Dopo aver ascoltato Lateralus mi è venuta la curiosità di tornare indietro nel tempo, fino al 1993, quando i Tool pubblicarono il loro vero esordio discografico, Undertow. Dico vero esordio perché prima c'era stato l'EP Opiate, ma è con questo disco che il gruppo di Los Angeles si presenta al mondo in formazione completa, con Paul D'Amour al basso, l'unico album in cui suonerà con loro prima di lasciare spazio a Justin Chancellor.
La prima cosa che colpisce, sapendo cosa verrà dopo, è quanto Undertow sia già loro e non ancora del tutto loro. C'è la stessa oscurità, la stessa capacità di costruire un pezzo su un giro ossessivo che si ripete e si trasforma, ma manca ancora quella raffinatezza quasi matematica che troveremo su Lateralus. Qui i Tool sono più grezzi, più arrabbiati, più vicini all'alternative metal dei primi anni novanta di quanto lo saranno mai più.
Intolerance apre il disco con un riff che non lascia dubbi su dove si sta andando a parare, ma è con Prison Sex che la band mostra per la prima volta quella capacità di scrivere qualcosa che assomiglia a una canzone vera, con un ritornello che si conficca in testa nonostante il testo parli di abusi e perdita dell'innocenza, uno dei temi ricorrenti del disco insieme all'ipocrisia religiosa che tornerà anche in Sober, probabilmente il pezzo più conosciuto dell'album.
Bottom merita una menzione a parte perché ospita Henry Rollins, che presta la voce in un pezzo lento e strisciante, di quelli che ti si attaccano addosso senza che tu te ne accorga. E poi c'è la chiusura, Flood che sfocia in Disgustipated, un blocco unico di oltre venti minuti che parte come un pezzo quasi tradizionale e finisce in un delirio di rumori, silenzi e voci recitate, una specie di manifesto di quello che i Tool avrebbero fatto negli anni successivi, solo ancora in forma acerba.
Non è un disco che ti fa dire subito wow, ci vuole pazienza, ma se gli dai tempo capisci da dove viene tutto il resto, Ænima, Lateralus, e tutto quello che sarebbe seguito. I Tool sono davvero una band particolare, difficile da avvicinare senza un minimo di predisposizione, ma quando ci sanno fare lo fanno davvero bene, e Undertow è la prova che ci sapevano fare già dal primo giorno.

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