio Avoledo
Anno: 2003
Titolo originale: L'elenco Telefonico Di Atlantide 
Pagine: 592
Voto e recensione: 4/5
Acquista su Amazon (libro e ebook)

Libro e quarta di copertina:
La vita di Giulio Rovedo viene sconvolta quando la piccola banca di provincia per cui lavora come responsabile dell’ufficio legale viene acquisita da un giorno all’altro da Bancalleanza, un aggressivo colosso finanziario. La fusione però appare fin da subito tutt’altro che un’ordinaria questione burocratica; portata avanti da una strana serie di personaggi ambigui – tra cui Amon Gottman, la mente spietata che si cela dietro l’operazione, e Cecilia Mazzi, il nuovo capo del personale che, seducendo lo stesso Rovedo, gli stravolge la vita –, cela un mistero: il suo vero scopo, infatti, è la ricerca dell’Arca dell’Alleanza, grazie alla quale un gruppo di esoteristi incattiviti mira a riportare in vita – e al potere – gli dèi dell’Antico Egitto, e che pare essere nascosta proprio nel condominio dove vive Giulio...

Commento personale e recensione:

C’è una sensazione particolare che si prova quando si inizia un libro con una certezza granitica, solo per vederla sgretolarsi pagina dopo pagina trasformandosi in qualcosa di completamente diverso. È esattamente quello che mi è successo con L'elenco telefonico di Atlantide di Tullio Avoledo. Mi ero avvicinato a questo romanzo quasi per caso, spinto dal consiglio di un forum di appassionati che me lo aveva venduto come un'opera di fantascienza; e così, con l'ingenuità di chi si aspetta futuri distopici o tecnologie impossibili, mi sono ritrovato invece catapultato in una realtà ben più tangibile, quella della provincia italiana e delle sue banche, che però nasconde pieghe ben più oscure di qualsiasi galassia lontana.

​Il vero cuore pulsante del romanzo, quello che mi ha tenuto incollato alle pagine anche quando la narrazione rallentava, è Giulio Rovedo Definirlo semplicemente un protagonista sarebbe riduttivo: Rovedo è una figura meravigliosamente idiosincratica, un bancario colto e cinico, ma anche un uomo non per bene, a tratti cattivo, pure antipatico se vogliamo; che filtra il mondo attraverso una lente personalissima, fatta di disagi e osservazioni taglienti. È proprio grazie a lui che ho apprezzato così tanto la scrittura di Avoledo, uno stile ricco, denso di citazioni e capace di un’ironia sferzante. Tuttavia, devo ammettere che questa ricchezza stilistica ha un suo rovescio della medaglia: in più di un’occasione il testo scivola in una certa prolissità, con digressioni che dilatano i tempi e mettono alla prova la pazienza, anche se la qualità della prosa aiuta spesso a perdonare queste lungaggini.

​Andando avanti nella lettura, mi sono reso conto che l'etichetta di "fantascienza" gli stava sempre più stretta, o forse era del tutto sbagliata. Quello che Avoledo mette in scena è piuttosto un ibrido affascinante che scivola progressivamente verso il thriller, mescolando il mistero con venature quasi esoteriche e fantastiche. La tensione cresce non tanto per invasioni aliene, quanto per un senso di paranoia e complotto che si insinua nella grigia burocrazia quotidiana, rendendo il tutto grottesco e inquietante. Ed è proprio su questa china che si arriva al finale, un punto che mi ha lasciato addosso sensazioni contrastanti. Senza svelare nulla di troppo specifico, la conclusione è decisamente rocambolesca: l'autore chiude il cerchio in modo indubbiamente abile, forse persino un po' "ruffiano" e furbo, trovando una soluzione che sistema tutto ma che sa un po' di artificio narrativo necessario per districare una matassa diventata complessissima. Nonostante questo, o forse proprio per questo mix di imperfezioni e genialità, è una lettura che lascia il segno.


domenica 23 novembre 2025

Bad Genius (2024)

 
Regia: J. C. Lee 
Anno: 2024
Titolo originale:Bad Genius
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (6.2)
Pagina di I Check Movies
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Mentre scorrevo il catalogo di Prime Video in cerca di qualcosa da guardare senza troppe pretese, mi sono imbattuto in Bad Genius. Dopo una rapida ricerca, ho trovato che si tratta del remake americano di un film thailandese omonimo del 2017 che probabilmente aveva avuto un discreto successo. Alla fine della visione, la sensazione che mi è rimasta addosso è quella di un film carino, adatto a una serata infrasettimanale, ma che fondamentalmente non è niente di che.

​La storia ha una premessa decisamente intrigante perché prende i meccanismi tipici dell’heist movie, quei film di rapina stile Ocean’s Eleven, e li trasporta tra i banchi di un liceo d’élite. Qui però non si tratta di svaligiare un caveau, ma di rubare le risposte dei test d’ammissione universitari. Tutto ruota attorno a Lynn, una studentessa geniale che capisce presto come il suo talento possa fruttare soldi veri aiutando i compagni ricchi, ma decisamente meno dotati, a superare gli esami, fino ad arrivare a organizzare un piano complesso per truccare un importante test nazionale.

​La cosa più curiosa è che guardandolo sembra quasi di trovarsi di fronte a un thriller senza vittime né assassini. Il regista riesce a costruire una certa tensione usando solo matite, fogli a risposta multipla, sguardi nervosi e il ticchettio dell'orologio, e bisogna ammettere che il film scorre via veloce con una certa ansia di fondo legata alla paura di essere scoperti e di giocarsi il futuro. Tuttavia, il problema principale di questa versione 2024 è che sembra voler puntare "anche" sulla critica sociale del sistema scolastico, ma che lo faccia con poca verve, risultando un po' patinato.

​Tutto scorre un po' troppo liscio e, anche se i dilemmi morali sono presenti, sembrano inseriti più per dovere di copione che per dare vera profondità alla storia. Una nota positiva va sicuramente a Benedict Wong, che interpreta il padre della protagonista portando un po' di cuore e umanità in un contesto dove i ragazzi, pur bravi, risultano a tratti un po' stereotipati. In definitiva, Bad Genius è un film da sei politico (o cinque politico che preferisco): tecnicamente ben fatto e capace di intrattenere senza annoiare, ma probabilmente tra una settimana sarà già finito nel dimenticatoio. Se cercate qualcosa di leggero che simuli la tensione di un thriller senza l'angoscia della violenza, dategli una chance, ma se volete vedere la versione davvero riuscita di questa storia, vi consiglio di recuperare l'originale thailandese. Io non l'ho fatto e probabilmente non lo farò, ma mi piace dare bei consigli.

sabato 22 novembre 2025

Mr. Mercedes [Stagione 1]

 
Anno: 2017
Titolo originale: Mr. Mercedes
Numero episodi: 10
Stagione: 1
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​Di adattamenti tratti dalle opere di Stephen King ne abbiamo visti a decine: alcuni capolavori, altri disastri totali. Con Mr. Mercedes, la serie TV creata da David E. Kelley, entriamo in un territorio interessante: il thriller poliziesco puro, lontano dal soprannaturale a cui il Re ci ha abituati.

​Da lettore vorace di King, ammetto di non aver letto il romanzo specifico da cui è tratta la serie (il primo della trilogia di Bill Hodges), quindi questa recensione si baserà esclusivamente su ciò che ho visto sullo schermo, senza il peso del confronto "carta vs pellicola". E il verdetto, pur con qualche riserva, è positivo. Vediamo come VIKI mi impagina al meglio questa recensione:

​La trama in breve

​La storia segue Bill Hodges (interpretato da un magnifico Brendan Gleeson), un detective in pensione burbero e tormentato, che non riesce a darsi pace per un caso irrisolto: il massacro compiuto da un folle alla guida di una Mercedes rubata, che ha investito una folla di persone in attesa di un fiera del lavoro. Quel folle è Brady Hartsfield (Harry Treadaway), un giovane sociopatico che lavora in un negozio di elettronica e che inizia a tormentare l'ex poliziotto con messaggi e video, innescando un pericoloso gioco del gatto col topo.

​Cosa funziona

​Il cuore pulsante della serie è senza dubbio il duello psicologico. La serie riesce a essere coinvolgente e a mantenere vivo l'interesse, grazie soprattutto alle interpretazioni dei due protagonisti. Vedere la vita ordinaria e squallida del killer contrapposta alla solitudine ruvida del detective crea una dinamica che ti spinge a premere "play" sull'episodio successivo.

Nota di merito: L'atmosfera un po' hard-boiled e cupa è resa perfettamente, e la tensione in certi momenti è davvero palpabile.


​Cosa non funziona (o funziona meno)

​Se la storia è valida, il formato forse lo è meno. Dieci episodi per raccontare questo arco narrativo si sentono tutti, e forse sono troppi. La sensazione predominante è che la trama sia stata "allungata": ci sono innumerevoli situazioni che rallentano il racconto, sottotrame o deviazioni che sembrano messe lì più per raggiungere il minutaggio che per reale necessità narrativa. Con un paio di episodi in meno, il ritmo ne avrebbe guadagnato enormemente.

​Inoltre, bisogna fare i conti con la sospensione dell'incredulità. Alcune forzature nella sceneggiatura risultano poco realistiche (comportamenti della polizia, facilità con cui avvengono certe intrusioni informatiche o fisiche), facendo storcere il naso a chi cerca un poliziesco rigoroso.

​Il Verdetto

​Nonostante i difetti di ritmo e qualche ingenuità di scrittura, Mr. Mercedes si lascia guardare con piacere. Non è la serie perfetta e soffre di quella "lentezza da riempitivo" tipica di molte produzioni moderne, ma c'è decisamente di peggio in giro.

​Se cercate un thriller solido, con ottimi attori e un "cattivo" davvero inquietante, questa prima stagione merita il vostro tempo. Non aspettatevi il capolavoro della vita, ma un intrattenimento onesto e cupo al punto giusto.