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mercoledì 16 settembre 2026

Lady Vendetta (2005)

 

Regia: Park Chan-wook
Anno: 2005
Titolo originale: Chinjeolhan Geum-ja-ssi (친절한 금자씨
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.5)
Pagina di I Check Movies
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Film:
Lady Vendetta (conosciuto anche come Sympathy for Lady Vengeance) è il film del 2005 diretto da Park Chan-wook che chiude la sua trilogia della vendetta , iniziata con Mr. Vendetta nel 2002 e proseguita con Oldboy l'anno successivo. Protagonista è Geum-ja, interpretata da Lee Yeong-ae, una donna dipinta dai media come un mostro dopo essere stata condannata per l'omicidio di un bambino di sei anni. Passa tredici anni in carcere, dove pianifica nei minimi dettagli la propria vendetta, che una volta uscita mette in atto contro chi l'ha realmente incastrata, il signor Baek, interpretato da Choi Min-sik, lo stesso attore che avevamo visto nei panni del protagonista di Oldboy.

Se Mr. Vendetta era spietato e senza vie di fuga, e Oldboy costruiva la sua vendetta attorno a un mistero da svelare, qui Park Chan-wook sposta il baricentro sul femminile e su un registro quasi spirituale, sommando i temi dei due capitoli precedenti, il rapimento e la prigionia, dentro un'unica figura di madre a cui è stata sottratta la vita. Stilisticamente il film è vicinissimo a Oldboy più che al rigore quasi documentaristico di Mr. Vendetta, con una fotografia curatissima e un montaggio che gioca parecchio con i salti temporali, alternando presente e flashback in modo tutt'altro che lineare.

Ed è proprio qui che il film comincia a scricchiolare. La cura formale è fuori discussione, i campi lunghi e la colonna sonora delicata costruiscono un'atmosfera elegante, quasi ovattata, ma la scelta di raccontare la vicenda per frammenti finisce per rendere la storia più confusa del necessario, con un ritmo che nella parte centrale rallenta fino quasi a spegnersi. Si resta catturati dall'estetica, ma più di una volta ci si sorprende a perdere il filo di chi sia chi e di quando stia succedendo cosa, un difetto che i primi due capitoli della trilogia non avevano.

Il film si riprende alla grande nell'ultima mezz'ora, quando la vendetta si materializza in un processo sommario ai danni del colpevole, orchestrato insieme ai genitori delle altre vittime di Baek. È il momento in cui Park Chan-wook torna a essere quello spietato e lucido che conosciamo, capace di mettere in scena la violenza senza sconti ma anche senza compiacimento gratuito, e in cui il senso ultimo dell'opera, il rifiuto di dividere nettamente il bene dal male, trova finalmente una forma compiuta.

Nel complesso Lady Vendetta resta il capitolo meno riuscito della trilogia, quello che paga di più la ricerca di raffinatezza a scapito della tenuta narrativa, ma anche l'unico che prova a spostare il discorso sulla vendetta verso un territorio più ambiguo, quasi catartico, lasciando aperta la possibilità di una redenzione che nei primi due film era del tutto assente. Non il miglior Park Chan-wook, ma un finale degno per chiudere un percorso che ha ridefinito il genere.

Edizione: 4K e bluray
Edizione bellissima e adesso a prezzi davvero sostenuti della Midnight Factory. Custodia in cartoncino rigido con un artwork e all'interno alloggiamento a libro, sempre rigido con artwork differente. Oltre ai due dischi, 4K e bluray trovano posto una cartolina da collezione della Midnight Classics ed un booklet a colori di 22 pagine. Qualità video impeccabile e per entrambi i dischi traccia audio italiana in DTS HD Master Audio 5.1, mentre gli extra sono tutti contenuti nel disco bluray (nel 4K abbiamo solo il commento audio):
  • Commento audio del regista Park Chan-wook e dell'attrice Lee Young-Ae
  • Making of
  • Interviste a: Lee Young-Ae, Choi Min-Sik, le detenute, i familiari delle vittime 
  • Lo stile di Lady Vendetta: la fotografia, costumi e make up, gli effetti speciali, la computer grafica, la scenografia. 
  • Get together - Film a confronto 
  • Lady Vendetta a Venezia 
  • Park Chan-wook: fotografo sul set 
  • Scene alternative con commento
  • La vendetta secondo Kim Newman 
  • Trailer 


mercoledì 14 maggio 2025

Joint Security Area (2000)


Regia: Park Chan-wook
Anno: 2000
 Titolo originale: Gongdonggyeongbigu-yeok JSA (공동경비구역 JSA)
Voto recensione: 7/10
Pagina di IMDB (7.7)
Pagina di I Check Movies
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Film:
Ci sono film che ti annoiano con la guerra. E poi arriva Joint Security Area, che parla dell’assurdità di una guerra che ancora che porebbe esserci, di una situazione di stallo, mentre ti mostra un mozzicone di sigaretta che brucia piano tra due ragazzi con la stessa età, la stessa lingua e lo stesso culo congelato dalle notti di guardia al confine più assurdo del mondo.

Siamo nella zona smilitarizzata tra Corea del Sud e Corea del Nord. Una zona tanto blindata quanto grottesca, dove basta uno sputo di troppo per far partire una catastrofe mondiale. Ma Park Chan-wook (che ancora non aveva fatto Oldboy) non si concentra sulla politica: va più a fondo, nei non detti, nei legami che si formano sotto le uniformi, tra spari e biscotti al cioccolato.

La trama si apre su un’indagine in stile thriller: ci scappa il morto, c’è tensione diplomatica, entrano in scena gli svizzeri (sì, gli svizzeri!) per cercare di capire chi ha sparato per primo. Ma il cuore del film non è “chi” o “come”, bensì “perché”. E la risposta, spoiler-free, fa più male di uno schiaffo dato da un amico.

Quello che colpisce è la costruzione lenta ma inesorabile del legame tra i soldati del fronte opposto, un’amicizia tanto fragile quanto sincera, che vive di sguardi, scambi di battute, risate strozzate. L’equilibrio precario viene reso magistralmente dalla fotografia fredda, dalle inquadrature geometriche e dall’uso chirurgico del silenzio. Perché in JSA il vero nemico non è il nord o il sud: è il sistema che impedisce a due esseri umani di esserlo fino in fondo.

Park Chan-wook qui si fa già notare per stile e ritmo, e anche se non ha ancora la furia visiva di Oldboy, la sua mano si sente eccome: è tutto controllato, misurato, elegante. A tratti quasi dolce, poi brutalmente gelido. Come la verità, che non interessa a nessuno se non rovina la narrativa ufficiale. Perchè vederlo nonostante (o grazie a) i sottotitoli? Perché è un pugno nello stomaco avvolto in una carezza. Perché parla di frontiere, ma le distrugge a colpi di umanità. Perché a distanza di vent’anni è ancora attuale, ancora necessario, ancora potentissimo.

Joint Security Area non è solo uno dei migliori film sudcoreani che ho visto. È uno di quei film che ti fanno venire voglia di scrivere, viaggiare, piangere e lanciare una ciambella oltre il confine.

 
Edizione: bluray
A parte il valore artistico del film, Joint Security Area ha anche ricevuto un trattamento da vero culto grazie all’edizione Blu-ray lanciata da CG Entertainment tramite la piattaforma Startup: una campagna di raccolta preordini per stampare copie numerate e limitate. Slipcover in cartoncino verticale con un primo artwork e la numerazione sul retro (copia #004/600). Nella custodia abbiamo il secondo artwork e all'interno i nomi di chi ha partecipato alla Startup, oltre al disco bluray. La traccia in DTS HD MA multicanale è quella originale in coreano, ma ci sono i comodi sottotitoli in italiano. Gli extra sono:
  • EPK (22 minuti)
  • Interviste (5 minuti)


 

domenica 2 marzo 2025

Mr. Vendetta (2002)


Regia: Park Chan-wook
Anno: 2002
Titolo originale: Boksuneun Naui Geot (복수는 나의 것) 
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.5)
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Film:
 “La vendetta è un piatto che va servito freddo”, dice il proverbio. Ma nel primo capitolo della trilogia della vendetta di Park Chan-wook, il piatto è sporco di sangue e servito con un senso di inevitabilità tragica che travolge ogni personaggio. Con “Mr. Vendetta” (2002), il regista sudcoreano costruisce un'opera cruda e spietata, un noir che scava nel dolore umano e nella spirale della ritorsione senza possibilità di redenzione.
Ryu (Shin Ha-kyun) è un operaio sordo che cerca disperatamente di salvare la sorella malata, bisognosa di un trapianto di rene. Dopo essere stato truffato da un’organizzazione clandestina di trafficanti d’organi, si affida all’ultima risorsa possibile: rapire la figlia di un ricco imprenditore (Song Kang-ho), sperando di ottenere il denaro necessario per l’operazione. Ma il destino ha altri piani. Una serie di eventi inarrestabili trasforma il suo gesto disperato in un incubo di morte e vendetta, coinvolgendo Dong-jin, il padre della bambina, in un duello silenzioso e spietato dove il dolore si tramuta in rabbia e la giustizia in carneficina.
Park Chan-wook mette in scena un thriller che si discosta dalle classiche narrazioni di vendetta. Qui non c’è un eroe e non c’è un villain: ci sono solo vittime. La violenza, mai gratuita, è mostrata con un realismo disturbante e senza spettacolarizzazione. Non ci sono montaggi frenetici o musiche incalzanti a coprire il rumore della morte: il regista sceglie il silenzio, la lentezza, la crudezza. I momenti più atroci vengono mostrati con un distacco quasi documentaristico, lasciando che il peso delle azioni parli da solo.
Dal punto di vista estetico, il film è un capolavoro visivo. Le inquadrature simmetriche, i colori saturi e l’uso delle geometrie creano un contrasto stridente con la brutalità della storia. L’acqua, presente in molte scene chiave, diventa un simbolo ricorrente di vita e morte, con il fiume che finisce per essere una metafora della fatalità che trascina tutti i personaggi verso il loro destino.Se in “Oldboy” (2003), il secondo film della trilogia, la vendetta è accompagnata da una ricerca della verità e un senso di giustizia distorta, in “Mr. Vendetta” è solo disperazione. Nessuno ottiene ciò che vuole. Nessuno esce vincitore. La vendetta non è un atto liberatorio, ma un processo inevitabile che si autoalimenta fino a lasciare solo macerie umane.“Mr. Vendetta” è un film difficile, che non offre facili risposte né momenti di sollievo. È il ritratto di un mondo in cui la miseria umana e le ingiustizie sociali trasformano anche le persone più comuni in carnefici. Park Chan-wook firma un’opera amara e spietata, il primo tassello di una trilogia che ridefinirà il genere revenge movie, influenzando il cinema internazionale per anni.Non è un film per tutti, ma se sei disposto a farti trascinare in un vortice di tragedia e violenza inesorabile, allora merita assolutamente di essere visto.
 
Edizione: bluray 4K
Le edizione della Midnight sono sempre tra le più belle. Qui abbiamo un cartoncino rigido che fa da slipcover alla bella custodia a libretto. Due gli artwork utilizzati e due i dischi contenuti: il primo con il film in 4K ed il secondo con il bluray. Abbiamo anche lo spazio per l'alloggiamento della cartolina da collezione e per il booklet a colori di 22 pagine. Tracce audio originale ed italiana in DTS HD MA multicanale ed i seguenti extra:
  • Commento audio del regista
  • Making of (30 minuti)
  • Gli storyboard (10 minuti)
  • Gli effetti speciali (7 minuti)
  • La vendetta secondo Kim Newman (14 minuti)
  • Trailer originale
 

mercoledì 3 settembre 2014

Stoker (2013)


Regia: Park Chan-wook
Anno: 2013
Titolo originale: Stoker
Voto: 4/10
Pagina di IMDB (6.9)
Pagina di I Check Movies
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Beh che io non riesca a cogliere la raffinata arte orientale potrebbe essere vero, ma se mi si presenta un no sense thriller abbastanza lento e con quel gusto di cinema “di un certo tipo” (proprio scritto tra virgolette), mi aspetto davvero qualcosa di più. A tratti, ho anche quasi sperato o temuto che potesse trattarsi di una copia decisamente arrangiata di Donnie Darko. Negli intenti. Invece niente mistero ed ermetismo psicologico. La trama che vede India (Mia Wasikowska) alle prese con l’ambiguo zio (Matthew Goode) e con la per niente realistica madre vedova (Nicola Kidman) è scomposta in modo che non sia lineare, ma tutto sommato si riduce ad avere un personaggio malato tanto da essere rinchiuso in una clinica psichiatrica ed il resto dei soggetti che lo assecondano in maniera più che discutibile. Chan-wook (che dieci anni prima diresse Old Boy) sottolinea la crisi nella famiglia, presente già prima della morte del padre, fratello e marito Richard, ma non pare sia abbastanza pungente. Più che un film drammatico ne esce fuori un thriller con omicidi qua e là. Nulla di inquietante se non le intermittenze di sguardi del trio. Un risvolto di tipo fantastico invece che reale lo avrei preferito, ma più ci speravo e più capivo che fosse stato improbabile. Boh roba del tipo che India è morta ed è solo un fantasma… Dai coreani ci si può aspettare di tutto. Invece, non è andata così. Ultimamente non sono fortuna con i film, tutta colpa di Funflus, sia chiaro.

venerdì 5 agosto 2011

Oldboy (2003)


Regia: Park Chan-wook
Anno: 2003
Titolo originale: 올드보이 (Oldboy)
Voto: 6/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies

Riesco ad apprezzarlo, ma non ad ammirarlo. Parto quindi dagli aspetti negativi che secondo me ingabbiano l'intera pellicola. Pur essendo un film apertamente visionario, la confusione la fa da padrona. Troppo. Essendo una produzione sud coreana, sarebbe stato meglio avere, da parte mia, una maggiore conoscenza di questa cultura cinematografica, anche se è apprezzabilissimo ugualmente. Non capisco però la bravura o meno degli attori. Diciamo che se lo avesse diretto un occidentale, ci avrei visto bene Quentin Tarantino. Non so se i due si conoscano, se Chan-wook abbia preso spunto dall'altro (e viceversa) o se sia soltanto un caso, ma riesco a vederci qualcosa di simile. Forse solo di accennato, come le scene violente (fino ad un certo punto), i combattimenti ripetitivi, l'ossessione per il dettaglio i dialoghi ben costruiti. Quello che non mi convince è però la semplicità delle azioni. Troppo facile e troppo veloce il susseguirsi della ricerca e degli indizi. Per tutti il resto, dalla fotografia alle musiche è veramente una bell'opera. Di quelle che restano impresse. Il concetto della vendetta che si gusta con calma, è gestito molto bene. Tutto grava intorno a questo sentimento, che risulta essere molto effimero una volta che si riesce ad ottenerlo. Enigmi, ipnosi, arti marziali ed un macabro odio, quasi senza senso sono gli altri ingredienti che si mischiano per supportare una trama fantastica ed inverosimile. La prigionia, da prima la piccola in seguito la grande, soffocano il protagonista, ma non tanto lo spettatore che rocambolescamente viene proiettato da una scena all'altra. Lo avrei visto più volentieri in una produzione più lunga, a puntate magari. Il protagonista infatti ha tutti i risvolti dell'eroe noir, che cerca risposte e vendette. Non sempre trova quello che vorrebbe a colpi di violenza e con un po' di amore.
Un film che potrebbe essere raffinato, per chi ama le pellicole asiatiche o molto particolari.