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mercoledì 5 agosto 2026

David Weber - Il Cadetto Harrington

 

Autore: David Weber
Anno: 2001
Titolo originale: Ms. Midshipwoman Harrington
Voto e recensione: 3/5
Pagine: 180

Trama del libro e quarta di copertina:
Prima di salvare la Galassia, lei era soltanto il guardiamarina Harrington, poi l'incontro con "pirati" che erano molto più di quanto sembrassero diede inizio alla brillante carriera di "Honor" Harrington.

Commento personale e recensione:

Il cadetto Harrington di David Weber è arrivato nella mia rassegna di letture Delos attraverso l'antologia "I signori della guerra", una raccolta che mette insieme tre romanzi brevi inediti di autori specializzati in fantascienza militare, curata da Bill Fawcett e uscita originariamente nel 2002 con il titolo "The Warmasters". Si tratta del primo capitolo, in ordine cronologico, della lunghissima saga di Honor Harrington, la protagonista che negli Stati Uniti conta ormai oltre una decina di romanzi e milioni di copie vendute, ma che da noi, purtroppo, resta ancora poco tradotta.

La storia segue il primo imbarco della giovane guardiamarina Honor Harrington sull'incrociatore pesante manticoriano War Maiden, tra un carico di lavoro durissimo e l'ostilità di un ufficiale superiore che sembra averla presa di mira fin da subito, fino allo scontro con dei sedicenti pirati che si rivelano essere qualcosa di ben più grande e pericoloso. Più di una volta, leggendo, ho avuto la sensazione che l'impianto fantascientifico fosse più che altro una cornice, uno sfondo su cui Weber innesta una storia che avrebbe potuto funzionare quasi identica in qualunque epoca o ambientazione, storica compresa.

Quello su cui l'autore punta davvero è l'aspetto umano: le dinamiche psicologiche, i rapporti di potere, il senso del comando e i meccanismi politici e gerarchici all'interno di una marina spaziale che, nello spirito, richiama molto da vicino le marine militari del passato. Sono queste riflessioni, più che l'ambientazione futuristica in sé, a reggere il romanzo, e lo fanno con una scrittura solida e ben calibrata. Detto questo, Weber non si limita a usare la fantascienza come semplice tappezzeria: le descrizioni della vita di bordo e soprattutto della battaglia finale sono scritte con mano sicura, e si vede la competenza di un autore che della fantascienza militare ha fatto il suo terreno di elezione.

Nel complesso un buon inizio di saga, capace di far intuire perché il personaggio di Honor Harrington abbia poi avuto una carriera editoriale così lunga e fortunata, anche se qui in Italia, almeno per ora, resta un assaggio isolato di un universo molto più ampio.

sabato 1 agosto 2026

Daniel Keyes - Fiori Per Algernon

 

Autore: Daniel Keyes
Anno: 1966
Titolo originale: Flowers For Algernon
Voto e recensione: 4/5
Pagine: 296
Acquista su Amazon 

 Trama del libro e quarta di copertina:
 Algernon è un topo, ma non un topo qualunque. Con un'audace operazione, uno scienziato ha triplicato il suo QI, rendendolo forse più intelligente di alcuni esseri umani. Di certo più di Charlie Gordon, che fino all'età di trentadue anni, ha vissuto nella dolorosa consapevolezza di non essere molto... sveglio. Ma cosa succederà quando la stessa operazione verrà effettuata su Charlie? Quale sorte accomunerà la sua esistenza e quella del fedele amico Algernon?
Fiori per Algernon è ormai considerato uno dei grandi romanzi del XX secolo, un capolavoro della narrativa di anticipazione: il diario di un uomo che «voleva soltanto essere come gli altri», un romanzo definito dal New York Times «magistrale e profondamente toccante», un'opera che ha ispirato film, serie televisive, musical, che ha vinto il Premio Hugo e il Premio Nebula e ha venduto oltre cinque milioni di copie nel mondo.
 
Commento personale e recensione:
"Fiori per Algernon" l'ho preso quasi per caso in libreria pochi giorni fa, l'ho notato sullo scaffale e l'ho comprato lì per lì, senza troppi pensieri perchè sapevo già che si trattava di un cult. Il racconto breve di Daniel Keyes lo avevo letto tantissimi anni fa, ma l'avevo praticamente dimenticato del tutto, e in generale sono sempre stato uno che apprezza di più i romanzi lunghi e ben strutturati rispetto ai racconti brevi. Il romanzo che ho appena finito nasce infatti come ampliamento di quella storia originale del 1959, che valse a Keyes il premio Hugo, mentre la versione estesa del 1966 vinse poi il Nebula.
È un romanzo fragile e insieme straziante, di quelli che lasciano il segno. La cornice fantascientifica non è mai il vero fulcro della storia, ma solo lo strumento attraverso cui Keyes scava a fondo nella psiche del protagonista e nel modo in cui la società tratta chi considera diverso. Non si limita a suscitare empatia verso Charlie: costringe chi legge a riconoscere in lui una parte di sé, quel bambino fragile e silenzioso che continua a osservarci da un angolo della nostra memoria, ancora impegnato, senza saperlo, a inseguire l'approvazione di un passato che non lo ha mai davvero accolto.

Nella parabola che il protagonista attraversa, tra crescita e caduta, il libro mostra con lucidità come la conoscenza, l'arte e la cultura possano dare senso e ricchezza alla vita, ma restino strutture vuote se non sono attraversate dal calore e dall'affetto di un'altra persona. La gentilezza e la fiducia di Charlie vengono continuamente calpestate da un mondo che lo deride o lo tratta come un semplice caso da studiare, con solo qualche rara eccezione capace di commuovere davvero.

Fa male pensare a quanto il diventare adulti, il maturare, somigli spesso a uno scambio ingiusto, dove si cede la purezza di un tempo in cambio di una lucidità che ci lascia esposti e indifesi. Ed è proprio in quella vulnerabilità che ogni traguardo raggiunto con la mente, ogni fatica dell'animo, mostra la sua vera natura: il segno di un bisogno d'amore che appartiene a chiunque, senza eccezioni.

Charlie Gordon, insieme al suo Algernon, non è rimasto nella mia memoria come un semplice personaggio di un libro, ma quasi come una persona reale. Credo che ciascuno di noi, a modo suo, sia un po' Charlie Gordon: sempre impegnato a far pace con quello che è stato e quello che vorrebbe diventare, sempre alle prese con un mondo non sempre accogliente, con la sola speranza di arrivare alla fine del percorso conservando ancora abbastanza tenerezza da fermarsi a lasciare un fiore.

Ho chiuso l'ultima pagina e mi sono accorto di avere gli occhi lucidi.

giovedì 30 luglio 2026

I Dominatori Dell'Universo (1987)

 

Regia. Gary Goddard
Anno: 1987
Titolo originale: Masters Of The Universe
Voto e recensione: 3/10
Pagina di IMDB (5.4)
Pagina di I Check Movies
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Mi sono finalmente visto quello "originale" del 1987. Non mi ci ero mai avvicinato, meno male perché probabilmente mi avrebbe traumatizzato la crescita, e ne ho approfittato adesso perché su Prime Video lo tolgono dal catalogo proprio domani sera. Decisamente indegno rispetto a quello del 2026 di cui ho scritto qualche giorno fa, che come sappiamo non è certo un capolavoro. Ma il suo lo fa. Questo del 1987 invece risente troppo di un budget inadeguato, ventidue milioni di dollari che al botteghino ne sono tornati indietro appena diciassette, e di una produzione fin troppo casereccia, diretta da Gary Goddard con Dolph Lundgren nei panni di He-Man e Frank Langella sotto la maschera di Skeletor.

La sceneggiatura non risulta per niente vicina ai personaggi; sono davvero pochi quelli della linea Mattel messi in scena, con una serie di libertà esagerate. He-Man usa più i fucili laser che la spada, quasi tutto si svolge sulla Terra invece che su Eternia, molte situazioni sembrano scopiazzate addirittura da Star Wars, i dialoghi fanno pena. Anche Courteney Cox, anni prima di diventare Monica di Friends, non riesce a salvare granché in un ruolo così scritto male.

Insomma davvero evitabile, se non fosse per la curiosità storica  e per il fascino un po' involontario di certe scelte tanto naif quanto sincere. Ma tra i due film, se dovessi consigliarne uno solo, la scelta è scontata.

mercoledì 29 luglio 2026

Masters Of The Universe (2026)

 

Regia: Travis Knight
Anno: 2026
Titolo originale: Masters Of The Universe
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (6.6)
Pagina di I Check Movies
Iscriviti a Prime Video 


 

Sono un figlio degli anni Ottanta, quindi per me gli Imén, mica li chiamavo Masters, erano un vero cult. Avevo quasi tutti i personaggi in action figure, castello di Grayskull compreso (ne avevo pure parlato tempo fa in un articolo sui giochi dell'infanzia). Guardavo i cartoni e leggevo i mini fumetti a corredo delle confezioni. I miei preferiti erano sempre i cattivi, anche se poi nei giochi di fantasia in camera mia non c'erano vere fazioni, tutti quanti, Skeletor compreso lottavano per un unico obiettivo: farmi divertire per un pomeriggio intero.

Torniamo al film però. Ho passato abbondantemente i quaranta, quindi non mi è venuta voglia di gridare "per il potere di Grayskuuuull" davanti allo schermo, ma la visione è stata comunque piacevole. L'effetto nostalgia ha avuto la meglio sugli aspetti negativi che un film del genere può portarsi dietro. 

È una boiata? Senza dubbio. Ma fatta bene. Simpatica, forse un po' troppo calcata in alcune gag, ma strizza l'occhio a una trama volutamente puerile in cui puoi riconoscere praticamente tutti i personaggi della serie originale. Qui He-Man è un po' troppo legato al lato bonaccione di Adam, però ci sta che si sia voluto sviluppare un solo protagonista invece di disperdersi su due identità. Un po' dubbioso sulle parti ambientate nel mondo reale, che fortunatamente sono poche, mentre ho apprezzato il bombardamento di CGI nella parte fantasy e fantascientifica di Eternia. Anche i costumi sono coerenti e pure come vengono rappresentati i vari coprotagonisti. Secondo me il lavoro è stato abbastanza epico su questo lato, cattivi in primis.

Colonna sonora cool, che sa quando calcare la mano epica e quando lasciar respirare le scene più leggere. E che altro dire: lo consiglio a chi vuole sorridere per due ore con la piena consapevolezza di guardare un film che probabilmente non dirà ai quattro venti di aver apprezzato.

sabato 25 luglio 2026

Elisabetta Vernier - Clipart

 

Autore: Elisabetta Vernier
Anno: 2003
Titolo originale: Clipart
Voto e recensione: 1/5
Pagine: 164
Acquista su Amazon

Trama del libro e quarta di copertina:
Qual è il terribile segreto celato nella clip video che minaccia di distruggere la reputazione di David Xander, il più ammirato uomo d'affari della City, bello come una rockstar e ricco come pochi al mondo? Deve scoprirlo Alexandra Hill, la sua responsabile della sicurezza, in una caccia senza tregua attraverso la Periferia e le Wastelands sulle tracce di un misterioso ricattatore. Intorno a lei si muovono personaggi curiosi e indimenticabili, come Rue la ragazza hacker, gli squinternati Faxer, i nomadi del deserto radioattivo e Candy la bomba sexy.

Commento personale e recensione:
Sono arrivato a "Clipart" di Elisabetta Vernier, romanzo che ha vinto il Premio Italia nel 2004 e che è stato poi riproposto da Delos nella collana Odissea Fantascienza, e devo dire che il cyberpunk, purtroppo, è un genere che invecchia parecchio male. Quello che negli anni novanta o nei primi duemila poteva sembrare originale, oggi rischia di apparire già visto, un po' come capita a certi effetti speciali che al cinema, con il passare del tempo, perdono tutto il loro fascino.

La storia segue Alexandra Hill, guardia del corpo di un ricco uomo d'affari, alle prese con la ricerca di chi lo sta ricattando con un video compromettente, in una città degradata e in un mondo ambientalmente compromesso, tra Periferia e Wastelands. Il problema è che ho trovato la struttura della trama piuttosto acerba e debole, con uno sviluppo che fatica a reggersi su basi solide e che lascia la sensazione di un'impalcatura non del tutto rifinita.

Anche l'ambientazione, che dovrebbe essere il punto di forza di ogni romanzo cyberpunk che si rispetti, qui non brilla: è piena di luoghi comuni già visti e rivisti in decine di altre opere del genere, città degradate, innesti cibernetici, un'estetica che richiama fumetti e manga senza però aggiungere granché di nuovo al filone. Stessa cosa per i personaggi: si percepisce la volontà dell'autrice di dare centralità al mondo femminile, con una protagonista donna e diverse figure femminili attorno a lei, ma il risultato non riesce a essere del tutto convincente, restando personaggi poco strutturati e privi della profondità che avrebbero meritato.

Nel complesso una lettura veloce, ma che non lascia il segno quanto altri titoli della stessa collana.

domenica 12 luglio 2026

Bruce Sterling - Il Chiosco

 

Autore: Bruce Sterling 
Anno: 2007
Titolo originale: Kiosk
Pagine: 112
Voto e recensione: 2/5
Acquista su Amazon

Trama del libro e quarta di copertina:
Borislav è il proprietario di un chiosco che vende ai bambini figurine di giocattoli che possono essere trasformati in oggetti reali e tridimensionali mediante il passaggio attraverso un vecchio "fabbricatore". Un giorno, una ricca turista dall'Unione Europea acquista in blocco tutto il contenuto del suo chiosco, così, dopo aver concluso l'affare, Borislav rileva da uno zingaro un nuovo rivoluzionario fabbricatore che sembra capace di produrre oggetti indistruttibili partendo da una strana polvere gialla. Però Borislav, sottoposto a pressioni per motivi legati alla duplicazione e ai diritti di immagine, comincia a temere di perdere il chiosco e il suo macchinario, e finché è in tempo decide di cederlo. Ma scoprirà che dietro a questo prodotto c'è una guerra tecnologica ed economica che va bel al di là del suo piccolo giro d'affari, e coinvolge il futuro stesso dell'Europa e dei suoi mercati.

Commento personale e recensione:
Di Bruce Sterling sapevo quel poco che si sa di uno dei padri fondatori del cyberpunk, il nome che insieme a William Gibson viene sempre citato quando si parla delle origini del genere. "Il chiosco", uscito per Delos nella solita collana Odissea Fantascienza, mi ha dato modo di leggerlo nuovamente , e l'esperienza è stata a due velocità.

La prima parte funziona bene. Si segue Borislav, proprietario di un chiosco in una città dell'est Europa mai nominata esplicitamente ma che sembra ricalcare Belgrado, dove vende ai bambini figurine di giocattoli trasformabili in oggetti reali tramite un vecchio fabbricatore. Quando una turista dell'Unione Europea gli acquista in blocco tutto il contenuto del chiosco, Borislav ne approfitta per procurarsi da un ricettatore un nuovo fabbricatore, capace di generare oggetti indistruttibili partendo da una misteriosa polvere gialla. Fin qui la costruzione del mondo, il personaggio e l'atmosfera cupa tipica di Sterling mi avevano conquistato, con quel retrogusto di guerra civile jugoslava (almeno per ciò che mi immagino io) che si respira sotto la superficie fantascientifica.

Il problema arriva nella seconda metà, molto più breve della prima, dove tutto sembra precipitare senza il respiro necessario. Le pressioni sui diritti di duplicazione e di immagine che spingono Borislav a parlare quasi di politica, a farlo entrare all'interno della guerra tecnologica ed economica che coinvolge il futuro stesso dei mercati europei, tutto questo viene buttato giù con una fretta che ho trovato eccessiva. Ho avuto la sensazione che l'autore avesse in mano più materiale e più idee di quante ne servissero per un racconto di queste dimensioni, e che negli ultimi capitoli abbia deciso di chiudere in fretta piuttosto che sviluppare con calma quello che aveva costruito, risultando così un po' sconclusionato.

Peccato, perché l'idea di base e la prosa, pungente anche nella traduzione italiana curata dalla moglie dello stesso Sterling (Jasmina Tesanovic) insieme a Salvatore Proietti, meritavano una chiusura più solida. Anche se non sono sicuro che i "nanotubi di carbone" sia esatto o un errore rispetto a "carbonio". Resta comunque una lettura che si consuma in fretta e che, nonostante lo squilibrio tra le due metà, lascia intravedere perché Sterling sia ancora oggi una voce di riferimento della fantascienza.

giovedì 9 luglio 2026

Connie Willis - L'Ultimo Dei Winnebago

 

Autore: Connie Willis 
Anno: 1988
Titolo originale: The Last Of The Winnebago 
Pagine: 115
Voto e recensione: 2/5
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Trama del libro e quarta di copertina:
Ambientato in un'America post-disastro regredita a forme di governo decisamente dittatoriali, questo romanzo parla prevalentemente di estinzioni. Nel futuro immaginato dall'autrice a causa di epidemie virali si stanno estinguendo molte razze di animali. Ed è proprio il racconto dell'uccisione dell'ultimo dei cani che dà lo spunto a Connie Willis per narrare una storia di una Terra in cui molte cose che abbiamo si stanno estinguendo, così come i "Winnebago" che oltre a esssere un modello di camper è anche il nome di una tribù pellerossa del Minnesota.

Commento personale e recensione:

Dopo "La voce dell'aldilà" (di cui avevo parlato qui) sono tornato su Connie Willis con "L'ultimo dei Winnebago", sempre nella collana Odissea Fantascienza di Delos, e stavolta devo dire che l'entusiasmo è stato minore.

L'idea di partenza è decisamente stravagante: un futuro prossimo in cui una serie di epidemie virali ha spazzato via i cani dalla faccia della Terra, in un'America regredita a qualcosa di quasi distopico, con l'acqua razionata e le libertà individuali sempre più compresse. Attorno a questa premessa la Willis costruisce tutta una carrellata di estinzioni, non solo quella canina, ma anche quella dei camper Winnebago, ridotti a pochi esemplari sopravvissuti sulle strade sempre più controllate dalle cisterne dell'acqua. Il titolo gioca peraltro su un doppio significato, visto che Winnebago è sia il nome del celebre modello di camper sia quello di una tribù nativa americana, altro elemento che rimanda al tema della scomparsa.

Il romanzo breve segue un fotografo incaricato di documentare uno degli ultimi esemplari di questi mezzi ludici rimasti in circolazione, ma che si ritrova coinvolto, quasi per caso, nella morte di uno sciacallo trovato investito, episodio che riapre in lui sensi di colpa legati proprio all'estinzione dei cani. Attorno a questo nucleo si muove la Protezione Animali con poteri quasi da stato di polizia, che indaga su ogni caso di animale morto come fosse un omicidio vero e proprio, e che finisce per intrecciarsi con il passato del protagonista.

Il problema, per come l'ho vissuto io, è che la storia fatica a decollare: per buona parte della lettura si resta un po' spaesati, senza capire bene dove l'autrice voglia andare a parare, e il collegamento tra il camper del titolo e il resto della vicenda arriva solo verso la fine. So che è una scelta narrativa voluta, tipica dello stile della Willis, che preferisce svelare gradualmente piuttosto che spiegare subito, ma qui l'ho sentita più come un ostacolo alla lettura che come un pregio.

Resta comunque un lavoro scritto con mestiere, capace di costruire un'atmosfera malinconica attorno a un tema che a prima vista sembrerebbe quasi bizzarro, e non stupisce che all'epoca abbia vinto sia il premio Hugo che il Nebula. Ma tra i due incontri con questa autrice, quello con "La voce dell'aldilà" mi aveva convinto decisamente di più.

domenica 5 luglio 2026

L'Ultima Missione: Project Hail Mary (2026)


 Regia: Phil Lord, Chris Miller
Anno: 2026
Titolo originale: Project Hail Mary
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (8.2)
Pagina di I Check Movies 
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Ero arrivato a vedere "L'ultima missione: Project Hail Mary" con le aspettative parecchio gonfiate, lo ammetto. Non ho letto il romanzo di Andy Weir da cui è tratto, ma le recensioni che avevo letto in giro erano quasi tutte entusiaste, con paragoni pesanti tirati in ballo (

Qui invece, nonostante un budget che si vede tutto sullo schermo, Ryan Gosling praticamente da solo per gran parte del film, ed effetti speciali di livello alto, mi sono annoiato in maniera sorprendente. Il film dura quasi due ore e mezza, e si sente tutto: ci sono passaggi che si dilungano senza reale necessità (tipo la scena del karaoke) , con la sensazione di guardare l'orologio molto prima della fine.

Quello che mi ha infastidito di più però è l'approccio tutt'altro che scientifico con cui vengono trattati i problemi che il protagonista deve affrontare. Penso alla facilità con cui si inventa soluzioni a catena per ogni ostacolo, o al modo in cui l'astrofago, il microrganismo alla base di tutta la minaccia solare, si comporta in maniera funzionale alla trama più che a una qualche logica biologica plausibile: si muove, si riproduce, reagisce agli stimoli in modo che sembra scritto apposta per risolvere la scena successiva, senza che nulla venga davvero giustificato. Lo stesso vale per certi salti logici nella costruzione dell'astronave o nel sistema di comunicazione con l'alieno, tutti risolti con un colpo di genio improvviso del protagonista che arriva sempre al momento giusto.

E poi c'è quel tono da commedia che ho trovato francamente irritante. Capisco la scelta di alleggerire un racconto di sopravvivenza spaziale con battute e ironia, la stessa cosa funzionava benissimo in The Martian, ma qui è calcata così tanto che ogni momento di tensione viene smontato da una gag o da una battuta, come se il film avesse paura di prendersi sul serio anche per pochi minuti di fila. Il risultato è che la storia, che pure avrebbe elementi di dramma e di scoperta interessanti, resta sempre in superficie, senza mai lasciarmi davvero coinvolto.

Alla fine mi sono ritrovato a chiedermi se le recensioni entusiastiche che avevo letto prima non abbiano semplicemente alzato troppo l'asticella. Resta un film tecnicamente ben fatto, con Gosling sempre convincente nel suo ruolo, ma per me lontanissimo dall'esperienza che mi aveva lasciato Sopravvissuto, ma io. 

Giampietro Stocco - Dalle Mie Ceneri



 Artista: Giampietro Stocco
Anno: 2008
Titolo originale: Dalle Mie Ceneri 
Pagine: 117
Voto e recensione: 2/5
Acquista su Amazon

Trama del libro e quarta di copertina:
Per le strade di Buenos Aires si aggira un reduce molto speciale di una guerra a sua volta molto particolare: l'Argentina non ha mai perso le isole Malvine. Rico è uno dei tanti volontari italiani che hanno aiutato il paese sudamericano a infliggere all'Inghilterra una sconfitta tanto sorprendente quanto umiliante, e a costruire il socialismo sotto la Croce del Sud e in gran parte del mondo. Di speciale, però, Rico ha anche altre doti, che qualcuno vuole mettere a frutto per invertire la tendenza politica. Un qualcuno potente e senza scrupoli, che non esiterà a scavare nelle debolezze di Rico e a mettere in campo una scoperta scientifica che aprirà nuove frontiere al genere umano. Ma di che umanità stiamo parlando?

Commento personale e recensione:

Ho finito "Dalle mie ceneri" di Giampietro Stocco in una sola giornata di spiaggia, cosa che dice già molto sulla scorrevolezza del libro. Di Stocco avevo già parlato qui sul blog quando lessi "La Corona Perduta" (trovate la recensione a questo link), e devo dire che l'ucronia è chiaramente il terreno dove questo autore si muove meglio e più volentieri.

Rispetto a "La Corona Perduta", qui la lettura scorre molto più veloce, e credo che il merito sia soprattutto dell'ambientazione, che definirei al limite del cyberpunk. Il libro è del 2008 ma i fatti si svolgono in un 2015 che, nonostante fosse all'epoca praticamente contemporaneo, viene reso quasi fantascientifico, con nanobot, intelligenze artificiali e proiezioni olografiche a farla da padrone. Stocco insomma non si limita a deviare la linea temporale sul piano sociale, politico e geografico (e qui secondo me esagera parecchio, con un Sudamerica che dopo la vittoria argentina alle Malvine si trasforma in una potenza socialista planetaria), ma ci aggiunge sopra anche una bella spinta tecnologica, come se il solo cambio di storia non fosse abbastanza.

Per un romanzo così breve, di carne al fuoco ce n'è fin troppa, almeno dal mio punto di vista. Tra la guerra delle Malvine vinta dagli argentini, il nuovo ordine mondiale socialista, i poteri speciali di Rico e le cospirazioni scientifiche che lo coinvolgono, ho avuto la sensazione che la trama fosse più che altro un pretesto per mostrare al lettore questo nuovo mondo, piuttosto che una storia che avesse davvero bisogno di tutti questi elementi per reggersi in piedi. Capisco la voglia di stupire e di costruire uno scenario ricco, ma in cento e passa pagine restano più suggestioni buttate lì che sviluppate a dovere.

Detto questo, resta una lettura godibile e via veloce, perfetta per chi come me la porta in spiaggia e vuole qualcosa che non richieda troppo sforzo ma nemmeno annoi. Stocco si conferma un narratore capace di tenere il ritmo, anche quando il mondo che racconta avrebbe meritato più spazio di quanto gliene abbia concesso.

sabato 4 luglio 2026

Robert Charles Wilson - Julian L'Eretico

 
Autore: Robert Charles Wilson 
Anno: 2005
Titolo originale: A Christmas Tale
Voto e recensione: 2/5
Pagine: 111
Acquista su Amazon

Trama del libro e quarta di copertina:
A seguito di un collasso tecnologico globale, nel 2176 gli Stati Uniti sono regrediti a un'epoca pre-industriale di limitate cognizioni scientifiche e di costumi puritani. Ogni ricordo del passato viene considerato una pericolosa eresia. Il tessuto sociale è composto da tre categorie di persone: gli aristoi, la classe intermedia dei mercanti e quella dei lavoratori a contratto. I Sessanta Stati dell'Unione sono governati dalla coalizione delle Chiese del Dominio, guidata dal presidente autocrate Deklan Comstock, che solo formalmente viene rieletto ogni quattro anni. In questo contesto si svolge la storia di Julian, nipote del presidente e figlio di un generale che, in disaccordo con il governo, viene giustiziato come traditore. Il presidente considera il ragazzo un rischio, vedendo in lui colui che potrebbe destituirlo. E le idee di Julian, impaziente di far avanzare verso il domani una società che ha paura del futuro, lo rendono ancora più pericoloso. 

Commento personale e recensione:
Ho chiuso "Julian l'eretico" di Robert Charles Wilson in un paio di sedute, il che la dice lunga sia sulla mole (siamo sulle 110 pagine, formato tascabile Delos, quello che ormai conosco bene da quando ho iniziato a portarmi questi volumetti in spiaggia) sia sulla scorrevolezza della scrittura. È il classico libro che si può affrontare tra un tuffo e l'altro senza perdere il filo, e per me questo è già un pregio non da poco.

L'ambientazione è quella di un futuro post apocalittico, un genere che non è mai stato tra i miei preferiti dentro la fantascienza, anche se a pensarci bene ci sono cresciuto in mezzo senza nemmeno accorgermene. Da ragazzo ho divorato i librogame de "I guerrieri della strada", ho visto e rivisto Ken il guerriero, e naturalmente tutta la saga di Mad Max è parte del mio bagaglio di immaginario condiviso. Quindi diciamo che il terreno mi era familiare, anche se non è quello che cerco per primo quando scelgo un libro.

Qui gli Stati Uniti, dopo un collasso tecnologico, sono regrediti a un'epoca pre industriale, con costumi puritani e un sospetto quasi religioso verso qualunque ricordo del passato scientifico, che viene bollato come eresia (da cui il titolo italiano ). Il potere è nelle mani delle Chiese del Dominio, e la storia segue Julian, nipote del presidente-dittatore in carica e figlio di un generale giustiziato come traditore. Le sue idee, curiose e in anticipo sui tempi rispetto a una società che ha paura del futuro, lo rendono un pericolo agli occhi dello zio.

Non conoscevo nulla di Wilson prima di questo libro, e proprio per questo, arrivato alla fine, mi è rimasto un dubbio: mi è sembrato che la storia fosse più che altro un'introduzione, il preludio a qualcosa di più ampio con lo stesso protagonista, come se il vero racconto dovesse ancora cominciare. Ho fatto una piccola verifica e in effetti è proprio così: questo testo nasce come novella breve (nel 2005 o 2006 e finalista al premio Hugo l'anno dopo), e Wilson l'ha poi ampliata in un romanzo vero e proprio, "Julian Comstock: A Story of 22nd-Century America", pubblicato nel 2009 e anch'esso candidato all'Hugo. Quindi il mio sospetto da lettore era fondato: quello che ho letto è la versione ridotta, quasi un assaggio, di una storia che altrove viene raccontata per intero.

Presa per quello che è, una novella e non un romanzo, "Julian l'eretico" fa il suo mestiere: costruisce con efficacia un mondo plausibile e inquietante nella sua regressione, senza bisogno di spiegoni, e lascia il protagonista sulla soglia della sua storia più grande. Non è il libro che mi ha fatto innamorare del post apocalittico, ma è stata una lettura piacevole, giusta per il ritmo delle vacanze, e mi ha lasciato la curiosità di capire, un giorno, se vale la pena rincorrere anche la versione estesa.

domenica 21 giugno 2026

James Patrick Kelly - L'Utopia Di Walden



Autore: James Patrick Kelly
Anno: 2005
Titolo originale: Burn
Voto e recensione: 2/5
Pagine: 163
Acquista su Amazon 
 
Trama del libro e quarta di copertina:
 In questo romanzo vincitore del Premio Nebula 2006 J.P. Kelly mescola una provocatoria e raffinata estrapolazione delle problematiche ambientali con azioni di lotta politica e sociale Trascedent State è una colonia di “veri umani” che hanno rifiutato il progresso tecnologico a favore di una esistenza di volontaria semplicità su un mondo ribattezzato Walden. Ma i pacifici abitanti di questa colonia sono minacciati dai pukpuk, superstiti di una precedente insediamento umano, che si oppongono al loro progetto di creare su Walden una nuova utopica società che è contraria alla preesistente Costituzione. La colonizzazione è il tema portante di questo eccitante e complesso romanzo che fornisce al lettore materia di riflessione su problemi di tipo ecologico e politico.
 
Commento personale e recensione:
 Prendi la colonizzazione spaziale, buttaci dentro un po' di ingegneria sociale, fazioni in contrasto e una spruzzata invisibile di ambientalismo. Sulla carta, "L'Utopia di Walden" di James Patrick Kelly avrebbe tutti gli ingredienti per essere un signor romanzo di fantascienza, ma all'atto pratico si rivela un’occasione sfruttata solo a metà. La parte davvero interessante del libro risiede nella sua componente tematica, perché l'autore riesce a tratteggiare in modo stimolante le dinamiche della colonizzazione di mondi lontani e, soprattutto, a delineare la profonda differenza, anche sociale, tra le varie popolazioni che coesistono o si scontrano in questo scenario. Questa costruzione dell'universo stimola le giuste riflessioni su come l'umanità tenda a replicare o esasperare le proprie barriere anche a anni luce da casa. Inoltre, il libro va giù che è un piacere: si legge bene e velocemente, con una scrittura fluida che procede senza intoppi e senza i classici mattoni descrittivi che bloccano il ritmo.
​Il problema vero sorge quando dalla cornice si passa all'azione, perché la trama è purtroppo noiosa e confusionaria. Se l'ambientazione incuriosisce, lo svolgimento dei fatti lascia piatti e costringe a rincorrere un filo logico che spesso si aggroviglia su se stesso senza una reale necessità; si va avanti più per l'inerzia di scoprire il destino di quel mondo che per un effettivo trasporto verso le vicende dei personaggi. E se vi aspettate un manifesto eco-futurista, siete decisamente fuori strada: c'è giusto una spruzzatina di ambientalismo, ma è così blanda e superficiale da sembrare un elemento di facciata messo lì tanto per timbrare il cartellino. In sintesi, è un romanzo che si divora in pochi giorni in spiaggia grazie a uno stile snello e a ottimi spunti socio-politici, ma che si perde in un bicchiere d'acqua con una storia confusa e una noia di fondo che spegne l'entusiasmo. 

venerdì 19 giugno 2026

Arthur C. Clarke - Incontro Con Rama



 Autore: Arthur C. Clarke
Anno: 1972
Titolo originale: Rendezvous With Rama
Pagine: 273
Voto e recensione: 5/5
Acquista su Amazon Ciclo Completo (cofanetto e digitale)

Trama del libro e quarta di copertina:11 settembre 2077: un grosso meteorite si abbatte sulla Pianura Padana, devastandola. Per evitare che disastri del genere possano ripetersi, viene approvato d'urgenza il progetto Guardia Spaziale, con il compito di catalogare e studiare l'orbita degli asteroidi nel sistema solare. Poi, nel 2130, i radar della Guardia Spaziale individuano un oggetto che sulle prime viene scambiato per un grosso asteroide, ma che è in realtà un UFO. Il comandante Norton riceve l'ordine di esaminare da vicino, con la sua astronave Endeavour, il silenzioso colosso, chiamato Rama, e se possibile sbarcarvi. È così che inizia una delle più fantastiche avventure della fantascienza.

Commento personale e recensione:

Ci sono classici della fantascienza che orbitano attorno alla tua lista di letture per anni. Ne senti parlare, ne leggi accenni ovunque, ma aspetti il momento giusto. Per me quel momento è arrivato grazie a una promozione sull'intero ciclo che mi ha fatto portare a casa il tomo completo. E sebbene le voci di corridoio dicano che i seguiti non valgano la candela (vedremo a tempo debito se confermare o smentire), il primo capitolo si è rivelato un'esperienza monumentale.

Incontro con Rama è il manifesto definitivo della fantascienza hard. Dimenticate le space opera fatte di guerre stellari e misticismo; qui la protagonista assoluta è la scienza, unita al brivido dell'ignoto. Quando un immenso cilindro perfetto penetra nel sistema solare, l'umanità invia  una nave con equipaggio umano, la Endeavour, a esplorarlo. Quello che trovano è un mondo artificiale immenso, silenzioso, geometricamente perfetto e apparentemente deserto. Ho provato a dare in pasto la descrizione a VIKI per creare l'immagine, ma non è particolarmente fedele a come dovrebbe essere. 

​Arthur C. Clarke non cerca la spettacolarizzazione fine a se stessa, ma la precisione. Le spiegazioni tecniche sono minuziose, rigorose, strutturate per dare un senso di realismo quasi ingegneristico. Durante la lettura è praticamente impossibile non fermarsi, chiudere gli occhi per un secondo e provare a visualizzare la vastità di Rama: il Mare Cilindrico, le città di strutture metalliche, la forza centrifuga che regola la gravità interna, la luce che si accende all'improvviso squarciando le tenebre di un mondo morto. Visivamente è un'opera che toglie il fiato e stimola l'immaginazione come pochissime altre.

​Ma il vero colpo di genio sta nella gestione del mistero. Rama non dialoga, non spiega, non si cura della presenza umana. È un gigantesco enigma cosmico che l'uomo può solo sfiorare.

​Il finale aperto è, a mio avviso, la chiusura perfetta. Ti lascia addosso una curiosità pazzesca e migliaia di domande senza risposta. Qualcuno potrebbe trovarlo frustrante, ma io trovo che sia esattamente come deve essere: davanti all'immensità dell'universo e a una civiltà infinitamente più avanzata della nostra, l'arroganza umana viene ridimensionata. Non tutto è fatto per essere capito da noi, e il senso di meraviglia sta proprio in questo vuoto.

​Senza dubbio, uno dei migliori romanzi di fantascienza che siano mai stati scritti. Un cult assoluto che non ha subito il peso degli anni.

​"I ramani fanno ogni cosa in tre esemplari." Con questa frase iconica Clarke chiude il libro, lanciando l'esca per i seguiti. Come dicevo, le recensioni generali sui capitoli successivi (scritti poi in collaborazione con Gentry Lee) sono tiepide, ma la curiosità è tanta. Intanto, questo primo capitolo brilla di luce propria.

domenica 14 giugno 2026

Kage Baker - Benvenuto Nell'Olimpo Signor Hearst!

 

Autore: Kage Baker
Anno: 2003
Titolo originale: Welcome To Olympus, Mr. Hearst 
Pagine: 128
Voto e recensione: 3/5
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Trama del libro e quarta di copertina:
William Randolph Hearst è un celebre magnate dei media e produttore di film di successo. Alle grandiose feste che organizza nella sua villa principesca non è raro incontrare grandi attori come Greta Garbo o Clark Gable, ma anche personaggi curiosi come scrittori e sedicenti medium. O magari persone all'apparenza più normali che nascondono il segreto più grande di tutti: come Joseph e Lewis, agenti della multinazionale del futuro nota come Dr. Zeus Inc. la compagnia del tempo. La missione di Joseph e Lewis sembra facile: proporre al padrone di casa uno scambio che nessuno potrebbe rifiutare. Ma Hearst è un osso duro, e anche se la posta in gioco va ben al di là del denaro e la controparte è qualcosa di più di un'azienda quotata a Wall Street, gli affari sono affari. E in quel campo il signor Hearst è sempre in grado di giocarsela e anche di riservare qualche sorpresa.

Commento personale e recensione:

Dopo aver esplorato le sabbie rosse e retro-futuristiche di Kage Baker con L'Imperatrice di Marte, sono tornato a frequentare le pubblicazioni della Delos Books dedicate all'autrice californiana con "Benvenuto nell'Olimpo, signor Hearst!" (Welcome to Olympus, Mr. Hearst, del 2003). Se la precedente lettura mi aveva lasciato piuttosto tiepido, questa novella agile e molto breve ha saputo agganciarmi decisamente di più; intendiamoci, la storia in sé non è niente di trascendentale o particolarmente originale, ma la narrazione ha quel ritmo e quell'atmosfera capaci di tenerti incollato alla pagina e si divora in un paio di pomeriggi al mare. La vicenda si muove tra il 1926 e il 1933, in piena Grande Depressione e nel bel mezzo del passaggio epocale dal cinema muto al sonoro, ruotando attorno a William Randolph Hearst, il leggendario e spietato magnate dei media che ispirò il Quarto Potere di Orson Welles. Hearst vive nel suo sfarzoso e bizzarro castello di San Simeon, ribattezzato "l'Olimpo", ed essendo ormai anziano è ossessionato dal declino fisico, cercando in ogni modo un espediente per ingannare la morte. Ed è qui che entra in gioco la fantascienza: alla sua corte si muovono Joseph e Lewis, due facilitatori della Compagnia del Tempo, un'organizzazione del XXIV secolo che ha scoperto il viaggio temporale e crea cyborg immortali per viaggiare nelle varie epoche, con lo scopo di saccheggiare opere d'arte o reperti prima che vadano perduti nella storia. Joseph deve stringere un patto con Hearst, ma tra finti medium, imprevisti dell'ultimo minuto e cammei di attori dell'epoca d'oro di Hollywood come Greta Garbo e Clark Gable, la missione prenderà una piega inaspettata anche per un immortale. Una delle curiosità più interessanti di questo volume riguarda proprio la sua collocazione editoriale, poiché pur muovendosi nello stesso identico universo narrativo del celebre (ma a me totalmente sconosciuto) Ciclo della Compagnia del Tempo, si tratta a tutti gli effetti di una storia separata e del tutto autonoma, un "dietro le quinte" autoconclusivo che non richiede affatto di aver letto i romanzi principali della saga per essere goduto appieno. La Baker usa la cornice fantascientifica quasi come un pretesto per fare quello che le riesce meglio in questo formato, ovvero ironizzare sulla malleabilità della verità e della stampa e mettere in scena il contrasto tra l'immutabilità dei cyborg e la decadenza dell'essere umano. Analizzando la trama a mente fredda ci si rende conto che è davvero un filo sottile che si dipana senza grandi picchi o colpi di genio fantascientifici, eppure la scrittura scorre che è un piacere; l'ambientazione nella Hollywood anni '30 è resa con una vivacità e un'ironia sottile che mi hanno preso molto più rispetto alle atmosfere marziane dell'altra opera, rendendola una lettura fantascientifica leggera, densa di atmosfera d'altri tempi e con un pizzico di ottima satira storica.


domenica 24 maggio 2026

Clelia Farris - Nessun Uomo E' Mio Fratello

 
Autore: Clelia Farris
Anno: 2008
Titolo originale:  Nessun Uomo E' Mio Fratello
Pagine: 223
Voto: 3/5
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Trama del libro e quarta di copertina:
 In un'Indonesia futuristica dove il progresso sembra essere rimasto lontano, un piccolo risicoltore di nome Enki Tath Minh deve affrontare gli squilibri che regolano una società composta da Carnefici e Vittime. Tutti, all'età di dodici anni, vengono a sapere se appartengono all'una o all'altra categoria attraverso un segno che si manifesta sul corpo. Segno che, da quel momento, tengono gelosamente nascosto per non svelare il loro segreto. Infatti, ogni Carnefice ha una Vittima a lui predestinata: in caso di omicidio non può essere perseguito dalla legge. Enki è una Vittima. Suo malgrado, pur timoroso dei fantasmi di un passato di sangue e dolore, si troverà a lottare per cambiare una società che altrimenti non può sperare in un futuro migliore.
 
Commento personale e recensione:
Spesso l’approccio con un romanzo di fantascienza speculativa richiede una sorta di periodo di acclimatamento, e Nessun uomo è mio fratello di Clelia Farris incarna perfettamente questa dinamica. L’inizio può risultare faticoso, complice anche la scelta della narrazione in prima persona che restringe inevitabilmente il campo visivo del lettore, costringendolo a guardare un mondo alieno e spiazzante solo attraverso gli occhi del protagonista. Eppure, superato lo scoglio iniziale, le pagine iniziano a scorrere con un ritmo diverso e il romanzo svela gradualmente il suo valore, catturando l'attenzione quasi senza farsi notare.

​Al centro del libro c'è un tema classico e universale, quello del legame distorto tra vittime e carnefici, una base che di per sé potrebbe non sembrare rivoluzionaria. Tuttavia, Farris ha il grande merito di declinare questo spunto attraverso un'ambientazione e un protagonista decisamente inusuali. Non siamo davanti alla solita space opera o ai paesaggi post-apocalittici standard; l'autrice sarda costruisce un contesto sporco, bizzarro e profondamente originale, dove le dinamiche di potere si riflettono nell'architettura stessa e nelle abitudini dei personaggi. In questo scenario si muove una figura centrale lontana da ogni stereotipo, le cui scelte e la cui psicologia deviano costantemente dai binari della fantascienza più commerciale.

​A guardare bene, si ha quasi l'impressione che la trama e gli eventi in sé siano quasi un pretesto, una scusa narrativa che l'autrice utilizza per esplorare e descrivere un contesto sociale e antropologico affascinante. La storia non cerca a tutti i costi l'azione avvincente, la svolta epica o l'evoluzione eroica del protagonista; preferisce invece concentrarsi sulle sfumature, sulle atmosfere e sulla coerenza interna di un mondo claustrofobico e disturbante. È proprio questa scelta a rendere il romanzo un'esperienza di lettura matura. Pur non partendo con il piede giusto, alla fine lascia addosso una sensazione di profonda soddisfazione, confermando la capacità dell'autrice di creare una fantascienza italiana dal respiro internazionale e dall'identità fortissima.

giovedì 21 maggio 2026

The Boys [Stagione 5]


 
Anno: 2026
Titolo originale: The Boys 
Numero episodi: 8
Stagione: 5
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Con la conclusione della quinta stagione di The Boys (stagione 1, 2, 3 e 4), cala definitivamente il sipario su una delle produzioni più iconiche, dissacranti e di successo di Amazon Prime Video. Sapere in anticipo che questo capitolo sarebbe stato l'ultimo aveva acceso nei fan, e in chi vi scrive, un’aspettativa altissima, la promessa di una resa dei conti finale epica, studiata nei minimi dettagli per far esplodere tutte le tensioni accumulate negli anni. Purtroppo, la realtà dello schermo si è rivelata profondamente diversa, trasformando quello che doveva essere il coronamento di un viaggio straordinario nella stagione più deludente in senso assoluto, un passo falso così evidente da riuscire persino nell'impresa di ridimensionare il valore emotivo e l'importanza dei capitoli precedenti.

​Guardando indietro, i limiti della sceneggiatura, che prima venivano camuffati dal ritmo e dal carisma dei personaggi, sono emersi in tutta la loro spietata chiarezza. Ci si rende conto, con un pizzico di amaro in bocca, che lo show è rimasto intrappolato per anni in un loop narrativo tanto ridondante quanto frustrante, con il gruppo di Butcher costantemente impegnato a tessere piani per abbattere un Patriota apparentemente intoccabile, fallendo puntualmente a ogni tentativo. Se questo schema ripetitivo poteva essere accettato e persino apprezzato nelle prime quattro stagioni, sorretto com'era da una reale e profonda evoluzione psicologica dei protagonisti, nell'atto finale questa giustificazione viene del tutto a mancare. La quinta stagione soffre di una scrittura pigra, costellata da buchi di trama enormi e da una costante, fastidiosa sensazione di "filler", di riempitivo purissimo creato solo per allungare il brodo e raggiungere il minutaggio stabilito, quando l'unica cosa che sarebbe servita era un'accelerazione brutale verso l'epilogo.

​A peggiorare le cose si aggiunge una gestione dei tempi e dei legami con l'universo espanso che lascia molto a desiderare. Chi ha amato e seguito con interesse lo spin-off Gen V (stagione 1 e stagione 2) si è ritrovato di fronte a una gestione frettolosa dei suoi elementi, liquidati troppo rapidamente per fare spazio a un'operazione commerciale fin troppo trasparente. La sensazione diffusa, condivisa anche da gran parte delle recensioni lette in questi giorni, è che l'attenzione degli sceneggiatori fosse tragicamente divisa tra la necessità di chiudere la storia principale e l'obbligo aziendale di inserire personaggi ed elementi utili solo a sponsorizzare e lanciare i futuri spin-off del franchise. Questa commercializzazione forzata ha sottratto spazio vitale al cuore drammatico della serie, disperdendo l'energia proprio quando la tensione avrebbe dovuto essere al culmine.

​Il paradosso più grande si consuma proprio nel tanto atteso scontro finale con Patriota. Quel momento rappresenta indubbiamente il punto più alto e memorabile dell'intera stagione, regalandoci l'immagine potentissima di un superuomo privato del suo potere divino, trasformato improvvisamente in un essere umano umile, vulnerabile e divorato dalla paura. Una scelta narrativa straordinaria, che mette a nudo l'essenza stessa della nemesi di Butcher e che avrebbe meritato di essere sviscerata, sofferta e dilatata. Invece, tutto si consuma in un lampo, una risoluzione velocissima che lascia quasi storditi per la sua rapidità e che non rende giustizia ad anni di attesa. Viene quasi da chiedersi se il tempo perso in sotto-trame inutili non potesse essere investito proprio qui, regalando una degna celebrazione a una delle figure più complesse della televisione recente. Il bilancio finale è quindi segnato dal rimpianto. Resta la gratitudine per il divertimento, la satira feroce e la straordinaria compagnia che questa serie ci ha garantito per anni, ma è impossibile non guardare a quest'ultima stagione come a un epilogo indegno, un finale sbrigativo che ha spento con troppa fretta un fuoco che avrebbe dovuto bruciare tutto.

Spoilerino:
A me sarebbe piaciuto che, esattamente ricalcando e prendendo spunto dall'iconica scena iniziale, quando Hughie tiene le mani di Starlight, lei venga travolta (magari non uccisa, ma menomata) da un altro super fuori controllo. 
Senza che questa cosa segnasse una nuova futura stagione, ma fosse comunque realistica con il fatto che il problema non era solo Patriota... 

domenica 10 maggio 2026

Fallout [Stagione 2]

 
Anno: 2025 - 2026
Titolo originale: Fallout
Numero episodi: 8
Stagione: 2
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Dopo l'esperienza positiva con la prima stagione, mi son lasciato catturare anche dal seguito. Resta in me l'ignoranza sul format videoludico, ma almeno adesso no son partito da zero. Ci ho messo un po' di più ad ingranare, ma la seconda metà della stagione è stata intrigante e con numerosi colpi di scena. Si delinea il mondo del futuro, si risponde ad alcuni interrogativi e se ne creano altri. I personaggi risultano ancora una volta ben delineati, ci sono alcune forzature, ma non troppo evidenti, ed altri personaggi hanno una struttura di minore impatto (anche meno interessanti se vogliamo), però la linea narrativa è sempre piacevole. Mi aspetto che (purtroppo però) ci saranno altre stagioni, ma mi auguro anche che non sia uno di quei prodotti che tendono all'infinito. 

venerdì 1 maggio 2026

Andrea Viscusi - Dimenticami Trovami Sognami

 
Autore: Andrea Viscusi
Anno: 2015
Titolo originale:  Dimenticami Trovami Sognami
Voto e recensione: 3/5
Pagine: 326
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 Trama del libro e quarta di copertina:
 Selezionato per un progetto speciale dell’ESA, Dorian capisce presto che la sua non sarà una missione ordinaria. Al suo ritorno, dodici anni dopo, deve affrontare il mondo che si è lasciato alle spalle e i lati oscuri del Progetto a cui ha preso parte. Ma c’è qualcos’altro, qualcosa che si annida dentro di lui e prende possesso dei suoi sogni, una forza sconosciuta che Dorian dovrà imparare a conoscere e controllare, prima di esserne sopraffatto. La missione di Dorian è l’ultimo tassello di una vicenda iniziata molto tempo prima. Una storia che coinvolge personaggi enigmatici con strane teorie e che affonda le proprie radici nell’origine stessa dell’Universo. Esiste un meccanismo anomalo, un bug cosmico, che permette di riscrivere la realtà e che una volta appreso conferisce un potere immenso. Ma è davvero possibile sfruttarlo per i propri scopi? O questo processo, una volta innescato, sfugge prepotentemente a ogni tentativo di controllo? I protagonisti di "Dimenticami Trovami Sognami" affrontano un mistero che rischia di travolgere la loro stessa esistenza: Dorian, costretto a confrontarsi con forze più grandi di lui; il dottor Novembre, a cui si rivolgono in cerca d’aiuto persone tormentate da visioni incomprensibili; Simona, che ha aspettato Dorian per dodici anni e dovrà rimettere insieme i pezzi di una storia che forse, in questo Universo, non è mai avvenuta. Con un racconto inedito dell'autore. Introduzione di Elvezio Sciallis
 
 Commento personale e recensione:
Anche questo libro lo ho "trovato" in qualche gruppo come consigliato, relativamente ad una richiesta di autori contemporanei simili a Dick, Vabbeh, ovviamente son differenti, ma in effetti una parte del tema trattato può alzare le antenne per qualche richiamo. A me ad esempio ha richiamato un po' anche Shutter Island (ho letto anche il libro) e Donnie Darko. Tutto questo però non significa che non sia originale, ma quanto Viscusi sia stato bravo nel riuscire a cogliere lementi interessanti un po' qua ed un po' là. Ovviamente inserendoli in un contesto particolarmente intrigante. Caso vuole inoltre, che abbia iniziato a leggere il romanzo proprio mentre ero a Lucca sulle mura e sì, i protagonisti sono italiani e quando si muovono lo fanno proprio a Lucca. Un caso simpatico e che fa riflettere soprattutto una volta terminata la lettura. Torniamo al libro in sè: la prima parte è senza dubbio quella più vivace, mentre quella centrale (senza un senno di poi) invece per me era lenta e faticosa. Con la terza parte (sognami), che ha fatto a chiusura e collante mi sono ricreduto ed ho apprezzato il tutto. Una buona visione d'insieme. 
 

lunedì 27 aprile 2026

Invincible [Stagione 4]

 
Anno: 2026
Titolo originale: Invincible
Numero episodi: 8 
Stagione:  4
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Erroneamente pensavo fosse la stagione conclusiva, ma sappiate tutti che così non è. Non so neanche quando ci sarà, ma potrebbe sembrare che quando uscirà la quinta ci siano tutte le carte in regola. E me lo auguro perchè odio i polpettoni infiniti. Comunque anche in questo caso trovo davvero piacevole e ben fatta la serie, anche se ci sono alcune scene più basse rispetto ad altre. Da una parte servono per dare spessore ai personaggi, alle loro storie ed ai loro intrecci, ma dall'altra rallentano un po' troppo. Come ad esempio nell'ultimo episodio, in cui mi aspettavo una sorta di scontro finale, ma si è tirato per le lunghe. Ormai sono molto legato ai personaggi principali e non vedo l'ora di assaporare tutte le loro gesta, anche se dal punto di vista psicologico è molto più realista di quanto si pensi e sicuramente non ci sarà niente di scontato o di aggiustato. 

martedì 24 marzo 2026

Mercy - Sotto Accusa (2026)

 
Regia: Timur Bekmambetov
Anno: 2026
Titolo originale: Mercy
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (6.3)
Pagina di I Check Movies
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L'idea di fondo di Mercy  è una di quelle che oggi fanno paura proprio perché non sembrano fantascienza: un tribunale gestito da un'intelligenza artificiale che decide, in novanta minuti e senza appello, se un imputato è colpevole. Giudice, giuria e boia in un'unica entità digitale. In una Los Angeles del 2029 soffocata dalla criminalità, il sistema si chiama Mercy Capital Court, e se non riesci ad abbassare la tua probabilità statistica di colpevolezza entro il limite prestabilito, la sentenza è immediata: esecuzione. Premessa potente, attuale, disturbante.

Il protagonista è il detective Chris Raven ( Chris Pratt ) che si ritrova dall'altra parte della sedia: accusato dell'omicidio della moglie, novanta minuti per dimostrare la propria innocenza davanti al giudice Maddox, l'IA con il volto glaciale di Rebecca Ferguson. E il paradosso è che Raven è stato tra i sostenitori del sistema stesso. C'è materiale interessante, in tutto questo, per un film che abbia qualcosa da dire sul rapporto tra algoritmi, giustizia e responsabilità umana. Anche cosiderando che giusto questo weekend abbiamo votato per una riforma costituzionale della Giustizia. Peccato che il regista Timur Bekmambetov scelga quasi subito di buttare via l'ambizione e correre verso il thriller d'azione frenetico, ipermontato, affollato di finestre digitali, bodycam e pop-up che si sovrappongono sullo schermo in un flusso incessante che alla lunga stordisce più che coinvolge.

Rebecca Ferguson è la cosa migliore del film, calibrata, artificiale, magnetica, capace di costruire qualcosa di inquietante solo con micro-variazioni di tono. Ma il copione non sa cosa farne, e la addomestica progressivamente fino a trasformarla da minaccia in possibile alleata. È lì che il film tradisce la sua premessa: riesce a mettere in scena la pena di morte automatizzata e poi arriva a una morale del tipo "anche le macchine imparano". Per un film che parte da un'idea così radicale, è una conclusione disarmante.

Il confronto con Minority Report è inevitabile e impietoso. Non è un brutto film nel senso che non annoia, ma è un film che spreca sistematicamente quello che avrebbe potuto essere. L'idea valeva molto di più di quello che è uscito.

lunedì 26 gennaio 2026

The Expanse [Stagione 6]

 
Anno: 2021 - 2022
Titolo originale: The Expanse
Numero episodi:6
Stagione: 6
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 E così, alla fine, mi sono deciso. Ho premuto play sulla sesta (e ultima?) stagione di The Expanse dopo averla evitata con una certa ostinazione, di quelle irrazionali ma comprensibili. Non per mancanza di tempo, né di interesse. Semplicemente perché finire qualcosa che ami davvero è un piccolo lutto, e io non avevo nessuna voglia di elaborarlo. La quinta stagione, tanto per dire, l’avevo conclusa cinque anni fa. Cinque. Una serie in criogenia emotiva.
The Expanse però è una di quelle opere che non puoi lasciare sospese all’infinito. Ti guarda da lontano, paziente, come una nave in orbita che prima o poi tornerà a chiamarti. Sei episodi, zero tempo perso. E sì, la sesta stagione è breve: sei episodi secchi, senza riempitivi, senza divagazioni inutili. Una scelta che inizialmente può spaventare, ma che si rivela azzeccata. Qui non si allunga il brodo: ogni scena ha un peso, ogni dialogo è funzionale, ogni personaggio viene accompagnato – con rispetto – verso la sua destinazione finale.
La minaccia di Marco Inaros e della Marina Libera viene chiusa in modo coerente, senza colpi di teatro gratuiti. È una stagione più intima, più concentrata sulle conseguenze che sulle esplosioni, e forse proprio per questo funziona così bene. The Expanse non è mai stata fantascienza “muscolare”: è politica, sociologia, conflitto di classe travestito da space opera. Una fantascienza adulta (davvero).
Ed è qui che la serie si conferma, ancora una volta, come una delle migliori produzioni fantascientifiche degli ultimi decenni. Niente bene contro male, niente eroi immacolati. La Terra, Marte e la Cintura restano entità fragili, contraddittorie, incapaci di imparare davvero dai propri errori. Esattamente come noi.
La fisica continua a essere trattata con un rispetto quasi maniacale, le dinamiche di potere sono credibili, le scelte morali raramente rassicuranti. E in mezzo a tutto questo c’è l’equipaggio della Rocinante, che non ha mai smesso di sembrare una famiglia imperfetta ma autentica.
Holden, Naomi, Amos e Bobbie (più presenza che ricordo) arrivano alla fine del loro arco narrativo senza essere traditi dalla scrittura. Amos, in particolare, resta uno dei personaggi più riusciti mai visti in una serie sci-fi: disturbante, leale, profondamente umano nel suo essere “rotto”.
Ma è finita finita?…
Sì, perché tecnicamente questa è l’ultima stagione. Ma chi conosce i romanzi di James S.A. Corey sa bene che la storia non finisce qui. Non li ho letto, ma se ne parla spesso nei forum di genere. Amazon ha deciso di chiudere la serie lasciando aperta la porta a un possibile futuro: film, miniserie, revival? Tutto è possibile.
E, sorprendentemente, funziona. Non come frustrazione, ma come promessa. The Expanse si chiude senza tradire se stessa, lasciandoti con quella sensazione rara: non di incompiuto, ma di universo che continua a esistere anche senza di te spettatore.
Ho fatto bene ad aspettare? Forse sì. Forse no. Di certo, ho fatto bene a tornare.
La sesta stagione non è solo un finale dignitoso: è un atto di coerenza, una chiusura sobria, matura, che rispetta il pubblico e l’intelligenza di chi ha seguito la serie fin dall’inizio. In un panorama televisivo pieno di finali sbagliati, affrettati o semplicemente disastrosi, The Expanse esce di scena a testa alta.
E se davvero fosse un addio definitivo, allora va bene così.
Ma se un giorno dovessimo rivedere la Rocinante accendere i motori… beh, sappiamo già che saremmo pronti.