sabato 3 gennaio 2026

KCtC #2.3: da Petrizzi a Monterosso Calabro

 


​Se la prima tappa è stata l’emozione della partenza, il secondo giorno è stato quello della connessione profonda con la natura. Una giornata lunga, intensa, caratterizzata da un dislivello più distribuito rispetto a ieri, ma che mi ha portato nel punto più alto dell'intero cammino. Ho salutato l'agriturismo alle 8.00 in punto, lasciandomi  i vicoli del borgo e l'antico ponte in pietra vicino alla Chiesa di Santa Maria della Provvidenza alle spalle. 

​La prima parte del percorso è un viaggio nella storia rurale: ho camminato lungo il torrente Beltrame e poi su un tratto affascinante che ricalca il vecchio tracciato della "Littorina", l'ex ferrovia che un tempo collegava Soverato a Chiaravalle. Camminare dove un tempo passava il treno, immersi nel silenzio della campagna, dà una strana e bellissima sensazione di sospensione temporale. Dopo una sosta rigenerante a San Vito sullo Ionio, dove ho visitato la Chiesa Matrice e l'antica Filanda, è iniziata la vera ascesa verso il Lago Acero.

​Ma è dopo il lago che il cammino mi ha regalato la sua parte migliore: l'ingresso in un'imponente foresta di faggi. È qui che ho lasciato il cuore. Il bosco ti avvolge, il suono dei passi sulle foglie secche diventa l'unico ritmo, e l'aria cambia, facendosi pungente e profumata di resina.

​Salendo ancora, ho raggiunto la dorsale di Monte Coppari. Con i suoi quasi 1000 metri, è il punto più alto del Cammino. Qui la leggenda incontra la natura: ho incrociato le antiche "niviere" (dove un tempo si conservava la neve) e la misteriosa "Pietra della Fata". Dalla vetta è iniziata la lunga discesa verso la destinazione finale. Man mano che il bosco si diradava, l'orizzonte si è aperto regalandomi il primo, emozionante scorcio sul Lago Angitola e, finalmente, sulla striscia blu del Mar Tirreno.

​Il mio arrivo a Monterosso Calabro è stato reso ancora più speciale dall'accoglienza a "Casa di Zia Rosina". Qui ho conosciuto Rebecca, che non è solo un'ospite squisita, ma è stata un pilastro fondamentale per l'organizzazione di questa avventura. La sua gentilezza e i suoi consigli sono quel valore aggiunto umano che rende i cammini un'esperienza diversa da qualsiasi altro viaggio.

Anticipo l'articolo perché in casa non c'è segnale e lo sto scrivendo da un bar trovato casualmente aperto. 

​Album fotografico KCtC #2.3: da Petrizzi a Monterosso Calabro 


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