domenica 1 marzo 2026

L'Illusione Perfetta - Now You See Me: Now You Don't (2025)

 
Regia: Ruben Fleischer
Anno: 2025
Titolo originale:  Now You See Me: Now You Don't
Voto e recensione: 2/10
Pagina di IMDB (5.9)
Pagina di I Check Movies
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Ci risiamo. Pensavo che dopo il secondo capitolo avessimo toccato il fondo, e invece Now You See Me: Now You Don’t riesce nell’impresa quasi commovente di scavare ancora. Se il primo film  aveva il merito di essere un giocattolone furbo, patinato e con un ritmo che copriva le crepe, qui siamo davanti a un’operazione stanca, rumorosa e sorprendentemente svogliata. E sì, è davvero peggiore perfino di Now You See Me 2, che già non brillava per coerenza narrativa.
La trama è talmente fragile che sembra scritta su un tovagliolino durante una pausa pranzo particolarmente distratta. Colpi di scena che non sorprendono, motivazioni dei personaggi che cambiano a seconda delle esigenze della scena, svolte narrative che arrivano senza essere preparate. Non è nemmeno il classico caso di “film leggero che non si prende sul serio”: qui il problema è proprio strutturale. Sembra che ogni sequenza viva di vita propria, come sketch slegati cuciti insieme in post-produzione. Il risultato è un racconto che non scorre, non coinvolge, non costruisce tensione. Ti ritrovi a guardare lo schermo con la sensazione costante che manchi qualcosa. E infatti manca: un’idea.
Il primo Now You See Me giocava con l’illusione e con il fascino del trucco cinematografico, trasformando la magia in spettacolo pop. Qui la magia diventa un pretesto svuotato, un filtro glitterato per coprire buchi enormi. Le forzature sono talmente evidenti che quasi ci si aspetta che uno dei protagonisti si giri verso la camera e dica: “Tranquilli, è solo cinema”. Ma nemmeno l’autoironia salva il disastro. Ogni scena sembra urlare “guardate quanto siamo furbi”, quando in realtà tutto appare prevedibile e meccanico.
Il ritmo è schizofrenico: si passa da spiegoni imbarazzanti a sequenze d’azione confusionarie, senza che ci sia un vero crescendo. I personaggi, che nel primo film avevano almeno un minimo di carisma , qui diventano figurine. Entrano, escono, fanno cose improbabili, pronunciano battute che dovrebbero essere brillanti ma restano sospese nel vuoto. Non c’è empatia, non c’è tensione, non c’è nemmeno quel minimo di divertimento da blockbuster scanzonato. Solo una sensazione crescente di tempo che scorre inutilmente.
La cosa che irrita di più non è nemmeno la bruttezza in sé. È la sciatteria. Sembra un prodotto concepito esclusivamente per sfruttare un marchio, senza alcuna reale voglia di raccontare qualcosa. E questo, al netto di budget, effetti speciali e cast, è imperdonabile. Perché il cinema commerciale può essere leggero, può essere esagerato, può essere sopra le righe. Ma non può essere vuoto.
Uscendo (o spegnendo, che forse è la scelta più saggia) resta quella fastidiosa sensazione di aver assistito a uno spreco collettivo: di tempo per chi guarda e di risorse per chi produce. Non è nemmeno il classico “film brutto ma divertente”. È semplicemente un film che non funziona. E quando un film che parla di illusioni riesce a far sparire solo la pazienza dello spettatore, forse il trucco è davvero riuscito male.

 
 

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