Autore: Connie Willis
Anno: 2005
Titolo originale: Inside Job
Pagine: 114
Voto e recensione: 3/5
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Trama del libro e quarta di copertina:
Rob è uno scettico, ed è l'editore di una rivista dedicata a smascherare i ciarlatani che lavorano nel mondo dell'occultismo. Una sera viene invitato alla performance di una medium, una certa Ariaura, la quale inaspettatamente inizia a insultare il pubblico, manifestando una voce e una personalità completamente diverse dalle proprie. Rob, pur disincantato per cose del genere a cui si è trovato di fronte innumerevoli volte, non riesce a convincersi che non si tratti di un episodio realmente soprannaturale. Tornato in redazione viene però aggredito dalla medium che l'accusa di averla ipnotizzata per rovinarle la reputazione. Tutto questo avrebbe una logica, senonché a un certo punto la medium cambia nuovamente voce tornando a utilizzare un tono maschile e a citare fatti e nomi che permettono al giornalista di capire che si tratta di Henry Luis Mencken, storico e giornalista vissuto nella prima metà del '900. E la buona fede di colui che non aveva mai creduto alle possessioni comincia a vacillare.
Commento personale e recensione:
Se cercate qualcosa che vi prenda fin dalla prima pagina e non vi molli più, La Voce dell'Aldilà di Connie Willis fa proprio al caso vostro. È un thriller sul paranormale, ma del tipo sano, quello che non vi vende l'aldilà come dato di fatto, anzi, vi mette continuamente in dubbio su quello che state leggendo. La storia gira intorno al desiderio (umano, universale, un po' disperato) di cercare risposte oltre la morte, ma lo fa con una lucidità che smonta pezzo per pezzo le illusioni dei medium e di chi ci crede.
La Willis scrive in modo incredibilmente fluido: le pagine girano da sole, senza che ve ne accorgiate. Il romanzo è breve, roba da un pomeriggio in spiaggia , forse due se siete del tipo che fa anche il bagno e passeggiate, ma non si sente mai il vuoto. Ogni scena regge, ogni domanda che si apre ne trascina un'altra, e il ritmo non cala mai davvero.
L'unica cosa che mi ha lasciato un po' così è il finale: non che sia brutto, ma se avete già frequentato il genere, potreste arrivarci già con le mani avanti. Niente di grave, però, non basta a rovinare quello che resta comunque un romanzo solido, intelligente e che fa pensare. Uno di quelli che, finito, vi fanno stare un attimo in silenzio prima di aprire il prossimo.

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