venerdì 16 gennaio 2026

Bruce Dickinson - Tattooed Millionaire


 
Autore: Bruce Dickinson
Anno: 1990
Tracce: 10
Formato: CD
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Tattooed Millionaire esce nel 1990 ed è, prima di tutto, una dichiarazione di libertà. Bruce Dickinson che si allontana dagli Iron Maiden (temporaneamente, anche se allora nessuno poteva saperlo) e decide di fare qualcosa che non deve dimostrare nulla a nessuno, se non a se stesso. E già questo, per un vocalist spesso ingabbiato nell’icona heavy metal, è un mezzo atto rivoluzionario.

La premessa personale conta, eccome. Da grande fan dei Maiden è quasi inevitabile rimanere più legati al gruppo che alle carriere soliste dei singoli membri. È successo anche qui: gli album solisti di Dickinson sono arrivati dopo, scoperti e recuperati a inizio anni Duemila, quando i dischi degli Iron Maiden usciti fino ad allora erano già stati ascoltati a ripetizione, assimilati, fatti propri. E forse proprio per questo l’impatto è stato più forte.

Tattooed Millionaire non prova mai a essere un “disco dei Maiden senza Maiden”. È un’altra cosa, e lo dichiara subito senza ambiguità.

La copertina è esplicita, quasi provocatoria: Bruce in primo piano, tatuato, atteggiamento da rocker più che da profeta dell’heavy metal. Nessuna epica, nessun immaginario fantasy o bellico. Qui si parla di ego, successo, eccessi, rock’n’roll vissuto e osservato con un certo sarcasmo. All’epoca fece storcere più di un naso, ma col senno di poi è perfettamente coerente con il contenuto. Ed io ho avuto la "fortuna" di poterlo vivere parecchio dopo.

Musicalmente il disco sorprende, o spiazza, a seconda delle aspettative. Tattooed Millionaire è hard rock diretto, con forti influenze glam e street rock, molto più vicino all’hard rock americano di fine anni Ottanta che all’heavy metal classico. Qui Bruce canta in modo più sciolto, meno teatrale, a tratti persino scanzonato. Dimostra una cosa fondamentale: non è solo la voce degli Iron Maiden, ma un cantante rock completo, capace di adattarsi senza perdere identità.

Il disco punta sull’immediatezza, sull’energia fisica, sui riff e sui ritornelli che funzionano dal vivo. Con lui c'è anche Jenick Gers. Non cerca profondità concettuali né messaggi solenni. È un album che vive di attitudine, più da palco che da cattedrale metal. E proprio per questo, riascoltato oggi, risulta onesto: non finge di essere qualcosa che non è.

Col senno di poi, Tattooed Millionaire acquista ancora più senso se messo a confronto con ciò che verrà dopo. Le successive avventure soliste di Dickinson mostreranno una voglia di sperimentare spesso più interessante di quanto fatto dagli Iron Maiden nello stesso periodo senza di lui. Ed è difficile non notarlo: Bruce fuori dai Maiden ha osato, cambiato pelle, rischiato. Gli Iron senza Bruce, invece, hanno spesso dato l’impressione di muoversi in modo più conservativo.

Non è un capolavoro assoluto, né pretende di esserlo. Tattooed Millionaire è un disco imperfetto ma sincero, figlio di un momento preciso e di una necessità personale prima ancora che artistica. È il suono di un cantante che, per la prima volta, si guarda allo specchio senza Eddie alle spalle. E scopre di poter stare in piedi da solo.

Un debutto solista che non chiede il permesso, non cerca paragoni e che, proprio per questo, merita di essere riscoperto senza pregiudizi. Anche — e forse soprattutto — da chi è sempre stato, prima di tutto, un fan degli Iron Maiden.

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