martedì 17 marzo 2026

Queen - A Kind Of Magic

 

Artista: Queen
Anno: 1986
Tracce: 9
Formato: CD 
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C'è un modo insolito di arrivare a un disco, ed è attraverso un film. Ne avevo già parlato quando ho recensito Highlander: la colonna sonora dei Queen è una di quelle cose che ti restano in testa prima ancora di sapere da dove vengono. Sono cresciuto con quel film, l'ho rivisto più volte, e ogni volta che partiva la musica c'era qualcosa che andava oltre la semplice associazione visiva. Solo dopo, con calma, mi sono messo ad ascoltare A Kind of Magic come disco vero e proprio  e l'ho fatto con la gioia di chi sa già che troverà qualcosa di buono.

L'album esce nel 1986 (ma io lo avrò negli anni novanta) e nasce in modo piuttosto insolito per i Queen: una buona parte dei brani viene scritta appositamente per Highlander, e poi riorganizzata in un lavoro che ha una sua coerenza autonoma. Non è una semplice raccolta di brani per la colonna sonora, è un disco che usa quella materia prima e ci costruisce intorno qualcosa di più compiuto. La title track A Kind of Magic, ad esempio, parte da un riff scarabocchiato da Roger Taylor durante le riprese del film e viene poi trasformata da Mercury e May in qualcosa di molto più elaborato. Anche Who Wants to Live Forever, forse il brano più intenso del disco, nasce direttamente da una scena del film, quella in cui Connor MacLeod perde la donna che ama, condannato com'è a sopravvivere a tutto e a tutti.

Il disco è figlio del suo tempo nel suono: tastiere, produzione lucida, quell'estetica anni Ottanta che nei Queen non suona mai completamente fuori posto perché la grandiosità è nel loro DNA da sempre. Ma ha anche dei picchi memorabili. One Vision apre con una cattiveria insolita per la band, quasi arena rock spinto. Friends Will Be Friends è il classico inno da stadio, il tipo di brano che i Queen sapevano scrivere meglio di chiunque altro: semplice, diretto, impossibile da dimenticare. E poi c'è Who Wants to Live Forever, che è una di quelle canzoni difficili da ascoltare con distacco: Mercury la canta come se sapesse già qualcosa, anche se all'epoca ufficialmente non lo sapeva ancora.

Non è il Queen più celebrato dalla critica, e probabilmente non è nemmeno il più rappresentativo della loro carriera nel senso stretto. Ma per me ha un valore aggiunto che va oltre la qualità intrinseca dei brani: è il disco che mi ha fatto capire che quella musica che amavo su Highlander non era solo colonna sonora, era Queen. E quella scoperta, quando arriva con gioia, vale quanto un capolavoro.

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