Il secondo giorno è stato quello delle gambe forti e dei polmoni pieni. Mi sono sparato un trekking di circa venti chilometri, un anello pazzesco che mi ha permesso di toccare tutti e sei i monasteri principali, più qualche gemma nascosta che il turista "da pullman" non vedrà mai nemmeno col binocolo. Ho scelto strategicamente la domenica per essere sicuro di trovarli tutti aperti, ma c’è il rovescio della medaglia: essendo quasi tutti raggiungibili comodamente in auto, mi sono ritrovato spesso circondato dall'assalto del turismo mordi e fuggi. È un contrasto stridente: tu arrivi lì col fiato corto, il sudore sulla fronte e il ritmo lento di chi ha scalato la roccia, e ti ritrovi catapultato tra i motori accesi dei bus giganti e la folla che scende per il selfie di rito. Però, sapete che c’è? Il mondo è grande e c’è spazio per tutti, anche se io preferisco di gran lunga la soddisfazione di guardarli dal basso o dall'alto prima di conquistarli scalino dopo scalino.
Il mio giro in senso orario è iniziato ufficialmente con il Monastero di San Nicola (Agios Nikolaos), quello che ieri avevo visto invece si chiama niente popò di meno che Exōkklḗsi Genesíou Tēs Theotókou. Da lì è stata un'ascesa e discesa continua di meraviglia. Sono passato per il maestoso Gran Meteora, che domina tutto dall'alto della sua roccia più imponente, e per il vicino Varlaam, dove il tempo sembra essersi fermato nonostante il viavai. Scendendo e risalendo lungo i sentieri, ho incrociato il profilo elegante di Rousánou, che sembra letteralmente sbocciare dalla pietra, per poi puntare verso l'estremo opposto del complesso: il monastero della Santissima Trinità (Agia Triada), forse il più iconico e faticoso da raggiungere, e infine San Stefano, che si affaccia come un balcone sulla valle sottostante.
Ma la vera chicca del mio percorso a piedi non sono stati solo i "big six". Muovendomi lungo i sentieri interni, sono riuscito a scovare posti che profumano di eremitismo vero, come il monastero di Ipapantis, incastonato in una grotta come un segreto prezioso, e i numerosi scorci che dal bosco si affacciano sui pinnacoli. Questi angoli di silenzio, sono quelli che ti fanno capire perché i monaci abbiano scelto proprio queste vette. Torno a Kastráki comunque riposato rispetto al tragitto fatto e con gli occhi pieni di una bellezza che non si può spiegare se non la si vive passo dopo passo. E domani? Domani si replica, con un giro più corto ma altrettanto promettente.
Album fotografico Meteore, sei monasteri

Nessun commento:
Posta un commento