
Quando ci si approccia a un film come Hotel Artemis, capita spesso di provare quella sensazione ambivalente legata al cast: ci sono momenti in cui, vedendo apparire un volto di uno spessore immenso come quello di Jodie Foster, dici con serenità "Ah, che bello, c’è anche lei!". Ti aspetti che la sua presenza sia il marchio di garanzia su un’opera memorabile. Altre volte, invece, procedendo nella visione, ti ritrovi a sentenziare con un pizzico di rammarico: "Ma guarda te cosa si è messa a fare". Con questo non voglio dire che il film sia brutto in senso assoluto, ma rimane addosso quella sensazione di un’occasione sprecata, di un talento monumentale prestato a una causa che non lo valorizza fino in fondo.
L’idea alla base della pellicola è senza dubbio intrigante, pur richiamando inevitabilmente quell'immaginario dell'albergo-rifugio per criminali già visto e apprezzato nella saga di John Wick con il Continental. L'ambientazione in una Los Angeles distopica e futuristica, sconvolta dalle rivolte per l'acqua, offre una cornice suggestiva per questo ospedale clandestino dove vige un rigido codice di condotta. Tuttavia, nonostante le premesse, il film non riesce mai a decollare davvero e lo trovo, in fin dei conti, "niente di che". Il limite principale risiede nella mancanza di spessore e di approfondimento: la trama scorre via senza mai scavare troppo sotto la superficie, lasciando lo spettatore con più domande che risposte sulle motivazioni dei protagonisti.
Il film mette in campo una serie di personaggi che sulla carta avrebbero potuto essere affascinanti, ma che finiscono per affollare la narrazione senza essere delineati a dovere. Sarebbe stato meglio ridurne il numero se mancava lo spazio o il tempo per dar loro una vera identità e un arco narrativo compiuto. Invece, ci si ritrova davanti a un mosaico di figure che entrano ed escono dall'inquadratura senza lasciare un segno profondo, rendendo il ritmo a tratti frammentato. Rimane un’opera stilisticamente curata, con una fotografia interessante e un’atmosfera cupa che cattura l’occhio, ma che purtroppo non riesce a colmare i vuoti di una sceneggiatura un po' troppo esile per le ambizioni che sembrava avere inizialmente.
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