giovedì 19 febbraio 2026

Metallica - ... And Justice For All

 

Artista: Metallica
Anno: 1988
Tracce: 9
Formato: CD 
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Mentre ieri pompavo un numero incredibile di kg in palestra, in sottofondo c'erano loro che mi davano ritmo e forza. Impossibile quindi non approfittare e parlarne su VER. Arrivare a …And Justice for All dopo aver consumato il “Black Album” e riscoperto la furia di Master of Puppets non è stata una discesa lineare: è stato un passo dentro un territorio più scuro, più arido e, per certi versi, più austero di quanto mi aspettassi. Questo disco ha definito un’epoca del metal e ne ha segnato i limiti e le potenzialità, ma il mio rapporto con lui è sempre stato più di rispetto che di adorazione.

Lì dove Master of Puppets mi aveva colpito con una macchina ritmica implacabile e una tensione sonora che sembrava scolpita nel cemento, …And Justice for All si presenta come una pietra ancor più cupa: intricata, quasi cerebrale, costruita su strutture complesse e piena di cambi di tempo che ti chiedono attenzione e presenza, non solo entusiasmo. È un disco che non ti accoglie con un pugno in faccia, ma ti afferra per i polsi e ti obbliga a seguirlo dove vuole.

Quello che colpisce subito è la sensazione di “sfrigolio” ritmico, di un suono che sembra continuamente a un millimetro dalla frattura. Le chitarre di Hetfield e Hammett sono affilate e precise, ma qui non c’è molta morbidezza; tutto è teso, metallico, progressivo quasi per inerzia. E la batteria di Ulrich, sotto questo aspetto, appare spesso relegata a un ruolo pedante, una macchina rigorosa ma senza quella pienezza di groove che avrei voluto sentire di più.

Dal punto di vista compositivo ci sono pezzi che restano monumentali: la title track è un viaggio di più di nove minuti senza un attimo di tregua, un labirinto di riff e sezioni che sembrano volersi mordere la coda, e “One”, con il suo crescendo drammatico, resta uno dei momenti più profondi del gruppo. Eppure il disco nel suo insieme suona a tratti più cerebrale che emotivo, come se la perfezione formale fosse diventata l’obiettivo principale, a scapito di quella pulsione viscerale che da sempre mi ha attratto nel metal.

Ascoltandolo oggi la mia impressione non è cambiata: …And Justice for All rimane un lavoro di grande levatura tecnica, importantissimo nel contesto storico e perfettamente coerente con ciò che i Metallica stavano cercando di fare in quell’epoca. Ma lo vivo come un disco da studiare più che da amare, un’opera che valorizzo per ciò che rappresenta e per il suo impatto sul genere, più che per un legame affettivo diretto.

Lo trovo un album enorme, complesso, e forse volutamente ostico. Non lo considero il mio preferito dei Metallica, ma nemmeno un capitolo che si possa eludere quando si parla di metal. È quel disco che ti sfida, e anche se non ti abbraccia, alla fine ti lascia qualcosa di profondo: la consapevolezza di quanto il metal possa spingersi oltre i confini della pura aggressività per esplorare territori più intricati e ragionati.

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