giovedì 5 febbraio 2026

Iron Maiden - Fear Of The Dark



 Artista: Iron Maiden
Anno: 1992
Tracce: 12
Formato: CD
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Fear of the Dark è l’album degli Iron Maiden con cui ho iniziato davvero (avevo addirittura audio cassetta) , quello che mi ha fatto entrare nel loro mondo e a cui sono inevitabilmente legato più di altri, anche solo per una questione emotiva e generazionale. Non è un disco perfetto, non è nemmeno uno dei più solidi della loro discografia, ma per me resta fondamentale perché rappresenta un punto di partenza, una porta spalancata sull’universo Maiden.

Il cuore di tutto, inutile girarci intorno, è la title track. Fear of the Dark è diventata quasi un marchio di fabbrica personale, una canzone che intonavo alle feste in spiaggia da ragazzo, tra chitarre  immaginarie e falò , cori improvvisati e quella sensazione di libertà assoluta che solo certi pezzi riescono a evocare. Ancora oggi basta l’intro per riportarmi lì, ed è incredibile quanto un brano possa marchiare così a fondo un periodo della vita.

Il resto dell’album è più disomogeneo, figlio di un momento non semplicissimo per la band, e si sente. Bruce Dickinson lasciò proprio in quell'anno e prosegui per un po' di tempo da solista, forte anche del fatto che aveva già rilasciato un proprio album. Ci sono brani riusciti, altri meno ispirati, qualche passaggio che sembra quasi di routine, ma anche episodi che mantengono alto il livello e mostrano comunque la capacità degli Iron Maiden di scrivere pezzi memorabili anche quando non sono al massimo della forma.

Proprio per questo Fear of the Dark non lo difenderei mai come uno dei migliori dischi del gruppo in senso assoluto, ma lo difenderò sempre come uno dei più importanti per me. È l’album che mi ha fatto cantare, scoprire, approfondire, andare a ritroso e in avanti nella loro discografia. È il disco che associo all’estate, al mare, alla voce alzata fino a perderla, a un’epoca in cui bastava un riff per sentirsi invincibili.

Alla fine Fear of the Dark è questo: un album imperfetto, sì, ma carico di ricordi, e per questo impossibile da giudicare con distacco. Alcuni dischi non si ascoltano soltanto, si vivono. E questo, per me, è uno di quelli.

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