domenica 15 febbraio 2026

Visite alle Saline di Volterra

 
Ho sempre avuto un debole per vedere e conoscere realtà produttive o artigianali e capire il loro funzionamento e quando si è presentata la possibilità ho sempre cercato di approfittarne. Ci sono poi luoghi industriali che raccontano il territorio quanto i monumenti o i musei. Le Saline di Volterra sono uno di questi. E ammetto senza vergogna che visitare realtà produttive, specie se del nostro territorio mi entusiasma sempre: vedere come nascono le cose, capire i processi, annusare l’aria di lavoro vero. Qui il sale non arriva dal mare, ma da profondità sotterranee. Già in epoca etrusca e poi romana si conoscevano le zone salmastre del sottosuolo volterrano, ma è tra Ottocento e Novecento che la produzione assume una dimensione industriale. Il sistema moderno nasce grazie alla perforazione dei pozzi che intercettano salamoie naturali: un patrimonio geologico unico. Dopo oltre un secolo di Monopolio di Stato oggi la produzione è gestita dal gruppo Locatelli Saline di Volterra, che ha trasformato l’impianto in uno dei poli più importanti d’Europa per il sale ad altissima purezza. Il processo è affascinante nella sua apparente semplicità:
  • Pompano acqua calda nel sottosuolo 
  • l’acqua salata viene estratta da profondità di centinaia di metri;
  • viene purificata;
  • evaporata in grandi cristallizzatori sotto vuoto;
  • si ottiene cloruro di sodio purissimo (fino al 99,99%).
Questo livello di purezza rende il sale adatto non solo all’alimentazione, ma anche a settori farmaceutici, chimici e industriali. Ci fanno essenzialmente le pasticche per gli addolcitori. Però, qui hanno avuto molte buone idee per sfruttare il sale in diverse forme commerciali. La sorpresa più gustosa arriva quando si scopre che qui il sale non è solo materia prima industriale. È identità, ingrediente, sperimentazione.
All’interno dell’opificio abbiamo fatto una degustazione del Birrificio BOS, dove il sale delle saline entra in alcune produzioni artigianali creando profili aromatici inaspettati: sapidità misurata, finale minerale, carattere territoriale.
Non solo birra: il sale viene utilizzato anche per prodotti gastronomici sviluppati ad hoc (miele, cioccolato, specialità gourmet) in un’ottica che unisce tradizione e innovazione. Visitare le saline significa vedere come una risorsa naturale diventa cultura produttiva, economia locale e sperimentazione contemporanea.
E sì, queste cose mi gasano parecchio.
Perché dietro ogni granello di sale c’è una storia lunga migliaia di anni, tecnologia avanzata e una visione capace di trasformare un elemento primordiale in qualcosa di vivo, attuale e sorprendentemente creativo.

Album fotografico Saline di Volterra 

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